Addio a Paul Allen, cofondatore di Microsoft

“Mi aspetto che il personal computer diventi uno degli oggetti che le persone portano sempre con sé, uno strumento su cui prendere appunti, fare calcoli, gestire appuntamenti”, scriveva nel 1977 Paul Allen, ben prima che il computer come lo conosciamo oggi diventasse una realtà. E’ scomparso all’età di 65 anni per le complicazioni di un un linfoma non-Hodgkin. Un male tornato dopo la guarigione nel 2009 dallo stesso tipo di cancro che aveva sconfitto anni prima.

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Steve Jobs e i prodotti che funzionano

Ho atteso alcune ore prima di scrivere qualche riga sulla morte di Steve Jobs. Leggere tante pagine e vedere tanti minuti di televisione dedicati alla vicenda mi ha colpito, soprattutto perché molti colleghi hanno voluto insistere sul fatto che i prodotti che Jobs ha contribuito a creare siano belli e alla moda. È evidente che tutto questo non basta e non gli rende onore.

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Ecco l’iPad 2, sul palco c’è Steve Jobs

Design innovativo, grande velocità, due telecamere: è il nuovo oggetto del desiderio presentato oggi a San Francisco davanti a una platea di appassionati, giornalisti e blogger

 

di DANIELE SEMERARO

Ha un design tutto nuovo, è nove volte più veloce, ha due telecamere, può essere bianco o nero. È il nuovo iPad 2, presentato oggi a San Francisco con una sorpresa: un magrissimo Steve Jobs è apparso come per magia sul palco dello Yerba Buena Center, affollatissimo – come sempre durante le presentazioni di nuovi prodotti – di appassionati, giornalisti e blogger.

Dopo l’annuncio shock di metà gennaio, in cui Jobs annunciava di volersi prendere un periodo di riposo per motivi di salute (Jobs, lo ricordiamo, ha subito un’operazione per cancro al pancreas nel 2004 e un trapianto di fegato nel 2009), si pensava infatti che questo sarebbe stato il primo grande evento Apple senza di lui. E invece non solo ha partecipato all’evento, ma è rimasto per oltre un’ora sempre in piedi.

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Google svela: “Ecco il nostro tablet”. Apple è avvertita

“Big G” pronta a entrare nel mercato delle tavolette elettroniche sensibili al tatto
Il prodotto potrebbe avere tutto ciò che manca al dispositivo siglato Apple

Google svela il suo Tablet
e lancia la sfida all’iPad

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Una mano sinistra tocca lo schermo di un tablet e con il tocco di un dito apre la posta elettronica di Gmail; contemporaneamente una mano destra fa partire la navigazione in rete, fa ricerche online, salva fotografie e organizza le finestre all’interno dello schermo. Non si tratta della dimostrazione del tanto discusso iPad di Apple, ma del “concept” del nuovo prodotto che Google potrebbe presto presentare, e che si pone come valida alternativa alla “tavoletta elettronica” sensibile al tatto appena lanciata dalla casa della Mela morsicata. Si apre, dunque, un nuovo episodio della “guerra” tra Google e Apple, dopo il lancio di Android, il sistema operativo per cellulari avversario dell’iPhone.

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L’anno della tavoletta

Alcune considerazioni sulla presentazione dell’iPad, la “tavoletta” Apple a metà tra un cellulare e un computer che ha avuto così tanto spazio sui media tradizionali.

Si tratta, per spiegarlo in parole povere, di un computer tablet (una tavoletta, appunto) touchscreen molto simile a un grande iPhone, molto bella dal punto di vista del design e che offre la possibilità di navigare in internet, ricevere posta elettronica, leggere i libri elettronici (e-book) e i giornali in formato digitale, guardare foto e video, ascoltare musica e lavorare ai propri documenti (presentazioni, testi, fogli di calcolo), con una connessione a internet garantita dal Wi-Fi o, per le versioni più costose, dalla connessione alla rete cellulare. I prezzi variano dai 499 agli 829 dollari, a cui vanno aggiunti, per la versione 3G, i costi della navigazione in rete da linea cellulare.

