Tante novità per la nuova versione, la 9.5, del browser Opera

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A tre giorni dall’uscita ufficiale della versione definitiva di Firefox 3 e a soli due giorni dall’uscita della sua relase candidate, il browser Opera esce ufficialmente allo scoperto rilasciando la versione definitiva 9.5. Si tratta, come tutti sapete, di un browser alternativo ai classici Internet Explorer, Firefox e Safari che si è distinto nel corso di tantissimi anni per velocità, affidabilità e soprattutto per le decine e decine di funzioni che ha al suo interno.

Tra le features più apprezzate dall’utente, ad esempio, la possibilità di avere un client e-mail/irc/newsgroup/rss integrato e i “mouse gestures”, per passare in maniera immediata alla pagina precedente o successiva della nostra navigazione. Ma anche lo “speed dial”, per avere sempre sotto controllo i propri siti preferiti e la possibilità di una sidebar in cui inserire widget di tutti i tipi.

Non è finita, ovviamente qua. Tra le funzioni che mi sembrano più innovative, anche la possibilità di sincronizzare le proprie impostazioni personali (note, bookmarks, barra personale e speed dial) su diversi client Opera, ad esempio quello dell’ufficio, di casa, del portatile, e così via. Opera 9.5 incorpora anche un client BitTorrent, il voice-controlled browsing (”per una navigazione più avventurosa”) e un sistema molto utile per prendere appunti al lato della pagina.

Insomma: senza dubbio tutte cose che si possono fare, in Firefox ad esempio, installando estensioni, e che però in Opera sono già integrate e poi fanno la differenza nellas celta di un browser.

Tra l’altro ci sono novità anche per quanto riguarda la velocità di caricamento dei siti: “Abbiamo costruito – spiega il team di sviluppo – il browser più veloce del mondo: è veloce nell’apetura, nel caricamento delle pagine e nell’esecuzione delle applicazioni Web”. In particolare, si legge sul sito ufficiale, Opera 9.5 è il doppio più veloce rispetto a Opera 9.2 nel rendering JavaScript e Html, nello startup e nell’eseguire plug-in di terze parti.

Unico problema, da segnalare per correttezza d’informazione. Ho provato Opera 9.5 su Mac Os X Leopard e ho riscontrato, nel primo giorno in cui l’ho utilizzato, due crash: una volta in apertura, un’altra volta mentre navigavo nelle opzioni.

Il download di Opera 9.5 è gratuito ed è disponibile per Windows, Mac Os X, Linux e anche altre piattaforme.

PayPal e i browser non sicuri

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Nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione alla sicurezza dei pagamenti online, PayPal ha annunciato che bloccherà i browser considerati “non sicuri” dall’utilizzare i propri servizi finanziari. Ciò vuol dire che chi si troverà ad utilizzare un browser considerato non attendibile dal team di esperti di sicurezza di PayPal, non potrà entrare nel proprio conto ed effettuare operazioni.

Secondo PayPal “è allarmante che un gruppo significativo di utenti ancora continui a usare browser molto vecchi e vulnerabili come Internet Explorer 4″. Browser, appunto, che conoscevano a malapena i rischi del phishing e della perdita di informazioni riservate. Una battaglia, quella di PayPal, considerata dagli stessi esperti della sicurezza dell’azienda una “veloce partita a scacchi contro la comunità criminale”.

Ma non è tutto: addirittura secondo PayPal c’è gente che si connette ad internet utilizzando ancora Internet Explorer 3, rilasciato oltre dieci anni fa. I browser moderni, invece, fanno uso dell’Extended Validation SSL Certificates, e segnalano (ad esempio con la barra degli indirizzi che si colora diversamente, o con un lucchetto che appare nella barra di stato) che la connessione tra noi e il sito è sicura. L’ultima versione di Internet Explorer supporta l’Ev SSL, Firefox 2 lo supporta con un add-on, mentre Safari di Apple ancora non lo supporta.

“Colorando la barra degli indirizzi in verde e mostrando il nome della società, questi browser rendono la vita all’utente molto più semplice, determinando se il sito è davvero attendibile”, spiegano. “Per come la vediamo noi, permettere agli utenti con browser vecchi di utilizzare i servizi PayPal è come un costruttore di automobili che permette a un cliente di acquistare una macchina senza cinture di sicurezza”. Ma è possibile che esista ancora gente che va in giro per la rete con Internet Explorer 3?

