“Come mai i fatti accadono sempre dove noi non siamo?”

Ieri alla Festa della Fiom a Bologna “Tutti in piedi, entra il lavoro!” mi ha colpito particolarmente l’intervento della giornalista del Tg1 Elisa Anzaldo. Che, con molta ironia, spiega che ultimamente le troupe del telegiornale dove lavora si trovano sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato. Il video è un po’ lungo ma consiglio di vederlo fino in fondo.

Continua a leggere “Come mai i fatti accadono sempre dove noi non siamo?”

Omologhi cinesi

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per l’editoria, Paolo Bonaiuti, ha incontrato il 24 ottobre a Roma, presso il dipartimento dell’Editoria, il presidente Wang Chen, ministro della stampa del Governo cinese. Cosa si saranno detti? Tutti lo pensano, nessuno ha pubblicato la notizia. E noi dello Stivale lo facciamo a modo nostro.

La Cina blocca anche Sourceforge.net

→ D@di per Downloadblog.it

Gli sviluppatori cinesi ieri si sono svegliati con una brutta notizia: Sourceforge.net, il più grande archivio online di codici, progetti e applicazioni open-source, sembra essere da diverse ore bloccato in gran parte del Paese. La causa del blocco potrebbero essere le numerose proteste contro il governo cinese all’alba delle Olimpiadi che, come sapete, inizieranno l’8 agosto.

Ma cosa c’entra Sourceforge.net? C’entra poco in realtà, e come spesso accade si è fatto di tutta l’erba un fascio: il gruppo di programmatori che sta dietro a uno dei più grandi progetti, Notepad++, è capofila, come si legge anche nella home-page, di una campagna volta a boicottare la Cina e le Olimpiadi di Pechino.

“Non si tratta – ha spiegato lo sviluppatore capo – di una protesta contro i cinesi, ma contro il governo cinese e la sua politica repressiva nei confronti del popolo tibetano”. Intanto, però, da Pechino è stato deciso di censurare tutto l’enorme archivio, bloccando così, di fatto, il lavoro di tanti programmatori cinesi.

La Cina non garantisce che internet sarà “completamente aperta” durante i giorni delle Olimpiadi

→ D@di per Geekissimo.com

Ci ritroviamo spesso a parlare di Cina, diritti umani e connessioni a internet. Come sapete in Cina è in azione una forte repressione nei confronti di blog e servizi “social” e Web 2.0 per evitare che dissidenti o esponenti politici dell’opposizione parlino male del governo su internet. In particolare oggi ci occupiamo di Olimpiadi, che si svolgeranno proprio il prossimo agosto a Pechino.

Secondo quanto riferito dal ministero della Tecnologia cinese, il Paese non garantirà lo stop alla censura nei giorni delle Olimpiadi, pur rassicurando tutti i giornalisti e reporter che saranno presenti alla manifestazione che i loro computer e le reti messe a loro disposizione funzioneranno correttamente. Insomma, tutto sembra andare verso una direzione: la censura non si arresterà e probabilmente solo gli uffici destinati agli operatori dell’informazione (in teoria) non saranno schermati.

“La Cina – ha spiegato il ministro della Tecnologia, Wan Gang – è sempre molto cauta quando si parla di internet. Non abbiamo ancora informazioni chiare su queli siti saranno chiusi o oscurati, ma il nostro primo dovere è quello di preservare l’integrità dei giovani“. Le dichiarazioni arrivano un mese dopo che il Comitato Olimpico internazionale ha chiesto alla Cina di lasciare liberi il più possibile i giornalisti di girare e documentare i giochi in maniera piena.

Tra l’altro, tra le richieste del Cio c’era proprio la temporanea sospensione del Great Firewall of China, il “Grande Fratello” che controlla l’accesso dei cinesi ai siti internet. In realtà – aggiungiamo noi – il fatto che la Cina voglia continuare, anche durante i Giochi, a schermare i siti che oltraggiano la pubblica decenza non è un buon fattore: chi può dire quali siti oltraggiano la decenza? La definizione è in effetti troppo vaga. Staremo a vedere, mancano ormai pochi mesi.

E ora la Cina se la prende pure con le mappe online

→ D@di per Downloadblog.it

Non bastano le denunce e gli articoli dei blogger e giornalisti di tutto il mondo contro la censura cinese e le grandi chiusure condite da piccole aperture, da parte del governo di Pechino, nei confronti di internet e dell’occidente. Questa volta la Cina se la prende, addirittura, con i servizi di mappe online.

