Viaggio dalla morte all’Italia. Un bellissimo articolo di Ezio Mauro

Su Repubblica di oggi il direttore Ezio Mauro ha pubblicato un reportage molto toccante sulla storia dei 78 immigrati partiti dalla Libia e morti, quasi tutti, durante la traversata in mare. Un reportage che fa riflettere su quanto queste tragedie siano vicine a noi, all’Italia dei lustrini, del Grande Fratello e delle love-story di chi ci governa.

PALERMO – Italia? È una stanza bianca e blu, la numero 1703, pneumologia 1, primo piano dell’ospedale “Cervello”. Un tavolino con quattro sedie, due donne coi capelli bianchi negli altri due letti, dalla finestra aperta le case chiare del quartiere Cruillas, le montagne di Altofonte Monreale, il caldo d’agosto a Palermo. Sui due muri, in alto, la televisione e il crocifisso, una di fronte all’altro.

È quel che vede Titti Tazrar da ieri mattina, quando apre gli occhi. Quando li chiude tutto balla ancora, ogni cosa gira intorno, il letto è una barca che si inclina e poi si piega sulle onde. Titti cerca la corda per reggersi, d’istinto, come ha fatto per 21 giorni e 21 notti, con la mano che da nera sembra diventata bianca per la desquamazione, una mano forata dalle flebo per ridare un po’ di vita a quel corpo divorato dalla mancanza d’acqua. La gente che ha saputo apre la porta e la guarda: è l’unica donna sopravvissuta – con altri quattro giovani uomini – sul gommone nero che è partito dalla Libia con un carico di 78 disperati eritrei ed etiopi, ha vagato in mare senza benzina per 21 giorni, ha scaricato nel Mediterraneo 73 cadaveri e ha sbarcato infine a Lampedusa cinque fantasmi stremati da un mese di morte, di sete, di fame e di terrore.

Quei cinque sono anche gli ultimi, modernissimi criminali italiani, prodotto inconsapevole della crudeltà ideologica che ha travolto la civiltà dei nostri padri e delle nostre madri, e oggi ci governa e si fa legge. I magistrati li hanno dovuti iscrivere, appena salvati, al registro degli indagati per il nuovo reato d’immigrazione clandestina, i sondaggi plaudono. Anche se poi la vergogna – una vergogna della democrazia – darà un calcio alla legge, e per Titti e gli altri arriverà l’asilo politico. Scampati alla morte e alla disumanità, potranno scoprire quell’Italia che cercavano, e incominciare a vivere.

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Agrigento, nuovi sbarchi: arrivati più di 200 migranti. Il mio servizio per Sky Tg24



Erano stati intercettati dalla capitaneria di porto a circa 20 miglia dalla costa e sono stati trainati a bordo dello stesso barcone di otto metri su cui hanno viaggiato. Sono 218 i clandestini giunti a Porto Empedocle, 10 km a sud di Agrigento nella costa meridionale della Sicilia. Tra loro, 45 donne e due bambini, uno di soli sei mesi. All’arrivo sulla terraferma, tre immigrati (tra cui una donna) hanno accusato malori, probabilmente a causa delle basse temperature e sono stati trasportati in ospedale.

Introdusse la figlia illegalmente in Italia, “innocente”. Il mio servizio per Sky Tg24

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Il genitore extracomunitario che porta illegalmente con sé un figlio in un paese straniero, soprattutto se l’alternativa è abbandonarlo al proprio destino in patria, non compie un gesto criminale. Fa discutere la sentenza della Cassazione, che ha confermato l’assoluzione di un macedone dal reato di favoreggiamento dell’ingresso clandestino per aver cercato di portare in Italia la propria figlia, non avendo ottenuto il ricongiungimento familiare. La decisione all’indomani di un’altra sentenza singolare.

