La salma di Miriam Makeba rientra in Sudafrica. Il mio servizio per Sky Tg24

→ Daniele Semeraro per Sky Tg24

 

Numerosi i messaggi di cordoglio da ogni parte del mondo per Miriam Makeba. La cantante è morta a Castelvolturno durante il suo ultimo concerto dedicato a Saviano

Le reliquie di San Vincenzo, la spazzatura di Napoli e i vostri acquisti più “pazzi” su eBay

→ D@di per Geekissimo.com

Avete mai acquistato un oggetto particolarmente strano su eBay? La domanda potrebbe sembrare abbastanza banale, ma leggendo certe notizie probabilmente non lo è. L’Osservatorio di Telefono Antiplagio ha infatti denunciato al Vaticano il grosso commercio (illegale, ovviamente) di tutta una serie di reliquie dei santi (dalle ciocche di capelli di Santa Teresa di Gesù Bambino a un brandello della tunica di Santa Rita da Cascia, da un frammento osseo di Padre Pio al “Kit Sant’Ignazio”).

Non stiamo parlando di “falsi” (che pure ce ne sono tanti), ma di un vero giro d’affari illegale di reliquie trafugate da chiese sperdute, tombe o siti archeologici. I vertici di eBay assicurano di essere a conoscenza del problema e di aver allestito “una task-force di esperti per bloccare questo commercio”. Anche se, almeno questa mattina, scrivendo “reliquie” nel campo di ricerca si continua a trovare davvero di tutto.

Ovviamente non sono solo le reliquie ad essere oggetti molto gettonati su eBay. Che dire della spazzatura napoletana, messa in vendita da un “buontempone” per portare nel mondo intero (come se ce ne fosse bisogno) il problema rifiuti in Campania? E che dire – ancora – di quelli che vendono bottiglie con l’aria di Roma o di Venezia, o di quelli che scrivono su un foglietto di donare la propria anima in cambio di quache Euro?

Tutti oggetti che apparentemente nessuno comprerebbe. E invece vengono comprati, e come!. Per questo arrivo alla mia domanda: avete mai comprato oggetti molto particolari su eBay o su altri siti di compravendita online? E quali sono gli oggetti più strani nei quali vi siete imbattuti? Fatemi sapere nei commenti che poi stiliamo una bella classifica delle migliori stranezze. Intanto mi vado a ordinare un bel “Kit Sant’Ignazio”.

A Scampia in manette 29 affiliati al clan Di Lauro


Tra le ipotesi di reato, estorsione, ricettazione e associazione a delinquere
L’operazione è scattata grazie alle dichiarazioni di un pentito

Blitz a Scampia, 29 in manette
In carcere gli affiliati al clan Di Lauro

Il sindaco Iervolino: “Gli arresti sono un segnale molto forte”

di DANIELE SEMERARO

NAPOLI – Sgominata a Scampia un’organizzazione di rapinatori legati al clan Di Lauro. Ventinove i decreti di fermo eseguiti dalla squadra mobile e dal Nucleo operativo dei carabinieri di Napoli e firmati dai Pm della Direzione distrettuale antimafia Filippo Beatrice e Antonio Ardituro e dal sostituto procuratore Enrica Parascandolo. Agli indagati sono contestate 110 imputazioni per reati che vanno dalla ricettazione all’estorsione all’associazione per delinquere aggravata dall’articolo 7 (cioè dall’agire agevolando la camorra), per aver, appunto, spalleggiato l’attività del clan Di Lauro.

La massiccia operazione è scattata questa mattina alla periferia nord di Napoli, nei quartieri di Scampia e Secondigliano, teatro l’anno scorso della sanguinosa faida tra il clan Di Lauro e gli scissionisti. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano anche due esponenti di primo piano del clan Di Lauro, Ugo De Lucia e Giovanni Cortese. Per agevolare gli arresti, in un caso si è reso necessario anche l’intervento dei vigili del fuoco, che hanno rimosso una cancellata a protezione di un’abitazione.

