Tra cremati e crematòri

ALEMANNO INVITA GLI ANZIANI ROMANI. A FARSI CREMARE
Incredibile ma vero, questa vicenda sta sconvolgendo gli anziani residenti a Roma e nessuno ne parla. Nelle ore di grande fermento politico della campagna elettorale per le Europee, uno scherzo molto pesante ha colpito migliaia di over-65 residenti nella Capitale, cercando così di intaccare (?) il regolare esito del voto. Un gruppo di persone con tanti soldi da buttare ha infatti deciso di spedire agli anziani romani una lettera, firmata a nome del sindaco Gianni Alemanno e del premier Silvio Berlusconi… nella quale si invitavano gli attempati lettori a farsi cremare, causa “raggiunto limite di età”. Gli anziani, dunque, erano pregati di farsi cremare, ma solo dopo aver esibito la ricevuta di avvenuto pagamento del servizio. Lo scherzo è stato bollato come “di pessimo gusto” dal portavoce di Alemanno Simone Turbolente: “Si tratta di un’azione spregevole che indegna e offende ogni senso civico e che passa qualsiasi misura”. Alemanno ha anche aggiunto di aver presentato una denuncia contro ignoti alle forze dell’ordine.

 

UOMO FERMATO ALL’AEROPORTO, NON AVEVA IMPRONTE DIGITALI
L’intelligenza umana (soprattutto quella di alcuni agenti della polizia di frontiera) non ha limiti. E così un 62enne di Singapore è stato arrestato, la scorsa settimana, con un’accusa particolarmente inusuale: quella di non avere impronte digitali. Il fatto è avvenuto all’aeroporto internazionale della città. In realtà l’uomo, malato di cancro, stava facendo una cura a base di Xeloda, sostanza che porta al deterioramento le cellule della pelle; e una delle conseguenze è proprio quella di far perdere le impronte digitali ai pazienti. Il problema, in realtà, l’hanno segnalato in moltissimi, fermati agli aeroporti di tutto il mondo. Quello che è successo a Singapore, però, è davvero molto grave: l’uomo è stato trattenuto, pensate, anche se non era una minaccia per nessuno. “Nessun criminale – ha commentato l’uomo a un giornale locale – prenderebbe un farmaco così potente e così devastante solo per farsi cancellare le impronte digitali”.

 

TROPPO LUNGO GLI TAGLIANO LE GAMBE
La notizia che segue è davvero macabra e drammatica, e quindi chiediamo ai deboli di cuore di proseguire oltre. A un uomo deceduto, troppo alto per entrare nella bara, sono state tagliate le gambe dai dipendenti delle pompe funebri. È successo ad Allendale, nella Carolina del Sud, dove a quattro anni dal funerale la famiglia di un uomo, alto più di due metri, ha chiesto (e ottenuto) di poter riesumare il cadavere perché avevano uno strano sospetto. Sospetto, il fatto che gli fossero state tagliate le gambe, confermato dall’apertura della bara. La moglie, infatti, al momento del funerale aveva immaginato che la bara fosse troppo piccola, e aveva chiesto ai dipendenti della ditta lumi sul da farsi. I “becchini”, però, non le avevano dato troppa corda, rispondendo elusivamente. Da allora la donna si era battuta per vederci chiaro. “Scoprire che avevo ragione – ha dichiarato alla Cnn – è stato come rivivere di nuovo il momento della sua morte”. Le indagini sono ancora in corso, ma alla ditta di pompe funebri è stata già revocata la licenza.

 

IL FIGLIO È TROPPO TIMIDO? E LUI GLI PAGA LA PROSTITUTA
Cosa non si farebbe per il proprio figlio! Cosa non farebbe un padre per iniziare il sangue del suo sangue a una corretta vita sessuale. O almeno, se non tutti, cosa non farebbe questo padre polacco! Che ha tentato di ingaggiare una prostituta per aiutare il figlio a perdere la verginità… con una donna matura che sapeva quello che faceva. Ma è stato arrestato. La polizia nazionale ha infatto beccato i due, padre e figlio, mentre facevano… come dire… un “puttan-tour”. Il padre si fermava ad ogni “stazione”, e il figlio veniva quasi obbligato a uscire fuori, esaminare la donna e contrattare un prezzo. Dopo un’ora di trattative nella zona a luci rosse, i due sono stati fermati dai poliziotti in borghese. Il padre è stato arrestato per undici mesi con l’accusa di aver obbligato una donna ad avere un rapporto sessuale con il figlio minorenne.

