Influenza A, prima vittima a New York. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Dal nove maggio scorso in Italia non si registra nessun nuovo caso di influenza umana A/H1N1, e la situazione nel nostro paese resta invariata, con nove casi confermati. Ma a livello internazionale, secondo gli ultimi dati forniti dall’Oms i casi accertati sono saliti a ottomila cinquecento sessantacinque, con settantatré decessi, di cui la maggior parte in Messico. Nella notte è morta la prima persona a New York: il vicepreside di una scuola media da giorni privo di conoscenza. Mentre oggi si apre a Ginevra la conferenza annuale dell’Oms.

Il cane e la Regina

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

In esclusiva per lo Stivale Bucato una notizia che riguarda un vizietto scoperto a corte della Regina Elisabetta. Ma parliamo anche di cani, lottatori di sumo e lavastoviglie che salvano un rapporto

IL CANE COSTRETTO A FARE ALL’AMORE
Premettiamo che per scrivere questo articolo nessun animale è stato maltrattato. Purtroppo, però, il protagonista di quest’assurda storia è proprio un animale maltrattato: un cane, pastore belga di cinque anni. Che veniva offerto dalla propria padrona per prestazioni sessuali a pagamento in un appartamento di via Tonale a Milano. Prestazioni che, oltre a coinvolgere il povero quadrupede, prevedevano a volte anche il diretto coinvolgimento della padrona, una brasiliana di 29 anni. La donna è stata denunciata e successivamente arrestata grazie a una segnalazione anonima. Ma cosa faceva esattamente la padrona? Semplice: pubblicava annunci a pagamento sotto copertura di centro massaggi; in realtà, per una clientela molto selezionata, la brasiliana offriva anche prestazioni di altra natura, tra cui i rapporti sessuali con la presenza attiva del proprio cane, e su richiesta, anche con la presenza attiva di lei stessa. Il cane era stato appositamente addestrato per prestazioni di carattere sessuale, e ogni “seduta” variava dai 150 ai 300 euro. Ma non era meglio se quel povero cane lo facevano accoppiare con una bella&sexy cagnetta?

COME FINIRE IN PRIGIONE PER MANCANZA DI LAVASTOVIGLIE
C’è chi dice la lavastoviglie può salvare un matrimonio. Apparentemente è proprio così. Trasferiamoci a Fort Worth, in Texas, dove una ragazza ventenne è stata arrestata con l’accusa di violenza aggravata. Cosa ha fatto? Semplice: ha morso il suo fidanzato, gli ha rotto una cornice di vetro in testa e lo ha colpito in faccia con un mattarello. Tutto perché lui non voleva lavare i piatti. L’uomo, interrogato in ospedale, ha riferito che tutto è iniziato perché la donna ha ha dato in escandescenza quando, tornata a casa dopo il lavoro, ha scoperto che il ragazzo non aveva lavato i piatti, come promesso. Così gli ha chiesto di andarsene di casa e lì è iniziata la colluttazione. Lui cercava di spiegare le sue ragioni, lei lo picchiava con ogni arnese che le capitava a tiro. La donna, che ora si trova in carcere, con ogni probabilità sarà rilasciata dopo il pagamento di diecimila dollari di cauzione. Probabilmente, se si rimetteranno insieme, la prima spesa grossa sarà l’acquisto di una lavastoviglie.

