Condannata a due anni la Pornoprof di Lecce. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Due anni di reclusione, con la formula del patteggiamento e sospensione della pena, per l’insegnante di 41 anni di Monteroni, in provincia di Lecce, che nel 2006 venne ripresa con i videofonini dai suoi alunni mentre, in aula, si faceva palpeggiare da alcuni studenti minorenni. Il video compromettente fu poi pubblicato su Youtube. La pena è stata inflitta per il reato di atti sessuali con minori, mentre è caduta l’accusa di corruzione. La docente, che non è stata interdetta dai pubblici uffici, potrà tornare ad insegnare.

Una sigaretta gigante al centro di Roma. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Per “toccare con mano” i danni provocati dal tabagismo, a Roma la fondazione Veronesi propone un vero e proprio viaggio multisensoriale. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità in Italia fumano 11,2 milioni di persone. Numeri leggermente inferiori a quelli del 2007, ma che comunque sono causa di oltre 80mila decessi ogni anno.

Rubare la merendina? Non va più di moda. Ora i bulli sono diventati digitali

Bullismo

L’idea che avete del bullo è il ragazzino che ruba la merendina o la paghetta durante la ricreazione? I tempi sono cambiati. O almeno è quanto hanno annunciato gli esperti che si sono ritrovati a Roma per discutere del tema “Bullismo: sos strategie preventive ed intervento sul territorio”. Il nuovo bullo, il “cyber-bullo”, invece, possiede un computer, naviga su internet con dimestichezza, ha un cellulare con cui scambia foto, filmati ed sms ed ha un forte desiderio di autostima. Secondo gli esperti uno dei dati più preoccupanti è dato dal fatto che i primi fenomeni di bullismo si verifichino già all’età di sette anni.

“A partire da quell’età – spiega Vincenzo Mastronardi, criminologo clinico dell’università “La Sapienza” di Roma – il 90 per cento dei bambini ha un computer, per questo il cosiddetto ‘cyber-bullismo’ è da considerarsi un fenomeno molto preoccupante”. Tra le cause della percezione di questo nuovo tipo di bullismo, aggiungiamo noi, ci sono le notizie che siamo costretti ad ascoltare ogni giorno, di ragazzini malmenati e filmati, con il video che finisce puntualmente su YouTube. Un fenomeno iniziato non in Italia, semmai negli Stati Uniti e in Inghilterra, che però come spesso accade da noi ha fatto segnare una grossa emulazione.

Da un’indagine Eurispes-Telefono Azzurro emerge che il fenomeno del bullismo è percepito dal 35 per cento degli adolescenti che dichiara di esserne stato vittima e, per quanto riguarda i bambini, il 36,2 per cento di questi atti avvengono all’interno della scuola. Per quanto riguarda la diffusione sul territorio, il Lazio e Roma sono la regione e le città più colpite. Al nord, più che nelle scuole, invece, questi fatti criminosi avvengono soprattutto in locali, bar e sale giochi. Tra le motivazioni che spingono a compiere atti di prevaricazione, si legge ancora nel rapporto, il colore della pelle (43 per cento), il modo di vestire (35 per cento), la disabilità (!) (32 per cento) e la differenza di genere (5 per cento). Di certo la diffusione della tecnologia e di YouTube, purtroppo, ha fatto emergere con maggiore forza questo problema, almeno per due motivi.

I ragazzi portano con sé cellulari, lettori mp3 e fotocamere, e sono più soggetti, quindi, a venire rapinati dai propri coetanei. Inoltre, la tecnologia dà purtroppo l’opportunità di poter picchiare/derubare/maltrattare una persona e poi condividere quello che si è fatto con gli altri amici (tramite l’invio di video sul telefonino) o con il mondo intero (tramite la condivisione su siti di video-sharing). Come sempre non vogliamo criminalizzare l’uso della tecnologia e di internet, ormai sempre al centro dei fatti di cronaca e dell’opinione pubblica per questi reati, e anzi speriamo che questi ragazzi inizino a sfruttare la rete per cose un po’ più serie (e l’educazione deve partire sin da piccolissimi). Internet, e voi lettori di Geekissimo lo sapete bene, è una fonte inesauribile di buone opportunità, per questo speriamo che non venga citata sempre e solo per fatti del genere. Siete d’accordo? Volete portare una vostra testimonianza a riguardo?

