Repubblicani e monarchici

Finalmente William e Kate si sono sposati. Da giorni non si parlava d’altro, e in tanti abbiamo denunciato l’insofferenza davanti alle centinaia di notizie sul tema che ci sono state propinate da ogni testata giornalistica.

E così è simpatico segnalare l’iniziativa del del quotidiano britannico “The Guardian”, che ha deciso di inserire una piccola dicitura – “Republicans click here” – che permette a tutti coloro che non sono interessati alle vicende del principino… di eliminare completamente la notizia.

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Nonnetti e note spesa

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Nonnetti spacciatori? Strane note spesa? Sesso al Carrefour? Le “Follini” tornano più forti che mai

LA NOTA SPESE UN PO’ PORNO
La notizia arriva fresca fresca da Londra e dobbiamo ammettere che già altri giornali ne hanno parlato, perché ha fatto davvero scandalo. Ma lo Stivale Bucato, soprattutto nel numero del suo compleanno, poteva uniformarsi alla stampa schierata e omologata italiana? Certo che no: per questo, in esclusiva, vi fornisce dei particolari davvero davvero incredibili! La notizia che forse già saprete è che la responsabile del ministero dell’Interno britannico, Jacqui Smith, è nei guai per due film a luci rosse visionati dal marito in pay-per-view e che sono stati inseriti nella nota spese della ministra. Il tutto a spese del contribuente britannico. A quanto sembra, i due film acquistati dal marito sarebbero – ecco l’esclusiva – “I vizietti anali delle collegiali” e il classico “Biancaneve sotto i nani”. Tra l’altro, in tutto il Regno sono in molti a pensare che con una moglie così (la Smith, in effetti, non sarebbe proprio simile a una top-model) non c’è niente di male a guardare un film porno! I due film, dicevamo, sono stati acquistati e guardati nella casa di famiglia a Redditch, nell’Inghilterra centrale, l’1 e il 6 marzo 2009, giorni in cui la ministra era a Londra per sbrigare gli affari di governo. Ma – incredibile – del pasticcio è responsabile, più che il marito, la stessa Jacqui, che per sua ammissione ha detto di aver erroneamente inserito nella sua nota spese di aprile le 67 sterline (circa 72 euro) dell’abbonamento alla televisione. “Mi scuso per la svista, restituirò tutto”, ha semplicemente detto il ministro, di cui molti ormai chiedono le dimissioni: tutte le spese della pubblica amministrazione, infatti, in Inghilterra sono diffuse “in chiaro” su internet. Chissà cosa succederebbe se si analizzassero le note spese dei ministri nostrani!!!!

 

SCANDALO AL CARREFOUR DI PONTECAGNANO PER DUE AMANTI FOCOSI
La notizia, tutta italiana, proviene da Pontecagnano, in provincia di Salerno, ma, forse perché molto imbarazzante, i nostri giornali e telegiornali l’hanno abbastanza snobbata. Ma è davvero degna di nota. Teatro della vicenda, l’ipermercato Carrefour nel centro commerciale Maximall. Protagonista una donna, che si trovava a fare spese col marito. Nella stessa zona, però, era presente anche l’amante della donna, che aveva con lei un appuntamento alla toilette per… dieci minuti di sano divertimento! E così, fatte le compere, la donna con uno stratagemma ha fatto allontanare il marito e si è diretta in bagno. Ad attenderla, così come previsto, l’amante, che ha rispettato le attese. Ma quella che doveva essere una sveltina si è trasformata in una mezza tragedia. Forse a causa della posizione particolare dovuta alle ristrettezze del bagno, o forse per una particolare erezione dell’uomo, i due si sono letteralmente… incastrati. E non sono riusciti più a staccarsi. Preoccupato dalla lunga attesa, così, il marito della donna è tornato all’interno del supermercato e ha notato una piccola folla che si era radunata all’entrata dei bagni. Entrato dentro, si è trovato davanti all’incredibile scena ed è anche stato colto da malore. A “liberare” i due malcapitati è arrivata in aiuto anche un’ambulanza. Della notizia si continua a parlare da giorni in città. Ed è incredibile anche il fatto che in molti hanno vinto un terno al Lotto giocando proprio i numeri legati alla vicenda!

