La confessione corre sul Web

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Prima c’erano i preti online. Ora, invece, le confessioni si fanno da sé. Ecco le più incredibili!

Una volta c’era Don Piccì, il sacerdote virtuale che aiutava le persone in difficoltà a confessarsi, su internet. Come dimostrano anche le nostre inchieste (del 2007 e del 2008) sono moltissime le persone che ogni giorno, avendo timore o vergogna nel recarsi in Chiesa a confessare i propri peccati, utilizzano il mezzo elettronico via Web per raccontare i propri fatti privati e chiedere perdono.

Ma ci sono dei fatti che difficilmente si riuscirebbe a confessare, anche al più aperto dei sacerdoti. Stiamo parlando dei nostri vizi, il torbido che c’è nell’animo umano, il sesso, le perversioni, insomma l’inconfessabile. C’è chi affida questi segreti al proprio o alla propria partner, chi li racconta al proprio amico del cuore, chi scrive il diario segreto e chi, invece, spiattella tutto su internet. Con il massimo anonimato, ovviamente. E chiedendo anche l’assoluzione.

Stiamo parlando di un nuovo sito, chiamato Confessionale.net, all’interno del quale è possibile confessarsi in modo anonimo e, soprattutto, leggere le confessioni altrui. Ciò che ognuno scrive, leggiamo, non viene censurato preventivamente; quindi, com’è facile immaginare, sfogliando le pagine si trova davvero di tutto, dal tradimento al latrocinio, dall’incesto alla cattiveria pura.

Ognuno, dunque, può scrivere la confessione e poi tornare sul sito, magari qualche giorno dopo, per vedere quante penitenze o assoluzioni ha ricevuto; al contrario, il lettore può leggere tutte le confessioni che vuole e, per ognuna, votare per l’assoluzione o la condanna. Addentriamoci, allora, all’interno delle storie più torbide che abbiamo trovato all’interno del database del sito. Iniziando, ovviamente, da quella che ha avuto più penitenze: “Sto bevendo troppo, non mi accorgo più della differenza tra realtà e sogno”, scrive il “più peccatore”, che ha ricevuto ben 82 penitenze. Ma andiamo avanti, perché questa è bellissima: “C’era un periodo in cui non so bene perché, ma mi capitava, quando usavo il bagno in casa di amici, di fare pipì nel lavandino o nella vasca da bagno. Penso comunque che il bagno sia una sorta di luogo segreto, dove più o meno tutto è concesso, basta lasciare pulito”. L’importante è lasciare pulito, aggiungiamo noi. Altra segnalazione molto criticata dal popolo del Web: “Tradisco mio marito con un suo collega d’ufficio e non mi sento nemmeno in colpa. Penso che prima o poi ci scoprirà, però questo non mi spinge a cambiare le cose. Dovrei lasciarlo, so che non è giusto ma non riesco proprio a sentirmi in colpa perché lui per ora non soffre”.

Tra i peccati più assolti, invece, spadroneggia al primo posto una “tiepida” lamentela contro Trenitalia: “Trenitalia fa schifo. La ODIO e odio tutti quei figli di *** che ci stanno dentro e ti fanno sborsare uno sproposito di soldi per dei treni che fanno schifo che puzzano che sono sempre in ritardo che vengono soppressi e che ti lasciano a piedi. E per colpa dei treni soppressi non lo posso vedere nemmeno oggi. Trenitalia devi morire”. Una confessione lucida ed efficace! A sorpresa, invece, al secondo posto tra le assoluzioni altre due storie di sesso: “Vado a letto con la figlia diciannovenne della mia compagna e non mi sento nemmeno in colpa… anzi!” e “Sto diventando la migliore amica della tipa con cui il mio ex mi ha tradito. Tanto ora sono lesbica”. Per la serie: diventa amico del tuo peggior nemico!

Ma continuiamo con la carrellata delle notizie più strane: c’è chi confessa di non lavarsi i denti la sera, prima di andare a letto, e chi invece di aver rubato dal portafogli del commilitone in caserma. Chi dice di non essere razzista ma confessa di provare odio per le persone basse e chi, invece, si lamenta perché, pur avendo fatto sesso con l’assistente del proprio professore, all’esame ha ricevuto solamente ventotto.