Tecnologia in classe? Liguria regione pilota: dal prossimo anno contro il caro libri e il peso degli zaini, e-book gratis per tutti

→ D@di per Geekissimo.com

Oggi parliamo di una novità fresca fresca che arriva dalla Liguria, che con una legge regionale diventa capofila in Italia per un progetto molto innovativo. Il Piano regionale per il diritto allo studio del sistema scolastico e formativo per gli anni 2008-2010 approvato ieri all’unanimità prevede, infatti, per gli studenti delle scuole dell’obbligo la possibilità di scaricare gratuitamente dal Web i libri di testo.

Una scelta che va a migliorare la vita degli studenti (e dei genitori) in due modi. Il primo è che ovviamente gli studenti potranno evitare di portare con sé a scuola libri molto pesanti, soprattutto se costretti ad andare a piedi o a prendere l’autobus. Il secondo riguarda invece i genitori, che potranno scegliere di non acquistare alcuni libri troppo costosi, decidendo invece di scaricarli.

“L’auspicio – ha spiegato il consigliere regionale Roberta Gasco (Udeur), promotore dell’inziativa – è che l’esempio della Liguria possa essere seguito al più presto anche da altre regioni. Sono convinta che attraverso la piattaforma elettronica contenuta nel sito della Regione, e su cui si potranno trovare e scaricare gratuitamente i vari libri di testo redatti dallo stesso ente, si riuscirà a porre rimedio a una situazione che era ormai diventata insostebiile per le famiglie, come il costante aumento dei libri scolastici. Gli studenti, inoltre, potranno scaricare e stampare singolarmente i capitoli delle relative dispense“.

Si tratta sicuramente di una scelta tecnologicamente all’avanguardia, e ovviamente speriamo tutti che possa entrare in vigore regolarmente senza problemi di sorta. Ci vengono in ogni caso dei dubbi. I libri a disposizione degli studenti saranno tutti, oppure saranno solo alcuni? Non è che poi scaricando e stampando su carta capitolo dopo capitolo, comunque si spendono soldi e si creano danni per l’ambiente (pur ammettendo che il risparmio economico sarebbe moltissimo rispetto a un libro acquistato in libreria)? Come reagiranno i librai, sempre pronti a dichiarare lo stato di crisi? Quanti alunni potranno permettersi di andare a scuola col portatile?

Il Bangladesh punta su internet: installerà computer a banda larga in tutte le scuole da far usare gratuitamente alla popolazione

→ D@di per Geekissimo.com

Oggi vi raccontiamo di cosa sta accadendo in Bangladesh, che come sapete è uno dei paesi più poveri del mondo. Il Bangladesh Telecommunications Regulatory Commission, l’ente nazionale che si occupa di telecomunicazioni, ha annunciato che installerà computer con connessione internet a banda larga da usare gratuitamente presso tutte le circa 40mila scuole elementari disseminate in tutto il paese. Un’iniziativa presa soprattutto per far conoscere le potenzialità di internet nelle zone rurali.

La mossa, dunque, porterà internet in decine di migliaia di villaggi, dove vive oltre il 70 per cento della popolazione del paese (144 milioni di persone). Tra l’altro, la decisione andrà anche ad alleviare i conti delle scuole e università, non più soggette al pagamento della bolletta di internet. Una mossa dunque a prima vista davvero intelligente: basti pensare che con soli tre milioni di utenti il Bangladesh è uno dei paesi al mondo in cui la penetrazione di internet nella popolazione è minima.