 

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Il cane e la Regina

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

In esclusiva per lo Stivale Bucato una notizia che riguarda un vizietto scoperto a corte della Regina Elisabetta. Ma parliamo anche di cani, lottatori di sumo e lavastoviglie che salvano un rapporto

IL CANE COSTRETTO A FARE ALL’AMORE
Premettiamo che per scrivere questo articolo nessun animale è stato maltrattato. Purtroppo, però, il protagonista di quest’assurda storia è proprio un animale maltrattato: un cane, pastore belga di cinque anni. Che veniva offerto dalla propria padrona per prestazioni sessuali a pagamento in un appartamento di via Tonale a Milano. Prestazioni che, oltre a coinvolgere il povero quadrupede, prevedevano a volte anche il diretto coinvolgimento della padrona, una brasiliana di 29 anni. La donna è stata denunciata e successivamente arrestata grazie a una segnalazione anonima. Ma cosa faceva esattamente la padrona? Semplice: pubblicava annunci a pagamento sotto copertura di centro massaggi; in realtà, per una clientela molto selezionata, la brasiliana offriva anche prestazioni di altra natura, tra cui i rapporti sessuali con la presenza attiva del proprio cane, e su richiesta, anche con la presenza attiva di lei stessa. Il cane era stato appositamente addestrato per prestazioni di carattere sessuale, e ogni “seduta” variava dai 150 ai 300 euro. Ma non era meglio se quel povero cane lo facevano accoppiare con una bella&sexy cagnetta?

COME FINIRE IN PRIGIONE PER MANCANZA DI LAVASTOVIGLIE
C’è chi dice la lavastoviglie può salvare un matrimonio. Apparentemente è proprio così. Trasferiamoci a Fort Worth, in Texas, dove una ragazza ventenne è stata arrestata con l’accusa di violenza aggravata. Cosa ha fatto? Semplice: ha morso il suo fidanzato, gli ha rotto una cornice di vetro in testa e lo ha colpito in faccia con un mattarello. Tutto perché lui non voleva lavare i piatti. L’uomo, interrogato in ospedale, ha riferito che tutto è iniziato perché la donna ha ha dato in escandescenza quando, tornata a casa dopo il lavoro, ha scoperto che il ragazzo non aveva lavato i piatti, come promesso. Così gli ha chiesto di andarsene di casa e lì è iniziata la colluttazione. Lui cercava di spiegare le sue ragioni, lei lo picchiava con ogni arnese che le capitava a tiro. La donna, che ora si trova in carcere, con ogni probabilità sarà rilasciata dopo il pagamento di diecimila dollari di cauzione. Probabilmente, se si rimetteranno insieme, la prima spesa grossa sarà l’acquisto di una lavastoviglie.

IL PICCOLO SEGRETO DELLA REGINA ELISABETTA
Avete mai notato, guardando il telegiornale la sera, quante notizie “stupide” arrivano dall’Inghilterra? Sondaggi sugli argomenti più disparati, stranezze ai limiti del reale, gente che fa cose curiosissime… e poi ci sono loro: la regina, Carlo, Camilla, e chi più ne ha più ne metta. Poteva lo Stivale Bucato essere da meno? Decisamente no, considerato che proprio sulla Regina Elisabetta ha avuto una soffiata in esclusiva direttamente da Londra. Ebbene, pare che Sua Maestà abbia ricevuto, prima dell’inizio del match di calcio Croazia-Inghilterra, la fornitura di mille litri di birra. Alla faccia del lusso e della sfrenatezza… nemmeno un ubriacone doc riuscirebbe a smaltire tutto quell’alcol. In realtà, spiega l’ufficio stampa della Corona inglese, la birra non era destinata alla sovrana, bensì a un pub (chiamato “Windsor Castle”, che però è anche il nome della residenza ufficiale della regina) che si trova a poca distanza dal castello reale. A trarre in inganno la ditta incaricata dell’eccezionale trasporto, dunque, l’omonimia. Il pub aveva ordinato la maxi-fornitura di birra prevedendo gran folla per la partita di qualificazione ai mondiali del 2010. “In passato è successo il contrario – ha commentato il proprietario del locale Misko Coric – e cio che ci hanno recapitato per errore delle merci che erano state richieste dal palazzo reale. È la prima volta che noi ordiniamo e loro ricevono”. Ecco dunque spiegata la ragione di quel carico così particolare. Ma siamo davvero sicuri che il pub “Windsor Castle” non sia tutta una montatura per nascondere un vizietto segreto dei cortigiani e della regina?

