Anche tu mentre “lo fai”… vai su Facebook?

Incredibile sondaggio: gli europei mentre fanno l’amore fanno anche altro. Ma voi lettori… smentite!

 

Gli europei? Sono molto distratti, soprattutto sotto le lenzuola. E nel pieno della passione si lasciano spesso e volentieri sviare da altro. Libri, fornelli, tv e social network compresi. È quanto rivela una ricerca elaborata da Akuel Skyn su un grande campione di persone “sessualmente attive” in Francia, Ungheria, Italia, Polonia e Gran Bretagna. E i dati vengono confermati – in parte – anche dal sondaggio che lo Stivale Bucato sta conducendo sul proprio sito Web da alcune settimane.

Gli abitanti del Vecchio Continente, dunque, escono dal sondaggio con le ossa rotte. E a dispetto della fama da grandi amatori, gli italiani non se la cavano certo meglio, anzi si piazzano al secondo posto quanto a sbadataggine col proprio partner: il sei per cento dei nostri connazionali ha addirittura dichiarato (ma sarà vero???) che addirittura aggiorna il proprio profilo Facebook mentre fa l’amore. Il 27 per cento dei maschi italici, invece, ha ammesso di lasciarsi distrarre dalla Tv nel momento clou della passione.

TUTTI I SONDAGGI DE LO STIVALE BUCATO

Non è tutto: oltre a chi naviga su internet, c’è anche chi parla al telefono e persino chi legge libri e riviste. Il dato, lo dicevamo, è stato in parte confermato e in parte smentito dal nostro sondaggio. A vincere il nostro sondaggio, infatti, è stata la disperazione. Il 32 per cento dei nostri lettori, si distrarrebbe pure quando fa l’amore… il problema è che non lo fa da quando c’era il vecchio conio (il sesterzio, non la lira).

Al secondo posto (24 per cento dei voti) chi fa il bravo e si concentra attivamente sul proprio partner. A seguire al terzo posto (22 per cento dei voti) chi invece sotto le lenzuola cerca di fare del proprio meglio… ma se c’è la partita tenere accesa la Tv come sottofondo è d’obbligo!

Pochi, invece, coloro che preferiscono dedicarsi alla cultura durante l’atto: solo il 17 per cento dei nostri lettori. Infine, un po’ in controtendenza con la ricerca presentata, chi controlla la propria pagina Facebook mentre “lo fa”: 5 per cento delle preferenze.

Berlino e Dresda a -10°

A una settimana dal viaggio a Berlino e Dresda pubblichiamo una galleria fotografica insieme a qualche riflessione. Non bastano cinque giorni per visitare Berlino: si tratta di una città che va vissuta, va assaporata, va percorsa in lungo e in largo (cosa che durante il viaggio è stata molto difficile, considerati i 30 centimetri di neve caduti incessantemente per tutta la settimana).

Una città modernissima, che sta rinascendo dalle ceneri di due città, la Berlino Est e la Berlino Ovest di cui si è tanto parlato nei mesi scorsi, completamente diverse tra loro.

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Intesa Usa-Ue: alcuni detenuti di Guantanamo in Europa. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Washington e Bruxelles hanno raggiunto l’intesa su un accordo che sarà approvato formalmente lunedì dai ministri degli Esteri europei sulle condizioni per il trasferimento dei detenuti di Guantanamo in Europa. Lo riferiscono fonti comunitarie, precisando che la decisione di accogliere ex-detenuti spetterà ai singoli governi del Vecchio continente. Al momento, oltre all’Italia, altri cinque paesi hanno dato la propria disponibilità ad accogliere detenuti: si tratta di Gran Bretagna, Francia, Portogallo, Spagna e Belgio.

L’Europa sull’orlo della recessione. Il mio servizio per Sky Tg24

 

La Commissione europea si prepara a tagliare drasticamente le previsioni di crescita per il 2009. In vista del vertice dei capi di Stato e di governo di venerdì, l’Eurogruppo – che si riunisce oggi – e l’Ecofin – domani – sono chiamati ad analizzare una situazione di sostanziale stasi dell’economia che, con la crisi dei mercati, potrebbe ulteriormente peggiorare. Per il commissionario europeo agli affari economici e monetari Joaquin Almunia ci troviamo di fronte alle previsioni più difficili degli ultimi anni, proprio perché dominate dall’incertezza.

