Rubare la merendina? Non va più di moda. Ora i bulli sono diventati digitali

Bullismo

L’idea che avete del bullo è il ragazzino che ruba la merendina o la paghetta durante la ricreazione? I tempi sono cambiati. O almeno è quanto hanno annunciato gli esperti che si sono ritrovati a Roma per discutere del tema “Bullismo: sos strategie preventive ed intervento sul territorio”. Il nuovo bullo, il “cyber-bullo”, invece, possiede un computer, naviga su internet con dimestichezza, ha un cellulare con cui scambia foto, filmati ed sms ed ha un forte desiderio di autostima. Secondo gli esperti uno dei dati più preoccupanti è dato dal fatto che i primi fenomeni di bullismo si verifichino già all’età di sette anni.

“A partire da quell’età – spiega Vincenzo Mastronardi, criminologo clinico dell’università “La Sapienza” di Roma – il 90 per cento dei bambini ha un computer, per questo il cosiddetto ‘cyber-bullismo’ è da considerarsi un fenomeno molto preoccupante”. Tra le cause della percezione di questo nuovo tipo di bullismo, aggiungiamo noi, ci sono le notizie che siamo costretti ad ascoltare ogni giorno, di ragazzini malmenati e filmati, con il video che finisce puntualmente su YouTube. Un fenomeno iniziato non in Italia, semmai negli Stati Uniti e in Inghilterra, che però come spesso accade da noi ha fatto segnare una grossa emulazione.

Da un’indagine Eurispes-Telefono Azzurro emerge che il fenomeno del bullismo è percepito dal 35 per cento degli adolescenti che dichiara di esserne stato vittima e, per quanto riguarda i bambini, il 36,2 per cento di questi atti avvengono all’interno della scuola. Per quanto riguarda la diffusione sul territorio, il Lazio e Roma sono la regione e le città più colpite. Al nord, più che nelle scuole, invece, questi fatti criminosi avvengono soprattutto in locali, bar e sale giochi. Tra le motivazioni che spingono a compiere atti di prevaricazione, si legge ancora nel rapporto, il colore della pelle (43 per cento), il modo di vestire (35 per cento), la disabilità (!) (32 per cento) e la differenza di genere (5 per cento). Di certo la diffusione della tecnologia e di YouTube, purtroppo, ha fatto emergere con maggiore forza questo problema, almeno per due motivi.

I ragazzi portano con sé cellulari, lettori mp3 e fotocamere, e sono più soggetti, quindi, a venire rapinati dai propri coetanei. Inoltre, la tecnologia dà purtroppo l’opportunità di poter picchiare/derubare/maltrattare una persona e poi condividere quello che si è fatto con gli altri amici (tramite l’invio di video sul telefonino) o con il mondo intero (tramite la condivisione su siti di video-sharing). Come sempre non vogliamo criminalizzare l’uso della tecnologia e di internet, ormai sempre al centro dei fatti di cronaca e dell’opinione pubblica per questi reati, e anzi speriamo che questi ragazzi inizino a sfruttare la rete per cose un po’ più serie (e l’educazione deve partire sin da piccolissimi). Internet, e voi lettori di Geekissimo lo sapete bene, è una fonte inesauribile di buone opportunità, per questo speriamo che non venga citata sempre e solo per fatti del genere. Siete d’accordo? Volete portare una vostra testimonianza a riguardo?

Parte su YouTube un canale anti-bullismo

D@di per Geekissimo.com

http://youtube.com/Beatbullying. È il sito che dovete consigliare a tutti coloro che parlano sempre male e indistintamente di YouTube e degli altri servizi internet, che secondo quelli che si definiscono “esperti” sono “dannosi” e portano i giovani alla perdizione. Ebbene, proprio per dimostrare che YouTube non è tutto prese in giro ai professori e annunci di stragi e suicidi mi preme segnalare una bellissima iniziativa partita dall’Inghilterra per arginare il fenomeno del bullismo.

Fenomeno di cui si è parlato moltissimo qui da noi soprattutto negli ultimi due-tre anni, ma che al di là della Manica esiste, in maniera molto grave, da moltissimi anni. Ebbene, il nuovo canale, “Beatbullying”, cioè “combattiamo il bullismo”, ha come primo scopo quello di incoraggiare i più giovani a denunciare (a genitori, educatori e eventualmente anche alle forze dell’ordine) le intimidazioni, soprattutto quelle che avvengono proprio in rete, come le e-mail minatorie, le “persecuzioni” sui social networks e i messaggi/videomessaggi osceni sul telefonino. Tutto quello, insomma, che va sotto il nome di “cyberbullismo”.

Beatbullying, spiegano i promotori dell’iniziativa, mira a rivoluzionare il modo in cui i più giovani hanno accesso alle informazioni su come evitare di diventare vittime di scherzi e soprusi. Parte importantissima della campagna è proprio la possibilità, per i ragazzi, di inserire all’interno del canale i propri video con consigli, testimonianze e confidenze.

