Un cuore che gronda sangue

Si salvi chi può. In 17 anni di governo Silvio Berlusconi ha annunciato più volte il taglio delle tasse. Ma adesso, dopo anni di spese e immobilismo e dopo aver giurato che la crisi non avrebbe toccato il Belpaese, il Governo è stato costretto a un’ennesima manovra anti-crisi “lacrime&sangue” di ben 45,5 miliardi di euro. Mi ha particolarmente colpito l’editoriale di oggi di Massimo Gramellini sulla Stampa, un vero e proprio must.

Brunetta l’isolano

Un solo paese al mondo riesce a sopportare il nostro ministro. Questa e tutte le altre notizie incredibili (ma vere) dal mondo

 

IL BRUNETTA DI VANUATU
Brunetta doveva nascere a Vanuatu, stato insulare dell’Oceano Pacifico meridionale. Senz’ombra di dubbio. E probabilmente, dopo aver sentito cos’è successo al primo ministro Edward Natapei, il ministro più simpatico del governo Berlusconi potrebbe anche decidere di espatriare. Perché nell’isola, di sicuro, c’è lavoro per lui. Il premier Natapei, alcuni giorni fa, è sbarcato a Trinidad e Tobago, nei Caraibi, per partecipare al meeting dei capi di stato del Commonwealth (Chogm), organizzato quest’anno a Port of Spain e aperto addirittura dalla Regina Elisaetta II. Lasciando, così, per qualche giorno il paese e non partecipando alle riunioni del Parlamento. Il presidente, però, preso dalla fretta di prendere parte al vertice, si è dimenticato di avvisare il presidente del Parlamento. E così, avendo collezionato tre assenze ingiustificate di seguito, è stato “letteralmente” licenziato. Lo speaker del Parlamento, Maxime Carlot Korman, freddo peggio di una giornata d’inverno in Alaska, si è limitato a convocare d’urgenza l’Aula per indire le nuove elezioni presidenziali, secondo il rigidissimo regolamento. Non è tutto: solo pochi giorni prima il Brunetta di Vanuatu aveva addirittura cacciato dal Parlamento isolano i rappresentanti di due partiti perché “il livello e gli standard di lavoro svolti non erano soddisfacenti”.

 

IL MARITO NON LE FA VEDERE SOAP OPERAS, LEI CHIEDE IL DIVORZIO
“Fammi vedere ‘Centovetrine’ altrimenti chiedo il divorzio!“. Quante volte, mariti italici che avete malauguratamente dovuto trascorrere le ore del pranzo a casa, avete sentito queste parole dalle vostre mogli assuefatte dalla Tv? Un tempo era “Beautiful”, poi è arrivato “Vivere”, ora c’è Centovetrine (e chissà quante altre soap seguiranno grazie all’avvento del digitale terrestre!). In Italia forse non sarà ancora successo, ma cari maritini state attenti e non criticate le scelte televisive delle vostre compagne: potreste ritrovarvi a vivere sotto un ponte entro pochi mesi. Com’è successo in India a un pover’uomo, abbandonato dalla moglie solo perché rifiutava – giustamente, aggiungeremmo noi – di permettere alla sua dolce metà di guardare soap operas in televisione. Secondo quanto riportato dal “Daily News and Analysis di Mumbai”, la donna si sarebbe rivolta a un tribunale perché, per quattro anni di fila, tutti i santi giorni “litigava col marito che non voleva che lei perdesse tempo appresso alle soap-opera”. In realtà l’avvocato ha fatto passare il litigio come una vera e propria questione di libertà: il marito non permetteva alla donna di essere libera, e in più lei doveva subire i soprusi dell’uomo. E così, dopo alcuni mesi di processo, è arrivata la sentenza: divorzio concesso, custodia dei due bambini alla donna e una cospicua rata mensile che l’ormai ex-marito dovrà versarle per mantenerla e per risarcirle i danni morali. Chissà che la storia non diventi una sceneggiatura per una futura soap-opera…!

