Il nuovo sito dell’Ansa

Tra i grandi siti internet d’informazione in Italia forse quello dell’Ansa è l’unico a non essere stato, almeno fino ad oggi, aggiornato da diverso tempo e adeguato al Web 2.0. È nato finalmente il nuovo sito della principale agenzia di stampa italiana. Da subito si nota una grafica migliorata e un’enorme quantità di notizie (anche se, ammettiamolo, all’inizio l’utente si trova un pochino spaesato).

Una grafica nuova ed originale – scrive l’Ansa – con titoli e notizie più in evidenza, nuove rubriche, molti canali, ossia vere e proprie mini-home page di settore, multimedialità sviluppata: queste alcune delle novità del nuovo ANSA.it, il sito internet della prima agenzia di stampa italiana, completamente rinnovato

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Esclusiva! Il Tg1 che vuole Berlusconi

Incredibile! L’inviato speciale dello Stivale Bucato all’interno delle teche Rai è riuscito a scovare il numero di prova del nuovo Tg1, che inizierà il primo gennaio 2010. Cameraman Daniele Capezzone, regista Sandro Bondi, in redazione Renato Brunetta, al trucco Silvio Berlusconi. In esclusiva per i nostri lettori siamo riusciti a rubare il Dvd e abbiamo pubblicato il cosiddetto “numero zero” su YouTube. La voce è ormai quella del padrone, la libertà di stampa è sparita, la colpa è sempre dell’opposizione (ma dov’è l’opposizione?), il conflitto d’interessi è sempre più vasto… questo è quello che ci aspetta se non riusciremo a cambiare le cose. Ma in realtà accendendo la tv forse nemmeno dovremo aspettare il 2010, perché un Tg1 così c’è l’abbiamo già! Guardare per credere!

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Uno spot del Governo sul sito di Repubblica???

Fotografato pochi minuti fa. Berlusconi e il suo Governo, che tanto hanno disprezzato “Repubblica” e i suoi giornalisti, e che hanno addirittura consigliato alle aziende di non pagare spazi pubblicitari sui media non allineati… utilizzano il sito di Repubblica – che però è il più visitato d’Italia – per una campagna a favore della lettura.

Giornalismo che cambia: il sito del New York Times diventa gratuito

“Non so davvero se stamperemo ancora il Times tra cinque anni, e, se vuole proprio saperlo, non me ne importa. Internet è un posto meraviglioso e noi lì siamo leader. Quello che conta davvero è la capacità di produrre informazione di qualità. La vera sfida è l’impegno con cui facciamo il giornalismo”.

Lo aveva annunciato qualche mese fa il presidente ed editore del New York Times Arthur Sulzberger Jr, dichiarando anche che la fusione tra redazione “cartacea” e “web” stava per avere inizio.

Nell’ottica di questo rinnovamento il New York Times ha annunciato che entro breve non farà pagare più l’accesso per leggere “alcuni articoli”, facendo sostanzialmente un passo indietro nei confronti di un piano di marketing iniziato due anni fa. Il motivo della decisione è che aprire l’accesso ad articoli e commenti permetterà una maggiore raccolta pubblicitaria.

Il vecchio programma, chiamato TimesSelect, chiedeva ai lettori di pagare 49.95 dollari all’anno (o 7.95 al mese) per leggere i commenti e le opinioni dei principali commentatori e opinionisti del giornale. Ora, invece, tutto il sito sarà fruibile gratuitamente, compreso l’archivio con gli articoli dal 1987 ad oggi e dal 1851 al 1922.

Il programma fino ad ora ha raccolto più di dieci milioni di dollari all’anno, ma, spiegano dall’ufficio marketing, il futuro ci dice che sempre meno gente vuole pagare per leggere ciò che può trovare gratuitamente altrove, mentre invece la pubblicità in rete è in forte crescita. In questo modo gli introiti, oltre da un maggior numero di pagine viste, potranno arrivare anche da link da altri siti o da motori di ricerca.

