Fiat Melfi, parlano gli operai: “Al lavoro a tutti i costi”

Nonostante il telegramma della Fiat che li invitava a restare a casa, i tre licenziati dall’azienda e reintegrati dal giudice del lavoro si presenteranno regolarmente ai cancelli dello stabilimento: “Non siamo parassiti, entreremo ad ogni costo”. Un’intervista ripresa praticamente da tutte le agenzie di stampa, telegiornali e giornali, in cui ho cercato di far emergere anche il “lato umano” di chi combatte ogni giorno per il lavoro.

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Ancora sulla notte del terremoto

Ringrazio il collega Federico Sisimbro, che nella bella intervista a “IL MONDO DI SKY TG24” ha parlato anche di me (troppo buono!) a proposito della notte del terremoto, durante la quale eravamo in turno insieme. Qui l’intervista completa.

Durante la notte del sisma che ha colpito l’Abruzzo eri di turno a Sky. Ci racconti quei primi momenti?
Ho vissuto la terribile esperienza del terremoto in Campania negli anni ’80. Quindi quando in redazione ho sentito la terra tremare sotto i piedi ho subito capito cosa stava succedendo. Mi sono consultato con l’altro mio collega, Daniele Semeraro, un giovane davvero molto preparato, e abbiamo avviato il motore di Sky Tg24. In poco meno di mezz’ora in redazione sono piombati il direttore Emilio Carelli e il vice Ivano Santovincenzo. Alle 5 Marco Piccaluga era già in onda con una serie di telefonate con esperti e autorità. Gente contattata nel cuore della notte da me e Semeraro. Il lavoro di squadra è anche questo, lavorare nelle retrovie per consentire un buon risultato finale.

Google conferma: “Ancora non sappiamo come fare soldi con YouTube”

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YouTube è uno dei siti/servizi più visualizzati/utilizzati di internet, con centinaia di milioni di videoclip visualizzati ogni giorno. Eppure, Google, proprietaria del popolare servizio di video-sharing, ammette di non sapere ancora come ricavarci qualche soldino in più, anche se spera di capirlo a breve termine.

È ovvio, ha spiegato l’amministratore delegato di Google Eric Schmidt, che la gente pensi che YouTube generi “un significativo ammontare di denaro ogni mese”, ma in realtà non è proprio così. “Il nostro obiettivo – ha poi aggiunto – non è quello di monetizzare tutto”.

La notizia arriva da un’intervista che il Ceo ha rilasciato al New Yorker, celebre rivista statunitense. “YouTube – si legge – potrebbe portare alla creazione di un nuovo business”, aggiungendo di essere ottimista per due fattori: “Conosco le persone che utilizzano il sito” e “Abbiamo il lusso di investire molto tempo nel progetto”.

Secondo Google, insomma, YouTube ha un potenziale immenso per generare denaro, che porterebbe il colosso del Web a guadagnare molto di più di quello che attualmente guadagna con i ricavi di AdSense; i guadagni, in ogni caso, arriveranno senza dubbio da nuovi tipi di pubblicità che si riusciranno a inserire dentro o intorno ai video.

Tra l’altro, proprio poco tempo fa Google aveva annunciato di voler introdurre un nuovo tipo di video-pubblicità in via sperimentale, diversa da quella che si trova attualmente sulla maggior parte dei siti (i 30 secondi di pubblicità prima dell’inizio delle clip), ma siamo ancora in attesa.

Per quanto riguarda, invece, la pubblicità all’interno dei video (con banner che appaiono nella parte bassa del player), la tecnologia è costata a Google 1,65 miliardi di dollari, ma le reazioni della gente (e degli inserzionisti) sono state molto timide.

Infine, in un momento di grande onestà Schmidt ha anche ammesso che non è vero che Google domini interamente il Www e che Yahoo! in alcune aree del mondo è più potente e riesce a fare una lavoro migliore.

Chissà quanto costerà a Google in borsa questa onestà!

I blogger incontrano Al Gore (speciale Downloadblog.it)

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Come preannunciato ieri pomeriggio al teatro Ambra Jovinelli a Roma abbiamo partecipato all’incontro del premio Nobel Al Gore con i blogger italiani in occasione della presentazione di Current Tv Italia. È stato un pomeriggio molto interessante in cui si è discusso, tra le altre cose, di libertà d’informazione e nuovi media, di giornalismo ed economia, e che forse non ha lasciato tutti – noi per primi – al cento per cento soddisfatti delle risposte e dei temi trattati. All’incontro, moderato dal direttore di Sky Tg24 Emilio Carelli, oltre ad Al Gore hanno partecipato il direttore dei programmi di Current Tv Italia Tommaso Tessarolo, il blogger e conduttore di “Reporter Diffuso” Marco Montemagno e il Ceo di Current Mark Goldman.