Moltissime celebrità, come vedete dal video che ho inserito all’inizio del post, hanno dato la loro adesione per sponsorizzare il progetto, a iniziare dal cantante Ronan Keating. La pagina principale del canale è arricchita, oltre che da videoclip, anche da numerosi link e rimandi a pagine che possono dare consigli sia ai ragazzi che anche ai loro genitori.

Violenza, la scuola è in linea

Il ministro Fioroni presenta i dati legati al numero verde e al sito a disposizione di studenti, insegnanti e genitori: 120 chiamate al giorno e 1100 contatti sul web. Poi l’attacco alla “tv cattiva maestra”

Violenza, la scuola è in linea
una telefonata “smontailbullo”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Basta parlare della scuola solo in senso negativo e quando accadono episodi spiacevoli”. È l’appello lanciato dal ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, durante la presentazione del primo bilancio dell’attività del numero verde per l’ascolto, la consulenza e la prevenzione del bullismo. Dati confortanti, che dimostrano una grande attenzione non solo da parte dei genitori, ma anche da parte di presidi e docenti, tutti in prima linea nel combattere un fenomeno che negli ultimi mesi si era fatto sempre più allarmante.

“Durante queste settimane ho ricevuto numerose richieste – spiega il ministro – di persone che volevano sapere come stesse andando il numero verde. Per i primi due mesi di vita possiamo dire che, con circa 120 chiamate al giorno, ci troviamo di fronte a un successo”. Poi accusa: “Il bullismo è un fenomeno rilevante, non si può far finta di nulla e va affrontato a tutti i livelli. Però davanti a otto milioni di studenti e un milione di docenti che ogni giorno frequentano le lezioni con successo, gli episodi di violenza e intolleranza risultano irrilevanti. Ecco perché vogliamo dire basta alla gogna mediatica alla quale ogni giorno è soggetta la scuola: non lo meritiamo. Non vogliamo nascondere i problemi – aggiunge – ma oggi possiamo dire di non avere più paura, di avere assunto una nuova consapevolezza. La cosa importante è che ci sia un sempre più stretto rapporto tra scuola e famiglia, in modo da affrontare insieme i problemi”.

Fioroni affronta poi il tema del cattivo esempio che viene dalla televisione: “I ragazzi restano a scuola per cinque ore, durante le quali ricevono buoni esempi. Poi, però, per il resto della giornata la trascorrono a casa, davanti ai videogiochi o alla televisione. E se lì viene a mancare la presenza di un genitore, ecco che vengono attirati dalla violenza o da programmi pieni di esempi negativi. Ecco perché – aggiunge – ho apprezzato le dichiarazioni di Petruccioli, il presidente della Rai che a partire dal prossimo anno vorrebbe eliminare i reality show dai palinsesti”.

I dati forniti dal ministero fanno trapelare un interesse sempre maggiore nei confronti di un fenomeno preoccupante: “4.437 telefonate dal 5 febbraio al 27 marzo (circa 120 al giorno) al numero verde per la prevenzione e la lotta al bullismo 800.66.96.96 e 1100 contatti al giorno al sito internet www.smontailbullo.it sono sicuramente un ottimo risultato dell’attività svolta fino ad ora”, sottolinea Laura Volpini, docente dell’università “La Sapienza” di Roma e responsabile scientifico del progetto. Per quanto riguarda le chiamate, il 37,5 per cento arriva dai genitori, il 31,4 per cento dagli insegnanti (segno che la scuola ha preso coscienza della gravità del fenomeno), il 23,2 dagli studenti (si tratta soprattutto di vittime che per la prima volta confessano i propri problemi) e il 7,9 da altro personale scolastico.

Il dato più allarmante, e sicuramente nuovo, è che la maggior parte degli episodi di bullismo avvengono nella scuola secondaria di primo grado o, addirittura, nella scuola primaria, con un importante decremento man mano che cresce l’età e che si passa a un grado superiore d’istruzione.

Le vittime di solito sono ragazzi o ragazze che vengono percepiti come vulnerabili per caratteristiche di tipo psicologico (timidi, pochi amici), psicofisico e psicopatologico (handicap), etnico e sociale (non vestono abiti firmati). I maschi sono coloro che vengono maggiormente presi di mira, così come maschi sono i cosiddetti “bulli”. Tra le conseguenze (ma anche tra i sintomi forti di disagio) ansia, insicurezza, crisi di pianto, tic nervosi, mal di pancia, isolamento, calo del rendimento scolastico, paura di parlare con i compagni, rinuncia alle attività extra-scolastiche.

Il call center è costituito da 10 postazioni d’ascolto seguite da esperti in psicologia giuridica e della devianza giovanile che lavorano in collaborazione con il personale del ministero della Pubblica Istruzione, con le associazioni di genitori, di insegnanti e di studenti ed è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19. Tra i testimonial della giornata, oltre a Giuseppe Rosario Esposito, il ragazzo dell’Istituto tecnico industriale “Gadda” di Napoli che il mese scorso scrisse una lettera aperta contro il bullismo a Repubblica.it, anche una delegazione della scuola “Spedalieri” di Catania: “La scuola ha tante responsabilità, è vero – ha spiegato una studentessa – ma possiamo dire a gran voce che la maggior parte dei professori è in grado di trasmettere i giusti valori. Basta studiare in maniera più umana: la letteratura e la filosofia hanno in sé i valori di cui la nostra società ha bisogno”.

