Stop I-60, ieri la grande manifestazione

Alcune fotografie scattate ieri in via di Grotta Perfetta alla manifestazione per protestare contro lo scempio dell’I-60, il nuovo mega-quartiere senza regole in progettazione nella zona Eur-Ardeatino a Roma. Per tutte le informazioni http://www.stop-i60.org.

La manifestazione in via di Grotta Perfetta


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Stop I-60, domani grande manifestazione nazionale

Domani, venerdì 5 giugno, grande manifestazione al parco del Forte Ardeatino, in via di Grotta Perfetta, per manifestare contro I-60, il nuovo quartiere per migliaia di persone che dovrebbe nascere tra via di Grotta Perfetta e via Ballarin, nella zona Eur-Ardeatina a Roma. Un quartiere che avrebbe effetti disastrosi sulla qualità della vita dell’area, con milioni di metri cubi di nuove case e migliaia di automobili in più

Accorrete numerosi! Per tutte le informazioni: http://www.stop-i60.org/

Flatulenze natalizie e centimetri

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

I francesi hanno bisogno di condom più grandi, centimetro alla mano. E le mucche causano il global warming. Il nuovo appuntamento con le notizie più “Follini” dal mondo

 

LE FLATULENZE DELLE MUCCHE? RESPONSABILI DEL RISCALDAMENTO GLOBALE
Fabbriche inquinanti? Paesi che non rispettano gli accordi di Kyoto? Gas di scarico delle automobili? Nessuna di queste è la causa principale del riscaldamento globale, che tanto ci sta facendo penare – con i cambiamenti climatici che ne conseguono – in questo periodo. La vera causa di tutti i nostri problemi sono le mucche. E in particolare… le loro flatulenze. Tanto che le “puzzette” delle bovine americane potrebbero presto essere tassate come un qualunque gas di scarico inquinante. A proporlo è niente di meno che un disegno di legge dell’Epa, l’agenzia governativa americana che si occupa di protezione ambientale. Gli esperti, in particolare, vorrebbero mettere a carico degli agricoltori statunitensi i gas emessi dai loro animali. Secondo ricerche più recenti, infatti, la digestione dei bovini produce un’altissima quantità di metano nell’atmosfera… per questo la tassa sulle emissioni di monossido di carbonio applicata comunemente alle ciminiere potrebbe da un momento all’altro essere applicata anche al loro didietro. Secondo il progetto di legge (che deve comunque passare ancora al vaglio del Parlamento di Washington) ad essere tassate saranno solamente le aziende agricole con meno di 25 mucche da latte o 50 bovini o – ancora – 200 maiali. Queste dovrebbero sborsare 175 dollari all’anno (l’equivalente di ben 138 euro!) per ogni mucca. Sul piede di guerra, ovviamente, l’intero settore agricolo e caseario.

RAGAZZINO PRENDE LA MACCHINA DEL PROF. E PROVOCA UN GRAN BELL’INCIDENTE
Chi la fa l’aspetti. Un ragazzino tedesco di otto anni che voleva scusarsi con la madre per aver preso un brutto voto a scuola ed essere stato mandato, per punizione, fuori dalla classe per un’ora, ha pensato bene di prendere la macchina della maestra e di recarsi a casa. Causando, ovviamente, un brutto incidente. Il bambino di terza elementare, dopo aver preso un pessimo voto, era stato mandato fuori dalla classe a riflettere sull’accaduto. Il rimorso era troppo, la paura per una punizione era sempre più pressante. E così, “prese in prestito” le chiavi dell’automobile del docente (lasciate – dobbiamo dirlo – incautamente incustodite) è scappato fuori dalla scuola e ha messo in moto la macchina. “Il ragazzino è riuscito a mettere la prima e ha guidato per oltre cento metri – ha spiegato il portavoce della polizia municipale della cittadina di Zwickau, nell’est del Paese – prima di schiantarsi contro una Volvo parcheggiata proprio fuori dalla scuola”. Causando, aggiungiamo noi, oltre ottomila euro di danni. Il “chi la fa l’aspetti” con cui abbiamo aperto il pezzo era evidentemente rivolto alla maestra.