I componenti della banda appartengono ad una organizzazione dedita a rapine e furti, soprattutto di autovetture di grossa cilindrata, che poi venivano rivendute ai proprietari con il sistema del cosiddetto “cavallo di ritorno” chiedendo tra i mille e i cinquemila euro, per la restituzione dell’auto o della moto rubata. I reati, la maggior parte dei quali non venivano denunciati, avvenivano soprattutto nel quartiere di Secondigliano e nei comuni di Caivano, Cardito, Melito, Frattamaggiore e Frattaminore.

Le indagini sono andate avanti, fino ad arrivare agli arresti, soprattutto grazie alle rivelazioni di un collaboratore di giustizia, Pietro Esposito, e alle intercettazioni telefoniche effettuate tra il settembre del 2004 e i primi mesi del 2005 e disposte nell’ambito dell’inchiesta sulla faida di Scampia.

Per il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, l’operazione di questa mattina “è un altro segnale molto forte: dove arrivano le forze dell’ordine a ripulire il territorio – ha spiegato – arriva la legge ed arriva lo sviluppo per la cittadinanza e la liberazione dalla paura”.

(11 aprile 2006)

Napoli, ditta batte l'Intel: può usare il marchio "inside"


Il tribunale dà ragione alla Sbf Elettronica: il colosso americano
dell’hardware l’aveva accusata di aver usato la popolare dicitura

Azienda napoletana batte l’Intel
vinta causa per il marchio “inside”

di DANIELE SEMERARO

NAPOLI – Succede che a Napoli, sull’asse commerciale che dal Golfo arriva negli Stati Uniti, Davide batta Golia. Quante volte, durante un pubblicità radiofonica o televisiva di computer, abbiamo visto in grande evidenza il marchio “Intel inside” (e ascoltato il classico jingle che lo caratterizza), che sta a evidenziare che nella macchina proposta è montato un processore Intel? La parola “inside”, però, da oggi non andrà più a caratterizzare esclusivamente il marchio della famosa azienda produttrice di componenti hardware, ma potrà essere richiamata anche in altri marchi. E questo grazie a un’azienda di Napoli.

Il Tribunale del capoluogo campano ha detto di no alla richiesta dei legali della Intel Corporation di annullare il marchio registrato nel 1994 dall’azienda Sbf Elettronica, in cui compare la parola “inside”.

La causa ebbe inizio nel settembre del 2003, quando l’Intel, titolare del marchio “Intel inside” diede mandato ai suoi legali di agire nei confronti della Sbf Elettronica, “colpevole di generare, con il proprio marchio ‘G Genoa Power Inside’, confusione nel consumatore”. Tramite i suoi avvocati, l’Intel sosteneva che la presenza all’interno del marchio della parola “inside” – ormai distintiva del proprio logo – induceva il consumatore medio ad associare i prodotti della Sbf a quelli della Intel, ledendone, così, i diritti.

La sentenza emessa della sezione specializzata in materia di proprietà industriale ed intellettuale del Tribunale di Napoli, però, ha accolto, dopo poco più di due anni, la tesi difensiva della Sbf, presentata dagli avvocati Davide Cesiano e Bruno Capponi, i quali hanno dimostrato che “non esistono analogie grafiche tra i due marchi, che la parte distintiva del marchio Intel Inside è la parola Intel (e non ‘inside’)” e che in entrambi i casi “Intel Inside” e “G Genoa Power Inside” “non ricopre affatto funzione distintiva”.

Secondo quanto affermato dall’avvocato Davide Cesiano, infatti, “la parola ‘inside’, diffusissima in lingua inglese e ormai anche in italiano, è presente in altre 116 richieste di registrazione a livello di marchi comunitari”. L’alto numero di queste richieste, per il legale della Sbf, “è indicativo della genericità della parola stessa, che non è in grado, di per sé, di individuare e di richiamare alla mente del consumatore il collegamento con l’impresa titolare del marchio ‘Intel inside’”.

La sentenza, così, oltre a consentire la riproducibilità della parola “inside” in altri marchi senza che Intel debba lamentare la violazione dei propri diritti si è espressa anche in merito ai cosiddetti “marchi di rinomanza” per i quali, come è il caso della Intel, “vi è l’esigenza di evitare il formarsi di monopoli ridondanti sui segni e sulle suggestioni che essi possono evocare”.