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Il World Wide Web compie 20 anni. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Vent’anni e non dimostrarli affatto. È il World Wide Web, la grande rete mondiale, nata ufficialmente il 13 marzo del 1989. Quel giorno il ricercatore britannico Tim Berners-Lee presentò al Cern di Ginevra un sistema per la distribuzione di dati scientifici basato sugli ipertesti, cioè testi in cui le singole parole potevano essere utilizzate per creare legami con altre pagine. Nella primavera del 1991, i primi test, nel dicembre successivo il primo collegamento con un server al di fuori del Cern.

A Roma le finali italiane delle Olimpiadi dei videogiochi

 

Si concludono oggi a Roma le selezioni nazionali dei finalisti che parteciperanno a novembre a Colonia alle Olimpiadi dei Videogiochi. A sorpresa a gareggiare a colpi di joystick e tastiera non sono soltanto i più giovani.

Il mio servizio per Sky Tg24. Domani lunedì 6, nella pagina dello Spettacolo delle 11.45, la versione lunga del servizio.

D@di nel 2001

Per festeggiare il proprio decimo compleanno, Google dà in questi giorni la possibilità di effettuare una ricerca sul Web come se fossimo nel 2001. Incredibile vedere come nel 2001, inserendo il mio nome, uscisse un solo risultato (che si riferisce al primo sito che ho creato, sette anni fa)!


Provateci anche voi, cari lettori: che strano tornare indietro nel tempo… di internet!

La musica? Facciamola suonare ai musicisti, più che ai computer

→ D@di per Geekissimo.com

Il titolo del post sembrerebbe provocatorio, ma invece è serissimo. Sappiamo che i computer sono in grado ormai di eseguire ogni tipo di musica ma… il nostro cervello si accorge che la musica la sta suonando un computer, al posto di una persona in carne ed ossa. È quanto emerge da uno studio dell’università del Sussex, in Inghilterra. I neuroscienziati, in particolare, hanno analizzato le risposte delle onde cerebrali di fronte all’ascolto di un pezzo al pianoforte, suonato prima da un musicista, poi da un computer.

I risultati sono abbastanza sorprendenti: ci si emoziona molto di più ascoltando gli accordi del “vero” pianista, anche se poi all’orecchio non allenato musicalmente le due esecuzioni sembrano apparentemente identiche. Tra l’altro, il test è stato effettuato proprio su ascoltatori non professionisti, cioè gente comune, ovviamente non al corrente di chi stava suonando in quel momento. Analizzando le onde provenienti dagli elettroencefalogrammi emerge che l’attività cerebrale è di gran lunga più attiva nei momenti in cui la musica cambia tonalità o arrivano delle note inaspettate da parte del cervello… ma solo se a suonare è un pianista.

“È stato molto interessante per noi – ha spiegato il capo-progetto – scoprire come le reazioni agli accordi inaspettati fossero estremamente più forti quando si ascolta un vero pianista, e questo dimostra anche che a parità di esecuzione, le note suonate da un essere umano incidono molto sulle emozioni delle persone. La nostra ricerca – continu – dimostra che i musicisti con i loro strumenti trasmettono emozioni a livello psicologico e cerebrale, e questo accade sia per gli ascoltatori allenati che per quelli che non hanno mai ascoltato dall’inizio alla fine un pezzo di musica classica”.

Chissà che, da ora in poi, coloro che si occupano degli arrangiamenti di musica leggera non ricomincino a far suonare gli strumenti ai musicisti, piuttosto che utilizzare – cosa che si fa ora soprattutto per risparmiare soldi – strumenti sintetizzati dal computer. Avete mai avuto una reazione simile all’ascolto della musica?

LanShark, un software per migliorare la condivisione tra computer in rete

→ D@di per Downloadblog.it

Oggi ho scoperto un’utilissima applicazione multipiattaforma per sfruttare al meglio la propria rete locale, a casa come in un piccolo ufficio. Si chiama LanShark, e permette di condividere i propri file in rete in modo più efficiente di quanto possano fare i tool di default presenti nei sistemi operativi.

