Stati Uniti, Corea del Nord, Al Qaeda… pace o guerra? Il mio servizio per Sky Tg24

 

Barack Obama ha avvertito la Corea del Nord che gli Stati Uniti sono pronti ad ogni eventualità, compresa quella di un test missilistico a lunga gittata. Negli ultimi giorni, diversi media giapponesi hanno riferito che Pyongyang intorno al quattro luglio potrebbe lanciare un missile in direzione delle Hawaii. Intanto sull’altro fronte caldo, quello pakistano, torna a farsi sentire Al Qaeda, che ha annunciato di essere pronta ad mpiegare l’atomica del Pakistan nella sua guerra contro gli Stati Uniti.

In Spagna Robin e il Messenger aiutano i giovani a parlare di sesso, droga e alcol

→ D@di per Geekissimo.com

In Spagna è stata lanciata un’interessante iniziativa congiunta governo-Microsoft per parlare ai ragazzi più giovani e ascoltare le loro problematiche in tema di sesso, alcol e droga. L’iniziativa è rivolta proprio a parlare la stessa lingua di ragazzi e ragazze, senza pregiudizi né vergogne, attraverso l’uso della chat, e in particolare di Msn Messenger. Dall’altra parte della chat, un robot, chiamato Robin, che riconosce le domande dei ragazzi (o almeno ci prova) e fornisce loro delle risposte.

Utilizzare il servizio è molto semplice (ma, ovviamente, bisogna conoscere lo spagnolo): basta inserire tra i propri contatti l’indirizzo di Robin (robin@msc.es) e subito si potrà iniziare a interagire con lui. Il robot è stato programmato per parlare di diversi argomenti delicati, dalla contraccezione alla prevenzione dell’Aids, dall’interruzione di gravidanza alla “pillola del giorno dopo” fino all’assunzione di alcol e droghe.

Purtroppo alcune prove effettuate da giornalisti e blogger denotano ancora una certa difficoltà di Robin a rispondere a delle domande che normalmente potrebbero essere poste da ragazzi tra i 12 e i 17 anni, tra cui quelle sulla masturbazione, sull’omosessualità, sulla “prima volta”, sul sesso anale. Ma probabilmente è solo questione di tempo, e il robot (e, ovviamente, il team di esperti tecnici-psicologi che gli stanno dietro) imparerà presto a rispondere anche a queste domande.

Cosa ve ne sembra dell’iniziativa? Sicuramente, se messa in funzione come si deve, si tratta di un ottimo strumento per riuscire a parlare con i ragazzi di problemi che li riguardano molto da vicino, senza ovviamente metterli in imbarazzo e con la riservatezza che la rete e la chat offrono. Mi rivolgo ai genitori: voi incoraggereste i vostri figli a utilizzare questo servizio? Oppure non vi fidereste delle risposte che potrebbero ottenere?

Molestie e anziani troppo arzilli

Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato


Le storie di cronaca assolutamente vere e più Follini del mondo in una speciale edizione natalizia. Dove scopriamo, tra l’altro, come si svolgono in Thailandia le campagne elettorali

NEI MONASTERI SI PREGA E SI LAVORA? CERTO, MA IN GRECIA NON SOLO…

La polizia di Atene ha scoperto una rigogliosa piantagione di canapa indiana all’interno di un convento di suore ortodosse. Le piante, più di trenta, sarebbero state coltivate da due sedicenti giardinieri che avevano addirittura convinto le suore prestando il proprio servizio gratuitamente. Le monache, così, avevano concesso loro il permesso, contente della beneficienza dei due giovani ragazzi. In realtà ignoravano che dalle foglie essiccate si potesse produrre marijuana. E così, per diversi mesi, i due hanno trafficato tranquillamente con le “preziose” piantine. Una soffiata – ma non si sa di chi – ha però incastrato i solerti giardinieri, che sono stati arrestati. Chi si occuperà ora del giardino? E, soprattutto, cosa se ne faranno ora le suore di tanta canapa indiana?

ARRESTATI DOPO NUMEROSI FURTI D’AUTO. MA SONO IN ETÀ DA PENSIONE

Non è detto che chi vi ha fregato la macchina sia un rumeno biondo e venticinquenne. A volte, infatti, dietro i furti potrebbero nascondersi anche persone un po’ più attempate. Come a Milano, dove due ladri rispettivamente di 69 e 70 anni sono finiti in manette. Ad arrestarli, cogliendoli in flagranza, una pattuglia dei carabinieri di Rho, che li ha “beccati” mentre tentavano di far partire una Y10. I due, che avevano con loro numerosi attrezzi del mestiere, erano seguiti da tempo dalle forze dell’ordine. Ma una briscola per passare il tempo, no eh?

