È morto uno degli spettacolari cani malesi in grado di riconoscere, con il naso, i cd contraffatti!

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Questa notizia ha davvero dell’incredibile, e che ci crediate o no viene da una fonte molto autorevole: l’agenzia di stampa France-Presse. In Malesia ci sono dei cani in grado, con il solo odorato, di riconoscere i cd e i dvd pirata, proprio come quelli che si trovano lungo i marciapiedi di molte città italiane. La notizia non purtroppo delle migliori, perché uno di questi cani è stato trovato morto.

Manny, questo il suo nome (a sinistra nella foto), era un labrador arrivato a Kuala Lumpur, capitale della Malesia, a febbraio, e al momento sono in corso le procedure di autopsia. Tra l’altro il cane non aveva ancora iniziato il suo lavoro contro la pirateria in Malesia, e così è difficile pensare che qualcuno lo volesse morto, anzi. Manny e un altro cane chiamato Paddy erano gli ultimi arrivati dopo lunghi mesi di training, e stavano per iniziare il loro prezioso lavoro.

L’unità cinofila malese, dicevamo, è molto conosciuta e soprattutto molto temuta ultimamente dall’industria della contraffazione: basti pensare che lo scorso anno tutti i giornali riportarono la notizia della scoperta da parte della polizia, proprio grazie a questi intelligentissimi animali, di un enorme deposito di cd pirata; in totale, i cani della squadra sono riusciti a smascherare oltre 1,5 milioni di cd.

Non sappiamo ovviamente quali sono i segreti del mestiere, ma un po’ come per i cani anti-droga, questi iniziano ad abbaiare, indicando il pacco sospetto, quando sentono col naso del policarbonato o altre sostanze chimiche presenti nel confezionare i dischi pirata.

Viacom-YouTube, la causa giudiziaria miliardaria che spaventa il Web

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Sta suscitando enormi polemiche la causa miliardaria che Viacom ha intentato contro YouTube “per non essere stata capace di tenere fuori dal popolare sito di video-sharing i materiali protetti da copyright”. Viacom, in particolare, avrebbe identificato sul sito di proprietà di Google almeno 150mila clip non autorizzate. Google, dal canto suo, si difende spiegando che questa causa sta minando uno dei fondamenti di internet, e cioè “minaccia il modo in cui centinaia di milioni di persone ogni giorno si scambiano legittimamente informazioni”.

I legali di Big G, inoltre, hanno assicurato che YouTube si è da subito adeguata ai dettami del Digital Millennium Copyright Act del 1998, e che va molto oltre il suo ruolo, aiutando anche le società detentrici di copyright a identificare e rimuovere i contenuti considerati illegali. Viacom, da parte sua, attacca spiegando invece che è stato fatto “pochissimo” per combattere il fenomeno illegale. In particolare, la Viacom si riferisce ai molti spezzoni di film e programmi televisivi postati sul sito e visti ogni giorno da migliaia di persone. Tra questi, nella causa si parla di South Park, SpongeBob SquarePants, Mtv Unplugged o il documentario “An inconvenient truth” visto più di 1,5 miliardi di volte.

La causa va avanti già da un anno, ma ora gli avvocati di Viacom hanno presentato un’ulteriore istanza: “Non vogliamo fare solo i nostri interessi – ha spiegato l’amministratore delegato di Viacom Sumner Redstone – ma vogliamo aiutare tutti coloro che hanno dei copyright e vogliono che questi rimangano protetti. Non possiamo tollerare alcuna forma di pirateria da nessuno, e nemmeno da YouTube. Non possono passarla liscia se rubano i nostri prodotti”.

Sono già moltissimi i siti specializzati, gli analisti e i blogger – famosi e no – che si stanno schierando contro questa limitazione della libertà personale. Immagino che siate d’accordo con me: se una persona è regolarmente abbonata a un canale satellitare o via cavo, perché non può registrare un prodotto (regolarmente pagato) e condividerne una parte con gli amici, o con gli utenti del Web? Non è questa la filosofia della rete? Fatemi sapere cosa se siete d’accordo.