Al Gore, contento per una platea molto entusiasta, ha incentrato il suo discorso tutto sull’esigenza di una televisione e di un’informazione più libera e democratica, che risenta dell’energia del Www e degli individui che popolano Web&blog. Per Gore, da quando internet è diventato un mezzo di comunicazione di facile accesso per molti, è come se l’individuo si fosse ripreso il potere di informarsi, di esprimersi e di informare: “Quando il potere è nelle mani di pochi – spiega il premio Nobel – la democrazia ne soffre”. Così, la missione di questa nuova televisione diventa proprio quella di democratizzare la Tv: “Siamo l’unico network indipendente negli Stati Uniti – Al Gore l’ha ripetuto diverse volte durante l’incontro – e uno dei pochi nel mondo senza un padrone. Non ci faremo mai influenzare dai poteri economici o politici”.

Un bel discorso, almeno in teoria. Staremo a vedere quanto Current riuscirà ad essere indipendente, considerato anche che in Italia si è legata a Sky, che ricordiamo è di proprietà di Rupert Murdoch; non abbiamo niente da dire contro Sky, ma – iniziano a chiedersi molti spettatori durante la presentazione – cosa succederebbe se s’iniziassero a intaccare i poteri forti della politica e della Chiesa? A questa domanda Al Gore risponderà più tardi. Intanto, spiega Gore, ci sono cose più importanti del successo economico: il libero accesso alle informazioni è uno dei presupposti cardine della democrazia, e la democrazia è minacciata in molti paesi. Il primo risultato che si ottiene dal fatto che l’informazione sia gestita da pochi centri di potere è che sappiamo tutto su Paris Hilton o Britney Spears, ma la gente non sa che il Polo Nord si sta squagliando a causa dell’inquinamento e del riscaldamento globale”.

Per Al Gore, dunque, un’informazione libera è la base di una società democratica: basti pensare – spiega – che a causa di un’informazione distorta in molti e per molto tempo negli Stati Uniti hanno pensato che il mandante degli attentati dell’11 settembre fosse Saddam Hussein. “L’informazione oggi – prosegue l’ex-vicepresidente degli Stati Uniti – soffre di un deficit di libertà, i media elettronici di massa sono controllati da governi e corporation, mentre internet ha invece introdotto nuove opportunità di libertà, consentendo alla gente di esprimere le proprie opinioni, di offrire la propria visione, di dare notizie e informazioni.

Current vuole collegare internet e la tv in modo semplice e accessibile, dando voce alla gente, creando un accesso ai media per gli individui di tutto il mondo. In molti paesi, Usa inclusi, la concentrazione della proprietà dei media ha portato alla conseguenza che molte voci sono state escluse”. Continuano le domande da parte dei blogger. Un ragazzo affronta il problema dei media tradizionali e dell’ancora scarsa credibilità e penetrazione nella popolazione che hanno i blog e i video online. Come può Current, allora, sovvertire i media tradizionali? “Più la gente è connessa, più la gente ci guarda, più si alzerà automaticamente la qualità dei video su internet. Solo così – racconta Al Gore – riusciremo a far capire alle persone che si può fare dell’ottima informazione anche in rete”.

La domanda più interessante arriva come un fulmine in un momento un po’ di fiacca: l’Italia si trova al sessantaquattresimo posto tra i paesi del mondo per la libertà d’informazione; se venisse pubblicato un video scomodo, ad esempio sul Vaticano, come si comporterebbe Current? E Al Gore: “Lo mostriamo comunque. Noi rispondiamo solo a voi”. Permettetemi su questo punto di essere un po’ scettico: ricordate, solo per fare un esempio, quanto scalpore fece la messa in onda del documentario della Bbc sui preti pedofili qualche tempo fa?

Si arriva poi al problema della proprietà di Current. Non ci sono, assicura Gore, investitori italiani, ma per una legge americana non è possibile dire esattamente chi sono gli investitori: “Diciamo che all’inizio – racconta – ci sono stati dei grossi prestiti, già tutti ripagati, e che nessuno ha mai imposto alcuna regola alla Tv, lasciandoci una libertà completa”. E allora, si chiedono in tanti, come conciliare questa libertà completa col fatto che Current Tv si affidi a Sky, che è proprietà di News Corp. del magnate australiano dei media Rupert Murdoch? “Sky si vuole aprire a ciò che Current rappresenta. È una televisione libera: quando ci siamo seduti al tavolo per iniziare le contrattazioni non abbiamo mai avuto alcuna pressione su nessun argomento. Anche qui in Italia ci sentiamo liberi”. Eppure, aggiungiamo noi, Murdoch è anche proprietario della Fox, che negli Stati Uniti parteggia – anche poco velatamente – per i repubblicani di Bush, mentre Al Gore è nei democratici. Mah.