 

28MILA EURO DALLA MACCHINA
Ventitrémila euro buttati – letteralmente – al vento. È accaduto a un ragazzo tedesco di 23 anni, che ha visto una busta con centinaia di banconote volar via dall’auto decappottabile che stava provando, durante un test drive, nel nord della Germania. Il malloppo, in banconote da 500, 200 e 100 euro, è volato via e le banconote hanno fluttuato per diversi minuti sulle teste di numerosi increduli automobilisti del raccordo autostradale di Hannover. Che – inutile dirlo – hanno immediatamente stoppato le proprie automobili, creando una decina di tamponamenti a catena , per raccogliere “qualche soldino” da terra e dal proprio parabrezza. La polizia ha successivamente dichiarato che il ragazzo è riuscito a recuperare circa ventimila euro. Gli altri ottomila, però, sono volati via chissaddove.

Ma che cos’è esattamente questa febbre suina? La mia scheda per Sky Tg24


Il mio servizio dopo circa tre minuti dall’inizio del video

 

La febbre suina adesso fa paura. E’ un’emergenza sanitaria pubblica globale. L’SOS arriva dall’Oms. Il virus si propaga rapidamente e ha un potenziale pandemico. I decessi contati finora riguardano persone tra i 25 e i 45 anni. I paesi si stanno mobilitando. Città del Messico è in gionocchio: piu di 1000 contagi, 20 morti accertati, decine di decessi sospetti. Scuole, università, biblioteche e uffici luoghi pubblici chiusi. L’Italia non ha importato suini dal Messico assicura la Coldiretti. Nessun pericolo anche se l’attenzione è elevatissima spiegano dal ministero della Salute.

Morire per un gioco erotico

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Non fa ridere, fa riflettere. Un uomo nel Bolognese ha perso la vita durante un assurdo gioco erotico. Secondo l’esperto, fatti simili sono in continuo aumento

Morire facendo l’amore. È incredibile, ma accade anche questo, e sempre più di frequente. L’ultimo spiacevole fatto è avvenuto nel Bolognese, e purtroppo siamo costretti a riportarvelo e a parlare (anche con l’aiuto di un esperto) dell’argomento… che da troppe persone e testate giornalistiche è considerato un tabù, e che invece potrebbe trasformarsi entro pochi anni in un vero e proprio allarme sociale.

Partiamo dai fatti: un uomo di trentuno anni è deceduto durante una pratica di “bondage”. La parola bondage, per chi non lo sapesse, in inglese significa “schiavitù” o “soggezione”, e sta ad indicare quelle particolari pratiche sessuali basate sulle costrizioni fisiche e realizzate con legature, corsetti, cappucci, bavagli, o più in generale sull’impedimento consenziente alla libertà fisica, di muoversi, di vedere, di parlare, di sentire.

Sembrerebbe qualcosa di assolutamente assurdo, ci sono invece persone a cui queste pratiche piacciono e che attraverso di esse provano piacere. Il problema, ovviamente, è quando il piacere si trasforma in una sofferenza estrema, e quindi anche nella morte. Il trentunenne in questione, infatti, è morto a causa delle lacerazioni provocategli alla gola (e quindi del conseguente soffocamento) dalla catena con cui un “amico” lo aveva legato a un albero. Gli accertamenti disposti dal Pm hanno escluso che sul corpo dell’uomo ci fosse la presenza di fratture o percosse indipendenti dalle lesioni provocate dalla catena; l’autopsia, inoltre, sembra escludere che il decesso sia avvenuto in seguito a un’azione violenta.

Per questo, tutte le piste degli investigatori portano alla versione del gioco erotico andato a finire male. Versione, tra l’altra, confermata anche dal medico legale. Per il decesso è stato arrestato un amico della vittima (sì, avete capito bene: un uomo morto e un altro arrestato “semplicemente” per un gioco erotico) con l’accusa di omicidio preterintenzionale. A far “crollare” l’indagato due versioni dei fatti completamente diverse date alle forze dell’ordine al momento dell’arresto e qualche giorno più tardi.