I (primi) 15 anni del termine “spam”

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Non tutti gli anniversari sono belli da ricordare, e quello di cui parliamo oggi ricade certamente in questa categoria. Stiamo parlando del termine“spam”, la posta elettronica indesiderata, che in questi giorni sta compiendo quindici anni di “onorata” attività. Il termine sembra sia stato coniato da Joel Furr, amministratore di un gruppo di discussione Usenet per riferirsi, appunto, a un messaggio pubblicitario.

Il primo vero e proprio messaggio di spam (quando ancora non si chiamava spam) è stato inviato, però, nel 1978 da un rappresentante marketing di un’azienda di computer a tutti gli utenti Arpanet della West Coast Usa. Nella mail si invitavano gli utenti a partecipare a un “open day” durante il quale l’azienda avrebbe mostrato i propri prodotti. Da quel momento, e soprattutto da qualche anno a questa parte, il trend è salito esponenzialmente, tanto che ad oggi sembra che circa il 90 per cento di tutti i messaggi e-mail scambiati ogni giorno (si tratta di miliardi di missive) faccia parte di questa categoria.

E basti pensare che circa 200 spammer sono esponsabili dell’80 per cento delle mail in circolazione! Una piaga che oltre a infastidire l’utente finale, blocca mail server, rallenta le reti, infetta computer di milioni di persone con virus, facendo diventare centinaia di utenti internet degli utenti delusi dal mezzo. Un mezzo meraviglioso, che permette alle persone di mettersi in contatto tra loro da un lato all’altro del globo, che però deve sopportare un problema di fronte al quale, al momento, non c’è soluzione.

Basti pensare che fino a poco tempo fa i messaggi e-mail provenivano prevalentemente da persone di cui ci si poteva fidare; ora con i furti di personalità non ci si può fidare nemmeno della propria casella di posta. E nel futuro, cosa dobbiamo attenderci? Secondo gli esperti non ci sono dubbi: è irrealistico pensare di bloccare del tutto lo spam perché la tecnologia antispam avanza, ma purtroppo avanza anche la tecnologia che permette di “fregare” gli antispam.

Rottura di un cavo sottomarino, internet ancora “in ginocchio” in India e Medio-Oriente

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Ci vorrà almeno una settimana, forse anche di più, per il ripristino totale dei servizi internet in Medio Oriente e in India, che come probabilmente saprete si sono interrotti da mercoledì a causa della rottura di due cavi sottomarini in fibra ottica. Secondo quanto riporterebbero alcune agenzie di stampa, la rottura ha bloccato il 70 per cento della rete egiziana e il 60 per cento di quella indiana, andando a colpire anche (in ogni caso in misura minore) Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Oman, Qatar, Bangladesh e Sri Lanka.

Le principali compagnie di telecomunicazioni hanno annunciato che in questi giorni si stanno verificando anche disagi per le chiamate internazionali. La rottura del cavo si è verificata nel tratto di mare che va tra Alessandria d’Egitto e Palermo, a circa 10 chilometri al largo della città africana. Ancora non è chiara la causa dell’incidente: c’è chi parla di una nave che avrebbe ancorato per errore i grandi cavi fluttuanti, spezzandoli, e chi, invece, dà la colpa alle terribili condizioni atmosferiche e del mare. Ma perché il danno è così grave?

La spiegazione è semplice: in India è presente oltre il 40 per cento del mercato mondiale dell’informatica in outsorcing (cioè le aziende europee o americane che aprono sedi in India per risparmiare soldi e, soprattutto, per assumere la popolazione locale che ha dimostrato una grande propensione verso questo tipo di attività). Secondo il ministero delle Telecomunicazioni del Cairo saranno necessari alcuni giorni per ritornare al completo funzionamento della rete, mentre secondo l’agenzia ufficiale del Kuwait ci vorranno tra i 12 e i 15 giorni per riparare completamente i danni.

