“Cacche” di cane col microchip

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

A Vercelli schedate tutte le cacche di cane. Ma parliamo anche di sfortuna, di preti incarcerati per strani morsi e di detenuti che ordinano al ristorante

CACCHE DI CANE COL MICROCHIP
La notizia non ha fatto tanto scalpore nel nostro Paese; anzi, è stata ripresa da pochissimi giornali. Ma – come tutte quelle che raccontiamo in questa ormai seguitissima rubrica del “Follini ma Vero” – ha dell’incredibile. A Vercelli, in Piemonte, il sindaco ha annunciato la creazione di un database del Dna di tutti i cani per identificare le cacche che sporcano i marciapiedi e creano tanti problemi ai pedoni e all’arredo urbano. “Se i cartelli e gli avvisi alla popolazione non bastano – ha spiegato l’assessore comunale all’Ambiente Antonio Principe – proveremo con la genetica. Dunque, si inizerà con schedare il Dna di tutti i cani domestici; dopodiché, quando gli addetti alla pulizia urbana troveranno una cacca per terra, la raccoglieranno con uno speciale strumento e la invieranno ad un laboratorio di analisi. Questo analizzerà gli escrementi e – in modo automatico – attraverso il database del Dna potrà risalire ai padroni e multarli. “Ogni test del Dna costerà circa 13 euro – ha aggiunto l’assessore – che saranno pienamente coperti dalle multe che saranno elevate ai contravventori. Chissà che una volta per tutte non riusciremo ad estinguere, a Vercelli come in tante altre città d’Italia, la brutta pratica di non raccogliere gli escrementi dei propri animali. Il genio italico di nuovo all’opera, direte voi? Nient’affatto: l’iniziativa è già stata testata con successo nella cittadina israeliana di Petah Tikva.

PUNTO DA UN CALABRONE, SALE IN AUTO E FINISCE CONTRO UN TIR. MA SI SALVA
La sfiga ci vede benissimo, dice un proverbio. Ma quello che è accaduto ad un agricoltore settantasettenne di San Vittore del Lazio, in provincia di Frosinone, ha dell’incredibile. È stato punto da alcuni calabroni in aperta campagna, è salito in auto per raggiungere la Statale e chiedere aiuto, ma ha perso i sensi ed è finito contro un tir. Salvandosi, fortunatamente. L’uomo è praticamente scampato alla morte per tre volte nel giro di pochi minuti. Mentre stava raccogliendo l’uva, infatti, è stato assalito dai famigerati insetti che lo hanno punto. Così, nel tentativo di mettersi in salvo si è messo alla guida della sua Fiat Punto, ma ha perduto i sensi. L’auto, però, ha continuato la sua marcia, ha attraversato un tratto di strada miracolosamente vuoto finendo nel piazzale di un distributore di benzina. L’utilitaria, a quel punto, si è scontrata contro un tir, che solo per miracolo – di nuovo! – ha evitato lo scontro tra l’auto e le pompe di carburante. Immediatamente soccorso dai sanitari del 118, l’anziano guarirà in trenta giorni. Che c…fortuna!

ANDARE IN PRIGIONE IN EGITTO NON È POI COSì MALE
I prigionieri egiziani saranno in grado di fare ordini al ristorante o al take away. Lo ha deciso il ministero degli Interni del Cairo dopo una prova durata per tutto il mese santo del Ramadan, e che ha riscontrato un ottimo successo tra i detenuti, risollevando loro gli animi. La notizia, riportata dal giornale Al Ahram, sta facendo il giro del mondo. Tra i cibi maggiormente ordinati, nel mese di prova, pizza e kebab. La mossa è stata molto apprezzata dai prigionieri; un po’ meno, invece, dalle organizzazioni che difendono i diritti umani, secondo cui l’amministrazione penitenziaria ha voluto rendere un po’ meno dura la vita nelle più popolose carceri del paese arabo, che sono tra le più invivibili del mondo tra scarsissima polizia, il cibo di pessima qualità e le torture per chi si comporta male.

