Vi presento D@diquotes

Dopo alcuni mesi di gestazione nasce oggi ufficialmente D@diquotes, un blog che vuole raccogliere le citazioni più curiose della nostra classe dirigente per non dimenticare – soprattutto nel momento delle scelte, in un Paese che va sempre più a rotoli, le malefatte dei nostri beniamini.

Un cuore che gronda sangue

Si salvi chi può. In 17 anni di governo Silvio Berlusconi ha annunciato più volte il taglio delle tasse. Ma adesso, dopo anni di spese e immobilismo e dopo aver giurato che la crisi non avrebbe toccato il Belpaese, il Governo è stato costretto a un’ennesima manovra anti-crisi “lacrime&sangue” di ben 45,5 miliardi di euro. Mi ha particolarmente colpito l’editoriale di oggi di Massimo Gramellini sulla Stampa, un vero e proprio must.

Buon 2011 Italia

(dall’editoriale di ieri di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera)

UN DISPERATO QUALUNQUISMO

Non vanno bene le cose per l’Italia. Prima che ce lo dicano le statistiche – comunicandoci per esempio un dato lugubre: che nel 2010 il reddito pro capite degli italiani sarà in termini reali inferiore a quello del 2000 – ce lo dice una sensazione che ormai sta dentro ciascuno di noi e ogni giorno si rafforza.

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Un nuovo mercato all’orizzonte

L’agenzia funebre per soli gay? Un ministro dei trasporti senza patente? Un ubriaco che fa pipì sulla macchina della polizia? Il ladro sfigato di condom? Le notizie più incredibili ma vere dal mondo

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Più tasse per tutti

Un esempio su tutti che denota l’enorme pantano e l’enorme difficoltà (soprattutto comunicativa) in cui si trova la Sinistra oggi? Il fatto di non essere mai riuscita a sfatare il mito che la destra abbassa le tasse mentre i democratici le alzano. In realtà, complice anche la ridicola lotta all’evasione, negli ultimi anni le tasse sono aumentate, e non di poco.

Eppure non dovrebbe essere così difficile comunicare le tante magagne e le tante bugie dei vari governi Berlusconi, soprattutto partendo da elementi così concreti e sotto gli occhi di tutti!

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Il senso del silenzio

Due opinioni sullo sciopero di domani firmate Ezio Mauro e Fiorenza Sarzanini:

“Domani non usciranno i quotidiani, taceranno i notiziari televisivi e radiofonici per lo sciopero nazionale dei giornalisti contro la “legge bavaglio”. Può sembrare una contraddizione davanti ad una legge che limita la libertà d’informazione, firmata da un Premier che invita i lettori a scioperare contro i quotidiani. In realtà è un gesto di responsabilità dei giornalisti italiani per denunciare il governo e richiamare l’attenzione di tutti i cittadini sulla gravità di una norma che colpisce insieme la tutela della legalità, il contrasto al crimine e la libera e trasparente circolazione delle notizie.

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Perché oggi scenderò in piazza al “No Berlusconi Day”

Vi siete mai chiesti da dove provenga, in italiano, la parola “candidato”? Viene dal latino candidatus, che per gli antichi romani era colui che aspirava a una carica dello stato, e compariva vestito in pubblico con una toga candida, appunto, a simboleggiare onestà e purezza d’animo. Sono passati duemila anni e i tempi sono cambiati. Ma, purtroppo, nella stragrande maggioranza di paesi del mondo continua ad essere in vigore questa regola, spesso non scritta. Che chi ha processi pendenti non deve aspirare a cariche pubbliche, e chi è indagato o – peggio – è stato condannato, si deve dimettere da queste cariche.

In Italia, invece, non funziona così. Nella XV legislatura, solo per fare un esempio, figuravano – secondo l’inchiesta “Onorevoli Wanted” (2006) di Peter Gomez e Marco Travaglio – almeno 25 pregiudicati, 26 imputati, 19 indagati. E adesso, probabilmente, la situazione è anche peggiorata.

È per questa semplice ragione che oggi scenderò in piazza a Roma, speriamo con altre centinaia di migliaia di persone, per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In lui infatti s’incarna la principale anomalia italiana: un presidente del Consiglio, che rappresenta tutti noi nel nostro Paese e all’estero, indagato in diversi processi e citato addirittura da alcuni pentiti di mafia. Di certo le dimissioni non arriveranno. Ma intanto si scende in piazza, ancora una volta.

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Gli italiani e il Crocifisso

Dopo alcuni giorni fuori città lontano dalle notizie dell’ultim’ora, dalla spicciola polemica politica e dall’aggiornamento continuo delle notizie tipici di una giornata per me normale torno e trovo (ieri mattina, 4 novembre) che l’attenzione mediatica è tutta spostata verso la decisione della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo, che ha accolto l’istanza di un genitore italiano contro il Crocifisso nelle aule scolastiche. E vedo – come sempre in questi casi – la grande crociata della Chiesa italiana (giustamente, è il suo “lavoro”) ma anche di politici dei più diversi schieramenti contro l’Unione Europea. Tutti – anche quei politici che vanno a donnine o che bestemmiano tutto il giorno e non vanno mai a Messa – a difendere il Crocifisso, uno dei valori fondanti del nostro Paese e della nostra cultura.

D’accordissimo col fatto che il Crocifisso sia un simbolo importante per il nostro Paese. Ma perché tanto scalpore, perché ha così tanta importanza? Non ha molta più importanza il fatto che le generazioni di bambini e ragazzini che il nostro Paese sta tirando su a forza di X Factor e Grande Fratello siano sempre più povere culturalmente? Quanti politici pensano che i ragazzini a scuola guardino in continuazione il Crocifisso? Per molti – a cui non viene spiegato il significato – è solo una decorazione, e poco altro. E allora perché non pensare di eliminare l’ora di religione – che francamente non serve assolutamente a niente – e inserire invece un’ora di studio delle religioni?

Ho frequentato la Lumsa, e ricordo con molto piacere che tra i quattro esami obbligatori di Teologia ce n’era uno (il primo) in cui venivano illustrate tutte le religioni e le varie differenze tra di esse. L’ho trovato un esame molto molto interessante che mi ha dato le basi per iniziare a capire le altre culture e le altre religioni, e quindi a rispettarle. Tra l’altro, guardandola da un altro punto di vista: perché obbligare i bambini “stranieri” (ma spesso del tutto italiani) di altre religioni ad adeguarsi a noi?

Allora, a mio sommesso avviso, l’ora di religione potrebbe essere sostituita con un’ora di studio della società. Studio delle religioni, studio della Costituzione, studio della legalità, studio – insomma – del buonsenso e del modo di comportarsi e di stare al mondo. E poi un ultimo consiglio (non richiesto, è chiaro) alla nostra classe politica, sempre più lontana dai bisogni veri della gente. Parlate di come uscire dalla crisi che ha lasciato sul marciapiede tanti giovani bravi e preparati. Affrontate i problemi della società e delle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Affrontate il problema dei tanti ragazzi che scappano e vanno a lavorare all’estero. Perché questi problemi – Crocifisso o no, e lo dice un cattolico – sono sempre lì.