Per preservare l’integrità del Paese e i segreti di stato, infatti, il governo di Pechino ha annunciato di aver aperto un’inchiesta nei confronti di Google e Sohu, titolari di due tra i più importanti siti di mappe online.

Secondo quanto riferito da Min Yiren, vice capo dell’Ufficio statale per la mappatura e i sondaggi, le autorità vogliono eliminare le mappe online che disegnano in modo errato i confini cinesi o che rivelino segreti militari. Secondo fonti governative, l’inchiesta, iniziata in aprile, continuerà almeno fino alla fine dell’anno.

Secondo Min ci sarebbero cinque principali aree d’interesse all’interno delle quali bisognerebbero rivedere i confini statali e soprattutto dalle quali bisognerebbe eliminare i territori contesi: tra questi Taiwan, le isole Spratyls e Paracels nel Mar cinese meridionale e le isole Diaoyu, nel Mar cinese orientale.

Addirittura, secondo il governo cinese ci sarebbero, addirittura, oltre diecimila servizi illegali di mappe online che andrebbero adeguate al volere di Pechino.

Cuba, vanno in vendita i primi computer domestici legali

→ D@di per Geekissimo.com

Pur rimanendo un pressoché totale controllo sulle comunicazioni via internet, Cuba ha dato il via alla possibilità, per le famiglie, di acquistare un personal computer. Cosa fino ad ora proibita. La decisione è stata presa dal presidente Raoul Castro e fa parte di un pacchetto di beni di consumo che da ora in poi saranno liberi.

E così da qualche giorno i centri commerciali sono presi d’assalto da cubani interessati all’acquisto, oltre che dei computer, anche di telefoni cellulari e lettori DVD. Unico problema, il prezzo: i computer, infatti, costano in media 800 dollari in un paese dove il salario medio è di circa 20 dollari al mese. La maggior parte di coloro che si dicono interessati all’acquisto hanno però dimostrato di poter pagare in quanto riescono a ricevere mensilmente delle quote extra, soprattutto da parenti che vivono all’estero.

Ora che i computer sono arrivati c’è però un altro scoglio da superare: quello della connessione a internet. Questa, infatti, è consentita solamente in alcuni luoghi di lavoro, scuole e università. Secondo il governo ci sono problemi tecnici di connessione ai grandi cavi sottomarini in fibra ottica a causa dell’embargo da parte degli Stati Uniti.

Attualmente tutte le comunicazioni avvengono via satellite, che ha un’ampiezza di banda più limitata ed è più costoso. Una nuova possibilità potrebbe invece arrivare da un cavo sottomarino che il presidente venezuelano Hugo Chavez (alleato di Cuba e critico nei confronti degli Stati Uniti) sta costruendo sotto il mar dei Caraibi. Non è chiaro, in ogni caso, se – una volta completata l’interconnessione – le autorità faranno cadere il bando anche all’utilizzo di internet.

Internet, nonostante la censura i navigatori cinesi sorpassano quelli americani

→ D@di per Downloadblog.it

Incredibile ma vero, la notizia sta facendo in queste ore il giro del mondo. Gli utenti internet cinesi hanno appena sorpassato quelli degli Stati Uniti, facendo diventare la Cina il paese con il maggior numero di internet users al mondo.

Ad affermarlo, l’agenzia di stampa “Nuova Cina”, secondo cui i navigatori cinesi della rete sono ad oggi 221 milioni, contro i 215 milioni di americani connessi. Un boom che però, se si guarda al rapporto con la popolazione totale, rimane molto al di sotto della media mondiale: secondo le ultime statistiche, che si riferiscono al 2007, in media in ogni paese è collegato il 19,1 per cento della popolazione, contro il 16 per cento della Cina.

Ricordiamo che Pechino, già sotto l’occhio del ciclone internazionale per via dei diritti umani spesso negati, sottopone quotidianamente la rete a una rigida censura, nella quale sono impegnati oltre trentamila esperti governativi. Tra i siti più censurati, la maggior parte ricade nella categoria dei “politicamente pericolosi”, come quelli dei dissidenti in esilio e dei mezzi d’informazione occidentali.