 

QUANDO L’AMORE NON HA ETÀ
Quante volte abbiamo sentito dire che l’amore “non ha età”, soprattutto riferito a un uomo e una donna che, fidanzati o sposati, si passano diverse primavere? C’è chi a volte grida allo scandalo, chi scommette che l’unione non funzionerà, chi si fa quattro risate. Nella storia – come sempre vera – che vi raccontiamo in questo numero de lo Stivale Bucato non c’è purtroppo niente da ridere. In un villaggio della Somalia, nella regione di Galguduud, una ragazzina di diciassette anni è stata data in sposa ad un arzillo vecchietto di 112 anni. Anzi, ha accettato di sposarsi con un ultracentenario, come tutti continuano ad assicurare. L’uomo, Ahmed Muhamed Dore, che ha già tredici figli ed è stato sposato con cinque donne, ha detto di desiderare altri figli (ci chiediamo come possa averli!) dalla nuova moglie. “Oggi – ha aggiunto parlando con la stampa – Dio mi ha aiutato a reliazzare il mio sogno”. La ragazzina non ha, come spesso accade in questi casi, avuto modo di potersi scegliere il marito, ma la sua famiglia ha assicurato tutti che lei si era detta “felice” della nuova avventura. I genitori hanno inoltre assicurato che la ragazza non è stata assolutamente forzata, ma anzi l’uomo ha usato “tutta la sua esperienza e galanteria” per convincerla. Al matrimonio hanno partecipato oltre quattrocento persone. Tra questi, in molti hanno riferito al reporter della Bbc che ha partecipato al matrimonio che il tutto è permesso dalla legge islamica; pochi, invece, si sono domandati se la differenza d’età peserà sul futuro del matrimonio.

 

SI SPOSA E SCAPPA CON L’AMICO CHE GUIDA L’AUTO NUZIALE
Si sposa ma poi ci ripensa e, con l’amico del marito che guida l’auto nuziale, scappa per una folle fuga d’amore. Lasciando, tra l’altro, sposo e invitati ad attendarla invano al banchetto delle nozze. Non è l’ultimo fillm strappalacrime americano, ma è quello che è successo a Trieste. Protagonista una trentenne impiegata in una finanziaria di Monfalcone. Lo sposo, Andrea, 34 anni e impiegato di banca, l’aveva conosciuta circa dieci mesi fa. E ora vuole rivolgersi a un avvocato per il risarcimento dei danni materiali e morali. Secondo quanto riferito dall’Ansa, il loro matrimonio è stato celebrato in municipio, nella centrale Piazza Unità. Una trentina di invitati, le foto di rito e, al termine della cerimonia civile, la richiesta della sposa di andare a cambiarsi d’abito per il banchetto. Ad accompagnarla, un amico della coppia, che fungeva anche da autista dell’auto nuziale, che da qualche mese gioca a calcio con lo sposo. Andrea e gli invitati si sono avviati al ristorante, ma dopo un po’, considerato il ritardo della sposa, hanno cominciato a preoccuparsi e a chiamare i due al cellulare. Per circa un’ora e mezzo nessuno ha risposto. Dopodiché la donna ha inviato un sms al marito scrivendo solamente questo: “Ho capito solo ora di aver fatto un errore. Mi dispiace, il mio cuore di porta da un’altra parte”. In Grecia, per la precisione. E sì, perché i due, mentre gli altri invitati erano a tavola ad attenderli, avevano già attraversato il confine con la Slovenia.

