Sono già 150 milioni i siti .Asia

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A meno di un mese dal lancio dei domini .Asia secondo la società EuroDNS sono stati registrati oltre 150 milioni di siti internet.

E a chi pensa che la maggior parte dei siti sono stati registrati in Cina, si sbaglia di grosso: stando alle prime informazioni disponibili, solo 10 milioni dei 150 sono società o singoli cinesi. Per tutta la prima fase della registrazione, tendono a sottolineare le diverse società che si stanno occupando del lancio, non ci sono stati problemi di alcun tipo né grosse contese per accaparrarsi i domini.

“Abbiamo ancora milioni di indirizzi appetibili – ha spiegato Edmon Chung, Ceo di DotAsia – e aspettiamo solo che questi vengano registrati”.

Per spingere ancora di più il nuovo dominio è stato anche organizzato un concorso: scopo del gioco è indovinare a quanto saranno venduti i domini più “famosi” (come hot.asia, per esempio).

“Attraverso questo nuovo dominio – spiegano dalla DotAsia Organisation, società no-profit di Hong Kong – puntiamo ad abbracciare il dinamismo dell’Asia affinché il nostro continente diventi un nucleo, un’intersezione e un terreno florido per l’attività internet e lo sviluppo del mondo”.

Partono ufficialmente i domini .asia

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Il rush-finale per l’acquisto dei domini .asia è ufficialmente iniziato. DotAsia, la società che ne gestisce le registrazioni, ha infatti annunciato che i primi domini verranno resi attivi già dall’inizio di marzo ed è pronta a sostenere le migliaia di richieste che, secondo le previsioni, inizieranno ad arrivare in questi giorni.

È più o meno dal 2000 che l’associazione DotAsia si batte per avere un suffisso che rappresenti in modo intuitivo e immediato, appunto, la regione asiatica. Inizialmente, dall’ottobre dell’anno scorso, c’è stato un periodo in cui privati e aziende potevano prenotare il proprio dominio, mentre ora il processo è disponibile per tutti.

A differenza di altri suffissi, però, in questo caso ci sono delle regole ben precise: le aziende che vorranno acquistare un dominio .asia dovranno per forza essere essere registrate nella regione dell’Asia e del Pacifico, e in caso di omonimia il dominio sarà venduto a chi offre di più. Secondo Leona Chen, portavoce della DotAsia, si tratta di una vera e propria rivoluzione che porterà il dominio .asia, entro breve, a diventare famoso proprio come il .com in occidente.

Ma sono già molti coloro che puntano il dito contro l’ennesimo suffisso, considerato inutile e dispersivo. Inoltre, secondo la NetNames, società specializzata nella registrazione di domini, non è poi così vero che c’è tutta questa grande attesa per i .asia: “Al momento – spiega il chief operating officer Jonathan Robinson – sono stati prenotati solo 30.780 domini, a fronte degli oltre 380.000 del lancio dei suffissi .eu”.

Il suffisso .asia raccoglierà i siti di circa 70 paesi, dal Medio Oriente all’Australia e potenzialmente potrebbe diventare il secondo suffisso, dopo i .com: basti pensare che il 60 per cento della popolazione mondiale vive nella regione dell’Asia e del Pacifico, e in quella zona al momento ci sono oltre 400 milioni di utenti internet. E gli altri continenti? Niente paura: arriveranno presto anche suffissi per l’Africa e l’America Latina.

Rottura di un cavo sottomarino, internet ancora “in ginocchio” in India e Medio-Oriente

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Ci vorrà almeno una settimana, forse anche di più, per il ripristino totale dei servizi internet in Medio Oriente e in India, che come probabilmente saprete si sono interrotti da mercoledì a causa della rottura di due cavi sottomarini in fibra ottica. Secondo quanto riporterebbero alcune agenzie di stampa, la rottura ha bloccato il 70 per cento della rete egiziana e il 60 per cento di quella indiana, andando a colpire anche (in ogni caso in misura minore) Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Oman, Qatar, Bangladesh e Sri Lanka.

Le principali compagnie di telecomunicazioni hanno annunciato che in questi giorni si stanno verificando anche disagi per le chiamate internazionali. La rottura del cavo si è verificata nel tratto di mare che va tra Alessandria d’Egitto e Palermo, a circa 10 chilometri al largo della città africana. Ancora non è chiara la causa dell’incidente: c’è chi parla di una nave che avrebbe ancorato per errore i grandi cavi fluttuanti, spezzandoli, e chi, invece, dà la colpa alle terribili condizioni atmosferiche e del mare. Ma perché il danno è così grave?

La spiegazione è semplice: in India è presente oltre il 40 per cento del mercato mondiale dell’informatica in outsorcing (cioè le aziende europee o americane che aprono sedi in India per risparmiare soldi e, soprattutto, per assumere la popolazione locale che ha dimostrato una grande propensione verso questo tipo di attività). Secondo il ministero delle Telecomunicazioni del Cairo saranno necessari alcuni giorni per ritornare al completo funzionamento della rete, mentre secondo l’agenzia ufficiale del Kuwait ci vorranno tra i 12 e i 15 giorni per riparare completamente i danni.

E ora, che succederà? Di certo il mondo e le comunicazioni non si bloccano: la rete internet è fatta apposta per assorbire in breve tempo danni del genere, e proprio la presenza di centinaia di possibilità diverse di spostare pacchetti da un punto all’altro farà sì che gli utenti subiranno solamente dei rallentamenti. Gli operatori di telefonia, inoltre, hanno spiegato che stanno provando diverse strade (reti poco utilizzate, satelliti, etc) per ripristinare al meglio la situazione. Ovviamente vi terremo informati su eventuali sviluppi della situazione.