Banda larga: in Italia ce l’ha una famiglia su tre

L’Adsl? Ce l’ha una famiglia su tre. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio sulla Banda Larga, secondo cui 8,7 milioni di famiglie (il 37 per cento del totale) usufruiscono della connessione veloce.

Gli italiani, dunque, si confermano tecnologici, ma di certo in ritardo rispetto alla media europea. Per quanto riguarda le tariffe, inoltre, boom per gli abbonamenti flat, che rappresentano circa l’80 per cento del totale. Tra i servizi più utilizzati figurano l’e-mail e l’instant messaging, seguiti dai servizi di informazione come news, enciclopedie online e acquisti di beni o servizi.

A tal proposito, sono aumentati anche l’utilizzo dell’internet banking (+47 per cento) e delle aste online (+54 per cento). Incremento notevole anche per la Tv via internet (IpTv), che, grazie anche alle offerte di numerosi operatori telefonici, ha raggiunto quota 650mila utenti.

“L’Italia – questo si legge nelle conclusioni dello studio – sta via via risolvendo i problemi legati al digital divide, ma nel panorama internazionale il Paese appare in ritardo rispetto ad altri membri dell’Unione Europea”.

Se gli utenti dialup non vogliono la banda larga. E tu come stai messo?

→ D@di per Geekissimo.com

Molti utenti non ancora raggiunti dalla banda larga, almeno negli Stati Uniti, dove è stata condotta un’interessante ricerca, ammettono di non essere interessati all’Adsl e di essere contenti di utilizzare il caro vecchio modem 56k. Incredibile ma vero: basti pensare a quanti di noi (me per primo) abbiamo dovuto tribolare anni e anni nell’attesa dell’arrivo della linea Dsl nel nostro palazzo.

Ebbene: secondo l’indagine del Pew Internet and American Life Project, solo il 14 per cento degli utenti dial-up si è definito “disperato” per non essere ancora stati raggiunti dalla banda larga. Il 35 per cento degli intervistati, invece, spiega di non essere interessato all’Adsl perché i prezzi dei collegamenti sono troppo alti e perché per sfruttarne al meglio le potenzialità dovrebbero acquistare del nuovo hardware, mentre il 19 per cento proprio non si dice interessato all’argomento, tanto che “nessun fattore potrebbe essere convincente”. Per la serie: se le cose stanno così, cosa spinge le varie compagnie telefoniche a far arrivare la linea veloce nelle aree rurali e più remote delle nostre nazioni?

Tra l’altro, la sfida che in questi ultimi anni si sta combattendo, cioè portare l’Adsl nelle campagne e sulle montagne, dovrebbe poter migliorare di molto la vita delle persone che abitano in luoghi remoti: permetterebbe di fare acquisti a distanza, di studiare e di informarsi senza uscire di casa, di sfruttare al meglio le potenzialità del telelavoro e della telemedicina. A mio avviso, probabilmente però c’è da aggiungere che queste persone neanche sanno quali sono le potenzialità dell’Adsl e di quanto internet ad alta velocità possa semplificare tante azioni quotidiane.

Secondo l’ultimo rapporto Rapporto sulla Banda Larga in Italia, pubblicato proprio qualche giorno fa, nel nostro paese gli accessi all’Adsl sono arrivati a quota 10,7 milioni, con 8,7 milioni di famiglie connesse mentre, al contrario, esistono oltre 14 milioni di famiglie non connesse alla rete Adsl. C’è quindi ancora molto da lavorare, sia per portare l’Adsl dove non c’è, sia per alfabetizzare tante persone all’utilizzo del computer. E voi, in che situazione vi trovate? È capitato anche a voi di dover tribolare diversi anni prima di vedere finalmente disponibile, sui siti dei vari internet provider, la linea Adsl anche nella vostra casa o nel vostro palazzo?