C’è spazio anche per le perversioni più estreme: “Io e mio fratello – si legge – siamo molto legati e da qualche mese facciamo petting. I nostri genitori non sanno nulla. Ho il terrore che ci scoprino. Capisco che la cosa possa sembrare abbastanza insana vista dall’esterno ma non riesco a sentirmi malata, nonostante per noi sia come una droga”. E c’è anche chi nutre un particolare amore per gli animali: “Confesso che mi eccito al pensiero della cagnetta di un mio amico” e chi chiede aiuto, sempre sullo stesso argomento, ai più esperti: “Faccio il solletico alle palle del mio cane. È una cosa gay? Il cane è maschio”. Ma forse la confessione più bella è questa: “A volte le chiappe mi si appiccicano un po’ e diventa fastidioso, allora aspetto il momento giusto e furtivamente ci striscio in mezzo la mano come una Mastercard, e la giornata riparte”. Chi di noi non lo fa?

Il sito, non abbiamo dubbi, di certo farà strada. “La comunità – spiega la sua fondatrice, Amanda – è ancora abbastanza piccola e spesso si intuisce che molte persone tornano a confessarsi. Non so bene come, ma si è creata anche una piccola comunità di ragazze lesbiche o bisex che si diverte a lanciarsi frecciatine anonime. A volte ci sono messaggi che denotano solitudine, penso ci sia molta gente che soffre e che passa troppo tempo su internet, e questo mi rattrista”.

“L’idea di Confessionale – continua Amanda – nasce con un tono leggero, anche un po’ ironico, ma non mancano confessioni vere, di dolore e solitudine, cui riservo attenzione e grande rispetto. Io non sono credente, ma riconosco che per molti aspetti la Chiesa catalizzava in passato una serie di funzioni di grande utilità sociale. Oggi manca la figura del prete di paese. Si vive nelle grandi città e si coltivano amicizie temporanee e spesso superficiali. Scrivere i propri pensieri e le proprie emozioni può essere molto utile; certo non è necessario farlo su internet. In linea di massima – conclude – internet ha grandi potenzialità in merito, ma è anche un mezzo di grandi velocità e banalizzazioni”.

Morire per un gioco erotico

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Non fa ridere, fa riflettere. Un uomo nel Bolognese ha perso la vita durante un assurdo gioco erotico. Secondo l’esperto, fatti simili sono in continuo aumento

Morire facendo l’amore. È incredibile, ma accade anche questo, e sempre più di frequente. L’ultimo spiacevole fatto è avvenuto nel Bolognese, e purtroppo siamo costretti a riportarvelo e a parlare (anche con l’aiuto di un esperto) dell’argomento… che da troppe persone e testate giornalistiche è considerato un tabù, e che invece potrebbe trasformarsi entro pochi anni in un vero e proprio allarme sociale.

Partiamo dai fatti: un uomo di trentuno anni è deceduto durante una pratica di “bondage”. La parola bondage, per chi non lo sapesse, in inglese significa “schiavitù” o “soggezione”, e sta ad indicare quelle particolari pratiche sessuali basate sulle costrizioni fisiche e realizzate con legature, corsetti, cappucci, bavagli, o più in generale sull’impedimento consenziente alla libertà fisica, di muoversi, di vedere, di parlare, di sentire.

Sembrerebbe qualcosa di assolutamente assurdo, ci sono invece persone a cui queste pratiche piacciono e che attraverso di esse provano piacere. Il problema, ovviamente, è quando il piacere si trasforma in una sofferenza estrema, e quindi anche nella morte. Il trentunenne in questione, infatti, è morto a causa delle lacerazioni provocategli alla gola (e quindi del conseguente soffocamento) dalla catena con cui un “amico” lo aveva legato a un albero. Gli accertamenti disposti dal Pm hanno escluso che sul corpo dell’uomo ci fosse la presenza di fratture o percosse indipendenti dalle lesioni provocate dalla catena; l’autopsia, inoltre, sembra escludere che il decesso sia avvenuto in seguito a un’azione violenta.

Per questo, tutte le piste degli investigatori portano alla versione del gioco erotico andato a finire male. Versione, tra l’altra, confermata anche dal medico legale. Per il decesso è stato arrestato un amico della vittima (sì, avete capito bene: un uomo morto e un altro arrestato “semplicemente” per un gioco erotico) con l’accusa di omicidio preterintenzionale. A far “crollare” l’indagato due versioni dei fatti completamente diverse date alle forze dell’ordine al momento dell’arresto e qualche giorno più tardi.