Pirateria informatica in Italia. Ecco le vostre risposte

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Una settimana fa avevamo affrontato la problematica della pirateria informatica, che nel nostro Paese sarebbe in lieve calo (meno due per cento rispetto allo scorso anno) ma che pone comunque l’Italia al di sopra della media mondiale per quanto riguarda il software illegale.

A tal proposito vi avevamo proposto un sondaggio, come sempre anonimo, in cui vi chiedevamo quale fosse il vostro rapporto con il software piratato. Dal sondaggio, che ha avuto ottimi risultati (con oltre 880 voti e 24 commenti), si evince che la maggior parte dei nostri lettori (502 voti, 58 per cento del totale) utilizza prevalentemente software illegale senza farsi troppi problemi. Tra le motivazioni maggiori, il fatto che il software originale costi davvero tanto, soprattutto per un uso domestico.

Al secondo posto nella nostra speciale classifica, con il 19 per cento del totale (163 voti), ci sono coloro che scaricano software illegale cercando però di acquistare le licenze per i programmi più importanti, come il sistema operativo o le suite da ufficio.

A poca distanza (131 voti, 14 per cento del totale) si pone chi invece ha solamente “qualcosina di illegale”, mentre dichiara che la maggior parte dei programmi installati sul proprio computer è stata legalmente acquistata.

Infine ci sono i più “virtuosi”: quelli, cioè, che acquistano ogni singolo software originale; per la “disperazione” delle software-house sono solo il 9 per cento del totale, e cioè 88 lettori.

Insomma, stando a questi risultati le case produttrici di software dovrebbero iniziare a capire che, se vogliono incentivare l’acquisto di licenze originali (soprattutto nel mercato domestico), devono iniziare a venire incontro al mercato, abbassando i prezzi. Grazie a tutti, come sempre, per aver partecipato!

La Comcast, importante provider internet, inverte la rotta e non perseguirà più chi scarica illegalmente. L’inizio di una nuova era?

Ultimamente in numerose occasioni ci siamo occupati del comportamento dei provider nei confronti degli utenti “pizzicati” nel fare largo uso di programmi peer-to-peer per scaricare illegalmente film, software o musica. Una tendenza che ha visto ultimamente una maggiore attenzione dei fornitori internet nei confronti dei utenti, che in molti casi sono stati sanzionati o si sono visti revocare l’abbonamento alla rete per aver utilizzato software di scaricamento considerati illegali.

La Comcast, importante provider internet che era stato sanzionato per aver impedito a molti suoi clienti di utilizzare programmi di file-sharing, ha annunciato ieri un completo cambio di politica nei confronti di questa problematica, assicurando tutti i propri utenti che da ora in poi tratterà in modo uguale tutti i tipi di traffico internet. L’importante decisione arriva dopo numerose denunce da parte di associazioni di consumatori (ma anche singoli utenti) che si erano visti bloccare la propria connessione per aver utilizzato programmi come eMule o Limewire.

Comcast era stata accusata di fare “da giudice o da guardiano della Rete”, e si era difesa spiegando spiegando che quella pratica si era resa necessaria per evitare di sovraccaricare le linee degli altri utenti, soprattutto in periferia dove in molti sono costretti a dividersi le potenzialità dei pochi cavi telefonici disponibili. Da ora in poi, invece, la Comcast sarà in grado di utilizzare un sistema che dà a ogni utente la stessa ampiezza di banda, e quindi il controllo su cosa fanno gli utenti non sarà più necessario.

Questa decisione potrebbe creare un precedente importante? Forse sì. Di sicuro è segno che i provider si sono accorti che, se non sono necessariamente obbligati da parte di leggi governative, non conviene in alcun modo impedire agli utenti di utilizzare i programmi peer-to-peer e di “controllare” il loro comportamento in rete: facendo questo, infatti, il rischio di perdere utenti è molto alto, e c’è sempre qualche provider della concorrenza pronto ad accogliere clienti delusi da questo o quel fornitore. Non pensate?