Tra le novità per combattere il bullismo anche la firma di una dichiarazione d’intenti con l’Aesvi (Associazione degli editori di software videoludico), “con l’obiettivo di collaborare a una più diffusa conoscenza del codice Pegi che prevede una serie di icone informative sul contenuto dei videogiochi e sull’età sconsigliata” e la crescente collaborazione con la Polizia postale per un costante monitoraggio della rete internet e nella prevenzione e repressioni dei reati.

L'arteterapia contro il bullismo. "Scommettiamo sulla fantasia"

Gli esperti del settore si confrontano in un convegno a Vicenza. L’uso delle nuove
tecniche per arginare i fenomeni della devianza giovanile: “Sfruttiamo l’immaginazione”

L’arteterapia contro il bullismo
“Proviamo a curarli con la fantasia”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – C’è chi, come accade nelle scuole dello stato australiano di Victoria, per combattere il bullismo decide di impedire a tutti gli studenti di utilizzare YouTube, il più grande contenitore multimediale della rete, proprio quello nel quale sono andati a finire molti dei video girati anche nelle classi italiane. E chi, invece, da oltre vent’anni crede che per combattere i fenomeni di devianza giovanile si debba “cambiare musica”, cercando di parlare la stessa lingua dei giovani. Sono gli esperti di arteterapia, una vera e propria disciplina che utilizza i materiali, le tecniche e i criteri di decodifica dell’arte visuale per individuare e gestire al meglio il mondo emozionale della persona, con particolare attenzione alle problematiche del disagio psicologico e sociale.

Di disagio giovanile e arteterapia si parla questa mattina in un convegno organizzato alla Fiera di Vicenza che ripercorre tutte le problematiche della deviazione, dal bullismo all’anoressia, dal graffitismo alla pornografia e all’interno del quale intervengono medici, psicologi e psicoterapeuti. “Quello che da diversi anni stiamo cercando di fare – spiega Achille De Gregorio, direttore di ArTea (ArteTerapeuti Associati) e docente all’università di Milano – è capire cosa avviene nella testa del bullo, cosa condiziona e veicola la vita psichica del minore”. È indubbio che gli avvenimenti degli ultimi mesi, dai pestaggi agli stupri filmati col telefonino e poi pubblicati su internet, sono frutto di un’educazione contraddittoria e di una società problematica, con una famiglia che è cambiata e un mondo della scuola sempre più demotivato.

L’arteterapia, però, ha una visione differente della delinquenza e della criminalità giovanile, spiega De Gregorio: “Non vogliamo essere moralisti e nell’approccio con un ragazzo problematico crediamo che egli sia stufo di sentirsi dire cosa deve fare. Probabilmente avrà parlato, oltre che con i genitori, con psicologi, insegnanti, educatori. Noi, invece, cerchiamo un canale diverso, nuovo e probabilmente privilegiato, che è quello delle immagini”. Attenzione, però: l’arteterapia non va a mettere in contatto il ragazzo con l’arte dei musei, bensì con quella che gli è più vicina, dalla computergrafica alla pop-art, passando per la musica rap, i graffiti o anche i più tradizionali matite e pennarelli, andando a creare dei percorsi terapeutici che possono durare anche diversi anni e che, nella maggior parte dei casi, danno i loro frutti.

“È un lavoro psicosociale – continua De Gregorio – e non somministriamo né farmaci né diamo consigli. Cerchiamo invece, con questo canale privilegiato, di parlare la loro stessa lingua, di diventare complici. Alcuni anni fa con il ministero della Giustizia abbiamo mandato avanti un progetto che ha coinvolto due carceri e oltre trecento detenuti, e abbiamo ottenuto ottimi risultati proprio grazie a questa capacità delle immagini di poter bypassare la parola”

Parlando di bullismo, gli arteterapeuti hanno una sicurezza: basta con le dicerie comuni. Non è vero che di solito il bullo è figlio d’immigrati oppure che ha il papà alcolizzato, sono aspetti superati. La maggior parte dei comportamenti di devianza avrebbero invece a che fare con il desiderio: desiderio di farsi una carriera, di far soldi, di avere la macchina potente, di fare sesso. Quello dei “bulli”, insomma, è un agire che ha a che fare con i modelli d’identificazione proposti dalla società violenta, dalle mode, dai soldi facili, dal sesso pubblicizzato, dal bisogno di videofilmarsi.