ARRESTATO PER MOLESTIE SESSUALI SI DIFENDE: HO IL PENE PICCOLO

Negli Stati Uniti un uomo di 41 anni, Michael Carney, è stato denunciato dalle sue cinque vicine per atti osceni in luogo pubblico. Carney, in particolare, avrebbe “sbandierato il proprio pene sotto gli occhi increduli delle donne”. La provocazione gli è costata però una denuncia e l’arresto immediato. Tuttavia, il giorno dell’udienza l’arzillo quarantenne si è difeso spiegando di non aver mai commesso il reato: “I miei genitali – ha detto davanti alla Corte e agli avvocati – sono sottosviluppati, molto al di sotto della media. Vi pare che vorrei sbandierarli in pubblico?”. Per sostenere ancora meglio la sua tesi, poi, ha distribuito delle foto che lo ritraevano nudo. La Corte, però, non si è mossa a compassione e ha confermato l’arresto dell’uomo.

BANGKOK: REGALANO VIAGRA IN CAMBIO DI VOTI ALLE ELEZIONI

In Thailandia alcuni candidati alle elezioni parlamentari hanno tentato di comprare i voti dei cittadini più anziani donando loro gratuitamente confezioni di Viagra. Lo hanno denunciato fonti governative, secondo cui la vicenda sarebbe accaduta a Prathumthani, città al nord di Bangkok, dove addirittura alcuni uomini si sarebbero sentiti male a causa dell’eccessiva assunzione del farmaco (ricordiamo che per assumere il Viagra è necessaria una visita medica specialistica). La Thailandia ha una lunga tradizione di scambio di favori per ottenere voti, anche se la pratica è stata recentemente bandita dal governo. Con conseguenti forti lamentele da parte delle donne del posto.

IN CINA PARTE LA CORSA ALL’ORO… DELLE FECI

Spesso i media riportano notizie di esplosioni e morti in miniera, molte delle quali avvengono in estremo Oriente. Sarà forse per questo motivo che da Pechino è stata lanciata una nuova sfida: la corsa all’oro attraverso la ricerca nelle fosse biologiche. Nel sud della Cina alcuni imprenditori “dallo stomaco forte” – si legge sul Telegraph – starebbero stringendo importanti accordi con le oreficerie industriali, che acquisteranno l’oro contenuto negli escrementi. Le piccolissime porzioni del metallo prezioso saranno poi messe insieme per realizzare oggetti di lusso. Pensiamoci la prossima volta che andiamo in bagno!

PROBLEMI DI SALUTE DA RISOLVERE

Certi problemi vanno curati, altrimenti si potrebbe incorrere in situazioni davvero molto spiacevoli. È accaduto a una giovane impiegata della Leeds Metropolitan University, una prestigiosa università britannica, che è stata licenziata perché “colpevole di flatulenza continuata e senza ritegno in luogo pubblico”. La donna, però, si è difesa spiegando che il suo è un vero e proprio problema di salute; pertanto ha chiesto il riconoscimento dello stato di disabile e i danni morali. Tutti i colleghi dell’ufficio, infatti, la tenevano alla larga e “operavano una discriminazione” nei suoi confronti. A volte credo che bisogna avere maggiore sensibilità nei confronti di problemi del genere.

Myanmar alla ribalta internazionale grazie alla rete. E ora?

La scia di sangue che sta accompagnando la durissima repressione del governo birmano (pardon, del Myanmar) contro le migliaia di persone scese in strada per chiedere maggiore democrazia è stata accompagnata anche, come tutti sapete, da un totale oscuramento dei canali tradizionali d’informazione. Oltre alla “caccia al giornalista” (che ha portato, tra le altre cose, all’uccisione di un fotoreporter), la rete, i blog e le nuove tecnologie si sono rivelati fondamentali, forse per la prima volta, per far uscire dal Paese informazioni sulla tragedia che, altrimenti, non avremmo mai potuto avere.