La Russia richiederà una registrazione per utilizzare le linee wi-fi

→ D@di per Geekissimo.com

Brutte notizie per chi, per lavoro o piacere, si reca in Russia e porta con sé il proprio computer portatile o telefonino in grado di collegarsi alle reti Wi-Fi. Secondo la nuova agenzia governativa Rossvyazokhrankultura (”servizio russo per la protezione culturale, i mass media e le comunicazioni”) chiunque vorrà creare una linea Wi-Fi (in casa come in un café) dovrà registrare il proprio hot-spot.

Non è tutto: gli utenti devono registrare ogni apparecchio elettronico che utilizza le frequenze delle comunicazioni Wi-Fi; quindi non solo dovranno essere registrati i modem e i router, ma anche tutti i computer, i Pda e gli smartphone che entrano nel paese. La registrazione permetterà l’utilizzo dell’apparecchio solo all’utente che ne farà richiesta.

La registrazione di ogni apparecchio personale dovrebbe essere evasa in circa dieci giorni lavorativi (incredibile!) ma la registrazione di un hotspot (incluse le reti domestiche come quelle che abbiamo a casa tutti noi) sarà più complicata e richiederà la presentazione di alcuni documenti e di non meglio dichiarate “certificazioni tecnologiche”. Se, poi, la rete si trova a Mosca o San Pietroburgo, ci vorrà anche un’ulteriore approvazione da parte di due agenzie federali.

Le regole sono state introdotte, spiegano da Rossvyazokhrankultura, non per limitare la connessione a internet degli utenti e degli stranieri (speriamo!) ma piuttosto per rinforzare la lotta alla criminalità informatica e migliorare l’immagine della Russia: secondo Sophos il paese è una superpotenza dello spam, seconda solo agli Stati Uniti, ma anche patria di virus e malware. Una sola domanda: chi controllerà se l’apparecchio col quale ci stiamo collegando a internet magari dall’albergo in cui ci troviamo è regolarmente registrato all’ente governativo?

Germania, ebrei denunciano Google e YouTube

→ D@di per Downloadblog.it

Il Consiglio centrale degli ebrei di Germania ha deciso di ricorrere in tribunale contro Google, “che – spiega il segretario generale dell’organizzazione, Stephan Kramer – attraverso la sua succursale YouTube è diventato complice di chi promuove odio razziale e discriminazione”.

La decisione è avvenuta dopo l’ennesima scoperta, da parte del gruppo che difende i diritti degli ebrei, di un video in cui veniva mostrata una foto data alle fiamme del defunto presidente del Consiglio centrale degli ebrei di Germania, Paul Spiegel, su uno sfondo di svastiche.

Secondo l’accusa, inoltre, gli ambienti di destra usano ampiamente YouTube, mentre non si capisce se i gestori abbiano deciso di fare qualcosa contro questo abuso. Google, da parte sua, si difende: Kay Oberbeck, portavoce di Big G ad Amburgo, ha respinto le accuse, assicurando: “Siamo consapevoli delle nostre responsabilità”.

Non è la prima volta che sentiamo notizie simili, di violazione dei diritti di gruppi politici o religiosi. I gestori di YouTube si difendono spiegando di fare il possibile per evitare che determinati video vadano online, ma in effetti un controllo massiccio su ogni video è praticamente impossibile.

Che ne pensate? Secondo voi Google dovrebbe aumentare il controllo sui videoclip mandati in rete, o poi, di conseguenza, ci troveremmo di fronte a una censura vera e propria?

Viva la libertà di espressione: riapre Wikileaks

→ D@di per Geekissimo.com

Ne avevamo parlato proprio qualche giorno fa: un giudice statunitense aveva creato molto scalpore dopo la decisione di chiudere il sito Wikileaks, specializzato nella pubblicazione di notizie riservate e fughe di notizie. Ebbene, la novità è che un giudice federale ha ribaltato la decisione, e consentirà al sito statunitense di riaprire a tutti gli effetti.

La decisione – ricordate? – era stata accompagnata da un grande scalpore per chi parlava di diritti violati e libertà di stampa e di opinione calpestata. E durante il dibattimento (che è durato oltre tre ore) proprio chi si appellava al primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti è stato premiato: il giudice, infatti, ha pensato proprio al primo emendamento per giusitificare la propria decisione, spiegando che le misure intraprese non erano “costituzionalmente adeguate”.

