Cellulari e malattie, nuova condanna per l’Inail

Stare attaccati al cellulare per troppe ore è dannoso alla salute. A pochi giorni di distanza dalla condanna del tribunale di Ivrea, un’altra sentenza mette in relazione l’uso intensivo del telefonino con l’insorgere di malattie.

Il mio servizio per Sky Tg24

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Tra cremati e crematòri

ALEMANNO INVITA GLI ANZIANI ROMANI. A FARSI CREMARE
Incredibile ma vero, questa vicenda sta sconvolgendo gli anziani residenti a Roma e nessuno ne parla. Nelle ore di grande fermento politico della campagna elettorale per le Europee, uno scherzo molto pesante ha colpito migliaia di over-65 residenti nella Capitale, cercando così di intaccare (?) il regolare esito del voto. Un gruppo di persone con tanti soldi da buttare ha infatti deciso di spedire agli anziani romani una lettera, firmata a nome del sindaco Gianni Alemanno e del premier Silvio Berlusconi… nella quale si invitavano gli attempati lettori a farsi cremare, causa “raggiunto limite di età”. Gli anziani, dunque, erano pregati di farsi cremare, ma solo dopo aver esibito la ricevuta di avvenuto pagamento del servizio. Lo scherzo è stato bollato come “di pessimo gusto” dal portavoce di Alemanno Simone Turbolente: “Si tratta di un’azione spregevole che indegna e offende ogni senso civico e che passa qualsiasi misura”. Alemanno ha anche aggiunto di aver presentato una denuncia contro ignoti alle forze dell’ordine.

 

UOMO FERMATO ALL’AEROPORTO, NON AVEVA IMPRONTE DIGITALI
L’intelligenza umana (soprattutto quella di alcuni agenti della polizia di frontiera) non ha limiti. E così un 62enne di Singapore è stato arrestato, la scorsa settimana, con un’accusa particolarmente inusuale: quella di non avere impronte digitali. Il fatto è avvenuto all’aeroporto internazionale della città. In realtà l’uomo, malato di cancro, stava facendo una cura a base di Xeloda, sostanza che porta al deterioramento le cellule della pelle; e una delle conseguenze è proprio quella di far perdere le impronte digitali ai pazienti. Il problema, in realtà, l’hanno segnalato in moltissimi, fermati agli aeroporti di tutto il mondo. Quello che è successo a Singapore, però, è davvero molto grave: l’uomo è stato trattenuto, pensate, anche se non era una minaccia per nessuno. “Nessun criminale – ha commentato l’uomo a un giornale locale – prenderebbe un farmaco così potente e così devastante solo per farsi cancellare le impronte digitali”.

 

TROPPO LUNGO GLI TAGLIANO LE GAMBE
La notizia che segue è davvero macabra e drammatica, e quindi chiediamo ai deboli di cuore di proseguire oltre. A un uomo deceduto, troppo alto per entrare nella bara, sono state tagliate le gambe dai dipendenti delle pompe funebri. È successo ad Allendale, nella Carolina del Sud, dove a quattro anni dal funerale la famiglia di un uomo, alto più di due metri, ha chiesto (e ottenuto) di poter riesumare il cadavere perché avevano uno strano sospetto. Sospetto, il fatto che gli fossero state tagliate le gambe, confermato dall’apertura della bara. La moglie, infatti, al momento del funerale aveva immaginato che la bara fosse troppo piccola, e aveva chiesto ai dipendenti della ditta lumi sul da farsi. I “becchini”, però, non le avevano dato troppa corda, rispondendo elusivamente. Da allora la donna si era battuta per vederci chiaro. “Scoprire che avevo ragione – ha dichiarato alla Cnn – è stato come rivivere di nuovo il momento della sua morte”. Le indagini sono ancora in corso, ma alla ditta di pompe funebri è stata già revocata la licenza.