 

SE LO SPERMA LE FA FARE I LAVORI DOMESTICI PER OTTO GIORNI
Lo diciamo subito a scanso di equivoci: non stiamo parlando di uomini e donne, bensì di moscerini della frutta. La straordinaria scoperta è stata pubblicata dall’equipe del professor Elwyn Isaac della facoltà di Scienze biologiche all’università di Leeds, in Inghilterra. I moscerini della frutta (quelli della specie drosophila melanogaster, per intenderci), secondo quanto si legge, sono molto attivi nelle ore dell’alba e del tramonto, mentre dormono quasi sempre durante l’arco della giornata e della notte. La scoperta è questa: dopo essersi accoppiate, le moscerine (o i moscerini donna, che dir si voglia) rinunciano al riposo per lavorare otto giorni di fila. La scoperta è stata annunciata dopo numerosi test su centinaia di moscerini diversi. Prima dell’accoppiamento sia l’uomo che la donna dormono per gran parte della giornata; dopo l’accoppiamento e per circa otto giorni, invece, l’uomo ricomincia a dormire mentre la donna svolge un’attività extra. Spesso per la gente comune è difficile capire l’importanza di questa scoperta, e così il simpatico professor Isaac ha così spiegato risultati ottenuti alla stampa di tutto il mondo: “Abbiamo messo sullo stesso piano i moscerini della frutta e gli uomini, e siamo arrivati alla conclusione che è come se, dopo aver fatto sesso, le donne avessero voglia di fare lavori domestici extra per otto giorni”. L’uomo vincerà il Nobel.

Omologhi cinesi

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per l’editoria, Paolo Bonaiuti, ha incontrato il 24 ottobre a Roma, presso il dipartimento dell’Editoria, il presidente Wang Chen, ministro della stampa del Governo cinese. Cosa si saranno detti? Tutti lo pensano, nessuno ha pubblicato la notizia. E noi dello Stivale lo facciamo a modo nostro.

Superenalotto: imbecilli sì, ma fessi no

Ricevo, e volentieri ripubblico, una lettera del matematico e “giocologo” Ennio Peres sulla nuova tecnica utilizzata per l’estrazione dei numeri del Superenalotto.

Come è noto, a partire dal concorso di giovedì 2 luglio 2009, la sestina vincente del Superenalotto, il numero Jolly e il numero Superstar non vengono più determinati, utilizzando i primi estratti di alcune ruote del Lotto, ma attraverso un’estrazione autonoma, gestita dalla Sisal. Questa azienda assicura che le nuove estrazioni sono realizzate con l’ausilio di modernissime macchine che garantiscono la massima sicurezza e l’assoluta trasparenza delle operazioni. È indiscutibile, però, che una procedura automatizzata di questo genere consente un controllo minore, da parte della gente comune, rispetto a quella precedente. Senza contare che è piuttosto semplice programmare un computer, in modo da spingerlo a pescare la sestina vincente, tra tutte quelle che non sono state giocate…

Personalmente, ho il forte sospetto che un tale cambiamento sia stato attuato per consentire ala Stato di pilotare più comodamente le estrazioni e, all’occorrenza, far crescere a dismisura la febbre da jackpot, in modo da riuscire a rimpinguare facilmente le esangui casse dell’erario.

D’altra parte, da un punto di vista matematico, la situazione che si è creata negli ultimi tempi è piuttosto anomala. È vero che, giocando una sola combinazione, la probabilità di pronosticare la sestina vincente è una su 622.614.630 (tutte le possibili sestine, ottenibili con 90 numeri); però, la probabilità che uno qualsiasi degli oltre 30 milioni di appassionati giocatori riesca a centrare la sestina vincente è enormemente più alta, essendo data dalla quantità delle diverse combinazioni giocate, diviso la totalità di quelle possibili. Siccome, ormai, ad ogni estrazione vengono giocate oltre cento milioni di diverse combinazioni, la probabilità che la sestina vincente venga indovinata da almeno un giocatore è uguale a circa 1/6; ovvero, è analoga a quella di ottenere un 6, lanciando un normale dado a sei facce.

