Steve Jobs e i prodotti che funzionano

Ho atteso alcune ore prima di scrivere qualche riga sulla morte di Steve Jobs. Leggere tante pagine e vedere tanti minuti di televisione dedicati alla vicenda mi ha colpito, soprattutto perché molti colleghi hanno voluto insistere sul fatto che i prodotti che Jobs ha contribuito a creare siano belli e alla moda. È evidente che tutto questo non basta e non gli rende onore.

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L’anno della tavoletta

Alcune considerazioni sulla presentazione dell’iPad, la “tavoletta” Apple a metà tra un cellulare e un computer che ha avuto così tanto spazio sui media tradizionali.

Si tratta, per spiegarlo in parole povere, di un computer tablet (una tavoletta, appunto) touchscreen molto simile a un grande iPhone, molto bella dal punto di vista del design e che offre la possibilità di navigare in internet, ricevere posta elettronica, leggere i libri elettronici (e-book) e i giornali in formato digitale, guardare foto e video, ascoltare musica e lavorare ai propri documenti (presentazioni, testi, fogli di calcolo), con una connessione a internet garantita dal Wi-Fi o, per le versioni più costose, dalla connessione alla rete cellulare. I prezzi variano dai 499 agli 829 dollari, a cui vanno aggiunti, per la versione 3G, i costi della navigazione in rete da linea cellulare.

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Il World Wide Web compie 20 anni. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Vent’anni e non dimostrarli affatto. È il World Wide Web, la grande rete mondiale, nata ufficialmente il 13 marzo del 1989. Quel giorno il ricercatore britannico Tim Berners-Lee presentò al Cern di Ginevra un sistema per la distribuzione di dati scientifici basato sugli ipertesti, cioè testi in cui le singole parole potevano essere utilizzate per creare legami con altre pagine. Nella primavera del 1991, i primi test, nel dicembre successivo il primo collegamento con un server al di fuori del Cern.

La musica? Facciamola suonare ai musicisti, più che ai computer

→ D@di per Geekissimo.com

Il titolo del post sembrerebbe provocatorio, ma invece è serissimo. Sappiamo che i computer sono in grado ormai di eseguire ogni tipo di musica ma… il nostro cervello si accorge che la musica la sta suonando un computer, al posto di una persona in carne ed ossa. È quanto emerge da uno studio dell’università del Sussex, in Inghilterra. I neuroscienziati, in particolare, hanno analizzato le risposte delle onde cerebrali di fronte all’ascolto di un pezzo al pianoforte, suonato prima da un musicista, poi da un computer.

I risultati sono abbastanza sorprendenti: ci si emoziona molto di più ascoltando gli accordi del “vero” pianista, anche se poi all’orecchio non allenato musicalmente le due esecuzioni sembrano apparentemente identiche. Tra l’altro, il test è stato effettuato proprio su ascoltatori non professionisti, cioè gente comune, ovviamente non al corrente di chi stava suonando in quel momento. Analizzando le onde provenienti dagli elettroencefalogrammi emerge che l’attività cerebrale è di gran lunga più attiva nei momenti in cui la musica cambia tonalità o arrivano delle note inaspettate da parte del cervello… ma solo se a suonare è un pianista.

“È stato molto interessante per noi – ha spiegato il capo-progetto – scoprire come le reazioni agli accordi inaspettati fossero estremamente più forti quando si ascolta un vero pianista, e questo dimostra anche che a parità di esecuzione, le note suonate da un essere umano incidono molto sulle emozioni delle persone. La nostra ricerca – continu – dimostra che i musicisti con i loro strumenti trasmettono emozioni a livello psicologico e cerebrale, e questo accade sia per gli ascoltatori allenati che per quelli che non hanno mai ascoltato dall’inizio alla fine un pezzo di musica classica”.

