Stasera sono su History Channel!

I lettori più affezionati ricorderanno che qualche tempo fa ho partecipato, da comparsa, alla realizzazione di una puntata della serie “Delitti”, una produzione Wilder.

Stasera, se lo vorrete, potrete guardare in prima visione la puntata (“Il caso Gucci”) alle 23 su History Channel!


“Vendo la mia vita su eBay”

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Un simpatico uomo australiano ha messo all’asta su internet tutta la propria vita, dalla casa alla moto al posto di lavoro, persino le mutande leopardate. Peccato che alla fine il prezzo dell’asta…

Era iniziata nel migliore dei modi l’avventura di Ian Usher, quarantaquattrenne australiano di Perth, che per la voglia di mollare tutto e di calarsi in toto nella vita di un’altra persona ha deciso di vendere in blocco al miglior offerente casa, automobile, moto, barca, vestiti, amici e persino il posto di lavoro in un negozio di tappeti. Dove? Su eBay. A partire da un dollaro.

La decisione era maturata già a marzo, quando Ian era stato improvvisamente piantato dalla moglie Laura (da lui definita “la migliore ragazza del mondo”): ecco perché questo taglio netto sul passato. “La mia vita qui a Perth – ha spiegato l’uomo – è fantastica, ma voglio chiudere e incominciare daccapo altrove. Per questo vendo tutto, dal contenuto del mio guardaroba al bollitore, dai coltelli all’automobile”. La decisione di vendere l’intero “set” della sua vita, ha detto ai tanti cronisti che lo hanno intervistato, gli sembrava più spedita e pratica della vendita a spizzichi e bocconi. Per la serie: se dobbiamo toglierci il dente, togliamocelo subito.

L’asta è stata decisamente molto conveniente: Usher, infatti, risiedeva in un’ariosa villetta con tre camere da letto a circa mezz’ora di treno da Perth (città sempre assolata e con un ottimo clima); aveva un’automobile Mazda, una potente moto Kawasaki, attrezzature per surfing e diving e un grande televisore a schermo piatto.

Le offerte sono arrivate per la maggior pare dell’Australia, ma anche dal resto del mondo, Gran Bretagna in testa. Purtroppo l’asta non è andata a finire come si sperava: degli almeno 320mila euro previsti, l’uomo ne ha guadagnati soltanto 241mila, prezzo che non va a coprire nemmeno il costo della sola casa.

“Sono abbastanza dispiaciuto di come sono andate le cose – ha ammesso Usher visibilmente provato per un affare che sicuramente non va a suo vantaggio – ma ho deciso comunque di partire, anche se mi aspettavo di avere in tasca molti più soldi”. L’uomo inizialmente si era dichiarato molto sorpreso dall’attenzione mediatica ricevuta.

Il fantasma di eBay

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Un fantasma si aggirava, fino a qualche giorno fa, sul sito di aste online eBay. Poi è sparito. Perché? Perché è stato acquistato da un (incauto) acquirente

Su eBay, spesso se ne parla anche in Tv e sui giornali, oltre a cellulari, fotocamere e vestiti alla moda si trovano ogni tanto degli oggetti in vendita molto, molto particolari. Qualche giorno fa (l’inserzione non è più visibile sul sito di aste online, in quanto è scaduta ed è terminata con l’acquisto da parte dell’acquirente) è stata venduta per la modica cifra di 3.400 euro l’immagine di un fantasma.

Sì, avete capito bene. “Questa è una fotografia vera di una bambina che gioca sul pavimento di casa”, si leggeva nell’inserzione. “Accanto a lei una vecchia sedia di vimini, un tappeto decorato sul pavimento e, a sinistra un fantasma”. Se il fantasma sia vero o no ovviamente è difficile da sapere, ma in molti (incluso alcuni esperti del settore) sono accorsi si sono litigati l’oggetto a suon di puntate da centinaia di euro perché, essendo la foto d’inizio Novecento, si crede che difficilmente possa essere stata ritoccata.

L’immagine del fantasma, come vedete anche qui sotto nell’ingrandimento, assomiglia molto a quella di un altro bambino seduto sul pavimento. Terrificante, vero?