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Terremoto, dal Cdm in Abruzzo 8,5 miliardi per la ricostruzione. Il mio servizio per Sky Tg24


Il mio servizio dopo un minuto dall’inizio del video

 

Dal consiglio dei Ministri di oggi all’Aquila dovrebbero arrivare otto miliardi e mezzo, sette dei quali per la ricostruzione, così come previsto dal decreto “Abruzzo”, che verrà approvato nella sua versione definitiva. Le regole saranno ferree: i nomi dei fornitori, ad esempio, saranno pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Si potranno modificare i piani regolatori e ottenere in breve tempo la valutazione di impatto ambientale. I redditi dei fabbricati distrutti non concorreranno alla formazione del reddito imponibile ai fini Irpeg, Irpef e Ici fino alla loro definitiva ricostruzione.

Italia.it, cronaca di una morte annunciata

“A ottobre il ministro per i Beni Culturali con delega al Turismo Francesco Rutelli disse che il portale non era più funzionale. Noi di conseguenza abbiamo deciso di procedere ad un momento di ripensamento. Il contratto che era stato siglato con una società di cui l’Ibm era la capofila, era valido fino al 31 dicembre. Dal 1 gennaio abbiamo attivato le procedure di chiusura. Ora si dovrà decidere come procedere”.

È affidata a questo scarno comunicato del capo dipartimento per l’Innovazione tecnologica, Ciro Esposito, la voce ufficiale del Governo, che dopo alcuni giorni in cui si rincorrevano voci contrarie, ha ufficializzato che il portale Italia.it, presentato l’anno scorso in pompa magna dal vicepresidente del Consiglio Rutelli e che doveva essere la vetrina turistica del nostro paese nel mondo, è stato chiuso. Un comunicato che arriva dopo i tentativi di numerosi giornalisti e blogger di capirne di più. Noi stessi abbiamo contattato il ministero dei Beni e delle Attività Culturali, la presidenza del Consiglio nonché il ministero per le Riforme e le Innovazioni nella P.A., ricevendo risposte discordanti.

Secondo le ultime indiscrezioni, dei 45 milioni di euro stanziati per il funzionamento del portale, ne sono stati spesi circa 7 per la costruzione e la gestione. E ora? Che ne sarà dei soldi dei cittadini? “Ci sono tutte le risorse per riprendere il lavoro – ha spiegato ancora Esposito – ma bisognerà decidere con quali attori, se indire un nuovo bando di gara o no e individuare il nuovo gestore”. Staremo a vedere. Intanto continuano le polemiche su siti e blog, che parlano di vero e proprio ennesimo “scandalo all’italiana”. Il portale, lo ricordate sicuramente, non ha mai goduto di grande fama all’interno della comunità internettiana: già dai primi giorni fu molto criticato, in particolare per una struttura vulnerabile, non compatibile con molti standard di accessibilità del Web, troppo pesante e poco intuitiva.

Il 25 ottobre l’ultimo passo prima della chiusura, quando Francesco Rutelli aveva spiegato che “Italia.it non è salvabile”, spiegando di aver cercato di fare di tutto per evitare di staccare la spina, nonostante una dote finanziaria di molto superiore agli effettivi bisogni. In effetti neanche l’interesse degli utenti aveva mai premiato il portale, che nel maggio dell’anno scorso era ancora oltre il duemilacinquecentesimo posto nella classifica del Web italiano, e oltre il 579.000° posto in quella degli Stati Uniti. Attualmente il portale, irraggiungibile, è ancora disponibile nella cache di Google, ed esce tra i primi risultati se con Google cerchiamo “Italia”, “Italia turismo”, “Turismo”, “Italia.it” e così via.

Violenza, la scuola è in linea

Il ministro Fioroni presenta i dati legati al numero verde e al sito a disposizione di studenti, insegnanti e genitori: 120 chiamate al giorno e 1100 contatti sul web. Poi l’attacco alla “tv cattiva maestra”

Violenza, la scuola è in linea
una telefonata “smontailbullo”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Basta parlare della scuola solo in senso negativo e quando accadono episodi spiacevoli”. È l’appello lanciato dal ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, durante la presentazione del primo bilancio dell’attività del numero verde per l’ascolto, la consulenza e la prevenzione del bullismo. Dati confortanti, che dimostrano una grande attenzione non solo da parte dei genitori, ma anche da parte di presidi e docenti, tutti in prima linea nel combattere un fenomeno che negli ultimi mesi si era fatto sempre più allarmante.