Chissà che, da ora in poi, coloro che si occupano degli arrangiamenti di musica leggera non ricomincino a far suonare gli strumenti ai musicisti, piuttosto che utilizzare – cosa che si fa ora soprattutto per risparmiare soldi – strumenti sintetizzati dal computer. Avete mai avuto una reazione simile all’ascolto della musica?

Internet, situazione disastrosa in Italia: siamo il fanalino di coda dell’Europa e il 56% non utilizza la Rete

La pessima situazione economico-politico-culturale in cui versa il nostro paese ormai da diversi anni sta incidendo anche – non poteva non essere così – sullo scarso livello di avanzamento tecnologico, che ci porta, dati alla mano, ad essere in ritardo sulla media dell’Europa a 27 anche sull’utilizzo dei servizi online. È quanto merge dal rapporto annuale dell’Assiform (l’Associazione italiana dell’Information Technology), in cui si sottolinea, però, che l’Italia, nonostante i ritardi, “è in compenso seconda in Europa quanto a quota di popolazione con elevate capacità di utilizzare internet: il 9 per cento, subito sotto la Francia (12 per cento) e sopra la media europea (8 per cento).

Ma parliamo delle brutte notizie: nella Pubblica Amministrazione, ad esempio, la rete viene utilizzata al 17 per cento, a fronte di una media europea del 30 per cento (siamo, quindi, sotto e di molto!), con un gradimento dei cittadini in diminuzione per quanto riguarda i servizi offerti in rete. La situazione non è migliore se si guarda al mercato: l’internet banking è utilizzato solamente dal 12 per cento della popolazione, rispetto al 25 per cento della media europea; l’e-commerce sviluppa il 2 per cento del totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea viaggia a quota 11 per cento (ma qui lo sappiamo qual è il problema, e ne abbiamo più volte parlato: spesso i beni acquistati non arrivano a destinazione!).

Infine, la percentuale di popolazione che non usa internet, pari al 56 per cento, è la più alta, portando così l’Italia ad essere fanalino di coda, di fronte a una media europea del 40 per cento. “Questa fotografia dell’Italia – spiega il presidente dell’Assinform Ennio Lucarelli – esprime il grave ritardo d’innovazione in cui ci troviamo rispetto ai nostri partner europei, ma anche le potenzialità inespresse che ci caratterizzano. Da una parte – continua – vi sono il progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non all’altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e dai vantaggi dei servizi internet; dall’altra, l’emergere di una consistente parte della popolazione fortemente attratta dalle nuove tecnologie”.

Il processo di digitalizzazione del Paese, dunque, starebbe avanzando in modo frammentario e discontinuo, privo di una politica economica capace di puntare sull’information technology in termini strategici, come invece è avvenuto e avviene in altri Paesi. Che ne pensate? Qual è la situazione nella vostra città, nella vostra azienda o nella vostra famiglia? Potete portare degli esempi che confermano l’ipotesi dello studio dell’Assinform, o che invece la contraddicono?

Come saranno fatti i computer del futuro? Probabilmente avranno microchip chimici, magnetici o ottici

→ D@di per Geekissimo.com

Come saranno i computer del futuro? Di quali materiali saranno costruiti? E quanto saranno veloci? Capita che ci poniamo spesso questa domanda, pensando agli anni a venire. Ebbene: alcune ricerche ultimamente pubblicate stanno dando luogo a un lungo dibattito nella comunità scientifica, perché pare davvero che nel giro di qualche decennio i microchip (che regolano la vita di tutti i nostri sistemi elettronici) potranno essere magnetici, chimici o ottici. Secondo la legge di Moore, il numero di transistor in un chip raddoppia ogni 18 mesi, e di pari passo vanno le prestazioni di un computer. Questa equazione, però, sta per raggiungere i suoi limiti perché la capienza massima dei chip sta per essere raggiunta.

