No, non si parla di lui

Consiglio di leggere tutto d’un fiato, fino in fondo. Perché non è come sembra (è peggio).

“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.

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Una sigaretta gigante al centro di Roma. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Per “toccare con mano” i danni provocati dal tabagismo, a Roma la fondazione Veronesi propone un vero e proprio viaggio multisensoriale. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità in Italia fumano 11,2 milioni di persone. Numeri leggermente inferiori a quelli del 2007, ma che comunque sono causa di oltre 80mila decessi ogni anno.

Miguel Angel Estrella

 

Ieri in Campidoglio ho assistito al concerto organizzato dall’Ambasciata d’Argentina in Italia per i sessant’anni della Dichiarazione dei Diritti Umani. Concerto tenuto dal celeberrimo pianista Miguel Angel Estrella. Devo ammettere che pur interessandomi parecchio di musica classica e pianoforte non l’avevo mai sentito. Sono rimasto sbalordito, anche leggendo la sua biografia: un uomo nato povero, che si è interessato quasi per caso alla musica e che ha sempre spinto – pur nella sua grandezza – per suonare in concerti gratuiti per i più bisognosi e per i popoli più martoriati. Complimenti dunque a Estrella, e anche all’Ambasciata argentina, che ha organizzato il concerto nell’esedra del Marc’Aurelio in Campidoglio, una cornice splendida.

Due università inglesi e una irlandese pubblicheranno gratuitamente le lezioni su iTunes

→ D@di per Downloadblog.it

Due università britanniche (lo University College London e l’Open University) e una irlandese (il Trinity College di Dublino) renderanno le loro lezioni scaricabili gratuitamente via podcast da iTunes, permettendo così agli studenti (ma non solo) di seguire gli studi comodamente da casa. Si tratta delle prime tre università europee che hanno deciso di sfruttare la piattaforma di Apple “iTunes U” per la distribuzione del materiale didattico (qui un video dimostrativo).

Prima di loro, molte università americane tra cui Yale, Stanford, il Mit, Harvard e Berkeley. La Ucl, in particolare, renderà inizialmente disponibili i materiali relativi ai corsi di neuroscienza.

Il Trinity College metterà invece online le lezioni del giornalista Seymour Hersh, dello scienziato Robert Winston, della scrittrice Anita Desai e del politico Alex Salmond. La Open University, infine, pubblicherà 300 file audio/video assortiti tra tutti i corsi dell’ateneo.

Non so come la pensiate, ma di certo mettere online le lezioni universitarie aiuterebbe non solo la condivisione della conoscenza (uno studente italiano, ad esempio, potrebbe approfondire una materia seguendo, oltre alle lezioni della propria università, anche quelle che si tengono in Inghilterra) ma anche la vita pratica di tutti i giorni degli studenti, che riuscirebbero a non saltare le lezioni quando sono malati o quando sono fuori città.

Per quanto riguarda, invece, gli atenei italiani, si attende la localizzazione di iTunes U in altre lingue diverse dall’inglese.

20 cm di cultura

Boom di visitatori in Islanda, dove è stato aperto un museo interamente dedicato all’organo genitale maschile. Presenti oltre 260 peni di 90 specie diverse. Il reportage del nostro inviato

HUSAVIK, Islanda – Se passate per l’Islanda, allora dovete proprio percorrere i 400 chilometri che distanziano la capitale Reykjavik dalla cittadina di Husavik e visitare il famoso Museo Fallologico islandese. Il “museo del pene”, per gli amici. Si tratta di un museo unico al mondo, all’interno del quale è possibile ammirare da vicino oltre 260 organi genitali maschili di 90 specie, raccolti dal 1974 ad oggi.

Il più grande, quello di un capodoglio, pesa settanta chili ed è lungo più di un metro e 70 centimetri (il sogno di ogni uomo…); il più piccolo, al contrario, è quello di un cricetino, lungo appena due millimetri e visibile solamente attraverso una lente d’ingrandimento. Unica specie mancante, al momento: l’homo sapiens. Ma già quattro uomini, un tedesco, un americano, un islandese e un britannico hanno promesso che, una volta morti, doneranno il proprio “pisello” al museo. Dell’americano è addirittura già possibile ammirare le dimensioni, perché, completamente preso dall’iniziativa, oltre alla promessa della donazione una volta morto, l’uomo ha anche creato un calco (già esposto) che rappresenta fedelmente il proprio membro.

Aperto tra maggio e settembre, il museo è ospitato in un edificio marrone al centro della città. Tra l’altro è impossibile non notarlo, anche perché davanti alla struttura c’è un enorme “obelisco” (se così si può chiamare) a forma di fallo; inoltre, tutti i cartelli stradali che portano al museo sono disegnati, ovviamente, a forma di pene. E se pensate che nessuno visiterebbe mai un museo del genere, vi sbagliate: solo la scorsa stagione ci sono stati oltre seimila visitatori, il 60 per cento dei quali – udite udite – era rappresentato da donne.