Grassi e donne contro l’iPhone

“I grassi? Devono dimagrire”. “Le unghie lunghe? Vanno tagliate, sono nocive”. A dare consigli di lifestyle non è una rivista femminile… ma l’iPhone, l’oggetto di culto che sta per invadere i nostri negozi

– “Sei grasso? Sei obeso? Bene, bene. Hai fatto male a comprarmi, hai buttato i tuoi soldi, puoi anche rivendermi o riportarmi dal negoziante: tu non riuscirai mai ad usarmi”.

– “Hai le unghie lunghe? Che fai? Così mi rovini! Tagliati subito le unghie, sembri una scimmia, il mio touch-screen è già rigato dopo un giorno di utilizzo”.

Non stiamo parlando di strani discorsi tra due persone, ma di quello che accadrà con molta probabilità la prossima settimana ai grassi e a molte donne patiti di tecnologia che finalmente potranno mettere le mani su uno degli oggetti più desiderati degli ultimi anni: l’iPhone. Un quarto iPod, un quarto telefonino, un quarto computer palmare e un quarto “apparecchio tuttofare” il gioiellino di casa Apple sta facendo letteralmente impazzire i tanti fan, che addirittura hanno già prenotato centinaia di migliaia di apparecchi dai gestori telefonici del proprio paese (in Italia, per il momento, l’iPhone sarà disponibile con Tim e Vodafone).

Ma ci sono almeno due “categorie” di persone, i grassi e le donne con le unghie lunghe, che non prenoteranno l’iPhone, per via della sua principale caratteristica: lo schermo tattile. Sul “melafonino” (così è stato ribattezzato il gadget) non esistono infatti tasti, ma tutte le funzioni vengono gestite toccando lo schermo. Peccato, però, che per chi ha le dita grasse toccare lo schermo esattamente in corrispondenza della funzione o dell’icona desiderata può diventare un bel problema, considerato che le dita grandi non permettono di premere con precisione sullo schermo, andando a richiamare, invece, diverse funzioni con un unico tocco.

Stesso problema, se non ancora più grande, ce l’hanno le donne che amano portare le unghie lunghe, tanto che la Apple è accusata da più parti di essere un'”azienda misogina”: “Apple dovrebbe sapere – accusa Erica Watson-Currie, una consulente informatica di Newport Beach, in California – che uomini e donne fanno un uso diverso delle proprie unghie”: toccando il telefono con le unghe, infatti, si rischierebbe di rovinarne lo schermo dopo pochi giorni di utilizzo. Tra l’altro, un’associazione femminista ha anche proposto all’azienda di Cupertino di inserire un pennino all’interno della confezione (come i normali palmari), ma l’azienda si è rifiutata, spiegando che l’innovazione dell’iPhone è proprio quella di aver eliminato il pennino introducendo il multi-touch.

Solo lo scorso anno, in occasione del lancio della prima versione del gadget, la Apple era stata pesantemente criticata da un gruppo di non vedenti, perché non sono stati inseriti “feedback tattili”, cioè quei puntini in rilievo (presenti nella maggior parte dei telefoni attuali) che consentono anche a chi non vede di orientarsi sulla tastiera.

Rientrate nelle due “categorie” dei grassi e delle “donne con unghie lunghe”? Non preoccupatevi: palestre ed estetisti, per l’occasione, quest’anno non chiuderanno per le ferie estive, ma hanno già iniziato a creare offerte ad hoc per gli amanti dell’iPhone!

I nomi più pazzi del mondo

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Altro che Chanel o Christian. Se i nomi dei figli di Totti vi sembrano strani, non avete ancora sentito alcuni tra i nomi più pazzi del mondo. Scopriteli con lo Stivale Bucato

Poveri bambini! Ormai col fatto che i genitori vogliono essere sempre più originali, ci si trova con dei nomi che all’anagrafe forse non dovrebbero nemmeno essere accettati (e infatti, come leggerete, alcuni comuni hanno denunciato – giustamente – gli scellerati mamma&papà). Altro che Shantal, Chanel o Christian. Stiamo parlando di nomi allucinanti, presi da marche di abbigliamento, casinò o catene di fast-food e messi a caso ai poveri pargoletti che poi, di conseguenza, sono costretti a fare i conti con il proprio nome per tutta la vita.