GIAPPONE, LOTTATORI DI SUMO “FUMATI” DI MARIJUANA
In Giappone i lottatori di sumo sono famosi per essere sempre rispettati e apprezzati, in quanto il sumo è uno sport che vanta oltre duemila anni di tradizione e rappresenta quasi uno stile di vita per la società giapponese. Addirittura, i lottatori sono tenuti a condurre una vita rigorosa, ispirata ad alti valori e legata ad antichi rituali. Perciò ha fatto molto scandalo, questa settimana, la notizia proveniente da Tokyo secondo cui alcuni sportivi sono stati scoperti mentre facevano uso di droghe leggere. I lottatori sono stati subito allontanati ed espulsi dall’associazione che li rappresenta; lo scandalo, però, ha colpito così profondamente l’opinione pubblica che addirittura il capo dell’associazione (uno sportivo molto famoso in Giappone, vincitore di numerosissimi riconoscimenti negli anni Ottanta) è stato costretto a rassegnare le proprie dimissioni. Lo scandalo, infatti, arriva solo un mese dopo un episodio del tutto simile, che aveva riguardato un lottatore russo. Una carriera in fumo, è proprio il caso di dirlo.

Il principe Carlo come Star Trek. Il suo ologramma in una conferenza

Il reale Gb a un summit negli Emirati Arabi Uniti con una sua rappresentazione 3D. Ha risparmiato denaro e, soprattutto, l’emissione di tonnellate di biossido di carbonio

ROMA – Viaggiare da un continente all’altro risparmiando migliaia di euro ed evitando l’emissione nell’ambiente di decine di tonnellate di biossido di carbonio? Si può. Facendo viaggiare, al proprio posto, un ologramma. È quello che ha fatto il principe Carlo d’Inghilterra, che ieri ha tenuto un discorso, sotto forma di ologramma, nell’ambito del summit mondiale sul futuro dell’energia ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.

Di certo il principe non è conosciuto come il più moderno degli uomini, scherza già la stampa britannica, ma sicuramente l’interesse verso la salvaguardia del pianeta l’ha catapultato nel ventunesimo secolo, decidendo di partecipare al vertice sull’energia senza viaggiare (né lui né i suoi collaboratori né la scorta) ed evitando così lo sprigionamento nell’aria di circa 15 tonnellate di gas serra, proprio quello che sta causando il surriscaldamento globale del pianeta.

“Ho voluto apparire alla conferenza – ha spiegato – per congratularmi con Abu Dhabi per il suo progetto di creazione di una città, chiamata Masdar, con il massimo sfruttamento delle risorse naturali e a zero emissioni di carbonio. Gli scienziati – ha aggiunto – ci dicono che il problema dei cambiamenti climatici è così urgente che abbiamo meno di dieci anni per rallentare e fermare le emissioni di gas serra”. E il suo discorso finale, ovviamente, ha lasciato tutti senza parole: mentre la sua immagine spariva lentamente, il principe ha detto: “Ora svanirò nell’aria, non lasciando alcuna traccia di carbonio dietro di me”.

Il discorso, della durata di sei minuti, era stato registrato lo scorso novembre utilizzando una tecnologia creata da un’azienda britannica di Highgrove. Una tecnologia che in realtà esiste già da diversi anni e che è costata all’amministrazione britannica poco più di un collegamento video. “Usando un proiettore ad alta luminosità – ha spiegato Ian O’Connol, direttore dell’azienda che ha realizzato l’ologramma – e creando uno speciale strato di polimeri invisibile per la platea è possibile proiettare un immagine bidimensionale che diventa un’immagine virtuale a tre dimensioni. Una tecnologia molto semplice – ha aggiunto – che utilizza solamente una telecamera e un proiettore. E che lascia tracce di carbonio equivalenti a quelle di una lampadina”. E così sembrava davvero che il principe si trovasse sul palco: non solo la sua figura e la sua voce erano chiare, ma anche i movimenti delle braccia e del corpo sembravano assolutamente reali.

Fino ad ora gli ologrammi sono stati utilizzati nella maggior parte dei casi solo con messaggi videoregistrati; la novità è che però oggi è già possibile creare proiezioni olografiche in diretta, con una persona che parla da un capo del mondo e una platea di ascoltatori dall’altro capo. Ci sono già stati numerosi test che sono andati molto bene, assicurano gli esperti, e che hanno portato un segnale in alta definizione da San José, negli Stati Uniti, a Bangalore, in India (oltre 17.700 chilometri). E l’ologramma riusciva, attraverso speciali schermi, addirittura a interagire con i presenti.

Per risparmiare denaro già ad oggi in molti utilizzano il sistema della videoconferenza, a bassissimo costo o addirittura gratuita grazie a software (come Skype, solo per fare un esempio) che permettono di collegarsi attraverso una semplice webcam e una connessione a internet. Ora, la tecnologia dell’ologramma potrebbe dare una marcia in più a quanti credono nel risparmio energetico: è stato calcolato che il 3,5 per cento dei gas serra immessi nell’atmosfera sono dovuti agli spostamenti quotidiani dei grandi manager e dei politici. E c’è già chi fantastica che un giorno le rock-star, attraverso questa tecnologia, possano tenere concerti essendo presenti contemporaneamente in diverse parti del mondo.

