Seattle, agenti aggrediscono una detenuta 15enne. Il mio servizio per Sky Tg24



Delle immagini cruente stanno facendo molto discutere. Una ragazzina quindicenne, detenuta con l’accusa di furto d’auto, in segno di protesta tira una scarpa ai suoi carcerieri. Il vice sceriffo Paul Schene, ai primi segni della ribellione da parte della giovane, la prende a calci, la scaraventa prima contro un muro e poi per terra, l’afferra per i capelli mentre un secondo agente, un tirocinante, comincia a picchiarla. Il vice sceriffo si è dichiarato non colpevole e ha riferito di essere intervenuto esclusivamente per auto-difesa.

“Cacche” di cane col microchip

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

A Vercelli schedate tutte le cacche di cane. Ma parliamo anche di sfortuna, di preti incarcerati per strani morsi e di detenuti che ordinano al ristorante

CACCHE DI CANE COL MICROCHIP
La notizia non ha fatto tanto scalpore nel nostro Paese; anzi, è stata ripresa da pochissimi giornali. Ma – come tutte quelle che raccontiamo in questa ormai seguitissima rubrica del “Follini ma Vero” – ha dell’incredibile. A Vercelli, in Piemonte, il sindaco ha annunciato la creazione di un database del Dna di tutti i cani per identificare le cacche che sporcano i marciapiedi e creano tanti problemi ai pedoni e all’arredo urbano. “Se i cartelli e gli avvisi alla popolazione non bastano – ha spiegato l’assessore comunale all’Ambiente Antonio Principe – proveremo con la genetica. Dunque, si inizerà con schedare il Dna di tutti i cani domestici; dopodiché, quando gli addetti alla pulizia urbana troveranno una cacca per terra, la raccoglieranno con uno speciale strumento e la invieranno ad un laboratorio di analisi. Questo analizzerà gli escrementi e – in modo automatico – attraverso il database del Dna potrà risalire ai padroni e multarli. “Ogni test del Dna costerà circa 13 euro – ha aggiunto l’assessore – che saranno pienamente coperti dalle multe che saranno elevate ai contravventori. Chissà che una volta per tutte non riusciremo ad estinguere, a Vercelli come in tante altre città d’Italia, la brutta pratica di non raccogliere gli escrementi dei propri animali. Il genio italico di nuovo all’opera, direte voi? Nient’affatto: l’iniziativa è già stata testata con successo nella cittadina israeliana di Petah Tikva.

PUNTO DA UN CALABRONE, SALE IN AUTO E FINISCE CONTRO UN TIR. MA SI SALVA
La sfiga ci vede benissimo, dice un proverbio. Ma quello che è accaduto ad un agricoltore settantasettenne di San Vittore del Lazio, in provincia di Frosinone, ha dell’incredibile. È stato punto da alcuni calabroni in aperta campagna, è salito in auto per raggiungere la Statale e chiedere aiuto, ma ha perso i sensi ed è finito contro un tir. Salvandosi, fortunatamente. L’uomo è praticamente scampato alla morte per tre volte nel giro di pochi minuti. Mentre stava raccogliendo l’uva, infatti, è stato assalito dai famigerati insetti che lo hanno punto. Così, nel tentativo di mettersi in salvo si è messo alla guida della sua Fiat Punto, ma ha perduto i sensi. L’auto, però, ha continuato la sua marcia, ha attraversato un tratto di strada miracolosamente vuoto finendo nel piazzale di un distributore di benzina. L’utilitaria, a quel punto, si è scontrata contro un tir, che solo per miracolo – di nuovo! – ha evitato lo scontro tra l’auto e le pompe di carburante. Immediatamente soccorso dai sanitari del 118, l’anziano guarirà in trenta giorni. Che c…fortuna!

ANDARE IN PRIGIONE IN EGITTO NON È POI COSì MALE
I prigionieri egiziani saranno in grado di fare ordini al ristorante o al take away. Lo ha deciso il ministero degli Interni del Cairo dopo una prova durata per tutto il mese santo del Ramadan, e che ha riscontrato un ottimo successo tra i detenuti, risollevando loro gli animi. La notizia, riportata dal giornale Al Ahram, sta facendo il giro del mondo. Tra i cibi maggiormente ordinati, nel mese di prova, pizza e kebab. La mossa è stata molto apprezzata dai prigionieri; un po’ meno, invece, dalle organizzazioni che difendono i diritti umani, secondo cui l’amministrazione penitenziaria ha voluto rendere un po’ meno dura la vita nelle più popolose carceri del paese arabo, che sono tra le più invivibili del mondo tra scarsissima polizia, il cibo di pessima qualità e le torture per chi si comporta male.

