Uomo licenziato perché un malware autoinstallatosi sul suo computer dell’ufficio aveva scaricato centinaia di immagini pedopornografiche

Questa brutta avventura potrebbe essere presa ad esempio per una pubblicità di sistemi ritenuti più sicuri di Windows, come Mac Os X o Linux. Ma purtroppo è accaduta davvero. Il Massachusetts Department of Industrial Accidents ha licenziato un suo dipendente, il signor Michael Fiola, intraprendendo tra l’altro una procedura legale nei suoi confronti, in quanto all’interno dei suoi file temporanei internet del computer dell’ufficio erano presenti immagini chiaramente pedopornografiche.

“Il mio capo mi ha chiamato nel suo ufficio alle nove del mattino – ha spiegato Fiola ad alcuni quotidiani locali – e c’erano tutti, dal mio supervisore al direttore del personale. Senza permettermi di spiegare alcunché mi hanno dato la lettera di licenziamento, rimanendo in silenzio perché così aveva consigliato il loro legale”. Purtroppo, però, i legali (della difesa e dell’accusa, insieme) analizzando meglio il computer dell’uomo non hanno potuto far altro che arrendersi, in quanto non c’era alcuna prova del fatto che il dipendente avesse scaricato materiale illegale. Perché? Perché il materiale pedopornografico l’aveva scaricato un malware.

In particolare, un esperto forense d’informatica (che ha tenuto in consegna il laptop aziendale per circa un mese) ha spiegato in un report di trenta pagine che il software di protezione dai virus installato sul computer era obsoleto e “corrotto”, e per questo il sistema di Fiola era stato preso d’assalto da spammer e cracker che hanno bombardato il suo hard-disk con immagini pedopornografiche. Tra l’altro, sembra che questi virus risalissero all’anno precedente, quando il computer lo utilizzava un altro dipendente.

Al momento non sappiamo se l’uomo sarà reintrodotto al lavoro, ma immaginiamo di sì; anzi, probabilmente all’uomo converrebbe citare per danni l’azienda, anche se poi dovrebbe comunque trovarsi un altro lavoro. Una storia, dunque, degna della pubblicità e della fiction, ma purtroppo tutta vera. Vi siete mai trovati in una situazione imbarazzante per colpa di problemi simili? Io ricordo che una volta in un posto dove lavoravo una ragazza stava commentando un articolo appena scritto con il caporedattore, quando (per colpa di un malware presente sul computer) è apparsa all’improvviso – tra l’ilarità generale – una foto molto molto esplicita…

Verizon, Sprint e Time Warner bloccheranno siti, blog e newsgroup pedopornografici

→ D@di per Downloadblog.it

Verizon, Sprint e Time Warner Cable hanno annunciato una strategia comune per bloccare in tutti gli Stati Uniti forum, blog e siti con contenuto pedopornografico. Si tratta di un accordo molto importante, che coinvolge tre tra i principali operatori di telefonia e provider di servizi internet nel Nord America.

L’accordo prevede anche il blocco, oltre che dei siti, anche dei tanti e numerosi newsgroup Usenet che consentivano lo scambio di materiale pedopornografico, considerati uno degli ultimi avamposti senza regole della Rete. Secondo quanto riportato da alcuni giornali, le trattative stanno andando avanti per coinvolgere sempre più provider.

Si tratta di una vera e propria novità nella lotta alla criminalità informatica e in particolare alla pedofilia. Durante molti casi giudiziari che coinvolgevano utenti e pedofilia, infatti, fino ad ora i provider si erano sempre detti estranei, spiegando di non poter entrare “nel merito delle comunicazioni personali degli utenti”. La decisione, tra l’altro, è molto importante perché se tutti i provider firmassero un accordo del genere, i “luoghi” su internet dove scambiarsi questo tipo di informazioni si ridurrebbero notevolmente a vista d’occhio, e con essi probabilmente anche il fenomeno.