Mojo: condividere la propria musica di iTunes con gli amici e permettere loro di scaricarla

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Condividere la propria libreria musicale di iTunes con gli amici, dando loro la possibilità di scaricare i brani presenti sul nostro computer? Non è poi così difficile, se si utilizza un’applicazione gratuita, chiamata Mojo, disponibile per Mac e Windows.

L’interfaccia è molto semplice e subito si nota una perfetta integrazione all’interno del player multimediale di Apple. Il software riconosce i nostri amici un po’ come in un programma di chat istantanea: dovremo creare un account e aggiungere i contatti delle altre persone che conosciamo.

Una volta che uno di nostri amici è online, potremo, con un semplice doppio click sul suo nome, vedere la sua libreria musicale, i suoi film, podcast, audiolibri e così via. Non solo: potremo ascoltare il brano (con un semplice doppio click!) oppure scaricarlo sul nostro computer in un attimo (premendo la freccina verso il basso alla sinistra del titolo).

Non sappiamo ovviamente quanto questa applicazione riuscirà a resistere, perché in pratica ci permette, in una sorta di peer-to-peer, di scaricare musica dai computer di altre persone (che ci hanno autorizzato) senza pagarne i diritti.

Per adesso, però, il consiglio che vi posso dare è di provarla: non crederete ai vostri occhi per quanto è semplice e soprattuttto potente.

Mojo, sviluppato dalla Deusty Design, nasce per Mac Os X ma, dicevamo, c’è anche una versione Beta per Windows. Se volete saperne di più, date anche un’occhiata ai vari screencast.

Giappone, alcuni provider taglieranno la connessione internet a chi scarica illegalmente

Quattro organizzazioni che rappresentano molti importanti provider di accesso a internet in Giappone hanno firmato un accordo che prevede il taglio della connessione internet agli utenti recidivi che, anche dopo essere stati ammoniti, continuano ad usare programmi di file-sharing per condividere software, film e musica.

La decisione è arrivata dopo che nel paese del Sol levante il tasso di download illegale è cresciuto, negli ultimi tempi, in maniera vertiginosa. In particolare, secondo le ultime stime il numero di coloro che utilizzano software peer-to-peer in maniera illegale (e in particolare un software chiamato “Winny”) in Giappone sarebbero quasi due milioni.

L’accordo prevede che i provider possano sconnettere singoli utenti e annullare i contratti per la fornitura dei servizi internet a quei trasgressori identificati dalle organizzazioni che si occupano di copyright (come la nostra Siae, per intenderci).

Si tratta di una decisione molto importante, considerato che alle quattro organizzazioni appartengono circa un migliaio di provider per l’utilizzo domestico della Rete.

Stando a un breve sondaggio della durata di sei ore da parte di queste organizzazioni, in rete ci sarebbero circa 3,55 milioni di copie illegali di videogiochi, del valore di 9,5 miliardi di yen, e 610mila file musicali, del valore di 440 milinoi di yen: per la serie, con una piccola ricerca è stato stabilito che è possibile scaricare con pochi click oltre 10 miliardi di yen di materiale piratato.

Una decisione dunque che farà sicuramente da precedente anche in altri paesi, e che sarà probabilmente un vero deterrente per chi scarica tanto e illegalmente.

Tredici miliardi di euro. Ecco “quanto costa”, ogni anno, la pirateria informatica in Italia

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Ogni anno solo in Italia la perdita economica causata dalla pirateria informatica si aggira intorno ai tredici miliardi di euro. La stima è stata calcolata da Assintel, l’associazione nazionale di imprese che operano nel settore dell’Ict (Information&communication technology), secondo cui il fenomeno sarebbe esploso con la diffusione di internet e dei sistemi di condivisione dei dati “peer-to-peer”.

Secondo Mario Piccinni, del nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, “l’Italia è il primo produttore e consumatore di articoli informatici piratati in Europa e il terzo nel mondo”. L’avreste mai immaginato? Quando si parla di pirateria, non pensate semplicemente a quella su larga scala dei cd venduti da extracomunitari agli angoli delle piazze: lo scambio domestico di software, musica e film (quello, cioè, che avviene proprio con programmi peer-to-peer) rappresenta infatti il 90 per cento dell’intero “problema”.