E ora, che succederà? Di certo il mondo e le comunicazioni non si bloccano: la rete internet è fatta apposta per assorbire in breve tempo danni del genere, e proprio la presenza di centinaia di possibilità diverse di spostare pacchetti da un punto all’altro farà sì che gli utenti subiranno solamente dei rallentamenti. Gli operatori di telefonia, inoltre, hanno spiegato che stanno provando diverse strade (reti poco utilizzate, satelliti, etc) per ripristinare al meglio la situazione. Ovviamente vi terremo informati su eventuali sviluppi della situazione.

I computer “pubblici”? Niente di più pericoloso. Ecco qualche consiglio utile per proteggere la vostra privacy

Internet cafe? Aeroporto? Scuola? Università? Quante volte in un mese ci capita di utilizzare internet da un computer che non è il nostro personale? Tante, probabilmente. E quante volte, per sbaglio o per disattenzione, ci capita di lasciare salvate le nostre password e i nostri dati personali? Molti internet café hanno dei software specifici che gestiscono le connessioni e cancellano i dati degli utenti una volta finito di lavorare, ma nella maggior parte dei posti non è ancora così.

Eccovi allora qualche consiglio per evitare (nel migliore dei casi) che qualcuno per gioco inizi a leggere la vostra posta e a chattare con il vostro fidanzato/la vostra fidanzata o che (nel peggiore) vi prosciughi il conto in banca. So che non è facile accettarlo, ma ovviamente per stare alla larga da problemi di questo genere ci sono due regole fondamentali che ovviamente ci troveremo sempre e per forza di cose a trasgredire: evitare di utilizzare i computer pubblici o comunque evitare di compiervi operazioni sensibili. Il che è molto più facile a dirsi che a farsi.

Molto spesso (quando siamo in viaggio ad esempio) utilizziamo gli internet café proprio per fare operazioni bancarie o acquistare un volo. Almeno però stiamo sempre molto attenti, ad esempio, a far sì che sia sempre tolta la spunta a “Remember me/Ricordami su questo computer” quando facciamo un login, e che quando abbiamo finito di operare facciamo sempre click su “Log Out/Esci”. Sono cose ovvie, direte voi. Eppure la maggior parte degli utenti si limita a chiudere il browser senza rispettare queste minime misure di sicurezza. Dopo aver compiuto operazioni sensibili, inoltre, cerchiamo sempre (oppure chiediamo se è possibile farlo, nel caso in cui le funzioni siano bloccate) di eliminare cronologia, cache e file temporanei del browser utilizzato.

Altra alternativa, invece, è quella (più pratica) di portarsi dietro il proprio browser o il proprio client di posta preferito, utilizzando magari la suite Portable Apps, che permette d’installare i software più famosi su una chiavetta Usb e di portarceli appresso da computer a computer. Altro problema dei Pc condivisi sono i virus: probabilmente l’utente prima di voi era un ragazzino che voleva scaricare suonerie per il telefonino e invece magari ha scaricato qualche dialer o spyware. Siccome spesso i software antivirus non sono aggiornatissimi o vanno in crash, stiamo sempre attenti a quello che salviamo sulla “penna” Usb, e una volta a casa effettuiamo sempre una scansione. Da oggi in poi, dunque, se ancora non lo facevate, fate molta attenzione quando utilizzate computer pubblici o condivisi.

Il Nobel per la fisica ai "padri" dell'hard-disk

Ieri a Stoccolma è stato assegnato l’ambìto premio Nobel per la Fisica. A vincerlo, il francese Albert Fert e il tedesco Peter Gruenberg, insigniti del titolo per aver messo a punto una tecnologia in grado di immagazzinare grandi quantità di dati su dischi rigidi.

Subito ribattezzati da tutti come i “papà” dell’hard-disk moderno, i due hanno sfruttato un fenomeno chiamato “magnetoresistenza gigante”, scoprendo che cambiamenti magnetici molto piccoli sono in grado di provocare grandi differenze nella resistenza elettrica. Il dato curioso è che i due ricercatori hanno lavorato separatamente, arrivando praticamente agli stessi risultati.

Di conseguenza, un sistema di questo tipo risulta uno strumento particolarmente adatto per leggere i dati sugli hard disk quando le informazioni registrate magneticamente devono essere convertite in corrente elettrica.

Il principio sul quale si basavano è diventato (e lo è ancora oggi) un vero e proprio punto di riferimento, che ha permesso di ridurre notevolmente le dimensioni degli elaboratori elettronici, abbattendone anche i prezzi.

