L’Icann dà l’ok ufficiale ai “domini senza limiti”: grande opportunità o grande confusione?

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Il Consiglio di amministrazione dell’Icann, la società americana che gestisce l’assegnazione degli indirizzi internet, riunito a Parigi ha approvato giovedì scorso all’unanimità la decisione di fornire agli utenti la possibilità di registrare domini con estensioni di ogni tipo. Ma che cosa significa esattamente questo? Sicuramente molte più possibilità, per i gestori, di avere un sito fatto su misura, ma – immaginiamo – anche qualche grattacapo in più per gli utenti, fino ad ora abituati a riconoscere i domini tramite i suffissi .it, .com, .org e così via.

Fra qualche tempo, così, potremmo avere www.downloadblog.blogo (solo per fare un esempio), ma anche www.repubblica.notizie, oppure www.mario.rossi, o ancora www.apple.mac. E così via. Perché le possibilità sono infinite. Altro dettaglio negativo, oltre ovviamente a un po’ di disorientamento (almeno iniziale), anche il fatto che la creazione di un nuovo suffisso potrebbe venire a costare migliaia di euro.

Tra le novità, è stata anche approvata l’apertura della rete agli alfabeti non latini, come l’arabo, il cirillico o il cinese. “Le novità approvate – ha dichiarato il presidente dell’Icann Paul Twomey – rappresentano una grande opportunità per il settore, anche se ci vorranno ancora almeno tre o quattro mesi per finalizzare i dettagli di questa liberalizzazione. È un fatto storico – ha continuato Twomey – che rivoluzionerà il modo in cui internet appare e funziona”.

La data più probabile per l’effettiva entrata in vigore del nuovo corso sarebbe, secondo molti analisti, il secondo semestre del 2009.

Che ne pensate della nuova scelta? Vi sembra una grande opportunità per la crescita della rete, o solo una grande confusione di cui approfitteranno principalmente società di casinò online e siti pornografici?

I domini più pericolosi del Web, secondo McAfee. Da evitare? Soprattutto Hong-Kong, Cina e Filippine

Quali sono i domini che tendono ad essere più pericolosi sul Web, per via dei tanti server “distributori” di malware? A stilare la speciale classifica è la McAfee, società produttrice di software antivirus, secondo cui al primo posto ci sarebbero i domini con base a Hong-Kong (.hk) con il 19,2 per cento di rischio. A seguire, i domini di Cina (.cn), Filippine (.ph), Romania (.ro) e Russia (.ru). Al contrario, i domini che dovrebbero essere più sicuri (perché meno portatori di malware) sono Finlandia (.fi), Giappone (.jp), Norvegia (.no), Slovenia (.si) e Colombia (.co).

Inoltre, se si fa un calcolo generale e si analizzano tutti i domini, risulta che la possibilità di scaricare spyware, adware, virus e altri tipi di software non desiderato è salita (addirittura!) del 41,5 per cento rispetto al 2007. Anche se la percentuale maggiore di rischio appare sui siti che utilizzano il dominio .hk, non è detto che questi fanno tutti capo alla città di Hong-Kong: molti magari utilizzano società di registrazione siti con base a Hong-Kong magari perché sono convenienti dal punto di vista economico o chiedono pochi documenti per l’avvio delle pratiche.

La maggior parte di questi siti, inoltre, è completamente in inglese (9 siti rumeni su 10 sono in inglese, solo per fare un esempio) e quindi gli utenti dei paesi di lingua anglofona risultano particolarmente “tartassati” ed esposti al malware. Ovviamente non stiamo parlando sempre di siti esageratamente dannosi: si va dal semplice e noioso pop-up a siti che invece scaricano automaticamente software maligno sul computer dell’utente.

E chi pensava che il nostro Paese per una volta era rimasto immune dalle brutte classifiche del Web, ecco che andando avanti nel rapporto si legge che per ogni dieci file scaricati “random” da domini italiani (.it), uno è dannoso per la salute del computer. Mi viene in mente una cosa: non è che questi dati sono un po’ gonfiati, considerato che vengono da uno studio di una società che vende prodotti di sicurezza informatica, e quindi tende a “terrorizzare” gli utenti nella speranza che acquistino sempre più prodotti antivirus?