E così, molto presto – addirittura nel giro di un paio di decine di anni – i nostri processori tradizionali fatti di silicio sono destinati completamente a sparire. A favore, ad esempio, dei microchip magnetici. Invece di utilizzare il movimento degli elettroni per elaborare le informazioni, il che dissipa tra l’altro molta energia, c’è chi sta pensando a sfruttare altre caratteristiche degli atomi. Un esempio concreto sono i cosiddetti “computer quantici”, in cui si utilizzano atomi “intrappolati” che variano il loro stato energetico, o quelli “a spin” che utilizzano una particolare proprietà magnetica delle particelle. Questo modo di elaborare le informazioni permetterebbe di effettuare molti più calcoli nella stessa unità di tempo.

Passiamo ora a vedere i microchip chimici, in grado sfruttare diverse caratteristiche di composti per trasmettere le informazioni. Sono allo studio, infatti, molecole che cambiano forma se sottoposte a stimoli particolari, oppure dei calcolatori cosiddetti “metabolici”, che utilizzano reazioni tipiche delle cellule viventi (incredibile!). I primi a entrare sul mercato saranno però i microchip ottici, già presenti in alcune applicazioni industriali.

Invece di muovere le informazioni all’interno di un chip con gli elettroni, gli scienziati hanno scoperto che è possibile utilizzare i fotoni, cioè “pacchetti di luce”, che hanno il vantaggio di essere più veloci e non dissipare calore. Nei modelli ora in costruzione sono ancora gli elettroni a fare i calcoli, mentre i fotoni trasmettono solo i risultati, ma c’è chi sta pensando a computer basati soltanto sulla luce. Unico problema di tutte queste tecnologie che ci fanno sognare? Sono molto, molto più costose di quella al silicio.

“Olivetti” in soffitta, per gli esami (da giornalista) arriva il Pc

Non potevano deciderlo un paio di anni fa? Anche se – ammettiamolo – scrivere e impratichirsi un po’ con la vecchia macchina da scrivere faceva molto Montanelli… Da quanto ho capito da questo comunicato, al candidato che si presenterà per sostenere l’esame scritto dell’Ordine dei Giornalisti verrà fornito un cd-rom (immaginiamo con una distribuzione ad hoc e “live” del sistema operativo Linux) che permetterà al computer solo di scrivere; poi il candidato salverà il proprio lavoro su un’apposita “pennetta” Usb. Non male come sistema. Speriamo solo non s’inceppi :).

(dall’Ansa)

Vecchia macchina da scrivere addio. Il personal computer sostituisce l”Olivetti” di un tempo e rivoluziona, dopo tanta attesa, l’esame per diventare giornalista professionista. Il Consiglio dei ministri ha infatti varato oggi, su proposta del Guardasigilli, Angelino Alfano, il provvedimento che modifica il regolamento della prova scritta e offre ai candidati la possibilità di cimentarsi con lo strumento aggiornato che li accompagnerà per tutta la carriera, siano essi nella redazione di quotidiano o alla radio o, ancora, in tv. L’aumentato numero di aspiranti – ben 816 nella sessione del 31 ottobre scorso – la difficoltà di trovare macchine da scrivere vecchio tipo, da anni fuori produzione, la necessità di adeguarsi a tecnologie diffuse ovunque, sono alla base della scelta di cambiare.

Dalla prossima sessione – sottolinea il ministero in una nota – la commissione consegnerà al candidato il cd-rom con il sistema operativo e la penna usb con il programma, dando modo al candidato di avviare il pc con cui si dovrà presentare all’esame e che potrà essere usato unicamente per scrivere, senza poter essere di supporto alle conoscenze dell’esaminando perché privo di memoria o collegamento alla rete internet. Completata la redazione dei tre testi previsti per lo scritto il candidato consegnerà alla commissione il cd e la penna usb che gli erano state assegnate per consentire di stampare l’elaborato che verrà quindi messo in busta chiusa per non essere in alcun modo riconoscibile prima della correzione.