GERMANIA, PRETE CONDANNATO PER MORSO A GENITALI

Lo so, fa sempre male sentire storie che riguardano i sacerdoti e il sesso. Ma ovviamente, per dovere di cronaca, non potevamo non riportarle. Un prete cattolico è stato condannato a sei mesi con la condizionale da un tribunale di Francoforte per aver morso il pene dell’uomo con cui stava avendo un rapporto sessuale orale. Il religioso, 46 anni, è stato sospeso dall’attività pastorale. Appena arrivato in ospedale ha raccontato di essere stato costretto con la forza all’atto sessuale dall’uomo conosciuto in un locale frequentato da omosessuali dove – indovinate un po’? – il religioso stava cercando di riportare i presenti sulla retta via. Il giudice del tribunale di Francoforte, almeno per il momento, non gli ha creduto e lo ha giudicato colpevole di lesioni fisiche. Per il sacerdote, ordinato nel 1989, tra l’altro, non si trattava della prima volta davanti a un giudice: nel 1995 era stato condannato – pensate – a dodici anni di reclusione per tentato omicidio dopo che in Austria aveva aggredito con un coltello un giovane prostituto.

Rottura di un cavo sottomarino, internet ancora “in ginocchio” in India e Medio-Oriente

→ D@di per Geekissimo.com

Ci vorrà almeno una settimana, forse anche di più, per il ripristino totale dei servizi internet in Medio Oriente e in India, che come probabilmente saprete si sono interrotti da mercoledì a causa della rottura di due cavi sottomarini in fibra ottica. Secondo quanto riporterebbero alcune agenzie di stampa, la rottura ha bloccato il 70 per cento della rete egiziana e il 60 per cento di quella indiana, andando a colpire anche (in ogni caso in misura minore) Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Oman, Qatar, Bangladesh e Sri Lanka.

Le principali compagnie di telecomunicazioni hanno annunciato che in questi giorni si stanno verificando anche disagi per le chiamate internazionali. La rottura del cavo si è verificata nel tratto di mare che va tra Alessandria d’Egitto e Palermo, a circa 10 chilometri al largo della città africana. Ancora non è chiara la causa dell’incidente: c’è chi parla di una nave che avrebbe ancorato per errore i grandi cavi fluttuanti, spezzandoli, e chi, invece, dà la colpa alle terribili condizioni atmosferiche e del mare. Ma perché il danno è così grave?

La spiegazione è semplice: in India è presente oltre il 40 per cento del mercato mondiale dell’informatica in outsorcing (cioè le aziende europee o americane che aprono sedi in India per risparmiare soldi e, soprattutto, per assumere la popolazione locale che ha dimostrato una grande propensione verso questo tipo di attività). Secondo il ministero delle Telecomunicazioni del Cairo saranno necessari alcuni giorni per ritornare al completo funzionamento della rete, mentre secondo l’agenzia ufficiale del Kuwait ci vorranno tra i 12 e i 15 giorni per riparare completamente i danni.

E ora, che succederà? Di certo il mondo e le comunicazioni non si bloccano: la rete internet è fatta apposta per assorbire in breve tempo danni del genere, e proprio la presenza di centinaia di possibilità diverse di spostare pacchetti da un punto all’altro farà sì che gli utenti subiranno solamente dei rallentamenti. Gli operatori di telefonia, inoltre, hanno spiegato che stanno provando diverse strade (reti poco utilizzate, satelliti, etc) per ripristinare al meglio la situazione. Ovviamente vi terremo informati su eventuali sviluppi della situazione.

Google Earth, arrivano le previsioni del tempo

Belle novità in Google Earth, uno dei più famosi software made in Google. Nella nuova versione del programma (4.2), appena uscita, possiamo notare, oltre all’aggiunta di numerosi layer, anche un loro sistema di gestione molto migliorato (organizzato in categorie e sottocategorie).

Ma la novità senza dubbio più interessante è il nuovo layer interamente dedicato alle previsioni meteorologiche. Il layer include la situazione delle nuvole, delle perturbazioni, le previsioni, le temperature e altre informazioni utili sulla condizione del tempo. I dati sono aggiornati ogni ora, mentre le previsioni ogni 15 minuti.