 

IL FIGLIO È TROPPO TIMIDO? E LUI GLI PAGA LA PROSTITUTA
Cosa non si farebbe per il proprio figlio! Cosa non farebbe un padre per iniziare il sangue del suo sangue a una corretta vita sessuale. O almeno, se non tutti, cosa non farebbe questo padre polacco! Che ha tentato di ingaggiare una prostituta per aiutare il figlio a perdere la verginità… con una donna matura che sapeva quello che faceva. Ma è stato arrestato. La polizia nazionale ha infatto beccato i due, padre e figlio, mentre facevano… come dire… un “puttan-tour”. Il padre si fermava ad ogni “stazione”, e il figlio veniva quasi obbligato a uscire fuori, esaminare la donna e contrattare un prezzo. Dopo un’ora di trattative nella zona a luci rosse, i due sono stati fermati dai poliziotti in borghese. Il padre è stato arrestato per undici mesi con l’accusa di aver obbligato una donna ad avere un rapporto sessuale con il figlio minorenne.

 

28MILA EURO DALLA MACCHINA
Ventitrémila euro buttati – letteralmente – al vento. È accaduto a un ragazzo tedesco di 23 anni, che ha visto una busta con centinaia di banconote volar via dall’auto decappottabile che stava provando, durante un test drive, nel nord della Germania. Il malloppo, in banconote da 500, 200 e 100 euro, è volato via e le banconote hanno fluttuato per diversi minuti sulle teste di numerosi increduli automobilisti del raccordo autostradale di Hannover. Che – inutile dirlo – hanno immediatamente stoppato le proprie automobili, creando una decina di tamponamenti a catena , per raccogliere “qualche soldino” da terra e dal proprio parabrezza. La polizia ha successivamente dichiarato che il ragazzo è riuscito a recuperare circa ventimila euro. Gli altri ottomila, però, sono volati via chissaddove.

Può esistere davvero un’allergia al Wi-Fi?

→ D@di per Geekissimo.com

L’inchiesta di Paul Kenyon (Bbc) “Wi-Fi segnale d’allarme”, trasmessa in Italia da Report (Rai Tre) qualche settimana fa ha riacceso le polemiche sulla pericolosità delle onde elettromagnetiche prodotte dai router Wi-Fi, dividendo la comunità scientifica, come già accaduto con la telefonia cellulare, in apocalittici e integrati. Ebbene, c’è addirittura chi va oltre, spiegando di essere “allergico” all’inquinamento elettromagnetico.

È accaduto a Santa Fe, in New Mexico, dove un gruppo di utenti autodefinitosi “altamente sensitivi” ha chiesto che il Wi-Fi venga bandito in tutti i luoghi pubblici. C’è chi sente un forte mal di testa quando si trova in un punto pieno di radiazioni, chi sente male al petto, chi soffre di tremore alle gambe. Fatto sta che queste persone spesso non riescono ad entrare in luoghi chiusi perché si sentono subito male. E forse questo vorrà dire qualcosa sulla pericolosità o meno degli apparecchi che forniscono internet senza fili.

Di certo – pensiamo in molti – se gli apparecchi Wi-Fi sono stati messi in commercio significa che hanno superato diversi test che hanno dato loro una certa affidabilità dal punto di vista della salute. Però, un po’ come per i telefoni cellulari, il dubbio ci viene: i router Wi-Fi trasmettono onde radio ad alta intensità. Faranno male o non faranno male? Per adesso non ci resta che aspettare i risultati dei primi studi scientifici che arriveranno fra qualche anno. Mentre l’Istituto Superiore di Sanità dice “che non c’è alcuna pericolosità ma bisogna continuare a monitorare la situazione”; per il Cnr “bisogna adottare il principio di cautela perché se ne sa troppo poco”.

E c’è già chi, dopo aver visto il documentario su Rai Tre, si sta rivolgendo alle compagnie telefoniche o a commercianti di prodotti d’informatica per eliminare il Wi-Fi dalla propria casa e ristabilire il vecchio (e ormai quasi “antiquato”) cavo di rete. Che poi, tra l’altro, se lo eliminiamo da casa nostra il problema non cambia: se abitate in un “normale” palazzo in una città, provate a fare una ricerca delle reti wireless: ormai se ne trovano a decine. Che ne pensate? Avete mai affrontato l’argomento, in famiglia o con i vostri amici/colleghi?

Il Social Network che combatte la malaria

→ D@di per Downloadblog.it

Un giovane imprenditore inglese già famoso per aver venduto, all’età di 17 anni, un sito internet da lui creato per 40 milioni di dollari, ha deciso di mettere il suo know-how a servizio della collettività presentando un social network tutto dedicato a combattere la malaria.