Abbiamo chiesto al sessuologo Willy Pasini di darci una mano a capire meglio questo strano fenomeno del bondage e della perversione sempre più estrema, che si starebbe espandendo a macchia d’olio. “Un uomo adulto su cinque ha comportamenti sessuali perversi”, spiega l’esperto. “C’è chi nega e non ammetterà mai – continua – di avere perversioni per paura di ledere la propria immagine, e c’è chi lo afferma a gran voce per creare proseliti”. Ma dove finisce il gioco erotico, e dove inizia la patologia?

“Gli uomini che hanno comportamenti devianti sono solitamente adulti, ma è molto difficile identificarli: “Non appartengono a nessuna classe sociale in particolare e a nessuna classe di età definita, possono anche essere anziani”. Fin quando si resta entro perversioni soft, i comportamenti non fanno male agli altri (come il fenomeno del “travestitismo”); il problema, invece, entra in gioco quando si tratta di “perversioni obbligate”, ossia necessarie per arrivare al piacere: “Il sesso si separa dalla procreazione e dal cuore, e si diventa schiavi delle proprie perversioni, che da soft diventano hard e scatta la patologia”.

Ultimamente è innegabile che, grazie anche al Web, le perversioni e gli incontri stiano aumentando a dismisura: basti considerare che anche la coppia bolognese si era conosciuta inizialmente in una chat su internet: “Il Web – conclude Pasini – ha sicuramente incrementato l’incontro tra chi ha in comune certi tipi di perversione, e permette di riunire chi ha tendenze hard e preferenze speciali. Tra l’altro c’è da aggiungere che il mondo virtuale e quello televisivo hanno esorcizzato certi comportamenti perversi, e li hanno utilizzati come messaggi commerciali, aiutando così le perversioni ad allargarsi a dismisura”.

Per concludere, e per citare un vecchio adagio: fate l’amore, non fate la guerra.

Scandalo del latte contaminato in Cina, allarme in tutto il mondo

Il mio servizio di oggi su Sky Tg24.

Si è dimesso, con il consenso del governo di Pechino, il responsabile incaricato del controllo di qualità alimentare, Li Changjiang. Secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero della Sanità cinese, oltre 53mila bambini sarebbero stati sottoposti a cure mediche dopo aver consumato latte in polvere contaminato da melamina. Di questi, quattro hanno perso la vita, 13mila si sono intossicati e sono ricoverati in ospedale, di cui 104 in gravi condizioni. In Europa non ci sarebbe nulla da temere perché le frontiere sono chiuse dal 2002 alle importazioni di latte e prodotti lattiero-caseari cinesi.

Quando si dice “che culo”

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

La vera fortuna? Essere fulminati, non farsi niente e poi vincere la lotteria! La vera intelligenza? Andare alla polizia e chiedere: “Mi togliete le manette?”. Girate il mondo con le notizie più “Follini”

QUANDO SI DICE CHE CULO
Chiedo subito perdono, perché nel titolo c’è una parolaccia. Una volgarità, certo, che poteva essere evitata scrivendo “fortuna”, ad esempio, invece che “culo”. Ma culo – converrete con me – in questo caso è proprio la parola esatta. Mi riferisco alla storia di BreAnna Hensel, una sedicenne del Michigan scampata per miracolo a un fulmine e che, il giorno dopo, ha anche vinto la lotteria. Un pomeriggio della scorsa settimana la ragazza era a casa in attesa che il brutto nubifragio che si stava abbattendo sulla sua città finisse. A un certo punto, dalla cucina, un forte rumore. Probabilmente – ha pensato la ragazza – la vecchia finestra di legno doveva essersi aperta a causa del vento. Così, per controllare, va in cucina, ma viene colpita all’istante da un fumine. “Mi sono sentita di colpo addormentata – ha spiegato BreAnna al giornale locale – poi sono caduta per terra e non ricordo più nulla”. La madre, sconvolta dall’accaduto, porta la figlia in ospedale, ma i medici la rassicurano subito: “È stata molto fortunata e non ha subito alcun tipo di danno”. Ma la vera fortuna doveva ancora arrivare. Sì, perché sentendosi così fortunate, mamma e figlia passando da un tabbaccaio hanno acquistato un biglietto del gratta e vinci… che ha fatto vincere loro all’istante una grossa cifra di denaro! Quando si dice “che culo”!