Da ieri però, purtroppo, è impossibile connettersi a internet praticamente da ogni parte del Myanmar “a causa della rottura di un cavo sottomarino”, spiega il governo (ma sappiamo tutti che non è così). La strategia governativa, infatti, punta a non fare uscire dai confini nazionali informazioni sugli scontri e sulle migliaia di persone imprigionate e pestate a sangue (se non uccise).

I blog aggiornati in tempo reale dal paese asiatico e dagli stati confinanti sono sempre meno, ma comunque alcuni di essi continuano a funzionare e trasmettere informazioni importantissime. E se far uscire notizie dai confini è sempre più difficile, arriva una novità dal cielo: i satelliti geostazionari (quelli che fanno le fotografie per Google Earth, ad esempio) stanno mandando a Terra informazioni utili a capire la vastità degli scontri e della distruzione.

Dalle immagini, in particolare, è possibile notare la sparizione di villaggi interi, il rafforzamento delle strutture e delle presenze militari ai confini del paese, nonché anche la violazione (sono stati registrati oltre settanta casi) dei diritti umani. Internet e le nuove tecnologie, dunque, anche se parzialmente oscurati si stanno rivelando ancora una volta (come già successo in Darfur) vitali per portare a conoscenza dell’opinione pubblica notizie che altrimenti non sarebbero mai arrivate.

Venezuela, la rivoluzione è su YouTube

Come molti di voi sapranno, il presidente venezuelano Hugo Chavez la scorsa settimana ha revocato la concessione a trasmettere a Rctv (Radio Caracas Televisión) mentre un’altra emittente, Globovision, secondo la Cnn potrebbe fare la stessa fine.

YouTube, però, potrebbe segnare una piccola svolta dando la possibilità a queste emittenti, voci fuori dal coro in un paese in cui la libertà di stampa non è assicurata, di rinascere e continuare nel proprio lavoro. Almeno su internet.

I dipendenti di Rctv, infatti, hanno creato un canale su YouTube dedicato alla trasmissione “El Observador”. Balzato in testa alle classifiche, è stato visto da oltre 175mila utenti. Sarà contento l’amministratore delegato di YouTube, Chad Hurley, che aveva recentemente dichiarato che il popolare sito di video “trasmette democrazia”.

Ecco le 13 nazioni dove internet è reato

L’iniziativa di “Reporters Senza Frontiere” per protestare contro la censura online
Tra i paesi meno liberi Cina, Birmania e Cuba. Da quest’anno entra anche l’Egitto

Libertà nel web, ecco la “lista nera”
in 13 Paesi si è costretti al silenzio

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Corea del Nord, Arabia Saudita e Cina. Ma anche Cuba, Tunisia e, per la prima volta, Egitto. Sono i Paesi “nemici di Internet”, che insieme a Bielorussia, Birmania, Iran, Siria, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam fanno parte di una speciale classifica stilata dall’associazione Reporters Senza Frontiere. Paesi in cui ci si può trovare in prigione da un giorno all’altro per aver scritto sul proprio blog o su un sito internet opinioni contrarie al regime. Secondo le ultime stime, nel mondo oltre sessanta cyber-dissidenti (52 solo in Cina, quattro in Vietnam, tre in Siria, e uno in Iran) sono tuttora in carcere per aver fatto circolare online opinioni considerate inaccettabili dai governi locali. Così, per attirare l’attenzione nei confronti di un problema sempre più grande, l’associazione ha indetto una protesta online di ventiquattrore.

I Paesi. Molti dei Paesi inseriti all’interno della “lista nera”, come Cina e Birmania, sono regolarmente sotto i riflettori dell’opinione pubblica perché negano ai propri cittadini la libertà di espressione. A Cuba, ad esempio, il governo vieta ai dissidenti e ai giornalisti indipendenti di poter utilizzare la rete, e la punizione per aver scritto un articolo per un sito web straniero può arrivare anche a un anno di carcere. L’Egitto, invece, è una new entry, ed è stata inserita – spiegano da Reporters Senza Frontiere – per il suo comportamento nei confronti dei diari online: “Tre bloggers sono stati arrestati quest’anno per essersi schierati a favore di riforme democratiche. Quello che facciamo è anche un appello al governo egiziano, affinché cambi le proprie leggi in materia”. Il Cairo, infatti, ha emanato recentemente una norma secondo la quale un sito può essere chiuso immediatamente se considerato un rischio per la sicurezza nazionale.