FRANCESI: VOGLIAMO CONDOM PIÙ GRANDI
Vogliamo condom più grandi. A protestare contro le principali marche farmaceutiche che producono preservativi sono i francesi… proprio loro! Secondo uno studio di una grande casa farmaceutica tedesca, infatti, i francesi avrebbero bisogno di preservativi più lunghi, più larghi e più comodi… mentre per i greci andrebbero bene anche condom di misura più piccola. Lo studio, svolto dall’“Institute of Condom Consultancy” di Singen (ma davvero esiste un istituto di consulenza sui preservativi???), ha coinvolto per otto mesi oltre 10.500 uomini provenienti da 25 paesi. I quali – udite udite! – hanno dovuto prendere diverse misure al loro “gingillo” inserendole in un database anonimo (all’interno del quale bisognava solamente specificare la nazionalità di appartenenza). Vogliamo andare subito ai risultati? Allora: i francesi hanno dichiarato (ci dobbiamo credere???) di avere una media di 15,48 centimetri mentre i greci sarebbero indietro di circa 3 centimetri (poveri!). La ricerca, in realtà, era stata commissionata per educare i più giovani sull’importanza della contraccezione, e solo in un secondo tempo ha portato a questi risultati. Lo stesso istituto, per risolvere la situazione dei condom che non si adattano perfettamente alle misure di tutti i paesi europei, ha anche proposto un contraccettivo spray, che si spruzza proprio lì e permette di creare in pochi secondi un preservativo esattamente su misura. Potenza della scienza! E dei sondaggi.

LA POLIZIA DI UN’INTERA CITTADINA AMERICANA SI MOBILITA PER UNA RAPINA IN BANCA… AD OPERA DI UN CARTONATO
Immaginate Montgomery Township, una ridente cittadina americana nelle campagne del New Jersey. Immaginate la polizia di questa intera cittadina mobilitata (come solo gli americani sanno fare) per cercare di sventare una rapina ai danni di una banca. Una rapina che dopo diverse ore di assedio si è conclusa nel migliore dei modi: con la scoperta, da parte degli esperti antiterrorismo, che ad attentare al denaro della banca era… una cartonato. Sì, avete capito bene, cari lettori de lo Stivale Bucato: uno di quei cartonati a misura d’uomo che pubblicizzano proprio le offerte di mutui delle banche. A chiamare la polizia, e ad avvertirla che nella Pnc Bank era in corso una rapina, un’anziana signora (che tra l’altro – giuriamo che è vero – aveva problemi di vista). Per cercare di convincere il cartonato ad abbandonare il suo intento (ma nessuno si era accorto che si trattava di una persona completamente immobile?) l’area era stata completamente sgomberata e sono stati utilizzati megafoni e forti fari per cercare di entrare in contatto con il fantomatico ladro. Passate diverse ore, un team di esperti dello Swat ha deciso di fare irruzione… scoprendo l’amara verità. Il capo della polizia è stato, giustamente, allontanato dal servizio.

A NATALE SIAMO TUTTI PIU’ BUONI. E LUI UCCIDE IL PADRE CON L’ALBERO DI NATALE
Se è vero che Natale siamo tutti più buoni… allora che almeno gli omicidi si commettano come si deve. È quello che deve aver pensato un ragazzo di Parrish, in Florida, arrestato con l’accusa di aver assalito a morte il padre usando come arma un albero di Natale. Secondo quanto riportato dallo sceriffo della contea di Manatee, l’uomo, 37 anni, è stato arrestato la scorsa settimana dopo aver tirato un albero alto circa un metro al papà. La morte dell’anziano padre, hanno spiegato i soccorritori, non è stata però causata dall’albero, bensì dalla base di accaio – del peso di oltre dieci chili – che teneva fermo l’arbusto. L’uomo, ora in carcere, continua però a negare l’accaduto.

Clima, scontro Italia-Unione Europea. Ma in cosa consiste il pacchetto? Il mio servizio per Sky Tg24

In corso a Bruxelles il vertice dei ministri dell’Ambiente Ue per discutere dei costi del pacchetto “20-20-20”. Ma in cosa consiste il pacchetto del “20-20-20”? Questa notte ho preparato una scheda che sta andando in onda oggi su Sky Tg24. La trovate dopo un minuto rispetto all’inizio di questo video.

La spazzatura elettronica ci sommergerà?

La maggior parte dell’e-waste, comunemente chiamata “spazzatura elettronica”, cioè tutta quella serie di monitor, tastiere, mouse che non utilizziamo più, starebbe andando a finire dritta dritta nei paesi in via di sviluppo, contribuendo, così, a inquinamento e malattie. È quando continuano a denunciare centinaia di attivisti ecologisti in tutto il mondo, secondo cui solo negli Stati Uniti nel 2007 sono stati messi fuori uso (e quindi destinati comunque alla discarica) ben 47 milioni di computer.

Questo significa 47 milioni di tastiere, di mouse, di monitor Crt, di case, di processori… la maggior parte dei quali provenienti dalle aziende. E questo solo per gli Stati Uniti: moltiplichiamo almeno per 8 il numero 47 per ottenere, più o meno, la produzione globale di spazzatura elettronica. Un fenomeno in enorme aumento: basti pensare che nel 1998 erano “solo” 20 milioni i computer buttati ogni anno… e in soli dieci anni il loro numero è raddoppiato.

