Marianna, l’icona “desaparecida” del Pd

Interessante articolo di Luca Telese oggi sul Giornale che parla, tra le altre cose, anche di Tetris e delle difficoltà di ogni giorno nel reperire gli ospiti politici.

Da “Il Giornale”, pagina 5, 19 marzo 2008:

Ma dov’è finita Marianna? Proprio lei, che ha battezzato addirittura una categoria sociologica fondamentale per spiegare queste elezioni – «il mariannismo» – è fisicamente scomparsa dalla campagna elettorale: desaparecida, smaterializzata, missing. La pupilla di Walter Veltroni, lanciata nell’empireo della grande politica con una candidatura di prima linea (capolista nella più importante circoscrizione elettorale) si esprime per interviste rilasciate da località ignota, come i capi di Al Qaida. E a tratti sembra ricordare Simone, la diva virtuale del film di Al Pacino o la Ambra di Gianni Boncompagni: «Turbina e non appare», direbbe forse Montale.

Perché Marianna (o chi gestisce la sua campagna) diffida del botta e risposta, delle domande non programmate, dei quotidiani, della tv. I suoi servizi in compenso invadono i newsmagazines. Belle immagini: bionda, boccoluta, fotogenica, ottime photo opportunity. Però la capolista del Pd si nega alla diretta, all’imprevisto. Rifiuta gli inviti dei talk show (finora nessuna apparizione nota). Ancora oggi, malgrado le elezioni siano vicine non ha un sito (!), un’agenda elettorale, non si sa dove faccia campagna, e quando. O meglio: due soli flash. È stata presentata da Walter Veltroni. Poi ha fatto una manifestazione pubblica, per aprire le danze, il 6 marzo, sponsorizzata da Ermete Realacci e presentata da Maurizio Mannoni. Da quel momento non se ne è saputo più nulla, se si escludono tre settimanali: poco più di una foto con didascalia sul Venerdì (tre domande in tutto!) una chiacchierata spensierata su A («siccome credo nella provvidenza sono convinta che presto mi sposerò») e un ritratto pieno di umanità e di colore su Chi («di solito, per Sanremo, mi piazzo con un taccuino davanti alla tv e non mi perdo una puntata»).

Le due uscite pubbliche, non sono state giudicate esaltanti dalla critica: Aldo Grasso, nelle sue pagelle sul Corriere le ha esso un severissimo «4». E il giorno dell’esordio Marianna ha ripetuto a giornalisti, televisioni e radio uno slogan che deve esserle parso brillante: «Metterò al servizio del Pd la mia inesperienza!». Frase perfetta per bucare sui media: un po’ meno per i militanti della sinistra, che prediligono i candidati «secchioni», e la possibilità di vantare una diversità rispetto «all’effimero» berlusconiano. Nella seconda uscita Marianna ha esordito con un errata corrige lievemente vittimistico: «Ho detto che avrei portato in Parlamento la mia inesperienza politica, sono stata crocifissa!» (non ha idea di cosa l’aspetta, evidentemente). Dove per crocifissa intende dire che i giornali hanno scritto quello che si sa del suo curriculum: lavora con Giovanni Minoli, è figlia di Stefano, consigliere della lista Veltroni (attore e giornalista) scomparso a soli 49 anni; è stata fidanzata del figlio del presidente della Repubblica, Giulio Napolitano; è nipote di un celebre avvocato Titti Madìa (che difende, fra gli altri, Clemente Mastella). Una catena di relazioni che le è costata l’accusa di «raccomandata» nei dibattiti in rete dove si procede con l’accetta, e dove molti giovani dubitano della qualifica di «precaria» con cui si presenta.