VOTANO PER IL SINDACO MORTO PIUTTOSTO CHE PER I NUOVI CANDIDATI
Che la nuova classe politica non sia più come quella di una volta è chiaro ed è uguale in tutti i paesi. Corruzione e abuso di potere sono ormai all’ordine del giorno sia a destra che a sinistra, e ormai i cittadini non riescono più a fidarsi di nessuno. Di una persona si fidavano i cittadini di un paesino in Romania a qualche chilometro da Bucarest: l’ex-sindaco Neculai Ivascu. Ivascu, infatti, aveva guidato la cittadina per oltre vent’anni, facendola fiorire dal punto di vista del turismo, della sicurezza e dei servizi. Purtroppo, però, a pochi giorni dalle nuove elezioni (che lo avrebbero sicuramente riconfermato sindaco) l’uomo ha avuto un problema al fegato ed è morto. Subito sostituito da un altro uomo del partito, le elezioni si sono svolte regolarmente. Solo che, al posto di una croce per l’esponente del partito dell’ex-sindaco o per quello dell’opposizione, gli scrutatori del servizio elettorale si sono trovati davanti a una marea di schede sulle quali i cittadini avevano apposto, a matita, il nome dell’ex-sindaco. Per la serie, meglio un sindaco morto che i nuovi candidati!

UOMO MULTATO PER GUIDA IN STATO D’EBREZZA. MA SI MUOVE IN CARROZZELLA
In Australia c’è una grande severità per quanto riguarda la guida in stato d’ebrezza, tanto che le strade sono piene di cartelli con su scritto “Don’t drink and drive” (non guidare dopo aver bevuto) e le multe sono salatissime. Ma che addirittura si multino non solo le auto… non era mai successo. È accaduto, invece, a Caims, una cittadina nella parte settentrionale dello stato del Queensland, dove un ragazzo disabile, che si muoveva per le strade del paese con una carrozzella elettrica, è stato fermato e multato dalla polizia con l’accusa di avere nel sangue una quantità di alcol di sei volte superiore alla norma. Incredibile, tra l’altro, pensare che la carrozzella non stava viaggiando molto veloce, ma a circa 15 chilometri all’ora. Immediata la reazione di sdegno da parte della gente, ma la polizia è rimasta fermamente sulle proprie posizioni: “Il ragazzo sbandava da una parte all’altra del marciapiede, e, cadendo in strada, avrebbe potuto fare male a se stesso e mettere in serio pericolo la marcia degli altri automobilisti”.

“AGENTI, CORTESEMENTE MI TOGLIERESTE LE MANETTE?”
Avere due idee “geniali” in uno stesso giorno non è da tutti. Negli Stati Uniti un uomo ha rapinato un supermercato, ma è stato fermato da un agente di un istituto di vigilanza privato ed è stato ammanettato. Fin qui tutto normale. il problema è che questo agente forse non era molto pratico di situazioni del genere, e così, mentre chiamava la polizia, ha ammanettato (male) il ladruncolo a un palo del parcheggio del supermercato. Il ragazzo, però, in pochi secondi è riuscito a staccarsi dal palo e ha iniziato a correre facendo sparire in breve tempo le sue tracce. Le manette, però, gli erano rimaste attaccate alle mani, e di certo non gli rendevano facile la fuga. Così, il ragazzo ha deciso di rivolgersi alla più vicina stazione di polizia per chiedere agli agenti di turno un piccolo favore: togliergli le manette. “Il ragazzo – ha spiegato un agente – ci ha raccontato che le manette gli erano state messe da un amico per gioco, e che sempre per gioco questo amico aveva gettato le chiavi in un tombino”. Peccato che la segnalazione del fuggitivo era arrivata per radio già da qualche ora: gli agenti non hanno potuto fare altro che arrestarlo, non dopo essersi fatti una sana e lunga risata. Quando si dice l’intelligenza.

“Perché scrivo sul blog? Perché me l’ha detto il dottore”

A chi vi chiede il perché passiate tanto tempo davanti al computer a scrivere ed ad aggiornare il vostro blog, ora potete rispondere che ve l’ha detto il dottore. Scherzi a parte, da uno studio appena pubblicato su Scientific American emerge che la blogosfera si è andata sempre più riempiendo negli ultimi anni proprio a causa dei benefici terapeutici che lo scrivere riguardo a esperienze personali, pensieri e sentimenti porta. Insomma: scrivere di sé e dei propri problemi per degli sconosciuti produrrebbe molti benefici psicologici.