Ovviamente – dicono in molti – non si può fermare il progresso: sostituire le apparecchiature elettroniche (non solo i computer, ma anche le Tv, gli impianti stereo e così via) significa andare avanti nella tecnologia e arricchire un Paese. Ma dobbiamo stare molto attenti su questo punto, perché al momento meno del 20 per cento di tutta la spazzatura elettronica viene riciclata. Ed è davvero un peccato, se consideriamo che all’interno dei nostri elaboratori elettronici c’è di tutto, dal vetro all’alluminio, dalla plastica ad altre sostanze riciclabili.

Unica nota positiva è che in Europa (al contrario degli Stati Uniti – ma l’Europa produce meno spazzatura elettronica degli Usa) non è possibile esportare scarti informatici nei paesi più poveri o in via di sviluppo. Una situazione, insomma, che andrebbe molto meglio monitorata, perché inizia ad essere un fattore molto pesante per l’inquinamento della terra e la nascita di malattie legate alla presenza di questi materiali, che spesso quando vengono disassemblati diventano tossici. Voi come vi comportate quando dovete sostituire un computer? Lo portate in un’”isola ecologica” per lo smaltimento? O buttate monitor&tastiera (magari non più funzionanti) nel normale cassonetto dell’immondizia?

“Dal prossimo anno pagelle solo online”. Ci sembra un po’ azzardato… e tra l’altro in Italia già si fa

Sta facendo molto parlare di sé, in questi ultimi giorni, l’annuncio del neo-ministro della Funziona pubblica, Renato Brunetta, secondo cui entro un anno, un anno e mezzo anche le pagelle scolastiche saranno online. Una decisione, ha spiegato il ministro, che servirà far risparmiare carta alla pubblica amministrazione: “Se sapremo cambiare – ha spiegato il ministro – potremo spendere meglio e liberare importanti risorse da impieghi poco produttivi”.

Una scelta intelligente, penseranno in molti, anche se – ma sto esprimendo un’opinione personale – forse bisognerebbe iniziare da altre parti a eliminare la carta. La pagella scolastica, oltre che un importante documento che tutti i genitori, i nonni e i parenti dovrebbero poter continuare a toccare con mano, è anche un ricordo che si tramanda di generazione in generazione. E poi: anche se ormai internet “ce l’hanno tutti”, quante sono le famiglie che non riuscirebbero a visualizzare online la pagella, per incompetenza o per mancanza fisica di mezzi (collegamento a internet o computer)? A mio parere ancora molte. Ben venga, dunque, il risparmio di carta, ma probabilmente si potrebbe iniziare da altri settori.

In realtà, però, non è la prima volta che in Italia si parla di pagella elettronica; anzi, molte scuole si sono già attrezzate. C’è chi da anni mette in rete giorno per giorno tutti i voti (accessibili con password) e i licei dove il computer è presente su ogni cattedra a disposizione del docente. Ci sono gli istituti dove si possono controllare online le presenze dei figli e quelli in cui la pagella (che viene data anche in versione cartacea) è presente da anni anche su internet. In Italia, dunque, fino ad ora si è lasciato all’autonomia delle singole scuole l’utilizzo dell’online nei rapporti con le famiglie.

Sul chi va là – e di parere simile al nostro – anche il rappresentante dei presidi Giorgio Rembado, secondo cui l’eliminazione della carta va vista con favore a patto di due condizioni essenziali: tutte le famiglie devono essere messe in condizioni di usufruirne ed evitare casi di pubblicazione come quelli dei redditi online. Immaginiamo che comunque sarà necessaria una fase intermedia, in cui la pagella verrà data sia a mano (cartacea) sia su internet: solo così si potrà veramente capire se il sistema funziona a dovere.

Nel 2020 i data-center inquineranno più delle compagnie aeree

→ D@di per Downloadblog.it

Se la situazione attuale non cambierà, i data center con ogni probabilità nel 2020 sorpasseranno l’industria aeronautica in una non bella classifica: quella dei principali produttori di gas serra. Lo rivela uno studio di McKinsey & Co ripreso anche dal New York Times.

Lo studio si sofferma maggiormente sulle opportunità di risparmio dei costi e di energia che oggi vengono completamente sprecate nei data center aziendali e governativi. Per esempio, i server sono utilizzati in media solalmente al 6 per cento della loro capacità e al 56 per cento della loro performance massima.

Se allo stesso modo – sottolineano i ricercatori – si comportassero ad esempio gli alberghi, questi chiuderebbero per bancarotta pochissimo tempo dopo la loro apertura. Addirittura, la moda di sfruttare poco i data center sarebbe una moda molto moderna.

In passato, all’epoca dei mainframe, i data center erano in fatti più efficienti, anche se meno flessibili; ora che i server, invece, utilizzano le tecnologie standardizzate dell’industria dei personal computer, è tutto più flessibile ma anche fuori controllo.