Wikileaks, che prima era raggiungibile solo attraverso server fuori dagli Stati Uniti, ha da poche ore riottenuto indietro anche il dominio principale, il .org. A loro volta, gli avvocati della banca svizzera Julius Baer, che avevano citato in giudizio Wikileaks, hanno spiegato che esiste già un precedente del genere, nel quale il primo emendamento non era stato giudicato calpestato: alcuni anni fa la Corte suprema americana aveva infatti punito la messa in onda da parte di una radio locale di un’intercettazione telefonica.

In ogni caso, si tratta a mio avviso (almeno per ora, se la decisione non verrà di nuovo ribaltata) di un’importante vittoria che creerà sicuramente un importante precedente. Come avevate già scritto nei commenti, è impossibile tornare indietro di secoli: il giornalismo d’inchiesta, negli Stati Uniti come anche nel nostro Paese, deve continuare a poter denunciare le malefatte dei potenti , anche e soprattutto online.

La censura pakistana manda in tilt YouTube in mezzo mondo

→ D@di per Downloadblog.it

YouTube in tilt per diverse ore, ieri, “per colpa”, se così si può dire, della censura del governo pakistano. Il governo di Islamabad, infatti, nel tentativo di bloccare l’accesso al pià famoso sito di video-sharing avrebbe provocato addirittura un blackout praticamente globale di oltre due ore.

Come? Secondo una prima ricostruzione, il provider internet pakistano Pccw e l’azienda Pakistan Telecom, per evitare che la gente si collegasse a YouTube hanno reindirizzato tutti i protocolli internet di YouTube verso indirizzi Ip non validi.

“Abbiamo determinato che il problema ha avuto origine in Pakistan – si legge nel comunicato diffuso da Google – e stiamo indagando e lavorando con altri nella comunità internet per far sì che ciò non accada più”.

La decisione del governo pakistano di bloccare l’accesso a YouTube deriverebbe, tra le altre cose, dalla presenza sui server delle vignette satiriche danesi sul profeta Maometto che, lo ricorderete tutti, provocarono un’accesa reazione alcuni anni fa da parte di tutto il mondo musulmano.

Un giudice americano impone la chiusura di Wikileaks, famoso sito che ospita fughe di notizie

→ D@di per Geekissimo.com

Un giudice federale di San Francisco, Jeffrey White la Dynadot, ha decretato la chiusura immediata di Wikileaks, sito americano molto famoso perché alimentato quasi esclusivamente da fughe di notizie. La società che ne possiede il dominio, però, ha deciso di fare appello in quanto non sarebbe stato ripettato il Primo emendamento della Costituzione americana, quello che regola la libertà di espressione.

Il sito era diventato famoso qualche tempo fa per aver pubblicato (grazie a una fuga di notizie) le regole d’ingaggio dei militari americani in Iraq e il manuale destinato alle guardie del carcere di Guantanamo, a Cuba. Il caso che ha però portato alla chiusura del sito è legato alla denuncia da parte di una banca delle isole Cayman, la “Juluis Baer Bank and Trust”, che si è vista pubblicare online delle accuse parecchio pesanti.

Da queste accuse emerge molto chiaramente il modo utilizzato dalla banca per riciclare il denaro sporco e frodare il fisco. Dall’istituto di credito sono convinti che il materiale confidenziale sia stato fornito a Wikileaks da un dipendente che voleva vendicarsi di un pessimo trattamento sul lavoro da parte dei suoi superiori. Al momento è ancora possibile accedere al sito tramite i domini .be, .de e .cx, non registrati dalla società colpita dalla sentenza di San Francisco.

Capita spesso di apprendere notizie del genere, sia in Italia che all’estero. Cosa ne pensate? Pensate che l’informazione su internet debba essere libera da ogni censura e da ogni controllo, oppure debba essere sottoposta a tutte le “normali” regole della comunicazione? E a quale giurisdizione, secondo voi, si dovrebbe attenere?

La censura cinese sferra il colpo più duro contro i video online

→ D@di per Geekissimo.com

La Cina, purtroppo, torna a far parlare di sé sull’argomento della censura online e sul diritto di parola. Una nuova legge emanata dal ministero dell’Informazione che entrerà in vigore il prossimo 31 gennaio, infatti, aumenterà al massimo livello la censura nei confronti dei video pubblicati in rete, permettendo solo ai siti Web di proprietà statale di poter “postare” online i video. La legge, in particolare, sarà valida per tutti i siti di video-hosting, anche quelli regolarmente registrati a Pechino, che – immagino – saranno costretti a chiudere i battenti.