Internet, situazione disastrosa in Italia: siamo il fanalino di coda dell’Europa e il 56% non utilizza la Rete

La pessima situazione economico-politico-culturale in cui versa il nostro paese ormai da diversi anni sta incidendo anche – non poteva non essere così – sullo scarso livello di avanzamento tecnologico, che ci porta, dati alla mano, ad essere in ritardo sulla media dell’Europa a 27 anche sull’utilizzo dei servizi online. È quanto merge dal rapporto annuale dell’Assiform (l’Associazione italiana dell’Information Technology), in cui si sottolinea, però, che l’Italia, nonostante i ritardi, “è in compenso seconda in Europa quanto a quota di popolazione con elevate capacità di utilizzare internet: il 9 per cento, subito sotto la Francia (12 per cento) e sopra la media europea (8 per cento).

Ma parliamo delle brutte notizie: nella Pubblica Amministrazione, ad esempio, la rete viene utilizzata al 17 per cento, a fronte di una media europea del 30 per cento (siamo, quindi, sotto e di molto!), con un gradimento dei cittadini in diminuzione per quanto riguarda i servizi offerti in rete. La situazione non è migliore se si guarda al mercato: l’internet banking è utilizzato solamente dal 12 per cento della popolazione, rispetto al 25 per cento della media europea; l’e-commerce sviluppa il 2 per cento del totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea viaggia a quota 11 per cento (ma qui lo sappiamo qual è il problema, e ne abbiamo più volte parlato: spesso i beni acquistati non arrivano a destinazione!).

Infine, la percentuale di popolazione che non usa internet, pari al 56 per cento, è la più alta, portando così l’Italia ad essere fanalino di coda, di fronte a una media europea del 40 per cento. “Questa fotografia dell’Italia – spiega il presidente dell’Assinform Ennio Lucarelli – esprime il grave ritardo d’innovazione in cui ci troviamo rispetto ai nostri partner europei, ma anche le potenzialità inespresse che ci caratterizzano. Da una parte – continua – vi sono il progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non all’altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e dai vantaggi dei servizi internet; dall’altra, l’emergere di una consistente parte della popolazione fortemente attratta dalle nuove tecnologie”.

Il processo di digitalizzazione del Paese, dunque, starebbe avanzando in modo frammentario e discontinuo, privo di una politica economica capace di puntare sull’information technology in termini strategici, come invece è avvenuto e avviene in altri Paesi. Che ne pensate? Qual è la situazione nella vostra città, nella vostra azienda o nella vostra famiglia? Potete portare degli esempi che confermano l’ipotesi dello studio dell’Assinform, o che invece la contraddicono?

Il Bangladesh punta su internet: installerà computer a banda larga in tutte le scuole da far usare gratuitamente alla popolazione

→ D@di per Geekissimo.com

Oggi vi raccontiamo di cosa sta accadendo in Bangladesh, che come sapete è uno dei paesi più poveri del mondo. Il Bangladesh Telecommunications Regulatory Commission, l’ente nazionale che si occupa di telecomunicazioni, ha annunciato che installerà computer con connessione internet a banda larga da usare gratuitamente presso tutte le circa 40mila scuole elementari disseminate in tutto il paese. Un’iniziativa presa soprattutto per far conoscere le potenzialità di internet nelle zone rurali.

La mossa, dunque, porterà internet in decine di migliaia di villaggi, dove vive oltre il 70 per cento della popolazione del paese (144 milioni di persone). Tra l’altro, la decisione andrà anche ad alleviare i conti delle scuole e università, non più soggette al pagamento della bolletta di internet. Una mossa dunque a prima vista davvero intelligente: basti pensare che con soli tre milioni di utenti il Bangladesh è uno dei paesi al mondo in cui la penetrazione di internet nella popolazione è minima.