L’unica domanda intelligente, tra quelle non programmate, è l’ultima: se un blogger/film-maker che invia un video a Current.tv dovesse avere problemi legali, cosa farebbe il sito per aiutarlo? Gore spiega che lo staff è addestrato per essere molto attento a tutto quello che passa in video, che non violi regole né comportamentali né di copyright. E tra l’altro che problemi legali non ce ne sono mai stati. Ma se dovessero esserci, assicura Gore, “il nostro ufficio legale si darebbe da fare per risolverli”.

L’incontro è stato davvero molto interessante, anche se purtroppo l’ex-vicepresidente ha cercato di glissare su un paio di domande, dando risposte un po’ generiche. Molti di voi probabilmente hanno assistito alla conferenza, sul Web come in televisione o di persona. Molti di voi, invece, ne avranno sentito parlare attraverso questo o altri blog. C’è davvero moltissima “carne al fuoco”, e mi piacerebbe sentire la vostra opinione e i vostri commenti in merito.

Mastella: “Con Berlusconi c’era un accordo scritto”

È passata quasi in sordina l’intervista rilasciata da Clemente Mastella, leader dell’Udeur, al free-press City? In pratica Mastella spiega che il passaggio al Pdl era immediato. E invece poi evidentemente qualcosa è andato storto.

“L’accordo con Berlusconi c’era ed era pure su carta. Per correttezza non ho detto niente, ma confermo che l’accordo scritto c’era. Poi è venuto meno. Qualcosa di misterioso è accaduto contro di me”

Maturità 2007: intervista alla psicologa Oliveiro Ferraris

Intervista ad Anna Oliverio Ferraris, ordinario di Psicologia dell’età evolutiva
“L’esame va affrontato con serenità e intelligenza: puntate sulle vostre capacità”

“Dieta, training e amici contro l’ansia
e allenatevi sui concetti più importanti”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “L’Esame di Stato va affrontato con molta serenità, pensando che tutte le generazioni precedenti l’hanno già fatto. È una tappa importantissima per la vita di un adolescente ed è una prova fondamentale per il futuro di ogni ragazzo”. Parola di Anna Oliverio Ferraris, ordinario di Psicologia dell’età evolutiva all’università “La Sapienza” di Roma, che dà qualche consiglio ai quasi cinquecentomila studenti che fra pochi giorni dovranno affrontare l’esame di Maturità.
Un esame che quest’anno preoccupa un po’ di più: il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni ha infatti voluto renderlo più serio, introducendo una commissione mista che dia più autorevolezza al diploma, in modo che questo possa essere maggiormente credibile e spendibile nei mondi dell’università e del lavoro.

Professoressa Oliverio Ferraris, qual è lo stato d’animo giusto con il quale affrontare quest’esame?
“Gli esami di Maturità sono una prova normale che va affrontata con serenità e che aiuta a crescere. È giusto che ci siano anche queste prove, in cui un ragazzo deve impegnarsi per ottenere un certo risultato: è un modo per allenarsi per le tappe successive della vita. Non può essere tutto semplice, non si può restare sempre bambini sotto il tetto dei genitori. La vita presenterà delle prove ed è giusto iniziare a misurarsi con esse”.

Tutti sappiamo che uno studio sistematico e regolare aiuta molto. Tuttavia, in molti si affidano alle “maratone” dell’ultim’ora per cercare di memorizzare il più possibile…
“Per quanto possa sembrare scontato, il consiglio migliore è quello di studiare per tempo e studiare bene. Negli ultimi giorni il ripasso è fondamentale, ed è importante che gli studenti chiedano ai propri insegnanti il metodo migliore per farlo. Ad esempio, per imparare un argomento e fissarselo nella memoria bisognerebbe, dopo aver letto, memorizzare e identificare tre o più punti essenziali e fare delle sintesi, altrimenti si rischia di perdersi nella mole di informazioni. Ovviamente l’apprendimento di tipo pappagallesco e mnemonico non sempre funziona: invece della memoria meccanica, utilizziamo la memoria significativa. Cerchiamo di capire ciò che si legge, identifichiamo i punti essenziali e facciamo qualche esercizio di applicazione.”