Il New York Times era rimasto ormai praticamente l’unico giornale a far pagare ai propri lettori per leggere su internet i commenti e gli articoli principali. Il mondo, invece, va nella direzione opposta, con gli incrementi pubblicitari in continua ascesa. Tanti quotidiani si stanno attrezzando nella stessa direzione. Anche il CdR di Repubblica, solo per citarne uno, poco tempo fa ha dichiarato che redazione del giornale cartaceo e redazione web dovranno per forza unirsi, perché è lì che si andrà a finire entro breve.

Stop all'orgoglio pedofilo

Bloccato, almeno in Italia, il sito tedesco che inneggiava alla giornata dell’orgoglio pedofilo, il “Love boy day”. Un sito che si era portato dietro numerosissime polemiche da parte dell’opinione pubblica, tant’è che la catena di giornali ePolis ha lanciato un’imponente campagna, dal titolo “Fermiamo gli orchi”.

Sul sito “incriminato” si chiedeva a tutti i pedofili di accendere una candela azzurra il 23 giugno per ricordare i loro “compagni” incarcerati, vittime di discriminazioni e di leggi (addirittura!) ingiuste e restrittive.

Per il ministro delle Comunicazioni Gentiloni si tratta di un grande successo, “sia per l’ubicazione all’estero dell’indirizzo elettronico (come tale non assoggettabile all’autorità italiana) sia per la collaborazione prestata dagli Internet Service Provider italiani e dal mondo delle associazioni di volontariato, come la Meter di don Fortunato di Noto, i quali hanno cooperato per contrastare l’iniziativa pedofila”.

Giornali contro Google News. E viceversa

Se i giornali, da un momento all’altro, si rifiutassero di fornire a Google in modo gratuito i propri contenuti, che vengono poi ripubblicati su Google News… quanto sarebbe il danno economico per il grande motore di ricerca? A porre la questione, che ciclicamente si riapre, è stato Sam Zell, nuovo editore della Tribune (che annovera, tra i propri giornali, il Los Angeles Times e il Chicago Tribune).

In un momento, spiega Zell, in cui ognuno ha un sito o un blog, i quotidiani devono per forza ripensare il proprio rapporto con i lettori, e in particolare con internet. È per questo che vogliamo accendere i riflettori sul problema del riutilizzo gratuito, su internet, dei contenuti dei giornali: contenuti che fanno la differenza rispetto ai blog e al giornalismo partecipativo perché scritti da professionisti.

La questione, però, è più ampia di quanto si pensi. Il lavoro di Google News (e così altri aggregatori simili) è vero che porta denaro al motore di ricerca, ma porta anche un buon 25-30 per cento di accessi in più ai siti dei giornali. Google News, infatti, non copia totalmente il contenuto degli articoli, ma prende solamente il titolo e, eventualmente, una piccola foto. Dopodiché se l’utente vuole leggere l’articolo per intero viene rimandato al sito del giornale. “Per questo – spiegano da Google – non pagheremo mai nessuno per indicizzare gli argomenti delle notizie. Se qualcuno non è d’accordo lo toglieremo dalla lista delle nostre fonti”.

Del problema si è dibattuto ampiamente alcuni mesi fa in Belgio, dove un’associazione di editori ha vinto una causa contro la “grande G”, che è stata condannata dal tribunale locale per violazione delle leggi sul copyright.

Ma quanti di questi editori si staranno ora “mangiando le mani”, col fatto che hanno visto diminuire di una buona percnetuale gli accessi giornalieri ai propri siti?

Solo su internet il giornale svedese più antico del mondo

Il “Post-och Inrikes Tidningar” ha iniziato le pubblicazioni nel lontano 1645
Il direttore: “Una scelta difficile, ma avevamo bisogno di attirare più lettori”

Va online il giornale più antico del mondo
Le rotative si sono fermate all’inizio del 2007

Ma l’editore assicura: “Stamperemo tre copie per tenere viva la tradizione”
di DANIELE SEMERARO

ROMA – Per secoli i lettori hanno sfogliato le grandi e corpose pagine dello svedese “Post-och Inrikes Tidningar” (PoIT). Dall’inizio del 2007, però, il quotidiano più antico del mondo, oltre 360 anni di storia, si è trasferito interamente online, lasciando alla versione stampata solamente tre copie, destinate alla biblioteche. Una decisione che ha suscitato lo scalpore di molti tra scrittori e lettori “affezionati” dell’inchiostro, che temono che anche altri antichi giornali possano fare la stessa fine: “È un disastro culturale – ha accusato Hans Holm, che ha lavorato come caporedattore per il PoIT per oltre vent’anni – ed è davvero una cosa triste vedere che adesso cambierà tutto”.