Samiul Wadud, amministratore delegato del più grande provider del Paese, spiega che la decisione andrà a raddoppiare o triplicare il numero di utenti internet in meno di un anno: “È un grosso incentivo anche per le industrie e il mondo degli affari: il governo non solo darà la possibilità a scuole e università di connettersi gratuitamente, ma molto presto taglierà anche i costi di internet del 60 per cento per tutti i tipi di utenti”. Per questo, aggiungono altri, internet diventerà finalmente qualcosa di molto meno elitario e inizierà ad arrivare anche in campagna e nelle zone più lontane dai centri abitati. Il Paese, che pure è uno dei più poveri del mondo, negli scorsi anni ha visto un incremento enorme delle telecomunicazioni, e soprattutto quelle dei cellulari (cresciuti dall’1,5 milioni di apparecchi del 2004 agli oltre 42 milioni odierni); e la politica dei cellulari è stata la stessa di quella attuata ora per internet.

Dunque una decisione molto intelligente da parte delle autorità del Bangladesh, considerato anche che i vicini indiani sono diventati in pochi anni dei “maghi” di internet e della programmazione, proprio grazie a una loro propensione per i numeri e la tecnologia. Unica domanda che vorrei girarvi: secondo voi è giusto agevolare la diffusione di internet in campagna, o magari con quei soldi si potevano costruire infrastrutture e combattere la povertà, considerato che il 40 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno?

“Drogati” per il telefonino? In Spagna due ragazzi sono stati addirittura condannati a trattamento sanitario obbligatorio in una clinica psichiatrica!

→ D@di per Geekissimo.com

Se non riuscite a staccarvi dal cellulare e guardate il telefonino in continuazione, allora forse avete qualche problema serio. La pensano così in Spagna, dove due ragazzini di dodici e tredici anni sono stati condannati a trattamento sanitario obbligatorio in una clinica psichiatrica per essere curati da una droga molto particolare: la droga da cellulare.

I ragazzini sono stati portati in clinica perché, a quanto pare, i genitori hanno affermato che non riuscivano più a portare avanti le loro normali attività senza avere tra le mani il “maledetto” oggetto di comunicazione. Tra l’altro, l’anno scolastico non è finito bene per loro, e avevano anche iniziato a dire bugie ai genitori per cercare di racimolare qualche soldino in più per le ricariche telefoniche. Nel Centro per l’igiene mentale per bambini e ragazzi di Lleida, vicino Barcellona, i ragazzi impareranno a disintossicarsi: “È la prima volta che ci capita una malattia del genere – ha spiegato il direttore del Centro, il dottor Maite Utges”.

“Entrambi i ragazzi – continua – mostrano chiari segni di comportamento disturbato, che li portava al fallimento nelle normali attività della vita, come lo studio. Il cellulare ha portato questi ragazzi a grosse difficoltà nel condurre una vita normale“. I ragazzi, hanno spiegato i genitori, avevano il cellulare da 18 mesi ma probabilmente – aggiungiamo noi – mamme e papà non hanno fatto abbastanza per spiegare ai propri figli un uso corretto e responsabile del mezzo.

Spiega il dottor Jose Martinez-Raga, esperto di questi tipi di malattie psichiatriche, che i ragazzi che sviluppano forti dipendenze da telefoni cellulari o videogiochi diventano spesso irritabili e antisociali. “Questi due casi – avverte Martinez-raga – sono certamente la punta dell’iceberg, ma la droga da telefoni cellulari potrebbe diventare vero e proprio pericolo per il futuro”. Il consiglio degli esperti? È sempre lo stesso: non date telefoni cellulari ai vostri figli prima dei sedici anni di età!

Infetto il 23% dei computer nostrani: parte oggi la Settimana per la sicurezza informatica

→ D@di per Downloadblog.it

Parte stamattina la Settimana nazionale della sicurezza in Rete: un’iniziativa che punta a diffondere la cultura della prevenzione e la conoscenza dei rischi informatici. A promuoverla, l’Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con la Polizia postale, Abi Lab, SicuramenteWeb, Skuola.Net e l’agenzia giornalistica AGR, con il sostegno di Microsoft.

I numeri snocciolati dagli esperti durante la presentazione della Settimana sono abbastanza preoccupanti: secondo gli ultimi studi, il 23 per cento dei computer italiani sarebbe infetto, e il nostro Paese si porrebbe al terzo posto in Europa e al decimo nel mondo per la diffusione di virus informatici. Poi ancora: dal 2001 ad oggi la Polizia postale ha annunciato di aver chiuso 177 siti Web con contenuti pedopornografici; l’11 per cento dei minori ha dichiarato di aver avuto contatti con pedofili o con persone sospette durante la navigazione in rete; il 52 per cento degli utenti online ha subito un tentativo di accesso non autorizzato alle proprie informazioni.