Cuba, vanno in vendita i primi computer domestici legali

→ D@di per Geekissimo.com

Pur rimanendo un pressoché totale controllo sulle comunicazioni via internet, Cuba ha dato il via alla possibilità, per le famiglie, di acquistare un personal computer. Cosa fino ad ora proibita. La decisione è stata presa dal presidente Raoul Castro e fa parte di un pacchetto di beni di consumo che da ora in poi saranno liberi.

E così da qualche giorno i centri commerciali sono presi d’assalto da cubani interessati all’acquisto, oltre che dei computer, anche di telefoni cellulari e lettori DVD. Unico problema, il prezzo: i computer, infatti, costano in media 800 dollari in un paese dove il salario medio è di circa 20 dollari al mese. La maggior parte di coloro che si dicono interessati all’acquisto hanno però dimostrato di poter pagare in quanto riescono a ricevere mensilmente delle quote extra, soprattutto da parenti che vivono all’estero.

Ora che i computer sono arrivati c’è però un altro scoglio da superare: quello della connessione a internet. Questa, infatti, è consentita solamente in alcuni luoghi di lavoro, scuole e università. Secondo il governo ci sono problemi tecnici di connessione ai grandi cavi sottomarini in fibra ottica a causa dell’embargo da parte degli Stati Uniti.

Attualmente tutte le comunicazioni avvengono via satellite, che ha un’ampiezza di banda più limitata ed è più costoso. Una nuova possibilità potrebbe invece arrivare da un cavo sottomarino che il presidente venezuelano Hugo Chavez (alleato di Cuba e critico nei confronti degli Stati Uniti) sta costruendo sotto il mar dei Caraibi. Non è chiaro, in ogni caso, se – una volta completata l’interconnessione – le autorità faranno cadere il bando anche all’utilizzo di internet.

Nerd e patiti di computer? Le donne stanno per superare gli uomini

→ D@di per Geekissimo.com

Chi l’ha detto che i “patiti” di computer e di internet, i “nerd” o “geek”, come spesso scherzosamente vengono chiamati in inglese, debbano essere per forza maschietti? Secondo uno studio pare invece che le donne stiano raggiungendo gli uomini in quanto a patite di tecnologia. Lo rivela uno studio statunitense che ha analizzato il comportamento di duemila “tech nerds” e che spiega che il 70 per cento delle ragazze gioca ogni mese almeno un paio di volte al computer, a differenza del 69 per cento dei ragazzi.

Non solo computer, ovviamente. Le donne battono gli uomini anche nella televisione online, con il 15 per cento delle femminucce che ammette di guardare regolarmente programmi televisivi via internet, contro l’11 per cento degli uomini.

Tra le altre attività che le donne fanno più degli uomini, l’uso di videoregistratori digitali e il trasferimento di immagini da macchine fotografiche digitali ai computer. A sorpresa, invece, gli uomini sono più “patiti” di lettori mp3 e passano molto più tempo delle donne a trasferirvi musica. I maschi, ovviamente, dominano ancora sulla parte “smanettona” dei computer (cambi di hardware, programmazione, etc) e sui giochi in consolle.

Finalmente, devo dire, le donne (negli Stati Uniti come del resto anche in Italia) stanno colmando il gap rispetto agli uomini nei confronti della tecnologia, arrivando a una sostanziale parità. Che ne pensate? Nella vostra esperienza, donne e uomini, notate che ormai non esistono più differenze, o pensate che gli uomini abbiano ancora il ruolo di detentori della saggezza informatica?

Le informazioni contenute sui nostri computer sono molto più a rischio di quanto pensiamo

→ D@di per Geekissimo.com

È allarme sicurezza per i nostri fedeli computer. Secondo alcune nuove ricerche, infatti, i dati contenuti sarebbero molto più vulnerabili di quanto pensiamo. Ad esempio: lo sapevate che è possibile recuperare abbastanza facilmente tutti i dati contenuti nella Ram? Questa sorta di “memoria volatile”, che come sappiamo tutti immagazzina i dati solo durante il funzionamento del computer, in realtà non li cancella allo spegnimento della macchina.