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 1

Sabato 2 febbraio 2008

Ucraina1

(Io e il fotografo tedesco Jan Zappner su un lago ghiacciato a Kiev)

Un’ora di fila all’aeroporto di Kiev, appena scesi dall’aereo, per il controllo del passaporto e per il rilascio della cosiddetta immigration card. È così che Kiev, la capitale dell’Ucraina, accoglie me e il fotografo tedesco, Jan Zappner. In un’Europa ormai unita e senza confini, stare in fila con centinaia di persone ad aspettare che un ufficiale della polizia di frontiera autorizzi la nostra entrata nel Paese è stato qualcosa di molto strano.

Ore 6.30, suona la sveglia, si parte alla volta di Budapest. Ovviamente non sono uscito in città, ma sono stato solo all’interno dell’aeroporto per effettuare lo scalo. Lì dopo qualche istante di orientamento ho incontrato Jan, il fotografo. Un bravo ragazzo, molto intenzionato a compiere un ottimo lavoro di squadra. Davanti a un’aranciata iniziamo a parlare degli argomenti che vogliamo coprire durante la nostra permanenza a Kiev. Argomenti che, cari lettori, svelerò via via durante il mio racconto di viaggio.

Dopo un’ora e mezza di volo e dopo l’ennesimo panino prosciutto-e-salsette servito a bordo, Kiev ci accoglie nel bel mezzo della nebbia. La neve dei giorni scorsi è ormai sciolta, e si vede solamente ai lati delle strade. L’autostrada che porta al centro della città è a quattro corsie, spesso s’intravedono palazzoni di epoca sovietica ma c’è anche un gran voglia di rinnovamento, con edifici ipermoderni (banche, cinema, casino) che si affacciano sulle strade. Il primo monumento che notiamo a Kiev è una specie di “Statua della Libertà” (si chiama Rodina Mat), un’enorme statua di pietra che sovrasta la città con una spada e uno scudo.

Il nostro tassista ci fa fare un breve giro turistico prima di arrivare in uno dei quartieri più “in” della città, il quartiere delle ambasciate, nel quale si trova la nostra abitazione per questi giorni. Devo ammettere che fino ad ora orientamento zero: la città è molto trafficata e ci sono incroci con decine di strade che s’intersecano. La padrona di casa, Valentina, una signora molto anziana e apparentemente innamorata dell’Italia, ci mostra l’appartamento, al terzo piano rigorosamente senza ascensore. Un appartamento semi-moderno in un palazzo abbastanza vecchiotto, in ogni caso ristrutturato con un gran bel riscaldamento, televisione, bagno, cucina attrezzata e così via.

Sorpresa delle sorprese, scopro che Cyril, “la fotografa” che accompagnerà la collega francese Prune e che arriverà domani, è in realtà un uomo (chissà perché avevo sempre associato il nome Cyril a una donna – e invece la traduzione più semplice era appunto Cirillo). Quindi saremo tre ragazzi e una ragazza all’interno dell’appartamento. L’altra squadra di Babel Reporter, formata appunto da Prune e Cyril, si occuperà dei temi dell’immigrazione e della letteratura in Ucraina.

Neanche il tempo di riposarci che arriva Olesky, un ragazzo ucraino di 24 anni che frequenta la scuola di giornalismo di Kiev. L’abbiamo contattato per avere un appoggio qui (traduzioni ucraino/russo-inglese, organizzazione delle interviste e così via) e devo dire che abbiamo fatto davvero un’ottima scelta: come prima impressione mi sembra un ragazzo molto preparato, con un inglese anche troppo perfetto e “fluent”, anche se all’inizio sta molto sulle sue. Un bravo ragazzo insomma.