I membri in mostra, la maggior parte dei quali sono stati donati da pescatori, cacciatori e biologi, sono conservati o in contenitori di formalina, oppure sono stati imbalsamati e attaccati al muro, con un’atmosfera, racconta chi c’è stato, che oscilla tra il laboratorio scientifico e una stanza dei trofei. Solo un fallo è stato pagato: quello di un elefante (lungo circa un metro) che rappresenta – non ne avevamo dubbi – uno dei pezzi forti della collezione.

“Ho iniziato a raccogliere questi peni 24 anni fa – spiega il fondatore Sigurdur Hjartarson – quando lavoravo come amministratore in una scuola e mi venne regalato l’organo riproduttivo di un toro. All’inizio era solo un hobby, ma sapevo che prima o poi il mio sogno di aprire un museo vero e proprio si sarebbe avverato”.

La struttura ospita anche una piccola “collezione fokloristica” all’interno della quale è possibile ammirare alcune sculture e alcui oggetti “più scherzosi”, anche se, tiene a precisare Hjartarson, non ci sono oggetti volgari né giocattoli sexy. “La mia speranza – conclude il fondatore, che mostra un approccio delicato ma anche sicuro alla materia – è che le persone si accostino con humor ma anche con intelligenza alla collezione, e che lascino il museo un po’ più felici di quando ci sono entrati”.

Microsoft rinuncia a creare una grande biblioteca virtuale

→ D@di per Downloadblog.it

Sembra che Microsoft abbia deciso di lasciare a Google il campo libero per quanto riguarda le biblioteche virtuali e le “scannerizzazioni” di libri. Secondo quanto si apprende, digitalizzare libri e archiviare riviste accademiche non fa più parte dei piani della società per rilanciare il settore della ricerca, ha spiegato Satya Nadella, senior vice president della divisione Microsoft ricerca e pubblicità.

La decisione farebbe parte di una nuova strategia per cercare di guadagnare terreno dopo aver perso la possibilità – almeno per il momento – di acquistare Yahoo!. La software-house di Redmond, così, ha annunciato che chi cercherà versioni originali di libri, riviste o trattati sarà reindirizzato, da parte di Live Search, verso siti “esterni al gruppo Microsoft”.

Forse non tutti ricordano che la società di Bill Gates era entrata nel business del book-scanning nel 2005, iniziando a fornire materiali alla Open Content Alliance, mentre nel 2006 aveva annunciato un servizio di ricerca libri integrato a Msn.

L’unica differenza con Google verteva sul copyright: mentre Big G sta cercando di stringere accordi con i numerosi editori che inizialmente gli avevano fatto causa, Microsoft si era da sempre dedicata alla scannerizzazione dei libri di publico dominio o di quelli concessi dagli stessi editori.

Ora, invece, la decisione di abbandonare tutto. “Crediamo – continua la Nadella – che la prossima frontiera della ricerca dovrebbe vertere sullo sviluppo di un modello di business per il motore di ricerca, il consumatore e il partner commerciale”. Come per dire che da ora in poi bisognerà cercare di ottimizzare i propri profitti collegando, attraverso i risultati della ricerca, utenti e partner pubblicitari.

Fino ad ora Microsoft aveva digitalizzato circa 750mila libri e 80 milioni di articoli di giornali e riviste; le copie verranno donate agli editori stessi, che potranno decidere cosa farsene.

Di certo Microsoft vorrà dedicarsi di più al commercio elettronico e alla ricerca, ma in questo modo lascia praticamente campo libero a Google e al suo progetto Book Search.

Chat e sms non fanno male al linguaggio dei ragazzi

→ D@di per Geekissimo.com

Chi l’ha detto che il linguaggio delle chat e degli sms è controproducente per i ragazzi? Se è vero che distolgono i giovanissimi dagli impegni di studio, comunque li costringono ad adoperare il linguaggio scritto: è questa la tesi di un’indagine di linguistica pubblicata sul magazine britannico New Scientist, che svela – appunto – che la comunicazione istantanea come le chat o i messenger non deteriora le capacità linguistiche dei giovani, anzi le rinforza, “perché i ragazzi amano sfoggiare le proprie conoscenze quando interagiscono con gli amici in chat”.

Gli esperti, guidati dalla linguista Sali Tagliamonte dell’università di Toronto, in Canada, hanno analizzato milioni di parole scritte in chat da ragazzi tra i 15 e i 20 anni ed altrettante parole scambiate oralmente dai ragazzi, e hanno osservato che nelle chat si comunica con molta più accuratezza e rispettando le regole grammaticali e sintattiche che non nel linguaggio verbale. Sarebbe, dunque, corretta la tesi secondo cui il messaggio istantaneo non deteriora la lingua.