Dal 17 al 20 ottobre torna Smau

Torna a Milano dal 17 al 20 ottobre Smau, la più importante fiera italiana dedicata all’Information&communication technology. La fiera si svolgerà nei padiglioni 22 e 24 del polo fieristico di Rho-Pero.

L’edizione 2007 vede un aumento dello spazio espositivo del 16 per cento rispetto allo scorso anno, mentre gli espositori internazionali (che arrivano da 17 Paesi) aumenteranno del 19 per cento.

Nei quattro giorni i visitatori potranno avere come ogni anno una panoramica completa del settore Ict, dalle tecnologie e soluzioni per l’impresa all’hardware, dal software alle telecomunicazioni, dalle tecnologie e soluzioni digitali per la Pubblica amministrazione al digital imaging e networking.

L’edizione di quest’anno è la prima dopo l’acquisizione di Promotor International, la società che organizza Smau, da parte del gruppo francese GL Events.

Seguiteci perché i giorni della fiera vi terremo costantemente informati sulle novità e tutte le ultime tendenze.

Olimpiadi d'informatica, 4 medaglie all'Italia

Ho letto sul sito del quotidiano “La Stampa” che si sono concluse a Zagabria le finali internazionali delle Olimpiadi d’Informatica, riservate a studenti di età inferiore a vent’anni. Per l’Italia un buon piazzamento: i quattro ragazzi che rappresentavano il nostro Paese sono stati tutti premiati, conquistando due argenti (Matteo Boscariol, 18 anni di Montebelluna, Treviso, e Giovanni Mascellani, 17 anni di Pisa) e due bronzi (Paolo Comaschi, 17 anni di Genova e Massimo Cairo, 16 anni di Milano).

Con le medaglie conquistate a Zagabria, l’Italia porta a quota 19 il medagliere azzurro delle Olimpiadi di informatica: dodici bronzi, sei argenti e un oro. Le Olimpiadi d’Informatica, che hanno addirittura il patrocinio dell’Unesco, sono promosse in Italia dall’Aica insieme al ministero della Pubblica Istruzione. I confronti “si basano sull’abilità di risolvere problemi al computer e sono riservate agli studenti delle scuole secondarie di tutto il mondo”.

A Roma il festival dell'innovazione

Dal 7 al 10 giugno Roma ospiterà la prima edizione del Festival dell’Innovazione. Si tratta di una non-stop all’insegna della tecnologia e della cultura con ospiti internazionali, dibattiti, cinema, mostre. Location eccezionale, quella del nuovo complesso museale dell’Ara Pacis, tra via di Ripetta e piazza Augusto Imperatore.

“Il festival – spiegano gli organizzatori – sarà l’occasione per riflettere su due domande: di cosa parliamo, quando parliamo d’innovazione? E poi, siamo davvero sicuri che quello dell’innovazione sia un concetto circoscrivibile solo alle proprie filiazioni tecnologiche?”.

Numerosissimi gli appuntamenti. Tra questi segnaliamo la mostra “C’era una volta il Pc” con un’interessante collezione di oggetti tecnologici dagli anni Settanta agli anni Novanta accompagnati da rare e curiose pubblicità d’epoca. Interessantissimi, poi, i dibattiti culturali.

Con Antonio Gnoli discuteranno il filosofo Umberto Galimberti, l’astronauta Umberto Guidoni, lo scrittore Tommaso Pincio e il matematico Piergiorgio Odifreddi. Da non perdere anche gli interventi di Richard Stallman (l’informatico statunitense pioniere del concetto di software libero) e di Bruce Perens, portavoce del movimento Open Source.

Da segnalare anche una conferenza su Second Life, con collegamenti con il mondo virtuale, che vedrà la partecipazione di Neri Marcorè e del massmediologo Derrick de Kerckhove.

Per informazioni e per scaricare il programma completo si può visitare il sito ufficiale della manifestazione. Per tutta la durata dell’evento, nelle aree circostanti sarà possibile navigare gratuitamente in internet grazie a una connessione wireless.