Uomo accusato di pedopornografia si difende attaccando Google: “Era troppo facile trovarla”

La notizia di cui parliamo oggi ha davvero dell’incredibile. Un uomo che ha scaricato più di 16mila immagini erotiche (alcune delle quali contenti anche foto di minori) sta cercando di difendersi dalle accuse della polizia, accusando a sua volta i motori di ricerca di rendere troppo semplice l’individuazione di foto pornografiche.

Accade in Inghilterra, dove l’uomo, 67 anni, è stato “pizzicato” in flagrante dagli investigatori mentre riordinava il suo archivio. L’uomo si è però difeso spiegando di essersi iscritto a un “sito di notizie”, che però dava anche immagini di minori (alle quali comunque non ha nascosto di essere interessato).

La difesa dell’uomo, però, ci ha messo “il carico da 11″, spiegando che è tutta colpa dei motori di ricerca se l’accusato è caduto in tentazione: le immagini erano troppo facilmente reperibili.

Il mese prossimo arriverà la sentenza definitiva, e c’è da credere che se il giudice gli darà ragione, la decisione alzerà un vero e proprio polverone.

Facebook, nuove regole contro porno, pedofilia e bullismo

→ D@di per Downloadblog.it

Facebook ha annunciato un giro di vite su pornografia, pedofilia, bullismo e altri “pericoli online” per salvaguardare gli utenti più giovani. Si tratta di un patto per la salvaguardia dei bambini e dei ragazzi molto simile a quello firmato, lo scorso gennaio, dall’altra società leader nel social-networking, MySpace.

Secondo molti analisti ed esperti di sicurezza informatica si tratta di una pietra miliare nella storia della sicurezza del Web e dei social-network, e probabilmente – considerato l’esempio dei due più grandi siti – la decisione potrebbe essere seguita da tante altre piccole community.

Tra le azioni che Facebook ha promesso d’intraprendere c’è quella di migliorare il sistema di identificazione delle persone e delle età e di controllare al meglio i profili degli utenti e i link esterni.

Si tratta a mio avviso di una buona notizia considerato l’enorme successo, soprattutto tra i più giovani, di siti del genere; speriamo solamente che – dall’altra parte – criminali senza scrupoli non ci mettano troppo poco a superare le barriere protettive.

La piaga della pedofilia online continua ad avanzare: ogni giorno nascono 74 siti in più rispetto al 2007

→ D@di per Geekissimo.com

Brutte notizie, purtroppo, per quel che riguarda la lotta alla pedofilia online. Secondo l’associazione Telefono Arcobaleno, che da dodici anni combatte contro questo fenomeno, ogni giorno nascono 74 siti in più rispetto al 2007. Un incremento considerato “preoccupante”, che “sottolinea l’urgente necessità di adeguare i mezzi di contrasto, dato l’evidente e misurabile inasprimento del fenomeno e la sua evoluzione tecnologica”.

Tra l’altro, spiega l’associazione, “i siti dedicati al pedobusiness sono solo una tipologia di quella che è la galassia di immagini e filmati che sfruttano in modo orribile l’infanzia per inseguire i gusti dei consumatori, per lo più statunitensi ed europei. Ultimamente è stato scoperto e debellato un sito a pagamento che nascondeva una grossa videoteca pedopornografica (mascherata da videoteca di cartoni animati) e proponeva la vendita di 465 filmati divisi per categorie. Ma andiamo a vedere gli ultimi dati.

Come vedete anche dall’immagine sopra al post, nell’aprile 2007 erano stati rilevati 2.289 siti pedofili; quest’anno, invece, siamo già a quota 3.583. Per quanto riguarda la nazionalità dei siti, il record assoluto negativo spetta alla Germania, con oltre 2.145 siti pedofili. Seguono Cipro, Usa, Olanda e Russia, rispettivamente con 537, 429, 294 e 139 siti. Fortunatamente l’Italia non compare in questa bruttissima lista.