Come risolvere, allora, il problema? Secondo gli studiosi le aziende dovrebbero porsi l’obiettivo di raddoppiare in tempi brevi (entro il 2012) l’efficienza dei propri data center, dall’utilzzo di software per la virtualizzazione a un controllo integrato delle unità di raffreddamento.

Altrimenti nel 2020 se gli sprechi continueranno ad aumentare, i server andranno a inquinare di più (in termini di energia, trasporto, costruzione, pezzi di ricambio, etc) di quanto non faccia, annualmente, una compagnia aerea tradizionale.

Vuoi salvare l’ambiente? Paga le tue bollette sul web

→ D@di per Geekissimo.com

Il 29 marzo si è “festeggiata” l’ora della terra, evento mondiale attraverso il quale in 380 città si sono spente le luci che illuminano monumenti, uffici ed edifici. Oggi allora parliamo di un nuovo modo, semplice e immediato, per risparmiare energia. Secondo uno studio statunitense ogni famiglia può risparmiare circa 7 metri quadri di foresta ogni anno pagando le bollette online e abbandonando, così, la carta.

Secondo lo studio, in media ogni famiglia riceve circa 19 bollette e comunicati bancari cartacei e fa circa 7 pagamenti con l’utilizzo di carta ogni mese; se si passasse, invece, a bollette o pagamenti elettronici, si risparmierebbero circa tre chili di carta all’anno, salvando 0,08 alberi ed evitando, soprattutto, la produzione di gas serra equivalenti alle emissioni di 250 chilometri percorsi con un’auto.

Non è tutto, perché è stato anche dimostrato che le bollette elettroniche farebbero risparmiare 280 litri d’acqua di scarico immessa nell’ambiente e 20 litri di carburanti usati per il trasporto della posta. “Le persone che pensano di non avere nessuna rilevanza sull’impatto ambientale dovrebbero rivedere la propria posizione. Ogni piccolo contributo può avere un impatto a livello aggregato“, ha detto Craig Vaream, un membro di PayItGreen Alliance e JPMorgan Chase.

Interessante, dunque, e anche molto più comodo per noi utenti. In attesa che tutte le società fornitrici di servizi ci diano la possibilità di pagare le nostre bollette online, mi chiedo: voi in quanta parte utilizzate la Rete per risparmiare energia? Io, ad esempio, ho il conto online, cerco di pagare i biglietti dei treni e degli aerei così come la bolletta del telefono fisso e le ricariche del cellulare. Voi fino a dove vi spingete?

Risparmiare carta stampando gli articoli di Wikipedia

→ D@di per Downloadblog.it

Capita di stampare spesso articoli da Wikipedia e volete risparmiare un po’ di carta? Capita spesso di consultare articoli dell’enciclopedia online e volete caricarli in maniera più veloce e intuitiva? Per questi due scopi, principalmente, è stato progettato Lexisum.

L’utilizzo è semplicissimo: basta inserire nella barra della ricerca le prime iniziali del termine che stiamo cercando. Una volta scelto il termine, il sistema caricherà la pagina in maniera molto veloce. E noi, se vorremo stamparla, dovremo semplicemente scegliere il formato di stampa (A4, A4 small, A5, A5 small, A6, bianco&nero).Interessante anche la possibilità di avere un’anteprima del foglio che andremo a stampare

Lexisum è disponibile in numerose lingue, tra cui l’italiano (anche se le traduzioni dei comandi e delle istruzioni sono state fatte in maniera automatica, e quindi suonano davvero strane).

Il principe Carlo come Star Trek. Il suo ologramma in una conferenza

Il reale Gb a un summit negli Emirati Arabi Uniti con una sua rappresentazione 3D. Ha risparmiato denaro e, soprattutto, l’emissione di tonnellate di biossido di carbonio

ROMA – Viaggiare da un continente all’altro risparmiando migliaia di euro ed evitando l’emissione nell’ambiente di decine di tonnellate di biossido di carbonio? Si può. Facendo viaggiare, al proprio posto, un ologramma. È quello che ha fatto il principe Carlo d’Inghilterra, che ieri ha tenuto un discorso, sotto forma di ologramma, nell’ambito del summit mondiale sul futuro dell’energia ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.

Di certo il principe non è conosciuto come il più moderno degli uomini, scherza già la stampa britannica, ma sicuramente l’interesse verso la salvaguardia del pianeta l’ha catapultato nel ventunesimo secolo, decidendo di partecipare al vertice sull’energia senza viaggiare (né lui né i suoi collaboratori né la scorta) ed evitando così lo sprigionamento nell’aria di circa 15 tonnellate di gas serra, proprio quello che sta causando il surriscaldamento globale del pianeta.

