Expert, gli esperti siamo noi (in fregature) (aggiornato)

ARTICOLO AGGIORNATO, VEDI SOTTO

Avete mai sentito alla radio la pubblicità delle offerte di “Expert”, la catena di negozi di tecnologia e informatica?

A fine novembre è stata molto pubblicizzata un’offerta apparentemente mozzafiato. Fotocamera reflex digitale Canon Eos 400d + obiettivo 18/55 (macchinetta per cui stavo già comparando i prezzi nei diversi punti vendita di Roma) a 399 euro. Basti pensare che negli altri negozi costa almeno cento euro di più. Inizio a chiamare tutti i negozi Expert di Roma, ma da tutti la stessa risposta: quest’offerta non l’abbiamo mai avuta, avevamo solo tre pezzi e sono finiti, e così via. Poi la speranza: in un negozio è possibile ordinarla. Mi raccomando, dico io dando al solerte cassiere l’acconto di cento euro, è un regalo di Natale e vorrei riceverlo entro il 24. Era l’inizio di dicembre. Passano i giorni, ma niente. Poi, ieri, la telefonata: ci dispiace tanto, ma in nessun deposito d’Italia è disponibile la fotocamera.

L’offerta, tra l’altro, continua ad apparire in tutto il suo splendore sul sito di Expert. Ma in realtà è fasulla! Bella fregatura! Ovviamente non andrò mai più a comprare nulla in un punto vendita Expert.

Expert, gli esperti siamo noi (in fregature, però).

AGGIORNAMENTO (10.49): Un gentilissimo capo-area della Expert mi ha appena contattato per spiegarmi i motivi dell’accaduto e per ringraziarmi per la segnalazione. Un bel gesto che non mi aspettavo.

Scandalo del latte contaminato in Cina, allarme in tutto il mondo

Il mio servizio di oggi su Sky Tg24.

Si è dimesso, con il consenso del governo di Pechino, il responsabile incaricato del controllo di qualità alimentare, Li Changjiang. Secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero della Sanità cinese, oltre 53mila bambini sarebbero stati sottoposti a cure mediche dopo aver consumato latte in polvere contaminato da melamina. Di questi, quattro hanno perso la vita, 13mila si sono intossicati e sono ricoverati in ospedale, di cui 104 in gravi condizioni. In Europa non ci sarebbe nulla da temere perché le frontiere sono chiuse dal 2002 alle importazioni di latte e prodotti lattiero-caseari cinesi.

eBay, gli italiani comprano sempre di più dagli Stati Uniti (ma sempre di più, dagli Stati Uniti non si spedisce in Italia)

→ D@di per Geekissimo.com

Sembra davvero un controsenso, ma c’è poco da scherzare. Gli italiani che frequentano eBay acquistano sempre di più da venditori presenti negli Stati Uniti, anche se i venditori d’oltreoceano si fidano sempre meno delle nostre Poste, tant’è che molti vendono i propri oggetti con la clausola “non inviamo in Italia”. Partiamo dai dati, innanzitutto. Secondo eBay, nei primi tre mesi dell’anno gli italiani hanno acquistato dagli Stati Uniti quasi 700mila oggetti, con una crescita del 18 per cento rispetto allo scorso anno.

Gli italiani dagli Usa acquistano soprattutto attrezzature sportive (+63 per cento), accessori e ricambi per autovetture (+56 per cento) seguiti da strumenti e forniture per ufficio e fotografia (+47 e +44 per cento). Va bene anche il settore degli strumenti musicali, con il 42 per cento in più. Per quanto riguarda la spesa, i quasi 150mila italiani che hanno acquistato tramite eBay oggetti dagli Stati Uniti, sempre tra gennaio e marzo del 2008, hanno speso in media 56 dollari (l’equivalente di circa 36 euro) per ogni acquisto. Ma andiamo a vedere, invece, le note negative.

Come ha dimostrato un’inchiesta di Repubblica la scorsa settimana, “siamo considerati la pecora nera mondiale del commercio elettronico” a causa del nostro sistema postale. La clausola “non spediamo in Italia” sarebbe presente su oltre 37mila inserzioni; tantissime, se comparate a quelle che non spediscono in Francia (3mila), Spagna (700) e Inghilterra (”quasi nessuna”). E addirittura, secondo alcuni utenti il tasso di insuccesso (cioè, il numero di oggetti che effettivamente non arrivano a destinazione) sarebbe quasi pari al cinquanta per cento.