Dopo un’attenta ricerca, oggi vi presentiamo alcuni bambini con dei nomi davvero strampalati. Iniziamo da quello che sembra davvero uno scherzo, ma che purtroppo uno scherzo non è proprio: Brfxxccxxmnpcccclllmmnprxvclmnckssqlbb11116. Ma si pronuncia Albin. Avete capito bene. Nel 1991 due genitori, Elisabeth Hallin e Lasse Diding volevano protestare contro la legge svedese sull’anagrafe, che permette allo stato di disapprovare i nomi “che per qualche ovvia ragione non sono adatti”. I genitori hanno poi spiegato che il nome, di 43 caratteri, rappresentava “lo sviluppo espressionistico e pregnante” di ciò che vedevano in una creazione artistica. I due sono stati multati di cinquemila corone (circa 600 euro). Io gli avrei tolto la custodia del bambino, altro che multa!

C’è da dire che scottati dalla sanzione, i due “poveri” genitori hanno provato a rimediare, chiamando il bambino semplicemente A. Ma purtroppo – che sfortuna, eh? – anche i nomi con una lettera sola in Svezia sono proibiti. Alla fine, per non incappare in altre multe, il piccolo è stato chiamato Albin Hallin… anche se sul passaporto i genitori sono riusciti a far scrivere “Icke namngivet gossebarn”, ossia “piccolo bimbo senza nome”.

Andiamo avanti con i nomi più strani del mondo e arriviamo a GoldenPalaceDotCom, che in inglese significa “Golden Palace punto com”. Si tratta, infatti, di un indirizzo internet. Nel 2005 il casinò online GoldenPalace.com aveva indetto un concorso: i genitori che decidono di chiamare il proprio figlio come il nome del nostro casinò saranno omaggiati di 15mila dollari più tutti i ricavi che sarebbero arrivati dai media e della pubblicità. Molti hanno gridato allo scandalo, ma effettivamente il bambino, di sana costituzione, è stato battezzato come GoldenPalaceDotCom il 19 maggio del 2005.

Urhines Kendall Icy Eight Special K è un altro bellissimo nome, dato a una bambina. Ma guardate il lato romantico della cosa: se si legge Urhines all’americana non viene fuori “urina”, bensì “Your Highness”, sua altezza. Quindi un bellissimo nome! La bambina è nata il 15 febbraio del 2003 e il suo nome viene niente di meno non da una marca di cereali, ma da una chetamina (= una droga) illecita utilizzata probabilmente la notte in cui la bimba è stata concepita. Mah!

Non è ancora finita, ovviamente. Ora vi presento KentuckyFriedCruelty.com, figlio di un’attivista della Peta, l’ong che si occupa della difesa degli animali. Il bambino è stato chiamato in questo modo per protestare contro l’abuso di animali nella catena di fast food Kentucky Fried Chicken. Il bambino, comunque, non sarà chiamato per sempre in questo modo: la sua mamma, infatti, gli ha promesso che cambierà il suo nome non appena la catena di fast food deciderà di comportarsi un po’ meglio nei confronti degli animali.

Chiudiamo, infine, con qualche altra curiosità. C’è il figlio del grande giocatore di poker che è stato chiamato Joker, come il jolly (mentre suo fratello è chiamato Jack, che in inglese significa anche “fante”, proprio come quelli presenti nei mazzi di carte francesi), Ma c’è anche chi si chiama (di nome) Bing Bong, Led Zeppelin, Mick Jagger, Hitler (!) o Nirvana. Ma il migliore è sicuramente Jejomar: una simpatica combinazione tra i nomi di Gesù, Giuseppe e Maria. Che il Cielo assista questi poveri bambini!