Non si tratta ovviamente di rischi solo per i più giovani e in generale per gli utenti domestici, ma anche per le imprese: mentre quelle grandi stanno affrontando il problema nel modo giusto, spiegano dalla Polizia postale, le piccole e medie imprese spesso si affidano invece a consulenti e “pseudoesperti che in realtà tali non sono, ed i loro server vengono così usati come teste di ponte per atacchi informatici.

L’iniziativa si svolgerà direttamente (e interamente) sul Web, attraverso un videoblog che accompagnerà l’utente nella conoscenza dei principali rischi da evitare. Giorno dopo giorno, il sito affronterà tanti importanti temi della sicurezza online: “il tuo computer”, “i tuoi soldi”, “la tua identità elettronica”, “la tua privacy”, “la tua reputazione”, “i bambini”, “la tua connessione”.

Gli argomenti saranno presentati attraverso video intuitivi che spiegheranno soprattutto ai non esperti i significati dei termini “spam”, “phishing”, “virus”, “furto di dati” e così via.

Un’iniziativa dunque molto importante: molto spesso per non cadere vittima di crimini informatici basta davvero poco, soprattutto un po’ di buon senso e di conoscenza delle principali problematiche della rete.

Due università inglesi e una irlandese pubblicheranno gratuitamente le lezioni su iTunes

→ D@di per Downloadblog.it

Due università britanniche (lo University College London e l’Open University) e una irlandese (il Trinity College di Dublino) renderanno le loro lezioni scaricabili gratuitamente via podcast da iTunes, permettendo così agli studenti (ma non solo) di seguire gli studi comodamente da casa. Si tratta delle prime tre università europee che hanno deciso di sfruttare la piattaforma di Apple “iTunes U” per la distribuzione del materiale didattico (qui un video dimostrativo).

Prima di loro, molte università americane tra cui Yale, Stanford, il Mit, Harvard e Berkeley. La Ucl, in particolare, renderà inizialmente disponibili i materiali relativi ai corsi di neuroscienza.

Il Trinity College metterà invece online le lezioni del giornalista Seymour Hersh, dello scienziato Robert Winston, della scrittrice Anita Desai e del politico Alex Salmond. La Open University, infine, pubblicherà 300 file audio/video assortiti tra tutti i corsi dell’ateneo.

Non so come la pensiate, ma di certo mettere online le lezioni universitarie aiuterebbe non solo la condivisione della conoscenza (uno studente italiano, ad esempio, potrebbe approfondire una materia seguendo, oltre alle lezioni della propria università, anche quelle che si tengono in Inghilterra) ma anche la vita pratica di tutti i giorni degli studenti, che riuscirebbero a non saltare le lezioni quando sono malati o quando sono fuori città.

Per quanto riguarda, invece, gli atenei italiani, si attende la localizzazione di iTunes U in altre lingue diverse dall’inglese.

Se nei videogames si iniziasse a promuovere la pace, non la guerra

E se nei videogames s’iniziassero un po’ di più a promuovere la pace e la volontà di un mondo migliore, invece della violenza? Come tutti sappiamo, tra i videogiochi che vendono di più (e che piacciono di più) ce ne sono sempre molti che riguardano (da vicino o da lontano) la violenza. A partire dalla prossima settimana Advanced Micro Devices (Amd) ha annunciato un progetto destinato ai bambini che vogliono imparare a costruire videogiochi; la particolarità è che i videogames in questioni andranno a promuovere messaggi sociali come la lotta alla povertà o la protezione dell’ambiente che ci circonda.

Il progetto è chiamato “Changing the Game” (”cambiando il gioco”, appunto) e oltre al messaggio sociale darà la possibilità a bambini e ragazzi di iniziare a farsi un vero e proprio curriculum nel campo dello sviluppo di software e videogiochi. Non è tutto: sempre la prossima settimana Microsoft presenterà il primo gioco educativo tutto dedicato all’ambiente e sviluppato dai ragazzi della scuola secondaria americana che hanno partecipato all’iniziativa “Microsoft Imagine Cup”. Insomma: qualcosa inizia a cambiare sul fronte dei videogiochi?