Dalla classifica emerge anche qualche buona notizia. Nepal, Libia e Maldive, che comparivano fino allo scorso anno, sono stati rimossi. “Il fatto che abbiamo potuto rimuovere tre Paesi dalla lista è sicuramente positivo, e ci dà la forza di sperare che la situazione possa migliorare di anno in anno”. La Libia, in particolare, si trova però ancora sotto osservazione: in una recente visita di Reporters Senza Frontiere è emerso che la rete non è più esposta alla censura, anche se il presidente Maummar Gheddafi è ancora considerato un “predatore della libertà di stampa”.

La protesta. La lista viene diffusa ogni anno, ma questa è la prima volta che Reporters Senza Frontiere organizza anche una grande mobilitazione su internet: “Quest’anno – ha spiegato un portavoce dell’associazione – abbiamo voluto coinvolgere anche gli utenti della rete, in modo tale che quando facciamo pressione sui Paesi che non rispettano la libertà di espressione, possiamo dire di parlare a nome non solo nostro di addetti ai lavori, ma anche di migliaia di utenti di tutto il mondo”. Per tutta la giornata di oggi sul sito Rsf. org sarà possibile votare su una cartina il paese che più offende la libertà di espressione. Fino ad ora sono arrivati più di diecimila voti.

Non è tutto, perché la protesta riguarda anche il comportamento del co-fondatore di Yahoo!, Jerry Yang, accusato di collaborazionismo con il governo cinese per aver bloccato l’accesso ad alcune pagine web. La società californiana, infatti, è stata tra le prime al mondo a sottostare al volere di Pechino autocensurando il proprio motore di ricerca locale e lavorando insieme alle autorità cinesi nella lotta al perseguimento del dissenso politico online. Yahoo!, dal canto suo, si difende affermando di aver solo “rispettato la normativa locale”. Anche Microsoft e Google si trovano in una posizione simile.

La mobilitazione non è però solo virtuale: a New York cartelloni mobili con una grande mappa del mondo girano per la città, da Times Square a Bryant Park, visualizzando i “buchi neri” della libertà di espressione online. A Parigi le stesse mappe sono invece proiettate sulle facciate di alcuni monumenti e palazzi significativi, tra cui la stazione Saint-Lazare, la sede parigina di Yahoo! e il palazzo dell’Opera. Da oggi, infine, tutti i comunicati stampa di Reporters Senza Frontiere saranno tradotti, oltre che in francese, inglese e spagnolo, anche in arabo, in modo tale da essere diffusi a una più ampia fetta della popolazione. “La libertà di espressione – si legge nei manifesti – non è un lusso, ma un diritto di tutti”.

(8 novembre 2006)

(Nella foto: I “buchi neri” dell’informazione su internet)

Caso Mladic, l'Ue sospende i negoziati con la Serbia


La decisione dopo la scadenza del tempo concesso per la cattura
Il commissario per l’allargamento: “Nessuno è sopra le regole”

Mancato arresto di Mladic
l’Ue rompe con la Serbia

L’ex generale è accusato di genocidio dal tribunale Onu
La replica da Belgrado: “Abbiamo fatto il possibile”

di DANIELE SEMERARO

BRUXELLES – L’Unione Europea ha interrotto i negoziati di avvicinamento con la Serbia, colpevole di non aver arrestato l’ex generale Ratko Mladic, accusato di genocidio dal tribunale Onu per i crimini di guerra.

Il commissario per l’allargamento europeo Olli Rehn ha confermato la decisione, dopo essersi consultato telefonicamente con il procuratore capo del tribunale dell’Aja, Carla Del Ponte. Durante il colloquio, la Del Ponte ha informato Rehn sulla “deludente cooperazione di Belgrado” in merito alla consegna dell’ex generale serbo-bosniaco ricercato da dieci anni. “La sua valutazione è stata negativa – ha riferito Rehn – la Commissione deve quindi bloccare i negoziati per l’accordo di stabilizzazione e associazione”.

Il commissario ha poi spiegato che “una delle ragioni chiave della mancata consegna di Ratko Mladic è il fatto che i servizi di sicurezza e intelligence non sono sotto il pieno controllo civile e democratico” delle autorità di Belgrado. “Siamo disposti a riprendere i negoziati, ma a questo punto – ha concluso – ci deve essere un grande miglioramento della cooperazione con il Tribunale penale internazionale per riprendere il negoziato. La Serbia deve capire che nessuno è al di sopra della legge”.