In pratica, ogni forma di comunicazione scritta fa bene, anche quella delle chat e degli sms in cui, come sappiamo, si utilizzano forme come “xché”, “c6″, “cmq” e così via. Interpellato, il linguista Giovanni Adamo ha spiegato che “non si tratta di una minaccia alle strutture portanti della lingua, perché già quando si incidevano segni sulla pietra, o si scriveva sulle preziose pergamene di pelle, c’era l’esienza della brevità, e questa tendenza a ridurre non ha mai intralciato profondamente il linguaggio”.

Che ne pensate? Fino ad ora studiosi e professori si erano quasi tutti scagliati contro il linguaggio usato su internet, spesso considerato pieno di errori, strafalcioni e “bestemmie lessicali”. Personalmente, anche da un mio punto di vista professionale, sono contrario a questa visione del problema, che mi sembra quasi un “contentino“. Per la serie: anche se male, basta che si scriva.

Larousse apre a internet la propria enciclopedia “contributiva”. Ma i contributi degli utenti saranno ben distinti da quelli degli “esperti”

→ D@di per Geekissimo.com

Larousse, la famosa enciclopedia francese, approda online con il sito Larousse.fr. E si tratterà, secondo l’editore, della “prima enciclopedia contributiva”, dove i contributi del popolo del Web si affiancheranno a quelli degli “esperti” della famosa casa editrice francese. Anche se non si tratta, hanno tenuto bene a precisare i responsabili del sito, di un’enciclopedia come Wikipedia, ma di un ibrido: da una parte ci saranno i testi “ufficiali”, da un’altra, ben distinti, quelli inseriti dagli utenti.

L’enciclopedia, in francese, è gratuita e porta con sé una dote di circa 150mila voci, con 10mila tra foto, disegni e animazioni. Altra differenza rispetto a Wikipedia: chi vorrà contribuire all’enciclopedia dovrà essere identificato con il proprio nome e cognome, e rimarrà proprietario degli articoli che scrive. Inoltre, solo l’autore potrà modificare ciò che ha scritto. “La gente è sempre più abituata a questa situazione – ha spiegato Line Karoubi, vicedirettore del dipartimento dizionari ed enciclopedie di Larousse – e cioè a fare la differenza fra un articolo di riferimento e un punto di vista”.

Una mossa, dunque, in linea con le decisioni sempre prese da Larousse, del gruppo Hachette, che conta molto sulla sua immagine, sull’affidabilità e sui contributi di qualità. Per evitare “eventuali problemi”, i responsabili del sito hanno messo in blacklist circa duemila parole che apartengono a temi ritenuti sensibili: se queste parole saranno utilizzate in un articolo, interverrà un’equipe di moderatori a controllare i testi degli utenti.

Larousse, dunque, con un modo tutto suo va all’attacco di Wikipedia, fino ad ora abbastanza incontrastata nel settore delle enciclopedie online. Staremo a vedere come andrà a finire. C’è da dire che questa divisione tra contributi dell’enciclopedia e contributi dell’utente apparentemente sembra interessante e abbastanza innovativa, anche se – a mio giudizio – i contributi degli utenti vengono messi un po’ in secondo piano rispetto a quelli “ufficiali”; inoltre, per come siamo stati abituati fino ad ora, la scelta di non permettere la modifica degli articoli se non agli stessi creatori appare quanto meno anacronistica. Che ne pensate?

Arriva Wikipedia 2.0. Forse ci si potrà fidare

Uno dei problemi principali di Wikipedia è quello del cosiddetto “vandalismo” ai danni di termini cosiddetti “sensibili”. La pagina di un politico come quella di un’azienda senza scrupoli o di una squadra di calcio, complice il fatto che Wikipedia è l’enciclopedia di tutti, può venire da tutti modificata liberamente con cambiamenti offensivi o fasulli. La comunità di moderatori fa ogni giorno un lavoro molto attento (spesso anche troppo attento – magari un giorno ne parliamo meglio) ma è molto difficile riuscire a filtrare tutte le varie frasi offensive (o notizie false) ai danni dei vari Prodi e Berlusconi.

Per questo, tra l’altro, molte voci da qualche tempo sono state protette e rese non modificabili. Ma non basta: per questo Wikipedia sta per lanciare un nuovo progetto, chiamato Wikiscanner, che permetterà ai lettori di capire immediatamente quali sono state le modifiche fatte a un determinato termine, nel corso del tempo, e quali sono state le motivazioni della modifica. Per adesso si tratta di un’indiscrezione, quindi ancora non sappiamo dirvi esattamente come funzionerà.