Improvvisamente vi trovate migliaia di visitatori sul vostro sito? Non siete diventati più bravi, è la nuova versione dell’antivirus Avg

→ D@di per Geekissimo.com

La nuova versione dell’antivirus Avg, la 8, crea un falso traffico dati? È la tesi di un articolo dell’inglese Register, secondo cui gli analisti di rete del loro server hanno notato, all’inizio dello scorso mese, un inaspettato aumento di traffico (addirittura a volte raddoppiato rispetto alla media del periodo). Purtroppo, però, non erano i giornalisti della testata ad essere migliorati… bensì il problema era Avg.

In particolare, il nuovo malware scanner di Avg. Partiamo dall’inizio: circa sei mesi fa Avg aveva acquistato Linkscanner dalla Exploit Prevention Labs: si tratta di un tool che, installato all’interno del browser, permette ad Avg di effettuare ricerche all’interno di tutti i siti che risultano da una ricerca ad esempio su Google. Un caso pratico: una persona cerca un termine su Google ed escono dieci risultati. A quel punto lo scanner inizia a visitare (in background) tutti e dieci i siti; accanto a ogni termine uscito su Google, poi, inserisce un simbolo verde se il sito è sicuro, un simbolo rosso se invece non è sicuro.

Questo, dunque, porta il browser a visitare in automatico tutte le pagine che escono dalla ricerca di Google. Se calcoliamo che circa 20 milioni di utenti in tutto il mondo hanno installato l’ultima versione di Avg in questi due mesi… risulta che alcuni siti (magari “fortunati” perché contengono al loro interno parole chiave molto utilizzate) hanno raggiunto una popolarità maggiore anche dell’ottanta per cento. Non si tratta certo di un problema da poco: il traffico aumenta, i costi per il bandwidth aumentano e lo spazio su disco dei singoli utenti diminuisce a dismisura, con centinaia e centinaia di linee non necessarie nei file di log.

Da parte loro, i responsabili di Avg hanno spiegato di non essere al corrente di questo “simpatico” problema, difendendo per di più il ruolo di Linkscanner: “C’è un’attività maligna talmente diffusa sul Web – hanno spiegato – che il solo modo per scoprirla è quello di darci un’occhiata“. Che ne pensate? Siete per caso tra i “fortunati” ad essere stati colpiti da questo particolare fenomeno? Avete riscontrato qualcosa di strano analizzando il traffico di rete dei vostri blog/siti?

È morto uno degli spettacolari cani malesi in grado di riconoscere, con il naso, i cd contraffatti!

→ D@di per Geekissimo.com

Questa notizia ha davvero dell’incredibile, e che ci crediate o no viene da una fonte molto autorevole: l’agenzia di stampa France-Presse. In Malesia ci sono dei cani in grado, con il solo odorato, di riconoscere i cd e i dvd pirata, proprio come quelli che si trovano lungo i marciapiedi di molte città italiane. La notizia non purtroppo delle migliori, perché uno di questi cani è stato trovato morto.

Manny, questo il suo nome (a sinistra nella foto), era un labrador arrivato a Kuala Lumpur, capitale della Malesia, a febbraio, e al momento sono in corso le procedure di autopsia. Tra l’altro il cane non aveva ancora iniziato il suo lavoro contro la pirateria in Malesia, e così è difficile pensare che qualcuno lo volesse morto, anzi. Manny e un altro cane chiamato Paddy erano gli ultimi arrivati dopo lunghi mesi di training, e stavano per iniziare il loro prezioso lavoro.

L’unità cinofila malese, dicevamo, è molto conosciuta e soprattutto molto temuta ultimamente dall’industria della contraffazione: basti pensare che lo scorso anno tutti i giornali riportarono la notizia della scoperta da parte della polizia, proprio grazie a questi intelligentissimi animali, di un enorme deposito di cd pirata; in totale, i cani della squadra sono riusciti a smascherare oltre 1,5 milioni di cd.

Non sappiamo ovviamente quali sono i segreti del mestiere, ma un po’ come per i cani anti-droga, questi iniziano ad abbaiare, indicando il pacco sospetto, quando sentono col naso del policarbonato o altre sostanze chimiche presenti nel confezionare i dischi pirata.