Nato nel 1645 per volere della regina Cristina, il “Post-och Inrikes Tidningar” è stato il giornale di riferimento per i lettori svedesi dalla fine del XVII e per tutto il XVIII secolo. Il numero dei suoi fedelissimi ha iniziato ad assottigliarsi a causa della nascita di alcuni quotidiani concorrenti, e dall’inizio XX secolo venne confinato al ruolo di giornale istituzionale e di annunci legali. Anche se il quotidiano non copre più informazioni generali da almeno 100 anni, l’Associazione mondiale della stampa, con sede a Parigi, lo considera ancora come il più vecchio ancora in pubblicazione.

“Si tratta di una tendenza naturale”, spiega il nuovo caporedattore del PoIT, Roland Hägglund. “Per noi è un momento appassionante, una nuova partenza, anche se alcuni rimarranno tristi dalla nostra decisione. Internet andrà a dare un soffio di modernità al giornale, che fino ad ora era disponibile solo per abbonamento. I nostri lettori – continua – cresceranno in modo esponenziale da tutto il mondo, e non importa che ci leggeranno gratuitamente. Sappiamo bene di avere un compito importantissimo: portare avanti un quotidiano, anche se in un’altra forma, che ha fatto la storia dell’informazione legale”.

“Furono la regina Cristina e il suo cancelliere Axel Oxenstierna a lanciare il giornale nel lontano 1645”, racconta il vecchio capo della redazione Hans Holm. “La pressione fiscale del governo svedese, che stava partecipando alla Guerra dei Trent’anni, aveva fatto cadere la popolazione in una grande miseria. La regina e il suo cancelliere, così, coscienti del malcontento che stava crescendo a dismisura nel regno, furono costretti a dare conto delle proprie azioni ai loro cittadini. All’inizio le prime edizioni erano più dei pamphlet che dei giornali, ed erano diffuse attraverso corrieri che affiggevano le copie in speciali bacheche nei centri cittadini”.

“Man mano che l’informazione diventava più accessibile – continua Holm – il PoIT ampliò la sua copertura nazionale e internazionale, aggiungendo anche informazioni relative a malattie, epidemie, tassi di cambio e bollettini meteorologici. Furono pubblicate anche poesie e racconti, mentre né foto né pubblicità hanno visto la luce tra le colonne del giornale. Nel secolo XIX diventammo un giornale interamente d’informazione, con un vero e proprio monopolio nel Paese. Poi arrivarono i concorrenti, soprattutto il quotidiano “Aftonbladet” che dal 1879 ci tolse un sacco di lettori, diventando il principale tabloid svedese. Così nella sua ultima versione il PoIT si specializzò in informazioni finanziarie per le aziende, sugli annunci legali e istituzionali e sulle questioni riguardanti la famiglia reale”.

Ultimamente, tra le tappe più importanti del giornale si ricordano il 1978, quando il quotidiano fu pubblicato in formato A4, e il 29 dicembre 2006, quando è uscita l’ultima edizione cartacea: 1500 copie di tiratura. Tra gli abbonati erano ormai rimasti solo le banche, i tribunali, gli avvocati, le amministrazioni locali e nazionali e le biblioteche. Il problema era quello di ridurre i costi e attirare più lettori, e così il Parlamento svedese ha optato per trasferire tutto online dall’inizio del 2007. Fino a dicembre il “Post-och Inrikes Tidningar” era proprietà dell’Accademia di Svezia, conosciuta in tutto il mondo perché assegna ogni anno i premi Nobel per la letteratura; con la svolta del quotidiano elettronico, invece, è passato tutto allo Scro (Swedish Companies Registration Office), un’agenzia governativa.