Aumentano le commissioni per i domini .org, .net e .com

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A partire dal 9 novembre prossimo aumentano del 10 per cento le tasse per i domini internet .org. Lo ha comunicato il Public Interest Registry, specificando che la commissione annua ammonterà a 6,75 dollari (4,37 euro). Lo scorso anno l’aumento imposto era stato pari al 2,5 per cento.

Nel mondo ci sono quasi sette milioni di nomi registrati con .org. All’inizio, il suffisso doveva essere rivolto alle organizzazioni non-profit; successivamente, invece, gli ideatori hanno deciso di aprirlo a chiunque volesse utilizzarlo.

Non si tratta dell’unico aumento del settore: VeriSign, società alla quale fanno capo, tra l’altro, i suffissi .com e .net, ha specificato che a partire dal 1 ottobre i prezzi saliranno, rispettivamente, del 7 per cento per i .com e del 10 per cento per i .net.

Sono già 150 milioni i siti .Asia

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A meno di un mese dal lancio dei domini .Asia secondo la società EuroDNS sono stati registrati oltre 150 milioni di siti internet.

E a chi pensa che la maggior parte dei siti sono stati registrati in Cina, si sbaglia di grosso: stando alle prime informazioni disponibili, solo 10 milioni dei 150 sono società o singoli cinesi. Per tutta la prima fase della registrazione, tendono a sottolineare le diverse società che si stanno occupando del lancio, non ci sono stati problemi di alcun tipo né grosse contese per accaparrarsi i domini.

“Abbiamo ancora milioni di indirizzi appetibili – ha spiegato Edmon Chung, Ceo di DotAsia – e aspettiamo solo che questi vengano registrati”.

Per spingere ancora di più il nuovo dominio è stato anche organizzato un concorso: scopo del gioco è indovinare a quanto saranno venduti i domini più “famosi” (come hot.asia, per esempio).

“Attraverso questo nuovo dominio – spiegano dalla DotAsia Organisation, società no-profit di Hong Kong – puntiamo ad abbracciare il dinamismo dell’Asia affinché il nostro continente diventi un nucleo, un’intersezione e un terreno florido per l’attività internet e lo sviluppo del mondo”.

Partono ufficialmente i domini .asia

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Il rush-finale per l’acquisto dei domini .asia è ufficialmente iniziato. DotAsia, la società che ne gestisce le registrazioni, ha infatti annunciato che i primi domini verranno resi attivi già dall’inizio di marzo ed è pronta a sostenere le migliaia di richieste che, secondo le previsioni, inizieranno ad arrivare in questi giorni.

È più o meno dal 2000 che l’associazione DotAsia si batte per avere un suffisso che rappresenti in modo intuitivo e immediato, appunto, la regione asiatica. Inizialmente, dall’ottobre dell’anno scorso, c’è stato un periodo in cui privati e aziende potevano prenotare il proprio dominio, mentre ora il processo è disponibile per tutti.

A differenza di altri suffissi, però, in questo caso ci sono delle regole ben precise: le aziende che vorranno acquistare un dominio .asia dovranno per forza essere essere registrate nella regione dell’Asia e del Pacifico, e in caso di omonimia il dominio sarà venduto a chi offre di più. Secondo Leona Chen, portavoce della DotAsia, si tratta di una vera e propria rivoluzione che porterà il dominio .asia, entro breve, a diventare famoso proprio come il .com in occidente.

Ma sono già molti coloro che puntano il dito contro l’ennesimo suffisso, considerato inutile e dispersivo. Inoltre, secondo la NetNames, società specializzata nella registrazione di domini, non è poi così vero che c’è tutta questa grande attesa per i .asia: “Al momento – spiega il chief operating officer Jonathan Robinson – sono stati prenotati solo 30.780 domini, a fronte degli oltre 380.000 del lancio dei suffissi .eu”.