20 cm di cultura

Boom di visitatori in Islanda, dove è stato aperto un museo interamente dedicato all’organo genitale maschile. Presenti oltre 260 peni di 90 specie diverse. Il reportage del nostro inviato

HUSAVIK, Islanda – Se passate per l’Islanda, allora dovete proprio percorrere i 400 chilometri che distanziano la capitale Reykjavik dalla cittadina di Husavik e visitare il famoso Museo Fallologico islandese. Il “museo del pene”, per gli amici. Si tratta di un museo unico al mondo, all’interno del quale è possibile ammirare da vicino oltre 260 organi genitali maschili di 90 specie, raccolti dal 1974 ad oggi.

Il più grande, quello di un capodoglio, pesa settanta chili ed è lungo più di un metro e 70 centimetri (il sogno di ogni uomo…); il più piccolo, al contrario, è quello di un cricetino, lungo appena due millimetri e visibile solamente attraverso una lente d’ingrandimento. Unica specie mancante, al momento: l’homo sapiens. Ma già quattro uomini, un tedesco, un americano, un islandese e un britannico hanno promesso che, una volta morti, doneranno il proprio “pisello” al museo. Dell’americano è addirittura già possibile ammirare le dimensioni, perché, completamente preso dall’iniziativa, oltre alla promessa della donazione una volta morto, l’uomo ha anche creato un calco (già esposto) che rappresenta fedelmente il proprio membro.

Aperto tra maggio e settembre, il museo è ospitato in un edificio marrone al centro della città. Tra l’altro è impossibile non notarlo, anche perché davanti alla struttura c’è un enorme “obelisco” (se così si può chiamare) a forma di fallo; inoltre, tutti i cartelli stradali che portano al museo sono disegnati, ovviamente, a forma di pene. E se pensate che nessuno visiterebbe mai un museo del genere, vi sbagliate: solo la scorsa stagione ci sono stati oltre seimila visitatori, il 60 per cento dei quali – udite udite – era rappresentato da donne.

I membri in mostra, la maggior parte dei quali sono stati donati da pescatori, cacciatori e biologi, sono conservati o in contenitori di formalina, oppure sono stati imbalsamati e attaccati al muro, con un’atmosfera, racconta chi c’è stato, che oscilla tra il laboratorio scientifico e una stanza dei trofei. Solo un fallo è stato pagato: quello di un elefante (lungo circa un metro) che rappresenta – non ne avevamo dubbi – uno dei pezzi forti della collezione.

“Ho iniziato a raccogliere questi peni 24 anni fa – spiega il fondatore Sigurdur Hjartarson – quando lavoravo come amministratore in una scuola e mi venne regalato l’organo riproduttivo di un toro. All’inizio era solo un hobby, ma sapevo che prima o poi il mio sogno di aprire un museo vero e proprio si sarebbe avverato”.

La struttura ospita anche una piccola “collezione fokloristica” all’interno della quale è possibile ammirare alcune sculture e alcui oggetti “più scherzosi”, anche se, tiene a precisare Hjartarson, non ci sono oggetti volgari né giocattoli sexy. “La mia speranza – conclude il fondatore, che mostra un approccio delicato ma anche sicuro alla materia – è che le persone si accostino con humor ma anche con intelligenza alla collezione, e che lascino il museo un po’ più felici di quando ci sono entrati”.

Il dominio America.com non trova alcun acquirente. Chi lo compra?

→ D@di per Downloadblog.it

Ricordate l’asta-record, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa, per l’acquisto del dominio America.com? Secondo la società Internet Media Consultants SA (Imcsa), che si è occupata della gara, il dominio poteva valere tra i 3,5 e i 7,3 milioni di dollari (tra i 2,3 e i 4,7 milioni di euro).

E invece sembra che le cose non siano andate per niente bene: la settimana di trattative appena conclusasi ha fatto segnare un nulla di fatto: nessuna offerta, infatti, ha superato il prezzo di riserva. “La più forte offerta è stata di 1,710 milioni di dollari – ha spiegato il direttore dell’Imcsa Paolo Belcastro – mentre il prezzo riservato era di due milioni di dollari”.

E a chi gli ha chiesto il perché di una delusione tale, Belcastro ha risposto: “Non era il momento migliore per mettere il nome del dominio in vendita”, facendo poi un richiamo alla “congiuntura economica generale”. Secondo il direttore dell’Imcsa, comunque, “tre imprese hanno annunciato la loro intenzione di fare offerte all’infuori dell’asta”.