“Non tutto è perduto, stiano tranquilli i nostalgici”, ha dichiarato l’editore. “Ogni giorno verranno comunque stampate tre copie cartacee destinate alle biblioteche universitarie: così manterremo viva la tradizione”.

(6 febbraio 2007)

Repubblica.it ed elezioni, è record assoluto

Da un’Ansa delle 15.45.

ELEZIONI: RECORD DI ACCESSI PER SITI WEB D’INFORMAZIONE /ANSA
E L’ARRESTO DI PROVENZANO PROLUNGA IL ‘PICCO’

(ANSA) – ROMA, 11 APR – Accessi da record: questo è il commento quasi unanime che circola nelle redazioni Internet italiane oggi. La richiesta sulla rete di informazioni e dati sull’andamento delle elezioni politiche è stata enorme ed è cominciata ben prima della chiusura dei seggi alle 15, ora in cui quasi tutti i siti più importanti hanno messo in linea delle home page molto più leggere del solito, in alcuni casi anche senza foto e senza pubblicità, per far fronte all’assalto degli Internauti. E l’assalto si è ripetuto stamani in concomitanza con la notizia dell’arresto del boss dei boss Bernardo Provenzano. Solo in tarda mattinata i principali portali sono tornati alla normalità.
Il portale dell’Ansa, sul quale era stato allestito anche uno speciale ‘cruscotto’, una pagina con i risultati in tempo reale dal Viminale, ha registrato un traffico da record sin dalla mattina di ieri.
In alcuni casi i siti d’informazione hanno visto anche triplicare il loro traffico normale, come nel caso di Repubblica.it che ieri, fino alle 24, ha registrato circa 50 milioni di pagine viste e quasi un milione e mezzo di ‘utenti unici’. Un record assoluto per il sito, superiore quindi a quello precedente, registrato in occasione della morte di Papa Giovanni Paolo II. Repubblica.it ha comunque dovuto impiegare una home page ridotta, nella grafica e nei link, per consentire il numero maggiore possibile di accessi.
Si parla di record assoluto del sito anche a Corriere.it: 25 milioni di pagine e 1.110 mila utenti unici fino alle 24. Il picco però è continuato fino a tarda notte, grazie all’incertezza dei risultati. Ed è ricominciato stamani con l’arresto di Provenzano, impedendo a Corriere.it, così come a molti altri siti, di tornare alla sua abituale veste grafica.
L’aumento degli accessi, circa il doppio del normale, non ha però intaccato la videochat di Beppe Severgnini: la webtv del Corriere ha registrato durante le diverse ore di diretta circa 100 mila utenti unici e più di 13 mila domande on line ai personaggi in studio.
La Rai globalmente ha registrato il 50% di accessi e l’80% di utenti unici in più rispetto al record precedente, fissato anche in questo caso in occasione delle esequie di Papa Woytjla.
Cinque milioni le pagine viste fino alle mezzanotte, sul portale rai.it, mentre i lettori ‘unici’ sono stati 590 mila. Su RaiNews 24, in particolare le ‘pagine viste’ fino alla mezzanotte sono state 636 mila e gli utenti unici circa 100 mila.
Record anche per sito di TGCom, il ‘telegiornale’ sul Web di Mediaset, dove nella giornata di ieri sono stati registrati più di 660 mila utenti unici e 10,9 milioni di pagine viste nella giornata del 10 aprile. Fino a mezzogiorno di oggi, i lettori ‘unici’ del sito sono stati quasi due milioni e mezzo.
Per quanto riguarda gli altri portali e siti d’informazione italiani non è stato possibile ottenere dati certi, anche perchè molti fanno riferimento a servizi di rilevamento esterni che rendono disponibili i dati solo dopo un certo lasso di tempo. (ANSA).
VC
11-APR-06 15:45 NNNN

Anteprima: RepubblicaMultimedia

Nasce domani “RepubblicaMultimedia”, il sito (all’interno di Repubblica.it) che conterrà tutti i prodotti multimediali (foto, audio, video) del Gruppo Editoriale L’Espresso, da RepubblicaRadio a All Music Tv, da Radio Deejay a Repubblica.it a Trovacinema.
Ecco, in anteprima, la prima pagina di Repubblica Multimedia