Il principe Carlo non è stato il primo ad utilizzare questa tecnologia. Al Gore, ad esempio, la utilizzò nel luglio dello scorso anno quando tenne il suo discorso di apertura al Live Earth a Tokyo. Tra gli altri anche Richard Branson, proprietario della Virgin, e il calciatore David Beckham, con messaggio registrato a Los Angeles e ritrasmesso a Londra.

Chissà, dicono i maligni, se il principe Carlo ha voluto davvero salvaguardare l’ambiente, o se invece ha voluto semplicemente “salvare la faccia”, dopo le forti proteste degli ambientalisti, che lo scorso anno lo avevano accusato di aver emesso 20 tonnellate di CO2 per essere volato negli Stati Uniti a ricevere un premio sulla salvaguardia dell’ambiente dalla Harvard Medical School. Tra l’altro, tutto l’impegno del principe Carlo è stato inutile: suo fratello il principe Andrea, già soprannominato “Air Miles Andy” per la sua propensione al volo e ai viaggi “mondani”, ha partecipato alla conferenza di Abu Dhabi di persona.

Usare la propria firma invece della password

Troppe password da ricordare ogni giorno? Avete paura che la vostra possa essere indovinata? Entro pochi anni, i caratteri alfanumerici potrebbero essere sostituiti da una vera e propria firma. Grazie a una tecnologia chiamata “Dynahand”.

Il funzionamento è semplicissimo: il sistema elettronico dovrà andare a identificare “solo” una semplice firma (scritta a mano ovviamente). Il sistema è in fase di sviluppo ed è stato brevettato dai ricercatori dell’università di Glasgow.

Unica nota negativa, la prima creazione di un account: operazione molto lenta e che richiede che al computer vengano date in pasto numerose firme di prova.

L'inventore del Web riceve gli onori della regina

È una delle prime volte che accade, e ci fa piacere segnalarlo. Tim Berners-Lee, accademico britannico che nel 1991 ha inventato un sistema “per organizzare e collegare tra loro pagine in una rete” è stato insignito dalla Regina Elisabetta (non solo, ma anche dal presidente della Royal Society lord Rees of Ludlow e dall’ex primate anglicano rev. Lord Eames) del prestigioso titolo dell’Order of Merit, uno dei più importanti in Inghilterra. Titolo che, solitamente, viene dato a chi eccelle nelle arti e nelle scienze.

Berners-Lee è considerato il padre del Www per aver creato, al Cern di Ginevra, il primo ipertesto. Il codice, all’epoca, rese semplice lo scambio d’informazioni scientifiche tra studiosi.

Sir Tim attualmente è direttore del World Wide Web Consortium (W3C) al Mit di Boston. Il titolo appena ricevuto, molto ambito, è ristretto a sole 24 persone viventi. Prima di lui, Winston Churchill e Madre Teresa. Non male come carriera, no?

Inghilterra, il bullismo uccide ancora. E in Italia il giudice: "Meglio il carcere"

In Inghilterra un giovane giocatore di football è stato ucciso da un coetaneo
In Italia la Suprema Corte ha confermato la detenzione per alcuni ragazzi

Bullismo, ragazzino muore a Londra
La Cassazione: è giusto il carcere

di DANIELE SEMERARO


ROMA – In Inghilterra il bullismo tra giovani miete, purtroppo, un’altra vittima, l’ultima di una lunga serie, mentre in Italia con una discussa sentenza la Cassazione ha stabilito che per i baby-bulli, in determinate situazioni, “il carcere è meglio della scuola”. Il fenomeno della violenza tra giovanissimi, dunque, continua ad essere all’ordine del giorno.

L’ultima vittima del bullismo nel Regno Unito è Kiyan Prince, un ragazzino di 15 anni, che è stato ridotto in fin di vita e ritrovato da alcuni professori vicino ai cancelli della propria scuola, la London Academy School di Edgware, periferia nord-ovest di Londra. Il ragazzino è morto due ore dopo al Royal London Hospital.

Steven Morgan, un ufficiale di polizia giudiziaria, ha spiegato che si è trattato di “un tragico incidente” (il ragazzo che lo ha ridotto in fin di vita, molto probabilmente, non voleva ucciderlo). Al momento della colluttazione, erano le 15.30, un sedicenne è stato visto allontanarsi correndo. Per ora la polizia non ha in mano altri indizi.