Ad esempio?
“Se stiamo studiando la matematica cerchiamo di risolvere sempre dei problemi, nelle altre materie cerchiamo di fare collegamenti. Mettere in rapporto tra loro diverse informazioni è importante, altrimenti si finisce nella frammentazione, nei singoli pezzi scollegati tra loro, e questo non aiuta la memoria: lascia delle tracce molto deboli nella mente. Fare collegamenti significa anche evitare il fenomeno del panico e del ‘non ricordo più nulla’. Mettere a fuoco i concetti più rilevanti è in assoluto il consiglio migliore che si può dare in questo caso. Sembra una banalità, ma uno degli errori che si fanno di più, a scuola come all’università, è quello di perdersi in argomenti collaterali. E siccome ognuno di noi ha diverse peculiarità, cerchiamo di metterle a frutto: se abbiamo una buona memoria visiva cerchiamo di fare molti riassunti e grafici, se invece abbiamo una maggiore memoria uditiva, mettiamola a frutto ricapitolando ad alta voce.

L’Esame di Stato è anche l’occasione, se uno non l’avesse ancora fatto, di acquisire un metodo di studio per il futuro. Se manca l’organizzazione dello studio può essere un problema andare avanti all’università, dove lo studio si basa solo sulla propria organizzazione. Quindi impariamo a dividerci gli impegni nell’arco della giornata e della settimana”.

Cosa si può fare per rendere meno noioso lo studio e più produttive le giornate davanti ai libri?
“I riassunti servono molto, purché fatti con intelligenza, cercando di mettere a fuoco i punti fondamentali. Utilissime le griglie, gli schermi, i grafici, gli schizzi, così come cercare di ripetere a voce alta ciò che si è letto. Importantissimo è cercare di consolidare gli apprendimenti. Alcuni pensano che sia sufficiente leggere e basta: non è vero”.

Alcuni ragazzi davanti a prove importanti si fanno prendere dal panico. Cosa si può fare per evitarlo?

“L’ansia interferisce negativamente con la memoria e il richiamo delle informazioni; per affrontare un appuntamento così importante bisogna cercare in tutti i modi di spezzare questo stato d’ansia. Durante la preparazione cerchiamo di alternare le ore di studio con qualche ora di svago e attività fisica. Una corsa nel parco, una pizza con gli amici può aiutare moltissimo, soprattutto la sera prima degli esami. È inutile stancarsi e rimanere inchiodati sui libri. Semmai svaghiamoci e andiamo a letto presto: se ci stanchiamo troppo alla fine il risultato potrebbe non essere positivo. E poi: mai lasciarsi influenzare dai compagni ansiosi o dai dubbi degli altri, che possono trascinarci all’interno di un vortice di insicurezza. Se c’è un ragazzo molto impaurito, l’ideale è allontanarsi e non lasciarsi suggestionare. Aiuta molto anche il sapere che esistono degli esercizi di rilassamento, come quello della respirazione profonda: svuotare i polmoni dell’aria residua e respirare dal naso per tre o quattro volte. Si tratta di una tecnica semplice, che rilassa e che ci fa entrare in uno stato fisico e mentale positivo. Oltre allo svago, cerchiamo anche di evitare i piatti pesanti, inserirendo nella dieta molta frutta e verdura; evitiamo anche farmaci, alcol e droghe leggere: anche se offrono un beneficio immediato, possono provocare un crollo (il cosiddetto ‘after effect’) al momento dell’esame”.

Numeri, Nobel e tanti giochi: è il Festival della matematica


A Roma quattro giorni in compagnia dei più autorevoli matematici del mondo
Lezioni, letture, giochi e musica renderanno più “umana” una materia spesso ostile

L’Auditorium si riempie di numeri
Parte il Festival della matematica

Tra gli ospiti, domenica arriverà nella Capitale anche il premio Nobel John Nash

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Quale giorno migliore, se non il 14 marzo (riconosciuto come il giorno del pi greco, se leggiamo la data alla maniera inglese, 3/14), per aprire il Festival della matematica? L’iniziativa, che si svolgerà da oggi al 18 marzo all’Auditorium-Parco della Musica di Roma, riunirà in Italia per la prima volta alcuni tra i matematici più famosi del mondo: tre premi Nobel, due medaglie Fields, il dimostratore del Teorema di Fermat, lo scopritore dei Frattali, un premio Pulitzer, un premio Templeton, un premio Oscar e, soprattutto, migliaia di appassionati da ogni parte del mondo, con numerose presenze che arriveranno soprattutto dagli Stati Uniti. Il Festival è nato per volere della fondazione Musica per Roma da un’idea del sindaco Walter Veltroni e vanta la direzione scientifica di uno dei più famosi matematici italiani, Piergiorgio Odifreddi.

