La salma di Miriam Makeba rientra in Sudafrica. Il mio servizio per Sky Tg24

→ Daniele Semeraro per Sky Tg24

 

Numerosi i messaggi di cordoglio da ogni parte del mondo per Miriam Makeba. La cantante è morta a Castelvolturno durante il suo ultimo concerto dedicato a Saviano

eBay dovrà pagare 20mila euro di risarcimento alla Hermes. Un pericoloso precedente, che pone la società d’aste a rischio chiusura!

Ancora problemi per eBay, che per l’ennesima volta si trova a dover pagare una multa per il comportamento scorretto dei propri utenti. Questa volta siamo in Francia: un tribunale d’oltralpe ha infatti obbligato il popolare servizio di aste online a pagare ben 20mila euro di multa alla Hermes, famosa società di prodotti di lusso.

Motivo? eBay avrebbe permesso la vendita, sul suo sito appunto, di tre borse contraffatte. Si tratta di una delle prime volte (e la primissima in Francia) in cui un giudice designa eBay come principale responsabile di una vendita fraudolenta tra due propri utenti. Numerose volte eBay è intervenuta per eliminare dal proprio sito prodotti contraffatti o di cui è vietata la vendita, ma si è sempre battuta per far prevalere il principio che devono essere le diverse aziende produttrici a indicare quali sono i prodotti contraffatti e quali gli originali.

eBay, si legge nella sentenza, è stata condannata per aver fatto da tramite a una “vendita di borse con la griffe Hermes su eBay.fr, avendo fallito a prevenire con le proprie forze la vendita di materiale d’imitazione e contraffatto di aziende francesi“. Nella propria difesa, tra l’altro, la società di aste ha spiegato che il suo programma “VeRO” (Verified Rights Owner) è stato progettato appositamente per rendere semplice la denuncia di abusi daparte delle aziende produttrici a eBay. Ma Hermes, a quanto si apprende, non se ne sarebbe avvalsa, passando direttamente alla denuncia.

La multa, dunque, è stata comminata sia a eBay sia alla donna che aveva messo in vendita la borsa (non sappiamo se qualcuno aveva fatto offerte per l’oggetto, ma comunque non è stato incriminato). Altre azioni legali, in questi mesi, stanno andando avanti nei confronti di eBay da parte di altre aziende francesi: Louis Vuitton, Dior Couture e l’Oreal per un totale di oltre 40 milioni di euro di richiesta danni. Vedremo come andrà a finire. Certo, accusare eBay di favorire la vendita di prodotti contraffatti mi sembra abbastanza esagerato: che ne pensate? A mio avviso, se queste aziende continuassero a vincere tutte le cause, allora eBay presto sarebbe costretta alla chiusura.

Aste online e controllo preventivo sugli oggetti. eBay a rischio chiusura?

eBay dovrebbe effettuare una sorta di controllo preventivo sugli oggetti per la cui vendita fa da tramite? La domanda mi viene in mente leggendo un articolo uscito ieri sul New York Times che riferisce di una lunga battaglia legale tra la Tiffany & Company e eBay. Motivo del contendere, i troppi falsi che secondo la casa di gioielli verrebbero proposti sul principale sito di aste online senza che questo faccia nulla per combattere il problema.

eBay, è importante dirlo, si è sempre limitato a fare da tramite tra venditore e compratore, niente più. Solo pochissime volte aveva vietato la vendita o aveva esercitato un controllo prevendivo; una di queste, per fare un esempio, è la vendita dell’avorio, bloccata circa un anno fa. Se, però, Tiffany vincesse la causa, questo potrebbe creare un enorme precedente giudiziario e il modello di business che sta alla base di eBay sarebbe in forte rischio: per l’azienda controllare tutti gli oggetti sarebbe, oltre che difficile, anche molto costoso. Basti pensare ai 248 milioni di utenti registrati in tutto il mondo e i circa 102 milioni di oggetti in media in vendita contemporaneamente.

“Come mercato di scambio – spiega Hani Durzy, portavoce di eBay – non entriamo mai in possesso dei beni venduti sul sito, per questo sarebbe impossibile per noi controllare l’autenticità di un oggetto”. L’accusa, però, non è d’accordo, sottolineando che eBay non si limita certamente a fare solo da punto di collegamento tra compratore e venditore, ma intasca anche una percentuale sulla vendita. Per questo deve anche assumersi la responsabilità degli oggetti che propone. La battaglia legale è iniziata nel 2004: secondo l’accusa oltre il 70 per cento dei gioielli Tiffany venduti online sono falsi.

Ha ragione eBay a volersi tenere fuori da un controllo preventivo sugli oggetti? O ha ragione Tiffany a volere che tutti i gioielli che portano il proprio marchio e che sono venduti sul sito di aste online siano autentici? Come sempre non è facile dare una risposta, e anche i diversi commentatori sono divisi. Tra l’altro dobbiamo registrare che da tempo altre importanti case di moda, come Louis Vitton, scoraggiano gli utenti ad acquistare via aste online: sembra infatti che proprio a causa del mancato e difficile controllo queste siano il territorio prediletto dei truffatori. Che ne pensate del controllo preventivo? Cosa si potrebbe fare secondo voi? Avete mai evitato di acquistare qualcosa online perché non eravate sicuri della sua originalità?