Casini: "Condanno le provocazioni". E sugli scontri scoppia la polemica


Il riferimento all’atteggiamento dei deputati di An fino al “dito medio alzato” della Santanchè. Ds: “Non si può infangare una bella giornata di democrazia”

Casini: “Condanno le provocazioni”. E sugli scontri scoppia la polemica

Pisanu venerdì alla Camera. La Mussolini difende le forze
dell’ordine, ma non c’è ancora chiarezza sul motivo degli scontri

ROMA – In uno Stato democratico “la libertà di manifestazione è intangibile, ma non può sfociare in violenza”. Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini torna sugli incidenti accaduti ieri nei pressi di Montecitorio durante le manifestazioni contro la riforma universitaria. E bacchetta chiunque “voglia cavalcare episodi violenti, nell’opposizione come nella maggioranza”.

“Se c’è una manifestazione – continua Casini – non mi ci vado a ficcare in mezzo per il gusto di provocare perché questo è assolutamente sbagliato”. Ieri infatti alcuni deputati di An, in primis Ignazio La Russa, durante le prime fasi dell'”assedio” degli studenti a Montecitorio erano scesi in piazza con l’intento di provocare.
E ancora: “Credo che bisogna avere grande intelligenza. C’è un proverbio molto saggio che dice: chi ha più intelligenza la usi”. Chiaro il riferimento al gesto di Daniela Santanchè, “beccata” da diversi giornalisti mentre col braccio alzato mostrava ai manifestanti il dito medio alzato, sorridendo.
Pronta la replica della deputata di An: “È vergognoso che si metta in risalto un gesto irrilevante, mi urlavano cose irripetibili”.

“Poiché questi episodi – conclude Casini – toccano in parte la Camera dei Deputati, ma in larga parte toccano il Paese, ciascuna forza politica deve assumersi la responsabilità di condanne, ferme se sono necessarie perché ambiguità o equidistanza su questi fatti non ci possono essere”.

Dello stesso parere il segretario Ds Piero Fassino: “Quella di ieri – ha detto – è stata una grandissima manifestazione che non può essere offuscata da episodi, tutto sommato, marginali. Penso anche – aggiunge, in riferimento alle provocazioni – che sarebbe una buona cosa che i parlamentari si dedicassero in primo luogo all’attività legislativa ed evitassero, come hanno fatto ieri alcuni parlamentari di An, di farsi coinvolgere in episodi che potevano essere evitati”.

Ieri in Aula l’opposizione aveva chiesto al governo di chiarire la dinamica dei tafferugli. “Una lunga giornata di democrazia, sia all’interno che all’esterno del Parlamento – avevano detto Grignaffini e Tocci dei Ds – non deve essere macchiata da problemi di ordine pubblico”. E mentre per Alessandra Mussolini “non si possono mettere sul banco degli imputati le forze dell’ordine”, oggi si apprende che il ministro dell’Interno Pisanu riferirà sugli incidenti venerdì alla Camera.

Nella tarda serata di ieri, al termine degli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, che hanno visto anche alcuni feriti tra studenti e giornalisti, era arrivata anche la precisazione della Questura di Roma, che parla di provocazioni degli studenti ma, afferma: “I due agenti intervenuti in via del Corso, dando il via al contatto con i manifestanti e i conseguenti tafferugli, hanno deciso di agire di loro iniziativa”.

(26 ottobre 2005)

(Nella foto: Il presidente della Camera Pierferdinando Casini)

Atenei, ultimo scontro sulla legge. La protesta di scuole e università


Oggi la riforma Moratti approda alla Camera: già annunciato uno scontro sulla costituzionalità. Atenei mobilitati. La manifestazione di domani a Roma

Atenei, ultimo scontro sulla legge. La protesta di scuole e università

di DANIELE SEMERARO

ROMA – È iniziata oggi una due giorni che vede una grande mobilitazione del mondo della scuola, dell’università e della ricerca nei confronti del Ddl Moratti sul riordino dell’intero settore. Dopo l’approvazione, la scorsa settimana, della riforma della scuola secondaria, approda oggi pomeriggio a Montecitorio la discussione del disegno di legge sullo stato giuridico dei docenti universitari. Ed è scontro anche tra i due poli.