Secondo i ricercatori, scrivere su un blog migliora la memoria e il sonno, migliora l’attività delle cellule immunitarie e riduce il carico virale nei pazienti affetti da Hiv; addirittura, velocizza le guarigioni dopo le operazioni chirurgiche. Tra l’altro – e questa è una notizia davvero bella – sembra che i pazienti di oncologia (quindi affetti da cancro) che iniziano a scrivere poco prima di iniziare le cure, si sentono poi molto meglio, mentalmente e fisicamente, di coloro che non fanno blogging. Insomma, spiega Alice Flaherty, neuroscienziata dell’università di Harvard e del Massachusetts General Hospital, l’uomo è un animale sociale, e lamentarsi e parlare dei propri problemi diventa un po’ una specie di “placebo per diventare più soddisfatti”.

Secondo questi studi, inoltre, il blogging potrebbe aiutare il rilascio di dopamina proprio come fanno altri stimolanti (vedi la musica, l’attività fisica o l’arte). Ovviamente ci sarebbe molto altro da scoprire, come ad esempio provare a capire cosa accade al cervello prima e dopo la scrittura, ma le informazioni in mano agli scienziati al momento sono molto poche, perché le regioni attive del cervello che si occupano di queste funzioni sono collocate molto internamente.

In attesa di nuovi risultati scientifici ancora più accurati c’è comunque da dire che persone che purtroppo hanno a che fare con il cancro e con la chemioterapia cercano (e trovano) molto sollievo nella blogosfera. Per questo, hanno spiegato dall’équipe medica, presto ai pazienti malati di cancro verranno offerte terapie che comprendono anche l’utilizzo della scrittura e dello strumento blog.

Può esistere davvero un’allergia al Wi-Fi?

→ D@di per Geekissimo.com

L’inchiesta di Paul Kenyon (Bbc) “Wi-Fi segnale d’allarme”, trasmessa in Italia da Report (Rai Tre) qualche settimana fa ha riacceso le polemiche sulla pericolosità delle onde elettromagnetiche prodotte dai router Wi-Fi, dividendo la comunità scientifica, come già accaduto con la telefonia cellulare, in apocalittici e integrati. Ebbene, c’è addirittura chi va oltre, spiegando di essere “allergico” all’inquinamento elettromagnetico.

È accaduto a Santa Fe, in New Mexico, dove un gruppo di utenti autodefinitosi “altamente sensitivi” ha chiesto che il Wi-Fi venga bandito in tutti i luoghi pubblici. C’è chi sente un forte mal di testa quando si trova in un punto pieno di radiazioni, chi sente male al petto, chi soffre di tremore alle gambe. Fatto sta che queste persone spesso non riescono ad entrare in luoghi chiusi perché si sentono subito male. E forse questo vorrà dire qualcosa sulla pericolosità o meno degli apparecchi che forniscono internet senza fili.

Di certo – pensiamo in molti – se gli apparecchi Wi-Fi sono stati messi in commercio significa che hanno superato diversi test che hanno dato loro una certa affidabilità dal punto di vista della salute. Però, un po’ come per i telefoni cellulari, il dubbio ci viene: i router Wi-Fi trasmettono onde radio ad alta intensità. Faranno male o non faranno male? Per adesso non ci resta che aspettare i risultati dei primi studi scientifici che arriveranno fra qualche anno. Mentre l’Istituto Superiore di Sanità dice “che non c’è alcuna pericolosità ma bisogna continuare a monitorare la situazione”; per il Cnr “bisogna adottare il principio di cautela perché se ne sa troppo poco”.

E c’è già chi, dopo aver visto il documentario su Rai Tre, si sta rivolgendo alle compagnie telefoniche o a commercianti di prodotti d’informatica per eliminare il Wi-Fi dalla propria casa e ristabilire il vecchio (e ormai quasi “antiquato”) cavo di rete. Che poi, tra l’altro, se lo eliminiamo da casa nostra il problema non cambia: se abitate in un “normale” palazzo in una città, provate a fare una ricerca delle reti wireless: ormai se ne trovano a decine. Che ne pensate? Avete mai affrontato l’argomento, in famiglia o con i vostri amici/colleghi?