Il vecchio pc non si butta: si rigenera con "Butterfly"

Parte da Foggia il progetto Butterfly che prevede la rigenerazione dei vecchi pc per le scuole. Risparmi per l’ambiente e costi di gestione abbattuti

Server centrale e microchip
“Così ti riciclo il computer”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Creare una rete informatica di ultima generazione utilizzando computer obsoleti? Non è fantascienza, ma è quello che sta accadendo nelle scuole medie e superiori della provincia di Foggia, dove dall’agosto dello scorso anno è partito in via sperimentale “Butterfly”. Si tratta di un progetto innovativo, che punta alla sensibilizzazione di scuole e enti territoriali al risparmio dell’energia, al rispetto dell’ambiente e all’alfabetizzazione informatica.

La missione. Il progetto “Butterfly” permette di sfruttare i computer obsoleti (fino a 12 anni), allungando la vita dell’hardware e ottenendo le stesse prestazioni rese dai computer di ultima generazione. “Insieme ad alcuni colleghi – spiega Enzo Dota, uno dei responsabili dell’iniziativa – abbiamo studiato i dati presenti sul sito web del ministero della Pubblica Istruzione, e abbiamo notato, anche attraverso l’esperienza personale, che molti computer ‘obsoleti’ o fuori uso rimangono dismessi e accantonati nei magazzini delle scuole. E così abbiamo voluto puntare a un progetto che riducesse notevolmente gli impatti dannosi per l’ambiente, risultati dalla rottamazione dell’hardware obsoleto, e che desse la possibilità agli istituti scolastici di allestire moderne aule d’informatica senza spendere una fortuna. Basti pensare che ogni anno produciamo circa 130 milioni di computer dismessi, che creano un notevole impatto ambientale. Con questo progetto li ricicliamo praticamente al 100%: l’importante che si accendano, al resto pensiamo noi”.

Come funziona. Il sistema non è altro che una rete tra computer con un server centrale che li coordina. I computer “vecchi”, attraverso un microchip montato all’interno, diventano “stupidi”, cioè vengono privati del sistema operativo e della capacità di calcolo. Da quel momento, tutte le operazioni vengono svolte dal server centrale, che provvede a immagazzinare i dati, a salvare le operazioni, a far “girare” i programmi, a fornire la rete internet. In questo modo si può realizzare con pochi soldi una vera e propria aula didattica, sicura e funzionale, dove il docente può controllare gli studenti e interagire con loro.

Ma vediamo nel dettaglio il funzionamento del sistema. La configurazione minima dei pc da rigenerare è un Pentium di prima generazione con almeno 100 Mhz di velocità, 32 o 64 megabyte di memoria Ram e una scheda di rete: un computer “da museo”, potrebbero dire gli appassionati. L’hard-disk non serve, perché – lo dicevamo – tutte le operazioni vengono svolte da un server centrale. L’unica cosa che viene installata fisicamente sulla macchina è un chip industriale con interfaccia Ide, che permette di far dialogare il videoterminale col server. Una volta installato il sistema (per tutta l’operazione, promettono gli addetti ai lavori, sono necessari circa 20 minuti per ogni pc) e configurato il server, è tutto pronto. L’aula d’informatica può essere equipaggiata con sistema operativo e software Linux (completamente gratuito), oppure con il più conosciuto Windows. È possibile utilizzare qualsiasi applicazione, dalla videoscrittura ai programmi multimediali, dai software di calcolo matematico a quelli che sfruttano internet, e così via.

A ogni studente viene assegnato un nome utente e una password, in modo tale da potersi far riconoscere dal sistema e ritrovare i propri lavori salvati. “Addirittura – racconta ancora Enzo Dota – una funzione molto utile è quella che permette all’utente, se non ha finito di lavorare, di salvare e riprendere dallo stesso punto con le stesse caratteristiche anche una o due settimane dopo, da qualsiasi altra postazione della scuola. L’altra novità è che queste macchine, essendo ‘stupide’, non hanno bisogno di costi di manutenzione e potenzialmente non si rompono mai”.