Sarà forse una casualità, ma l’ordinanza è stata emanata appena una settimana dopo che un video postato in rete ha causato un vero e proprio scandalo nel Paese: nelle immagini, che hanno fatto il giro del mondo, la moglie di un popolare presentatore televisivo parlava “liberamente” delle corna che il marito le metteva puntualmente con altre donne. E così, i network di proprietà statale (o con lo stato come proprietario principale) saranno i soli che potranno inserire nuovi video in rete, con “l’unico” limite di non inserire immagini che possano “alterare l’ordine sociale” (principale capo d’imputazione con il quale si suole accusare dissidenti e voci contrarie a quelle governative).

Inoltre, saranno anche proibiti anche i video che vanno contro la Costituzione e pregiudichino l’unità nazionale, la sovranità e l’integrità territoriale, nonché quelli che rivelano segreti di stato, pregiudichino la sicurezza o vadano contro la fama e ciò che è conveniente allo Stato. I permessi per i network e gli altri siti statali o para-statali avranno la durata di tre anni, e potranno anche non essere rinnovati.

La legge entra pienamente a far parte dei provvedimenti che il governo cinese sta mettendo in atto “a favore della cultura e del progresso della società, dell’armonia, del servizio pubblico e del socialismo”. Resta, in ogni caso, paradossale il fatto che la Cina, con oltre 180 milioni di internauti e con gli occhi del mondo puntati addosso (soprattutto quest’anno con il boom economico e le Olimpiadi), continui a operare una strettissima censura e a mettere sotto silenzio tutte le voci difformi da quella del potere.

L’Australia applicherà i bollini tipici del rating dei film anche ai contenuti Web

D@di per Downloadblog.it

L’Australia ha preso un’importante decisione per regolare l’accesso dei più giovani ai contenuti del Web.

Il governo, infatti, ha deciso che dal 20 gennaio prossimo tutti coloro che pubblicano siti in Australia dovranno auto-classificare il proprio sito secondo il rating già previsto per videogiochi e film, dall’X18+ (contenuti di sesso esplicito) passando per PG (bambini accompagnati dai genitori) fino a il classico bollino verde G (general audience).

Per quanto riguarda l’accesso ai siti vietati ai minori, gli adulti dovranno provare la propria identità fornendo un numero di carta di credito o una firma digitale.

Cosa ne pensate della decisione? Siete d’accordo con la decisione australiana, oppure pensate che sia troppo esagerata o inutile?

Twitter “bannato” negli Emirati Arabi Uniti

D@di per Geekissimo.com

Twitter? È un fenomeno talmente in ascesa che ormai è entrato a far parte dei siti e dei servizi Web temuti dai governi che limitano la libertà di opinione. Gli Emirati Arabi Uniti, infatti, ne hanno vietato l’accesso ai propri residenti, che da ora in poi non saranno più in grado né di inserire i propri “tweet”, né di vedere quelli degli altri.

Accedendo a Twitter, infatti, si legge un cartello che spiega:

“Ci dispiace, il sito che stai cercando di visitare è stato bloccato a causa dei suoi contenuto, che non sono in linea con i valori religiosi, culturali, politici e morali degli Emirati Arabi Uniti. Se pensi che questo sito non dovrebbe essere bloccato, visita per favore il Feedback Form disponibile sul nostro sito”.

Ovviamente, immagino che i commenti di protesta siano migliaia… ma vengono davvero letti uno per uno? O vanno a finire in una casella di posta fasulla?

Ormai la limitazione d’accesso a determinati siti da parte di alcuni governi – lo dico provocatoriamente – segna il successo del sito stesso, che diventa così un fenomeno planetario. Twitter, questa la motivazione della chiusura negli Emirati Arabi, con la sua libertà di parola e di pensiero è diventato uno strumento tale da poter creare una massa critica.

Tra gli altri servizi che vengono spesso “bannati” al primo posto c’è YouTube (Cina, Thailandia, Marocco, e così via), seguito a poca distanza da MySpace e Facebook.