È il desiderio, insomma, che spinge a forzature, e ultimamente i desideri dei giovani sono cambiati, così come la loro immaginazione. Ed ecco, appunto, che l’arteterapia cerca di lavorare proprio sull’immaginazione, sulle fantasticherie, su quello che passa per la mente al ragazzo. È come se si cercasse di fare luce su aspetti diversi, al di là degli aspetti sociali e di quelli dell’immigrazione. In modo pratico, di solito si incomincia con incontri individuali o di un piccolo gruppo. Si cercano dapprima i materiali e gli aspetti dell’arte intriganti per ogni singola persona: è il momento più delicato e importante, nel quale si crea un’empatia e un’alleanza basata sulla creatività.

Nelle sedute successive si cerca di dare al paziente spazio, lasciandolo da solo davanti a un foglio con i pennarelli o con una bomboletta spray e si vede in che modo reagisce, cercando poi di lavorare su ciò che emerge. Si fa in modo, insomma, di avvicinare il giovane all’immagine analizzandone la qualità simbolica e psicologica, proponendo poi percorsi di tranquillità o emancipazione. “È un’attività senza sconfitte: i giovani non scappano mai quando c’è da disegnare”.

In italia esistono cinque grosse associazioni che si occupano dell’arteterapia, che è una competenza in più che si studia solitamente dopo la laurea e si abbina a una professione esistente. La maggior parte degli studiosi sono neolaureati oppure educatori, psicologi, fisioterapisti, medici.

L'Australia vieterà l'uso di YouTube nelle scuole

Il bullismo potrebbe essere causato dall’effetto-imitazione dei video presenti su YouTube. O almeno è quello che pensano al ministero dell’Istruzione di Victoria, il secondo stato popoloso dell’Australia, che corre ai ripari e blocca l’accesso al più famoso sito di video-sharing nelle sue 1.600 scuole pubbliche. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata un’aggressione – filmata – ai danni di una ragazzina di 17 anni.

Non è la prima volta che lo stato australiano si trova a dover bloccare alcuni siti: il ministro dell’istruzione Jacinta Allan ha infatti spiegato che c’è già una lista lunga di siti non accessibili dai computer scolastici. “Il nostro stato non ha mai tollerato i bulli – ha dichiarato – e quindi la tolleranza zero si applicherà anche online. Tutti gli studenti – continua – hanno il diritto di navigare su internet, ma noi siamo anche obbligati a farli crescere e studiare in un ambiente sano e produttivo”.

Servirà bloccare YouTube nelle scuole per combattere il bullismo tra i più giovani? Non sarebbe stata meglio una campagna che coinvolgesse studenti, insegnanti e genitori? Capita spesso, infatti, che quando viene vietato l’accesso a qualcosa si ottenga l’effetto contrario.

Scuola, un calcio alla violenza. Ecco il decalogo dei campioni

Il programma di educazione contro la violenza presentato dai ministri Fioroni e Melandri. Tra gli ospiti il capitano della Roma, il ct Donadoni e i tecnici Spalletti e Rossi. “Riportiamo la gente allo stadio”

Totti & C. danno un calcio al bullismo
“Lo sport a scuola per far vincere la vita”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Gli stadi a porte chiuse? Una sconfitta per tutti, sia per i giocatori che per il pubblico. Ora vogliamo riportare solamente le famiglie sugli spalti e vedere bambini e ragazzi felici che si divertono guardandoci”. Nelle parole di Francesco Totti, capitano della Roma, il pensiero dei giocatori e di tutto il mondo del calcio, che questa mattina, in un affollatissimo ministero della Pubblica Istruzione, ha incontrato il mondo della scuola per riflettere sulle importanti opportunità che può offrire il potenziamento dell’educazione fisica.

Una giornata, dal titolo “Più sport a scuola e vince la vita”, che ha visto protagonisti principali i bambini e i ragazzi che hanno potuto dialogare con i propri beniamini dello sport, ponendogli domande e interrogativi sul perché di tanta violenza negli stadi.

I giocatori. “È giusto ricominciare a giocare subito – ha spiegato Totti, letteralmente sommerso da decine di telecamere e numerosi giornalisti, alcuni anche stranieri – perché non possiamo darla vinta ai violenti: il calcio è divertimento e purtroppo loro pensano ad altro. Quando mio figlio sarà più grande spero di non dovergli raccontare di questi episodi, ma di un calcio più bello. Da parte nostra – continua – cercheremo di portare questo spirito allo stadio. Lasciamo fuori la violenza e la politica, che non c’entrano nulla e cerchiamo di rigenerare l’ambiente”. “Il calcio ha un forte impatto a livello mediatico – ha detto poi il ct della Nazionale, Roberto Donadoni – e dobbiamo sfruttare quest’impatto per promuovere le immagini della vera sportività: speriamo, anche con il nostro lavoro, di portare avanti qualcosa di costruttivo”.

Le parole forse più toccanti all’indirizzo di bambini e ragazzi sono quelle di Luciano Spalletti, allenatore della Roma: “È un momento di svolta e di grande responsabilità, per questo dobbiamo cominciare a comportarci in maniera più corretta. Vedo questi ragazzi e penso ai miei figli: loro hanno voglia di diventare subito grandi, ma se posso darvi un consiglio – continua, davanti a un’attenta platea – vi dico di continuare ad essere bambini, orgogliosi di giocare e divertirvi. Diventare grandi significa anche dire no a chi vuole inquinare i vostri sogni con la violenza o col fumo, così come rispettare i diversi”.

