Armadio Verde, ecco come scambiare vestiti, risparmiare e rispettare l’ambiente

La community, tutta italiana, si definisce il primo “social fashion re-commerce”. Permette di disfarsi dei vestiti e degli accessori che non si utilizzano più e, con una moneta virtuale, di acquistare quelli inviati dagli altri clienti

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Coronavirus, gli acquisti online da gennaio a oggi sono triplicati rispetto al 2019

Dai primi dati sull’e-commerce presentati al termine della “fase 1” della crisi emerge “un salto evolutivo verso il digitale” di 10 anni, con 2 milioni di nuovi consumatori in più rispetto allo scorso anno e nuove opportunità anche per i piccoli commercianti

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eBay, gli italiani comprano sempre di più dagli Stati Uniti (ma sempre di più, dagli Stati Uniti non si spedisce in Italia)

→ D@di per Geekissimo.com

Sembra davvero un controsenso, ma c’è poco da scherzare. Gli italiani che frequentano eBay acquistano sempre di più da venditori presenti negli Stati Uniti, anche se i venditori d’oltreoceano si fidano sempre meno delle nostre Poste, tant’è che molti vendono i propri oggetti con la clausola “non inviamo in Italia”. Partiamo dai dati, innanzitutto. Secondo eBay, nei primi tre mesi dell’anno gli italiani hanno acquistato dagli Stati Uniti quasi 700mila oggetti, con una crescita del 18 per cento rispetto allo scorso anno.

Gli italiani dagli Usa acquistano soprattutto attrezzature sportive (+63 per cento), accessori e ricambi per autovetture (+56 per cento) seguiti da strumenti e forniture per ufficio e fotografia (+47 e +44 per cento). Va bene anche il settore degli strumenti musicali, con il 42 per cento in più. Per quanto riguarda la spesa, i quasi 150mila italiani che hanno acquistato tramite eBay oggetti dagli Stati Uniti, sempre tra gennaio e marzo del 2008, hanno speso in media 56 dollari (l’equivalente di circa 36 euro) per ogni acquisto. Ma andiamo a vedere, invece, le note negative.

Come ha dimostrato un’inchiesta di Repubblica la scorsa settimana, “siamo considerati la pecora nera mondiale del commercio elettronico” a causa del nostro sistema postale. La clausola “non spediamo in Italia” sarebbe presente su oltre 37mila inserzioni; tantissime, se comparate a quelle che non spediscono in Francia (3mila), Spagna (700) e Inghilterra (”quasi nessuna”). E addirittura, secondo alcuni utenti il tasso di insuccesso (cioè, il numero di oggetti che effettivamente non arrivano a destinazione) sarebbe quasi pari al cinquanta per cento.

Insomma: come sempre non ci facciamo una bella figura in campo internazionale, e ancora una volta per colpa del nostro carente sistema postale. E a fronte di migliaia di oggetti acquistati ogni mese, poi ci dobbiamo sentir dire che gli altri non si fidano di noi. Che ne pensate? Vi siete mai imbattuti in situazioni del genere? E come vi siete comportati? Avete cercato di convincere il venditore, o non c’è stato nulla da fare?

Germania, bimbo in vendita su eBay

→ D@di per Downloadblog.it

La storia che vi raccontiamo oggi ha decisamente dell’incredibile, e speriamo – una volta che arriverà ai grandi media – che non sia come al solito l’oportunità per parlare male di internet e delle sue potenzialità.

Una coppia di giovani genitori tedeschi è stata denunciata (e ha perso l’affidamento del proprio bambino, di sette mesi) per aver messo un annuncio su eBay, nel quale offrivano al miglior offerente il proprio bambino, appunto. Base d’asta, un euro.

Secondo quanto ha riferito il portavoce della polizia della città bavarese di Krumbach, una volta scoperta la terribile asta, il bambino è stato immediatamente affidato ai servizi sociali, anche se la mamma, 23 anni, continua a spiegare che si trattava “solo” di uno scherzo. Le autorità hanno anche aperto un’inchiesta, contro la madre e il padre (anche lui molto giovane, 24 anni), per capire se dietro ci fosse addirittura anche un traffico di neonati.

L’annuncio su eBay recitava più o meno così: “Offriamo in vendita il nostro nuovo bambino, perché è diventato troppo chiassoso. È un maschietto lungo 70 centimetri e può essere utilizzato in una culla o su un passeggino”.