Il software, infatti, è in grado di riconoscere automaticamente tutti gli altri utenti LanShark connessi alla rete locale, dando loro la possibilità di condividere intere cartelle o singoli file, e di accedere l’uno ai file dell’altro, e così via. Utilissima, tra l’altro, anche la possibilità di effettuare “al volo” una ricerca nell’intera rete.

Il software è gratuito e disponibile per Windows, Gentoo e Debian/Ubuntu (la versione per Mac – ahimé – va invece “compilata”). Se utilizzate spesso file e cartelle in rete sparsi su diversi computer, date un’occhiata e vedrete che dopo qualche giorno di utilizzo sarà difficile farne a meno.

Davvero potrebbe nuovamente spuntare Italia.it?

Sicuramente lo ricordate, perché ne avevamo parlato ampiamente all’inizio dell’anno. Ebbene Italia.it, uno dei simboli degli sprechi ministeriali, potrebbe rinascere dalle ceneri, con un nuovo progetto affidato nientedimeno che a Michela Vittoria Brambilla. La chiusura definitiva del portale era stata decisa il 22 gennaio attraverso un comunicato del capo dipartimento per l’Innovazione tecnologica, secondo cui era meglio chiudere, perché – d’accordo l’ex-ministro per i Beni Culturali con delega al Turismo Francesco Rutelli – “il portale non era più funzionale“.

Secondo quanto riporta un comunicato Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario dalla Presidenza del Consiglio con delega al Turismo, avrebbe riferito di aver “assunto la gestione del portale Italia.it”. “Non ve ne posso parlare ora – ha spiegato la Brambilla nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi – la storia è complessa e ho bisogno di un po’ di tempo. Ma ho istituito un comitato per le nuove tecnologie anche per dare una risposta a questi problemi”. A nostro modesto avviso non serve un “comitato per le nuove tecnologie” per capire che negli scorsi anni sono stati spesi sette milioni di euro per ottenere poi un portale poco funzionale, poco accessibile e alquanto imbarazzante.

Tra l’altro la Brambilla avrebbe anche spiegato: “Prima di chiedere altri soldi, come ho imparato dalla mia esperienza imprenditoriale, voglio spendere quelli che ci sono. Spendiamo quelli che abbiamo bene, e poi vedremo se ne servono altri”. Secondo indiscrezioni per il progetto sarebbero stati stanziati, dai precedenti governi, circa 45 milioni di euro.

Insomma continuano le polemiche per un vero e proprio scandalo all’italiana. Il portale era stato molto criticato dalla comunità blogger per una struttura vulnerabile, troppo pesante, poco intuitiva e poco compatibile con molti standard di accessibilità del Web. Il 25 ottobre scorso il portale aveva smesso di funzionare: Francesco Rutelli aveva spiegato che “Italia.it” non era salvabile, spiegando di aver cercato di fare di tutto per evitare di staccare la spina, nonostante una dote finanziaria di molto superiore agli effettivi bisogni. Staremo a vedere; come sempre, appena avremo notizie, ve le riporteremo.

Internet, situazione disastrosa in Italia: siamo il fanalino di coda dell’Europa e il 56% non utilizza la Rete

La pessima situazione economico-politico-culturale in cui versa il nostro paese ormai da diversi anni sta incidendo anche – non poteva non essere così – sullo scarso livello di avanzamento tecnologico, che ci porta, dati alla mano, ad essere in ritardo sulla media dell’Europa a 27 anche sull’utilizzo dei servizi online. È quanto merge dal rapporto annuale dell’Assiform (l’Associazione italiana dell’Information Technology), in cui si sottolinea, però, che l’Italia, nonostante i ritardi, “è in compenso seconda in Europa quanto a quota di popolazione con elevate capacità di utilizzare internet: il 9 per cento, subito sotto la Francia (12 per cento) e sopra la media europea (8 per cento).