Insomma, in tutto il mondo i clienti aumentano purtroppo anche grazie alla rete: l’offerta si adegua, i prezzi salgono e le opportunità di profitto attraggono l’attenzione anche dei professionisti del crimine. Ovvio che – come dicono in molti – “i gusti sono gusti”, ma non c’è assolutamente alcuna giustificazione quando si va a fare del male a dei bambini innocenti e gli si strappa dalle mani l’infanzia.

Google contro la pedofilia

→ D@di per Downloadblog.it

Google ha annunciato di aver adottato un software in grado di seguire le tracce dei pedofili sul Web e soprattutto di impedire l’accesso, da parte dei bambini, a determinate immagini o siti internet.

La tecnologia è stata creata e messa appunto per l’americano National Centre for Missing and Exploited Children, che si occupa di protezione dei minori. In pratica, gli ingegneri di “Big G” hanno preso il sistema che originariamente era stato sviluppato per evitare che su YouTube venissero caricati materiali protetti da copyright e l’hanno applicato alla sicurezza dei più piccoli.

Il programma utilizza il riconoscimento di alcuni “pattern” comuni ai file contenenti immagini di abuso sui minori. Questa prima relase in futuro potrebbe diventare la base per un grande software che combatta la pedofilia e difenda i bambini che vogliono accostarsi alla navigazione in rete.

Per creare un software simile sono stati inseriti nel sistema centinaia e centinaia di dati sulle pedofilia raccolti negli ultimi anni. “Speri sempre che il tuo lavoro possa essere usato per fare qualcosa di buono al mondo – ha spiegato il ricercatore di Google Shumeet Baluja – e questa ora è una grande chance per avverare questa speranza”.

Come “adescare” i pedofili? Con falsi link

→ D@di per Geekissimo.com

Qual è il metodo più semplice per acciuffare i pedofili, se non quello di “fregarli” con la loro stessa arma? È quello che sta facendo, con molto successo, in questi ultimi mesi l’Fbi, che sta utilizzando una serie di falsi link inseriti nei siti che ritiene più a rischio. In pratica, chi clicca sul link invece che andare a vedere filmati porno, viene diretto a un sito gestito dall’agenzia americana per la sicurezza, che così entra in possesso dei dati del presunto criminale.

Uno studente universitario, ad esempio, una notte dello scorso anno aveva cliccato su più di uno di questi link, e già la mattina dopo si è trovato a casa gli agenti federali. Ora rischia quattro anni di prigione, ma il metodo – seppur ottimo per acciuffiare i criminali – rischia un po’ di generalizzare: in questo modo anche chi fa click per sbaglio su un link rischia di passare delle brutte giornate.

Per il momento il metodo dell’Fbi è stato considerato legittimo da diverse sentenze di tribunali federali. Tra l’altro, il link è davvero realistico e vengono descritte nel dettaglio (utilizzando lo stesso linguaggio dei pedofili) le scene contenute nel presunto video a cui rimandano. Il collegamento rimanda a un computer dell’agenzia a San Jose, in California, che identifica l’Ip della persona che si sta collegando. Dopodiché per l’Fbi è un attimo risalire al luogo fisico in cui risiede il computer incriminato.

Ho alcuni dubbi su questo metodo, che davvero rischia di mandare in carcere persone innocenti. E che fare, ad esempio, nel caso una persona utilizzi la rete wi-fi di un’altra? Che ne pensate? Può essere un buon metodo, oppure andrebbero studiate alternative migliori?

I tecnici dei computer possono guardare nei nostri hard-disk?

D@di per Geekissimo.com

La domanda ce la saremo fatta tutti almeno una volta nella vita, se abbiamo dovuto mettere il nostro computer in mano altrui per una riparazione o un’installazione di nuovo hardware. Probabilmente non se l’è posta Declan McCullough, che ha affidato il proprio computer a un centro di assistenza tecnica per installare un nuovo drive Dvd. Il tecnico, dopo aver installato il Dvd, ha voluto provare se tutto funzionasse e si è imbattuto in una cartella con un nome un po’ particolare presente sul disco rigido.