Sulla stessa linea anche il difensore della Lazio, Guglielmo Stendardo: “Ai ragazzi dico che è stato giusto fermarsi, e che spero finiscano al più presto le rivalità tra tifoserie. Che il tifo torni quello di una volta, più famiglie e più bambini allo stadio”. Delio Rossi, allenatore dei biancocelesti, aggiunge poi che “più che parlare bisognerebbe agire, ognuno nell’ambito del proprio ruolo. La scuola è fondamentale, deve influenzare positivamente e educare i bambini e soprattutto i genitori. Giocare a porte chiuse sarà aberrante, ma era una passo che si doveva fare. Lo stato d’animo di tutti noi è d’amarezza per quello che è successo, speriamo si possa ripartire da zero per riprendere credibilità”. Alla giornata ha partecipato anche il campione di ginnastica Jury Chechi, che ha letto un appello “a giocare pulito e in modo corretto”, nella speranza che l’educazione allo sport trovi uno spazio e una diffusione sempre più vasta. L’appello è stato firmato, tra gli altri, da numerosi campioni come Debora Compagnoni, Stefania Belmondo, Giuseppe e Carmine Abbagnale, Andrea Lucchetta, ma anche calciatori come Cannavaro, Gattuso, Materazzi, Perrotta.

Sport a scuola. Al loro arrivo in sala, Giuseppe Fioroni, ministro dell’Istruzione, e Giovanna Melandri, ministro delle Politiche giovanili e attività sportive, sono stati accolti da decine di bambini che indossavano magliette bianche con la scritta “Raciti sei sempre con noi”. Prima di iniziare la conferenza stampa i bambini hanno cantato l’inno nazionale gridando in coro “Abbandoniamo la violenza”.

“La scuola – spiega il ministro Fioroni – è l’unica centrale educativa che può risolvere i problemi. Per questo abbiamo emanato una serie di normative per incentivare la pratica dello sport nella scuola, una grande opportunità per i giovani”. In Italia, ha sottolineato il ministro, ci sono 27mila insegnanti di educazione fisica, e siamo uno dei pochi paesi dell’Unione Europea dove l’educazione fisica è una materia curriculare: per questo “dobbiamo rilanciarla, affinché i ragazzi abbiano consapevolezza della solidarietà e del fare gruppo”.

Il programma presentato (vedi scheda) prevede dieci punti che andranno ad rivoluzionare lo sport a scuola, in modo che l’educazione fisica diventi anche educazione civica. Tra i provvedimenti, un tirocinio per i docenti, finanziamenti per attività motoria nella scuola primaria, supporto agli insegnanti, sport contro il bullismo e la violenza nelle aree a rischio . Per Giovanna Melandri “si tratta di una vera svolta nel rapporto tra scuola e sport nel nostro paese. Abbiamo investito risorse aggiuntive della Finanziaria proprio per questo. L’Italia deve colmare un ritardo culturale che ci vede indietro rispetto ad altri paesi: vogliamo stadi per famiglie, è un cammino delicato ma non impossibile”.

(Nella foto: Totti, Spalletti, Melandri, Fioroni, Rossi)

Video sulle scuole violente

Dopo la mia segnalazione, ecco il pezzo scritto dalla collega Clotilde Veltri su Repubblica.it.

Non solo il pestaggio del ragazzo disabile nella scuola di Torino
Internet pullula di video in cui gli studenti italiani si danno al teppismo in classe

“Prof, ti punto la pistola alla tempia”
Video-storie di ordinario bullismo

Vandalismi, angherie, docenti impotenti. Tutto rigorosamente filmato

di CLOTILDE VELTRI
ha collaborato DANIELE SEMERARO

C’È un gruppo di studenti che arraffa il giornale del professore lo arrotola e glielo lancia addosso. Lui, il prof, resta seduto al suo posto, immobile, spaurito, ritirato e impotente davanti a quella che non è più neanche maleducazione. È violenza. Poi ci sono alcuni liceali o comunque vicini alla maggiore età che, chiusi in un’aula, a un segnale prestabilito, lanciano sedie contro un muro rischiando anche di colpire un compagno. Il tutto tra urla di incitamento e imprecazioni, in un crescendo di rabbia che ha poco di infantile. Che fa paura.

E poi c’è lui, maglia bianca e sguardo strafottente che buca il videofonino. Impugna una pistola passa dietro al professore e gliela punta alla tempia. La classe ride mentre il docente tenta disperatamente di ignorare il “pistolero”, concentrandosi su un salvifico registro di classe. Prende tempo il professore, poi si gira, lento e si trova la pistola in faccia. Sorride disorientato. L’altro insiste, si volta verso i compagni e punta la pistola contro la camera. Tutti ridono. Il professore è paralizzato al suo posto, a testa china.