Non è tutto: è anche possibile scaricare dei file Kml che mostrano le ultime 24 ore della situazione delle nuvole e le ultime sei ore di quella delle perturbazioni. Tra gli altri layer aggiunti, Egypt Tourism (che permette di avere informazioni sulle principali attrazioni turistiche del Paese e vederle in 3D) e Wikipedia in italiano (che permette di avere maggiori informazioni sui luoghi che c’interessano direttamente dall’”enciclopedia libera”).

Altro layer interessante, infine, è l’Mdg Monitor, che dà la possibilità di vedere cosa stanno facendo i diversi Paesi in via di sviluppo per raggiungere gli obiettivi “Millennium Developement Goals” per combattere la povertà, la fame, l’HIV/Aids e migliorare l’educazione. Quest’ultimo mi sembra molto interessante e potrebbe essere addirittura utilizzato nelle scuole nelle ore di geografia per rendere più accattivante e interessante lo studio e capire ancor di più le problematiche dei paesi che ci circondano. Siete d’accordo?

Il racconto dei testimoni di Dahab: "All'improvviso, come in guerra"


Terrore, sdegno e tanta rabbia nelle testimonianze dei turisti
“Feriti medicati per strada con i kit di pronto soccorso di un negozio”

Dahab, il racconto dei testimoni
“Sembrava di essere in guerra”

Un italiano in vacanza: “Gli egiziani ci hanno spinto lontano dal luogo
delle esplosioni, avevano subito capito di cosa si trattasse”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “All’improvviso le prime due esplosioni, abbiamo cominciato a fuggire, e poi…”. È il primo racconto dei due dei tre nostri connazionali feriti negli attentati di ieri sera nella cittadina di Dahab, sulla costa sud-orientale del Mar Rosso. I due hanno potuto parlare con i militari della Marina Militare che li hanno ospitati a bordo del pattugliatore Vedetta, ormeggiato a Sharm el Sheik e che fa parte della Mfo, la forza multinazionale nel Sinai. Secondo una prima ricostruzione, hanno sentito subito le prime due esplosioni, senza però vedere nulla. Poi si sono messi a correre, quando il terzo scoppio li ha investiti. Per adesso non sono stati resi noti altri particolari. I due italiani, assistiti dal personale medico del contingente, hanno ustioni di secondo grado alle gambe. Il terzo italiano è invece ricoverato, in condizioni più serie, nell’infermeria dell’ospedale di Sharm con una ferita lacero-contusa al braccio, per la quale gli sono stati applicati punti di sutura. La Farnesina ha organizzato per loro il rientro in Italia entro questa sera.

Intanto continuano ad arrivare le testimonianze degli altri testimoni oculari: “C’erano corpi dappertutto, non ho mai visto niente di simile, sembrava di essere in guerra”, racconta ancora molto scosso il medico tedesco Michael Hartlich. “Ero in Sinai per trascorrere le vacanze. Quando sono scoppiate le bombe mi sono trovato – continua – un bambino tra le braccia. Ho cercato di medicarlo, ma è morto pochi istanti dopo. In ogni dove c’era sangue, forte odore di carne e capelli bruciati”. Molto simile il racconto di un altro turista testimone oculare, Serge Loussararian: “C’erano pezzi di corpi in ogni parte sulle strade. Ambulanze e macchine improvvisate trasportavano i turisti in ospedale. C’era molto fumo, la gente correva dappertutto”.

E ci sono anche testimonianze eroiche, come quella di Magnus Tersson, ventottenne istruttore di sub: “La gente si accasciava a terra tra la folla, piangeva e chiedeva aiuto. Sono entrato in un negozio poco distante dal luogo dell’esplosione, ho preso i kit di pronto soccorso e tutto quello che poteva essermi utile, sono tornato in strada e ho iniziato a medicare la maggior parte di persone possibile, fin quando non sono arrivate le prime ambulanze”.