Il suffisso .asia raccoglierà i siti di circa 70 paesi, dal Medio Oriente all’Australia e potenzialmente potrebbe diventare il secondo suffisso, dopo i .com: basti pensare che il 60 per cento della popolazione mondiale vive nella regione dell’Asia e del Pacifico, e in quella zona al momento ci sono oltre 400 milioni di utenti internet. E gli altri continenti? Niente paura: arriveranno presto anche suffissi per l’Africa e l’America Latina.

Arricchirsi con un dominio internet. A Los Angeles la grande asta mondiale

In California la più grande fiera di compravendita di nomi di siti Web. L’indirizzo più pagato? www. porn. net, costato 400mila dollari

ROMA – Se la crisi dei mutui americani continua a farsi sentire minacciando l’economia di tutto il mondo, le centinaia di persone che hanno partecipato martedì e mercoledì scorsi al “DomainFest” di Los Angeles proprio non dovranno preoccuparsi di tassi d’interesse o imposte sugli immobili. Gli indirizzi che hanno acquistato all’asta, infatti, rischiano di trasformarsi in una vera miniera d’oro e in centinaia di dollari al giorno di guadagni pubblicitari: si tratta, infatti, di indirizzi internet.

Il “DomainFest” non è altro che un raduno mondiale di esperti del settore e, ovviamente, anche di privati cittadini con qualche soldo da investire, che discutono di economia e strategie di vendita, ma che soprattutto mettono mano al portafogli scambiando siti a centinaia di migliaia di dollari alla volta. Le aste si sono susseguite per tutta la giornata di martedì e mercoledì, con centinaia di uomini d’affari e esperti del settore che, dati e previsioni alla mano, hanno cercato di prevedere quali fossero i domini più convenienti da acquistare.

Il sito più ambito e più pagato? È “Porn.net”, venduto per 400mila dollari (l’equivalente di 276mila euro). A seguire, “Bookmarks.com” (“bookmark” in inglese significa “segnalibro” e con la stessa parola s’identifica la funzione presente nei browser per “appuntarsi” le pagine Web interessanti o di maggiore consultazione), venduto per 300mila dollari. A seguire anche “Alimony.com” (che significa “alimenti”, nel senso legale del termine, ed è un sito che dà consigli sulle pratiche di divorzio) per 75mila dollari, “Butcher.com” (che significa “macellaio”, ed è un sito attualmente non ancora costruito ma evidentemente con grandi potenzialità) per 50mila dollari e, infine, “Satinpanties.com” (che suona un po’ come “mutande di raso”) venduto per 10mila dollari. Tra gli altri domini strapagati, anche “Dude.com”, “Natural.com”, “Authorize.com”, “Face.com”, “Checkout.com”, “Porn.net”, “Neighborhood.com” e “NewYork.net”.

Gli intervenuti, che sono arrivati a pagare anche la bellezza di 995 dollari (l’equivalente di 690 euro) per partecipare a tutte le giornate della conferenza, hanno avuto anche l’occasione di poter assistere a una lezione di Frank Shilling, guru dell’acquisto di domini internet. Un uomo che ha iniziato a collezionare indirizzi Web quasi per gioco e ora ne ha accumulati oltre trecentomila, valutati in più di cento milioni di dollari. Una storia, la sua, che affascina molti tra ingegneri, manager, consulenti e altri “esperti del settore” che vorrebbero tentare la fortuna attraverso la compravendita di domini: si dice che Shilling lavori nella veranda della propria casa alle Cayman Islands con davanti il mar dei Caraibi e al lato uno dei più grandi televisori del mondo.

Ma come si fa a diventare un esperto in compravendita di domini? Le basi del mestiere non sono cambiate. Basta avere un po’ di fantasia nel comporre nomi o fiutare l’affare, pensando ad esempio a un prodotto nuovo di un’azienda. Poi, con pochi euro, basta registrare il dominio, creare un sito anche molto rudimentale e metterci sopra la pubblicità. Se siamo fortunati, qualche azienda interessata all’acquisto ci contatterà per trovare un eventuale accordo; se, invece, siamo meno fortunati, possiamo comunque sfruttare i proventi della pubblicità e dei navigatori che capiteranno “per caso”, grazie ai motori di ricerca, sul nostro dominio.