Usa, rubati (altri) due milioni di dati medici

→ D@di per Downloadblog.it

Ennesimo furto d’identità negli Stati Uniti. Questa volta siamo alle prese con il furto di due milioni di dati medici e sanitari avvenuto nella facoltà di Medicina dell’università di Miami. Secondo una prima ricostruzione sei nastri magnetici utilizzati per il backup sarebbero stati rubati a marzo (ma la notizia è uscita solo qualche giorno fa) da un camion che li stava trasportando da un edificio all’altro.

Secondo quanto riferito da Jaqueline Menedez, vice-responsabile delle comunicazioni dell’ateneo, il veicolo della società Archive America Ltd. è stato letteralmente assaltato da un gruppo di ladri (un po’ come succede, di solito, per i furgoncini blindati) ben organizzati che sono andati dritti all’obiettivo, rubando solo le valigette che contenevano i sei nastri.

Le autorità universitarie hanno rassicurato che non trasporteranno più, per il momento, nastri di backup fin quando la situazione non sarà chiarita. Ma perché è così grave che siano stati rubati dei dati medici?

Perché purtroppo, all’interno c’erano nomi, cognomi, indirizzi, numeri di telefono, numeri di sicurezza sociale e informazioni sulla salute dei pazienti ricoverati nella struttura dal 1999 ad oggi; inoltre, c’erano anche informazioni finanziarie (assicurazione, carta di credito, reddito, etc) di circa 47mila (!) pazienti.

Queste informazioni potrebbero essere utilizzate in molte maniere, dal fare pubblicità ai medicinali fino all’utilizzo dei numeri di carta di credito per frodi online. In ogni caso, spiegano gli esperti, i nastri di backup sono protetti da algoritmi di compressione difficili da decifrare, e nel frattempo tutti i pazienti sono stati avvertiti, in modo da bloccare le proprie carte di credito e sporgere denuncia.

E pensare che la pratica di trasportare fuori dall’università i nastri di backup è stata intrapresa già da qualche tempo per evitare che questi venissero distrutti a causa di disastri naturali come uragani, terremoti e incendi.

Il Social Network che combatte la malaria

→ D@di per Downloadblog.it

Un giovane imprenditore inglese già famoso per aver venduto, all’età di 17 anni, un sito internet da lui creato per 40 milioni di dollari, ha deciso di mettere il suo know-how a servizio della collettività presentando un social network tutto dedicato a combattere la malaria.

L’idea è quella di creare un sito che, se avesse anche la metà del successo che ha avuto Facebook, potrebbe aiutare a combattere una malattia che uccide circa un milione di persone ogni anno, molte delle quali in Africa.

L’idea di MalariaEngage è arrivata dopo un viaggio in Zambia, spiega il creatore Tom Hadfield, che ha ammesso di essere diventato così sensibile nei confronti della malattia dopo un viaggio in Africa. Il sito – continua Hadfield – non nasce come un mezzo per raccogliere soldi, ma il potere del social networking permette anche di tenere in costante contatto chi si vuole avvicinare a uno dei progetti benefici in atto a chi il progetto lo sta realizzando.

Tra i progetti supportati dal sito, la ricerca sulle piante che evitano la diffusione della malattia, quella sulle gravidanze a rischio, su nuove terapie, sinergie tra curatori tradizionali e personale sanitario internazionale e così via.

“A parte il cancro, tutto bene”

Ieri mattina su Repubblica ho letto un pezzo che mi ha fatto molto riflettere. Corrado Sannucci, storico inviato del giornale che ha seguito soprattutto manifestazioni sportive, ha scritto un libro, intitolato “A parte il cancro tutto bene” in cui spiega il coraggio di affrontare la leucemia. Passando per l’amore della famiglia, la lotta quotidiana, la vita che cambia, l’intimo stravolto.

Riporto qui i primi due paragrafi dell’estratto che oggi ha pubblicato Repubblica. Chissà se Corrado si ricorda ancora di me: quando facevo lo stage a Repubblica.it, ormai più di due anni fa, dividevamo la stessa stanza. Coraggio!