Il ministro degli investimenti serbo, Velimir Ilic, ha risposto all’Unione Europea che il governo di Belgrado ha fatto “tutto il possibile” negli ultimi tempi per cercare di arrestare Mladic, ma di non averlo ancora trovato. Il ministro ha quindi invitato il “boia di Srebrenica” ad “arrendersi spontaneamente” e a “comportarsi da buon soldato, senza nascondersi dietro le spalle del proprio popolo”.

Parlando a sua volta da Salonicco, in Grecia, il ministro degli esteri di Serbia e Montenegro Vuk Draskovic aveva preannunciato già da stamattina, rammaricandosi, che l’Ue questa volta non avrebbe concesso altre proroghe: “La Serbia e il popolo serbo sono le più grandi vittime del fatto che alcune persone non siano state consegnate al Tpi”.

La decisione di Bruxelles arriva dopo la scadenza del termine ultimo del 30 aprile concesso alla Serbia per catturare Mladic. Ufficialmente, il militare è latitante, ma la Del Ponte aveva accusato più volte le autorità serbe di essersi date poco da fare per catturarlo.

(3 maggio 2006)

(Nella foto: Il generale Radko Mladic)

Calipari, Letta contro Martino: "Niente fato, cercare la verità"


La cerimonia un anno dopo la morte dello 007 a Bagdad
Il ministro aveva parlato di una “tragedia greca”

Letta, polemica con Martino
“Calipari, non è stato il fato”

Il sottosegretario: “La retorica contiene sempre qualche insidia”
Il sindaco Veltroni: “Troppe incertezze, vogliamo la verità”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Un anno dopo, scoppia una polemica interna al governo sulla morte di Nicola Calipari. “È un eroe, e Giuliana Sgrena vive grazie a lui”. Con queste parole il ministro della Difesa, Antonio Martino, ha aperto a Roma la cerimonia di commemorazione alla sede del Sismi. “Il suo gesto ha quasi i lineamenti di un’antica tragedia greca ed è stato il tentativo di portare a termine quella missione che tanto lo aveva impegnato, nel silenzio della difficile e rischiosa indagine, della paziente mediazione”.

Non crede all’idea della tragedia, però, Gianni Letta: per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, “la teoria del fato è cosa passata, e bisogna agire per conoscere la verità. Nelle cerimonie ufficiali – continua Letta – capita spesso che ci si abbandoni anche a un pizzico di retorica, e la retorica contiene sempre qualche piccola insidia. È capitato anche stamani, e me ne spiace perché forse per il desiderio di una metafora letteraria è stata evocata la tragedia greca. E nella tragedia greca è vero, è il fato che spiega tutto ciò che accade come conseguenza ineludibile di qualcosa che non è né conoscibile, né influenzabile dall’uomo. Ma la tragedia greca – ha continuato poi Letta rivolgendosi alla moglie dello 007 – è cosa antica, lontana, passata. C’è stato poi il cristianesimo che ha riscattato quella teoria. La responsabilità impone all’uomo di conoscere e agire coerentemente e conseguentemente. Anzi, di agire per conoscere. È quello che abbiamo fatto, che continueremo a fare per rendere onore alla memoria di Nicola, per rendere giustizia e verità alla sua famiglia e al nostro Paese”.

Alla cerimonia, insieme alla vedova Rosa e alle figlie, hanno partecipato anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e le più alte cariche militari.

Per ricordare lo 007 ucciso a Bagdad, è stata inaugurata quella che è stata definita una scultura della natura: un monolite di travertino di 160mila anni fa. Il cippo commemorativo si trova ora all’interno della sede del Sismi. Durante l’inaugurazione, il direttore dei Servizi segreti militari, Niccolò Pollari, ha parlato di Nicola come un “amico, un eroe dal volto umano. A Nicola – continua – sono stati tributati i giusti onori, ed è stato indicato come un eroe borghese dei nostri tempi, una delle figure più simboliche in questi tempi difficili”.

Anche la città di Roma questa sera ha celebrato la figura di Nicola Calipari: “Spero che si arrivi il più presto possibile alla verità – ha detto il sindaco Walter Veltroni parlando in Campidoglio – perché ci sono troppe incertezze sulle circostanze della sua morte e sulle condizioni in cui si è verificata”.