Venerdì scorso la commissione parlamentare Affari Costituzionali aveva infatti rinviato l’articolo 1 del Ddl ritenendolo “incostituzionale”. A sorpresa, poi, nel pomeriggio, lo strappo della commissione Cultura della Camera, che ha approvato un ordine del giorno del presidente Ferdinando Adornato con il quale è stato deciso che la votazione sarebbe stata portata in aula anche in presenza di dubbi di costituzionalità, ignorando così i ripetuti appelli provenienti dal mondo universitario e dei sindacati di cogliere l’occasione per ridiscutere parti della riforma. Durissimo lo scontro con il centro-sinistra: i Ds hanno fatto sapere che in Aula chiederanno di “ripristinare la legalità parlamentare, eliminando l’assurdo colpo di mano effettuato sul parere di costituzionalità”.

Oggi dunque l’inizio della discussione, per domani è prevista l’approvazione definitiva. In concomitanza è stato organizzato un corteo di protesta che si snoderà a partire dalle 9.30 da Piazza della Repubblica per percorrere poi alcune strade del centro di Roma, fino a piazza Navona. È prevista un’altissima adesione: da tutte le università d’Italia stanno partendo delegazioni di studenti e ricercatori che prenderanno parte al corteo. Alla protesta parteciperanno anche gli studenti delle scuole medie superiori, scesi già in piazza venerdì scorso, per protestare contro la “loro” riforma. Una manifestazione, dunque, che vedrà coinvolto tutto il mondo dell’istruzione: studenti e ricercatori ma anche docenti e genitori per dire no a una legge che non risolve i problemi del mondo della scuola.

Durante le scorse settimane in agitazione tutto il mondo dell’università: ci sono stati diversi blocchi della didattica, soprattutto a Roma dove sono state occupate molte facoltà della “Sapienza” e la facoltà di Architettura di “Roma Tre”, mentre a Bologna le dimissioni di numerosi ricercatori hanno bloccato l’inizio delle lezioni. Proteste che si sono unite con gli studenti medi, che al grido di “aiutateci a fermarla” hanno occupato numerose scuole in tutto il Paese.

(24 ottobre 2005)

La riforma e gli insegnanti: ecco il nuovo percorso formativo


I corsi saranno ripartiti sulla base dei posti effettivamente disponibili.
L’accesso avverrà tramite selezione dopo la laurea di primo livello.

La riforma e gli insegnanti
ecco il nuovo percorso formativo

ROMA – Laurea triennale, laurea magistrale e un anno di tirocinio. Poi i futuri insegnanti potranno accedere al concorso. È questo il nuovo percorso formativo per diventare “nuovi prof”. Siamo in grado di anticipare il testo che regola la nuova formazione e l’accesso alla docenza approvato dal Consiglio dei Ministri del 14 ottobre.

In particolare, i nuovi percorsi formativi, che sono a numero programmato, saranno ripartiti sulla base della previsione dei posti effettivamente disponibili in ciascuna regione, a cui si aggiungerà una percentuale del 30% per le esigenze delle scuole paritarie.

Ai corsi si potrà accedere tramite una selezione, e si svolgeranno dopo aver conseguito la laurea di primo livello. Alla fine del corso di laurea magistrale è previsto un esame di stato con valore abilitante, che permetterà, sulla base del voto conseguito, l’iscrizione in un apposito albo regionale, tenuto presso gli uffici scolastici regionali e articolato in sezioni distinte per grado di scuola e classe di abilitazione. Coloro che conseguono l’abilitazione svolgeranno un anno di tirocinio, che si conclude con l’attribuzione di un punteggio: solo dopo questo percorso si potrà essere ammessi al concorso per l’assunzione vera e propria nelle scuole.

Si prevede anche meno precariato, atteso che ci sarà una programmazione dei posti a cadenza triennale: un decreto infatti autorizzerà a bandire i successivi concorsi, in base a stime che terranno conto dei numeri dei posti di insegnamento, del numero degli alunni e del turn over dei docenti; il ministero ripartirà poi, anno per anno, nelle università, i posti.

(18 ottobre 2005)

(Nella foto: La riforma dovrebbe ridurre il precariato)

La protesta arriva ai licei: primi blocchi contro la Moratti

In fermento l’intero mondo della scuola. A Roma occupato il liceo Mamiani.
A Napoli fermi tre istituti. Assemblee nelle scuole in molte città.