I cambiamenti, che secondo molti potrebbero aiutare a trasformare l’enciclopedia da una rozza guida di base per orientarsi su determinati argomenti in una fonte autorevole, potrebbe però, data (immaginiamo) la macchinosa nuova politica di giustificazione delle modifiche, eliminare la vera libertà al contributo che è il fenomeno principale dell’enciclopedia online.

Io personalmente sono d’accordo con la decisione: Wikipedia è ormai diventato un “must” per tutti gli utenti della rete che si vogliono documentare su argomenti che non conoscono, e quindi trovare una soluzione al vandalismo era non solo necessario, ma proprio obbligatorio per la Wikimedia Foundation (la società senza scopo di lucro che sta alla base di Wikipedia). Siete d’accordo? O avete in mente altre soluzioni al problema?

Novità per Google Book Search

Google ha introdotto alcune novità nel proprio servizio Book Search (o Ricerca Libri, in italiano). Si tratta di My Library e “embeddable book clips”. Tramite My Library è possibile creare e condividere online la propria libreria virtuale, visualizzando libri e copertine come in un vero scaffale. La libreria è pubblica e, quindi, è possibile condividerla, esportarla o inserirla, tramite un widget, nel proprio blog.

La seconda novità, invece, permette di selezionare immagini o porzioni di testo dai libri di pubblico dominio di Book Search e condividerli velocemente sul proprio blog tramite un codice del tipo “embed”.

Tilt per i siti con l'"Ultima cena" di Leonardo

In tilt, tra ieri e giovedì, i siti internet (ufficiali e non) dov’è possibile vedere ad alta risoluzione la raffigurazione dell’”Ultima Cena” di Leonardo Da Vinci a causa di una nuova teoria secondo la quale all’interno del dipinto potrebbe essere nascosta un’altra immagine (più piccola) di un cavaliere templare e un bambino.

Non è la prima volta che i siti che contengono immagini di Leonardo (come www.leonardodavinci.tv, www.codicedavinci.tv, www.cenacolo.biz o www.leonardo2007.com) vanno in tilt: accade spesso, sempre a causa dell’interesse verso il libro “Il Codice Da Vinci” di Dan Brown. Nella sola mattinata di giovedì, i siti hanno accumulato complessivamente oltre 15 milioni di utenti unici.

Non male, anche economicamente parlando: pensate ai ricavi della pubblicità!

A Roma il festival dell'innovazione

Dal 7 al 10 giugno Roma ospiterà la prima edizione del Festival dell’Innovazione. Si tratta di una non-stop all’insegna della tecnologia e della cultura con ospiti internazionali, dibattiti, cinema, mostre. Location eccezionale, quella del nuovo complesso museale dell’Ara Pacis, tra via di Ripetta e piazza Augusto Imperatore.

“Il festival – spiegano gli organizzatori – sarà l’occasione per riflettere su due domande: di cosa parliamo, quando parliamo d’innovazione? E poi, siamo davvero sicuri che quello dell’innovazione sia un concetto circoscrivibile solo alle proprie filiazioni tecnologiche?”.

Numerosissimi gli appuntamenti. Tra questi segnaliamo la mostra “C’era una volta il Pc” con un’interessante collezione di oggetti tecnologici dagli anni Settanta agli anni Novanta accompagnati da rare e curiose pubblicità d’epoca. Interessantissimi, poi, i dibattiti culturali.

Con Antonio Gnoli discuteranno il filosofo Umberto Galimberti, l’astronauta Umberto Guidoni, lo scrittore Tommaso Pincio e il matematico Piergiorgio Odifreddi. Da non perdere anche gli interventi di Richard Stallman (l’informatico statunitense pioniere del concetto di software libero) e di Bruce Perens, portavoce del movimento Open Source.

Da segnalare anche una conferenza su Second Life, con collegamenti con il mondo virtuale, che vedrà la partecipazione di Neri Marcorè e del massmediologo Derrick de Kerckhove.

Per informazioni e per scaricare il programma completo si può visitare il sito ufficiale della manifestazione. Per tutta la durata dell’evento, nelle aree circostanti sarà possibile navigare gratuitamente in internet grazie a una connessione wireless.

Migliora Google Book Search

Google non potrà mai digitalizzare tutti i libri esistenti sulla faccia della terra. E allora, come risolvere il problema? Semplice: da oggi per alcuni libri ancora non digitalizzati (oppure impossibili di digitalizzare) Google Book Search offirà la possibilità di ricercare nei cataloghi delle biblioteche di tutto (?) il mondo “analogico”. Questo tramite un servizio chiamato WorldCat.

Per i libri ancora non digitalizzati, in ogni caso, sarà comunque possibile leggere (e scrivere) recensioni o fare un acquisto.