Italia: la disperazione di un’intera generazione

Un paio di mesi fa ho fatto una chiacchierata con una collega dell’agenzia di stampa tedesca Dpa, Stefanie Stahlhofen, che stava cercando informazioni sul precariato e il rapporto dei giovani con il lavoro in Italia. Ne è scaturito un bell’articolo, ripreso dal quotidiano “Die Welt” che pubblico di seguito. Qui l’articolo originale “In Italien verzweifelt eine ganze Generation”

 

Quasi un terzo della popolazione giovane in Italia non trova lavoro e rimane in famiglia. E già si parla di generazione perduta

“Ci si sente depressi perché nonostante si abbia un ottimo curriculum nessuno è pronto a chiamarti”. Daniele, di Roma, è rimasto senza lavoro per ben nove mesi. 29 enne, giornalista professionista, lavorava presso una testata televisiva dopo anni di stage non pagati e collaborazioni. Dopo due anni l’azienda avrebbe dovuto assumerlo. “Per riasparmiare ti mandano a casa e cercano qualcun altro da impiegare, una persona nuova e inesperta” spiega Daniele, disilluso. Che aggiunge: “Un contratto a tempo determinato o un contratto a progetto non danno la sicurezza per potersi construire un futuro”.

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Facebook uccide Myspace: Murdoch dimezza i dipendenti

MySpace in crisi taglia 500 posti di lavoro e sul mercato si affaccia l’ipotesi dell’acquisizione da parte di Google

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Fiat Melfi, parlano gli operai: “Al lavoro a tutti i costi”

Nonostante il telegramma della Fiat che li invitava a restare a casa, i tre licenziati dall’azienda e reintegrati dal giudice del lavoro si presenteranno regolarmente ai cancelli dello stabilimento: “Non siamo parassiti, entreremo ad ogni costo”. Un’intervista ripresa praticamente da tutte le agenzie di stampa, telegiornali e giornali, in cui ho cercato di far emergere anche il “lato umano” di chi combatte ogni giorno per il lavoro.

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Gli italiani e il Crocifisso

Dopo alcuni giorni fuori città lontano dalle notizie dell’ultim’ora, dalla spicciola polemica politica e dall’aggiornamento continuo delle notizie tipici di una giornata per me normale torno e trovo (ieri mattina, 4 novembre) che l’attenzione mediatica è tutta spostata verso la decisione della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo, che ha accolto l’istanza di un genitore italiano contro il Crocifisso nelle aule scolastiche. E vedo – come sempre in questi casi – la grande crociata della Chiesa italiana (giustamente, è il suo “lavoro”) ma anche di politici dei più diversi schieramenti contro l’Unione Europea. Tutti – anche quei politici che vanno a donnine o che bestemmiano tutto il giorno e non vanno mai a Messa – a difendere il Crocifisso, uno dei valori fondanti del nostro Paese e della nostra cultura.

D’accordissimo col fatto che il Crocifisso sia un simbolo importante per il nostro Paese. Ma perché tanto scalpore, perché ha così tanta importanza? Non ha molta più importanza il fatto che le generazioni di bambini e ragazzini che il nostro Paese sta tirando su a forza di X Factor e Grande Fratello siano sempre più povere culturalmente? Quanti politici pensano che i ragazzini a scuola guardino in continuazione il Crocifisso? Per molti – a cui non viene spiegato il significato – è solo una decorazione, e poco altro. E allora perché non pensare di eliminare l’ora di religione – che francamente non serve assolutamente a niente – e inserire invece un’ora di studio delle religioni?

Ho frequentato la Lumsa, e ricordo con molto piacere che tra i quattro esami obbligatori di Teologia ce n’era uno (il primo) in cui venivano illustrate tutte le religioni e le varie differenze tra di esse. L’ho trovato un esame molto molto interessante che mi ha dato le basi per iniziare a capire le altre culture e le altre religioni, e quindi a rispettarle. Tra l’altro, guardandola da un altro punto di vista: perché obbligare i bambini “stranieri” (ma spesso del tutto italiani) di altre religioni ad adeguarsi a noi?

