Cina, governo annulla concerti degli Oasis. Il mio servizio per Sky Tg24



 

Gli Oasis si sono detti sconcertati e allibiti per la decisione del governo cinese di annullare due concerti previsti a Pechino, il 3 aprile, e a Shangai, il 5. I permessi, già rilasciati, sono stati revocati dopo che le autorità di Pechino hanno scoperto che uno dei membri della band, Noel Gallagher, aveva partecipato a un concerto negli Stati Uniti nel 1997 a favore della liberazione del Tibet. Gli Oasis hanno scritto in un comunicato di sentirsi molto contrariati e di sperare che le autorità prendano in considerazione la possibilità di tornare sulle proprie decisioni.

Iran: pena di morte per i “crimini” legati a internet e ai blog?

→ D@di per Downloadblog.it

Non si placano le critiche nei confronti dell’Iran e della politica di repressione dei suoi governanti. Questa volta ci occupiamo di un problema che riguarda anche la rete: il parlamento iraniano ha infatti iniziato a esaminare una proposta di legge per estendere la pena di morte (!) ai crimini connessi a corruzione, prostituzione e apostasia su internet.

In pratica, con l’intento di “rinforzare le pene previste per i crimini contro la sicurezza morale della società” aprire un blog e scrivere (anche solo nei commenti) opinioni non in linea con quelle del governo può costare molto, molto caro. Addirittura la condanna a morte. Ed è la prima volta che accade una cosa del genere – credo – nel mondo.

Tra i reati puniti con la pena di morte, anche la creazione di siti riguardanti la prostituzione, il traffico e il sequestro di esseri umani per abuso sessuale. Ricordiamo che l’Iran fa parte di quei paesi in cui in molti, per criticare il regime, utilizzano internet e i blog, soprattutto la fascia più giovane della popolazione.

La Cina non garantisce che internet sarà “completamente aperta” durante i giorni delle Olimpiadi

→ D@di per Geekissimo.com

Ci ritroviamo spesso a parlare di Cina, diritti umani e connessioni a internet. Come sapete in Cina è in azione una forte repressione nei confronti di blog e servizi “social” e Web 2.0 per evitare che dissidenti o esponenti politici dell’opposizione parlino male del governo su internet. In particolare oggi ci occupiamo di Olimpiadi, che si svolgeranno proprio il prossimo agosto a Pechino.

Secondo quanto riferito dal ministero della Tecnologia cinese, il Paese non garantirà lo stop alla censura nei giorni delle Olimpiadi, pur rassicurando tutti i giornalisti e reporter che saranno presenti alla manifestazione che i loro computer e le reti messe a loro disposizione funzioneranno correttamente. Insomma, tutto sembra andare verso una direzione: la censura non si arresterà e probabilmente solo gli uffici destinati agli operatori dell’informazione (in teoria) non saranno schermati.

“La Cina – ha spiegato il ministro della Tecnologia, Wan Gang – è sempre molto cauta quando si parla di internet. Non abbiamo ancora informazioni chiare su queli siti saranno chiusi o oscurati, ma il nostro primo dovere è quello di preservare l’integrità dei giovani“. Le dichiarazioni arrivano un mese dopo che il Comitato Olimpico internazionale ha chiesto alla Cina di lasciare liberi il più possibile i giornalisti di girare e documentare i giochi in maniera piena.

Tra l’altro, tra le richieste del Cio c’era proprio la temporanea sospensione del Great Firewall of China, il “Grande Fratello” che controlla l’accesso dei cinesi ai siti internet. In realtà – aggiungiamo noi – il fatto che la Cina voglia continuare, anche durante i Giochi, a schermare i siti che oltraggiano la pubblica decenza non è un buon fattore: chi può dire quali siti oltraggiano la decenza? La definizione è in effetti troppo vaga. Staremo a vedere, mancano ormai pochi mesi.

Internet, nonostante la censura i navigatori cinesi sorpassano quelli americani

→ D@di per Downloadblog.it

Incredibile ma vero, la notizia sta facendo in queste ore il giro del mondo. Gli utenti internet cinesi hanno appena sorpassato quelli degli Stati Uniti, facendo diventare la Cina il paese con il maggior numero di internet users al mondo.