“Ho voluto apparire alla conferenza – ha spiegato – per congratularmi con Abu Dhabi per il suo progetto di creazione di una città, chiamata Masdar, con il massimo sfruttamento delle risorse naturali e a zero emissioni di carbonio. Gli scienziati – ha aggiunto – ci dicono che il problema dei cambiamenti climatici è così urgente che abbiamo meno di dieci anni per rallentare e fermare le emissioni di gas serra”. E il suo discorso finale, ovviamente, ha lasciato tutti senza parole: mentre la sua immagine spariva lentamente, il principe ha detto: “Ora svanirò nell’aria, non lasciando alcuna traccia di carbonio dietro di me”.

Il discorso, della durata di sei minuti, era stato registrato lo scorso novembre utilizzando una tecnologia creata da un’azienda britannica di Highgrove. Una tecnologia che in realtà esiste già da diversi anni e che è costata all’amministrazione britannica poco più di un collegamento video. “Usando un proiettore ad alta luminosità – ha spiegato Ian O’Connol, direttore dell’azienda che ha realizzato l’ologramma – e creando uno speciale strato di polimeri invisibile per la platea è possibile proiettare un immagine bidimensionale che diventa un’immagine virtuale a tre dimensioni. Una tecnologia molto semplice – ha aggiunto – che utilizza solamente una telecamera e un proiettore. E che lascia tracce di carbonio equivalenti a quelle di una lampadina”. E così sembrava davvero che il principe si trovasse sul palco: non solo la sua figura e la sua voce erano chiare, ma anche i movimenti delle braccia e del corpo sembravano assolutamente reali.

Fino ad ora gli ologrammi sono stati utilizzati nella maggior parte dei casi solo con messaggi videoregistrati; la novità è che però oggi è già possibile creare proiezioni olografiche in diretta, con una persona che parla da un capo del mondo e una platea di ascoltatori dall’altro capo. Ci sono già stati numerosi test che sono andati molto bene, assicurano gli esperti, e che hanno portato un segnale in alta definizione da San José, negli Stati Uniti, a Bangalore, in India (oltre 17.700 chilometri). E l’ologramma riusciva, attraverso speciali schermi, addirittura a interagire con i presenti.

Per risparmiare denaro già ad oggi in molti utilizzano il sistema della videoconferenza, a bassissimo costo o addirittura gratuita grazie a software (come Skype, solo per fare un esempio) che permettono di collegarsi attraverso una semplice webcam e una connessione a internet. Ora, la tecnologia dell’ologramma potrebbe dare una marcia in più a quanti credono nel risparmio energetico: è stato calcolato che il 3,5 per cento dei gas serra immessi nell’atmosfera sono dovuti agli spostamenti quotidiani dei grandi manager e dei politici. E c’è già chi fantastica che un giorno le rock-star, attraverso questa tecnologia, possano tenere concerti essendo presenti contemporaneamente in diverse parti del mondo.

Il principe Carlo non è stato il primo ad utilizzare questa tecnologia. Al Gore, ad esempio, la utilizzò nel luglio dello scorso anno quando tenne il suo discorso di apertura al Live Earth a Tokyo. Tra gli altri anche Richard Branson, proprietario della Virgin, e il calciatore David Beckham, con messaggio registrato a Los Angeles e ritrasmesso a Londra.

Chissà, dicono i maligni, se il principe Carlo ha voluto davvero salvaguardare l’ambiente, o se invece ha voluto semplicemente “salvare la faccia”, dopo le forti proteste degli ambientalisti, che lo scorso anno lo avevano accusato di aver emesso 20 tonnellate di CO2 per essere volato negli Stati Uniti a ricevere un premio sulla salvaguardia dell’ambiente dalla Harvard Medical School. Tra l’altro, tutto l’impegno del principe Carlo è stato inutile: suo fratello il principe Andrea, già soprannominato “Air Miles Andy” per la sua propensione al volo e ai viaggi “mondani”, ha partecipato alla conferenza di Abu Dhabi di persona.

“Rigenerare” i vecchi Pc: un bel gesto nei confronti dell’ambiente

→ D@di per Geekissimo.com

Come vi comportate, quando comprate un nuovo computer, nei confronti di quello vecchio? Ormai non si fa altro – finalmente e giustamente, direi – che parlare di rispetto per l’ambiente e di risparmio energetico, e come sappiamo spesso e volentieri gli apparecchi tecnologici che tanto ci piacciono quando arrivano alla fine del loro ciclo di vita sono sempre alquanto difficili da smaltire. L’idea di parlare di tecnologia ed ecologia mi è venuta da questo articolo di C|Net News, in cui vengono messe a confronto le opinioni di diversi esperti verso il ricondizionamento o il riciclo totale di un computer. E a vincere sembra proprio il ricondizionamento (o la rigenerazione, che dir si voglia): il modo più semplice, economico ed ecologico per riciclare.