(15 febbraio 2006)

(Nella foto: A sinistra, il logo “G Genoa Power Inside” della Sbf Elettronica e, a destra, il logo “Intel Inside”)

Tre algerini arrestati in Campania: "Terrorismo internazionale"


Operazione del Ros su richiesta della Procura di Salerno
I tre farebbero parte di una cellula jihadista internazionale

Tre algerini arrestati in Campania
“Terrorismo internazionale”

Le indagini svelano contatti con Londra, falsificazioni
di documenti e raccolta di fondi per finanziare il gruppo

di DANIELE SEMERARO

NAPOLI – Tre cittadini algerini, Yamine Bouhrama, Khaled Serai e Mohamed Larbi sono stati arrestati, questa mattina, dai carabinieri del Ros, su richiesta della Procura della Repubblica di Salerno. L’accusa per i tre è di appartenere a una cellula terroristica collegata al Gspc, il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento algerino.

L’indagine investigativa del Ros “Full Moon” era iniziata già nel 2003 e interessava un gruppo di algerini domiciliati nel napoletano e ritenuti di “oggettivo interesse” investigativo, soprattutto per gli stretti rapporti che questi mantenevano con Serai Khaled, elemento del Gspc.

Le accuse. La Procura della Repubblica di Napoli, esaminati i risultati complessivi delle indagini condotte dai Ros e ritenendo che vi fosse il pericolo di fuga, il 15 novembre scorso ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto per associazione con finalità di terrorismo internazionale nei confronti appunto di Yamine Bouhrama, Khaled Serai e Mohamed Larbi.

Nei confronti del primo per aver diretto e organizzato il gruppo operante a Napoli e in altre zone del territorio italiano, coordinando l’attività dei membri della cellula italiana, in raccordo con i vertici dell’organizzazione transnazionale. Nei confronti del secondo per aver partecipato all’associazione mantenendo i rapporti con altri affiliati presenti nel territorio italiano ed in altri Paesi europei.
Nei confronti del terzo per aver partecipato all’associazione, assicurando l’approvvigionamento di dichiarazioni di ospitalità e certificati di residenza fittizi in Italia.

Relazioni personali e internazionali. Uno dei sospettati, Bouhrama Yamine, dopo essersi allontanato dalla Campania, frequentava spesso a Vicenza Serai Khaled, con il quale per un certo periodo aveva anche condiviso l’abitazione. Le indagini dei Carabinieri hanno documentato l’oltranzismo ideologico, sfociante nel sentimento antiamericano e innegiante alla Jihad, ma anche i trascorsi in Grecia e Turchia e la conoscenza, seppure superficiale, di materiali utilizzabili per la fabbricazione di esplosivi.

Secondo i Carabinieri è inoltre chiaro il carattere internazionale del circuito di relazioni dell’algerino, che aveva specifici collegamenti con soggetti sospetti residenti in Francia e Inghilterra.

Raccolta di fondi. Sarebbe documentato anche un costante interesse alla raccolta di fondi effettuata nella moschea di Vicenza, dove Bouhrama chiedeva puntualmente i conti dell’ammontare donato da ciascun fedele, precisando che parte del denaro raccolto avrebbe dovuto sostenere la causa palestinese.

Proprio Bouhrama, a differenza di connazionali maggiormente orientati all’evoluzione della situazione in Algeria, per gli inquirenti ha una particolare attenzione per le situazioni di paesi dove è più stridente la contrapposizione tra l’Islam e il mondo occidentale, come Bosnia, Cecenia e Iraq.

Documenti falsi e contatti con Londra. Attraverso Bouhrama Yamine i Carabinieri sono poi arrivati ad altri suoi connazionali, tra cui soprattutto Larbi Mohamed. Di Larbi Mohamed sono stati documentati il coinvolgimento nell’attività di falsificazione di documenti di identità e i suoi rapporti con persone nel Regno Unito. Tra questi alcuni erano già in contatto con Bouhrama ed erano stati identificati dalla polizia britannica al momento degli arresti compiuti a Manchester il 14 gennaio del 2003. Uno dei componenti la cellula indagata uccise un agente della polizia locale.