IL PICCOLO SEGRETO DELLA REGINA ELISABETTA
Avete mai notato, guardando il telegiornale la sera, quante notizie “stupide” arrivano dall’Inghilterra? Sondaggi sugli argomenti più disparati, stranezze ai limiti del reale, gente che fa cose curiosissime… e poi ci sono loro: la regina, Carlo, Camilla, e chi più ne ha più ne metta. Poteva lo Stivale Bucato essere da meno? Decisamente no, considerato che proprio sulla Regina Elisabetta ha avuto una soffiata in esclusiva direttamente da Londra. Ebbene, pare che Sua Maestà abbia ricevuto, prima dell’inizio del match di calcio Croazia-Inghilterra, la fornitura di mille litri di birra. Alla faccia del lusso e della sfrenatezza… nemmeno un ubriacone doc riuscirebbe a smaltire tutto quell’alcol. In realtà, spiega l’ufficio stampa della Corona inglese, la birra non era destinata alla sovrana, bensì a un pub (chiamato “Windsor Castle”, che però è anche il nome della residenza ufficiale della regina) che si trova a poca distanza dal castello reale. A trarre in inganno la ditta incaricata dell’eccezionale trasporto, dunque, l’omonimia. Il pub aveva ordinato la maxi-fornitura di birra prevedendo gran folla per la partita di qualificazione ai mondiali del 2010. “In passato è successo il contrario – ha commentato il proprietario del locale Misko Coric – e cio che ci hanno recapitato per errore delle merci che erano state richieste dal palazzo reale. È la prima volta che noi ordiniamo e loro ricevono”. Ecco dunque spiegata la ragione di quel carico così particolare. Ma siamo davvero sicuri che il pub “Windsor Castle” non sia tutta una montatura per nascondere un vizietto segreto dei cortigiani e della regina?

GIAPPONE, LOTTATORI DI SUMO “FUMATI” DI MARIJUANA
In Giappone i lottatori di sumo sono famosi per essere sempre rispettati e apprezzati, in quanto il sumo è uno sport che vanta oltre duemila anni di tradizione e rappresenta quasi uno stile di vita per la società giapponese. Addirittura, i lottatori sono tenuti a condurre una vita rigorosa, ispirata ad alti valori e legata ad antichi rituali. Perciò ha fatto molto scandalo, questa settimana, la notizia proveniente da Tokyo secondo cui alcuni sportivi sono stati scoperti mentre facevano uso di droghe leggere. I lottatori sono stati subito allontanati ed espulsi dall’associazione che li rappresenta; lo scandalo, però, ha colpito così profondamente l’opinione pubblica che addirittura il capo dell’associazione (uno sportivo molto famoso in Giappone, vincitore di numerosissimi riconoscimenti negli anni Ottanta) è stato costretto a rassegnare le proprie dimissioni. Lo scandalo, infatti, arriva solo un mese dopo un episodio del tutto simile, che aveva riguardato un lottatore russo. Una carriera in fumo, è proprio il caso di dirlo.

Sesso e peti di fine estate

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Questa volta, tra le altre, le storie di un cinese che voleva fare l’amore con una panchina e quella di un ragazzo che, in una “gara di peti”, rischiava di incendiare casa con le proprie flatulenze…

L’AMORE IN PANCHINA
No, questa settimana non vogliamo affrontare il tema dei calciatori che amano stare in panchina. Semmai vogliamo raccontarvi la storia, surreale, di un uomo cinese che è rimasto incastrato con il pene in una panchina. Polizia e personale medico sono stati chiamati nel parco Lan Tian di Hong Kong per liberare un uomo, così si legge su tutti i giornali, “che era rimasto incastrato col pene in una panchina mentre provava a masturbarsi”. Le Xing, 41 anni, decritto dalla polizia come “solitario e disturbato”, si era recato di notte al parco. Preso da un’insana passione – spiegano dal commissariato locale – “ha infilato il membro in un buco della panchina. Ma una volta in preda all’eccitazione è rimasto incastrato”. Quando i soccorritori sono giunti sul posto hanno perfino cercato di prelevargli del sangue per ridurre i bollenti spiriti, ma inutilmente. Fino a quando non hanno preso la decisione: portare in ospedale (ma perché non da un fabbro, dico io?) l’uomo e la panchina, “stretti in un tragicomico abbraccio”. La “strana coppia” è stata separata solo dopo ben quattro ore. Non è la prima volta che uomini cinesi (anche attempati) vengono colti da strani raptus di follia: pochi mesi fa un ragazzo è stato sorpreso mentre tentava un disperato approccio con una bicicletta, mentre alcuni anni fa un altro è stato ricoverato dopo aver provato a fare l’amore con il tubo di scappamento di un’automobile.