Clima, scontro Italia-Unione Europea. Ma in cosa consiste il pacchetto? Il mio servizio per Sky Tg24

In corso a Bruxelles il vertice dei ministri dell’Ambiente Ue per discutere dei costi del pacchetto “20-20-20”. Ma in cosa consiste il pacchetto del “20-20-20”? Questa notte ho preparato una scheda che sta andando in onda oggi su Sky Tg24. La trovate dopo un minuto rispetto all’inizio di questo video.

Scandalo del latte contaminato in Cina, allarme in tutto il mondo

Il mio servizio di oggi su Sky Tg24.

Si è dimesso, con il consenso del governo di Pechino, il responsabile incaricato del controllo di qualità alimentare, Li Changjiang. Secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero della Sanità cinese, oltre 53mila bambini sarebbero stati sottoposti a cure mediche dopo aver consumato latte in polvere contaminato da melamina. Di questi, quattro hanno perso la vita, 13mila si sono intossicati e sono ricoverati in ospedale, di cui 104 in gravi condizioni. In Europa non ci sarebbe nulla da temere perché le frontiere sono chiuse dal 2002 alle importazioni di latte e prodotti lattiero-caseari cinesi.

La Commissione Europea (finalmente) dalla parte dei consumatori: in tre anni le aziende telefoniche dovranno abbassare del 70% le tariffe dei cellulari

→ D@di per Geekissimo.com

Chiamare i/con i telefonini costa troppo? La Commissione Europea ha lanciato una nuova “offensiva” contro i rincari delle tariffe dei telefoni cellulari, con l’obiettivo, ha spiegato il commissario europeo alle telecomunicazioni Viviane Reding, di “abbassare i costi delle telefonate di circa il 70 per cento nei prossimi tre anni“. Entro la fine dell’anno, dunque, verrà stilato un nuovo regolamento teso a porre un freno alla cosiddette tariffe di terminazione, quelle cioè che un operatore fa pagare agli altri operatori per far terminare sulla propria rete una chiamata (in pratica, le solite tariffe inutili volte solo a vessare gli utenti).

Il commissario Reding, inoltre, ha anche annunciato l’avvio di una consultazione pubblica che fino al prossimo 3 settembre coinvolgerà tutti gli operatori del settore della telefonia mobile, i regolatori nazionali e le associazioni dei consumatori. Secondo i dati forniti dalla Commissione Europea, per le chiamate verso la rete mobile le tariffe di terminazione variano attraverso i Paesi europei, da 0,02 centesimi di euro a 0,19 centesimi di euro al minuti, con una media di 0,09 centesimi. Per quanto riguarda l’Italia? Tranquilli, stiamo ben sopra la media, con 0,12 centesimi al minuto. Tariffe, ha sottolineato il commissario, “nove volte più elevate di quelle per le chiamate verso rete fissa”.

In Europa, tariffe più alte delle nostre le troviamo solo in Portogallo, Svizzera, Repubblica Ceca, Polonia e Bulgaria. “Le differenze tra i vari Paesi dell’Ue e il notevole gap tra le tariffe di terminazione fissa e mobile – ha spiegato Reding in una conferenza stampa – rappresentano un serio ostacolo alla realizzazione del mercato unico delle telecomunicazioni, il tutto a scapito dei consumatori“. Insomma, gli operatori della telefonia fissa (e i loro clienti…) stanno silenziosamente sovvenzionando gli operatori di telefonia mobile, pagando tariffe di terminazione più elevate per le chiamate fatte della rete fissa a quella mobile.

Sull’argomento si è espresso anche il responsabile dell’Antitrust europeo Neelie Kroes, per cui “tariffe di terminazione realmente orientate sui costi aumenteranno la concorrenza a beneficio dei consumatori, che da ora in poi devono aspettarsi come risultato un calo dei prezzi al dettaglio”. Questa raccomandazione, hanno sottolineato in molti, porterà benefici anche a gran parte dell’industria delle telecomunicazioni, in quanto “eliminerà le deformazioni della concorrenza tra gli operatori fissi e quelli mobili”.

“In Europa serve un’accelerazione urgente per migrare all’IPv6″. Parola della Commissione Europea

I governi dei Paesi membri dell’Unione Europea, così come i siti e i portali principali del Vecchio Continente, devono guidare la migrazione allo standard IPv6. Parola del Parlamento Europeo, che proprio in questi giorni ha lanciato un allarme: se non innoviamo il metodo di gestione degli indirizzi internet, tutta la Rete e l’innovazione tecnologica sono a rischio. Secondo il piano, il 25 per cento degli utenti della rete deve migrare all’IPv6 entro il 2010.