Per quanto riguarda, invece, la contraffazione organizzata, i centri produttivi si trovano principalmente in Campania, Sicilia, Puglia, Lazio e Lombardia. Le cause del dilagare di questo fenomeno possono essere molteplici. Innanzitutto il risparmio di “scaricare” un software o un cd invece di acquistarlo, e questo è ovviamente palese. Ma anche e volentieri una certa protesta nei confronti dei prezzi a volte davvero esagerati dell’industria dell’intrattenimento.

Sarebbe molto difficile (e anche un po’ imbarazzante) fare una stima dei lettori di Geekissimo che scaricano software, musica, film o giochi pirata. Allora, vi faccio una domanda: ci sono persone che acquistano abitualmente sempre prodotti originali? Cosa vi spinge a non scaricarli? C’è qualcuno che scaricava un sacco di software e che ora, invece, si è “pentito” della sua scelta e ha cambiato radicalmente atteggiamento? Nessuno – tranquilli – riconoscerà il vostro Ip e vi verrà a cercare a casa :).

Uk: i provider combattano la pirateria, altrimenti saranno sanzionati

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Gli internet service provider dovranno compiere azioni concrete per impedire i download illegali, altrimenti subiranno sanzioni legali. È questo il pensiero del governo inglese, dopo che alcune ricerche hanno accertato che nel paese sarebbero circa sei milioni gli utenti Adsl che scaricano illegalmente software, film e musica. Secondo quanto ha spiegato il ministro per la Cultura, una legge in materia potrebbe essere approvata, dopo le opportune consultazioni, nell‘aprile del 2009.

Contenti, ovviamente, i rappresentanti dell’industria musicale e videoludica: “Gli Isp sono gli unici nella condizione di poter produrre un vero e proprio cambio di mentalità”, ha commentato John Kennedy, capo dell’International Federation of the Phonographic Industry. Non molto d’accordo, invece, i provider stessi, secondo i quali creare una legge apposita non sarà semplice da attuare in termini di legalità, usabilità e sostenibilità economica.

La legislazione dovrà, in ogni caso, tener presente la normativa approvata nel 2002 secondo cui i provider, attraverso i quali passa l’informazione, non sono responsabili, appunto, del flusso di dati. Stessa cosa per la legge sulla privacy, che potrebbe impedire ai provider di analizzare i dati ricevuti dagli utenti

In ogni caso si tratta di una norma che, se approvata, porterebbe la Gran Bretagna a diventare entro breve uno degli stati più attivi nella lotta alla pirateria informatica. Da tempo ormai si discute del ruolo dei provider, che da un lato vogliono “lasciare in pace” gli utenti per non perdere la loro fiducia, e dall’altro, però, si trovano in una condizione privilegiata di controllo. Che ne pensate?

I provider potrebbero iniziare a bloccare “amichevolmente” i contenuti protetti da copyright. Ennesima invasione della privacy?

Rappresentanti di At&t e di altri importanti internet provider stanno discutendo la possibilità di filtrare, a livello di rete, i trasferimenti di materiale coperti da copyright ai computer degli utenti. “Dobbiamo farlo – ha spiegato un portavoce di At&t – e dobbiamo solo trovare un metodo gentile per iniziare a farlo”. Fino ad ora i provider internet hanno agito un po’ come delle autostrade a pedaggio: noi paghiamo e viaggiamo liberamente in rete. Per fare una metafora, ora è come se le autostrade iniziassero a voler avere una propria rete di poliziotti e controllori.

A richiedere questo servizio sono ovviamente le major proprietarie di film e musica e le case produttrici di software, che si dichiarano stanche di vedere il loro materiale illegalmente distribuito su internet. Il filtraggio, dicono, già avviene su YouTube o Soapbox: che ci vuole a inserirlo anche a livello di provider? Quello che chiedono – insomma – è di iniziare ad analizzare a campione i pacchetti digitali trasmessi da tutti gli utenti e scoprire se qualcuno sta trasmettendo o ricevendo materiale protetto da copyright.