Ricondizionare offre, secondo molti esperti, la migliore alternativa alla crescita incondizionata della spazzatura elettronica (la cosiddetta e-waste, di cui ci siamo tra l’altro già occupati) in tutto il mondo. Per rimettere a nuovo un Pc, infatti, non vengono utilizzate le enormi quantità di energie che servono a distruggere i materiali di cui questo è composto: quando mandiamo un computer al riciclo, infatti, il riciclaggio consuma circa 20 volte l’energia necessaria per riutilizzare lo stesso computer.

I computer rigenerati, inoltre, sono molto ambiti. Da chi? Beh, certamente non dagli “smanettoni” e da coloro che hanno bisogno sempre dell’ultimo ritrovato. Ma dalle scuole, dalle università, dagli uffici pubblici e dalle biblioteche dove, ad esempio, sono necessari Pc anche vecchi e poco potenti per gestire il prestito e il catalogo. O, ancora, da genitori che vogliono regalare un primo computer ai propri ragazzi o dagli anziani che si avvicinano per la prima volta al mondo dell’informatica. Riciclare un Pc rigenerandolo è però una pratica ancora poco conosciuta da noi in Italia, come probabilmente anche nel resto del mondo.

Tra l’altro esistono numerose aziende che si occupano proprio di rimettere a nuovo (un po’ come i concessionari che trattano auto usate) i computer. Sono curioso di sapere il vostro parere a riguardo: come vi comportate quando cambiate computer? Riciclate i pezzi “vecchi”, li buttate o li portate in posti dedicati? E, ancora: se un vostro parente avesse bisogno di un Pc “solo per scrivere e controllare la posta”, gli consigliereste di comprare un computer ricondizionato?

Google Maps e il trasporto pubblico

D@di per Downloadblog.it

Nuova (e a mio parere molto utile) funzione in Google Maps. O almeno – per il momento – nella versione americana di Google Maps. Nel cercare le indicazioni stradali per andare da un punto A a un punto B, ora è possibile scegliere se ottenerle per un tragitto in automobile oppure con i mezzi pubblici.

Una novità importante, sia perché spesso i siti delle aziende di trasporto pubblico non sono fatti benissimo (molti non offrono nemmeno questa funzione), sia perché sono in moltissimi coloro che scelgono di utilizzare ogni giorno autobus, metropolitane e tram, sia perché – ancora – usare il trasporto pubblico significa rispettare l’ambiente.

Nella versione americana, dicevamo, dopo aver impostato un percorso basterà fare click sul pulsante “Take public transit” per ottenere le indicazioni dei mezzi pubblici, con gli orari di percorrenza e tanti dati utili.

Bellissima anche la comparazione dei costi (biglietto dell’autobus – ad esempio – contro prezzo della benzina), mentre la comparazione dei tempi di viaggio è stata opportunamente occultata.

Qui un percorso-tipo. A quando una funzione simile anche in Italia?

La spazzatura elettronica non va a finire dove credi

Mandare al riciclo vecchi e obsoleti computer e periferiche non aiuta l’ambiente come si penserebbe. Lo rivela un’inchiesta della Cnn, secondo cui, invece, questa pratica constribuisce a mettere in pericolo lavoratori e ambiente in Cina, India e Nigeria, tra i primi paesi dove va a finire tutta la “spazzatura elettronica”, o “e-waste”, dell’Occidente. Secondo una recente stima, tra il 50 e l’80 per cento delle circa 400mila tonnellate di materiale elettronico destinato al riciclo va in realtà a finire in queste zone povere del mondo.

Lì, centinaia di lavoratori senza precauzioni (tra cui molti bambini) utilizzano quello che possono (come martelli e fiamme ossidriche) per aprire le periferiche obsolete ed estrarne metalli e vetro, esponendo se stessi a un pericolosissimo cocktail di sostanze nocive. Certo, in effetti i pezzi vengono riciclati. Ma purtroppo vengono riciclati nella maniera più pericolosa possibile: si preserva l’ambiente dell’Occidente per contaminare quello dell’Oriente.

Il problema, ovviamente, non è dei proprietari delle aziende o dei singoli cittadini. Questi, nella maggior parte dei casi, si affidano ad aziende specializzate nel riciclo. Solamente che molte di queste aziende, invece di effettuare un riciclo nel rispetto dell’ambiente, mettono tutto in grossi container che vengono poi inviati in sedi periferiche in Oriente e in Africa, dove poi purtroppo avvengono queste pratiche. Tra i paesi più inquinati c’è sicuramente la Cina, considerata da molti ambientalisti come “la terra promessa dell”e-waste’”. Una Cina che attualmente produce circa un milione di tonnellate di spazzatura elettronica e che, purtroppo, ne riceve una quantità molto maggiore da molti Paesi occidentali.