“Durante queste settimane ho ricevuto numerose richieste – spiega il ministro – di persone che volevano sapere come stesse andando il numero verde. Per i primi due mesi di vita possiamo dire che, con circa 120 chiamate al giorno, ci troviamo di fronte a un successo”. Poi accusa: “Il bullismo è un fenomeno rilevante, non si può far finta di nulla e va affrontato a tutti i livelli. Però davanti a otto milioni di studenti e un milione di docenti che ogni giorno frequentano le lezioni con successo, gli episodi di violenza e intolleranza risultano irrilevanti. Ecco perché vogliamo dire basta alla gogna mediatica alla quale ogni giorno è soggetta la scuola: non lo meritiamo. Non vogliamo nascondere i problemi – aggiunge – ma oggi possiamo dire di non avere più paura, di avere assunto una nuova consapevolezza. La cosa importante è che ci sia un sempre più stretto rapporto tra scuola e famiglia, in modo da affrontare insieme i problemi”.

Fioroni affronta poi il tema del cattivo esempio che viene dalla televisione: “I ragazzi restano a scuola per cinque ore, durante le quali ricevono buoni esempi. Poi, però, per il resto della giornata la trascorrono a casa, davanti ai videogiochi o alla televisione. E se lì viene a mancare la presenza di un genitore, ecco che vengono attirati dalla violenza o da programmi pieni di esempi negativi. Ecco perché – aggiunge – ho apprezzato le dichiarazioni di Petruccioli, il presidente della Rai che a partire dal prossimo anno vorrebbe eliminare i reality show dai palinsesti”.

I dati forniti dal ministero fanno trapelare un interesse sempre maggiore nei confronti di un fenomeno preoccupante: “4.437 telefonate dal 5 febbraio al 27 marzo (circa 120 al giorno) al numero verde per la prevenzione e la lotta al bullismo 800.66.96.96 e 1100 contatti al giorno al sito internet www.smontailbullo.it sono sicuramente un ottimo risultato dell’attività svolta fino ad ora”, sottolinea Laura Volpini, docente dell’università “La Sapienza” di Roma e responsabile scientifico del progetto. Per quanto riguarda le chiamate, il 37,5 per cento arriva dai genitori, il 31,4 per cento dagli insegnanti (segno che la scuola ha preso coscienza della gravità del fenomeno), il 23,2 dagli studenti (si tratta soprattutto di vittime che per la prima volta confessano i propri problemi) e il 7,9 da altro personale scolastico.

Il dato più allarmante, e sicuramente nuovo, è che la maggior parte degli episodi di bullismo avvengono nella scuola secondaria di primo grado o, addirittura, nella scuola primaria, con un importante decremento man mano che cresce l’età e che si passa a un grado superiore d’istruzione.

Le vittime di solito sono ragazzi o ragazze che vengono percepiti come vulnerabili per caratteristiche di tipo psicologico (timidi, pochi amici), psicofisico e psicopatologico (handicap), etnico e sociale (non vestono abiti firmati). I maschi sono coloro che vengono maggiormente presi di mira, così come maschi sono i cosiddetti “bulli”. Tra le conseguenze (ma anche tra i sintomi forti di disagio) ansia, insicurezza, crisi di pianto, tic nervosi, mal di pancia, isolamento, calo del rendimento scolastico, paura di parlare con i compagni, rinuncia alle attività extra-scolastiche.