È più intelligente chi utilizza Firefox su Mac Os X; è più “stupido” chi usa Internet Explorer su Win98

→ D@di per Geekissimo.com

L’intento di questo post, ovviamente, non è quello di creare polemica, bensì quello di riportarvi i risultati di un’interessante e curiosa statistica, secondo cui gli utenti più intelligenti sono quelli che utilizzano il browser Firefox sul sistema operativo Mac Os X. La notizia arriva dalla società IqLeague, specializzata in fare rapidi test del quoziente intellettivo (che, come sapete, nei paesi anglofoni vanno molto di moda) online.

Ebbene, gli studiosi hanno svolto una singolare ricerca, collegando i risultati del quoziente intellettivo ai dati provenienti dai log dei loro server. Accorpando i dati del sistema operativo e del browser utilizzato a quelli del quoziente intellettivo, dunque, sono arrivati a questa particolare scoperta: è più intelligente chi utilizza Firefox sul Mac.

In partciolare, in ordine di intelligenza, vengono gli utenti che utilizzano: Firefox su MacPPC, Safari su MacPPC, Firefox su Mac Intel, Mozilla su Unix, Safari su Mac Intel. Per trovare i primi utenti Windows dobbiamo scendere al decimo posto, con Firefox su Windows 98. All’ultimo posto? Internet Explorer su Windows 98.

Qui la classifica completa. A proposito: io sono risultato al terzo posto (Firefox su Mac Os X Leopard / Mac Intel).

Perché così tanti malfunzionamenti su Twitter?

→ D@di per Downloadblog.it

Negli ultimi tempi il popolare social network Twitter ha subito numerosi stop e rallentamenti al servizio. Stop che hanno allarmato la “twittersfera”, che si è ritrovata spesso a non poter utilizzare proprio social network preferito senza che alcuna spiegazione fosse data dai vertici dell’azienda.

Rallentamenti e downtime che hanno fatto parlare molto numerosi blogger, convinti che il team di tecnici dietro Twitter sia scadente. In un post sul corporate blog ufficiale, i tecnici di Twitter spiegano come il sito sia cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi mesi, e per far sì che non si blocchi ci sarebbero (addirittura!) da “riscrivere significative porzioni di codice”.

“Twitter – si legge – è un sistema di messaggistica, ma fondamentalmente non è stato progettato per essere un sistema di messaggistica. Al contrario, è stato costruito con tecnologie più adatte a un content management system. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo cercato di far comportare Twitter come un sistema di messaggistica, ma questo ha introdotto una gran quantità di problemi complessi e imprevedibili”.

Una soluzione, si legge, sarebbe quella di sostituire tutto il sistema attuale componente dopo componente, riscrivendo da zero parti di codice per venire incontro alle esigenze attuali degli utenti: prima tra queste, la stabilità. “Per questo – continua – il nostro sistema attuale sarà ristrutturato mentre vengono costruite nuove parti, e le nuove parti sostituiranno gradualmente quelle vecchie”.

L’altra alternativa, invece, sarebbe quella di buttare tutto all’aria e di riscrivere tutto da zero. Il che, spiegano, ha dei costi (in termini di risorse umane ed economiche) non sostenibili al momento.

Chat e sms non fanno male al linguaggio dei ragazzi

→ D@di per Geekissimo.com

Chi l’ha detto che il linguaggio delle chat e degli sms è controproducente per i ragazzi? Se è vero che distolgono i giovanissimi dagli impegni di studio, comunque li costringono ad adoperare il linguaggio scritto: è questa la tesi di un’indagine di linguistica pubblicata sul magazine britannico New Scientist, che svela – appunto – che la comunicazione istantanea come le chat o i messenger non deteriora le capacità linguistiche dei giovani, anzi le rinforza, “perché i ragazzi amano sfoggiare le proprie conoscenze quando interagiscono con gli amici in chat”.