La protesta arriva ai licei
primi blocchi contro la Moratti

ROMA – Il vento della protesta dalle università inizia a passare verso i licei, in agitazione contro la riforma delle scuole superiori. Liceo Mamiani occupato e altre trenta scuole italiane in mobilitazione. È l’inizio di una settimana di protesta che potrebbe portare, a partire da oggi, presìdi, blocchi della didattica, autogestioni e occupazioni nelle scuole di tutta Italia.

Questa mattina allo storico liceo classico Terenzio Mamiani di Roma è stata decisa l’occupazione e il conseguente blocco della didattica. La protesta è sfociata dopo una lunga assemblea, al termine del quale c’è stata una votazione a scrutinio segreto. L’occupazione sarebbe stata votata dal 70,4% degli studenti. I professori e alcuni studenti contrari a questa forma di protesta ma favorevoli a un periodo di diattica alternativa si sono riuniti nell’aula magna del liceo per formulare nuove proposte.

A Napoli da oggi sono occupati i licei Vittorio Emanuele, Genovesi, Mercalli mentre da venerdì almeno altre trenta scuole sono in mobilitazione, e aumentano di ora in ora sit-in, assemblee straordinarie e occupazioni. A Salerno sono coinvolte più di dieci scuole. A Milano il blocco della didattica dovrebbe iniziare domani, così come a Brindisi, Barletta, Lecce, Foggia e Bari.

Il mondo della scuola e della formazione professionale è stato mobilitato questa mattina anche a Cagliari, dove ci sono stati due sit-in di protesta. Studenti e docenti si sono ritrovati davanti alla sede della Direzione scolastica regionale per dire no al decreto della riforma Moratti per le superiori.

Secondo quanto riferisce l’Unione degli Studenti, “i ragazzi, insieme agli insegnanti, stanno promuovendo in tutto il Paese azioni di protesta che, se affiancate al movimento che sta coinvolgendo l’università, indicano un chiaro giudizio nei confronti del progetto complessivo della Moratti: bocciata”.

(17 ottobre 2005)

(Nella foto: L’occupazione al liceo Vittorio Emanuele di Napoli)

Occupazioni, cortei, proteste. Ancora fermento nelle università


Continuano le mobilitazioni negli atenei italiani. Da lunedì prossimo comincia
la discussione definitiva del Ddl alla Camera. Manifestazione a Roma.

Occupazioni, cortei, proteste
ancora fermento nelle università

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Si apre oggi una settimana cruciale nel mondo universitario per la protesta contro il Ddl Moratti che andrà a modificare lo stato giuridico della docenza. Sul decreto da domani inizierà la discussione in commissione alla Camera e da lunedì prossimo arriverà in aula. Ci sarà anche lì un inedito ricorso alla fiducia?
Dopo le accese manifestazioni della settimana scorsa, che hanno visto blocchi della didattica espandersi a macchia di leopardo in tutto il Paese, gli atenei italiani vivono una nuova situazione di attesa con un clima teso. Nelle diverse facoltà, infatti, in questi giorni sono previste assemblee e riunioni per decidere altre manifestazioni di protesta.

La giornata più importante è sicuramente quella di mercoledì, nella quale tutti gli organi universitari italiani sono chiamati a discutere e far propria la mozione deliberata all’unanimità dalla Crui. “Adesso la parola – dice la Conferenza dei Rettori – passa agli organi universitari sul territorio”. Da domani, intanto, inizia la discussione in commissione alla Camera, mentre da lunedì prossimo è prevista la discussione in aula. Per mercoledì è stata indetto da Cgil, Cisl e Uil, insieme ai sindacati della scuola, un sit-in davanti alla Camera dei Deputati, con rappresentanze e delegazioni che arriveranno da tutt’Italia.

Anche questa settimana, comunque, docenti, ricercatori, studenti e rettori sono mobilitati contro il Ddl Moratti. All’Università “La Sapienza” di Roma la maggior parte delle facoltà è ancora occupata e ancora molti docenti continuano a fare lezione all’aperto. All’interno della facoltà di Psicologia stanno partendo corsi alternativi, concordati da studenti e docenti, e saranno organizzate manifestazioni e cortei a livello nazionale e territoriale. Per mercoledì è stata indetta una riunione di tutti gli organi dell’ateneo romano, si prevede che parteciperanno oltre 1000 persone. A “Roma Tre” per il 20 ottobre gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia hanno organizzato un corteo che si snoderà per le strade di Roma, da Piramide fino a Montecitorio. Alla manifestazione è stato chiesto a tutti i partecipanti di indossare l’abito da cerimonia funebre, perché si celebreranno i “funerali dell’università”.