Il titolo della manifestazione, “La bellezza dei numeri e i numeri della bellezza”, sta a sottolineare, spiegano gli organizzatori, “i due propositi del Festival, cioè mostrare la matematica sia dall’interno, attraverso i suoi contenuti specifici, che dall’esterno, attraverso le sue relazioni col resto della cultura”.

Ad aprire e chiudere il Festival i due matematici viventi forse più famosi del mondo: Andrei Wiles, dimostratore nel 1995 dell’ultimo Teorema di Fermat, che terrà una lezione magistrale sulle equazioni famose (15 marzo, ore 18) e il premio Nobel per l’Economia John Nash, reso celebre dal film “A beautiful mind” intervistato proprio da Odifreddi (18 marzo, ore 21). Insieme a loro anche Michael Atiyah e Alain Connes, medaglie Fields nel 1966 e 1983: il primo, già presidente della Royal Society e del movimento Pugwash degli scienziati contro l’atomica, parlerà di “Bellezza e verità in matematica” (17 marzo, ore 16), mentre il secondo, premio Crafood e medaglia d’oro del Cnrs, toccherà alcuni dei temi filosofici che traggono fonte di ispirazione dalla matematica (16 marzo, ore 18). E poi, ancora, Douglas Hofstadter, vincitore del premio Pulitzer nel 1980, che spiegherà come un matematico concepisce i numeri (16 marzo, ore 16), e Benoit Mandelbrot, famoso per aver portato alla luce la Teoria dei Frattali (18 marzo, ore 18).

La matematica, però, non è solamente teoremi, operazioni e dimostrazioni. Per questo motivo e per suscitare l’interesse dei tantissimi spettatori e visitatori non “esperti”, la parte del leone la faranno sicuramente i giochi matematici. Ad iniziare da quelli, bellissimi e soprendenti, presentati dal “giocologo” Ennio Peres (di cui pubblichiamo un’intervista) e da Giovanni Filocamo, che dimostrano come sotto i più comuni ragionamenti matematici possano nascondersi proprietà dalle implicazioni sorprendenti (17 e 18 marzo). Ad essere coinvolti saranno non solo i bambini delle scuole, con giochi studiati appositamente per loro, ma anche ragazzi e adulti, che potranno così riscoprire una materia che probabilmente avevano considerato ostica o poco interessante. Spazio anche agli scacchi con “Scacco ai matematici” (18 marzo, ore 10.30), in cui il campione mondiale Boris Spassky giocherà simultaneamente con 15 matematici.

E all’Auditorium uno spazio è didicato manche a “Matematicup”, il concorso-gioco on line per gli studenti della scuola media inferiorie che proprio oggi viene lanciato dai siti del gruppo Espresso e apre le sue iscrizioni.

E poi ancora lezioni sulle implicazioni tra matematica e cultura, matematica e filosofia, musica, letteratura, installazioni multimediali. Insomma, ogni spazio dell’Auditorium, dalle sale ai corridoi, verrà letteralmente preso d’assalto da numeri, simboli ed equazioni. A completare le giornate anche alcuni spettacoli, tra cui una lezione di Dario Fo (15 marzo, ore 21) e un recital di Elio e le Storie Tese e Katia Caradonna con la partecipazione di Nicola Piovani presentato da Serena Dandini (17 marzo, ore 21). “Il tutto – concludono gli organizzatori – a riprova del fatto che le facce della matematica sono multiformi, e che essa trascende qualunque confine nazionale o culturale”. Tutti gli appuntamenti del Festival, ad eccezione di due eventi serali e di tre concerti, sono ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Per il programma completo: http://www.auditorium.com/eventi/4888409

Peres: "Per gli studenti la matematica può essere un divertimento"

Intervista al matematico e “giocologo” che vorrebbe rivoluzionare l’insegnamento
“Introducendo il gioco a scuola, aumenterebbero partecipazione e profitto”

“Così v’insegno la matematica”
Ecco la ricetta di Ennio Peres


di DANIELE SEMERARO

GUARDA I GIOCHI MATEMATICI DI ENNIO PERES

ROMA – “Se la scuola riuscisse a spogliarsi della sua tradizionale veste seriosa e fiscale e se, di conseguenza, le materie venissero insegnate con uno spirito più giocoso, la partecipazione degli studenti e il loro conseguente livello di profitto potrebbero risultare sensibilmente più alti, con una ricaduta, nel tempo, di straordinari benefici sull’intera società”. Parola di Ennio Peres, uno dei più noti matematici e enigmisti italiani, che ha ideato per sé la figura di “giocologo” e che, con i suoi quiz matematici, parteciperà al Festival della matematica.