Come prima cosa Olesky ci ha preparato una lista di persone da intervistare per il nostro argomento, e speriamo che tutto possa andare per il meglio. Per cena niente di meglio che un locale caratteristico: un pub molto carino pieno di ragazzi e ragazze, ovviamente tutte bellissime e tutte con micro-gonne e abbondanti scollature: un modo di porsi e di vestirsi completamente diverso da quello delle ragazze italiane. Una costante che ci accompagnerà praticamente per tutto il viaggio. La cena è a base di pollo con non so cosa sopra (una salsetta agrodolce, probabilmente), verdure miste (piselli, patate, funghi, carote – anche se i funghi per via di Chernobyl sarebbero sconsigliati…) e birra. La serata finisce in un altro locale, chiamato The Wall, con un altro abbondante boccale di birra. Per la serie, la dieta ringrazia.

That’s all for today… ovviamente ho iniziato a parlare inglese a manetta, e a parte le prime difficoltà di lavorare in una lingua straniera devo dire che il lavoro è davvero interessante. Il viaggio si prospetta davvero intrigante… io ce la metterò tutta per fare del mio meglio. Speriamo bene!

Il ministro: "Esiste un problema Bari, lo esaminerà il governo"

da REPUBBLICA BARI – pag. II

Il responsabile della Solidarietà sociale affronta il nodo extracomunitari
“Occorre trovare un capitolo di spesa per affrontare l’ allarme”

di DANIELE SEMERARO

«Dobbiamo ripristinare la legalità e poi promuovere un progetto per l’ agricoltura nel Mezzogiorno». Mai come in questo momento, tra lavoratori stagionali e Centri di prima accoglienza, l’ allarme per la situazione degli immigrati in Puglia è alto. Lo sa bene il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, intervenuto all’ università alla terza giornata del Forum annuale di «Sbilanciamoci!».

Ministro Ferrero, in questi giorni, dopo l’ inchiesta dell’ Espresso, si parla molto dei braccianti agricoli stranieri schiavizzati in Capitanata, ma la situazione è la stessa da anni…
«Il problema è duplice: bisogna da un lato coinvolgere il più possibile le forze dell’ ordine, dall’ altro fare intervenire l’ ispettorato del lavoro. Non dico che ciò risolva il problema, ma all’ inizio cominciamo col contrastare la criminalità».

Il settore va riqualificato e bonificato. Ma come?
«Occorre un progetto per l’ agricoltura del Sud, che tenga conto di tutti questi problemi e del fatto che è in diretta concorrenza con i Paesi emergenti. La situazione va affrontata, e coinvolgeremo al più presto i ministeri del Lavoro e della Programmazione».

Il Cpa di Palese è sempre ai limiti del collasso. Come interverrete?
«Conosco la situazione, Bari è nella mia agenda e in quella del mio ministero. Ho già chiesto al ministro Amato di farci sapere cosa bisogna fare. Si tratta di una struttura emergenziale che opera quindi in situazioni e con strutture emergenziali».

Il sindaco Emiliano ha chiesto al Governo maggiore attenzione e fondi supplementari oppure la chiusura del centro. Cosa ne pensa?
«Bisogna tenere conto che gli enti locali non sono convinti del centro, ma la decisione finale spetterà al ministero. Sul problema degli immigrati che escono dal Cpa e si fermano a Bari perché non sanno dove andare, capisco il sindaco. Come Ministero però non abbiamo alcuna possibilità di presa diretta del problema non avendo disponibilità economiche tali da sostenere interventi mirati»

Più volte il Governo ha espresso l’ urgenza di rivedere la legge Bossi-Fini. Meglio una modifica o una cancellazione?
«La Bossi-Fini va certamente modificata, intanto per quanto riguarda le procedure d’ ingresso, nel senso che attualmente è quasi impossibile entrare legalmente in Italia. Abbiamo cominciato a lavorare, penso in modo positivo, col ministro Amato. L’ autunno sarà il tempo per mettere mano alla normativa e quindi arrivare a fare effettivamente una politica diversa».