“Non è un segreto che quello che stiamo facendo per combattere la pirateria non funziona”, ha spiegato James Cicconi, senior vice president, external & legal affairs di At&t. “Per questo siamo molto interessati, insieme agli enti che proteggono il diritto d’autore, a implementare una tecnologia a livello di rete” per fermare questa piaga. L’unica soluzione, ha poi spiegato a margine della conferenza, è che i provider abbiano un approccio soft, delicato con la materia, non bloccando la connessione ma ad esempio inviando una lettera amichevole per avvisare l’utente (della serie, uomo avvisato mezzo salvato) che quello che sta facendo è illegale.

Le organizzazioni che tutelano i diritti civili su internet si stanno già muovendo per scongiurare che il Grande Fratello entri ancor di più nelle nostre case. Filtrare il materiale, infatti, significherebbe un’enorme invasione della privacy da parte dei provider, che ovviamente potrebbero spesso e volentieri fallire e bloccare contenuti di cui siamo proprietari. Sinceramente per una volta mi è un po’ difficile schierarmi a favore dell’uno o dell’altro punto di vista, perché ognuno – a modo suo – ha ragione e poi, soprattutto, perché la pirateria è un reato. Cosa ne pensate? Farebbero bene le major a chiedere ai provider un controllo per proteggere il loro materiale?

Germania, “verboten” copiare cd o dvd

In Italia non se n’è parlato molto, ma la Germania ha approvato venerdì scorso una legge molto controversa che rende illegale per gli utenti creare copie (anche di backup o per uso personale) di film e musica. Il Bundesrat, la camera alta del Parlamento, non ascoltando le associazioni dei consumatori ha approvato la legge, che rende illegale anche il solo detenere cd o dvd copiati senza permesso.

All’interno del provvedimento rientrano anche le registrazioni digitali di Iptv e programmi televisivi. Inutilmente i Verdi e altre associazioni di utenti e consumatori hanno cercato di rendere meno rigida la legge, soprattutto per non penalizzare troppo i più giovani e in generale gli utenti domestici, ma non c’è stato niente da fare. La legge entrerà in vigore nel 2008.

Questo provvedimento, ha spiegato il ministro federale della Giustizia, Brigitte Zypris, ci porterà ad essere in linea con le direttive dell’Unione Europea. La legge è ovviamente molto contestata, perché per combattere il fenomeno (seppur dilagante) della pirateria si fa di tutta l’erba un fascio, rendendo così illegale, solo per fare un esempio, anche copiarsi un cd acquistato regolarmente per avere una copia di riserva da tenere in macchina.

L’unico modo legale per farsi una copia di un cd o dvd – ma la voce non è ancora confermata – potrebbe essere quella di pagare una quota extra per avere, appunto, il diritto di copia. Pur essendo molto difficile fare controlli su cd e i dvd (considerato che ormai la maggior parte dei dvd si possono copiare sul computer o scaricare da internet e che i cd stanno dando sempre più spazio alla musica digitale mp3) si tratta a mio avviso di una legge troppo restrittiva che non eliminerà il problema della pirateria. Cosa ne pensate? In Italia una legge simile potrebbe mai essere approvata?

Cina: "Siamo vittime – non responsabili – della pirateria"

La Cina è diventata uno dei bersagli preferiti per gli attacchi informatici, e negli ultimi anni ha dovuto fronteggiare numerosi e insistenti tentativi di intrusione da parte di hacker di paesi occidentali. Lo ha detto un ricercatore militare della repubblica cinese.

La Cina, ha aggiunto l’esperto, “sta fronteggiando una situazione più grave in termini di sicurezza rispetto a molti altri paesi”. Dunque, da responsabile di molti attacchi (così come più volte segnalato da numerosi governi occidentali) la Cina invece si ritiene vittima.

Il paese della Grande Muraglia ha sempre respinto vivamente le recenti notizie secondo le quali hacker cinesi sarebbero penetrati nei sistemi del Pentagono, nella cancelleria e in altri ministeri del governo tedesco e del ministero degli Esteri della Gran Bretagna.