In cosa consistono questi giochi matematici di cui tanto si parla?
“Si tratta innanzitutto di giochi facili da eseguire, che possono essere proposti agli amici, che stupiscono e che, soprattutto, funzionano sempre. Pur essendo semplici, hanno però dietro di sé meccanismi non sempre immediati, e attraverso la loro soluzione si riescono ad affrontare problemi anche complessi. In realtà, nel processo di risoluzione di un problema matematico, lo svolgimento dei calcoli costituisce solo il momento terminale: la fase più importante, e assai più stimolante, è proprio quella relativa alla ricerca del procedimento da seguire”.

Com’è nata la sua passione?

“È nata da bambino, all’età di sette anni. Allora i miei genitori mi regalarono una scatola di giochi di prestigio. Alcuni, quelli in cui bisognava far sparire degli oggetti, non mi venivano molto bene; altri, invece, quelli in cui bisognava utilizzare solo la mente, mi riuscivano sempre…”.

Qual è attualmente il rapporto tra mondo della scuola e giochi matematici?
“Un tempo, nel Medioevo, Alcuino da York fu chiamato da Carlo Magno per istituire una scuola per i giovani di corte. Lui scrisse per loro un libro di matematica all’interno del quale inserì una cinquantina tra giochi e problemi. L’idea di insegnare la matematica tramite il gioco, quindi, è molto antica, ma si è andata perdendo. La scuola, così, è diventata seriosa e ha tolto questi stimoli. La scuola dovrebbe essere accattivante, coinvolgente, suscitare curiosità: è come se non ci si rendesse conto che il linguaggio naturale dell’uomo, soprattutto dei bambini, è il gioco. Nel contempo, la mediocre preparazione culturale e la scarsa capacità di inserimento nel mondo del lavoro che mediamente i giovani denunciano al termine degli studi, dimostra come l’efficienza del nostro apparato scolastico sia alquanto modesta”.

(13 marzo 2007)

(Nella foto: Ennio Peres, foto Susanna Serafini)

"Così nascono le mie carte da gioco". L'inventore racconta

L’anniversario della manifestazione che quest’anno annovera tra gli ospiti Alex Orlandelli, uno degli illustratori più apprezzati di carte per giochi di ruolo

“Lucca Comics”, il mondo è fantasy
quarant’anni di sogni e fumetti

di DANIELE SEMERARO

LUCCA – A dispetto dell’età sono due eterni bambini. Lui è Alex “Horley” Orlandelli, 36 anni, ed è già una celebrità tra gli appassionati del settore pronti a sborsare centinaia di euro per accaparrarsi i disegni originali di questo ‘maestro’. Lei (anche se il riferimento può sembrare improprio), invece, è una manifestazione: “Lucca Comics and Games 2006 ” che festeggia i suoi 40 anni. Alex, barbetta e occhiali scuri, è uno protagonisti della rassegna.

L’illustratore, come ci tiene a precisare, è stato per anni il creatore dei disegni che appaiono sulle carte da gioco “Magic”, ora ha accettato la sfida di disegnarne un altro appena uscito: “World of Warcraft” che già spopola tra gli appassionati. Gli stessi che stanno invadendo pacificamente il cuore della città toscana dove si consuma uno degli appuntamenti più intriganti e importanti del settore dove si mischiano fantasy e tecnologie, musica e sfilate grazie alla presenza dei “cosplay” un esercito di giovani che si travestono assumendo le sembianze dei loro eroi, siano essi dei fumetti, dei cartoni animati e del cinema. E così agli angoli delle strade è possibile incrociare un mondo fatto di elfi, orchi e guerrieri.

Orlandelli, provi a spiegare in cosa consiste il suo lavoro?
“Quello che faccio è un lavoro duro dal quale però ricevo molte soddisfazioni. Creo immagini per le copertine delle figurine dei giochi di ruolo. La casa produttrice mi dà l’idea del tipo di carta che bisogna realizzare. Faccio qualche bozzetto e lo propongo. Se approvato, nel giro di uno, massimo tre giorni, consegno la carta”.