Abbiamo chiesto al sessuologo Willy Pasini di darci una mano a capire meglio questo strano fenomeno del bondage e della perversione sempre più estrema, che si starebbe espandendo a macchia d’olio. “Un uomo adulto su cinque ha comportamenti sessuali perversi”, spiega l’esperto. “C’è chi nega e non ammetterà mai – continua – di avere perversioni per paura di ledere la propria immagine, e c’è chi lo afferma a gran voce per creare proseliti”. Ma dove finisce il gioco erotico, e dove inizia la patologia?

“Gli uomini che hanno comportamenti devianti sono solitamente adulti, ma è molto difficile identificarli: “Non appartengono a nessuna classe sociale in particolare e a nessuna classe di età definita, possono anche essere anziani”. Fin quando si resta entro perversioni soft, i comportamenti non fanno male agli altri (come il fenomeno del “travestitismo”); il problema, invece, entra in gioco quando si tratta di “perversioni obbligate”, ossia necessarie per arrivare al piacere: “Il sesso si separa dalla procreazione e dal cuore, e si diventa schiavi delle proprie perversioni, che da soft diventano hard e scatta la patologia”.

Ultimamente è innegabile che, grazie anche al Web, le perversioni e gli incontri stiano aumentando a dismisura: basti considerare che anche la coppia bolognese si era conosciuta inizialmente in una chat su internet: “Il Web – conclude Pasini – ha sicuramente incrementato l’incontro tra chi ha in comune certi tipi di perversione, e permette di riunire chi ha tendenze hard e preferenze speciali. Tra l’altro c’è da aggiungere che il mondo virtuale e quello televisivo hanno esorcizzato certi comportamenti perversi, e li hanno utilizzati come messaggi commerciali, aiutando così le perversioni ad allargarsi a dismisura”.

Per concludere, e per citare un vecchio adagio: fate l’amore, non fate la guerra.

La musica? Facciamola suonare ai musicisti, più che ai computer

→ D@di per Geekissimo.com

Il titolo del post sembrerebbe provocatorio, ma invece è serissimo. Sappiamo che i computer sono in grado ormai di eseguire ogni tipo di musica ma… il nostro cervello si accorge che la musica la sta suonando un computer, al posto di una persona in carne ed ossa. È quanto emerge da uno studio dell’università del Sussex, in Inghilterra. I neuroscienziati, in particolare, hanno analizzato le risposte delle onde cerebrali di fronte all’ascolto di un pezzo al pianoforte, suonato prima da un musicista, poi da un computer.

I risultati sono abbastanza sorprendenti: ci si emoziona molto di più ascoltando gli accordi del “vero” pianista, anche se poi all’orecchio non allenato musicalmente le due esecuzioni sembrano apparentemente identiche. Tra l’altro, il test è stato effettuato proprio su ascoltatori non professionisti, cioè gente comune, ovviamente non al corrente di chi stava suonando in quel momento. Analizzando le onde provenienti dagli elettroencefalogrammi emerge che l’attività cerebrale è di gran lunga più attiva nei momenti in cui la musica cambia tonalità o arrivano delle note inaspettate da parte del cervello… ma solo se a suonare è un pianista.

“È stato molto interessante per noi – ha spiegato il capo-progetto – scoprire come le reazioni agli accordi inaspettati fossero estremamente più forti quando si ascolta un vero pianista, e questo dimostra anche che a parità di esecuzione, le note suonate da un essere umano incidono molto sulle emozioni delle persone. La nostra ricerca – continu – dimostra che i musicisti con i loro strumenti trasmettono emozioni a livello psicologico e cerebrale, e questo accade sia per gli ascoltatori allenati che per quelli che non hanno mai ascoltato dall’inizio alla fine un pezzo di musica classica”.

Chissà che, da ora in poi, coloro che si occupano degli arrangiamenti di musica leggera non ricomincino a far suonare gli strumenti ai musicisti, piuttosto che utilizzare – cosa che si fa ora soprattutto per risparmiare soldi – strumenti sintetizzati dal computer. Avete mai avuto una reazione simile all’ascolto della musica?

E tu, quante volte al giorno controlli le mail? Ecco i risultati del sondaggio

→ D@di per Downloadblog.it

La scorsa settimana vi avevamo proposto un interessante sondaggio sul modo in cui gli utenti internet controllano la posta elettronica. Secondo una ricerca statunitense, infatti, ogni anno la perdita di attenzione nel passare dal proprio lavoro alla casella e-mail costa 650 milioni di dollari nei soli Stati Uniti.