Ci sono, inoltre, due teorie contrapposte su come guadagnare da un dominio internet e renderlo più “appetitoso”: la prima è quella di utilizzare al meglio il sito, curandolo, inserendoci oltre alla pubblicità tanto materiale, video e informazioni: gli utenti saranno attratti dalle informazioni e accorreranno in massa. L’altro, invece, è quello di lasciare il sito completamente vuoto mettendo una grande pubblicità al centro della pagina. Gli utenti capitati sul sito, così, non potranno fare altro che fare click proprio sulla pubblicità, facendoci guadagnare qualche soldino. Ovviamente, più il dominio è costituito da una parola comune, più saranno le possibilità di guadagno o di vendita.

Un’altra pratica largamente utilizzata, e altrettanto condannata, è quella dell'”assaggio del dominio”. Secondo la legge, le aziende che offrono servizi di registrazione di nuovi domini devono dare all’utente cinque giorni di tempo per ripensarci (in fase di registrazione, ad esempio, potrebbero verificarsi degli errori di ortografia). Così, trafficanti di domini senza scrupoli approfittano di questa clausola per registrare ogni giorno decine e decine di siti inserendo al loro interno semplicemente un banner pubblicitario; dopodiché analizzano il tipo di guadagno che riescono ad ottenere in quei cinque giorni e alla fine rimandano indietro i domini che non soddisfano il loro interesse, mantenendo ovviamente i più remunerativi. Addirittura, secondo una statistica dell’Icann, l’ente internazionale che ha l’incarico della gestione della Rete, nel 2006 circa il 90 per cento dei domini registrati ogni giorno era di questa natura.

Ma quali sono i siti che storicamente hanno fruttato di più? Ovviamente “Sex.com”, venduto per più di dodici milioni di dollari (l’equivalente di 8,2 milioni di euro) nel 2006. A seguire “Porn.com”, venduto lo scorso anno per 9 milioni di dollari, e ancora Beer.com, Diamond.com e Business.com, scambiati per 7 milioni di dollari.

Lo strano caso dei domini inesistenti e poi esistenti

Alcuni utenti internet e blogger nell’ultimo periodo hanno denunciato uno “strano” fatto. Che poi tanto strano non è. È capitato a moltissimi, infatti, che dopo aver provato a vedere se un dominio fosse disponibile (ed era veramente disponibile) il giorno dopo questo venisse “stranamente” registrato da un’altra persona.

Certo, potrebbe trattarsi di una coincidenza. Ma tante coincidenze, una dietro l’altra? Così in molti hanno iniziato a sospettare che alcuni siti che offrono la possibilità di cercare negli archivi “Whois” rivendano a speculatori senza scrupoli i dati delle ricerche degli ignari utenti. Questi speculatori, ovviamente, ricevuta la notizia di un utente che vuole registrare un dominio, lo registrano prima di lui. Poi, quando l’utente chiede spiegazioni, gli viene richiesta una somma di denaro per sbloccare il dominio ed entrarne in possesso.

Adesso arriva la notizia che l’Icann, l’agenzia statunitense che regola i domini, ha deciso di aprire un’inchiesta. Si tratta di un nuovo tipo di frode: fino ad ora, infatti, venivano registrati marchi famosi o nomi di persone celebri; adesso, invece, si vanno a colpire tutti quelli che vogliono registrare un dominio, cosa ben più grave.

Secondo l’agenzia federale l’ipotesi della vendita di interi archivi di ricerche Whois potrebbe anche essere falsa, e magari a fornire ai malintenzionati i dati potrebbero essere virus o spyware. Fatto sta che è ecessario stroncare subito questa brutta usanza, che mina i fondamenti della rete.