Grande mobilitazione anche negli altri atenei italiani. A Firenze e Padova, dopo diverse assemblee gremite di studenti, si stanno organizzando nuove forme di protesta, tra cui sono previste ancora lezioni all’aperto e manifestazioni che coinvolgano anche i cittadini. Stessa situazione a Bologna, dove molto probabilmente arriveranno in questi giorni le dimissioni di presidi e presidenti dei corsi di laurea; ancora in discussione un ulteriore blocco della didattica. Un’intensificazione della mobilitazione è presvista anche negli atenei milanesi e a Sassari. Per il senato accademico dell’Università della Basilicata con questa legge “sarà sempre più difficile esercitare la professione di docente universitario nell’inscindibile nesso di ricerca e didattica, e sarà comunque impossibile svolgere reale opera di indirizzo e governo: le dimissioni dagli organi accademici appaiono inevitabili per chi abbia senso di responsabilità e cura della propria dignità”. A Torino, che la settimana scorsa aveva visto una mobilitazione sia dell’Università che del Politecnico, studenti e docenti si stanno riorganizzando.

Intanto secondo un documento approvato dal Coordinamento Nazionale dei Presidi di Facoltà nel Ddl Moratti permangono ancora troppi aspetti critici tra cui l’istituzione di una nuova figura di docenza “in una forma che non è esagerato definire ambigua, in luogo della richiesta terza fascia; l’ammissione alla docenza universitaria di figure senza alcun processo di selezione e valutazione; lo stravolgimento – ancora- del concetto di requisiti minimi per l’attivazione di corsi; l’assenza di ogni riferimento all’Europa e di ogni riscontro degli impegni assunti in sede europea; la mancata previsione – infine – di adeguate risorse che si traduce in riforme a costo zero”.

(17 ottobre 2005)

(Nella foto: una lezione di protesta dei ricercatori a Bologna)

I rettori: "Tra riforma e manovra il governo affonda l'università"


Un documento della Crui chiede “modifiche integrali” alla legge
Piero Tosi: “Un testo che non risolve i problemi e lede la nostra autonomia”.

I rettori: “Tra riforma e manovra il governo affonda l’università”

ROMA – “Fermate la riforma sullo stato giuridico dei docenti universitari”. Oggi la Conferenza dei Rettori, presieduta dal rettore dell’Università di Siena Piero Tosi, ha confermato le critiche al Ddl Moratti.
Nel documento firmato all’unanimità dai 77 rettori si chiede a tutti i parlamentari, soprattutto a quelli della commissione Cultura della Camera, dove il testo verrà discusso la prossima settimana, di “modificare integralmente il testo del decreto, che lede l’autonomia degli atenei sancita dalla Costituzione, e perché non risolve e non affronta il problema ufficiale della figura del ricercatore. I numerosi mutamenti introdotti nel testo originario – si legge nel documento – hanno soltanto ridotto gli aspetti più controproducenti senza modificarne l’impianto di fondo”.

Il Ddl sullo stato giuridico, secondo la Conferenza dei Rettori, fa infatti ricadere sugli Atenei tutti gli oneri finanziari aggiuntivi, indispensabili per dare un seguito effettivo alle norme, come le integrazioni delle retribuzioni del personale docente e il finanziamento di un numero adeguato di posti di professore associato ed ordinario da bandire.

I rettori hanno inoltre criticato anche la legge Finanziaria, che “di fatto taglia i fondi e crea una miscela esplosiva che metterà a repentaglio l’equilibirio del sistema uiniversitario”.

Il presidente Tosi ha poi annunciato che scriverà una lettera al presidente del Senato Pera “per stigmatizzare il comportamento tenuto da alcuni parlamentari, che nel dibattito in aula hanno insultato i docenti universitari e i rettori”.

Per il 19 ottobre è stata indetta una giornata di mobilitazione generale di tutti gli organi accademici per discutere e ribadire, all’interno dei singoli atenei, la posizione della Conferenza, con l’ipotesi di comprare anche una pagina sui principali quotidiani nazionali per esprimere il proprio dissenso nei confronti del Ddl e della Finanziaria.

Già da lunedì, la Crui aveva denunciato che la riforma dell’università “non risolve i problemi del personale universitario, e soprattutto non offre ai giovani reali prospettive di adire a ruoli stabili e di essere valutati in modo continuativo per il loro effettivo valore”.