Samiul Wadud, amministratore delegato del più grande provider del Paese, spiega che la decisione andrà a raddoppiare o triplicare il numero di utenti internet in meno di un anno: “È un grosso incentivo anche per le industrie e il mondo degli affari: il governo non solo darà la possibilità a scuole e università di connettersi gratuitamente, ma molto presto taglierà anche i costi di internet del 60 per cento per tutti i tipi di utenti”. Per questo, aggiungono altri, internet diventerà finalmente qualcosa di molto meno elitario e inizierà ad arrivare anche in campagna e nelle zone più lontane dai centri abitati. Il Paese, che pure è uno dei più poveri del mondo, negli scorsi anni ha visto un incremento enorme delle telecomunicazioni, e soprattutto quelle dei cellulari (cresciuti dall’1,5 milioni di apparecchi del 2004 agli oltre 42 milioni odierni); e la politica dei cellulari è stata la stessa di quella attuata ora per internet.

Dunque una decisione molto intelligente da parte delle autorità del Bangladesh, considerato anche che i vicini indiani sono diventati in pochi anni dei “maghi” di internet e della programmazione, proprio grazie a una loro propensione per i numeri e la tecnologia. Unica domanda che vorrei girarvi: secondo voi è giusto agevolare la diffusione di internet in campagna, o magari con quei soldi si potevano costruire infrastrutture e combattere la povertà, considerato che il 40 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno?

Internet collasserà nel 2010. O no?

Ultimamente sono in molti a parlare di una vicina morte (o collasso) di internet, dovuta al traffico eccessivo. Ultimamente sta facendo molto scalpore una ricerca pubblicata dal quotidiano statunitense Usa Today secondo cui l’utilizzo massiccio della banda larga e dei contenuti multimediali porterà a un deterioramento sempre maggiore dei cavi telefonici e, quindi, dell’intera rete.

Basti pensare che solo YouTube, che fino a un paio di anni fa non conosceva nessuno, genera ogni mese 27 Petabyte (che non è una parolaccia, ma sono la bellezza di 27 milioni di gigabyte). Secondo la ricerca, proprio intorno al 2010 potrebbe esserci il collasso. Un collasso che ci porterà indietro nel tempo, ai vecchi anni dei modem dial-up, tanto che numerosissime persone, non sopportando la lentezza, abbandoneranno del tutto questa tecnologia. Ovviamente, si legge, se saranno fatti gli investimenti opportuni, soprattutto nel migliorare le linee, tutto questo non avverrà.

Ma siamo sicuri che è tutto vero? E che queste ricerche non sono pilotate? Il dubbio viene, approfondendo in giro per la rete. Sentire comune è che questi allarmi provengano sempre da parte di certe lobby dell’industria delle telecomunicazioni, con l’intento di spingere i governi nazionali a investire sempre di più nelle infrastrutture di rete, per potere magari un po’ risparmiare sui costi (già previsti) dei prossimi anni.

In questo caso, leggiamo sul sito Broadband Reports, la ricerca è stata finanziata, tra gli altri, dall’Iia (l’Internet Innovation Alliance), gruppo facente capo al colosso delle telecomunicazioni At&t. Per ricapitolare: sicuramente il rischio di un collasso di internet esiste, ma probabilmente l’allarme è stato dato in modo molto esagerato per cercare di convincere i governi a fare di più per le infrastrutture di rete. Avete qualcos’altro da aggiungere? Sarei molto interessato a sapere qual è la vostra opinione in merito a questo argomento.

Banda larga sui cellulari: Roma la prima città coperta

>
L’Hsdpa permette velocità molto superiori a quelle dell’Umts
I clienti “Tre” della Capitale saranno i primi in Europa a poterne usufruire

Arriva la banda larga sui cellulari
è Roma la prima città coperta

Anche Tim e Vodafone stanno sperimentando il “Super Umts”
Partiranno a giugno con la nuova rete e i nuovi telefonini

di DANIELE SEMERARO

ROMA – La super-linea Adsl per telefonia mobile parte, prima in Europa, da Roma. Questa mattina Tre Italia, l’ultimo nato tra i gestori di telefonia del nostro Paese, ha presentato quella che ha ribattezzato “Adsm”, ovvero l’Adsl mobile. L’Hsdpa (High Speed Downlink Packet Access è il suo nome tecnico) permetterà agli utenti connessioni internet a una velocità compresa tra 1,8 Mbit/secondo (circa cinque volte più veloci dell’attuale Utms) fino a punte di 14 Mbit/secondo entro la fine del 2008.