HO svegliato mia figlia e poi siamo rimasti insieme sul letto a farci qualche coccola. “Papà, ma tu adesso non parti più!”. Ho visto nei suoi occhi verdi una consapevolezza che andava molto oltre la circostanza che io non viaggiassi più per lavoro. La sua era una constatazione che conteneva, implicita, una domanda. Ho deciso di risponderle. Le spiego che adesso ho un’infezione al sangue, una specie di raffreddore ai globuli rossi.

“Non hai mai sentito starnutire i miei globuli rossi in questi giorni?”. Le chiedo. “Non hai sentito noiosi “eccì” che non mi fanno dormire la notte?”. Mia figlia sorride, questo inizio di spiegazione l’ha già in parte rassicurata. La mia medicina scende da questo pistoncino che ormai conosce bene. Sarà una cura lunga e noiosa, che mi impedisce di prendere l’aereo, non vogliono che salga a bordo gente che potrebbe nascondere delle bombe nei pistoncini fissati al braccio. Le parti del puzzle cominciano a combaciare. Io che non parto più, il mio elastomero che fa scattare l’allarme al controllo di sicurezza dell’aeroporto, io che la notte mi alzo continuamente perché le emazie che starnutiscono mi svegliano.

Facciamo colazione mentre mia moglie si prepara ad accompagnarci, lei a scuola, me in ospedale. Con una manciata di corn-flakes mia figlia è sazia, io non sarei placato che da un paio di etti di gorgonzola. Ma le faccio compagnia con un biscotto, ha già dovuto digerire l’infezione del padre, non vorrei che le apparisse ora come un famelico Shrek. “Ma dimmi, preferisci quando papà è in viaggio o quando resta a casa e sta più tempo con te?”.

Che domanda piena di trabocchetti mi sono inventato. Per quanto possa averla rassicurata, dev’essere chiaro nella sua testa che la mia presenza a casa è legata alla mia salute, alla possibilità che io non stia bene. Ma come risponderà? Se non avesse un’intuizione delle ragioni della mia insolita disponibilità non potrebbe preferire questi pomeriggi nei quali facciamo i compiti, ascolto i suoi esercizi di pianoforte, la accompagno alle lezioni di nuoto, perdiamo tempo a scegliere le figurine dal giornalaio? “Preferisco quando sei in viaggio!” dice con una smorfia, recitando una scena del tipo: così a casa posso fare quello che mi pare. Ma è solo una recita, appunto. Ci guardiamo negli occhi. “Risposta esatta!” le dico. “Ho vinto un premio?”. “Certo. Te lo sei meritato”.

Mia figlia ha capito tutto. Vuole il papà a lavorare lontano, lo vuole sano.

(leggi l’articolo completo su Repubblica.it)

Stasera a Tetris Giuliano Ferrara contro tutte

Stasera a Tetris, in onda alle 00:05 su La7, Luca Telese modererà il dibattito tra il direttore de il Foglio Giuliano Ferrara, promotore della lista “Aborto? No, grazie”, e tre ospiti donne, la scrittrice Lidia Ravera, l’attrice Vanessa Gravina e Eleonora Selvi, direttrice femminista di Donna Tv, la prima webtv interamente al femminile.

Non mancheranno le Storielle d’Italia a fumetti, ovvero i retroscena della cronaca politica di ieri e di oggi raccontati dalle tavole a fumetti disegnate da Emanuele Fucecchi, che in questa occasione proporrà la “Ferrarastory”.

Tutta al femminile anche la platea dove siederanno, oltre a un nutrito numero di attiviste femministe, Luciana Di Troia, medico abortista, e Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna.

Dopo “23andme” ed “Health”, Google investe ancora nel genoma umano

→ D@di per Downloadblog.it

Ultimamente si è fatto un gran parlare degli investimenti di Google in campo sanitario. C’è 23andme, il sito affiliato a Google che permette di effettuare test genetici sul proprio Dna e Google Health, un sito specializzato in hosting di dati medici.

Ora secondo alcune indiscrezioni di stampa pare che “Big G” stia investendo denaro in un progetto dell’università di Harvard per scoprire i segreti delle malattie più diffuse decodificando il Dna di centomila persone. Se il progetto andasse in porto si tratterebbe del più importante programma di studio del genoma umano a livello mondiale, e potrebbe portare ovviamente a scoprire nuove cure per le malattie.

Il progetto in una fase iniziale coinvolgerà mille persone tra Stati Uniti, Inghilterra, Cina e Svezia e costerà 50 milioni di dollari.