(13 ottobre 2005)

(Nella foto: Piero Tosi, Presidente della Crui)

"Assumeremo altri 30mila docenti". Polemica sull'annuncio del ministro.


Oggi sono stato linkato qui http://bellaciao.org/it/.
La protesta nel mondo dell’università sta dilagando sempre più. Vedremo come andrà a finire.

La Moratti: i primi ventimila ingressi già all’inizio del prossimo anno. Sindacati soddisfatti a metà. Per i precari è solo “propaganda elettorale”

“Assumeremo altri 30mila docenti”
polemica sull’annuncio del ministro

ROMA – Il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti ha annunciato che sono in arrivo “trentamila assunzioni di insegnanti”, dopo aver avuto il benestare dei ministeri dell’Economia e della Funzione Pubblica. I primi ventimila nuovi prof dovrebbero arrivare già a inizio 2006, altri diecimila nel 2007. Per il ministro queste assunzioni si aggiungono “alle 130 mila già fatte nel corso di quattro anni arrivando in tutto a un totale di 160 mila, con una riduzione del precariato storico del 50%”.

L’annuncio è stato accolto in maniera abbastanza positiva dalla Uil scuola, anche se non c’è completa soddisfazione: “Sono contento per i trentamila assunti – ha detto Massimo Di Nenna, leader della Uil scuola – ma si copre a mala pena il turn over, e il precariato resta.
Più scettica la Cgil scuola, per la quale l’annuncio rappresenta “una risposta parzialissima alla marea di precarietà e di posti vacanti che caratterizza la scuola pubblica e disattende il voto parlamentare che chiedeva al Ministro Moratti un piano pluriennale di nomine per coprire i posti vacanti, che sono molti e molti di più di quelli individuati dal decreto del Ministro. La Moratti ha servito un brodino caldo sul precariato”.

Per i Cip, i Comitati insegnanti precari, si tratta invece di “una propaganda ingannevole, un ‘sapone elettorale’ di grande impatto mediatico e nessun effetto pratico”.

(12 ottobre 2005)

(Nella foto: il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti)

Didattica bloccata, lezioni in strada. Le università contro la Moratti.


Un bel modo per festeggiare il mio onomastico :).

Da oggi la maggior parte degli atenei italiani in agitazione contro la riforma
Tosi: “Un disegno di legge confuso e frettoloso, che non risolve i problemi”

Didattica bloccata, lezioni in strada
le università contro la Moratti

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Da Torino a Palermo, da Venezia a Napoli fare lezione all’università da oggi e per tutta la settimana sarà molto difficile. Docenti, ricercatori, studenti e – nella maggior parte dei casi – anche i rettori si asterranno dal lavoro per protestare contro il disegno di legge, fortemente voluto dal ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, che andrà a riordinare lo stato giuridico dell’università e sul quale si attende il voto della Camera. Le proteste si estenderanno a macchia d’olio praticamente in tutte le regioni d’Italia, con blocchi della didattica, lezioni in piazza, atenei aperti al pubblico.

La riforma. Sono almeno quattro i punti più controversi della riforma che, nelle intenzioni del Ministro Moratti, andrà a modificare l’ordinamento giuridico del mondo universitario. Il primo punto riguarda la prospettiva dei contratti a termine per i 25mila ricercatori di ruolo e per i professori associati. Poi c’è una questione salariale: ai docenti che scelgono l’impegno a tempo pieno sarà dato lo stesso stipendio di quelli che optano anche per la libera professione. Terzo punto: nasce una nuova figura professionale, il “prof a sovvenzione”, pagato da un’azienda e assunto a tempo determinato dall’ateneo. Infine, molto probabilmente svanirà la figura del professore aggregato (il titolo verrebbe concesso come sanatoria a ricercatori e personale tecnico, senza inquadramento contrattuale e, soprattutto, senza un euro in più).
Le riforme dovrebbero toccare anche il concorso nazionale per l’assegnazione di nuove cattedre (che sarà comunque più controllato, per evitare favoritismi).

I rettori. La quasi totalità dei rettori è in accordo con quanto affermato più volte in questi mesi dalla Crui, la conferenza dei rettori italiani. Per il presidente, Piero Tosi, si tratta di “un disegno di legge confuso e frettoloso, che non risolve i problemi del personale universitario, e che soprattutto non offre ai giovani reali prospettive di adire a ruoli stabili e di essere valutati in modo continuativo per il loro effettivo valore”.