Alcuni dati importanti, come addirittura le chiavi che servono a decrittare i dati contenuti sull’hard-disk, vengono conservati per diversi minuti dopo lo spegnimento. La crittatura dei dati è uno dei metodi principali con i quali aziende ed enti proteggono il proprio materiale; la scoperta di questi lunghi tempi in cui le chiavi di decrittatura rimangono nella Ram sta mettendo ora in allarme numerosi esperti di sicurezza informatica.

Facciamo un esempio: perdiamo o ci viene rubato il portatile. Sia che questo sia acceso, che sia in standby, basterà togliere e riattaccare la corrente per avere accesso a tutti i dati della memoria, comprese le password: “Quando un computer viene ‘risvegliato’ da uno sleep-mode – spiega Edward Felten, docente all’università di Princeton – cerca immediatamente di proteggere i propri dati. Se, però, durante questa operazione si toglie la corrente e poi la si riattacca, i dati non vengono più protetti e sono lasciati in chiaro nella memoria”. E questo è solo un esempio.

Raffreddare il laptop, addirittura, fino a 50 gradi sotto zero manterrà la memoria per circa dieci minuti. Ma allora, come dobbiamo comportarci se abbiamo delle informazioni confidenziali sul nostro portatile e sappiamo di dover andare in un luogo pubblico come un café, una biblioteca o sul treno? “Spegnete l’apparecchio e aspettate almeno dieci minuti prima di esporvi a rischi – raccomanda Felten – perché bloccando semplicemente lo schermo o mettendo il sistema in standby o ibernazione non serve a nulla dal punto di vista della sicurezza”.

Rai: “Paghi il canone della Tv anche chi ha solo il computer”. Ed è polemica

Quando si tratta di pagare l’abbonamento alla televisione – siamo onesti – non bastano le pubblicità della “Rai, di tutto di più” per convincerci. In molti vedono nell’abbonamento alla Rai un inganno, per programmi sempre meno di qualità (rispetto ad alcune private o alle satellitari) e pubblicità sempre più padrone dei palinsesti. Ma ovviamente si tratta di una legge, che va rispettata. L’articolo pubblicato ieri da Repubblica rischia, però, di alzare ancora di più un polverone proprio sulla televisione di stato e il suo ufficio abbonamenti.

Sembra, infatti, che anche chi ha solo il computer (e magari non ha il televisore) debba pagare l’abbonamento, perché potrebbe vedere la televisione o ascoltare la radio tramite schede di ricezione o internet. E ovviamente già si preparano ricorsi a raffica, che già stanno arrivando agli uffici amministrativi competenti, grazie anche all’intervento delle associazioni dei consumatori. Ma cosa dice la legge in merito?

La questione, si legge nell’articolo di Federica Cravero, è regolamentata da un Regio decreto del ‘38, secondo cui deve pagare il canone “chiunque detenga un apparecchio adatto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni“. Questo significa che anche un computer con una scheda di ricezione Tv o un videofonino possono essere adattati a ricevere la televisione. E infatti, quando la Rai invia le lettere che chiedono il pagamento del canone, ricorda sempre che sono considerati apparecchi in grado di ricevere la televisione anche “personal computer, decoder digitali e altri apparati multimediali”. Definizione, dunque, altrettanto vaga.