Unica consolazione: nelle quasi tre ore in cui il bimbo è stato (virtualmente) all’asta, nessuno ha fatto offerte; anzi, alcuni utenti hanno dichiarato di aver avvertito le autorità.

Microsoft pagherà (più o meno) chi usa il suo motore di ricerca. Funzionerà, o è solo una mossa “disperata” anti-Google?

→ D@di per Geekissimo.com

Il potere di Google è ancora troppo spropositato rispetto a quello di Microsoft. E così la multinazionale di Redmond, a sorpresa, ha annunciato ieri che inizierà a pagare chi utilizzerà il suo servizio di ricerca Live Search per fare acquisti. Sì avete capito bene. In pratica, il colosso ha annunciato che rimborserà i clienti che acquisteranno online alcuni prodotti utilizzando il motore di ricerca Microsoft Live Search.

Il danaro, hanno spiegato, arriverà dalle tariffe che gli investitori pubblicitari pagheranno a Microsoft per vedersi comparire tra i primi risultati nelle ricerche. “Crediamo – ha spiegato Bill Gates in una conferenza stampa – che la ricerca può offrire sia agli utenti che agli investitori molte più possibilità di quante ne abbia ancora offerte, e con questo servizio puntiamo a diventare il servizio di ricerca commerciale più redditizio del Web“.

Al momento l’offerta sarà disponibile solo negli Stati Uniti. È previsto che le vendite al dettaglio online negli Stati Uniti raggiungano la cifra record di 335 miliardi di dollari all’anno nel 2012; tra l’altro, già ora il 68 per cento degli utenti che fa acquisti online arriva all’acquisto passando per un motore di ricerca.

Agli occhi di molti analisti, il programma di Microsoft sembra essere stato studiato apposta per raccogliere un po’ più di denaro dalla pubblicità, considerato il mancato accordo per l’acquisto di Yahoo! che ha portato l’azienda di Redmond sempre più lontana dal raggiungere gli ottimi risultati di Google. C’è addirittura chi si sbilancia, prevedendo che questa mossa porterà a una grande guerra dei prezzi tra Microsoft e Google.

eBay cambia la politica sui download digitali

→ D@di per Geekissimo.com

Cambia la politica di eBay nei confronti della vendita di beni digitali. Per beni digitali s’intendono tutti quei beni che possono essere scambiati da computer a computer e che non possiamo effettivamente toccare con mano (ad esempio, una licenza di uso di un software o un file musicale mp3, tanto per intenderci). Invece di scambiarsi questi beni tramite normali aste, da ora in poi bisognerà utilizzare la formula “30-day classified ads” (annunci pubblicitari di trenta giorni) dal costo di 9,95 dollari.

La novità, annunciata nel blog di eBay, è stata decisa per evitare che venditori aumentino artificialmente il proprio feedback vendendo migliaia di identici file musicali per magari pochi centesimi. In questo caso, invece, nella categoria degli annunci non è prevista alcuna sorta di feedback. In effetti, i download digitali non hanno costi di consegna, e una volta prodotti si possono rivendere infinite volte, dando quindi la possibilità al venditore di “fregare” il sistema dei feedback in un modo praticamente legale.

Attualmente, dunque, sarà possibile continuare a vendere beni digitali solamente se inseriti all’interno di un cd o di una pennetta Usb. Se, invece, si darà la possibilità all’acquirente di scaricare il bene che gli vogliamo vendere, allora si sarà fuori dalle nuove regole di eBay. Al momento ci sono ancora numerose aste di questo tipo in corso, e probabilmente ci vorrà qualche giorno affinché la nuova regola abbia effetto.

Probabilmente la sezione degli annunci economici non è la migliore per vendere i beni digitali, e magari eBay avrebbe dovuto pensare a una sezione apposita. Penso, inoltre, (ma – lo dico subito – non ho in mente alcuna soluzione) che non è nemmeno giusto che persone “per bene” che vogliano vendere beni digitali una sola volta non debbano ottenere alcun feedback per i loro sforzi. Che ne dite? A voi è mai capitato di comprare o vendere beni del genere? E come vi siete trovati?

eBay, arrestato un famoso truffatore italiano. E tu, come ti difendi?