LADRO RUBA ORECCHINO FALSO E TRE POST IT
La nostra rubrica del “Follini ma vero” ospita spesso e volentieri storie di ladri inesperti e malcapitati. Sono le storie che spesso più ci fanno ridere, ma anche riflettere: molti, infatti, si improvvisano criminali perché disoccupati o perché il lavoro permette non loro di andare avanti mese dopo mese. È il caso di un uomo americano che nel Nebraska, alcuni giorni fa, ha malmenato un ragazzo ventunenne fuori da un motel sull’autostrada principale del paese, rubandogli un pacchetto di sigarette, un orecchino con un diamante finto incastonato e ben tre post-it, i famosi fogliettini gialli che si usano a casa e in ufficio. Secondo la testimonianza fornita dagli inquirenti, l’uomo si sarebbe avvicinato al ragazzo urlandogli “Tu hai ciò che mi serve” e spintonandolo più volte. Chissà, forse era un collezionista di post-it.

L’ISPETTORE DEL PORNO
Cosa non si fa per poter vedere gratuitamente un filmino erotico. Certo, ormai chi vuole guardare un programma vietato ai minori può rivolgersi a internet (che permette di mantenere l’assoluto anonimato). Ma non tutti hanno la competenza per scaricare un film e non tutti, soprattutto, hanno una carta di credito. Meglio, allora, la cara e vecchia videoteca. Ma anche lì ci sono tanti problemi: spesso conosciamo il commesso, che è un ragazzo del quartiere… e così anche questo metodo risulta poco fattibile. Allora non ci resta che comportarci come uno strano soggetto che a Longmont, in Colorado, si è presentato in alcune videoteche tirando fuori un buffo distintivo e qualificandosi come “ispettore del porno”. “Sono dell’unità che verifica l’età degli attori – ha detto agli increduli commessi – e per favore vi chiedo di darmi in prestito alcuni dvd perché devo verificare se, all’interno, hanno recitato uomini o donne minorenni. Ovviamente nessun cassiere c’è cascato; anzi, il responsabile di un negozio ha dato alla polizia (quella vera) la registrazione video dell’episodio. Le indagini sono in corso.

GARA DI PETI FINITA IN OSPEDALE
Mai scherzare con il fuoco. Quante volte ve l’avranno detto i vostri genitori? E apparentemente non bisognerebbe scherzare nemmeno con le proprie flatulenze. Molti di voi sapranno che il “gas intestinale” è altamente infiammabile, e spesso e volentieri in rete si trovano persone che, mettendo un accendino sotto il proprio sedere, provano a “lasciarsi andare” e si divertono a vedere la fiammata che viene prodotta (e che, solitamente dura pochi secondi). Nel video che vi mostriamo, ad esempio, un ragazzo riesce facilmente ad accendere una candela (un vero prodigio!). Non sempre, però, le cose vanno per il verso giusto: a Tipton, in Inghilterra, un ragazzo di 12 anni è stato infatti ricoverato in ospedale con ustioni sul 18 per cento della superficie posteriore di gambe e pollice. Il tutto perché, in una gara di peti col cugino, aveva provato a incendiare le proprie flatulenze. Purtroppo, però, non aveva fatto i conti con una tanica di benzina (che forse perdeva liquido) che si trovava a poca distanza: la stessa tanica che il padre utilizzava per riempire la falciatrice del prato e che, ovviamente, ha preso immediatamente fuoco subito dopo il simpatico giochino. Intervenuti prontamente, i vigili del fuoco hanno subto spento il piccolo incendio e accompagnato il ragazzo in ospedale. La prima cosa che ha detto quando è uscito? “Caro cugino, ho vinto di gran lunga io!”.