Ad affermarlo, l’agenzia di stampa “Nuova Cina”, secondo cui i navigatori cinesi della rete sono ad oggi 221 milioni, contro i 215 milioni di americani connessi. Un boom che però, se si guarda al rapporto con la popolazione totale, rimane molto al di sotto della media mondiale: secondo le ultime statistiche, che si riferiscono al 2007, in media in ogni paese è collegato il 19,1 per cento della popolazione, contro il 16 per cento della Cina.

Ricordiamo che Pechino, già sotto l’occhio del ciclone internazionale per via dei diritti umani spesso negati, sottopone quotidianamente la rete a una rigida censura, nella quale sono impegnati oltre trentamila esperti governativi. Tra i siti più censurati, la maggior parte ricade nella categoria dei “politicamente pericolosi”, come quelli dei dissidenti in esilio e dei mezzi d’informazione occidentali.

La censura cinese sferra il colpo più duro contro i video online

→ D@di per Geekissimo.com

La Cina, purtroppo, torna a far parlare di sé sull’argomento della censura online e sul diritto di parola. Una nuova legge emanata dal ministero dell’Informazione che entrerà in vigore il prossimo 31 gennaio, infatti, aumenterà al massimo livello la censura nei confronti dei video pubblicati in rete, permettendo solo ai siti Web di proprietà statale di poter “postare” online i video. La legge, in particolare, sarà valida per tutti i siti di video-hosting, anche quelli regolarmente registrati a Pechino, che – immagino – saranno costretti a chiudere i battenti.

Sarà forse una casualità, ma l’ordinanza è stata emanata appena una settimana dopo che un video postato in rete ha causato un vero e proprio scandalo nel Paese: nelle immagini, che hanno fatto il giro del mondo, la moglie di un popolare presentatore televisivo parlava “liberamente” delle corna che il marito le metteva puntualmente con altre donne. E così, i network di proprietà statale (o con lo stato come proprietario principale) saranno i soli che potranno inserire nuovi video in rete, con “l’unico” limite di non inserire immagini che possano “alterare l’ordine sociale” (principale capo d’imputazione con il quale si suole accusare dissidenti e voci contrarie a quelle governative).

Inoltre, saranno anche proibiti anche i video che vanno contro la Costituzione e pregiudichino l’unità nazionale, la sovranità e l’integrità territoriale, nonché quelli che rivelano segreti di stato, pregiudichino la sicurezza o vadano contro la fama e ciò che è conveniente allo Stato. I permessi per i network e gli altri siti statali o para-statali avranno la durata di tre anni, e potranno anche non essere rinnovati.

La legge entra pienamente a far parte dei provvedimenti che il governo cinese sta mettendo in atto “a favore della cultura e del progresso della società, dell’armonia, del servizio pubblico e del socialismo”. Resta, in ogni caso, paradossale il fatto che la Cina, con oltre 180 milioni di internauti e con gli occhi del mondo puntati addosso (soprattutto quest’anno con il boom economico e le Olimpiadi), continui a operare una strettissima censura e a mettere sotto silenzio tutte le voci difformi da quella del potere.

Cina, l’economia batte il sesso. Anche su internet

→ D@di per Downloadblog.it

Ci è capitato in numerose occasioni di parlare della Cina e del suo rapporto, a volte contraddittorio, con la Rete. Ebbene, oggi arriva un’altra notizia emblematica che ci fa riflettere su quanto questo Paese, in cui spesso sono negati i diritti umani e la libertà di opinione, stia però investendo sull’economia.

Secondo quanto riferito da Google China, quest’anno per la prima volta la parola “sesso” non è la più cercata su internet, sostituita da “stocks” (azioni) e dal nome di tre banche.

In particolare, “China Merchants Bank”, “Industrial and Commercial Bank of China” e “China Construction Bank” si sono piazzate, rispettivamente, al secondo, terzo e sesto posto. Al quarto posto, dicevamo, la parola “stocks”, mentre al primo posto si è piazzato “QQ”, marca di un’automobile e nome di un popolare software di instant-messaging in Cina.

Tra le altre ricerche popolari, “What is a blue chip” e “How to invest in the stock market” appaiono assieme a “What is love” e “How to kiss”.

Economia, dunque, più che amore e sentimenti. Ma c’è già chi commenta che la Cina ha lanciato una campagna agguerrita contro la pornografia online: ecco, forse, perché la parola “sex” quest’anno non ha ottenuto un buon punteggio.