L’episodio più dirompente, nella pur succinta carriera mediatica, è un’intervista all’ottimo Fabrizio Roncone del Corriere della sera. Dove rivela che Veltroni l’ha convocata al loft per arruolarla dopo il suo discorso al funerale del padre («Io non ricordo nemmeno cosa avevo detto… »). E dove racconta di essere entrata nell’Arel di Enrico Letta dopo essersi «entusiasmata» per un suo intervento sul mercato del lavoro. La sua tesi sui pregi della precarietà, purtroppo, è stata vivisezionata dai blogger (al confronto Bobo Maroni pare un bolscevico). Così come non sembra destinata a trovare molti fan a sinistra l’entusiasmo per Giulio Tremonti («condivido ogni sua analisi»). Perché non si è candidata nel Popolo della libertà? Miracoli veltroniani. Marianna definisce l’esclusivo liceo dove ha studiato, lo Chateaubriand di Roma «scuola pubblica francese» (divina). E malgrado conduca un programma Rai insiste: «Sono e resto una precaria. Anzi, mi candido a diventare una politica a termine».

Dietro questa misurata regia di leggerezza e glamour – alla Giovani carini e disoccupati – si nasconde la tutela affettuosa del portavoce di Dario Franceschini, Piero Martino, che la presa in affido. Per lei, Calearo e Boccuzzi si è parlato di «lezioni» di comunicazione al loft. Malgrado tutti i filtri, chi scrive è riuscito parlarle. Tutto quello spararle addosso me la rendeva simpatica, volevo invitarla nel mio programma, Tetris. L’ho miracolosamente trovata al telefonino, una mattina presto. Le ho chiesto: «Ti va di venire?». Mi ha risposto cortese: «Sì, il programma mi piace! È giovane, ma… ». Ma cosa? «Non sono io che decido, mi programmano gli impegni: ora farò alcuni settimanali, solo dopo, forse la tv… ». Le chiedo: E chi decide?». E lei: «Diciamo che… mi coordinano». Infatti Martino, «il coordinatore» (diventerà deputato) è stato molto drastico, sia con noi, sia con gli altri: «Eh, eh, eh… Non viene». Il che, se non altro – come per Boccuzzi e per Calearo – crea un altro interessante paradosso del veltronismo: la prima campagna elettorale in cui i candidati fanno a gara per (non) apparire.

Luca Telese

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Buon divertimento!

"Così nascono le mie carte da gioco". L'inventore racconta

L’anniversario della manifestazione che quest’anno annovera tra gli ospiti Alex Orlandelli, uno degli illustratori più apprezzati di carte per giochi di ruolo

“Lucca Comics”, il mondo è fantasy
quarant’anni di sogni e fumetti

di DANIELE SEMERARO

LUCCA – A dispetto dell’età sono due eterni bambini. Lui è Alex “Horley” Orlandelli, 36 anni, ed è già una celebrità tra gli appassionati del settore pronti a sborsare centinaia di euro per accaparrarsi i disegni originali di questo ‘maestro’. Lei (anche se il riferimento può sembrare improprio), invece, è una manifestazione: “Lucca Comics and Games 2006 ” che festeggia i suoi 40 anni. Alex, barbetta e occhiali scuri, è uno protagonisti della rassegna.

L’illustratore, come ci tiene a precisare, è stato per anni il creatore dei disegni che appaiono sulle carte da gioco “Magic”, ora ha accettato la sfida di disegnarne un altro appena uscito: “World of Warcraft” che già spopola tra gli appassionati. Gli stessi che stanno invadendo pacificamente il cuore della città toscana dove si consuma uno degli appuntamenti più intriganti e importanti del settore dove si mischiano fantasy e tecnologie, musica e sfilate grazie alla presenza dei “cosplay” un esercito di giovani che si travestono assumendo le sembianze dei loro eroi, siano essi dei fumetti, dei cartoni animati e del cinema. E così agli angoli delle strade è possibile incrociare un mondo fatto di elfi, orchi e guerrieri.

Orlandelli, provi a spiegare in cosa consiste il suo lavoro?
“Quello che faccio è un lavoro duro dal quale però ricevo molte soddisfazioni. Creo immagini per le copertine delle figurine dei giochi di ruolo. La casa produttrice mi dà l’idea del tipo di carta che bisogna realizzare. Faccio qualche bozzetto e lo propongo. Se approvato, nel giro di uno, massimo tre giorni, consegno la carta”.