→ D@di per Geekissimo.com

Come in tutte le “piazze” che si rispettino, anche su eBay iniziano a diffondersi i grandi truffatori. Coloro, cioè, che cercano di inflazionare il prezzo degli oggetti in vendita oppure, ancora peggio, mettono in piedi in pochi giorni vere e proprie “macchine mangia soldi” di oggetti, proposti a prezzi molto vantaggiosi, che vengono pagati dagli acquirenti ma non vengono – ovviamente – mai spediti dai venditori.

A volte la tecnica funziona; altre volte, come nel caso di cui vi parlo oggi, il truffatore viene invece identificato ed arrestato (anche perché, operando su internet, tutte le attività economiche lecite e illecite sono facilmente rintracciabili e tracciabili). La notizia di oggi, dicevo, riguarda un famoso Dj milanese di 37 anni (di cui non riveliamo, in ogni caso, né le iniziali del nome né il nick con cui è conosciuto su internet per ragioni di privacy), colpevole di offrire a prezzi molto vantaggiosi strumenti musicali, biglietti per spettacoli teatrali, per concerti di artisti famosi e partite di calcio.

Il Dj incassava i soldi ma la merce, ovviamente, non arrivava mai ai compratori. Il truffatore è stato arrestato ieri dalla Polizia postale. Le indagini erano iniziate dopo l’arrivo di un centinaio di querele presentate da acquirenti che non avevano ricevuto il prodotto pagato. Secondo gli investigatori, l’ammontare complessivo della truffa si aggirerebbe intorno ai 50mila euro. Le persone truffate sarebbero 73 a Milano e un centinaio nel resto d’Italia. Secondo la polizia, l’attività di truffa andava avanti da circa due anni.

In realtà su eBay e siti simili, pur essendo i movimenti degli utenti facilmente tracciabili, sono sempre di più coloro che tentano in pochi giorni di aprire un’attività illecita, ricevere soldi e poi sparire, sperando nel “delitto perfetto”. Allora, come comportarsi? I consigli sono sempre gli stessi: fare attenzione alle offerte eccessivamente convenienti e agli utenti con feedback negativo. E voi, quali altri accorgimenti mettete in atto prima di fare acquisti nei siti delle aste online?

Nell’era dell’eBook… la libreria non è più nostra

→ D@di per Geekissimo.com

I colleghi di BoingBoing e di Gizmodo durante gli ultimi giorni hanno discusso della proprietà “fisica” degli eBook, i libri elettronici che se da noi non sono ancora diffusissimi, sicuramente negli ultimi mesi stanno spopolando negli Stati Uniti, grazie anche ad alcuni lettori come Kindle e Sony Reader. In pratica, ci si chiede, perché i grandi negozi online da cui si acquistano questi eBook danno agli utenti le licenze invece di vendere interamente i libri?

In effetti, se ci pensiamo un attimo, i libri “normali” che compriamo in libreria possono essere prestati, rivenduti, regalati… In questo caso, invece, per proteggere la proprietà intellettuale le grandi società editoriali rendono vietata la copia o il prestito a un’altra persona.

Amazon e Sony, due tra i più importanti fornitori, spiegano che quando si acquista un libro elettronico si ottiene una licenza… il che significa che “si paga per utilizzarlo, non per averlo”. Certo, aggiungono, cercando di convincere gli utenti, la licenza per leggere il libro è illimitata. Resta però il fatto che il libro non si può rivendere. Quindi è come se non fosse interamente nostro.

Ovviamente non sappiamo come andrà a finire la questione, perché sicuramente fioccheranno cause su cause una volta che gli eBook diventeranno molto famosi. Però, rassicurano alcuni esperti di diritto, “anche se un editore la chiama licenza, se la transazione appare come una vendita, gli utenti hanno il diritto di rivendersi la copia per conto proprio”. Staremo a vedere.

In vendita su eBay due pezzi del tempio di Ercole di Agrigento

→ D@di per Downloadblog.it

Sindaci e amministratori del Parco Valle dei Templi di Agrigento sono in subbuglio per la notizia che su ieri su eBay sono apparsi, per la vendita all’asta, due pezzi del tempio di Ercole.

Inseriti da un utente registrato in California, i due pezzi (rispettivamente della grandezza di 9,3 x 6,4 cm e 6,4 x 6,3 cm) partivano da una base d’asta di 99 centesimi, più sette euro di spese di spedizione. I pezzi sarebbero stati trafugati dal sito archeologico nel 2000.