Storie di ordinaria violenza nella scuola italiana. Non è Bowling for Columbine, ma qualcosa comincia a rompersi, qualche limite, forse, sta pericolosamente crollando. Il caso del ragazzo disabile maltrattato dai compagni nella scuola di Torino e ripreso dal telefonino, è solo uno dei tanti a disposizione della Rete. Dove proliferano – e cronologicamente, da prima – immagini e filmati degli studenti italiani trasformati in una specie di orda barbarica. C’è sempre un sodàle che riprende tutto, divertendosi un mondo: sedie che volano, grida furiose e autoeccitate, droga, calci, pugni, bullismo all’ennesima potenza. Poi ci pensano Google e Youtube a fare il resto. Così, qualcuno potrà dire “io sono su internet”, i video circoleranno e i protagonisti penseranno di essere diventati famosi perché quel filmato avrà scalato la classifica di gradimento del sito.

La casistica è disparata e amplissima. Come se ormai fosse una moda, una tendenza. D’altra parte negli Stati Uniti – dai quali importiamo sempre il meglio – da anni in Rete hanno grande successo i video denominati school fighter dove si vedono studenti che fanno a botte fuori dalla scuola.

I ragazzi italiani prediligono invece il danno al bene pubblico, la devastazione di tavoli, sedie, lavagne e tutto quanto riescono a trovare nelle aule. Senza dimenticare le persone. Così è normale far esplodere delle micce sotto la cattedra ed è altrettanto normale tirare un banco contro una finestra e farlo a pezzi. O far esplodere un accendino creando un vero e proprio falò. Ancora: prendere il registro di classe e picchiarlo in testa al compagno di scuola che in quel momento sta serenamente conversando con un altro. E si spaventa il poverino, ma tace perchè l’altro è il bullo e si vede.

Molestare i più deboli fa parte dei giochi. E i docenti, in questo gioco al massacro, davanti alla tivvù, sembrano proprio i più deboli. Per lo meno impotenti. Il professore redarguisce lo studente. Quello invece di incassare e andare al posto comincia a urlare, a dimenarsi, a inveire. Alla fine parte un vaffa e il prof che fa? Zitto. Commenti dalla Rete: bravi, bene, bis. “I prof sono degli schifosi”. E a chi tenta di riportare il tutto in un alveo di decenza la risposta non manca mai: “Taci tu, scemo, ci stiamo solo divertendo un po’”.

(17 novembre 2006)

ESCLUSIVO – Bullismo e devastazione in classe corrono sul web

A proposito del ragazzo disabile maltrattato a Torino, facendo un giro su Google Video e YouTube, s’incontrano decine e decine di video, in italiano, di ragazzi a scuola che maltrattano i professori o devastano le suppellettili delle aule.

Ecco tutti i video “incriminati”:

http://video.google.it/videoplay?docid=-1449476207024502309&q
(Professoressa, ha un po’ di fumo?)

http://video.google.it/videoplay?docid=-274438743740655987&q
(Prof si arrabbia con studente)

http://video.google.it/videoplay?docid=-2221324170925730356&q
(Ma chi è che fa rumore?)

http://video.google.it/videoplay?docid=-4935606750218238002&q
(Non voglio più sentire un casino del genere)

http://video.google.it/videoplay?docid=4703460032564268828&q
(Litigio prof-studente)

http://video.google.it/videoplay?docid=5659744306991721423&q=professore
(Professore ballerino)

http://video.google.it/videoplay?docid=-6181857133405852082&q=scuola
(Finto litigio tra studenti)

http://video.google.it/videoplay?docid=-602264989658938326&q=scuola
(Ultimo giorno di scuola)

http://video.google.it/videoplay?docid=-3224630225829780994&q=scuola
(Penultimo giorno di scuola, ora d’italiano)

http://video.google.it/videoplay?docid=5808446565287892392&q=scuola
(Ragazzo balla durante l’intervallo)

http://video.google.it/videoplay?docid=-2956936392883063679&q=scuola
(Ragazzi in aula lanciano sedie contro il muro)

http://video.google.it/videoplay?docid=-5409854510982162657&q=scuola
(Ragazzi a scuola fanno esplodere un accendino)

http://video.google.it/videoplay?docid=775915381039144033&q=scuola
(Miccette sotto la cattedra)

http://video.google.it/videoplay?docid=6776476845826807480&q=classe
http://video.google.it/videoplay?docid=6665025158616050194&q=classe
(Ragazzi ne combinano di tutti i colori durante una lezione)

http://video.google.it/videoplay?docid=-1224521959720941068&q=classe
(Ragazzo scaraventa un banco contro la finestra)

http://video.google.it/videoplay?docid=1231445978164714018&q=classe
(Durante un’ora di supplenza – senza il professore)

http://video.google.it/videoplay?docid=-6841674152795970045&q=classe
(Ragazzo ne picchia un altro con il registro)

http://www.youtube.com/watch?v=aSNFNZ12Ytg
(Ragazzo con una pistola finta dal prof)

http://www.youtube.com/watch?v=ZirnoIXHkRg
(Ragazzi fanno un finto funerale a un amico)

http://www.youtube.com/watch?v=JOP6NkNbEUU
(Un ragazzo si comporta in maniera incredibile con un docente)

http://www.youtube.com/watch?v=qRjiQoUWimw
(Ragazzi distruggono una classe)

http://www.youtube.com/watch?v=aadPrJttT4Y
(Ragazzi prendono il giornale del professore, ne fanno una palla e iniziano a giocare durante la lezione)

I video sono reperibili in rete in modo gratuito e senza restrizioni d’accesso.