(3 marzo 2006)

(Nella foto: Ciampi con i familiari di Nicola Calipari)

Gheddafi: "Calderoli fascista". E lui: "Si scusi chi ha mentito"


Il ministro delle Riforme: “Solo io mi sono comportato responsabilmente”
Poi ai suoi colleghi di schieramento: “Potevano aspettare prima di parlare”

Gheddafi: “Ministro razzista e fascista”
E Calderoli attacca la maggioranza

Fini: “Le minacce del Colonnello sono solo un’arringa da comizio e non aiutano”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Continua, con toni molto accesi, la polemica tra il leader libico Gheddafi e il governo italiano. Una storia che s’intreccia tra le reazioni alle vignette contro l’Islam, la maglietta indossata dal ministro Calderoli e, addirittura, con il mancato indennizzo del nostro Paese dei danni coloniali a danno della Libia. E mentre il vicepremier Fini cerca di mediare, il ministro delle Riforme (in un certo senso scagionato dalle parole del Colonnello) accusa i suoi alleati di schieramento: lo hanno attaccato troppo presto. Poi, a metà giornata, vengono resi noti altri importanti particolari del comizio di ieri del Colonnello.

Gheddafi. Dopo le accese dichiarazioni di ieri sera del leader libico Gheddafi sugli attacchi al consolato di Bengasi, nei quali spiegava che le violenze erano sfociate a causa di un antico, e mai estinto, risentimento nei confronti degli italiani, il Colonnello aveva aggiunto anche che gli attacchi contro le sedi diplomatiche italiane potrebbero ripetersi se Roma si rifiuterà di risarcire a Tripoli i danni della guerra coloniale.

Verso metà giornata, però, la vicenda si arricchisce di nuovi, inediti particolari: l’agenzia di stampa libica Jana, infatti, ha diffuso il testo integrale del discorso di ieri: e così si viene a sapere che Gheddafi ha puntato il dito contro “un ministro italiano fascista che ha usato un linguaggio razzista, da crociato, colonialista e retrogrado”. Un ministro che “il governo (italiano) detesta e ripudia” e che “è stato costretto a dimettersi”. Attacchi che hanno come obiettivo esplicito, sia pur mai nominato, Calderoli.

Calderoli. “Oggi esigo le scuse ufficiali nei miei confronti, nei confronti della Lega e nei confronti delle persone la cui morte è stata strumentalizzata da parte di chi, nell’immediato e nei giorni successivi, ha diffuso notizie false, sapendo di mentire”. Così il ministro delle Riforme, Roberto Calderoli, aveva commentato il discorso di ieri sera di Gheddafi. “Mi hanno dato del pazzo – ha aggiunto Calderoli -, mi hanno dato del buffone, mi hanno dato dell’irresponsabile, mi hanno minacciato di morte, hanno messo sulla mia testa una taglia superiore ai dieci milioni di dollari e la magistratura mi ha inquisito. Ho subìto tutto questo in silenzio e ho rassegnato le dimissioni da ministro”.

“Le dichiarazioni di Gheddafi, però, – continua l’esponente leghista – oltre a rappresentare l’ennesima minaccia nei confronti del nostro Paese e della nostra sicurezza, e l’ennesimo ricatto, testimoniano che la vicenda delle magliette non c’entra nulla con l’attacco al nostro consolato a Bengasi, visto che, per ammissione dello stesso Gheddafi, il suo popolo non sa neppure cosa sia la Danimarca”.

Calderoli ha poi commentato le accuse a suo carico come “strumentali” e ha aggiunto di essere stato l’unico a comportarsi “con senso di responsabilità verso il Paese, verso i propri connazionali e i nostri valori”. Poi, rivolgendosi ai colleghi del suo schieramento politico, ha aggiunto: “Non chiedo certo le scuse dei rappresentanti dell’opposizione, le mie critiche sono rivolte agli esponenti della maggioranza per le posizioni che hanno preso nell’immediatezza dei fatti. Sicuramente anche il presidente del Consiglio ha avuto una risposta emotiva, e forse è stato malamente informato. Ma se fossi in Fini penserei alle parole dette in Parlamento o al fatto di essere andato in Moschea per ingraziarsi Gheddafi, che poi si è visto come ha risposto”.