ECCESSO DI VELOCITÀ PER IL TRENINO DEI BAMBINI
Dopo cotanta violenza e sofferenza concludiamo la rubrica del “Follini ma vero” di questa settimana con una simpatica notizia estiva che arriva da Sestri Levante in provincia di Genova. Qui un trenino per bambini è stato multato per eccesso di velocità. Ovviamente per errore della Polizia stradale. Un autovelox piazzato sull’A14 all’altezza di Ortona, infatti, ha rilevato un automezzo con la stessa targa del trenino che procedeva a oltre 169 chilometri orari. Pronta la multa e anche la decurtazione dei cinque punti per il proprietario del mezzo. Il trenino, però, non supera i 25 chilometri orari, non può percorrere l’autostrada e ovviamente non è mai stato in servizio a Ortona. Le forze dell’ordine indagano su un presunto caso di clonazione di targa.

Giapponesi record: ci sono 17 milioni di blog

→ D@di per Downloadblog.it

Dopo aver compiuto nel 2007 lo storico sorpasso sull’inglese, diventando la lingua più utilizzata nella blogosfera, i blog giapponesi continuano a moltiplicarsi senza sosta, e ora sono arrivati a sfiorare i 17 milioni di unità, con 1,35 miliardi di singoli articoli pubblicati.

È quanto emerge da un rapporto appena presentato dal ministero delle Comunicazioni nipponico, che per la prima volta ha effettuato uno studio sistematico sullo stato della blogosfera nazionale. Secondo i dati, a gennaio 2008 il numero di blog aveva toccato quota 16,9 milioni di unità su un totale di circa 70 milioni di blog al mondo; degli 88,11 milioni di abitanti del Giappone, inoltre, oltre il 20 per cento è risultato essere attivo come redattore di blog.

Interessante anche il fatto che il giapponese sia diventata la lingua più utilizzata nella blogosfera mondiale, con il 37 dei blog; seguono l’inglese (36 per cento) e il cinese (8 per cento).

Google tra i finanziatori di un mega-cavo sottomarino tra Usa e Giappone

→ D@di per Geekissimo.com

Alcuni giorni fa è iniziato il progetto definitivo per la costruzione del’Unity Undersea Cable, un cavo sottomarino in fibra ottica ad alta velocità che andrà a collegare, tra qualche anno, Stati Uniti e Giappone e che rappresenta un vero passo in avanti per le telecomunicazioni globali. Un cavo fortemente voluto da Google, che è uno dei partner più importanti, insieme a cinque operatori di telefonia, del progetto.

Il cavo costerà trecento milioni di dollari (circa 190 milioni di euro) e inizialmente conterrà cinque coppie di fibre ottiche (una sarà messa in esercizio, le altre quattro coppie serviranno di backup in caso di malfunzionamento di quella operativa). Ogni cavo potrà sostenere la capienza di circa 960 Gbps (gigabit al secondo) e la capacità totale dell’intero sistema oscillerà tra i 4,8 Tbps e i 7,68 Tbps. In futuro il progetto prevede un’espansione a otto coppie di cavi.

Si tratta, come è facile immaginare, di un progetto importantissimo per le telecomunicazioni globali (e non solo, ovviamente, per le comunicazioni tra Stati Uniti e Giappone) considerato che se si mettono insieme tutti i cavi sottomarini attualmente in esercizio nel mondo, non si superano i 3,3 Tbps di capienza in totale. L’opera entrerà in esercizio nei primi quattro mesi del 2010, se tutto andrà per il verso giusto, e la joint-venture di queste società, spinta soprattutto da Google, potrebbe portare a un’ulteriore espansione negli anni successivi.

Oltre a Google, a finanziare il progetto ci sono l’indiana Bharti Airtel, la malese Global Transit, la giapponese Kddi e le due società di telefonia di Singapore Pacnet e SingTel. La partecipazione di Google è vista da molti come singolare e soprattutto segno dei tempi che stanno cambiando, considerato che fino ad ora solo le grandi compagnie telefoniche si erano interessate alla costruzione di cavi transoceanici sottomarini.