Le proteste, da oggi e per una settimana, si svolgeranno in maniera simile in quasi tutti gli atenei d’Italia, così come sono simili le posizioni ufficiali degli organismi ufficiali degli atenei.

Torino. Il rettore Ezio Pelliccetti, che già in passato aveva protestato vivacamente contro il Ministro, insiste molto sul fatto che il problema della riforma riguarda sì docenti, ma soprattutto la ricerca. Per oggi sono state organizzate una sospensione dell’attività didattica e un’assemblea generale.

Venezia. Il Rettore della Cà Foscari Francesco Ghetti ha programmato per stamattina alle 10 un incontro a cui è invitato sia il personale docente, ma anche studenti e ricercatori, per discutere sui temi della riforma: “Attueremo dei blocchi a scacchiera – dicono i ricercatori – con la speranza che tutte le altre università del Veneto ci seguano. Ci saranno altre assemblee anche a Verona e Padova, e oltre al blocco della didattica vorremmo organizzare anche lezioni in piazza”.

Firenze. Il Consiglio di Amministrazione dell’Università ha giudicato inaccettabile che sia stata adottata “una procedura che ha troncato il necessario dibattito parlamentare”, e senza prevedere “alcun finanziamento dei costi derivanti dall’applicazione del decreto”. Massimo Grandi di Architettura, rappresentante dei ricercatori: “Un blocco a inizio lezioni è molto grave, e ci dispiace. Ma può darsi anche che alcuni docenti spostino le lezioni invece di annullarle del tutto”. Lezioni sospese anche ad Agraria e Psicologia.

Siena. La posizione dell’ateneo è quella ufficiale della Crui, perché il rettore, Piero Tosi, è anche il presidente della Conferenza dei Rettori. Francesco Mugnaini, docente di Storia delle Tradizioni Popolari, è a capo di un coordinamento di ateneo: “Il blocco della didattica – ha spiegato – non è facile da attuare: ma informeremo gli studenti e abbiamo organizzato per mercoledì un’iniziativa di università aperta: ci sarà una specie di “maratona didattica”, che prevede una staffetta di 48 ore consecutive di insegnamento aperto al pubblico. L’intera iniziativa, che forse vedrà anche Piazza del Campo trasformarsi in una grande aula a cielo aperto, sarà trasmessa in diretta sul sito web dell’ateneo.

Napoli. Il Rettore della “Federico II” Guido Trombetti, vicepresidente della Crui, ha protestato, con toni molto accesi contro la riforma. La settimana di agitazione prevede l’organizzazione da oggi e fino al 13 ottobre di riunioni nelle diverse facoltà, con la partecipazione di docenti, ricercatori, precari e studenti e con la sospensione delle attività didattiche nelle facoltà sedi delle riunioni. Franco Vintriglia, docente di Fisica alla facoltà di Farmacia, crede che non ci sia bisogno di bloccare completamente la didattica, per venire incontro alle esigenze degli studenti: “Siamo comunque tutti sconcertati per il modo arrogante e superficiale con cui è stata gestita questa vicenda”. Iniziative analoghe saranno messe in atto anche a “Napoli 2”, un’università che è diffusa sul territorio, tra Caserta, Capua, Aversa, e a Salerno.

Bologna. Il Rettore Pier Ugo Calzolari ha una posizione contraria alla riforma, “ma – dice – non è lo stato giuridico il cuore del problema”, reclamando maggiori risorse e più servizi per gli studenti. Nel capoluogo emiliano i ricercatori faranno una manifestazione in Piazza Maggiore il 12 ottobre, insieme agli studenti. L’idea dei ricercatori, inoltre, è quella di ritirare le domande d’insegnamento: ci sono già state oltre cinquanta adesioni, e se la situazione rimanesse così sarebbe bloccato l’inizio di almeno 72 corsi. C’è poi anche l’idea di chiedere a presidi, docenti e presidenti di corso di laurea di dimettersi. Anche qui aule aperte, anche di sera.

Palermo. Il Senato accademico ha approvato una mozione che contesta non solo i contenuti della riforma, ma anche la mancata risposta alle istanze dei ricercatori. L’unico punto su cui l’ateneo siciliano è a favore è la riforma della politica dei concorsi, che torna su base nazionale. Per oggi è stata programmata un’assemblea, mentre da domani al 15 presso la facoltà di Scienze si terrà ogni giorno un dibattito.