Kiyan, un promettente giocatore di football (militava nel settore giovanile dei Quenns Park Rangers), molto inserito e conosciuto nella scuola e nel quartiere, è stato probabilmente ridotto in fin di vita da un avversario per una lite sul campo di gioco. “Quando ho dovuto dare l’annuncio della sua morte – racconta il preside della London Academy Phil Heame – avevo vicino a me in lacrime tutti i membri del consiglio scolastico. Eravamo tutti scioccati, non riusciamo ancora a comprendere. Non sappiamo chi potesse avercela con lui, eppure ormai i ragazzi più ‘discoli’ li conosciamo molto bene”. La mamma del ragazzo è ancora all’ospedale, in stato di shock. “In questa stagione è rimasto per molto tempo infortunato – racconta un suo compagno di squadra – ma è rimasto in ogni caso il miglior giocatore under 16 di tutta Londra. Era un ragazzo meraviglioso, non aveva nemici”.

Questa è solo l’ultimo, lo dicevamo, di una lunga serie di reati tra giovani classificati sotto il termine di “bullismo”. E, tornando in Italia, è di ieri la notizia che la Cassazione, nell’affrontare il caso di un gruppo di studenti abruzzesi tra i 15 e i 16 anni che si sono resi protagonisti, a scuola, di una violenza sessuale di gruppo, ha deciso che è meglio il carcere della scuola: un ritorno sui banchi avrebbe “gettato nel panico la vittima e le altre minori dell’istituto”.

Secondo la Suprema Corte, anche se i ragazzi sono tutti minori, si sono “resi protagonisti di una violenza sessuale di gruppo” mostrandosi sordi “a tutti i richiami dei docenti”. La corte non ha accolto, così, le richieste della difesa di sostituire la custodia cautelare in carcere con misure meno afflittive, anche perché non si può rivendicare l’interruzione dei processi educativi nei confonti di ragazzi che mostrano “totale diseinteresse per lo studio”.

Ma se questo è un fatto molto grave, il problema del bullismo è assai diffuso e in Italia coinvolge, secondo i dati di Telefono Blu, almeno un minore su tre. Da una ricerca condotta su un campione di 3.453 adolescenti, infatti, risulta che circa il 35,4% è stato coinvolto in episodi di bullismo che, spiega l’associazione, è un fenomeno di prevaricazione e disagio molto diffuso tra i giovani nell’età evolutiva, soprattutto tra i 7-8 anni e i 14-16 anni.

(19 maggio 2006)

Wilmut confessa a sorpresa: "Non clonai la pecora Dolly"


Il “padre” dell’ovino più famoso del mondo parla in tribunale
“La verità? Il merito è tutto del mio collega Keith Campbell”

Wilmut, confessione a sorpresa
“Non ho clonato la pecora Dolly”

di DANIELE SEMERARO

LONDRA – Ian Wilmut, il “padre” della pecora Dolly, il primo clone di un animale adulto prodotto da una cellula singola, ha confessato di non essere lui il vero artefice della rivoluzionaria tecnica di clonazione. Il vero inventore è, invece, il suo collega e co-autore dello studio, Keith Campbell.

La dichiarazione di Wilmut, davanti ai giudici del tribunale del lavoro di Edimburgo, è arrivata durante un dibattimento per una causa di discriminazione razziale. Wilmut, così, citato in giudizio da Prim Singh, un suo collega asiatico, ha rivelato di avere avuto solo un ruolo di “supervisione” del progetto, sia pure “non irrilevante”. Lo scienziato, all’epoca al Roslin Institute, ha sottolineato inoltre che nei documenti che descrivevano lo storico evento lui era risultato come il direttore della ricerca perché così si era accordato con Campbell. A quest’ultimo, però, spetta di fatto “il 66% del merito” per lo studio della pecora Dolly.

Fu Campbell – rivela Wilmut – che ebbe l’idea di congelare le cellule per la clonazione, mentre altri vitali esperimenti per sviluppare il progetto fuono svolti da un terzo collega, Bill Ritchie. Alla domanda di Lawrence Davies – legale del biologo che ha fatto causa a Wilmut – se fosse esatta l’affermazione “non creai Dolly”, lo scienziato ha risposto “sì”.

(8 marzo 2006)

(Nella foto: Ian Wilmut insieme alla pecora Dolly)

Settimane bianche addio? Sì, almeno in Inghilterra


La decisione dell’Alta Corte di Londra, dopo la denuncia di una donna che concedeva ai propri figli di rimanere a casa. La sentenza crea un precedente

In vacanza invece che a scuola?
Londra, vietato per legge

Anche il premier Tony Blair, nel 1999, aveva avuto un problema simile

di DANIELE SEMERARO

LONDRA – Settimane bianche, addio? Sì, almeno in Inghilterra. Secondo quanto ha deciso l’Alta Corte di Londra, infatti, i genitori che faranno perdere giorni di scuola ai figli per portarli in vacanza senza il permesso del preside, commetteranno un reato. I giudici, infatti, hanno stabilito che dev’essere la scuola, non i genitori, a decidere se uno studente può saltare le lezioni ed essere portato in vacanza durante il periodo scolastico.

