“Piccole” difficoltà di YouTube negli Emirati Arabi

→ D@di per Downloadblog.it

Meno male che non abitiamo negli Emirati Arabi Uniti. Non per il conto in banca, ovvio, ma per un bug, considerato molto grave, che ha afflitto YouTube in questi ultimi giorni.

Secondo quanto raccontano alcuni quotidiani, infatti, agli utenti YouTube che si collegavano a internet tramite il provider Etisalat, era data la possibilità di accedere alle pagine delle opzioni personali di YouTube di qualsiasi altro utente.

Gli iscritti a YouTube, dunque, potevano vedere le pagine dei video personali, i contatti, i video preferiti, e così via. A questa violazione (già abbastanza grave di per sé) se n’è aggiunta però un’altra: era possibile, infatti, anche accedere alle caselle Gmail degli utenti YouTube che avevano associato i due account.

Al momento non è ancora chiara la causa del problema; probabilmente, secondo alcuni esperti di sicurezza, i server Etisalat hanno conservato in cache delle pagine che sono state poi “servite” per errore agli utenti sbagliati. Chissà, ora, quali saranno le conseguenze di questo bug.

Twitter “bannato” negli Emirati Arabi Uniti

D@di per Geekissimo.com

Twitter? È un fenomeno talmente in ascesa che ormai è entrato a far parte dei siti e dei servizi Web temuti dai governi che limitano la libertà di opinione. Gli Emirati Arabi Uniti, infatti, ne hanno vietato l’accesso ai propri residenti, che da ora in poi non saranno più in grado né di inserire i propri “tweet”, né di vedere quelli degli altri.

Accedendo a Twitter, infatti, si legge un cartello che spiega:

“Ci dispiace, il sito che stai cercando di visitare è stato bloccato a causa dei suoi contenuto, che non sono in linea con i valori religiosi, culturali, politici e morali degli Emirati Arabi Uniti. Se pensi che questo sito non dovrebbe essere bloccato, visita per favore il Feedback Form disponibile sul nostro sito”.

Ovviamente, immagino che i commenti di protesta siano migliaia… ma vengono davvero letti uno per uno? O vanno a finire in una casella di posta fasulla?

Ormai la limitazione d’accesso a determinati siti da parte di alcuni governi – lo dico provocatoriamente – segna il successo del sito stesso, che diventa così un fenomeno planetario. Twitter, questa la motivazione della chiusura negli Emirati Arabi, con la sua libertà di parola e di pensiero è diventato uno strumento tale da poter creare una massa critica.

Tra gli altri servizi che vengono spesso “bannati” al primo posto c’è YouTube (Cina, Thailandia, Marocco, e così via), seguito a poca distanza da MySpace e Facebook.