(3 marzo 2006)

(Nella foto: Il leader libico Muammar Gheddafi)

Fini e le minacce di Gheddafi: "Solo un'arringa da comizio"


Il ministro degli Esteri interviene nella polemica con la Libia
Le frasi del Colonnello, dice, non aiutano a risolvere la situazione

La risposta di Fini a Gheddafi
“Parole da comizio, non da posizione”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Le parole del Colonnello Muhammar Gheddafi non devono impressionare più di tanto, perché è chiaro che si tratta più di un’arringa comiziale ai suoi fedelissimi che di una responsabile presa di posizione in campo internazionale”. È quanto ha affermato il vicepremier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini in una dichiarazione, diffusa oggi, sul discorso tenuto ieri da Gheddafi, nel quale il leader libico ha spiegato gli attacchi al consolato di Bengasi con il risentimento nei confronti degli italiani. Aggiungendo che gli attacchi contro le sedi diplomatiche italiane potrebbero ripetersi se Roma si rifiuterà di risarcire a Tripoli i danni della guerra coloniale.

“Per quanto riguarda i rapporti tra Italia e Libia – spiega Fini – la posizione dell’Italia rimane quella enunciata in Parlamento e chiaramente indicata nella dichiarazione approvata dal Consiglio dei Ministri del 23 febbraio, nella quale veniva testualmente data priorità assoluta alla duplice esigenza di chiudere definitivamente il capitolo storico del passato coloniale, anche con misure altamente significative, oltre a quelle già eseguite o in corso di esecuzione, da concordare con la parte libica, che diano il segno dell’amicizia tra i due popoli, rinnovando nel contempo l’invito alle autorità libiche a dare seguito completo agli impegni sottoscritti, in particolare ai fini della concessione senza discriminazioni dei visti ai profughi italiani”.

Inoltre, prosegue Fini citando ancora la dichiarazione del Consiglio dei Ministri, bisogna “continuare a ricercare con la parte libica una soluzione accettabile del contenzioso economico sui crediti che vantano le aziende italiane, rappresentando nel contempo la necessità che si ponga termine alle limitazioni tuttora vigenti sul piano normativo e pratico in Libia a danno delle aziende italiane”, e su questa strada, spiega, “il governo intende proseguire”.

“È di tutta evidenza – conclude poi il comunicato del ministro degli Esteri – che l’impegno deve essere reciproco e che nessun aiuto viene in questa direzione dalle ultime parole del Colonnello Gheddafi”.

(3 marzo 2006)

(Nella foto: Il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini)

Nucleare, l'Iran è ripartito: via all'arricchimento dell'uranio


L’annuncio arrivato da fonti diplomatiche riservate dell’Aiea
Imminente la rimozione dei sigilli alla centrale di Natanz

Nucleare, la sfida di Teheran
“Riavviato arricchimento uranio”

Domani in Iran gli ispettori dell’Agenzia Onu per l’energia atomica

di DANIELE SEMERARO

VIENNA – L’Iran ha già riavviato le proprie attività di arricchimento dell’uranio. È quanto hanno riferito fonti diplomatiche riservate al quartier generale dell’Aiea, l’Agenzia internazionale dell’Onu per l’Energia Atomica, a Vienna. La notizia è confermata anche dall’agenzia di stampa semi-ufficiale “Fars”, che ha spiegato che “è imminente la rimozione dei sigilli e delle telecamere di controllo dall’impianto nucleare di Natanz”.

“I responsabili iraniani hanno cominciato a far inserire uranio allo stato gassoso nelle apposite centrifughe del loro impianto-pilota di Natanz”, hanno affermato le fonti. Si tratta della prima fase della procedura preliminare che poi, a seconda del grado di prosecuzione e affinamento cui è portata, può condurre alla produzione di mero combustibile nucleare per reattori, da usare dunque anche a semplici fini civili, oppure alla confezione di materiale altamente fissile, atto a costituire il nucleo di una bomba atomica.

Un portavoce del governo iraniano, Gholam Hossein Elham, ha spiegato che l’attività di arricchimento dell’uranio, sospesa da oltre due anni a causa delle pressioni dell’occidente, riprenderà “sicuramente prima del 6 marzo” (data in cui è in programma la prossima riunione dell’Aiea a Vienna) al solo scopo di effettuare ricerche per produrre energia atomica.

E intanto domani alcuni ispettori dell’Aiea, l’Agenzia Onu per l’energia atomica, si recheranno a Natanz per verificare lo stato dell’impianto.

(13 febbraio 2006)

(Nella foto: L’impianto nucleare iraniano di Natanz)