Numerosi anche i turisti italiani presenti nella zona al momento delle esplosioni. La testimonianza più drammatica è probabilmente quella di Marco Merlino, istruttore subacqueo che si stava dirigendo verso un supermercato di Dahab: “Abbiamo visto colonne di fumo e persone venire verso di noi, ferite e ricoperte di sangue. Subito dopo la situazione è diventata estremamente caotica”.

Silvio Broggi, medico, vive con la moglie a Valfenera, in provincia di Asti. Si trovava a Dahab con un gruppo di amici italiani che lavorano al Cairo: “A parte la rabbia per quello che è accaduto – racconta – ci si rende conto in questi momenti di come siamo ben poca cosa: sarebbe bastato fermarsi mezzo minuto in più in quel punto e a quest’ora saremmo morti. Al momento dell’attentato camminavo con alcuni amici sul lungomare, a una cinquantina di metri da dove sono avvenute le esplosioni. Io non ho potuto vedere nulla, ma un amico che si trovava dietro di noi ci ha raggiunto e ha detto di aver visto il ponte coperto di corpi dilaniati. I passanti egiziani hanno subito capito di cosa si trattava, ci hanno spinti lontano dal luogo delle esplosioni, prima ancora che intervenisse la polizia”.

Roberta Panza, 33 anni, di Napoli, era in vacanza con le amiche: “Quando ho sentito la prima esplosione – racconta, ancora molto scossa – ero dentro un negozio. C’erano due amiche con me. Una di loro è fuggita fuori, io e l’altra siamo rimaste a cercare riparo lì dentro. Poi, al secondo botto, siamo scappate anche noi. Siamo arrivate in uno spiazzo, ci siamo fermate a prendere fiato e abbiamo visto la gente che arrivava. C’erano feriti, qualcuno che si lamentava, tutti chiedevano che cosa fosse successo. Ora voglio solamente andare via da qui”.

Più tranquilla la testimonianza di un’altra turista italiana, Kety Budai, 33 anni di origine friulana, che avrebbe dovuto terminare ieri sera una vacanza di una settimana nella località turistica egiziana: “Stiamo tutti bene – ha raccontato – e, per quello che è stato possibile, stanotte siamo riusciti anche a riposare un po’. Quando sono scoppiate le bombe io ero in albergo e le mie due amiche fortunatamente erano rientrate da poco da un ultimo giro in paese. Alle 20 un taxi ci avrebbe dovuto prelevare e portare all’aeroporto di Sharm el Sheik per fare rientro in Italia. Abbiamo sentito le tre esplosioni, botti non fortissimi, e come tutti ci siamo preoccupate. Naturalmente dopo le bombe il programma è cambiato e tutti siamo rimasti in albergo. Poi ci siamo trasferiti sulla spiaggia, a pochi metri dalla struttura, ci hanno detto per motivi di sicurezza. A tarda ora siamo riusciti a tornare in camera. Oggi – conclude – torneremo in Italia, sappiamo che i tour operator si stanno organizzando per i rientri”.

Racconta un’altra connazionale, Francesca Domeniconi, giovane operatrice turistica di Cesena, titolare con altri tre italiani di una società che ha costruito sulla spiaggia un alberghetto familiare di 14 stanze: le tre esplosioni di ieri sera a Dahab “non sono state molto forti, al punto che pensavamo si trattasse di bombole di gas, e non di attentati. Tant’è vero che dopo l’episodio non è scoppiato il panico tra i nostri dieci ospiti italiani: sono rientrati in albergo poco dopo, erano certamente incuriositi, forse leggermente spaventati, ma dopo aver cenato sono andati tranquillamente a dormire. Tra le 19 e le 19.30 abbiamo sentito prima due scoppi, assai ravvicinati, e poi un terzo, qualche secondo più tardi. Non erano forti, anche se le esplosioni, ci hanno detto, si sono verificate a meno di un chilometro da qui. Il nostro ristorante era già pieno di clienti e abbiamo cercato di capire che succedeva. Subito dopo è arrivata la famiglia italiana che era al passeggio al centro ed erano tutti in perfetta salute, neanche troppo impressionati”.

(25 aprile 2006)