Gli esperti, guidati dalla linguista Sali Tagliamonte dell’università di Toronto, in Canada, hanno analizzato milioni di parole scritte in chat da ragazzi tra i 15 e i 20 anni ed altrettante parole scambiate oralmente dai ragazzi, e hanno osservato che nelle chat si comunica con molta più accuratezza e rispettando le regole grammaticali e sintattiche che non nel linguaggio verbale. Sarebbe, dunque, corretta la tesi secondo cui il messaggio istantaneo non deteriora la lingua.

In pratica, ogni forma di comunicazione scritta fa bene, anche quella delle chat e degli sms in cui, come sappiamo, si utilizzano forme come “xché”, “c6″, “cmq” e così via. Interpellato, il linguista Giovanni Adamo ha spiegato che “non si tratta di una minaccia alle strutture portanti della lingua, perché già quando si incidevano segni sulla pietra, o si scriveva sulle preziose pergamene di pelle, c’era l’esienza della brevità, e questa tendenza a ridurre non ha mai intralciato profondamente il linguaggio”.

Che ne pensate? Fino ad ora studiosi e professori si erano quasi tutti scagliati contro il linguaggio usato su internet, spesso considerato pieno di errori, strafalcioni e “bestemmie lessicali”. Personalmente, anche da un mio punto di vista professionale, sono contrario a questa visione del problema, che mi sembra quasi un “contentino“. Per la serie: anche se male, basta che si scriva.

Quanto valgono i dati rubati su internet? Ecco un incredibile tariffario!

Le informazioni personali di ognuno di noi, è ovvio, sono senza prezzo. Ma tutto ha un prezzo e tutto ha un mercato… anche i dati (magari rubati) del vostro conto in banca. L’ha scoperto la McAfee Avert Labs, che ha pubblicato una lista che i criminali utilizzano per acquistare e vendere numeri di carte di credito, password per il login ai conti e altri dati rubati sul Web.

Una scoperta fatta quasi per caso, quando i ricercatori sono incappati in un sito che proponeva, a un prezzo molto alto, “dati di alta qualità”. E andiamolo a vedere, allora, questo tariffario. Un conto in banca presso la Washington Mutual Bank, negli Stati Uniti, con un saldo in attivo di 14.400 dollari costa circa 600 euro, mentre un conto inglese alla Citibank con un saldo di diecimila pound costa 850 euro.

Andiamo avanti con gli esempi: l’acquisto più costoso è quello per i codici di accesso a un conto presso la banca francese Bnp Paribas: oltre 30mila euro di liquidità per “soli” 2.200 euro; nel database erano inoltre presenti banche spagnole e brasiliane (nessuna italiana – meno male). Ovviamente come in tutti gli acquisti esiste anche una garanzia: se l’acquirente non è in grado di entrare nel conto in banca con i codici forniti, entro 24 ore ouò richiedere i dati d’accesso (sempre rubati, ovviamente) a un altro conto.

Solo pochi giorni fa era stato scoperto un enorme server che conteneva più di 1,4 Gigabyte di dati e più di cinquemila “log files” rubati: tra questi, e-mail private e di lavoro, dati sui conti bancari e sull’assistenza medica di individui, istituzioni finanziarie e importanti società.

Ladri di pene, “palle” di toro

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Ha fatto il giro del mondo la notizia dell’arresto, in Congo, di 13 ladri di pene. E per restare in tema, la Florida bandirà i finti testicoli di toro decorativi dai cruscotti delle auto

CONGO, ARRESTATI 13 SOSPETTI LADRI DI PENE
Alcuni villaggi del Congo hanno passato una brutta settimana, e la notizia è stata trattata addirittura dall’autorevolissima Cnn. Pare che la polizia abbia arrestato 13 sospetti maghi per aver usato la magia nera per rubare o rimpiccilolire i peni (avete capito bene!) di alcune vittime. In molte parti dell’Africa rimangono vive le credenze di religioni locali e stregonerie, legate a rituali e assassini; nel Congo, però, nelle ultime settimane si era sparsa la voce dei cosiddetti “penis snatching”, ovvero i “ladri di pene”. Le dicerie sono passate presto su radio e giornali, che parlavano di uomini con anelli d’oro il cui solo tocco poteva rimpicciolire o far sparire i genitali maschili. La polizia ha riferito che in molti si presentavano nei posti di primo soccorso “assolutamente convinti di aver perso il pene o di essere diventati impotenti” e ha poi scoperto che i “ladri di pene” estorcevano poi denaro alle vittime per le cure necessarie a un fantomatico ritorno alla normalità.