L’attività del Gspc. Le indagini, con la cooperazione internazionale tra forze di polizia, hanno poi svelato particolari sulla costituzione, l’evoluzione e l’attuale articolazione del Gspc, i suoi collegamenti internazionali e le più recenti attività terroristiche in Algeria. Secondo gli inquirenti l’organizzazione in questione è tuttora quella più pericolosa per potenziale umano e materiale, visto anche il collegamento di elementi della cellula indagata con la struttura islamista già individuata nel Regno Unito ed inserita nel cosiddetto “ricin plot” nei primi mesi del 2003.

(23 dicembre 2005)

Licei e università, ancora proteste da Milano a Napoli contro la Moratti

Non si placano manifestazioni e occupazioni nel mondo dell’istruzione. A Milano occupata l’Università Statale, a Venezia ottocento studenti in corteo

Licei e università, ancora proteste
da Milano a Napoli contro la Moratti

A oltre una settimana di distanza dall’approvazione dei Ddl Moratti sullo stato giuridico della docenza universitaria e sul riordino della scuola superiore, non solo le proteste degli studenti non sono cessate, ma sembra invece che, in diverse città del Paese, stiano riprendendo vigore.

A Milano da venerdì scorso gli studenti dell’Università statale continuano ad occupare la sede dell’Ateneo per protestare contro il ministro Moratti. Il senato accademico, con in primis il rettore Decleva, ha chiesto di “porre fine a un’azione illegale” perché “la sede centrale non può diventare in alcun modo un porto franco per comportamenti impropri e avventuristici”, riferendosi soprattutto alle decine di “ragazzi esterni” che sono entrati in ateneo e avrebbero derubato diversa merce dai bar. La protesta degli studenti, però, continua: “Va bene non essere d’accordo con le nostre inizaitive, ma non accettiamo le falsità”, hanno detto, ricordando, a chi li accusava di essere poche decine, di essere oltre duecento. Questa mattina, insieme ai colleghi “più piccoli” delle scuole superiori hanno sfilato per le vie della città occupando per alcuni minuti l’anagrafe e interrompendo, sempre per breve tempo, la circolazione di alcune linee tramviarie. Gli studenti sono stati tenuti sotto controllo da un piccolo cordone di polizia e tutto si è svolto in modo tranquillo.

Una manifestazione anche a Venezia. Circa 800 studenti hanno partecipato al corteo che, attraversate le calli, ha sfilato fino al palazzo della Prefettura. Qui una delegazione è salita a parlare con il capo di gabinetto della Prefettura, illustrando le ragioni della protesta contro la riforma Moratti, ma anche contro l’intervento delle forze dell’ordine che, una decina di giorni fa, avevano sgomberato con la forza un istituto occupato. Anche qui, comunque, la manifestazione si è svolta senza incidenti.

A Pozzuoli, nel napoletano, continuano le proteste degli studenti delle scuole medie superiori. Mercoledì è stata attuata un’occupazione simbolica dell’Istituto professionale per il turismo e il commercio “Falcone” e dell’Istituto polispecialistico di Toiano. Gli studenti – circa mille – hanno bloccato con un sit in i cancelli di accesso all’istituto e bloccato l’adiacente strada con i cassonetti della spazzatura. Le proteste stanno andando avanti con assemblee d’istituto e riunioni tra i rappresentanti delle diverse scuole.

A Bari, invece, continua l’occupazione della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università. “Occuperemo a oltranza, fino ad arrivare alla completa autogestione della facoltà”, dicono i manifestanti. Le lezioni dunque sono sospese e i docenti hanno sostenuto, insieme agli studenti, la protesta contro il Ddl Moratti. D’accordo con la protesta anche il presidente Corrado Petrocelli.

Singolare occupazione, infine, al liceo Tasso di Roma, dove la protesta si è intrecciata anche con alcune vicende interne all’istituto.

(4 novembre 2005)