Insomma: come sempre non ci facciamo una bella figura in campo internazionale, e ancora una volta per colpa del nostro carente sistema postale. E a fronte di migliaia di oggetti acquistati ogni mese, poi ci dobbiamo sentir dire che gli altri non si fidano di noi. Che ne pensate? Vi siete mai imbattuti in situazioni del genere? E come vi siete comportati? Avete cercato di convincere il venditore, o non c’è stato nulla da fare?

Le reliquie di San Vincenzo, la spazzatura di Napoli e i vostri acquisti più “pazzi” su eBay

→ D@di per Geekissimo.com

Avete mai acquistato un oggetto particolarmente strano su eBay? La domanda potrebbe sembrare abbastanza banale, ma leggendo certe notizie probabilmente non lo è. L’Osservatorio di Telefono Antiplagio ha infatti denunciato al Vaticano il grosso commercio (illegale, ovviamente) di tutta una serie di reliquie dei santi (dalle ciocche di capelli di Santa Teresa di Gesù Bambino a un brandello della tunica di Santa Rita da Cascia, da un frammento osseo di Padre Pio al “Kit Sant’Ignazio”).

Non stiamo parlando di “falsi” (che pure ce ne sono tanti), ma di un vero giro d’affari illegale di reliquie trafugate da chiese sperdute, tombe o siti archeologici. I vertici di eBay assicurano di essere a conoscenza del problema e di aver allestito “una task-force di esperti per bloccare questo commercio”. Anche se, almeno questa mattina, scrivendo “reliquie” nel campo di ricerca si continua a trovare davvero di tutto.

Ovviamente non sono solo le reliquie ad essere oggetti molto gettonati su eBay. Che dire della spazzatura napoletana, messa in vendita da un “buontempone” per portare nel mondo intero (come se ce ne fosse bisogno) il problema rifiuti in Campania? E che dire – ancora – di quelli che vendono bottiglie con l’aria di Roma o di Venezia, o di quelli che scrivono su un foglietto di donare la propria anima in cambio di quache Euro?

Tutti oggetti che apparentemente nessuno comprerebbe. E invece vengono comprati, e come!. Per questo arrivo alla mia domanda: avete mai comprato oggetti molto particolari su eBay o su altri siti di compravendita online? E quali sono gli oggetti più strani nei quali vi siete imbattuti? Fatemi sapere nei commenti che poi stiliamo una bella classifica delle migliori stranezze. Intanto mi vado a ordinare un bel “Kit Sant’Ignazio”.

Pronti i soldi per finanziare il commercio

da REPUBBLICA BARI – pag. VI

Destinati ai negozi delle periferie

di DANIELE SEMERARO

Nuove opportunità in arrivo per chi vuole aprire o ristrutturare un´attività commerciale. Il ripartimento per lo Sviluppo economico del Comune ha pubblicato ieri un bando «per l´insediamento in ambito urbano di nuovi esercizi commerciali e ristrutturazione di quelli esistenti promossi da microimprese con meno di dieci addetti e con fatturato annuo non superiore a 2 milioni». Le attività finanziabili, si legge nel bando, sono «gli esercizi commerciali di vendita al dettaglio, pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e rivendite di quotidiani e periodici».

I servizi dovranno essere localizzati nelle aree San Paolo-Stanic e Carbonara-Ceglie-Loseto. «Si tratta – spiega l´assessore al Commercio Sergio Ventrella – di aree-bersaglio individuate dal Comune». Per essere ammissibili, gli interventi dovranno riguardare ristrutturazioni e ampliamento di preesistenti o nuovi esercizi. Tra le spese finanziabili, opere murarie, impianti igienico-sanitari, elettrici, di allarme, di areazione e interventi orientati alla sicurezza dei lavoratori. L´ammontare complessivo delle risorse è pari a 923mila e 54 euro (suddivisi a metà tra II e IV circoscrizione); il contributo del Comune sarà di 25mila euro. «I fondi – aggiunge Ventrella – sono destinati principalmente a bar, pub e ristoranti. Ci aspettiamo in un boom di richieste, sappiamo che ci sono molte zone appetibili, come il nuovo San Paolo».