Il computer ha ormai un ruolo fondamentale anche in questo settore. Qual è il suo rapporto con le nuove tecnologie?
“Buono, anche se devo confessare di essere rimasto tra i pochi a disegnare e dipingere tutto a mano. Il computer lo uso solo per inviare i miei lavori alla casa produttrice. Ma il mio non è un capriccio, piuttosto una questione di soddisfazione personale. Il computer può certamente aiutare nel lavoro ma, dal mio punto di vista, i disegni realizzati elettronicamente risultano troppo freddi e artificiali”.

“Meglio, allora, che ci sia quello che gli americani chiamano ‘happy accident’, cioè un tratto o una tonalità di colore venuti per caso che possono dare quel tocco in più di freschezza e originalità. Ed è anche una forma di rispetto per i collezionisti e gli appassionati in genere. Loro ci tengono molto che la carta sia disegnata in un certo modo. Poi, sempre a proposito del computer, devo aggiungere che questo non può colmare lacune, nel senso che se non si sa disegnare a mano, molto probabilmente il disegno non verrà bene nemmeno col computer”.

Come si fa a diventare disegnatore di carte e giochi di ruolo?
“È un lavoro che piacerebbe fare a tanti ragazzi, ma bisogna mettere in conto che non ci si ferma mai: lavoro 8-10 ore al giorno compresi il sabato e la domenica. È una scelta di vita. Mi sono diplomato al liceo artistico e poi ho frequentato l’Accademia di Brera: per fare un lavoro del genere, come per tutti i disegnatori, c’è bisogno delle basi di anatomia e figura umana, e come un regista è necessario acquisire nozioni per guidare l’occhio di chi guarda. Lo studio e la pratica sono elementi fondamentali. Mi piace dare consigli, in tanti vengono da me proprio per questo, ma non mi sento un artista completo, sento che sto ancora imparando”.

Il gioco di carte di “Warcraft”, ambientato nel mondo fantasy, è uno dei pochi esempi di commistione tra videogioco online e gioco di ruolo e sta avendo un grande successo. In appena un giorno di prevendita alla fiera di Lucca le scorte sono esaurite. Questo tipo di carte, spiegano i ragazzi, ha un grande potenziale: per vincere, infatti, non basta semplicemente l’abilità, ma sono necessarie l’intelligenza (come un gioco di scacchi, in cui rischio e bluff non sono trascurabili) e alcune nozioni di matematica: per battere il proprio avversario bisogna fare molti calcoli.

Magari come quelli del ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, che per l’occasione ha speso più d’una parola per “Lucca Comics and Games” rilanciando l’idea che si tratta “di un intrattenimento sano che fa uscire i ragazzi dall’isolamento proiettandoli verso una dimensione di protagonismo collettivo”. Il gioco di ruolo è anche questo. Un modo per sognare e che fa bene alla mente…

(4 novembre 2006)

(Nella foto: Horley a lavoro)

È nato "Macbook 13 pollici", il laptop per giovani

L’INTERVISTA A TODD BENJAMIN MI È STATA RILASCIATA IN ESCLUSIVA PER L’ITALIA

Il computer è stato prodotto in due colori, bianco classico e nero
“È uno dei nostri Mac migliori, pensato per un cliente dinamico”

Apple, ecco il MacBook 13″
il nuovo laptop “per giovani”

Equipaggiato con i nuovi Intel core duo. Prezzo contenuto

di DANIELE SEMERARO

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ROMA – La notizia è di quelle che si attendevano da tempo. Dopo l’arrivo sul mercato del MacBook Pro, il computer portatile di fascia alta destinato a un pubblico professionale, a 90 giorni di distanza Apple (di martedì, come accade sempre per i grandi annunci) lancia un nuovo prodotto destinato a scalare le classifiche di vendita: si tratta del MacBook 13″. Che integra, come il fratello maggiore MacBook Pro, il nuovo processore Core Duo della Intel.

“Il nuovo portatile che abbiamo lanciato oggi – ha spiegato a Repubblica.it Todd Benjamin, direttore della divisione portatili della Apple – è uno dei nostri prodotti migliori, appositamente studiato per un pubblico dinamico. Con il MacBook 13″, che oltre ad essere potente è anche molto bello da vedere – continua – ci rivolgiamo infatti a un pubblico domestico: giovani, studenti, universitari, gente che vuole andare al passo coi tempi e stare alla moda ma anche a un pubblico di professionisti in movimento. Per questo abbiamo pensato a un computer con un nuovo design molto compatto ma anche molto veloce”.