Ma in cosa consiste l’IPv6? E che cos’è questa crisi di cui tanto si parla? È presto detto, e cercheremo di spiegarlo con parole semplici. Attualmente per gli indirizzi internet si utilizza la versione 4 dell’Internet Protocol (IPv4): uno schema
192.123.255.123
(per fare un esempio di indirizzo IPv4) che permette la gestione contemporanea di 4,3 miliardi di indirizzi univoci. Questa cifra, però, verrà probabilmente raggiunta entro il 2011. Ecco perché l’urgenza di una migrazione all’IPv6.

Lo schema IPv6, infatti, provvede alla gestione di un numero al momento abbastanza illimitato di indirizzi: 3,4 x 10^38 (dieci elevato alla 38, ndr) indirizzi: un numero davvero astronomico! Un indirizzo tipico IPv6 è formato da 128 bit, rappresentato con 8 gruppi di 4 cifre esadecimali:
2001:0db8:85a3:08d3:1319:8a2e:0370:7344
(per fare un esempio). Il protocollo è stato reso disponibile dall’Icann nel luglio del 2004, ma i primi indirizzi col nuovo sistema sono apparsi sono all’inizio del 2008. Una volta entrato in funzione l’IPv6, il vecchio IPv4 verrà tenuto in vita “solo” fino al 2025, come sistema di backup e per evitare eventuali errori di comunicazione.

Secondo l’Unione Europea, dunque, i governi dovranno ora migrare le loro reti principali all’IPv6, aggiungendo la clausola della compatibilità al nuovo sistema per tutti i nuovi siti/server immessi sul mercato. Entro il 2010, inoltre, l’Unione Europea ha deciso che i principali 100 siti internet (ma ancora non sappiamo quali siano questi siti) devono essere raggiungibili col nuovo standard.

Sbarca anche in Italia Europocket Tv

→ D@di per Downloadblog.it

La provincia di Pesaro-Urbino e la regione Lazio hanno siglato un protocollo d’intesa per dare il via alla versione italiana della web-tv Europocket Tv. Si tratta del primo “canale multimediale giovanile”, nato nel 2006 con il sostegno del Parlamento europeo, che si rivolge ai ragazzi con contenuti interattivi e formati originali.

Tra le proposte del palinsesto, notiziari su temi comunitari, magazine audiovisivi e contributi video inviati dagli utenti (visto che ora va tanto di moda). In seguito a quest’accordo, la programmazione internazionale sarà integrata dall’edizione italiana.

Secondo i promotori dell’inziativa, “Europocket Tv offre ai ragazzi un nuovo modo per seguire l’attualità europea ed esprimere il loro punto di vista su temi di vario genere”, dalle elezioni in Serbia al dialogo multiculturale, dalla musica alle diversità linguistiche.

Insegnare ai bambini ad usare internet in modo responsabile: nasce TeachToday

→ D@di per Downloadblog.it

Quattordici tra i maggiori operatori di telefonia mobile, fornitori di contenuti, società di social networking e provider internet hanno lanciato TeachToday.eu, un sito – disponibile in inglese, italiano, francese, tedesco, spagnolo e ceco – che ha il compito di aiutare gli educatori (che lavorano con adolescenti e bambini) ad insegnare ad usare internet in modo responsabile e sicuro.

Si tratta, spiegano i promotori dell’iniziativa, del primo caso di collaborazione tra un numero così significativo di società del settore Ict, al fine di affrontare una tematica molto complessa. Gli insegnanti trovano sul sito diversi contenuti, da piani di lezioni a casi studio a indicazioni pratiche volte al loro aggiornamento sugli sviluppi delle tecnologie della comunicazione.

Grande attenzione è stata sviluppata nell’aiutare gli educatori a guidare i propri allievi a sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, evitandone i rischi.

Alla realizzazione del portale hanno lavorato 28 ministeri dell’Educazione europei, che si sono occupati soprattutto dell’individuazione degli strumenti necessari ad assicurare un coinvolgimento degli insegnanti nella fase di realizzazione del sito.