Immigrati imprenditori, è boom

da REPUBBLICA BARI – pag. VIII

In un anno 400 aziende in più: la Puglia seconda in Italia. La provincia col maggior numero di presenze è Lecce, seguita da Bari
I settori più gettonati: tessile, edilizia, commercio e agricoltura. I dati del 2005 segnano un +53,98 per cento rispetto a 12 mesi prima

di DANIELE SEMERARO

La Puglia, dopo la Liguria, è la seconda regione italiana per crescita di imprese gestite da stranieri. Dal 2004 al 2005 si registra un aumento del numero delle imprese gestite da immigrati, da 767 a 1181, con un incremento del 53,98 per cento. Secondo i dati forniti dalla Camera di commercio di Bari e riferiti a tutta la regione, gli immigrati impiegati regolarmente in imprese nella prima metà del 2006 erano 12mila 944: 801 in più rispetto all´anno precedente. Di questi, 9mila 214 sono cittadini comunitari e 3mila 730 extracomunitari. A sorpresa, la nazionalità più rappresentata è quella svizzera con 2mila 874 occupati. Seguono la Germania, il Marocco, il Senegal, la Cina e la Francia. In controtendenza la presenza di francesi, che sono diminuiti rispetto agli anni scorsi. Da segnalare anche un aumento del numero di cittadini provenienti dall´Est europeo, in particolare dalla Romania.

Il maggior numero di stranieri si trova a Lecce: 4mila 790 impiegati, di cui quasi duemila provenienti dalla Svizzera. Seguono le province di Bari (con una folta rappresentanza di venezuelani), Foggia, Taranto (dove è molto forte la componente cinese) e Brindisi (con molti arrivi dal Belgio). Per quanto riguarda invece le attività nelle quali gli stranieri sono occupati, al primo posto in tutta la regione figura il commercio. Seguono il settore manifatturiero e delle riparazioni e quello tessile (abbigliamento, calzature, pelletteria). Più del 70 per cento del totale dei lavoratori stranieri è impiegato nella piccola impresa. Questi dati non tengono conto del lavoro nero e del sommerso: su 150mila accertamenti in tutta Italia, secondo una ricerca Inps, un terzo dei lavoratori in nero è straniero.

«Sta emergendo – spiega Giuseppe Bea della Cna, la Confederazione nazionale dell´artigianato e della piccola e media impresa – un legame molto stretto tra evoluzione del mercato del lavoro italiano e crescita dell´occupazione straniera. Ormai è noto che molti lavori faticosi agli italiani non piacciono, e in qui subentrano gli extracomunitari. E poi riscontriamo anche una novità: la mortalità delle imprese aperte da stranieri è minore di quella degli italiani. Spiegare questa tendenza è semplice: uno straniero arriva a fare impresa dopo aver superato tutta una serie di prove che lo rendono determinato, così anche la gestione delle imprese diventa più oculata».

I numeri non sorprendono l´assessore regionale alla Solidarietà e ai flussi migratori, Elena Gentile: «È la conferma che il nostro tipo d´immigrazione ha grandi qualità dal punto di vista della capacità imprenditoriale. Il dato delle tante imprese con addetti cittadini svizzeri e tedeschi è un caso emblematico: accade spesso che dopo aver trascorso alcune generazioni in paesi stranieri, gli emigranti ritornino nella propria terra per portare il know-how acquisito all´estero. La Regione sta incentivando questo ritorno e a breve inizieremo un tour nei Paesi storici dell´emigrazione pugliese, dalla Svizzera alla Germania, dalla Francia al Regno Unito, dove abbiamo una comunità molto vivace dal punto di vista imprenditoriale, dall´Australia all´America latina».

«Stiamo lavorando – conclude l´assessore Gentile – anche sul problema molto sentito dei prestiti bancari: abbiamo recentemente avviato un tavolo con i maggiori istituti italiani per un´apertura nei confronti delle aziende che hanno come titolari i cittadini stranieri, in un´intesa che ponga la Regione come garante e promotrice di un più semplice accesso al credito».