Forse dovremmo cambiare l’articolo 11 della Costituzione

..perché recita così:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

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Ho visto Body of Lies (Nessuna Verità)

Ieri ho visto Nessuna Verità (titolo originale, Body of Lies) con Russel Crowe e Leonardo Di Caprio. Un film ambientato tra Iraq, Giordania e Siria tutto incentrato sulla caccia ai “signori del terrore” da parte degli Stati Uniti. Un film che – a mio avviso – fa riflettere sulle crudeltà della guerra in Medioriente e soprattutto sul punto di vista – per una volta – di chi la guerra la vive ogni giorno in prima persona, e non (come molti fanno) da migliaia di chilometri di distanza. Bello!

Se nei videogames si iniziasse a promuovere la pace, non la guerra

E se nei videogames s’iniziassero un po’ di più a promuovere la pace e la volontà di un mondo migliore, invece della violenza? Come tutti sappiamo, tra i videogiochi che vendono di più (e che piacciono di più) ce ne sono sempre molti che riguardano (da vicino o da lontano) la violenza. A partire dalla prossima settimana Advanced Micro Devices (Amd) ha annunciato un progetto destinato ai bambini che vogliono imparare a costruire videogiochi; la particolarità è che i videogames in questioni andranno a promuovere messaggi sociali come la lotta alla povertà o la protezione dell’ambiente che ci circonda.

Il progetto è chiamato “Changing the Game” (”cambiando il gioco”, appunto) e oltre al messaggio sociale darà la possibilità a bambini e ragazzi di iniziare a farsi un vero e proprio curriculum nel campo dello sviluppo di software e videogiochi. Non è tutto: sempre la prossima settimana Microsoft presenterà il primo gioco educativo tutto dedicato all’ambiente e sviluppato dai ragazzi della scuola secondaria americana che hanno partecipato all’iniziativa “Microsoft Imagine Cup”. Insomma: qualcosa inizia a cambiare sul fronte dei videogiochi?

Due tra le più grandi aziende che progettano processori e software, Amd e Microsoft, appunto, iniziano almeno un po’ a pensare alla difesa dei valori come la vita, la solidarietà, la natura. E la cosa interessante è che cercano di coinvolgere bambini e ragazzi, che sono poi i primi fruitori di videogiochi. “Abbiamo la grande opportunità – ha spiegato il presidente di Amd Dirk Meyer – di sfruttare la passione che i ragazzi hanno nei confronti dei videogiochi insegnando loro ad essere vincenti anche nel ventunesimo secolo”.

Insomma, due belle iniziative (non sono le uniche, esistono anche numerosi incontri internazionali di sviluppatori che si occupano di videogiochi “positivi” – ma di certo quando due aziende di questo calibro prendono delle decisioni simili riescono a fare “molto rumore”) che ci portano a una domanda: se iniziassero a circolare un po’ più di videogiochi ispirati ai buoni sentimenti e al rispetto del prossimo… riusciremmo a cambiare almeno un pochino in positivo?

Un rifugio antiaereo nel bel mezzo dell’Eur

Rifugio

Questa mattina con grande piacere ho visitato la mostra fotografica “Istantanee di vita – Volti, gesti, persone, architetture all’Eur”, tutta dedicata alle fotografie storiche che hanno accompagnato la creazione e la vita, dagli anni del Fascismo ad oggi, del quartiere in cui vivo, a Roma.

La mostra, con oltre trecento immagini inedite, inizia all’interno del Palazzo degli Uffici (sede legale di Eur Spa) ma prosegue poi nei suggestivi locali del rifugio antiaereo sotterraneo. Se capitate da queste parti andatela a vedere perché ne vale veramente la pena… e poi è davvero suggestivo anche solo visitare i locali del rifugio, in cui si vedono ancora i segni del terrore e delle difficoltà di quegli anni.

Usa, centinaia di scarpe per ricordare le vittime della guerra in Iraq


Centinaia di paia di scarpe sono allineate sul National Mall (il grande prato situato al centro di Washington) per simboleggiare le vittime civili e militari che hanno perso la vita in Iraq dall’inizio della guerra nel 2003

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