Ma parliamo delle brutte notizie: nella Pubblica Amministrazione, ad esempio, la rete viene utilizzata al 17 per cento, a fronte di una media europea del 30 per cento (siamo, quindi, sotto e di molto!), con un gradimento dei cittadini in diminuzione per quanto riguarda i servizi offerti in rete. La situazione non è migliore se si guarda al mercato: l’internet banking è utilizzato solamente dal 12 per cento della popolazione, rispetto al 25 per cento della media europea; l’e-commerce sviluppa il 2 per cento del totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea viaggia a quota 11 per cento (ma qui lo sappiamo qual è il problema, e ne abbiamo più volte parlato: spesso i beni acquistati non arrivano a destinazione!).

Infine, la percentuale di popolazione che non usa internet, pari al 56 per cento, è la più alta, portando così l’Italia ad essere fanalino di coda, di fronte a una media europea del 40 per cento. “Questa fotografia dell’Italia – spiega il presidente dell’Assinform Ennio Lucarelli – esprime il grave ritardo d’innovazione in cui ci troviamo rispetto ai nostri partner europei, ma anche le potenzialità inespresse che ci caratterizzano. Da una parte – continua – vi sono il progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non all’altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e dai vantaggi dei servizi internet; dall’altra, l’emergere di una consistente parte della popolazione fortemente attratta dalle nuove tecnologie”.

Il processo di digitalizzazione del Paese, dunque, starebbe avanzando in modo frammentario e discontinuo, privo di una politica economica capace di puntare sull’information technology in termini strategici, come invece è avvenuto e avviene in altri Paesi. Che ne pensate? Qual è la situazione nella vostra città, nella vostra azienda o nella vostra famiglia? Potete portare degli esempi che confermano l’ipotesi dello studio dell’Assinform, o che invece la contraddicono?

Nei prossimi quattro anni un quarto della popolazione mondiale sarà connessa a internet

→ D@di per Geekissimo.com

Secondo un report stilato dalla Jupiter Research, il numero di persone collegate online nel 2012 raggiungerà quota 1,8 miliardi, andando così a comprendere circa il 25 per cento degli abitanti del pianeta. La crescita maggiore avverrà – come era facile sospettare – nei paesi con le economie emergenti come Cina, Russia, India e Brasile. In totale, il numero di persone collegate crescerà del 44 per cento tra il 2007 e il 2012.

“Anche se le economie emergenti avranno una minore penetrazione online, se si comparano le cifre con quelle dei paesi più sviluppati – spiega il direttore della ricerca Vikram Sehgal – crediamo che questi paesi inizieranno a puntare molto su ’sofisticate attività online’ rispetto ai paesi che adesso uitlizzano di più la rete, andandoli anche a superare“. Tra l’altro, il mercato più redditizio sarà sicuramente quello asiatico, grazie all’alto tasso di crescita sia della popolazione, che del mercato tecnologico.

“L’Asia non solo avrà il tasso di crescita più alto, se comparato agli altri continenti, ma formerà un mercato capace di rispondere alle richieste di un enorme gruppo di utenti sofisticati. La notizia arriva a pochi giorni dalla stima di Gartner secondo cui il numero di personal computer nel mondo ha appena superato quota un miliardo, grazie anche alla crescita dei mercati emergenti.

La rapida penetrazione all’interno dei Paesi in via di sviluppo, infatti, è data dall’espansione considerata quasi “esplosiva” della banda larga e della connettività wireless, insieme anche a un abbassamento continuo dei prezzi dei personal computer.

Icann e Iana attaccati dai cracker

→ D@di per Downloadblog.it

Azione dimostrativa, o operazione terroristica? Se lo stanno chiedendo, in queste ore, i responsabili It e gli investigatori che stanno indagando sull’attacco “cracker” avvenuto ieri ai danni di Icann e Iana, i due enti internazionali che assegnano i domini dei siti Web e degli indirizzi Ip di tutto il mondo.