I costi. Il fattore economico dipende molto dalla situazione di ogni scuola. Se l’istituto (come avviene nella maggior parte dei casi) ha a disposizione vecchi computer, allora l’installazione è rapida e immediata. Se, invece, si vuole costruire una nuova aula d’informatica, basterà comprare (immaginiamo a prezzi molto bassi) computer obsoleti, oppure richiedere donazioni a enti e uffici. Una volta ottenuti i pc, bisognerà acquistare un server su cui installare Windows 2003 Server (il prezzo oscilla tra gli 800 e i 1700 euro, a seconda di quanti pc bisogna gestire). Al resto ci pensa l’azienda foggiana Tecnoworks (promotrice dell’iniziativa): per rigenerare ogni postazione sono necessari tra i 230 e i 330 euro. Facendo un rapido calcolo, i costi si abbattono di oltre la metà: un’aula d’informatica con 20 computer completamente nuova, infatti, verrebbe a costare oltre 14mila euro; un’aula d’informatica con sistema “Butterfly”, invece, non supererebbe i 6900 euro.

E inoltre si risparmia parecchio denaro anche perché non è necessario acquistare una licenza software per ogni postazione (basta acquistare solo quella per il server, dove fisicamente il programma viene eseguito). Anche i costi di manutenzione dei pc (che di solito richiedono almeno 50 euro all’anno per ogni postazione) vengono cancellati, perché i videoterminali non si rompono praticamente mai.

“La sperimentazione – racconta Dota – è già avvenuta nella nostra provincia e si sta allargando a macchia d’olio. Ormai lavoriamo con tutte le scuole di Foggia, e in molte già iniziano a chiederci una seconda o anche una terza aula d’informatica. Non è tutto, perché abbiamo accordi con una società abruzzese per sviluppare sistemi di registro elettronico, in modo che in ogni classe ci sia un computer utilizzabile sia come registro di classe e sia per fare ricerche. All’inizio – ammette – è stato difficilissimo convincere presidi e professori, sembrava parlassimo lingue diverse. Ora invece si sta spargendo la voce e abbiamo decine e decine di richieste. ‘Butterfly’ è progettato proprio per lavorare con gli studenti, e tra i vantaggi c’è anche una maggiore sicurezza: spesso i docenti si lamentano perché i ragazzi installano sui computer della scuola programmi di chat, software per scaricare suonerie dei cellulari e giochini vari, con conseguente danneggiamento delle macchine. Questo ora non sarà più possibile, perché sarà il professore a decidere, di volta in volta, quello che possono fare i ragazzi. Vorremmo davvero – conclude – che si limitassero i danni all’ambiente e che in ogni scuola ogni studente possa avere la possibilità di utilizzare un computer”.

(8 luglio 2006)

(Nella foto: L’istituto Giannone, una delle scuole coinvolte nel progetto)

È nato "Macbook 13 pollici", il laptop per giovani

L’INTERVISTA A TODD BENJAMIN MI È STATA RILASCIATA IN ESCLUSIVA PER L’ITALIA

Il computer è stato prodotto in due colori, bianco classico e nero
“È uno dei nostri Mac migliori, pensato per un cliente dinamico”

Apple, ecco il MacBook 13″
il nuovo laptop “per giovani”

Equipaggiato con i nuovi Intel core duo. Prezzo contenuto

di DANIELE SEMERARO

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ROMA – La notizia è di quelle che si attendevano da tempo. Dopo l’arrivo sul mercato del MacBook Pro, il computer portatile di fascia alta destinato a un pubblico professionale, a 90 giorni di distanza Apple (di martedì, come accade sempre per i grandi annunci) lancia un nuovo prodotto destinato a scalare le classifiche di vendita: si tratta del MacBook 13″. Che integra, come il fratello maggiore MacBook Pro, il nuovo processore Core Duo della Intel.

“Il nuovo portatile che abbiamo lanciato oggi – ha spiegato a Repubblica.it Todd Benjamin, direttore della divisione portatili della Apple – è uno dei nostri prodotti migliori, appositamente studiato per un pubblico dinamico. Con il MacBook 13″, che oltre ad essere potente è anche molto bello da vedere – continua – ci rivolgiamo infatti a un pubblico domestico: giovani, studenti, universitari, gente che vuole andare al passo coi tempi e stare alla moda ma anche a un pubblico di professionisti in movimento. Per questo abbiamo pensato a un computer con un nuovo design molto compatto ma anche molto veloce”.