Roma. Alla “Sapienza” il Senato accademico ha bocciato il Ddl Moratti. A Scienze della Comunicazione e Lettere è stata annunciata la sospensione dell’attività didattica, ma si prevede che anche in molte altre facoltà sarà difficile fare lezione.
A “Roma Tre” a muoversi è soprattutto il Consiglio di Lettere e Filosofia, che ieri ha approvato una mozione, in accordo anche con il rettore Guido Fabiani, che condivide le ragioni dello stato di agitazione dei docenti.

Provvedimenti analoghi sono stati presi anche a Perugia (facoltà di Lettere e Farmacia), alla facoltà di Lingue a Catania, a L’Aquila, a Modena, Genova. La “mobilitazione di tutto il personale” è stata indetta all’Università di Salerno.
“Si vuole dare un segnale forte – dice la Cgil – affinché la società civile capisca che queste riforme vanno a ricadere su tutti, non solo sull’università”.

Trieste. L’ateneo triestino sembra essere uno dei pochi con una posizione favorevole alla riforma: “Ritengo che questo maxiemendamento – ci ha detto il rettore Domenico Romeo – rifletta almeno in parte le aspettative che c’erano nel mondo dell’universi
tà. Certo è un lavoro di taglia e cuci perché è stato rielaborato diverse volte, ma ci sono dei punti importanti, come il fatto di riportare i concorsi per le carriere al livello nazionale”. Il rettore ammette comunque che ci sono degli aspetti preoccupanti: “La preoccupazione è per i ricercatori, che dal 30 settembre 2013 diventeranno a tempo determinato”.

(10 ottobre 2005)

(Nella foto: la protesta del 29 ottobre scorso durante la discussione del Ddl al Senato)

"La legge rispetta gli impegni Ue". Tremonti difende la finanziaria


Fassino: “Le priorità non hanno soldi con cui essere sostenute”
Bassolino: “Destinare al Mezzogiorno il 45% degli interventi pubblici”

“La legge rispetta gli impegni Ue”. Tremonti difende la Finanziaria

Per il ministro dell’Economia l’Italia non è “a crescita zero”.
Il segretario Ds: “Risanamento e crescita se andremo al governo”

CAPRI (NA) – Di nuovo scontro sulla legge Finanziaria. Teatro, questa volta, il convegno dei giovani imprenditori di Confindustria in corso a Capri. Occasione ghiotta che metteva insieme diversi protagonisti e su posizioni distanti: dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, al segretario Ds Piero Fassino, a quello dellla Cisl Savino Pezzotta al governatore della Campania Antonio Bassolino.

Ottimista Tremonti, per il quale l’economia italiana “ha tenuto in modo straordinaria per merito degli industriali”, mentre Fassino ha criticato la legge di bilancio dicendo che è “piena di entrate aleatorie”, in un continuo ping-pong di cifre con il ministro.

Fassino. “Se vinceremo le elezioni non faremo una politica solo restrittiva, perché bisogna coniugare risanamento e crescita”. Per il segretario Ds, la priorità economica del Paese è la spesa per l’innovazione, le imprese e le infrastrutture: “come può – dice – essere sostenibile la parola d’ordine del taglio generalizzato delle tasse, come ha fatto questo governo senza riuscire a realizzarlo? Sono 4 anni – continua Fassino, molto applaudito dalla platea di Capri, rivolgendosi al ministro Tremonti – che ci vengono presentate manovre finanziarie sovrastimate nelle entrate e sottostimate nella spesa. Poi, alla prima trimestrale di cassa si scopre che non è così”. Il segretario Ds ha aggiunto che al 5% del rapporto deficit-pil si è arrivati così, e che “le priorità del paese non hanno una lira con cui essere sostenute, perché la manovra non intacca il livello del debito pubblico, non consentendo di rispettare gli impegni europei e non individua risorse per gli investimenti ed è discutibile per le previsioni di spesa perché le coperture sono aleatorie”.

Pezzotta. Per Pezzotta, la strada è “ritirare il secondo modulo della riforma fiscale e utilizzare quelle risorse, oltre 6 miliardi, per il Mezzogiorno”. Secondo il segretario della Cisl “la politica dei redditi è saltata, e si profila il rischio di una radicalizzazione delle relazioni industriali”, e la Confindustria ha dimostrato “scarso coraggio”. Pezzotta ha poi denunciato una scarsa attenzione ai problemi dell’impresa e, per quanto riguarda la finanziaria, ha accusato il governo di essere intervenuto sul taglio del costo del lavoro senza aver sentito le parti sociali.