Da oggi, dunque, i genitori possono andare incontro a un reato perseguibile penalmente se decideranno, dopo aver avuto il no di preside e professori, di infrangere la legge. La decisione è arrivata dopo che una donna aveva concesso alle proprie tre figlie di “marinare” la scuola per una settimana e rimanere a casa. Il periodo, infatti, coincideva esattamente con le finali di una competizione di ballo.

La donna, così, è stata accusata dall’autorità educativa di Bromley di trasgredire all’Education Act del 1996 per aver fatto disertare la scuola ai propri figli. Non è tutto: le ragazze si assentavano spesso, sia per motivi di salute, sia per motivazioni più frivole, come il traffico intenso della mattina o l’avaria della macchina. La condotta delle tre studentesse era abbastanza buona, così come i loro voti. I guidici, allora, avevano chiesto in prima istanza alla donna di prestare una cura maggiore nell’educazione delle proprie figlie. L’autorità scolastica locale, però, ha chiesto ai giudici di rivedere la propria posizione in sede di appello. E così, ieri, l’Alta Corte ha stabilito che i magistrati di primo grado avevano male interpretato la legge. Di qui la pronuncia, e quindi la denuncia, che crea un vero e proprio precedente che tutti i genitori dovranno, da ora in poi, tener presente.

John Dunford, segretario generale dell’Association of School and College Leaders (l’associazione che riunisce presidi di scuole e collegi), ha apprezzato la decisione dei giudici: “Questo – ha detto – creerà un precedente che aiuterà molto le scuole e i presidi che vogliono cercare di arginare il problema delle vacanze troppo lunghe o delle assenze troppo frequenti, che possono interferire con l’educazione dei ragazzi”. Dello stesso avviso anche il Department for Education and Skills, il ministero inglese dell’istruzione, che aveva già espresso il proprio dissenso nei confronti delle vacanze troppo lunghe e aveva invitato gli insegnanti a non dare il proprio consenso a meno che non ci fossero circostanze eccezionali.

Nella questione è stato coinvolto, qualche anno fa, anche il primo ministro britannico. Nel 1999, infatti, Tony e Cherie Blair ebbero uno scontro col preside del London Oratoy School quando portarono i propri figli in vacanza alle Seychelles: il periodo, infatti, coincideva con l’inizio delle lezioni.

(8 marzo 2006)

Le 10 regole d'oro per vestirsi alla moda. Almeno secondo Victoria Beckham


L’intervista, al settimanale Glamour, ha fatto il giro del mondo
“Utilizzare tanti accessori e guardarsi per intero allo specchio”

Le 10 regole d’oro della moda
dettate da Victoria Beckham

La ex Spice spende ogni anno oltre 145mila euro in vestiti

di DANIELE SEMERARO

LONDRA – Prendi in prestito idee da altre epoche, fai shopping in tutto il mondo, specialmente in Giappone o a New York. E ancora, investi in classici senza tempo, adatta i tuoi vestiti tagliando la vita di un jeans o portando le magliette al contrario. Senza dimenticare di fidarti delle opinioni dei tuoi amici più stretti. Sono alcuni dei “dieci comandamenti della moda” dettati dalla ex Spice girl Victoria Beckham.

La classifica, pubblicata sull’ultimo numero del magazine femminile britannico Glamour, spiega “modestamente” quali passi deve compiere la donna “normale” per cercare di assomigliarle. E così, ad esempio, Victoria suggerisce di non uscire mai di casa senza occhiali da sole, ispirandosi a Audrey Hepburn.

Il consiglio numero uno? Visualizza interamente il tuo look: “La mattina presto – spiega – prima di impazzire scegliendo l’abito adatto tra una pila di vestiti, mi guardo sempre allo specchio, cerco di capire che tipo di giornata sarà e poi faccio gli abbinamenti”.

E ancora: Posh Spice consiglia alle lettrici di recarsi frequentemente in Giappone, un “paese fantastico dove puoi trovare tutto per le piccole taglie”. Tra i luoghi del mondo dove fare shopping, però, si possono scegliere anche le boutique di New York.

La signora Beckham, che ultimamente si è paragonata a Lynette, l’eroina di Desperate Houswives che trascorre l’intera giornata ad accudire i suoi tre pestiferi figli, invita poi le lettrici a usare sempre l’immaginazione, tagliando i vestiti o portando le magliette al contrario.