“La buona notizia per i consumatori – ha detto l’amministratore delegato di Tre, Vincenzo Novari – è che fra qualche settimana avranno a disposizione la banda larga in mobilità con prestazioni, nella stragrande maggioranza dei casi, superiori a quelle del fisso a un prezzo competitivo e con tanta flessibilità in più”. Novari, poi, ha aggiunto che l’Adsm sarà fortemente integrabile con il Dvb-H, cioè con la tv digitale terrestre via cellulare.

L’Hsdpa, dunque, partirà da Roma, prima città italiana completamente coperta con oltre 300 antenne, dal prossimo marzo. Poi sarà la volta di Milano ed entro fine giugno 2006 la copertura toccherà le 150 principali città italiane. Ma di che cosa si tratta esattamente? Questo nuovo standard, chiamato da molti anche “super-Umts”, sarà fruibile sia attraverso una scheda da inserire nel pc (che Tre metterà in vendita tra qualche settimana) che permetterà di collegarsi a internet a velocità molto elevate da ogni parte della città, sia attraverso una sim-card che offrirà la possibilità di effettuare le stesse operazioni sul cellulare. L’arrivo delle sim e dei nuovi “tvfonini” (così li hanno ribattezzati) è previsto per giugno.

La Tre prevede che grazie all’Adsm “il download di allegati multimediali trasmessi in posta elettronica, di contenuti musicali, di video e di film di alta qualità, la navigazione internet o l’accesso a giochi interattivi ad alta risoluzione saranno ancora più veloci e, quindi, più adatti alla fruizione in mobilità”. Per fare un esempio, per scaricare dal web un video di 3Mb serviranno 12,3 secondi contro i 67,2 richiesti dall’Umts.

L’Hsdpa, dunque, promette di moltiplicare la velocità di collegamento, di ampliare l’efficienza della rete e, soprattutto, di essere implementata, entro breve tempo, sulle reti Umts già esistenti. E su questo terreno tutti gli operatori sono in grande fermento.

Tim. Anche Telecom Italia Mobile sta lavorando molto per lanciare il “super Umts” entro i primi mesi del 2006. In particolare, questa tecnologia partirà a maggio a Roma, Milano e Torino e prevede un investimento tra i 60 e i 70 milioni di euro che consentirà di potenziare 5mila antenne Umts. In questo momento il servizio è in fase di sperimentazione a Roma e Milano in collaborazione con Ericsson (la stessa che ha progettato il sistema Adsm di Tre), a Bologna con Nokia e in Veneto con Siemens. La velocità di connessione, fanno sapere inoltre da Tim, sarà, già dall’inizio, di 3,6 Mbit/secondo.

Vodafone. Anche Vodafone sta mettendo a punto la propria rete in vista del lancio (e della commercializzazione dei nuovi terminali) che avverrà prima dell’estate nelle principali città italiane. Il sistema Hsdpa viene testato da agosto dell’anno scorso e la principale preoccupazione, fa sapere l’operatore britannico, è quella di fornire una copertura e una qualità del servizio molto alta. Anche in questo caso la velocità di connessione partirà da 3,6 Mbit/secondo

Wind. Wind in questi ultimi mesi ha puntato molto sull’Umts e ha già coperto con la sua rete le principali città italiane. Peculiarità della rete di terza generazione di Wind è che può essere utilizzata per usufruire dei servizi i-mode, tecnologia della quale ha l’esclusiva in Italia per cinque anni e che fornisce tutte le funzionalità di internet in mobilità, tra cui anche il download di musica e l’e-commerce. L’Hsdpa, però, fanno sapere da Wind, sarà lanciata “quando il mercato sarà più maturo”.

(22 febbraio 2006)

(Nella foto: Vincenzo Novari, amministratore delegato di Tre Italia)