Bassolino. Il governatore della Campania, Bassolino ha chiesto al ministro Tremonti di destinare al Mezzogiorno il 45% del totale degli interventi pubblici e fare modifiche importanti e significative alla Finanziaria, per affrontare oltre che il tema dei tagli agli enti locali anche quello degli investimenti. Bassolino ha anche evidenziato come “tutte le previsioni per i prossimi anni non sono positive, per l’Italia nel suo insieme e anche per il Mezzogiorno che, così stando le cose, dovrebbe crescere meno della media italiana per i prossimi anni e questo è un problema molto serio. Il rischio davanti a noi è quello di avere un Paese che cresca poco e poi male con troppe distorsioni e diseguaglianze”.

Tremonti. Il ministro dell’Economia auspica invece che alla fine “il Parlamento faccia una buona legge. Di riforma del risparmio – dice – quasi nessuno ha mai parlato molto fino ad agosto, io ne ho parlato da alcuni agosto fa e non è vero – ha aggiunto – che in Italia c’è crescita zero e non è vero è il solo paese in Europa a crescita zero”. Tremonti ha fatto anche un accenno alla tassa sul tubo: “Forse va modificata – ha detto – ma vi avverto: noi abbiamo tassato questo, gli altri tassano tutto il resto”. E sul rapporto deficit-Pil, criticando Fassino: “Abbiamo delle difficoltà, ma manterremo gli impegni europei: io li ho sempre mantenuti”.

(8 ottobre 2005)

(Nella foto: Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti)

Sicilia, Rutelli candida Pippo Baudo


Il popolare presentatore a colloquio con Prodi e Rutelli
Cuffaro: sarebbe un confronto tra due cattolici democratici

Sicilia, Rutelli candida Pippo Baudo. “Entro domani sciolgo la riserva”
“Ci penserò, ma sono molto preoccupato”

ROMA – “Ho intenzione di riflettere sulla proposta di una mia candidatura per l’Unione alla guida della regione Sicilia, ma trovo molte difficoltà e onestamente guardo a questa idea con molta preoccupazione”. È perplesso Pippo Baudo dopo l’incontro di oggi a pranzo a casa del leader della Margherita Francesco Rutelli. “Scioglierò la ‘prognosi’ domani – dice, con una battuta – stanotte ci dormirò sopra e ci penserò con calma…”. Ieri sera Baudo aveva visto anche Romano Prodi, che avrebbe detto al presentatore di aver “raccolto dalla base un grande gradimento per questa candidatura”.

Sulla richiesta del segretario della commissione di vigilanza della Rai, Pippo Gianni (Udc) di lasciare il mondo della televisione in caso di candidatura, Baudo ha detto di non avere dubbi: non utilizzerà la tv per i propri scopi personali. Il conduttore non ha voluto anticipare la sua decisione, anche se aggiunge di “non avere mai avuto tanta attrazione per la politica”. In passato, ha più volte rifiutato la candidatura a sindaco della sua città, Catania.

L’eventuale candidatura del popolare presentatore tra le file dell’Unione non preoccupa, comunque, il governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro: “Se dovesse essere candidato Baudo – ha detto – sarei contento perché si tratterebbe del confronto tra due cattolici democratici. Guardo con grande serenità a questa eventuale candidatura, sapendo che la Sicilia sarà comunque in buone mani”.

Franco Marini, della Margherita, è d’accordo con la decisione di Rutelli: “Il nome di Baudo non è una novità
assoluta – ha detto -. È un nome forte, un uomo non estraneo alla politica, accorto, preparato e intelligente”. Forti critiche arrivano invece dall’esecutivo di An: per Maurizio Gasparri la sinistra ha un “vero conflitto d’interesse con la televisione”, dopo le candidature di Piero Badaloni, Piero Marrazzo e Lilli Gruber.

(6 ottobre 2005)

Oltre centomila persone alla manifestazione dei Cobas della scuola a Roma

I Cobas con una grande manifestazione chiedono ancora una volta l’abrogazione delle leggi Moratti, contro la divisione “classista” tra licei e istituti professionali, contro il drastico taglio degli organici e dei fondi.