Il computer ha ormai un ruolo fondamentale anche in questo settore. Qual è il suo rapporto con le nuove tecnologie?
“Buono, anche se devo confessare di essere rimasto tra i pochi a disegnare e dipingere tutto a mano. Il computer lo uso solo per inviare i miei lavori alla casa produttrice. Ma il mio non è un capriccio, piuttosto una questione di soddisfazione personale. Il computer può certamente aiutare nel lavoro ma, dal mio punto di vista, i disegni realizzati elettronicamente risultano troppo freddi e artificiali”.

“Meglio, allora, che ci sia quello che gli americani chiamano ‘happy accident’, cioè un tratto o una tonalità di colore venuti per caso che possono dare quel tocco in più di freschezza e originalità. Ed è anche una forma di rispetto per i collezionisti e gli appassionati in genere. Loro ci tengono molto che la carta sia disegnata in un certo modo. Poi, sempre a proposito del computer, devo aggiungere che questo non può colmare lacune, nel senso che se non si sa disegnare a mano, molto probabilmente il disegno non verrà bene nemmeno col computer”.

Come si fa a diventare disegnatore di carte e giochi di ruolo?
“È un lavoro che piacerebbe fare a tanti ragazzi, ma bisogna mettere in conto che non ci si ferma mai: lavoro 8-10 ore al giorno compresi il sabato e la domenica. È una scelta di vita. Mi sono diplomato al liceo artistico e poi ho frequentato l’Accademia di Brera: per fare un lavoro del genere, come per tutti i disegnatori, c’è bisogno delle basi di anatomia e figura umana, e come un regista è necessario acquisire nozioni per guidare l’occhio di chi guarda. Lo studio e la pratica sono elementi fondamentali. Mi piace dare consigli, in tanti vengono da me proprio per questo, ma non mi sento un artista completo, sento che sto ancora imparando”.

Il gioco di carte di “Warcraft”, ambientato nel mondo fantasy, è uno dei pochi esempi di commistione tra videogioco online e gioco di ruolo e sta avendo un grande successo. In appena un giorno di prevendita alla fiera di Lucca le scorte sono esaurite. Questo tipo di carte, spiegano i ragazzi, ha un grande potenziale: per vincere, infatti, non basta semplicemente l’abilità, ma sono necessarie l’intelligenza (come un gioco di scacchi, in cui rischio e bluff non sono trascurabili) e alcune nozioni di matematica: per battere il proprio avversario bisogna fare molti calcoli.

Magari come quelli del ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, che per l’occasione ha speso più d’una parola per “Lucca Comics and Games” rilanciando l’idea che si tratta “di un intrattenimento sano che fa uscire i ragazzi dall’isolamento proiettandoli verso una dimensione di protagonismo collettivo”. Il gioco di ruolo è anche questo. Un modo per sognare e che fa bene alla mente…

(4 novembre 2006)

(Nella foto: Horley a lavoro)

Lucca Comics and Games 2006

Carte, fumetti, concerti. In Toscana la manifestazione più importante d’Italia
Il ministro Fioroni: “Con questi giochi i ragazzi possono uscire dall’isolamento”

Lucca e il fumetto, 40 anni d’amore
La città invasa da migliaia di ragazzi

di DANIELE SEMERARO

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LUCCA – Elfi, orchi e guerrieri, ma anche famiglie con bambini, stanno invadendo pacificamente Lucca, nel quarantesimo anniversario della storia d’amore tra la cittadina toscana e il fumetto. È in corso, infatti, in questi giorni “Lucca Comics and Games”, la più importante manifestazione italiana nel settore dei fumetti e dei giochi di ruolo. Tutto il centro storico di Lucca, contornato dalle mura che impediscono anche alle auto di entrare, è così invaso da esperti, collezionisti o semplici appassionati. Una manifestazione che dal 1966 ha fatto di Lucca una delle capitali mondiali del fumetto e che quest’anno ha abbandonato il Palasport per impossessarsi delle strade e delle piazze del centro storico, da piazza Napoleone a piazza del Giglio, da corso Garibaldi a viale Carducci.

“Quella di Lucca è la terza fiera per importanza nel mondo – spiega Emanuele Vietina, coordinatore della manifestazione – e dopo i grandi concerti estivi possiamo sicuramente affermare che si tratta del più grande raduno giovanile d’Italia. Quest’anno – continua – abbiamo deciso di estendere la manifestazione a tutta la città, con diversi stand posti nelle piazze e nelle strade principali del centro storico, in modo tale da coinvolgere tutta la città”.