Allora, a mio sommesso avviso, l’ora di religione potrebbe essere sostituita con un’ora di studio della società. Studio delle religioni, studio della Costituzione, studio della legalità, studio – insomma – del buonsenso e del modo di comportarsi e di stare al mondo. E poi un ultimo consiglio (non richiesto, è chiaro) alla nostra classe politica, sempre più lontana dai bisogni veri della gente. Parlate di come uscire dalla crisi che ha lasciato sul marciapiede tanti giovani bravi e preparati. Affrontate i problemi della società e delle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Affrontate il problema dei tanti ragazzi che scappano e vanno a lavorare all’estero. Perché questi problemi – Crocifisso o no, e lo dice un cattolico – sono sempre lì.

Arrivederci!

260 giorni di lavoro.
82 turni di notte.
Oltre 70 servizi.

È passato un anno dalla mia assunzione a Sky Tg24. Al momento il mio contratto è finito e sono in pausa, nella speranza di poter ricominciare quanto prima.

Un’esperienza, quella a Sky, che mi ha formato umanamente, culturalmente e professionalmente. Ho avuto modo di lavorare con colleghi di ottimo livello e di occuparmi a tempo pieno di storie importantissime, prima tra tutte quella del terremoto in Abruzzo, vicenda che ho vissuto in prima persona essendo in turno, la notte, in redazione.

Grazie a tutti i miei colleghi e ai miei compagni di viaggio, compagni di interminabili notti, di caffè, di mensa, di sala montaggio, di ticker, di Pod, di chiacchierate e soprattutto del servizio Active. Ci rivediamo presto, promesso!

Qui alcuni dei servizi che ho fatto.

Le migliori figure di “cacca” su Twitter

→ Daniele Semeraro per lo Stivalo Bucato

Il popolare social network spopola. E decine di persone continuano a perdere il lavoro

 

Esiste da anni, ma solo negli ultimi mesi Twitter si sta affermando come uno dei più popolari social network, utilizzati ogni giorno da milioni di persone. Come funziona? Niente di più semplice: su Twitter si scrive – ogni volta che si vuole – cosa si pensa in un determinato momento o cosa si sta facendo, utilizzando esclusivamente 140 caratteri, un po’ come un sms.

Alcuni utilizzi comuni? Si può scrivere ad esempio “Sto andando al cinema a vedere XYZ”, oppure “Bello questo nuovo software per il Mac”, ma anche “Berlusconi ne ha combinata un’altra delle sue” o ancora “Sto andando al cesso”. Insomma: può venire utilizzato per commentare qualsiasi ambito della vita (un po’ come il servizio “Che stai facendo?” di Facebook). Anche lo Stivale Bucato ha un account Twitter molto apprezzato, che vanta già quasi 700 “amici”.
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Sky, proclamato lo stato di agitazione

La “crisi” sembra essere arrivata prepotente anche in Italia, e potrebbe toccare – in maniera molto dura – anche me a partire dall’estate prossima. Al momento inutile esprimere il mio scoraggiamento e la mia tristezza davanti alla possibilità – davvero poco remota – di perdere il lavoro. Un lavoro che faccio con amore giorno dopo giorno, e in cui ci metto l’anima.

IL COMUNICATO DEL CDR
“Il coordinamento dei comitati di redazione di Skytg24, SkySport e Skysport24 nel proclamare lo stato di agitazione esprime contrarieta’ per l’annunciata chiusura della redazione romana di Skysport e i conseguenti trasferimenti a Milano di parte dei giornalisti e manifesta altrettanta preoccupazione per la politica occupazionale messa in atto dall’azienda caratterizzata da un crescente ricorso al precariato“. Il coordinamento dei cdr esprime inoltre piena solidarieta’ alle Rsu aziendali in questo momento impegnate in una difficile trattativa per la difesa dei livelli occupazionali e si riserva di intraprendere ulteriori iniziative di protesta”.