LADRO TENTA RAPINA IN POMPE FUNEBRI E SI FINGE MORTO
Brutta avventura per un ladro che aveva fatto irruzione, nottetempo, in un’agenzia di pompe funebri di Burjassot, piccola cittadina alle porte di Valencia, in Spagna. Una notte, svegliati dal rumore di una vetrina in frantumi, alcuni abitanti hanno chiamato la polizia, che è arrivata prontamente di fronte alla sede dell’agenzia di pompe funebri “Crespo”. Entrati, gli agenti hanno trovato un ragazzo di 23 anni che giaceva – fingendosi morto – all’interno di una delle bare. Purtroppo, però, il proprietario arrivato qualche minuto dopo ha riconosciuto subito l’intruso: il ragazzo, infatti, respirava e inoltre aveva dei normalissimi vestiti addosso. Il ragazzo è stato, ovviamente, immediatamente arrestato. Tra l’altro l’irruzione è stata anche curiosa: all’interno dei locali, infatti, non c’era alcun oggetto di valore.

BULGARIA, AL MERCATO SCAMBIA LA MOGLIE PER UNA CAPRA
Delle mogli pagate con i cammelli già si sapeva; ora, però, arrivano anche gli scambi delle donne con le capre. È successo al mercato di Plovdiv, nel centro della Bulgaria, dove un contadino di nome Stoil Panayotov ha barattato la moglie, con cui era sposato da nove anni, con una capra di otto anni. “La capra ha finora partorito tre caprette – ha spiegato l’uomo – mentre mia moglie non ha figliato. Ma lo scambio – ha poi assicurato – è stato un affare anche per il proprietario dell’animale: io ho una capra di seconda mano e lui una nuova moglie”.

USA, BANDITI DA AUTO E CAMION I TESTICOLI DI TORO DECORATIVI
Alcuni senatori della Florida hanno deciso di bandire da auto e camion i falsi testicoli di toro appesi allo specchietto retrovisore per decorazione (e, chissà, anche per scaramanzia o per mostrare la virilità degli autisti). Secondo i legislatori, infatti, i testicoli di toro sono assolutamente offensivi della moralità; da ora in poi chi sarà sorpreso dagli agenti a mostrare cotanta virilità sarà costretto a pagare una multa di 60 dollari. Tra l’altro si è aperto sui media locali un ampio dibattito sulla libertà di espressione in auto; ma i senatori della Florida favorevoli al provvedimento hanno annunciato di non voler sentire ragioni e di voler tentare di inserire la clausola nel Codice della strada.

Vuoi vestirti come le celebrità? Prova Coolspotters

→ D@di per Downloadblog.it

Vi piace questa o quella celebrità e vorreste imitare il suo modo di vestire? Fino a ieri c’erano giornali, fotografie e riviste. Oggi, invece, è possibile sfruttare la rete. Come? Con un interessante sito, lanciato pochi giorni fa, chiamato Coolspotters.

Il sito ha nel proprio database una grande lista di celebrità, e per ognuna di queste diverse fotografie attraverso le quali si può analizzare il modo in cui queste celebrità si vestono. Gli utenti, oltre a commentare vestiti, accessori, cellulari e automobili, possono addirittura poi acquistare alcuni capi.

Una volta registrati, gli utenti possono, oltre che per celebrità, cercare per prodotti, marche, spettacoli, posti, eventi e tanto altro. L’idea, spiegano dalla Fantzer, la startup del Connecticut che ha avuto l’idea, è quella di mostrare le connessioni che ci sono tra le persone e gli oggetti (connessioni che sono chiamate “spots”).

Coolspotters è anche un sito collaborativo, perché è strutturato come un wiki: così escono fuori decine e decine di pagine molto strutturate con informazioni interessanti.

Fatemi sapere che ne pensate nei commenti, se volete.