E come la mettiamo con chi, invece, guarda i programmi della Rai proprio sul sito della Rai? E per chi guarda spezzoni su YouTube o scarica pezzi di trasmissioni da software peer-to-peer? E chi ascolta – per fare un esempio – il programma di Fiorello su Radio2 grazie allo streaming Web? Insomma, la tecnologia avanza e le regole – vecchie di settant’anni – vengono interpretate in modo sempre più strampalato. Tra l’altro, spiega l’ufficio stampa Rai, non bisogna prendersela con la televisione pubblica: “È la legge a stabilire chi deve pagare il canone. Il canone televisivo è una tassa che viene pagata allo Stato in base alla legge e che lo Stato poi riversa alla Rai grazie al contratto di servizio”. Staremo a vedere. Nell’incertezza, voi come vi comportate?

Canzoni con i suoni di sistema del Mac e di Windows

→ D@di per Downloadblog.it

Cosa succederebbe se si mettessero in musica i suoni di sistema di Mac Os X e di Windows?

Ci hanno provato alcuni utenti, che hanno utilizzato normalissimi software multitraccia per comporre un vero e proprio brano musicale utilizzando solamente i suoni degli errori, degli avvisi, di apertura e chiusura del sistema operativo, e così via.

Qui sopra il brano con i suoni del Mac, mentre sotto vi propongo quello con i suoni di Windows. Il risultato è davvero sorprendente!

Acceso in Germania il computer (civile) più veloce del mondo

→ D@di per Downloadblog.it

Smanettoni e super-modificatori di Pc, questa notizia è per voi. Ieri presso il centro di ricerca avanzata di Juelich, nella regione tedesca Nordreno-Vestfalia, è stato attivato il computer civile più veloce del mondo.

Nome in codice Jugene, può fare 167.300 miliardi di operazioni al secondo (pari a 167,3 teraflop/s) pari, più o meno, alla capacità di calcolo di 20mila Pc tradizionali oggi in commercio.

A vedere le immagini sembra di essere tornati un po’ al passato, quando i computer erano grandi come stanze: pensate che Jugene è composto da 16 blocchi grandi come una cabina telefonica, contenenti 65mila microprocessori.

Il supercomputer è prodotto dalla Ibm e sarà il punto nodale del progetto Prace (Partnership for Advanced Computing in Europe), un consorzio tra centri nazionali per supercomputer di 14 stati europei, con l’intento di fornire alla ricerca avanzata capacità di calcolo superiori a quelle raggiungibili a livello nazionale. Al progetto partecipa anche l’Italia.

I computer “pubblici”? Niente di più pericoloso. Ecco qualche consiglio utile per proteggere la vostra privacy

Internet cafe? Aeroporto? Scuola? Università? Quante volte in un mese ci capita di utilizzare internet da un computer che non è il nostro personale? Tante, probabilmente. E quante volte, per sbaglio o per disattenzione, ci capita di lasciare salvate le nostre password e i nostri dati personali? Molti internet café hanno dei software specifici che gestiscono le connessioni e cancellano i dati degli utenti una volta finito di lavorare, ma nella maggior parte dei posti non è ancora così.

Eccovi allora qualche consiglio per evitare (nel migliore dei casi) che qualcuno per gioco inizi a leggere la vostra posta e a chattare con il vostro fidanzato/la vostra fidanzata o che (nel peggiore) vi prosciughi il conto in banca. So che non è facile accettarlo, ma ovviamente per stare alla larga da problemi di questo genere ci sono due regole fondamentali che ovviamente ci troveremo sempre e per forza di cose a trasgredire: evitare di utilizzare i computer pubblici o comunque evitare di compiervi operazioni sensibili. Il che è molto più facile a dirsi che a farsi.

Molto spesso (quando siamo in viaggio ad esempio) utilizziamo gli internet café proprio per fare operazioni bancarie o acquistare un volo. Almeno però stiamo sempre molto attenti, ad esempio, a far sì che sia sempre tolta la spunta a “Remember me/Ricordami su questo computer” quando facciamo un login, e che quando abbiamo finito di operare facciamo sempre click su “Log Out/Esci”. Sono cose ovvie, direte voi. Eppure la maggior parte degli utenti si limita a chiudere il browser senza rispettare queste minime misure di sicurezza. Dopo aver compiuto operazioni sensibili, inoltre, cerchiamo sempre (oppure chiediamo se è possibile farlo, nel caso in cui le funzioni siano bloccate) di eliminare cronologia, cache e file temporanei del browser utilizzato.