Cosa fare per evitare che questa pratica continui? Sicuramente i governi nazionali devono stipulare accordi più efficaci per regolare questo traffico di rifiuti che potrebbero a mio avviso essere gestiti e considerati come “pericolosi”. I responsabili delle grandi aziende (ma anche i singoli cittadini), poi, dovrebbero cercare (ma sappiamo quant’è difficile) di affidarsi ad aziende serie che possano dare garanzie sull’effettiva destinazione dell’”e-waste”. Voi vi siete mai trovati nella situazione di dover riciclare pezzi di computer o altro materiale elettronico? E come vi siete comportati?

Vandali, degrado e rifiuti. Così sta morendo la pineta

da REPUBBLICA BARI – pag. V

REPORTAGE
L´area verde di San Francesco è abbandonata. E ci sono anche molti pericoli per i bambini
L’assessore: Io fino ad ora non ho ricevuto alcuna denuncia. Prendo atto dello stato di abbandono, e attiverò i vigili urbani

di DANIELE SEMERARO

È una situazione desolante quella davanti alla quale ci si trova addentrandosi nella pineta di San Francesco, uno dei pochi parchi della città, polmone verde dell´VIII circoscrizione. Un´area costruita alla fine degli anni Cinquanta e che è sempre molto frequentata, soprattutto nei mesi estivi, da famiglie con bambini e dai crocieristi che trascorrono in città alcune ore in attesa di poter ripartire a bordo delle navi.

«Ogni giorno vengo a correre in questo parco e mi trovo a tu per tu con le lamentele degli abitanti del quartiere», racconta il consigliere dell´VIII circoscrizione Giuseppe Albore, che ha inviato ai media una lettera aperta per denunciare la situazione. «Vedere un parco bello e importante come questo in uno stato di abbandono, insieme a situazioni molto pericolose soprattutto per i più piccoli, ci impone di fare qualcosa».

In effetti di problemi la pineta ne ha molti, basta fare un giro per i viali. Le fontanelle, utilissime per rinfrescarsi, sono otturate, e molto spesso non funzionano e non vengono riparate per settimane. Le aree verdi sono piene di sporcizia, soprattutto in corrispondenza delle panchine, mentre i cestini per i rifiuti sono perennemente inutilizzati. Basterebbe, spiega il consigliere, un minimo di controllo.

All´entrata del parco, in effetti, ci sono degli agenti in divisa della Multiservizi: il loro compito, da contratto, è però quello di vigilare solamente gli ingressi. E così i vandali, soprattutto nelle ore serali (la pineta è aperta dalle 6 alle 24) danno sfogo ai propri impulsi rovinando i giochi per i bambini, le panchine, le statue e devastando l´unico telefono pubblico, reso ormai inutilizzabile. Stesso controllo servirebbe alla pista di pattinaggio, i cui spazi non vengono mai rispettati e dove si creano ogni giorno liti tra coloro che vogliono pattinare liberamente e i bambini che giocano a pallone. «Poco più in là – spiega ancora Albore – c´è un campo da golf ormai inutilizzato: perché non creare un piccolo campo da calcio, che sarebbe graditissimo da tutti i ragazzi della zona?».

Il problema più grave è però quello del terreno. In una piccola area della pineta l´erba è curata; nella restante parte, invece, è completamente abbandonata a se stessa, con il terreno sconnesso dove è facile inciampare, soprattutto per i corridori. C´è addirittura un punto dove dalla terra escono dei cavi elettrici scoperti, senza nessuna protezione: basterebbe che un bambino ci giocasse per scatenare una tragedia. Poco più in là le altalene sono pericolanti, e così qualcuno le ha bloccate con un lucchetto.

Ancora, il roseto comunale è devastato dai vandali che si divertono a rompere le strutture in legno, mentre quello che un tempo era un laghetto ora è una specie di palude in cui nascono e si moltiplicano le zanzare.
«A causa dei pochi fondi che ci vengono concessi dal Municipio – racconta Albore – noi della Circoscrizione non riusciamo a risanare la situazione. Come mai invece al Parco 2 Giugno è tutto completamente diverso? Perché lì girano polizia e operatori ecologici mentre qui non c´è nessuno? Quello che chiediamo è che ci possa essere almeno un vigile urbano che controlli il traffico fuori dalla pineta e un operatore ecologico fisso che pulisca».

A rispondere ad Albore è l´assessore all´Ambiente del comune di Bari, Maria Maugeri: «Normalmente ogni qual volta riceviamo delle segnalazioni le evadiamo in tempi brevi. Io fino ad ora non ho ricevuto alcuna denuncia. Prendo atto – continua – dello stato di abbandono, e attiverò prima possibile i vigili urbani per cercare una soluzione». L´assessore ha anche spiegato che tra fine agosto e inizio settembre andrà in giunta un riordino della gestione delle aree verdi che prevede, tra le altre cose, l´istituzione della figura del custode-giardiniere, in grado di occuparsi di tutte le esigenze delle aree verdi: oltre a badare che non avvengano incidenti, sarà in grado di pulire, controllare aiuole e fontane, evitare gli episodi di danneggiamento. Nell´elenco che andrà in Giunta la pineta di San Francesco figura proprio come una delle priorità.