Giappone, alcuni provider taglieranno la connessione internet a chi scarica illegalmente

Quattro organizzazioni che rappresentano molti importanti provider di accesso a internet in Giappone hanno firmato un accordo che prevede il taglio della connessione internet agli utenti recidivi che, anche dopo essere stati ammoniti, continuano ad usare programmi di file-sharing per condividere software, film e musica.

La decisione è arrivata dopo che nel paese del Sol levante il tasso di download illegale è cresciuto, negli ultimi tempi, in maniera vertiginosa. In particolare, secondo le ultime stime il numero di coloro che utilizzano software peer-to-peer in maniera illegale (e in particolare un software chiamato “Winny”) in Giappone sarebbero quasi due milioni.

L’accordo prevede che i provider possano sconnettere singoli utenti e annullare i contratti per la fornitura dei servizi internet a quei trasgressori identificati dalle organizzazioni che si occupano di copyright (come la nostra Siae, per intenderci).

Si tratta di una decisione molto importante, considerato che alle quattro organizzazioni appartengono circa un migliaio di provider per l’utilizzo domestico della Rete.

Stando a un breve sondaggio della durata di sei ore da parte di queste organizzazioni, in rete ci sarebbero circa 3,55 milioni di copie illegali di videogiochi, del valore di 9,5 miliardi di yen, e 610mila file musicali, del valore di 440 milinoi di yen: per la serie, con una piccola ricerca è stato stabilito che è possibile scaricare con pochi click oltre 10 miliardi di yen di materiale piratato.

Una decisione dunque che farà sicuramente da precedente anche in altri paesi, e che sarà probabilmente un vero deterrente per chi scarica tanto e illegalmente.

Giappone, le lezioni universitarie sono sul cellulare

D@di per Geekissimo.com

Il Giappone solitamente è sinonimo di avanguardia, stranezze e curiosità. Questa volta parliamo di una vera e propria curiosità (ovviamente tecnologica). Forse saprete (se ne è scritto tanto in passato) che nel Paese del Sol levante esiste un’università, la Cyber University, che opera solo su internet. Le cui lezioni, cioè, sono tenute soltanto online. La vera novità è che, da qualche giorno, una lezione è diffusa anche sui cellulari.

In particolare stiamo parlando di un corso di Storia, che per la prima volta ha diffuso via cellulare una lezione sui misteri delle piramidi. Certo, non immaginatevi niente di eccezionale: si tratta di una specie di presentazione commentata, in cui si sente il professore che parla e, ogni tanto, cambiano le immagini sullo schermo. La sperimentazione, al momento, avverrà solamente per questo corso.

L’università, che conta 1850 studenti iscritti e circa 100 corsi, promette però di aumentare il numero di materie che si potranno seguire via telefonino e che, così come i corsi via internet, saranno sempre gratuite. “Il nostro lavoro di educatori – ha spiegato il rettore dell’ateneo online, Sakuji Yoshimura, è di rispondere ai bisogni delle persone“, aggiungendo che questi corsi sono particolarmente dedicati a coloro che lavorano, che sono malati o che hanno disabilità.

Sicuramente un’iniziativa molto simpatica. Quello che mi viene in mente, però, è che frequentare a distanza, addirittura via telefonino, può essere davvero faticoso. Innanzitutto perché difficile da seguire (gli schermi dei cellulari non sono enormi, e guardarli per un’ora potrebbe diventare anche fastidioso)… e poi rendono perché – credo – sia abbastanza difficile l’interazione tra studente e docente. Per la serie: se ho un dubbio che faccio, mando un sms al prof?