“Non credo si tratti di pezzi autentici staccati dal tempio di Ercole, penso piuttosto a una bufala”, ha spiegato, minimizzando, il direttore dell’ente Parco Valle dei Templi, Pietro Meli. “Abbiamo avviato una serie di accertamenti – ha aggiunto – per capire se possa esserci stato un atto di vandalismo, o se si tratta di sottrazione di beni archeologici. Controllare un’area vastissima come quella della Valle dei Templi è praticamente impossibile”.

In attesa che si risolva la questione, considerando le dimensioni dei pezzi in vendita mi viene un atroce dubbio: ma non è che si tratta solo di piccole pietre senza ormai alcun valore, prese nell’area del tempio e spacciate come originali?

Il computer venduto su eBay con i dati segreti di un ministero Gb

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Vi è mai capitato di aprire un pacco acquistato su eBay e trovarvi dentro strane sorprese o oggetti particolari? Un tecnico informatico di Manchester, in Gran Bretagna, stava riparando un computer portatile quando ha trovato, nascosto all’interno dello stesso, un cd con dei dati ultra-riservati provenienti dal ministero dell’Interno. Il laptop, inizialmente di proprietà dello stesso ministero, era stato poi messo in vendita su eBay e acquistato da un ignaro cittadino.

Il cd, in particolare, era nascosto tra la tastiera e la piastra dei circuiti. Il tecnico ha chiamato subito la polizia, che è intervenuta insieme (addirittura!) ad agenti dell’antiterrorismo, proprio a spiegare come in quel cd fossero contenuti dati davvero molto molto importanti. Si tratta a dir la verità, solo dell’ultimo episodio di una lunga lista di smarrimenti imbarazzanti di materiale riservato che hanno interessato il governo britannico.

Solo nel novembre scorso, il cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling aveva ammesso che era stato smarrito un altro cd con i dati personali di oltre 25 milioni di cittadini. Il mese successivo, poi, il ministero dell’Ambiente rivelò che due computer che contenevano i nomi e gli indirizzi di settemila automobilisti in Irlanda del Nord erano andati persi. E sempre a dicembre, il ministro dei Trasporti Ruth Kelly si scusò pubblicamente perché un’azienda americana aveva perso i dati di tre milioni di neopatentati.

Pensate sia finita qua? Proprio no: poi è stata la volta dell’ufficio delle Tasse, che ha perso la memoria di un pc contenente nomi, codici postali e codici fiscali di 6.500 clienti; poi, nove aziende sanitarie hanno ammesso di aver perso informazioni sui propri pazienti, in un numero stimato attorno ai 168mila. La storia, questa volta, è andata a buon fine, con il tecnico che ha subito chiamato la polizia e il caso si è risolto in qualche settimana. Ma nella maggior parte dei casi, purtroppo, i dati personali non vengono recuperati e vanno a finire nelle mani di chissà chi. Intanto vi ripropongo la domanda che facevo all’inizio: vi è mai capitato di ricevere un pacco da eBay con qualche “sorpresa”, positiva o negativa?

Le reliquie di San Vincenzo, la spazzatura di Napoli e i vostri acquisti più “pazzi” su eBay

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Avete mai acquistato un oggetto particolarmente strano su eBay? La domanda potrebbe sembrare abbastanza banale, ma leggendo certe notizie probabilmente non lo è. L’Osservatorio di Telefono Antiplagio ha infatti denunciato al Vaticano il grosso commercio (illegale, ovviamente) di tutta una serie di reliquie dei santi (dalle ciocche di capelli di Santa Teresa di Gesù Bambino a un brandello della tunica di Santa Rita da Cascia, da un frammento osseo di Padre Pio al “Kit Sant’Ignazio”).

Non stiamo parlando di “falsi” (che pure ce ne sono tanti), ma di un vero giro d’affari illegale di reliquie trafugate da chiese sperdute, tombe o siti archeologici. I vertici di eBay assicurano di essere a conoscenza del problema e di aver allestito “una task-force di esperti per bloccare questo commercio”. Anche se, almeno questa mattina, scrivendo “reliquie” nel campo di ricerca si continua a trovare davvero di tutto.

Ovviamente non sono solo le reliquie ad essere oggetti molto gettonati su eBay. Che dire della spazzatura napoletana, messa in vendita da un “buontempone” per portare nel mondo intero (come se ce ne fosse bisogno) il problema rifiuti in Campania? E che dire – ancora – di quelli che vendono bottiglie con l’aria di Roma o di Venezia, o di quelli che scrivono su un foglietto di donare la propria anima in cambio di quache Euro?