Allarme per l'invasione di meduse. "Ma l'alga killer qui non arriverà"

da REPUBBLICA BARI – pag. VIII

Segnalazioni dalle Tremiti a Torre dell´Orso. E molti bagnanti devono ricorrere alle cure
Goletta verde: nel nostro viaggio in Puglia ne abbiamo avvistate molte
L´esperto: colpa della pesca selvaggia ai danni dei predatori

di DANIELE SEMERARO

Non si può ancora parlare di emergenza, ma certamente di allerta sì. La costa adriatica sta registrando in questi ultimi giorni una vera e propria invasione di meduse e ad accorgersene sono i numerosi bagnanti e turisti, che in molti casi lamentano di aver paura a farsi il bagno.

Tra le zone in cui maggiormente è segnalata la loro presenza, da nord a sud, le isole Tremiti, Bisceglie, Torre a Mare, Polignano a Mare, Monopoli, Brindisi, Torre Chianca e Torre dell´Orso. In queste località in molti hanno dovuto fare i conti con le punture delle meduse; per loro, comunque, sono stati necessari solamente interventi di medicamento, come impacchi di ammoniaca.

«Eravamo in una delle tante terrazze che affacciano sul mare – raccontano alcuni turisti di ritorno da Polignano – e dall´alto le meduse si vedevano davvero bene. Erano abbastanza grandi, a occhio nudo se ne contavano più di dieci. A un certo punto abbiamo notato un ragazzo che, ignaro del pericolo, nuotava tranquillamente, schivando con un po´ di fortuna alcune meduse. A quel punto ci siamo messi a gridare e finalmente il nuotatore è stato avvicinato da uno yacht che lo ha tratto in salvo».
«Durante il nostro viaggio lungo le coste della Puglia – racconta Giorgio Zampetti di Goletta Verde – numerosi cittadini hanno segnalato la presenza di meduse.

Nell´Adriatico in effetti ce ne sono davvero molte, e spesso e volentieri capita che si concentrino solo in determinati punti. Si tratta – continua – di organismi che viaggiano con le correnti ed è da sfatare la diceria popolare che afferma che arrivino quando le acque sono pulite».

Quello che è chiaro a tutti e che inizia a preoccupare, però, è che si tratta di un´annata di grande concentrazione, soprattutto a causa della situazione climatica e dell´elevata temperatura delle acque, che dà alle meduse una condizione favorevole alla riproduzione. Le correnti marine, poi, le spingono verso la riva. «È un fenomeno attivo in tutto il Mediterraneo, che si ripete ciclicamente», spiega Ferdinando Boero, presidente della Stazione di biologia marina di Porto Cesareo.

«Attualmente c´è da segnalare una recrudescenza a livello globale. Uno dei motivi che porta a questa proliferazione potrebbe essere il fatto che stiamo sempre più depauperando le risorse ittiche a livello di predatori apicali: alcuni articoli usciti su autorevoli riviste come Science e Nature sottolineano che, statistiche di pesca alla mano, il numero di grossi pesci che si trovano nel mare sta diminuendo sempre di più. Venendo meno i grandi animali dell´oceano, c´è spazio per altri predatori. Le meduse, in questo caso, cibandosi di uova e larve di altri pesci, attraverso il successo degli eventi riproduttivi possono prendere il posto di questi predatori». Non ci troviamo, in ogni caso, ai livelli di vent´anni fa, quando in Adriatico ci fu una vera e propria emergenza: prima l´invasione di meduse, poi le maree rosse, una mortalità massiva sul fondo del mare e la presenza di mucillagini.
Nel nostro mare sono due le specie che possono creare qualche problema ai bagnanti: la Pelagia noctiluca, urticante e insidiosa a causa dei lunghi tentacoli, e la Carybdea marsupialis, una cubomedusa parente delle vespe di mare. Queste possono dare punture fastidiose e provocare molto dolore, ma non sono pericolose per la vita umana.

«Negli ultimi anni c´è una tendenza – continua Boero – all´aumento di meduse in tutto il mondo, soprattutto a causa delle attività dell´uomo, che riversa in mare la sua sporcizia». Il Giappone, ad esempio, è invaso da meduse giganti che possono pesare fino a 500 chili; nel Mediterraneo orientale, invece, questi animali intasano le condutture delle centrali atomiche, che prendono dal mare l´acqua per il raffreddamento». Situazioni che però da noi difficilmente dovrebbero verificarsi.
Al momento, rassicurano gli esperti, per il nostro mare non ci sono altri rischi. L´alga killer che sta preoccupando gli abitanti liguri da noi difficilmente potrebbe riprodursi, perché non abbiamo grandi fiumi che scaricano le acque inquinate nel mare.