Tra le macroaree disponibili, una menzione speciale meritano quelle relative al cyberbullismo e alla privacy e sicurezza personale, vere problematiche che affliggono soprattutto i più inesperti che si accostano alla Rete.

Qualche perplessità ci permettiamo di segnalarla nella parte italiana del sito: non tutto è tradotto; anzi, spesso abbiamo trovato parti completamente in inglese o in tedesco. Ma forse perché si tratta dei primi giorni.

Tra le società che partecipano al progetto, Aol, Buongiorno, Deutsche Telekom / T-Mobile, Facebook, Google, Microsoft, MySpace, Orange, 02 / Telefonica, Telecom Italia, Vodafone e Yahoo! Europe.

L’Unione Europea punirà l’istigazione al terrorismo su internet

L’Unione Europea ha approvato una normativa contro l’istigazione al terrorismo attraverso la rete per cercare di arginare l’utilizzo di internet a scopi terroristici da parte di gruppi militanti. Tra le altre decisioni prese dai ministri della Giustizia e dell’Interno che si sono riuniti a Lussemburgo, anche l’approvazione di un piano d’azione per cercare di impedire ai gruppi di recuperare facilmente esplosivi.

Secondo le ultime ricerche delle polizie europee, il Web è diventato importantissimo per i militanti, “dal momento che permette di condividere conoscenze, pianificare operazioni e fare propaganda a un pubblico di massa. Internet – si legge in un rapporto – viene usato per ispirare e mobilitare i terroristi locali e funge da campo di addestramento virtuale”.

Non solo, aggiungiamo noi: internet offre la possibilità di mandare messaggi anonimi in tutto il mondo (per rivendicare attentati o fare minacce) in modo del tutto semplice. Gli stati membri dell’Unione, dunque, prenderanno a partire da oggi misure necessarie per garantire che tra le accuse collegate al terrorismo ci sia la pubblica istigazione a commettere un reato terroristico, il reclutamento terroristico e l’addestramento al terrorismo.

Non è tutto: gli stati potrebbero inoltre considerare i tentativi di addestramento e reclutamento come reati terroristici, anche se ovviamente non saranno obbligati a farlo. Alcuni paesi (come Spagna e Italia – e meno male, aggiungerei io) già puniscono l’istigazione al terrorismo; altri, invece, come i paesi scandinavi, ancora non lo fanno e dovranno cambiare le proprie leggi per applicare la normativa. Siamo realisti: di certo la legge non fermerà l’ondata di violenza di questi ultimi decenni, ma speriamo almeno serva per cercare di arginarla.

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 4

Martedì 5 febbraio 2008

Ucraina4

(L’archimandrita Yevstraty Zorya, portavoce della Chiesa ortodossa – patriarcato di Kiev)

Probabilmente inizi a capire l’importanza del tuo lavoro e la vastità del reportage che stai svolgendo solamente quando ti accorgi di avere ore e ore di interviste da sbobinare. È successo oggi, giornata a dire la verità un po’ fiacca ma comunque produttiva.

Questa mattina di buon ora siamo stati nel patriarcato ortodosso di Kiev dove abbiamo trascorso circa due ore con il portavoce, un sacerdote giovane e molto simpatico, che ha risposto alle nostre domande sulla società e sulla religione in Ucraina, e ovviamente anche alle nostre curiosità sulla Chiesa del pastore Sunday. Una giornata, quella di oggi, completamente dedicata alla chiesa ortodossa: abbiamo infatti visitato diversi luoghi sacri e sono rimasto davvero colpito dall’opulenza, dall’oro, dalla ricchezza ostentate in continuazione. Una di queste chiese, la più centrale, durante la nostra permanenza è stata sempre affollata di persone che venivano a pregare davanti alle icone e ad accendere piccole candele per ricordare i propri cari. Una pratica molto diversa dalla nostra: anche se sembra che la Chiesa ortodossa stia perdendo fedeli a causa del suo non modernizzarsi, in mezzora decine e decine di persone sono entrate in Chiesa semplicemente per accendere una candela e dire una breve preghiera.

La seconda parte della giornata, invece, è trascorsa tra un caffè (ma perché a Roma non esistono questi locali dove trascorrere le ore della giornata, in compagnia, leggendo un buon libro o magari semplicemente navigando in internet gratuitamente mentre si sorseggia un thé o un cappuccino?) e il lavoro: insieme a Jan, infatti, abbiamo deciso di non “sprecare” l’intero pomeriggio e di impiegarlo per iniziare a sbobinare qualche intervista. Il problema, infatti, è che avevamo diverse interviste fissate per oggi che sono puntualmente saltate.