Il MacBook, pensato per sostituire gli iBook (ma anche i PowerBook da 12 pollici), esce in tre versioni, tutte e tre con “schermi brillanti” da 13 pollici, destinate al mercato “consumer”, cioè non professionale. Come tutti i computer Mac usciti da febbraio a questa parte, lo dicevamo, è dotato di processore Intel Core Duo e, secondo quanto afferma la casa di Cupertino, potrebbe arrivare a una velocità cinque volte più veloce del predecessore iBook e quattro volte più veloce rispetto al PowerBook 12″.

“Abbiamo fatto numerosi test – racconta Benjamin – attraverso i quali abbiamo confrontato il MacBook con i suoi predecessori facendogli compiere nello stesso tempo difficili operazioni con i nostri applicativi iLife. Ad esempio abbiamo montato un brano in Garageband (il software di Apple per la creazione di musica, ndr), abbiamo applicato dei plugin e dei filtri e ci siamo stupiti nel vedere che MacBook era 3,9 volte più veloce di iBook. Stessa cosa per la navigazione su internet con Safari, dove siamo arrivati a una velocità 2,7 volte maggiore”.

Il nuovo gioiellino (“il portatile consumer più avanzato al mondo”, sostiene Benjamin) ha un design innovativo e molto elegante, ed è sottile appena 2,75 centimetri e “pesante” 2 chili e 360 grammi; è dotato di scheda grafica Intel Gma 950 con 64Mb di Ram, videocamera integrata iSight (per videoconferenze e foto) e interfaccia FrontRow con il telecomando per la gestione dei contenuti multimediali.

La casa di Steve Jobs come sempre ha pensato a diverse versioni per commercializzare il prodotto. Per il MacBook ne sono previste tre: due di colore bianco e una di colore nero. Per quanto riguarda i MacBook 13″ bianchi, questi sono equipaggiati con processore da 1,83 Ghz (prezzi a partire da 1.119 euro) o da 2 Ghz (1.319 euro). La vera novità della gamma è proprio il MacBook di colore nero lucido. Il suo prezzo, per la versione a 2 Ghz (la configurazione è identica a quella del modello bianco, tranne che per l’hard-disk da 80 Gb), è di 1.519 euro.

Essendo il portatile studiato soprattutto per l’uso in movimento, è stato installato anche un connettore di alimentazione magnetico (il MagSafe) che si stacca immediatamente dal computer se, ad esempio, il cavo viene strattonato. Per quanto riguarda la connettività, poi, il nuovo mini-portatile è dotato di scheda AirPort per i collegamenti a internet veloce senza fili (Wi-fi), Bluetooth e porta Ethernet. Sul lato destro, inoltre, sono presenti due porte Usb 2.0, le porte per l’audio digitale analogiche e ottiche e un’uscita mini-DVI video per connettere al portatile schermi esterni e proiettori.

Vediamo da vicino l’equipaggiamento delle varie versioni. Il MacBook bianco da 13″ a 1,83Ghz monta di serie una memoria ram da 512Mb, un disco rigido da 60Gb a 5400 rpm e un “combo drive”, in grado di leggere i Dvd e masterizzare cd normali e riscrivibili. Stessa configurazione per il modello superiore, quello da 2 Ghz, che però monta un’unità ottica SuperDrive (in grado, cioè, di masterizzare, oltre che ai cd, anche i Dvd). In quest’ultima versione è presente anche una porta FireWire 400.

“Lo schermo da 13,3″ – spiega Todd Benjamin – può arrivare a una risoluzione di 1280×800 e dà la possibilità di ottenere immagini nitide, colori più ricchi, neri intensi e profondi e un forte contrasto; fornisce, inoltre, un’area di visualizzazione più grande in termini di pixel del 30% rispetto a iBook e PowerBook 12 pollici. In questo modo guardare ad esempio un film su Dvd sarà un’sperienza ancora più coinvolgente”.

Per quanto riguarda il software, il computer è dotato di serie degli stessi installati sul fratello maggiore MacBook Pro. È presente, quindi, il sistema operativo Mac Os Tiger (“il sistema più avanzato del mondo”, come ripetono da Cupertino), e iLife ’06, il pacchetto Apple che comprende programmi per creare facilmente musica, gallerie fotografiche, blog, podcast, dvd, siti web. I MacBook, inoltre, includono anche Photo Booth, un applicativo che permette agli utenti di scattare istantanee con la videocamera iSight integrata.

(16 maggio 2006)

(Nella foto: Le versioni bianca e nera del MacBook 13″)