Il MacBook, pensato per sostituire gli iBook (ma anche i PowerBook da 12 pollici), esce in tre versioni, tutte e tre con “schermi brillanti” da 13 pollici, destinate al mercato “consumer”, cioè non professionale. Come tutti i computer Mac usciti da febbraio a questa parte, lo dicevamo, è dotato di processore Intel Core Duo e, secondo quanto afferma la casa di Cupertino, potrebbe arrivare a una velocità cinque volte più veloce del predecessore iBook e quattro volte più veloce rispetto al PowerBook 12″.

“Abbiamo fatto numerosi test – racconta Benjamin – attraverso i quali abbiamo confrontato il MacBook con i suoi predecessori facendogli compiere nello stesso tempo difficili operazioni con i nostri applicativi iLife. Ad esempio abbiamo montato un brano in Garageband (il software di Apple per la creazione di musica, ndr), abbiamo applicato dei plugin e dei filtri e ci siamo stupiti nel vedere che MacBook era 3,9 volte più veloce di iBook. Stessa cosa per la navigazione su internet con Safari, dove siamo arrivati a una velocità 2,7 volte maggiore”.

Il nuovo gioiellino (“il portatile consumer più avanzato al mondo”, sostiene Benjamin) ha un design innovativo e molto elegante, ed è sottile appena 2,75 centimetri e “pesante” 2 chili e 360 grammi; è dotato di scheda grafica Intel Gma 950 con 64Mb di Ram, videocamera integrata iSight (per videoconferenze e foto) e interfaccia FrontRow con il telecomando per la gestione dei contenuti multimediali.

La casa di Steve Jobs come sempre ha pensato a diverse versioni per commercializzare il prodotto. Per il MacBook ne sono previste tre: due di colore bianco e una di colore nero. Per quanto riguarda i MacBook 13″ bianchi, questi sono equipaggiati con processore da 1,83 Ghz (prezzi a partire da 1.119 euro) o da 2 Ghz (1.319 euro). La vera novità della gamma è proprio il MacBook di colore nero lucido. Il suo prezzo, per la versione a 2 Ghz (la configurazione è identica a quella del modello bianco, tranne che per l’hard-disk da 80 Gb), è di 1.519 euro.

Essendo il portatile studiato soprattutto per l’uso in movimento, è stato installato anche un connettore di alimentazione magnetico (il MagSafe) che si stacca immediatamente dal computer se, ad esempio, il cavo viene strattonato. Per quanto riguarda la connettività, poi, il nuovo mini-portatile è dotato di scheda AirPort per i collegamenti a internet veloce senza fili (Wi-fi), Bluetooth e porta Ethernet. Sul lato destro, inoltre, sono presenti due porte Usb 2.0, le porte per l’audio digitale analogiche e ottiche e un’uscita mini-DVI video per connettere al portatile schermi esterni e proiettori.

Vediamo da vicino l’equipaggiamento delle varie versioni. Il MacBook bianco da 13″ a 1,83Ghz monta di serie una memoria ram da 512Mb, un disco rigido da 60Gb a 5400 rpm e un “combo drive”, in grado di leggere i Dvd e masterizzare cd normali e riscrivibili. Stessa configurazione per il modello superiore, quello da 2 Ghz, che però monta un’unità ottica SuperDrive (in grado, cioè, di masterizzare, oltre che ai cd, anche i Dvd). In quest’ultima versione è presente anche una porta FireWire 400.

“Lo schermo da 13,3″ – spiega Todd Benjamin – può arrivare a una risoluzione di 1280×800 e dà la possibilità di ottenere immagini nitide, colori più ricchi, neri intensi e profondi e un forte contrasto; fornisce, inoltre, un’area di visualizzazione più grande in termini di pixel del 30% rispetto a iBook e PowerBook 12 pollici. In questo modo guardare ad esempio un film su Dvd sarà un’sperienza ancora più coinvolgente”.

Per quanto riguarda il software, il computer è dotato di serie degli stessi installati sul fratello maggiore MacBook Pro. È presente, quindi, il sistema operativo Mac Os Tiger (“il sistema più avanzato del mondo”, come ripetono da Cupertino), e iLife ’06, il pacchetto Apple che comprende programmi per creare facilmente musica, gallerie fotografiche, blog, podcast, dvd, siti web. I MacBook, inoltre, includono anche Photo Booth, un applicativo che permette agli utenti di scattare istantanee con la videocamera iSight integrata.

(16 maggio 2006)

(Nella foto: Le versioni bianca e nera del MacBook 13″)