Due tra le più grandi aziende che progettano processori e software, Amd e Microsoft, appunto, iniziano almeno un po’ a pensare alla difesa dei valori come la vita, la solidarietà, la natura. E la cosa interessante è che cercano di coinvolgere bambini e ragazzi, che sono poi i primi fruitori di videogiochi. “Abbiamo la grande opportunità – ha spiegato il presidente di Amd Dirk Meyer – di sfruttare la passione che i ragazzi hanno nei confronti dei videogiochi insegnando loro ad essere vincenti anche nel ventunesimo secolo”.

Insomma, due belle iniziative (non sono le uniche, esistono anche numerosi incontri internazionali di sviluppatori che si occupano di videogiochi “positivi” – ma di certo quando due aziende di questo calibro prendono delle decisioni simili riescono a fare “molto rumore”) che ci portano a una domanda: se iniziassero a circolare un po’ più di videogiochi ispirati ai buoni sentimenti e al rispetto del prossimo… riusciremmo a cambiare almeno un pochino in positivo?

“In internet ci sono troppe distrazioni, e in questo modo non stiamo preparando i nostri figli per il futuro”

Ogni giorno se ne sente una, dal punto di vista del comportamento delle persone in rete. Questa volta partiamo da un articolo abbastanza particolare, che spiega come i servizi del Web 2.0 portino molta distrazione, soprattutto a chi dovrebbe utilizzare la rete per studio o lavoro. Secondo un gruppo di ricercatori, facciamo notte per studiare, frequentiamo tutti i corsi all’università, ci facciamo il mazzo… ma poi ci perdiamo in un bicchiere d’acqua utilizzando YouTube, Facebook, Digg, Neatorama, eBay, Flickr, Amazon (e così via). Per non parlare dei siti porno o dei giochi online.

Secondo l’articolo, insomma, ogni volta che stiamo lavorando e che ci sentiamo stressati o oberati dal lavoro, ecco che con pochi click capitiamo quasi senza volerlo su siti assolutamente inutili che sono divertenti ma ci fanno perdere un mucchio di tempo. Secondo questa scuola di pensiero, “internet è uno strumento incredibile per quanto riguarda la produttività e offre l’accesso a una mole immensa di informazioni. Ma distrae troppo. E rende la concentrazione sul lavoro sempre più difficile da ottenere”.

La distrazione, si legge ancora, non è come un ostacolo che possiamo evitare quando siamo in macchina; ma è come un batterio resistente alle medicine: appare e riappare senza che possiamo fare niente. Il problema è che non solo questa “scuola di pensiero” si rivolge agli adulti, ma anche ai più piccoli. Secondo loro, infatti, tutti pensano a preparare i figli per il loro futuro donando loro computer o portandoli in scuole dove viene insegnata l’informatica.

Ma poi spesso i ragazzi si distraggono e iniziano a guardare siti che con la scuola c’entrano poco, oppure iniziano a giocare. Insomma, cosa bisognerebbe fare, allora? In nome di questa “distrazione” dovremmo vietare a bambini e ragazzi di utilizzare il computer? Questo – a mio giudizio – li porterebbe ad avere poi un enorme digital dvide sul mondo del lavoro. Che ne pensate? Notate anche in voi e nei vostri figli questa particolare distrazione?

Chat e sms non fanno male al linguaggio dei ragazzi

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Chi l’ha detto che il linguaggio delle chat e degli sms è controproducente per i ragazzi? Se è vero che distolgono i giovanissimi dagli impegni di studio, comunque li costringono ad adoperare il linguaggio scritto: è questa la tesi di un’indagine di linguistica pubblicata sul magazine britannico New Scientist, che svela – appunto – che la comunicazione istantanea come le chat o i messenger non deteriora le capacità linguistiche dei giovani, anzi le rinforza, “perché i ragazzi amano sfoggiare le proprie conoscenze quando interagiscono con gli amici in chat”.