Altra alternativa, invece, è quella (più pratica) di portarsi dietro il proprio browser o il proprio client di posta preferito, utilizzando magari la suite Portable Apps, che permette d’installare i software più famosi su una chiavetta Usb e di portarceli appresso da computer a computer. Altro problema dei Pc condivisi sono i virus: probabilmente l’utente prima di voi era un ragazzino che voleva scaricare suonerie per il telefonino e invece magari ha scaricato qualche dialer o spyware. Siccome spesso i software antivirus non sono aggiornatissimi o vanno in crash, stiamo sempre attenti a quello che salviamo sulla “penna” Usb, e una volta a casa effettuiamo sempre una scansione. Da oggi in poi, dunque, se ancora non lo facevate, fate molta attenzione quando utilizzate computer pubblici o condivisi.

Internet mobile, social network, cellulari, palmari. Ecco cosa ci attende nel 2008

→ D@di per Geekissimo.com

Come sarà il neonato 2008, dal punto di vista di internet e della tecnologia? Beh, ovviamente non abbiamo una palla di cristallo, né vogliamo inventare nulla. Però qualche considerazione la possiamo certo fare. L’anno che si è appena concluso ha dato solo un assaggio della potenza di internet in mobilità e di tutti i servizi ad esso collegati. Per questo, sicuramente, il 2008 sarà l’anno dell’integrazione internet-cellulari-computer, con prodotti sempre più innovativi e “futuristici”.

Internet, insomma, diverrà “mobile” per tutti. Le tariffe degli operatori telefonici (speriamo) dovrebbero iniziare a calare, la penetrazione di cellulari e palmari dovrebbe essere sempre maggiore (finalmente arriverà anche in Italia l’iPhone) e l’utilizzo delle connessioni Wi-Fi diventerà una normalità, oltre che nelle case, anche nelle strade, nelle piazze e nei luoghi pubblici. L’iPhone che arriverà nel nostro Paese ci riserverà sicuramente tante nuove sorprese (versione 3G, nuovo firmware, forse localizzatore Gps, migliore fotocamera e spazio di archiviazione maggiore), ma anche il mondo dei cellulari e dei palmari si muoverà nella direzione di apparecchi sempre più integrati e dallo schermo tattile che sfrutteranno le tecnologie connesse alla rete, come il VoIP.

E poi – ancora – ci sarà Android, il sistema operativo per cellulari by Google, che arriverà nell’ultima parte del nuovo anno, e che rappresenterà una vera novità nei confronti degli avversari Windows Mobile e Symbian. Insieme a cellulari e sistemi operativi, ovviamente, vedranno la luce anche i browser “mobili”, con Opera e Firefox in prima fila. Nel 2007 c’è stato anche un vero e proprio boom per social network, web-apps e startup che sono spuntati, come i funghi, a migliaia: il 2008 molto probabilmente vedrà lo spostamento (o l’adeguamento) di molti di questi servizi anche al mondo mobile.

Per quanto riguarda il software, poi, c’è grande attesa per il Service Pack 1 di Windows Vista (che dovrebbe – sperano in molti – migliorarne le sorti), per il Service Pack 3 di Xp, e ovviamente ci saranno anche diverse novità dalle nuove versioni delle distribuzioni Linux. Questo, insomma, era solo un piccolo assaggio di tutto ciò che ci aspetta nel nuovo anno. Un anno, ci scommettiamo, che sarà pieno di novità tecnologiche come piacciono a noi, e soprattutto a voi, cari lettori di Geekissimo. E noi, insieme a voi, come sempre, continueremo a raccontarvele, giorno dopo giorno, con la stessa passione che ci accomuna.