Inghilterra, il bullismo uccide ancora. E in Italia il giudice: "Meglio il carcere"

In Inghilterra un giovane giocatore di football è stato ucciso da un coetaneo
In Italia la Suprema Corte ha confermato la detenzione per alcuni ragazzi

Bullismo, ragazzino muore a Londra
La Cassazione: è giusto il carcere

di DANIELE SEMERARO


ROMA – In Inghilterra il bullismo tra giovani miete, purtroppo, un’altra vittima, l’ultima di una lunga serie, mentre in Italia con una discussa sentenza la Cassazione ha stabilito che per i baby-bulli, in determinate situazioni, “il carcere è meglio della scuola”. Il fenomeno della violenza tra giovanissimi, dunque, continua ad essere all’ordine del giorno.

L’ultima vittima del bullismo nel Regno Unito è Kiyan Prince, un ragazzino di 15 anni, che è stato ridotto in fin di vita e ritrovato da alcuni professori vicino ai cancelli della propria scuola, la London Academy School di Edgware, periferia nord-ovest di Londra. Il ragazzino è morto due ore dopo al Royal London Hospital.

Steven Morgan, un ufficiale di polizia giudiziaria, ha spiegato che si è trattato di “un tragico incidente” (il ragazzo che lo ha ridotto in fin di vita, molto probabilmente, non voleva ucciderlo). Al momento della colluttazione, erano le 15.30, un sedicenne è stato visto allontanarsi correndo. Per ora la polizia non ha in mano altri indizi.

Kiyan, un promettente giocatore di football (militava nel settore giovanile dei Quenns Park Rangers), molto inserito e conosciuto nella scuola e nel quartiere, è stato probabilmente ridotto in fin di vita da un avversario per una lite sul campo di gioco. “Quando ho dovuto dare l’annuncio della sua morte – racconta il preside della London Academy Phil Heame – avevo vicino a me in lacrime tutti i membri del consiglio scolastico. Eravamo tutti scioccati, non riusciamo ancora a comprendere. Non sappiamo chi potesse avercela con lui, eppure ormai i ragazzi più ‘discoli’ li conosciamo molto bene”. La mamma del ragazzo è ancora all’ospedale, in stato di shock. “In questa stagione è rimasto per molto tempo infortunato – racconta un suo compagno di squadra – ma è rimasto in ogni caso il miglior giocatore under 16 di tutta Londra. Era un ragazzo meraviglioso, non aveva nemici”.

Questa è solo l’ultimo, lo dicevamo, di una lunga serie di reati tra giovani classificati sotto il termine di “bullismo”. E, tornando in Italia, è di ieri la notizia che la Cassazione, nell’affrontare il caso di un gruppo di studenti abruzzesi tra i 15 e i 16 anni che si sono resi protagonisti, a scuola, di una violenza sessuale di gruppo, ha deciso che è meglio il carcere della scuola: un ritorno sui banchi avrebbe “gettato nel panico la vittima e le altre minori dell’istituto”.

Secondo la Suprema Corte, anche se i ragazzi sono tutti minori, si sono “resi protagonisti di una violenza sessuale di gruppo” mostrandosi sordi “a tutti i richiami dei docenti”. La corte non ha accolto, così, le richieste della difesa di sostituire la custodia cautelare in carcere con misure meno afflittive, anche perché non si può rivendicare l’interruzione dei processi educativi nei confonti di ragazzi che mostrano “totale diseinteresse per lo studio”.

Ma se questo è un fatto molto grave, il problema del bullismo è assai diffuso e in Italia coinvolge, secondo i dati di Telefono Blu, almeno un minore su tre. Da una ricerca condotta su un campione di 3.453 adolescenti, infatti, risulta che circa il 35,4% è stato coinvolto in episodi di bullismo che, spiega l’associazione, è un fenomeno di prevaricazione e disagio molto diffuso tra i giovani nell’età evolutiva, soprattutto tra i 7-8 anni e i 14-16 anni.

(19 maggio 2006)

Un cartoon contro il bullismo: il concorso di Telefono Azzurro


Telefono Azzurro e Giffoni Film Festival lanciano una sfida agli studenti di elementari e medie: “Costruite un cartone animato che combatta la violenza”

“Contro il bullismo con un cartoon”
al via un concorso per ragazzi

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Un cartone animato da far realizzare agli studenti per metterli in guardia dai rischi del bullismo. La sfida arriva da Telefono Azzurro in collaborazione con Giffoni Film Festival, che ha promosso una campagna di sensibilizzazione rivolta alle scoule secondarie di primo grado sul tema del bullismo. Per stimolare gli studenti, ma anche insegnanti e genitori, a riflettere sulle caratteristiche e sui rischi che porta con sé questo fenomeno.