L'Italia alla scoperta del "cosplay". Tutti travestiti come i propri eroi

A Roma le finali nazionali del gioco che spopola in Giappone. L’obiettivo? Assomigliare ai beniamini dei film e dei fumetti. Scelti i rappresentanti italiani al torneo “World Summit” nel 2007

Stasera mi travesto da Jack Sparrow
è il carnevale italiano del “Cosplay”

di DANIELE SEMERARO

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ROMA – Il termine tecnico non è ancora entrato nei vocabolari italiani, ma probabilmente non dovremo aspettare a lungo. Sono infatti migliaia i ragazzi che praticano il ‘Cosplay’, la pratica di travestirsi come i personaggi tratti da storie di fantasia durante. Se fino a pochi anni fa la pratica, nata in Giappone, non era diffusissima, domenica 8 ottobre sono stati in centinaia i ragazzi vestiti di tutto punto e provenienti da ogni parte d’Italia che hanno affollato la Fiera di Roma, dove si è svolta la giornata conclusiva di ‘Romics’, il festival del fumetto e dell’animazione. Tra i tanti eventi, infatti, c’era la finale della sfida ‘cosplay’ italiana,i cui vincitori andranno a rappresentare il nostro paese al World Cosplay Summit del 2007 in Giappone.

“Il termine cosplay – spiega Luca Vanzella, sceneggiatore e grafico che sul fenomeno ha scritto un libro dal titolo “Cosplay culture, fenomenologia del costume player italiano” (Tunué, 2005) – deriva dall’abbreviazione di costume e play, cioè gioco del costume, e l’espressione indica sia l’azione del travestirsi (fare cosplay) che il costume (essere in cosplay). Un cosplayer – aggiunge – è chi abitualmente pratica il cosplay”. Per il travestimento non ci si può limitare a un mantello o a una maschera, ma bisogna essere il più possibile fedeli al personaggio che si imita (molti ragazzi, per dimostrare la propria somiglianza, portano con sé un’immagine del beniamino tratta da cartoni animati o fumetti). Il fenomeno, certamente molto particolare, si sta diffondendo a macchia d’olio tra gli appassionati di fumetti, cinema d’animazione, videogiochi e giochi di ruolo.

I cosplayers non si limitano a creare i vestiti nei giorni precedenti alle diverse manifestazioni, ma sono attivi tutto l’anno, perché riprodurre con precisione maniacale tutti i particolari di questo o quel cartone animato può richiedere anche mesi di lavoro. C’è chi si avvale dell’aiuto della nonna che sa cucire e chi dei genitori: tanti, ad esempio, quelli impegnati in operazioni di confezionamento di gioielli e costruzioni di armi laser. Costumi che, di anno in anno, diventano sempre più elaborati, che arrivano a costare anche centinaia di euro.

Il ‘Cosplay’ è una tradizione giapponese: è lì, infatti, che vengono creati la maggior parte dei fumetti (manga) e dei cartoni animati (anime) imitati dai ragazzi di tutto il mondo. Spiega ancora Vanzella che “molti riconoscono nel primo concorso svoltosi a ‘Lucca comics & games’ nel 1997 l’inizio ufficiale del cosplay in Italia, per via del ruolo centrale che questa manifestazione svolge tra gli appassionati”. Ma non dimentichiamo che già negli anni Settanta migliaia di appassionati di Star Trek, negli Stati Uniti come in Europa, iniziarono a imitare i personaggi della saga. I cosplayer sono in maggioranza donne (tre su cinque) con età media tra i 15 e i 35 anni e cultura medio-alta. Frequentano abitualmente internet, da dove traggono informazioni e consigli per il confezionamento del vestito e si scambiano informazioni sui propri personaggi preferiti. In Italia i cosplayer abituali sono almeno 1500.