Questa Europa dell’Est mi sta affascinando sempre di più: sono una bella popolazione, all’inizio fredda ma poi decisamente accogliente, con una cultura a volte vicina, a volte molto diversa dalla nostra, con persone che con tanta fatica si stanno dando da fare per promuovere l’immagine dei rispettivi Paesi. I racconti della Bielorussia, della Russia o dell’Armenia che i miei colleghi qui continuano a fare questi giorni mi fanno venire in mente che mi piacerebbe davvero approfondire – per turismo o per lavoro – la conoscenza di questa terra che fino ad ora non mi aveva per niente affascinato.

La serata, infine, è trascorsa in due pub irlandesi: nel primo, con ottima musica, ho preso una Guinness e una bistecca con patate, nel secondo invece ho preso un wiskey e soprattutto delle onion rings. Che ho dedicato… uno dei nostri lettori sicuramente sa a chi.

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 3

Lunedì 4 febbraio 2008
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(La squadra di Babel Reporter: da sinistra, il mio fotografo Jan, me stesso, la traduttrice del gruppo francese Natalia, la giornalista francese Prune e il fotografo francese Cyril)

È davvero impressionante vedere una città relativamente povera e con tanti problemi avere un sistema di metropolitane così avanzato. Le gallerie sono costruite a una profondità incredibile, le scale mobili (che corrono velocissime, probabilmente al doppio della velocità di quelle di Roma) sono talmente lunghe che non se ne vede la fine per minuti e minuti. E una volta arrivati in galleria si scopre che la frequenza è di un minuto tra un treno e l’altro.

E, aggiungo, è anche impressionante vedere quanta gente usa la metropolitana al solo costo – pensate – dell’equivalente di 7 centesimi di Euro a corsa. Ma andiamo al racconto vero e proprio della giornata. La mattina è iniziata abbastanza “male”, con un vero rincoglionimento dovuto probabilmente alla stanchezza. Così, dopo un doppio cappuccino (che equivale al nostro normale cappuccino) il fido accompagnatore Oleksiy ci ha presentati al direttore del Centro internazionale di Kiev per gli Studi sulla politica, Volodymyr Nikitin. Argomento dell’intervista, ovviamente, l’“Embassy of God” e i suoi riflessi sulla società ucraina. Un’intervista molto lunga e molto interessante, accompagnata da un ottimo thé.

Successivamente avremmo dovuto fare altre interviste, ma sfortunatamente sono saltate. Nell’Europa dell’Est non è difficile che gli appuntamenti saltino, anzi è quasi normale che vengano rimandati di ora in ora. E questa è stata un po’ una costante nel nostro viaggio.

Così abbiamo passato il resto del pomeriggio all’università di Kiev, dove ho potuto utilizzare internet e dove il nostro accompagnatore ha fissato degli appuntamenti per la giornata di domani. È incredibile quanto sia difficile trovare una connessione internet wi-fi gratuita in centro: molti bar espongono la targhetta “qui wi-fi”, ma spesso e volentieri la connessione non è gratuita, ma costa l’equivalente di 13 centesimi di Euro per ora. Non è molto, e se si acconsente ad acquistare un’ora di navigazione… ci viene risposto che non hanno la relativa tessera con username&password da vendere. E allora a che serve?

La serata è invece trascorsa splendidamente con gli altri due compagni di viaggio (Cyril e Prune, la prima francese doc, il secondo di nazionalità franco-ucraina) insieme alla loro simpatica traduttrice Natalia in un ristorante molto elegante della città. Ci siamo divertiti moltissimo parlando di tutte le differenze che ci sono tra le nostre culture: francese, inglese, italiano, ucraino… davvero troppo interessante: dal matrimonio Sarkozy-Carla Bruni ai bamboccioni, dall’università alle situazione economica, dai modi di dire alle parolacce e alle volgarità.

In più, ho notato a livello internazionale una vera ammirazione per la nostra cultura, il nostro modo di fare, la nostra classe e ovviamente la nostra cucina… gli stranieri, insomma, sono molto interessati al nostro modo di vivere. Peccato poi che quando si passi all’argomento politica (nazionale e internazionale) l’Italia sia sempre il fanalino di coda dell’Europa, completamente fuori dai grandi giochi internazionali. E io lì a spiegare i nostri problemi, la legge elettorale, Prodi e Berlusconi, Mastella e così via.