L’Associazione, insieme al popolare Festival di cinema per ragazzi, ha così ideato un concorso per la creazione di un cartone animato pensato e realizzato interamente dai ragazzi: “Bulli di cartone”. Per combattere i piccoli drammi che vanno in scena ogni giorno, soprattutto a scuola: dalle offese verbali alle dferisioni, dalle prepotenze alle violenze fisiche.

Così, con il supporto di una guida che li aiuterà alla comprensione del fenomeno, alla scrittura del copione e alla stesura dello storyboard, i ragazzi dovranno illustrare e scrivere i dialoghi di una “storia” di bullismo. Grazie al contributo della casa di produzione Neo Network e dello studio di animazione Movimenti, poi, la sceneggiatura vincitrice diventerà un vero e proprio cartoon che sarà presentato a luglio durante la trentaseiesima edizione del Giffoni Film Festival.

Gli episodi di bullismo, dimostrano i dati del “VI Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza” di Telefono Azzurro ed Eurispes, sono diffusi soprattutto nell’età delle scuole elementari e dei primi anni delle scuole medie, e nella maggior parte dei casi non c’è consapevolezza rispetto al comportamento corretto da tenere. Malgrado circa l’80% dei bambini dichiari di utilizzare strategie attive contro il bullismo, infatti, solo nel 27,5% dei casi i bambini chiedono aiuto ad un adulto; i bambini che aiutano la vittima ad uscire dalla situazione, inoltre, sono solo il 23,7%.

Questi dati rappresentano sicuramente un segnale d’allarme, anche se le reali dimensioni del fenomeno sono ancora incerte: gli atti del bullo, infatti, restano per lo più avvolti nel silenzio delle vittime che spesso si vergognano o hanno paura.

(2 marzo 2006)

(Nella foto: La locandina dell’iniziativa)

Galles, torturata sui banchi riceve 20mila sterline dalla scuola


È successo in Galles, dove Sophie Amor ha ricevuto 20mila sterline di risarcimento per essere stata vittima dei propri compagni di classe

Bullismo, torturata da bambina
la scuola la ripaga dopo il diploma

di DANIELE SEMERARO

LONDRA – Una ragazza britannica di 23 anni ha ottenuto 20mila sterline (pari a circa 30mila euro) di risarcimento danni per essere stata vittima del bullismo nella scuola elementare pubblica in Galles, che aveva frequentato dai 4 agli 11 anni.

Sophie Amor, questo il nome della ragazza, ha ricevuto il risarcimento per aver subito alla St. Peter’s Church in Wales School, nel paesino di Blaenavon, sette anni di persecuzioni che, sostiene, le hanno rovinato la vita.

“Ogni giorno avevo il terrore di entrare a scuola”, ha raccontato Sophie, che ora è diplomata in Arte, ricordando come i suoi compagni delle elementari la tormentavano, le sputavano addosso, la prendevano in giro perché grassa e la picchiavano, tanto che una volta fu costretta a mettere dei punti intorno all’occhio dopo essere stata sbattuta di proposito per terra.

“Facevo di tutto per scomparire, ma sembrava che tutti mi fissassero, canzonandomi, ridendo di me e puntandomi il dito contro. Non potevo nemmeno camminare nei corridoi senza che qualcuno facesse un commento o sbattesse, di proposito, contro di me”, ha aggiunto la ragazza, che addirittura all’età di nove anni tentò il suicidio con un’overdose di farmaci e all’età di 14 si ritirò da scuola perché le fu diagnosticata la depressione.

“E ora – continua – non esco nemmeno più di casa se vedo che in strada sta passando qualcuno dei ragazzi che mi hanno offeso o malmenato. Quella che sto vivendo non è una vita vera e propria… è un’esistenza e basta. Purtroppo odio questo mio modo di reagire, ma non posso cambiarlo”.

La madre di Sophie, che ha avuto regolari colloqui con il preside e i professori della scuola, ha ammesso di non aver voluto di proposito mai sporgere denuncia, perché pensava che la situazione potesse addirittura peggiorare: “È la cosa più frustrante del mondo – ha spiegato – vedere la propria figlia soffrire, perdersi i migliori anni della giovinezza e non poter nemmeno muovere un dito per fare qualcosa”.

Il comune di Torfaen, al quale fa capo la scuola di Blaenavon, ha comunque negato ogni responsabilità: “La vicenda è stata affrontata dagli assicuratori del Comune, che hanno accordato di pagare 20mila sterline per risolvere la questione e minimizzare i costi. Torfaen – continua – prende sul serio tutti i reclami degli studenti. Ogni scuola del Comune ha adottato vigorose politiche anti-bullismo accompagnate da chiare linee guida da seguire”, ha spiegato un portavoce del sindaco della cittadina gallese.

(21 febbraio 2006)

(Nella foto: Sophie Amor)