E così in occasione dell’evento italiano nei viali intorno alla Fiera di Roma si sono viste sfilare ragazze con uniformi scolastiche giapponesi parlare al cellulare, guerrieri post-atomici salire sull’autobus e elfi e maghi ordinare un panino e una birra al bar. La sfilata, alla quale hanno partecipato oltre 1500 spettatori per più di due ore di spettacolo, ha visto avvicendarsi sul palco ragazzi e ragazze che hanno presentato i propri costumi, dando vita anche a brevi scenette con tanto di danze, musica, combattimenti. La giuria, composta da esperti del settore e da ‘Naruse’, in rappresentanza della tv giapponese Aichi Television che organizza i World Cosplay Summit, ha scelto i finalisti che l’anno prossimo anno voleranno in Giappone, a Nagoya, per rappresentare l’Italia. Si tratta del sogno di ogni cosplayer: andare dove il fenomeno è nato e confrontarsi con gli appassionati di tutto il mondo.

“Negli ultimi giorni – spiegano gli organizzatori di Romics – sono arrivati in Fiera oltre 65mila persone, e di queste almeno duemila erano mascherate di tutto punto. Tra i cosplayer, si sono iscritti al concorso in 400 e ne sono stati selezionati per la finale 70”. Le semifinali, che si sono svolte durante la settimana, consistevano in un accreditamento dei partecipanti e in un’accurata analisi dei costumi da parte dei giurati. Poi, la finale vera e propria che si è svolta domenica pomeriggio. Non molti lo sanno, ma i cosplayer italiani in campo internazionale sono molto famosi: nel 2005 hanno vinto il campionato mondiale e nel 2006 si sono classificati terzi.

Tra i personaggi che hanno sfilato, quelli tratti dal Signore degli Anelli, da Star Wars, Dragon Ball, Final Fantasy ma anche Willy Wonka, Sakura, il temibile pirata Jack Sparrow e Sailor Moon, solo per citarne alcuni. Durante tutta la lunga sfilata i fan erano completamente in delirio: centinaia di macchinette fotografiche scattavano flash a ripetizione, tanti urlavano, si stupivano, analizzavano i singoli dettagli, con i cosplayer che, terminata la propria esibizione, erano ben contenti di prestarsi ad autografi, consigli e foto di gruppo.

A vincere la gara (e quindi ad aggiudicarsi un viaggio in Giappone per rappresentare l’Italia) sono state due diciottenni: Verena e Maria, arrivate a Roma dalla provincia di Macerata, travestite da due personaggi di “Magic knight allies”. “Non ci speravamo proprio – raccontano, mentre sul palco intorno a loro si raduna una vera e propria folla in cerca di foto e autografi – perché la gara era molto agguerrita, ma abbiamo sperato fino alla fine. Abbiamo impiegato oltre un mese per cucire il costume, è davvero un sogno che si avvera”. Tra gli altri sono stati premiati anche i ragazzi che impersonavano Van Helsing, la Foresta dei pugnali volanti, Trinity Blood e Final Fantasy 10.

Naturalmente soddisfatti gli organizzatori della manifestazione, che si sono anche meravigliati del fatto che tra i personaggi ce n’erano molti che in Italia non sono conosciuti: “Grazie internet – hanno spiegato – i ragazzi riescono a vedere in anteprima le puntate che escono in Giappone e quindi riescono a stare al passo con le nuove tendenze. È incredibile vedere quanto i cosplayers riescano a immedesimarsi e ad amare la cultura nipponica: molti di loro imparano i dialoghi in giapponese a memoria, e non sono pochi quelli che s’iscrivono a corsi di lingua”.

(9 ottobre 2006)

Giappone, fanno uccidere il nonno: il killer assoldato via web per 15mila euro

L’uomo è stato “incaricato” dal figlio e dal nipote della vittima
Su un forum si offriva di fare “qualsiasi cosa” per denaro

Giappone, delitto su commissione
il killer del nonno arriva dal web

L’omicida condannato all’ergastolo, i mandanti a 20 e 13 anni

di DANIELE SEMERARO

TOKYO – Volevano uccidere un pensionato di 76 anni, senza però “sporcarsi le mani”. Così, il figlio e il nipote della vittima hanno assoldato un killer su internet pronto a compiere l’omicidio su commissione. È accaduto a Matsumoto, in Giappone.