Il call center è costituito da 10 postazioni d’ascolto seguite da esperti in psicologia giuridica e della devianza giovanile che lavorano in collaborazione con il personale del ministero della Pubblica Istruzione, con le associazioni di genitori, di insegnanti e di studenti ed è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19. Tra i testimonial della giornata, oltre a Giuseppe Rosario Esposito, il ragazzo dell’Istituto tecnico industriale “Gadda” di Napoli che il mese scorso scrisse una lettera aperta contro il bullismo a Repubblica.it, anche una delegazione della scuola “Spedalieri” di Catania: “La scuola ha tante responsabilità, è vero – ha spiegato una studentessa – ma possiamo dire a gran voce che la maggior parte dei professori è in grado di trasmettere i giusti valori. Basta studiare in maniera più umana: la letteratura e la filosofia hanno in sé i valori di cui la nostra società ha bisogno”.

Tra le novità per combattere il bullismo anche la firma di una dichiarazione d’intenti con l’Aesvi (Associazione degli editori di software videoludico), “con l’obiettivo di collaborare a una più diffusa conoscenza del codice Pegi che prevede una serie di icone informative sul contenuto dei videogiochi e sull’età sconsigliata” e la crescente collaborazione con la Polizia postale per un costante monitoraggio della rete internet e nella prevenzione e repressioni dei reati.

Il ministro: "Esiste un problema Bari, lo esaminerà il governo"

da REPUBBLICA BARI – pag. II

Il responsabile della Solidarietà sociale affronta il nodo extracomunitari
“Occorre trovare un capitolo di spesa per affrontare l’ allarme”

di DANIELE SEMERARO

«Dobbiamo ripristinare la legalità e poi promuovere un progetto per l’ agricoltura nel Mezzogiorno». Mai come in questo momento, tra lavoratori stagionali e Centri di prima accoglienza, l’ allarme per la situazione degli immigrati in Puglia è alto. Lo sa bene il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, intervenuto all’ università alla terza giornata del Forum annuale di «Sbilanciamoci!».

Ministro Ferrero, in questi giorni, dopo l’ inchiesta dell’ Espresso, si parla molto dei braccianti agricoli stranieri schiavizzati in Capitanata, ma la situazione è la stessa da anni…
«Il problema è duplice: bisogna da un lato coinvolgere il più possibile le forze dell’ ordine, dall’ altro fare intervenire l’ ispettorato del lavoro. Non dico che ciò risolva il problema, ma all’ inizio cominciamo col contrastare la criminalità».

Il settore va riqualificato e bonificato. Ma come?
«Occorre un progetto per l’ agricoltura del Sud, che tenga conto di tutti questi problemi e del fatto che è in diretta concorrenza con i Paesi emergenti. La situazione va affrontata, e coinvolgeremo al più presto i ministeri del Lavoro e della Programmazione».

Il Cpa di Palese è sempre ai limiti del collasso. Come interverrete?
«Conosco la situazione, Bari è nella mia agenda e in quella del mio ministero. Ho già chiesto al ministro Amato di farci sapere cosa bisogna fare. Si tratta di una struttura emergenziale che opera quindi in situazioni e con strutture emergenziali».

Il sindaco Emiliano ha chiesto al Governo maggiore attenzione e fondi supplementari oppure la chiusura del centro. Cosa ne pensa?
«Bisogna tenere conto che gli enti locali non sono convinti del centro, ma la decisione finale spetterà al ministero. Sul problema degli immigrati che escono dal Cpa e si fermano a Bari perché non sanno dove andare, capisco il sindaco. Come Ministero però non abbiamo alcuna possibilità di presa diretta del problema non avendo disponibilità economiche tali da sostenere interventi mirati»

Più volte il Governo ha espresso l’ urgenza di rivedere la legge Bossi-Fini. Meglio una modifica o una cancellazione?
«La Bossi-Fini va certamente modificata, intanto per quanto riguarda le procedure d’ ingresso, nel senso che attualmente è quasi impossibile entrare legalmente in Italia. Abbiamo cominciato a lavorare, penso in modo positivo, col ministro Amato. L’ autunno sarà il tempo per mettere mano alla normativa e quindi arrivare a fare effettivamente una politica diversa».