E nei giorni in cui non ti senti proprio in forma? Niente paura, spiega Vic: “Prevedi sempre qualche abito di emergenza, come queli di Stella McCartney… fanno miracoli per la linea”. Per i giorni migliori, invece, la signora Beckham ha ammesso di indossare anche capi della Gap per bambini. Dopo aver passato in rassegna la lista dei sarti preferiti (Alexander McQueen, Vivienne Westwood, Dolce&Gabbana e Christian Dior), Victoria si lascia andare a un ultimo consiglio: non svelate troppo il vostro corpo, perché è molto più sexy lasciare un po’ di spazio all’immaginazione.

Ogni anni, secondo la stampa britannica, Victoria Beckham spende oltre 145mila euro per gestire il proprio guardaroba. Recentemente ha sfilato a Milano per lo stilista Roberto Cavalli.

(6 marzo 2006)

(Nella foto: Victoria Beckham)

Galles, torturata sui banchi riceve 20mila sterline dalla scuola


È successo in Galles, dove Sophie Amor ha ricevuto 20mila sterline di risarcimento per essere stata vittima dei propri compagni di classe

Bullismo, torturata da bambina
la scuola la ripaga dopo il diploma

di DANIELE SEMERARO

LONDRA – Una ragazza britannica di 23 anni ha ottenuto 20mila sterline (pari a circa 30mila euro) di risarcimento danni per essere stata vittima del bullismo nella scuola elementare pubblica in Galles, che aveva frequentato dai 4 agli 11 anni.

Sophie Amor, questo il nome della ragazza, ha ricevuto il risarcimento per aver subito alla St. Peter’s Church in Wales School, nel paesino di Blaenavon, sette anni di persecuzioni che, sostiene, le hanno rovinato la vita.

“Ogni giorno avevo il terrore di entrare a scuola”, ha raccontato Sophie, che ora è diplomata in Arte, ricordando come i suoi compagni delle elementari la tormentavano, le sputavano addosso, la prendevano in giro perché grassa e la picchiavano, tanto che una volta fu costretta a mettere dei punti intorno all’occhio dopo essere stata sbattuta di proposito per terra.

“Facevo di tutto per scomparire, ma sembrava che tutti mi fissassero, canzonandomi, ridendo di me e puntandomi il dito contro. Non potevo nemmeno camminare nei corridoi senza che qualcuno facesse un commento o sbattesse, di proposito, contro di me”, ha aggiunto la ragazza, che addirittura all’età di nove anni tentò il suicidio con un’overdose di farmaci e all’età di 14 si ritirò da scuola perché le fu diagnosticata la depressione.

“E ora – continua – non esco nemmeno più di casa se vedo che in strada sta passando qualcuno dei ragazzi che mi hanno offeso o malmenato. Quella che sto vivendo non è una vita vera e propria… è un’esistenza e basta. Purtroppo odio questo mio modo di reagire, ma non posso cambiarlo”.

La madre di Sophie, che ha avuto regolari colloqui con il preside e i professori della scuola, ha ammesso di non aver voluto di proposito mai sporgere denuncia, perché pensava che la situazione potesse addirittura peggiorare: “È la cosa più frustrante del mondo – ha spiegato – vedere la propria figlia soffrire, perdersi i migliori anni della giovinezza e non poter nemmeno muovere un dito per fare qualcosa”.

Il comune di Torfaen, al quale fa capo la scuola di Blaenavon, ha comunque negato ogni responsabilità: “La vicenda è stata affrontata dagli assicuratori del Comune, che hanno accordato di pagare 20mila sterline per risolvere la questione e minimizzare i costi. Torfaen – continua – prende sul serio tutti i reclami degli studenti. Ogni scuola del Comune ha adottato vigorose politiche anti-bullismo accompagnate da chiare linee guida da seguire”, ha spiegato un portavoce del sindaco della cittadina gallese.

(21 febbraio 2006)

(Nella foto: Sophie Amor)

Londra, allarme istruzione. Un milione di ragazzi a rischio


Da un rapporto ufficiale il dato allarmante: oltre 1500 scuole sotto gli standard. Il ministro dell’educazione: “Gli istituti peggiori saranno chiusi”

Bufera sul sistema educativo inglese
a rischio un milione di ragazzi

E nessuno più vuole fare il preside: forte calo nel numero delle domande

di DANIELE SEMERARO

LONDRA – Circa un milione di bambini e ragazzi studiano in Inghilterra in scuole carenti, anche se il numero di queste è in diminuzione. Lo afferma un rapporto ufficiale del National Audit Office (l’ufficio nazionale britannico di controllo della pubblica amministrazione) che ha fatto molto scalpore nell’opinione pubblica inglese.