Il killer, un uomo di 36 anni residente nella prefettura di Ibaraki, a nord-est di Tokyo, è stato contattato dai familiari dell’anziano su un forum di discussione online, sul quale si offriva di “fare qualsiasi cosa” per denaro. Il figlio e il nipote della vittima, secondo la ricostruzione processuale, avrebbero richiesto al malvivente di uccidere il nonno “con un martello”, per mettere così le mani sulla sua eredità. Il pagamento per il servizio richiesto sarebbe stato di circa 2,2 milioni di yen (circa 15mila euro).

Il “cyberkiller” è stato condannato all’ergastolo, mentre il figlio e il nipote della vittima (Tomitaka e Michitaka Nomoto) sono stati condannati rispettivamente a 20 e 13 anni di carcere come mandanti dell’omicidio. La sentenza, emessa oggi dal tribunale di Nagano, sottolinea la gravità del crimine “commesso esclusivamente in nome del denaro”, e rigetta in toto la singolare argomentazione dell’imputato, che a sua discolpa aveva dichiarato di “voler solo aiutare il prossimo”.

Naoya Katayama, questo il nome dell’assassino, non era nuovo a questo tipo di “lavoro”: nel dicembre dello scorso anno, infatti, era stato scoperto ad organizzare un altro omicidio su commissione, mai portato a termine.

(14 giugno 2006)

"Lattine di ossigeno", è boom in Giappone

La lattina contiene 95% di ossigeno concentrato e costa 4 euro
Viene venduta in due versioni: menta forte e pompelmo

Bombolette di ossigeno portatile
è boom in tutto il Giappone

di DANIELE SEMERARO

GUARDA IL VIDEO SU REPUBBLICA MULTIMEDIA

TOKYO – Usciamo a farci una passeggiata in un parco o ci inaliamo un po’ di ossigeno portatile? Nelle città giapponesi avvolte dall’inquinamento, tra le poche soluzioni per respirare un po’ d’aria pura c’è quella di utilizzare una bomboletta chiamata “O2 Supli”.

Il prodotto, commercializzato dalla catena 7-Eleven Japan, è venduto in due versioni: menta forte e pompelmo. Entro giugno, inoltre, sarà distribuito in oltre ottomila negozi in tutto il Paese. Pur non essendoci, dal punto di vista medico, benefici nell’usare l’ossigeno portatile, il prodotto sta andando a ruba e la maggior parte dei clienti credono che alcuni “spruzzi” possano ridurre lo stress e alleviare la fatica.

Spiega uno dei portavoce della 7-Eleven che soprattutto negli ultimi anni “i cittadini giapponesi di tutte le età sono sempre più attenti alla salute”. “Non siamo sicuri – continua – di come reagirà la gente all’idea di pagare l’ossigeno, ma anche per fare una prova abbiamo deciso di immetterlo comunque sul mercato”.

La lattina, che contiere 95 percento di ossigeno concentrato, costa 600 yen, circa 4 euro, e dura una decina di giorni (quindi ogni inalazione costa circa 10 centesimi di euro).

“Non sono sicuro di voler continuare a spendere 600 yen per comprare ossigeno – ha detto Yasuhiro Kubota, 28 anni di Tokyo – anche se dopo che ho fatto alcune inalazioni mi sono sentito molto meglio per un po’ di tempo”. “Lavoro in un ufficio dove molte persone sono ammassate in un piccolo spazio e non credo che l’aria sia buona – spiega un altro acquirente, Taeko Kabayashi – così ogni tanto faccio qualche inalazione di ossigeno di buona qualità”.

Il prodotto, in ogni caso, in Giappone sta andando benone: secondo i dati forniti da 7-Eleven, solamente nel primo giorno di commercializzazione sono state vendute oltre 3000 lattine di O2 Supli.

(25 maggio 2006)