Diario di viaggio in Ucraina: giorno 6

Giovedì 7 febbraio 2008 (Io e il traduttore-accompagnatore Oleksiy su un lago ghiacciato) Siamo arrivati ahimé all’ultimo giorno. Dico ahimé perché questi giorni mi sono divertito un mondo, mi sono rilassato (anche se ho lavorato tantissimo, in continuazione direi) e ho staccato dalla vita romana e dalla routine. Ma lo sapete che il municipio di[…]

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 5

Mercoledì 6 febbraio 2008 (Tre milionari – di dollari – appartenenti all’Embassy of God) A volte i milionari sono proprio strani. Non lo dico per invidia, ma proprio perché ho passato tre ore con quattro milionari (di dollari – hanno tenuto a precisare – non di Grivna – Grivna è la moneta locale), ed è[…]

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 4

Martedì 5 febbraio 2008 (L’archimandrita Yevstraty Zorya, portavoce della Chiesa ortodossa – patriarcato di Kiev) Probabilmente inizi a capire l’importanza del tuo lavoro e la vastità del reportage che stai svolgendo solamente quando ti accorgi di avere ore e ore di interviste da sbobinare. È successo oggi, giornata a dire la verità un po’ fiacca[…]

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 3

Lunedì 4 febbraio 2008 (La squadra di Babel Reporter: da sinistra, il mio fotografo Jan, me stesso, la traduttrice del gruppo francese Natalia, la giornalista francese Prune e il fotografo francese Cyril) È davvero impressionante vedere una città relativamente povera e con tanti problemi avere un sistema di metropolitane così avanzato. Le gallerie sono costruite[…]

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 2

Domenica 3 febbraio 2008 (La benedizione del pastore Sunday Adelaya) “Unite le mani, alzatele in cielo e urlate una preghiera al Nostro Signore!”. La giornata si può riassumere più o meno così. Otto ore, forse di più, all’interno di un enorme centro sportivo per assistere alla cerimonia del Pastore Sunday e della sua “Embassy Of[…]

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 1

Sabato 2 febbraio 2008 (Io e il fotografo tedesco Jan Zappner su un lago ghiacciato a Kiev) Un’ora di fila all’aeroporto di Kiev, appena scesi dall’aereo, per il controllo del passaporto e per il rilascio della cosiddetta immigration card. È così che Kiev, la capitale dell’Ucraina, accoglie me e il fotografo tedesco, Jan Zappner. In[…]