Gli esperti, guidati dalla linguista Sali Tagliamonte dell’università di Toronto, in Canada, hanno analizzato milioni di parole scritte in chat da ragazzi tra i 15 e i 20 anni ed altrettante parole scambiate oralmente dai ragazzi, e hanno osservato che nelle chat si comunica con molta più accuratezza e rispettando le regole grammaticali e sintattiche che non nel linguaggio verbale. Sarebbe, dunque, corretta la tesi secondo cui il messaggio istantaneo non deteriora la lingua.

In pratica, ogni forma di comunicazione scritta fa bene, anche quella delle chat e degli sms in cui, come sappiamo, si utilizzano forme come “xché”, “c6″, “cmq” e così via. Interpellato, il linguista Giovanni Adamo ha spiegato che “non si tratta di una minaccia alle strutture portanti della lingua, perché già quando si incidevano segni sulla pietra, o si scriveva sulle preziose pergamene di pelle, c’era l’esienza della brevità, e questa tendenza a ridurre non ha mai intralciato profondamente il linguaggio”.

Che ne pensate? Fino ad ora studiosi e professori si erano quasi tutti scagliati contro il linguaggio usato su internet, spesso considerato pieno di errori, strafalcioni e “bestemmie lessicali”. Personalmente, anche da un mio punto di vista professionale, sono contrario a questa visione del problema, che mi sembra quasi un “contentino“. Per la serie: anche se male, basta che si scriva.

Larousse apre a internet la propria enciclopedia “contributiva”. Ma i contributi degli utenti saranno ben distinti da quelli degli “esperti”

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Larousse, la famosa enciclopedia francese, approda online con il sito Larousse.fr. E si tratterà, secondo l’editore, della “prima enciclopedia contributiva”, dove i contributi del popolo del Web si affiancheranno a quelli degli “esperti” della famosa casa editrice francese. Anche se non si tratta, hanno tenuto bene a precisare i responsabili del sito, di un’enciclopedia come Wikipedia, ma di un ibrido: da una parte ci saranno i testi “ufficiali”, da un’altra, ben distinti, quelli inseriti dagli utenti.

L’enciclopedia, in francese, è gratuita e porta con sé una dote di circa 150mila voci, con 10mila tra foto, disegni e animazioni. Altra differenza rispetto a Wikipedia: chi vorrà contribuire all’enciclopedia dovrà essere identificato con il proprio nome e cognome, e rimarrà proprietario degli articoli che scrive. Inoltre, solo l’autore potrà modificare ciò che ha scritto. “La gente è sempre più abituata a questa situazione – ha spiegato Line Karoubi, vicedirettore del dipartimento dizionari ed enciclopedie di Larousse – e cioè a fare la differenza fra un articolo di riferimento e un punto di vista”.

Una mossa, dunque, in linea con le decisioni sempre prese da Larousse, del gruppo Hachette, che conta molto sulla sua immagine, sull’affidabilità e sui contributi di qualità. Per evitare “eventuali problemi”, i responsabili del sito hanno messo in blacklist circa duemila parole che apartengono a temi ritenuti sensibili: se queste parole saranno utilizzate in un articolo, interverrà un’equipe di moderatori a controllare i testi degli utenti.

Larousse, dunque, con un modo tutto suo va all’attacco di Wikipedia, fino ad ora abbastanza incontrastata nel settore delle enciclopedie online. Staremo a vedere come andrà a finire. C’è da dire che questa divisione tra contributi dell’enciclopedia e contributi dell’utente apparentemente sembra interessante e abbastanza innovativa, anche se – a mio giudizio – i contributi degli utenti vengono messi un po’ in secondo piano rispetto a quelli “ufficiali”; inoltre, per come siamo stati abituati fino ad ora, la scelta di non permettere la modifica degli articoli se non agli stessi creatori appare quanto meno anacronistica. Che ne pensate?