GERMANIA, PRETE CONDANNATO PER MORSO A GENITALI

Lo so, fa sempre male sentire storie che riguardano i sacerdoti e il sesso. Ma ovviamente, per dovere di cronaca, non potevamo non riportarle. Un prete cattolico è stato condannato a sei mesi con la condizionale da un tribunale di Francoforte per aver morso il pene dell’uomo con cui stava avendo un rapporto sessuale orale. Il religioso, 46 anni, è stato sospeso dall’attività pastorale. Appena arrivato in ospedale ha raccontato di essere stato costretto con la forza all’atto sessuale dall’uomo conosciuto in un locale frequentato da omosessuali dove – indovinate un po’? – il religioso stava cercando di riportare i presenti sulla retta via. Il giudice del tribunale di Francoforte, almeno per il momento, non gli ha creduto e lo ha giudicato colpevole di lesioni fisiche. Per il sacerdote, ordinato nel 1989, tra l’altro, non si trattava della prima volta davanti a un giudice: nel 1995 era stato condannato – pensate – a dodici anni di reclusione per tentato omicidio dopo che in Austria aveva aggredito con un coltello un giovane prostituto.

Stasera parte “Rock in Rebibbia”

Stasera parte su Mtv una nuova produzione Wilder (alla cui pre-produzione ho lavorato nel giugno dello scorso anno): ROCK IN REBIBBIA. Vi consiglio di vederla, è fatta davvero molto bene.


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Di seguito, l’articolo uscito sulla Reuters.

Da domani su Mtv “Rock in Rebibbia”, ma non è il solito reality

ROMA (Reuters) – Diversi in età, provenienza e storia di vita, ma uniti nella musica e nella voglia di imparare: questi gli ingredienti del nuovo programma di Mtv “Rock in Rebibbia”, una serie in nove puntate in cui un gruppo di giovani detenuti del carcere romano di Rebibbia si cimenta nell’esecuzione di brani che hanno segnato la storia del rock.

“Rock In Rebibbia… è il racconto dei tre mesi nei quali il neogruppo rock di musicisti detenuti a Rebibbia con entusiasmo, paura ed emozione, ha seguito le ‘lezioni’ quotidiane dei maestri di musica, ‘allenandosi’, musicalmente e psicologicamente, anche agli incontri con gli artisti italiani”, si legge in un comunicato della popolare emittente dedicata al mondo della musica.

La band è costituita da otto ragazzi tra i 18 e i 42 anni che, dopo aver superato i provini di Mtv, ha potuto confrontarsi con il mondo del rock con l’aiuto di due musicisti che hanno fatto loro da “guida” — Antonio Gramentieri e Denis Valentini — e di nove ospiti d’eccezione, tra cui Alex Britti, Piero Pelù, Max Gazzé, Roy Paci e Negramaro.

Sembrerebbe a prima vista un reality show fra tanti, ma sia gli organizzatori, Mtv e Wilder, che gli stessi funzionari dell’amministrazione penitenziaria che hanno accolto il progetto, hanno più volte sottolineato di aver pensato l’iniziativa come a “un progetto culturale che poi ha una forma televisiva”, che attraverso il piccolo schermo vorrebbe dare una “immagine ragionevole” di ciò che è il vissuto all’interno dell’istituto di pena.

“Abbiamo cercato di raccontare le storie di ognuno senza il codice del reality”, ha precisato un responsabile di Mtv.

“Rock In Rebibbia è il racconto di un’avventura umana e artistica di gruppo, di un particolare spirito di squadra, in cui i singoli devono mettere la propria personalità, la propria storia e il proprio eventuale talento al servizio di una strategia comune”, si legge ancora nel comunicato dell’emittente.

“Io sono sempre stato contrario alla strumentalizzazione della vita delle persone in carcere”, ha detto il vicedirettore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Emilio Di Somma, aggiungendo che questa attività potrebbe invece avere un ruolo formativo spendibile in un futuro reinserimento in società dei detenuti, anche a livello professionale.

A prova del successo dell’iniziativa “Rock In Rebibbia”, ci sono poi le testimonianze di coloro che vi partecipano, primi fra tutti i componenti della band, alcuni dei quali hanno evidenziato che “un regalo così non me lo aveva mai fatto nessuno”.

“L’esperienza che ho vissuto qui dentro mi ha portato un pezzetto di libertà”, ha detto Matteo, 27 anni, batterista del gruppo, che ha aggiunto di desiderare che “le persone capiscano che noi non siamo solo i reati che abbiamo commesso, ma siamo persone che soffrono, che vivono, che stanno bene tra loro”.

Il programma andrà in onda tutti i giovedì alle 21 a partire da domani ed è stato realizzato da Mtv in collaborazione con l’agenzia Wilder.