L’idea è quella di creare un sito che, se avesse anche la metà del successo che ha avuto Facebook, potrebbe aiutare a combattere una malattia che uccide circa un milione di persone ogni anno, molte delle quali in Africa.

L’idea di MalariaEngage è arrivata dopo un viaggio in Zambia, spiega il creatore Tom Hadfield, che ha ammesso di essere diventato così sensibile nei confronti della malattia dopo un viaggio in Africa. Il sito – continua Hadfield – non nasce come un mezzo per raccogliere soldi, ma il potere del social networking permette anche di tenere in costante contatto chi si vuole avvicinare a uno dei progetti benefici in atto a chi il progetto lo sta realizzando.

Tra i progetti supportati dal sito, la ricerca sulle piante che evitano la diffusione della malattia, quella sulle gravidanze a rischio, su nuove terapie, sinergie tra curatori tradizionali e personale sanitario internazionale e così via.

“A parte il cancro, tutto bene”

Ieri mattina su Repubblica ho letto un pezzo che mi ha fatto molto riflettere. Corrado Sannucci, storico inviato del giornale che ha seguito soprattutto manifestazioni sportive, ha scritto un libro, intitolato “A parte il cancro tutto bene” in cui spiega il coraggio di affrontare la leucemia. Passando per l’amore della famiglia, la lotta quotidiana, la vita che cambia, l’intimo stravolto.

Riporto qui i primi due paragrafi dell’estratto che oggi ha pubblicato Repubblica. Chissà se Corrado si ricorda ancora di me: quando facevo lo stage a Repubblica.it, ormai più di due anni fa, dividevamo la stessa stanza. Coraggio!

HO svegliato mia figlia e poi siamo rimasti insieme sul letto a farci qualche coccola. “Papà, ma tu adesso non parti più!”. Ho visto nei suoi occhi verdi una consapevolezza che andava molto oltre la circostanza che io non viaggiassi più per lavoro. La sua era una constatazione che conteneva, implicita, una domanda. Ho deciso di risponderle. Le spiego che adesso ho un’infezione al sangue, una specie di raffreddore ai globuli rossi.

“Non hai mai sentito starnutire i miei globuli rossi in questi giorni?”. Le chiedo. “Non hai sentito noiosi “eccì” che non mi fanno dormire la notte?”. Mia figlia sorride, questo inizio di spiegazione l’ha già in parte rassicurata. La mia medicina scende da questo pistoncino che ormai conosce bene. Sarà una cura lunga e noiosa, che mi impedisce di prendere l’aereo, non vogliono che salga a bordo gente che potrebbe nascondere delle bombe nei pistoncini fissati al braccio. Le parti del puzzle cominciano a combaciare. Io che non parto più, il mio elastomero che fa scattare l’allarme al controllo di sicurezza dell’aeroporto, io che la notte mi alzo continuamente perché le emazie che starnutiscono mi svegliano.

Facciamo colazione mentre mia moglie si prepara ad accompagnarci, lei a scuola, me in ospedale. Con una manciata di corn-flakes mia figlia è sazia, io non sarei placato che da un paio di etti di gorgonzola. Ma le faccio compagnia con un biscotto, ha già dovuto digerire l’infezione del padre, non vorrei che le apparisse ora come un famelico Shrek. “Ma dimmi, preferisci quando papà è in viaggio o quando resta a casa e sta più tempo con te?”.

Che domanda piena di trabocchetti mi sono inventato. Per quanto possa averla rassicurata, dev’essere chiaro nella sua testa che la mia presenza a casa è legata alla mia salute, alla possibilità che io non stia bene. Ma come risponderà? Se non avesse un’intuizione delle ragioni della mia insolita disponibilità non potrebbe preferire questi pomeriggi nei quali facciamo i compiti, ascolto i suoi esercizi di pianoforte, la accompagno alle lezioni di nuoto, perdiamo tempo a scegliere le figurine dal giornalaio? “Preferisco quando sei in viaggio!” dice con una smorfia, recitando una scena del tipo: così a casa posso fare quello che mi pare. Ma è solo una recita, appunto. Ci guardiamo negli occhi. “Risposta esatta!” le dico. “Ho vinto un premio?”. “Certo. Te lo sei meritato”.