Dal rapporto, inoltre, risulta che è in calo il numero degli insegnanti che fanno domanda per diventare presidi, e questo dato sembra riflettere la percezione di un’eccessiva pressione su tale categoria e di una minore sua attrattiva.

Secondo il Nao, in particolare, alla scorsa estate erano 1557 le scuole “poco performanti” e 242 gli istituti con prestazioni completamente insufficenti (anche se, bisogna ammettere, il numero di queste ultime è decisamente calato: nel 1998 le scuole totalmente inadeguate erano 515). Le scuole carenti, aggiunge il rapporto, sono il 23% circa di quelle secondarie e il 4% di quelle elementari.

“Sebbene il numero delle scuole dalla prestazione insufficiente sia diminuito è tragico che così tanti allievi ancora non ricevano l’istruzione che meritano” ha commentato Edward Leigh, presidente della commissione conti pubblici della Camera dei Comuni. “La maggior parte di queste scuole hanno bisogno di migliori dirigenti e amministratori, di più alti standard d’insegnamento e di un appoggio più efficace delle autorità locali”, ha aggiunto.

“A nessun istituto scolastico sarà permesso di rimanere debole: tutte le scuole che entro un anno non mostreranno segnali di miglioramento andranno incontro alla chiusura”, ha affermato, molto seccato, il ministro dell’istruzione britannico Jacqui Smith, aggiungendo che nei prossimi mesi le ispezioni si moliplicheranno. “Standard migliori, migliori metodi d’insegnamento e riforme – ha aggiunto – contribuiranno a migliorare anche quegli istituti che ora chiamiamo ‘poco performanti'”.

“Voglio puntualizzare che da quanto emerge dal mio rapporto annuale sullo stato dell’educazione in Inghilterra – ha poi dichiarato David Bell, capo degli ispettori del ministero dell’istruzione inglese – la maggior parte delle scuole britanniche sono buone. E molte di queste non sono solo buone ma eccellenti, e forniscono ai propri alunni un’eccellente educazione. Molti istituti – ha aggiunto – stanno affrontando delle difficoltà. Quello che conta però è che sono sicuro che non rimarranno nella mediocrità”.

E sull’altro problema, quello del reclutamento dei presidi, con più di un quarto delle scuole primarie che dall’anno scorso non hanno un direttore fisso, il rapporto chiede che si faccia di più per incoraggiare i docenti a intraprendere la carriera di preside e che l’ente cui sono affidate le ispezioni si concentri sulle scuole che mostrano segni di debolezza, riducendo il tempo dedicato a quelle migliori.

(11 gennaio 2006)

Maccheroni per gli studenti britannici. Gli inglesi copiano le nostre mense


Due inviati del governo di Londra studiano i pasti delle scuole italiane. Per migliorare la loro politica alimentare introdurranno nei college cibi italiani

Maccheroni per gli studenti britannici
gli inglesi copiano le nostre mense

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Entrano nelle mense delle nostre scuole, prendono appunti, assaggiano i cibi. Sono i due esperti inviati dal Consiglio di Ricerche Economiche e Sociali del Regno Unito, Kevin Morgan e Roberta Sonnino, che stanno preparando un rapporto che mette a confronto i pasti scolastici di Roma e Toscana con quelli inglesi del Carmanthenshire, Gloucestershire e Aberdeenshire. La relazione, poi, servirà al ministro dell’Istruzione britannico Ruth Kelly per migliorare la politica alimentare delle scuole inglesi.

Qualche mese fa il popolarissimo chef televisivo inglese Jamie Oliver aveva lanciato una campagna, subito raccolta dal governo Blair, per migliorare con più qualità e più cibi sani e freschi le mense scolastiche d’oltremanica. E così due nutrizionisti dell’Università di Cardiff sono volati in Italia nella speranza di importare i salutari menu delle nostre scuole. La questione non è quella di copiare i menu scolastici italiani e introdurli nelle scuole britanniche, ma di utilizzare ingredienti freschi e biologici, come quelli previsti dai menu delineati l’anno scorso per le 140 mila scuole di Roma.

“La cucina delle scuole italiane ha un odore così buono – ha detto al Times di Londra Kevin Morgan, visitando una scuola elementare nostrana – e nelle mense ci sono anche tovaglie di carta bianche e cestini di mele fresche”. I due inviati, inoltre, si sono meravigliati di aver visto, al posto delle classiche patatine fritte, pasta al pomodoro e basilico, polpette di carne e insalata fresca, torta alle mele. “Abbiamo bisogno di questo in Inghilterra – continuano i due nutrizionisti – e non è solo questione di pasta e olio d’oliva, ma d’ingredienti stagionali associati al territorio”.

(16 novembre 2005)