Apertala, si è trovato di fronte a un archivio di file pedo-pornografici. Immediatamente, l’azienda per cui lavora il tecnico ha informato la polizia e il ragazzo è stato rintracciato e, dopo poche ore, arrestato. Assunto che il materiale pedo-pornografico è vietato dalla legge (e quindi l’arresto è stato più che giusto) la questione che si è aperta è piuttosto un’altra: il tecnico doveva guardare all’interno del Pc del ragazzo? E perché?

La questione, ovviamente, è andata a finire in tribunale, e mentre il primo grado ha dato ragione al ragazzo, il secondo invece ha dato ragione al tecnico. In particolare, la corte d’appello ha spiegato che il ragazzo aveva affidato in toto il computer al centro riparazioni, e quindi il tecnico aveva il diritto di utilizzare tutte le funzioni del computer, compresa l’apertura di file video presenti sull’hard-disk, per verificare il corretto funzionamento.

Certo, controbatte l’accusa, se il lavoro era quello di installare un lettore Dvd… che c’entra l’hard-disk? A mio parere il comportamento del ragazzo, cioè la detenzione di immagini di pedofilia, è assolutamente terribile; però non sono nemmeno d’accordo che un tecnico possa tranquillamente andarsene in giro per i nostri hard-disk e guardare tutti i file che abbiamo. Come sempre in questi casi, la questione è spinosa è la ragione sta un po’ in mezzo alle due posizioni. Mi piacerebbe sapere qual è la vostra opinione in merito.

Un “mega-filtro” mondiale contro i pedofili

Di pedofilia su internet si parla a periodi alterni. Durante l’inverno ci sono stati molti scandali legati a MySpace o Second Life, ora invece tutto tace. Ma in realtà il pericolo è sempre imminente e non si ferma la lotta delle autorità competenti per cercare di arginare il problema. La scorsa settimana le polizie di undici paesi dell’Unione Europea si sono incontrate per progettare un filtro che impedisca ai pedofili e agli utenti della rete di accedere a pagine contenenti immagini, video o testi relativi alla pornografia infantile.

Creare un filtro in rete non sarà certamente facile. Per questo sarà necessario un accordo tra le polizie dei diversi paesi e gli internet provider degli stessi. Il filtro, spiegano gli organizzatori, sarà uno spazio ostile per coloro che vogliono commettere abusi contro i minori e un mezzo sicuro per tenere lontano anche gli utenti normali.

I primi paesi ad attuare provvedimenti simili sono stati la Norvegia, la Danimarca e la Svezia. Per ora i provvedimenti ottenuti sono molto buoni, secondo la polizia, per questo stanno esportando a livello internazionale il know-how acquisito fino ad ora. Una volta fatto partire il processo di filtraggio, i provider reindirizzeranno le richieste di accesso a siti “vietati” verso una pagina (di proprietà della polizia) nella quale si mette in guardia l’utente dal visitare siti del genere.

Il progetto si chiama Circamp e coinvolge Norvegia (paese che dirige il progetto), Regno Unito, Danimarca, Belgio, Francia, Irlanda, Italia, Svezia, Finlandia, Olanda e Spagna. Coinvolto anche l’Europol. Sicuramente si tratta di un’ottima iniziativa per cercare di debellare un fenomeno disgustoso – credo di parlare a nome di (quasi) tutti – e vietato. Pensate, però, che una pagina di “stop” possa essere l’unico mezzo da attuare? A mio parere, come in tutte le cose su internet, “fatta la legge si trova l’inganno”. Per questo ben venga il progetto, ma speriamo anche in un intervento maggiore delle polizie di tutto il mondo nel debellare il problema alla radice.