“Dal prossimo anno pagelle solo online”. Ci sembra un po’ azzardato… e tra l’altro in Italia già si fa

Sta facendo molto parlare di sé, in questi ultimi giorni, l’annuncio del neo-ministro della Funziona pubblica, Renato Brunetta, secondo cui entro un anno, un anno e mezzo anche le pagelle scolastiche saranno online. Una decisione, ha spiegato il ministro, che servirà far risparmiare carta alla pubblica amministrazione: “Se sapremo cambiare – ha spiegato il ministro – potremo spendere meglio e liberare importanti risorse da impieghi poco produttivi”.

Una scelta intelligente, penseranno in molti, anche se – ma sto esprimendo un’opinione personale – forse bisognerebbe iniziare da altre parti a eliminare la carta. La pagella scolastica, oltre che un importante documento che tutti i genitori, i nonni e i parenti dovrebbero poter continuare a toccare con mano, è anche un ricordo che si tramanda di generazione in generazione. E poi: anche se ormai internet “ce l’hanno tutti”, quante sono le famiglie che non riuscirebbero a visualizzare online la pagella, per incompetenza o per mancanza fisica di mezzi (collegamento a internet o computer)? A mio parere ancora molte. Ben venga, dunque, il risparmio di carta, ma probabilmente si potrebbe iniziare da altri settori.

In realtà, però, non è la prima volta che in Italia si parla di pagella elettronica; anzi, molte scuole si sono già attrezzate. C’è chi da anni mette in rete giorno per giorno tutti i voti (accessibili con password) e i licei dove il computer è presente su ogni cattedra a disposizione del docente. Ci sono gli istituti dove si possono controllare online le presenze dei figli e quelli in cui la pagella (che viene data anche in versione cartacea) è presente da anni anche su internet. In Italia, dunque, fino ad ora si è lasciato all’autonomia delle singole scuole l’utilizzo dell’online nei rapporti con le famiglie.

Sul chi va là – e di parere simile al nostro – anche il rappresentante dei presidi Giorgio Rembado, secondo cui l’eliminazione della carta va vista con favore a patto di due condizioni essenziali: tutte le famiglie devono essere messe in condizioni di usufruirne ed evitare casi di pubblicazione come quelli dei redditi online. Immaginiamo che comunque sarà necessaria una fase intermedia, in cui la pagella verrà data sia a mano (cartacea) sia su internet: solo così si potrà veramente capire se il sistema funziona a dovere.

Sancta Sedes: il latino risorge… almeno sul sito del Vaticano

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Pensavate che il latino fosse una lingua morta e appartenente solo ai tempi del liceo? C’è un sito internet che, invece, ha appena aperto un’intera sezione in latino: il sito del Vaticano.

Da un paio di giorni, infatti, accanto a tedesco, inglese, spagnolo, italiano, francese e portoghese appare anche un link per visitare una versione del sito Vatican.va proprio nella lingua ufficiale della Chiesa.

All’interno della sezione latina è presente solo una parte dei documenti presenti nelle altre sezioni localizzate: in particolare, ci sono documenti della Chiesa (tra tutti, la Bibbia o i resoconti del Concilio Vaticano II), testi di catechismo, il Codice di diritto canonico e molte informazioni pratiche sulla Curia. La sezione, inoltre, include anche molti scritti di papi dal decimo secolo ad oggi.

Facebook, nuove regole contro porno, pedofilia e bullismo

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Facebook ha annunciato un giro di vite su pornografia, pedofilia, bullismo e altri “pericoli online” per salvaguardare gli utenti più giovani. Si tratta di un patto per la salvaguardia dei bambini e dei ragazzi molto simile a quello firmato, lo scorso gennaio, dall’altra società leader nel social-networking, MySpace.

Secondo molti analisti ed esperti di sicurezza informatica si tratta di una pietra miliare nella storia della sicurezza del Web e dei social-network, e probabilmente – considerato l’esempio dei due più grandi siti – la decisione potrebbe essere seguita da tante altre piccole community.

Tra le azioni che Facebook ha promesso d’intraprendere c’è quella di migliorare il sistema di identificazione delle persone e delle età e di controllare al meglio i profili degli utenti e i link esterni.

Si tratta a mio avviso di una buona notizia considerato l’enorme successo, soprattutto tra i più giovani, di siti del genere; speriamo solamente che – dall’altra parte – criminali senza scrupoli non ci mettano troppo poco a superare le barriere protettive.