Il gruppo francese, l’altro gruppo del progetto Cafebabel, si occuperà di immigrazione femminile e letteratura. Sono due ragazzi molto simpatici e entrambi con tanta voglia di fare. Peccato che ci vedremo solamente la sera a cena e qualche volta la mattina a colazione.

Una settimana in Ucraina

Kiev

Il grande giorno è arrivato. Da domani, 2 febbraio, e fino a sabato 9 sarò in Ucraina per un reportage.

Parto grazie a un’iniziativa chiamata Babel Reporter promossa dal giornale francese Cafebabel per “incentivare la conoscenza” di giovani giornalisti e fotografi di diversi Paesi europei che vogliano effettuare reportage nelle aree che si affacciano all’Europa. Un’iniziativa che partirà in primavera e sarà aperta a tutti; per questa prima prova – e ne sono ovviamente molto onorato – hanno scelto un giovane giornalista del nord, uno del sud, uno dell’est e uno dell’ovest dell’Europa, e io molto modestamente sono quello del sud Europa.

Kiev_map

Andrò in Ucraina, dunque, con un fotografo tedesco, Jan Zappner, e abbiamo già in mente alcuni argomenti per il reportage (ovviamente top-secret). Una volta tornati io a Roma e lui a Berlino, proveremo a venderli a giornali o riviste.

Cafebabel finanzierà metà delle spese del viaggio. Per il resto, la speranza è quella di vendere bene il nostro materiale. Incrociamo le dita, alcune testate molto importanti sono già interessate. Le difficoltà ovviamente sono tante, prima tra tutte quella di lavorare completamente in inglese… ma sarà divertente e molto istruttivo.

Presto su queste pagine foto, video e il resoconto completo del viaggio. Buona settimana a tutti i lettori.

(mappe Google Maps; foto Stuck in Customs/Flickr)

Rottura di un cavo sottomarino, internet ancora “in ginocchio” in India e Medio-Oriente

→ D@di per Geekissimo.com

Ci vorrà almeno una settimana, forse anche di più, per il ripristino totale dei servizi internet in Medio Oriente e in India, che come probabilmente saprete si sono interrotti da mercoledì a causa della rottura di due cavi sottomarini in fibra ottica. Secondo quanto riporterebbero alcune agenzie di stampa, la rottura ha bloccato il 70 per cento della rete egiziana e il 60 per cento di quella indiana, andando a colpire anche (in ogni caso in misura minore) Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Oman, Qatar, Bangladesh e Sri Lanka.

Le principali compagnie di telecomunicazioni hanno annunciato che in questi giorni si stanno verificando anche disagi per le chiamate internazionali. La rottura del cavo si è verificata nel tratto di mare che va tra Alessandria d’Egitto e Palermo, a circa 10 chilometri al largo della città africana. Ancora non è chiara la causa dell’incidente: c’è chi parla di una nave che avrebbe ancorato per errore i grandi cavi fluttuanti, spezzandoli, e chi, invece, dà la colpa alle terribili condizioni atmosferiche e del mare. Ma perché il danno è così grave?

La spiegazione è semplice: in India è presente oltre il 40 per cento del mercato mondiale dell’informatica in outsorcing (cioè le aziende europee o americane che aprono sedi in India per risparmiare soldi e, soprattutto, per assumere la popolazione locale che ha dimostrato una grande propensione verso questo tipo di attività). Secondo il ministero delle Telecomunicazioni del Cairo saranno necessari alcuni giorni per ritornare al completo funzionamento della rete, mentre secondo l’agenzia ufficiale del Kuwait ci vorranno tra i 12 e i 15 giorni per riparare completamente i danni.

E ora, che succederà? Di certo il mondo e le comunicazioni non si bloccano: la rete internet è fatta apposta per assorbire in breve tempo danni del genere, e proprio la presenza di centinaia di possibilità diverse di spostare pacchetti da un punto all’altro farà sì che gli utenti subiranno solamente dei rallentamenti. Gli operatori di telefonia, inoltre, hanno spiegato che stanno provando diverse strade (reti poco utilizzate, satelliti, etc) per ripristinare al meglio la situazione. Ovviamente vi terremo informati su eventuali sviluppi della situazione.