Impossibile citare tutti gli avvenimenti, ogni istante c’è qualcosa di interessante da vedere, tra fanfare e gruppi storici di sbandieratori che attraversano la città, mostre e premiazioni. Tra gli eventi più apprezzati, oltre alla mostra mercato di giochi e fumetti, che attira appassionati da tutta Europa, quest’anno è stato allestito un palco concerti sul quale si avvicendano le più famose band italiane che suonano sigle di cartoni animati (dai Mister Magoo ai Superbot ai Cavalieri del Re, ospiti d’onore della manifestazione). Immancabili, poi, le sfilate di cosplay: in ogni angolo della città è possibile trovare ragazzi e ragazze abbigliati e acconciati come i personaggi dei fumetti e dei cartoni animati. Quest’anno, oltre ai sempre più diffusi cartoon e saghe giapponesi, è stata organizzata una grande parata di appassionati di Guerre Stellari, che sfileranno per tutta la giornata di oggi per le vie del centro storico. Da non perdere anche la mostra “Lucca città del fumetto. I 40 Ruggenti”, una grande mostra retrospettiva dedicata alla storia e ai protagonisti del mondo del fumetto.

Tra i luoghi più visitati c’è certamente il padiglione dedicato ai giochi. Si tratta di un ampio spazio allestito lungo la muraglia sud della città nel quale si stanno ritrovando tantissimi appassionati da tutta Italia per sfidarsi, competere o semplicemente scambiarsi opinioni sui più famosi giochi di carte e di ruolo, da Magic a Pokemon e Yu-gi-oh!, fino ai nuovi “World of Warcraft” e “Marvel Heroes” presentati in anteprima alla Fiera. Giochi di ruolo che, oltre a una valenza ludica, ne hanno anche una educativa. Si tratta infatti, come ha detto il ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, di un intrattenimento sano, che fa uscire i ragazzi dall’isolamento e li proietta verso una dimensione di protagonismo collettivo.

Non solo una manifestazione per appassionati, però. Anche i bambini sono protagonisti di queste giornate lucchesi. Tantissime le scuole elementari che hanno preso parte a numerose attività legate sia al fumetto tradizionale che a quello sul web, con incontri con gli autori, sessioni di disegno dal vivo, brevi corsi per imparare a creare un fumetto sul computer. “Un modo – spiegano gli organizzatori – per avvicinare i più piccoli alla lettura in modo piacevole, ma anche un’occasione di scambio importante per tutti gli insegnanti interessati ad ampliare l’offerta della propria biblioteca scolastica, attraverso letture guidate ed incontri con gli autori”. Grande successo anche per la “Live painting area”, zone sessioni di disegno e pittura dal vivo dove gli ospiti hanno potuto incontrare i disegnatori di fumetti, libri e carte da gioco mentre erano all’opera.

Un occhio di riguardo, infine, merita “The Citadel”, un’area di oltre settecento metri quadrati interamente arredata e scenografata in tema fantasy. Qui si stanno svolgendo numerose manifestazioni organizzate dalle associazioni di gioco di ruolo dal vivo con dimostrazioni, musica antica e anche una taverna in perfetto stile medievale. “Nel gioco di ruolo dal vivo (in gergo Grv) – spiegano gli organizzatori – i partecipanti vestono i panni dei personaggi amati, spesso rielaborati nel corso del gioco stesso. I giocatori non recitano un copione già scritto, ma ‘improvvisano’ su un canovaccio costituito dall’ambientazione generale (la descrizione geografica, politica, sociale dell’universo di gioco) e dal background del personaggio (i suoi trascorsi e la sua indole) interagendo sia con i giocatori che con le comparse dirette dal narratore, che è una specie di miscuglio tra un registra e un arbitro di gioco. E così, attraverso l’uso di scenografie, costumi e armi (inoffensive, ma molto realistiche) ci si trova ad assistere a uno spettacolo davvero avvincente”.

(Nella foto: ragazzi che giocano a Lucca Games)