Rinascente, in arrivo gli svedesi

da REPUBBLICA BARI – pag. IV

Venduta la licenza: forse resta un centro commerciale
Confermate le indiscrezioni del fine settimana: da metà gennaio il negozio chiude
Dipendenti in sciopero, sindacati mobilitati: “Non siamo stati avvertiti”

di DANIELE SEMERARO

Dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, la notizia è ora ufficiale: entro il 15 gennaio la Rinascente di via Sparano chiuderà. La conferma è arrivata ieri mattina, durante una riunione tra i vertici dell´azienda, organizzazioni sindacali e lavoratori, che proprio per la giornata di ieri avevano indetto uno sciopero di quattro ore che ha paralizzato l´attività di vendita. Una riunione che, oltre ad aver lasciato tutti scontenti, ha lasciato anche molti dubbi aperti.

«All´inizio – racconta Nino Morgese, segretario provinciale di Cgil-Filcams – amministratore delegato e direttore del personale giravano intorno al problema. Poi, a precisa domanda, hanno effettivamente confermato l´intenzione di chiudere il grande magazzino. La notizia – continua – ci ha lasciato sgomenti, perché c´era un piano di rilancio e ristrutturazione ben preciso, che sarebbe durato cinque anni e che prevedeva la ricerca di spazi maggiori. Purtroppo negozi di cinquemila metri quadri a Bari non esistono, e dopo soli nove mesi si sono arresi». Non è tutto, però: «L´altra stranezza – continua Morgese – è che la Rinascente ha aggiunto di aver venduto lo stabile e con esso anche la licenza commerciale. È assurdo, perché avrebbero dovuto informare sindacati e lavoratori. Inoltre, non hanno voluto rispondere alla nostra richiesta di sapere chi ha comprato l´immobile. “Non me lo ricordo”, ha detto l´amministratore Radice».

Dal punto di vista dei lavoratori, la notizia non è completamente negativa, perché se al posto della Rinascente aprisse un´altra attività commerciale simile, a norma di legge questi potrebbero essere riassorbiti: «Non siamo innamorati – continua – del nome Rinascente, e siamo pronti a lavorare anche per altri e spero che il Comune ci aiuti». «Venerdì 8 – aggiunge Domenico Ferrigni della Cisl – c´è un incontro a Roma e andremo a sentire, coinvolgendo le organizzazioni sindacali nazionali, cosa ci diranno proprio a proposito della vendita della licenza. Ci devono rispondere ufficialmente. Per adesso siamo proprio in una strada brutta e di conflitto, e se non ci risponderanno saremo costretti ad alzare le barricate».

«Il problema – aggiunge Luciano Zaurito della Uil – è che se ad esempio facessero una banca al posto di un´attività commerciale, allora a quel punto non potremmo fare niente e i nostri lavoratori si troverebbero in mezzo a una strada dall´oggi al domani». In realtà, sul futuro dei locali girano, da tempo, numerose voci: prima si parlava di uno spostamento di Zara (che si vorrebbe ingrandire), poi dell´arrivo in città di Fnac, colosso francese dell´intrattenimento. Ora, ultima notizia in ordine di tempo, si parla dell´arrivo di H&M, catena svedese dell´abbigliamento. Ma, per ora, nessuno conferma. «Venerdì – continua Zaurito – tutto il personale della Rinascente di Bari, forte della solidarietà delle altre filiali, verrà alla riunione di Roma, e per quella data a Bari abbiamo proclamato uno sciopero di otto ore».

Ieri mattina il personale, sorvegliato a vista da Digos e Polizia, ha organizzato un piccolo sit-in di protesta in attesa dell´arrivo dei vertici della Rinascente. Poi, una volta entrati in riunione, sono saltate fuori le situazioni più disparate. «Tante ragazze giovani – racconta una dipendente – sono scoppiate in lacrime: molte aspettano un bambino o hanno un mutuo alle spalle; altre sono separate o hanno mariti disoccupati. Se perderanno il lavoro non sapranno cosa fare. Alcune mie colleghe hanno addirittura lasciato il posto di lavoro per cederlo ai propri figli disoccupati, e ora si trovano in questa situazione, è incredibile. E poi c´è un elemento – continua – che spiega come di umano quest´azienda non abbia nulla: alcuni mesi fa, quando ormai tutto era già stato deciso, la direzione ha imposto a molti di noi di comprare le divise nuove a proprie spese. Ora mi chiedo, con quale animo continueremo a lavorare?».