Mia figlia ha capito tutto. Vuole il papà a lavorare lontano, lo vuole sano.

(leggi l’articolo completo su Repubblica.it)

La dipendenza da internet è un disordine mentale?

Sta facendo discutere, e molto, un editoriale pubblicato all’interno dell’American Journal of Psychiatry secondo cui la dipendenza da internet sarebbe un disordine impulsivo-compulsivo che dovrebbe essere inserito nella lista psichiatrica dei disordini mentali.

Ancora non è chiaro cosa definisca esattamente la dipendenza da internet: se, cioè, la voglia irrefrenabile di trovare una connessione internet dovunque ci si trovi oppure controllare la posta ogni mezz’ora oppure – ancora – restare collegati ai vari sistemi di messaggistica istantanea tutto il giorno.

Secondo l’autore, il dottor Block, la dipendenza da internet porterebbe con sé una voglia irrefrenabile di collegarsi; inoltre, si soffre molto l’astinenza e non si ha alcuna tolleranza se, ad esempio, qualcosa va storto durante il collegamento. Inoltre, i patiti della rete possono perdere completamente la cognizione del tempo dimenticandosi di mangiare o dormire. Addirittura, coloro che si trovano in livelli avanzati di “malattia” possono aver bisogno di psicofarmaci o di trascorrere qualche giorno in una clinica psichiatrica per disintossicarsi.

A me – sinceramente – sembra forse un pochino esagerato… e allora che dire di chi ha la “malattia” del calcio o, che ne so, del collezionismo, solo per fare un paio di esempi? Alla fine tanti di noi che lavorano con il Web e si divertono attraverso il Web controllano la mail in continuazione e hanno sempre voglia di essere connessi a internet… ma non per questo siamo dei “pazzi”!! Che ne pensate?

23andMe, e per soli 999$ puoi giocare con il tuo genoma

Parte in pompa magna questa mattina 23andMe, il servizio di genetica fondato dalla moglie di Sergey Brin (uno dei creatori dell’impero Google), Anne Wojcicki. Si tratta di un servizio innovativo che, con un costo relativamente “basso”, porterà il futuro nelle nostre case. Per “soli” 999 Dollari, 23andMe permetterà infatti di avere uno screening genetico completo del proprio DNA. Altri test del genere possono arrivare a costare anche 3000 Dollari.

Il test verrà effettuato attraverso un particolare bastoncino cotonato sul quale bisognerà depositare della saliva, e darà la possibilità di avere tutte le informazioni sulla propria storia genetica, inclusa la probabilità di poter soffrire di determinate patologie. Un servizio innovativo che porta con sé una vera e propria rivoluzione: è uno dei primi casi in cui gli esami medici si possono fare direttamente via internet con il solo invio, tramite posta, dei propri campioni.

Google ha investito circa quattro milioni di Dollari nel progetto… e c’è già chi pensa (forse un po’ esageratamente) che Big G, attraverso 23andMe, stia iniziando una vera e propria mappatura del DNA di tutti gli abitanti della Terra. Il sito si presenta graficamente molto accattivante, e già dalla home page si ha l’impressione di trovarsi all’interno di una vera e propria rivoluzione. Darà la possibilità di accedere a tutti i dati del proprio DNA e di fare delle “belle passeggiate” all’interno dei propri cromosomi. Sarà inoltre possibile, tramite un sistema di autorizzazioni di sicurezza, fare dei confronti tra il proprio DNA e quello dei propri amici o famigliari.

I geni, si legge, non sono solo un’impronta genetica, ma sono anche un documento storico. Per questo sarà possibile comparare il proprio genoma con quello degli altri abitanti di diversi luoghi della Terra in tempi anche storici e ottenere informazioni (inserendo il DNA dei propri genitori) anche molto curiose sulle somiglianze famigliari (del tipo “da mio papà ho preso la pigrizia, da mia madre l’amore per la lettura”). Se avevate voglia di sborsare 1000 Dollari (magari convinti dall’attuale cambio favorevole Euro-Dollaro), non fatelo: il servizio è attualmente disponibile solo negli Stati Uniti.