Tutti oggetti che apparentemente nessuno comprerebbe. E invece vengono comprati, e come!. Per questo arrivo alla mia domanda: avete mai comprato oggetti molto particolari su eBay o su altri siti di compravendita online? E quali sono gli oggetti più strani nei quali vi siete imbattuti? Fatemi sapere nei commenti che poi stiliamo una bella classifica delle migliori stranezze. Intanto mi vado a ordinare un bel “Kit Sant’Ignazio”.

Calcolare facilmente costi e commissioni di PayPal

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Siete dei top-seller eBay o utilizzate spesso PayPal per scambiare denaro su internet? Esiste un servizio Web molto intuitivo, chiamato PayPal Fee Calculator, che permette di calcolare di quanto sarà la commissione che PayPal addebiterà ai nostri pagamenti.

L’utilizzo è molto semplice: basta specificare innanzitutto la moneta dello scambio e il luogo di partenza e di destinazione della transazione. Dopodiché sarà possibile calcolare le tasse che PayPal applicherà alla nostra transazione.

In questo modo sarà semplicissimo (il servizio lo fa da solo) calcolare i nostri ricavi netti o, al contrario, calcolare quanto richidere in modo da ottenere, alla fine della transazione, una determinata cifra.

Il servizio offre anche un cambiavalute, e non è tutto.

È possibile, infatti, attraverso altri siti simili scoprire quanto spendiamo nel mettere un annuncio su eBay (con l’eBay Fee Calculator) o le commissioni che ci vengono applicate quando compriamo su Amazon (con l’Amazon Fee Calculator).

La letterina a Babbo Natale? È un brevetto registrato da Microsoft

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Le feste si sono appena concluse che arriva una notizia particolarmente strana e che potrebbe creare a tutti i genitori numerosi problemi già dal prossimo anno. Scrivere una letterina a Babbo Natale, infatti, potrebbe significare violare un brevetto Microsoft.

La società di Redmond, infatti, ha brevettato un sistema per la creazione di “whish-list”, liste dei desideri o dei regali, per lo shopping online. “Il sistema – si legge sul sito dell’ufficio brevetti – dà la possibilità all’utente di creare una lista di oggetti che l’utente desidera che altri comprino per lui”. La novità, si fa per dire, è che non si tratta (come ad esempio per le whish-list di Amazon) di liste fatte solo su un determinato sito, ma di liste che comprendono tutti i siti, tutte le marche e così via.

Non sappiamo ancora se Microsoft voglia buttarsi nel commercio elettronico o, ancora, se vuole creare un sito per aiutare le persone a fare liste personalizzate oppure, per esempio, se voglia inserire questa possibilità (ipotizziamo) nel portale Msn o in una prossima relase di Windows.

Quello che ci chiediamo – in ogni caso – è: serviva davvero depositare un brevetto apposito?

L’ho fatto: ho comprato “Trio”

Trio

Dopo aver letto questo post, un vero patito del Mac come me non poteva non procedere all’acquisto. E così ho comprato il set di tre spillette (che attaccherò molto presto sul fidato Eastpak) rossa-gialla-verde del tutto simili ai comandi di gestione delle finestre in Mac Os X.

Il tutto, compresa la spedizione, per soli 4 euro. Un interessante progetto italiano da sostenere.

Bill Me Later: su Amazon shopping di Natale senza carta di credito

D@di per Downloadblog.it

Quest’anno chi vorrà fare acquisti natalizi su Amazon, uno dei più grandi – se non il più grande – “negozi virtuali” del mondo ha una possibilità in più: non pagare con carta di credito.

Amazon, infatti, sta facendo partire un nuovo servizio in collaborazione con “Bill me later” (che suona un po’ come “fammi pagare dopo”), servizio della Timonium e della CIT Bank di Salt Lake City (Utah) che dà la possibilità agli utenti di fare shopping senza avere una Visa o una Mastercard. Come?

Semplicissimo: una volta scelto questo metodo di pagamento, Bill me later invierà a casa una fattura (che sarà possibile pagare interamente o a rate). Una specie di intermediario, come PayPal insomma.

Bill me later è un progetto molto interessante attivo su oltre 400 negozi online (tra cui WalMart.com e Apple.com).

Io personalmente non lo conoscevo. E voi? Lo avete mai usato? E se sì, come ha funzionato?