“Alcune fonti – si legge in una nota diffusa in Italia dal Cnipa, il Centro nazionale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione – riportano la notizia di un attacco di tipo ‘domain hijacking’ contro i siti Web dell’Internet Corporation per l’assegnazione di nomi e numeri Icann e quello dell’Internet Assigned Numbers Authority. I domini […] sono stati dirottati verso il sito AtSpace.com, dove si legge in un comunicato che ‘i siti che controllano i domini sono sotto controllo degli hacker’”.

Ancora non sappiamo se la situazione è stata del tutto risolta e se, soprattutto, si è capito se l’azione fosse dimostrativa oppure no. Al momento sappiamo solo che l’attacco, considerato da molti di grande valore simbolico, è stato rivendicato dal gruppo di origine turca NetDevilz.

Dopodomani Bill Gates lascia definitivamente la Microsoft. Storia di un “multimiliardario filantropo”

→ D@di per Geekissimo.com

Dopodomani, venerdì 27 giugno 2008, sarà l’ultimo giorno di Bill Gates alla guida della Microsoft. Dopo 1.712 settimane e quasi 33 anni di onorata carriera, Gates si ritirerà dagli affari andando a dedicarsi a tempo pieno alla Bill&Melinda Gates Foundation, l’organizzazione da lui fondata nel 2000 che, ad oggi, rappresenta l’istituzione filantropica più ricca al mondo, con 37,3 miliardi di dollari. Nonostante l’imminente addio, “l’imperatore dell’informatica” – così è stato recentemente soprannominato Gates – in questi giorni continua a svolgere normalmente i suoi lavori. Gates aveva fondato la Microsoft nell’aprile del 1975 ad Albuquerque (nel New Mexico) insieme a Paul Allen.

“Gates partecipa alle riunioni quotidiane come se dovesse restare per i prossimi dieci anni”, racconta uno Steve Ballmer in gran forma e che da lunedì prossimo assumerà le redini della società e andrà ad occupare il famoso “ufficio ad angolo” di Gates. Un’uscita – quella di Bill – preparata già da due anni: nessuno ormai fa più capo direttamente a lui, e pian piano il magnate è riuscito a organizzare tutto in modo che la sua uscita possa essere il meno traumatica possibile. Dal 2006 Gates ha infatti dato il via a un periodo di transizione che, come ha ammesso anche Ballmer, non è stato facile. Ora a Ballmer tocca la sfida di dimostrare che i bei tempi della società non finiscono con l’uscita di scena di Bill Gates.

Venerdì, dunque, sarà una giornata storica, e la routine lavorativa sarà interrotta con alcune celebrazioni e dei festeggiamenti. Ma Bill Gates, ovviamente, non uscirà del tutto di scena: continuerà infatti a recarsi in ufficio a Redmond almeno una volta a settimana, anche se “fisicamente” la sua stanza sarà un’altra. La passione di Bill Gates iniziò nel 1968, tra le mura scolastiche, quando insieme ad Allen mise per la prima volta le mani su un computer. L’anno della svolta è però il 1974, quando Gates e Allen proposero alla Mits, società produttrice di computer, un software basato sul linguaggio Basic. La Mits ne sembrò entusiasta e i due riuscirono a entrare nel giro. Nel 1975 fondarono la Microsoft.

Il successo ottenuto inizialmente fu enorme, tanto che nel 1986 i due erano già milionari. E l’anno successivo miliardari, con l’annuncio di Microsoft e Ibm del lancio di OS/2 1.0, che sarebbe andato a sostituire Ms-Dos. La collaborazione con l’Ibm si concluse poi nel 1991, quando Gates modificò il nome di OS/2 in Windows, il sistema operativo che poi, dopo qualche anno, sarebbe andato letteralmente a monopolizzare il mercato. Uno strapotere che, però, è costato a Microsoft anche sanzioni milionarie da parte dell’antitrust europeo. Oggi Microsoft è presente in 104 paesi e conta su 80mila dipendenti. Che siate fan di Windows o che preferiate Mac o Linux, una cosa bisogna riconoscerla a Bill Gates: la sua lungimiranza e la sua bravura hanno cambiato il nostro modo di vivere, per sempre.