“Con preghiera di fare più giornalismo e meno ideologia”

È stato estremamente interessante per me, così “patito” di questa materia, leggere gli “insegnamenti e i richiami alla cura per la qualità con cui si devono realizzare i giornali” scritti da Arrigo Benedetti, storico fondatore e direttore dell’Europeo e dell’Espresso. Regole fondamentali per la nostra professione che sempre più vengono dimenticate, non vengono insegnate nelle scuole e sono considerate “roba da maniaci”. Ne trascrivo alcune dopo averle lette da Marco Pratellesi.

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Il senso del silenzio

Due opinioni sullo sciopero di domani firmate Ezio Mauro e Fiorenza Sarzanini:

“Domani non usciranno i quotidiani, taceranno i notiziari televisivi e radiofonici per lo sciopero nazionale dei giornalisti contro la “legge bavaglio”. Può sembrare una contraddizione davanti ad una legge che limita la libertà d’informazione, firmata da un Premier che invita i lettori a scioperare contro i quotidiani. In realtà è un gesto di responsabilità dei giornalisti italiani per denunciare il governo e richiamare l’attenzione di tutti i cittadini sulla gravità di una norma che colpisce insieme la tutela della legalità, il contrasto al crimine e la libera e trasparente circolazione delle notizie.

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Siamo sicuri che Chrome sia davvero la rivoluzione?

Lo ammetto: vedere ieri in home page su Repubblica.it come prima notizia la news dell’uscita di Chrome, il nuovo browser made in Google, mi ha fatto parecchio riflettere. Così come mi ha fatto riflettere vedere la notizia su tutti i principali giornali e telegiornali italiani (compreso quello in cui lavoro).

Perché tutto questo successo? Perché tutto questo parlare di “rivoluzione”?

Chrome non è altro che un browser come un altro. Con delle funzioni in più, ma anche con tante funzioni in meno. Ovviamente non sto parlando di browser come Internet Explorer, ma di software come Firefox, Safari o Opera. Browser dunque completi, stabili, affidabili, sicuri, che utilizzo giornalmente e che conosco alla perfezione.

Spinto dalla curiosità ho installato sul mio vecchio Pc (e già, perché la versione Mac ancora non è stata diffusa…) il nuovo browser di casa Google e ci ho giochicchiato per circa un’ora, navigando in una cinquantina di siti Web. L’installazione è davvero semplice: senza nemmeno chiederlo (anche qui, perché non chiederlo?) Chrome intuisce qual è il browser predefinito del sistema operativo e importa automaticamente preferiti, password, pagine Web più visitate e così via. Dopodiché è già pronto all’uso.

Utilizzandolo l’ho trovato di certo molto veloce anche su un sistema Windows Xp un po’ obsoleto e lento, ma per il resto – continuo a chiedere – dov’è per il momento la rivoluzione? La barra di navigazione è identica a quella di Firefox, così come la gestione dei siti più visitati. Il rendering delle pagine identico a quello di Safari (perché utilizza Webkit) così come la modalità (soprannominata “porn mode”) di navigazione privata, presente nel browser made in Cupertino già da diversi anni. Ancora: la gestione dei download e il cosiddetto jog dial (cioè la visualizzazione dei nove siti più visitati quando si apre una pagina bianca) sono identici ad Opera.

Possiamo dire, dunque, che Chrome è un ottimo browser che prende spunto da tante funzioni ormai apprezzate di software per la navigazione molto famosi. Di certo in futuro (magari con una versione Mac, chissà) potrà anche diventare il mio navigatore preferito nonché lo standard da utilizzare se si vuole usare al meglio internet (un po’ come Firefox ora)… ma quello che continuo a chiedermi è: perché tutto questo casino per l’uscita di un browser ASSOLUTAMENTE NORMALE?

Online 5 milioni di articoli de La Stampa

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Per la prima volta un quotidiano italiano, La Stampa, metterà online tutto il suo enorme archivio storico, creando una biblioteca digitale dell’informazione giornalistica. L’archivio sarà accessibile a tutti, gratuitamente, dall’autunno del 2009, e comprenderà circa due milioni di pagine, oltre cinque milioni di articoli di giornale e 4,5 milioni di immagini tra fotografie e negativi.

In tutto, si tratta di quasi 150 anni di storia, dalle prime edizioni della Gazzetta Piemontese (il nome con cui il quotidiano esordì il 9 febbraio del 1867) alle testate La Nuova Stampa e Stampa Sera fino al giornale attuale.

Al mondo esistono altri due progetti simili, che annoverano un così grande arco di tempo: l’archivio del Times di Londra e quello del New York Times. La Stampa, però, hanno spiegato i promotori dell’iniziativa, si distingue perché l’accesso alla memoria storica sarà libero e gratuito.

In Italia solo qualche mese fa la Repubblica ha aperto online il suo archivio, che copre comunque un arco meno ampio di storia: dal 1984 ad oggi.

Giornalismo, nasce il Festival del refuso

Questa è bellissima!!

Nasce il festival del refuso: per un anno i lettori di tutti i giornali d’Italia potranno inviare al Museo della Stampa di Mondovì indicazioni sugli errori, i doppi sensi, che hanno trovato più divertenti o più curiosi. Il progetto è stato lanciato oggi a chiusura delle due giornate dedicate alla Gazzetta del Popolo per i 160 anni dalla sua fondazione. A farsene promotore il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, Sergio Miravalle, il cui intervento ha chiuso il dibattito sull’informazione locale. “Non è vero che quella dei giornalisti è una casta – ha detto tra l’altro – ma una categoria di gente che lavora. E che ha senso dell’autoironia”. Vocazione umoristica che si sposa bene con un’ iniziativa che fa dello sbaglio, che sia esso semplice errore di stampa o battitura o frutto di sbadataggine o, più gravemente, di ignoranza, un modo per prendersi un po’ in giro. Nel giornalismo sempre più affannato di questi tempi, gli scivoloni linguistici sono sempre dietro l’angolo. Una commissione di giornalisti esaminerà quelli più grossolani o più divertenti sui quali i lettori si contenderanno dei premi messi in palio.

Feedjournal, il giornale fatto di feed

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Creare un giornale in Pdf con le notizie prese da un feed Rss proveniente dal nostro sito preferito? Niente di più facile, utilizzando Feedjournal.com. Il servizio non fa altro che scaricare il testo di un feed da noi specificato e costruirvi intorno (a seconda della lunghezza dei singoli feed) una pagina impaginata proprio come un normale giornale.

Le funzionalità base sono gratuite, ma è possibile (pagando da 19 a 59 dollari) personalizzare il proprio giornale modificando anche i titoli, il layout, i caratteri, le colonne e così via.

Molto utile, ad esempio, per coloro che vogliono tenere una versione cartacea giornaliera del proprio blog. Unico problema (per il momento) il fatto che supporti un solo feed alla volta.