Dalle vostre risposte (siete stati oltre mille, e per questo vi ringraziamo) emerge che il 48 per cento dei nostri lettori (compreso il sottoscritto :)) tiene la posta elettronica sempre aperta, dalla mattina alla sera. Al secondo posto coloro che hanno risposto B: il 30 per cento, infatti, cerca di concentrare il controllo della posta a qualche volta al giorno (ad esempio la mattina, il pomeriggio e la sera).

A seguire, coloro (il 12 per cento) che accedono alla propria casella e-mail solo una volta al giorno. Fanalino di coda (ma era abbastanza prevedibile) con il 9 per cento dei voti quelli che controllano la posta solo alcune volte a settimana.

Controllare la posta con ossessione costa agli americani 650 milioni di dollari l’anno

→ D@di per Downloadblog.it

Quanto di frequente controllate se ci sono nuovi messaggi di posta elettronica? Sembra incredibile, ma una ricerca condotta negli Stati Uniti ha rivelato che vengono sprecati oltre 65o milioni di dollari (pari a circa 423 milioni di euro) di produttività, a causa della distrazione che il controllo dell’e-mail provoca.

Un normale impiegato che lavora al computer apre il client di posta elettronica circa cinquanta volte al giorno, e utilizza instant messengers per circa 77 volte. Se però si guardano queste distrazioni da un punto di vista prettamente economico, si scopre che la disattenzione costa. I 650 milioni di dollari persi di produttività ogni anno nei soli Stati Uniti provengono prettamente dall’”attenzione frammentata” a causa di interruzioni inutili e comunicazione digitale non urgente da evadere. Tra l’altro, molte perdite vengono proprio dal tempo che gli impiegati ci mettono nel tornare dalla distrazione della posta all’attenzione verso il proprio lavoro.

“Drogati” per il telefonino? In Spagna due ragazzi sono stati addirittura condannati a trattamento sanitario obbligatorio in una clinica psichiatrica!

→ D@di per Geekissimo.com

Se non riuscite a staccarvi dal cellulare e guardate il telefonino in continuazione, allora forse avete qualche problema serio. La pensano così in Spagna, dove due ragazzini di dodici e tredici anni sono stati condannati a trattamento sanitario obbligatorio in una clinica psichiatrica per essere curati da una droga molto particolare: la droga da cellulare.

I ragazzini sono stati portati in clinica perché, a quanto pare, i genitori hanno affermato che non riuscivano più a portare avanti le loro normali attività senza avere tra le mani il “maledetto” oggetto di comunicazione. Tra l’altro, l’anno scolastico non è finito bene per loro, e avevano anche iniziato a dire bugie ai genitori per cercare di racimolare qualche soldino in più per le ricariche telefoniche. Nel Centro per l’igiene mentale per bambini e ragazzi di Lleida, vicino Barcellona, i ragazzi impareranno a disintossicarsi: “È la prima volta che ci capita una malattia del genere – ha spiegato il direttore del Centro, il dottor Maite Utges”.

“Entrambi i ragazzi – continua – mostrano chiari segni di comportamento disturbato, che li portava al fallimento nelle normali attività della vita, come lo studio. Il cellulare ha portato questi ragazzi a grosse difficoltà nel condurre una vita normale“. I ragazzi, hanno spiegato i genitori, avevano il cellulare da 18 mesi ma probabilmente – aggiungiamo noi – mamme e papà non hanno fatto abbastanza per spiegare ai propri figli un uso corretto e responsabile del mezzo.

Spiega il dottor Jose Martinez-Raga, esperto di questi tipi di malattie psichiatriche, che i ragazzi che sviluppano forti dipendenze da telefoni cellulari o videogiochi diventano spesso irritabili e antisociali. “Questi due casi – avverte Martinez-raga – sono certamente la punta dell’iceberg, ma la droga da telefoni cellulari potrebbe diventare vero e proprio pericolo per il futuro”. Il consiglio degli esperti? È sempre lo stesso: non date telefoni cellulari ai vostri figli prima dei sedici anni di età!

“In internet ci sono troppe distrazioni, e in questo modo non stiamo preparando i nostri figli per il futuro”

Ogni giorno se ne sente una, dal punto di vista del comportamento delle persone in rete. Questa volta partiamo da un articolo abbastanza particolare, che spiega come i servizi del Web 2.0 portino molta distrazione, soprattutto a chi dovrebbe utilizzare la rete per studio o lavoro. Secondo un gruppo di ricercatori, facciamo notte per studiare, frequentiamo tutti i corsi all’università, ci facciamo il mazzo… ma poi ci perdiamo in un bicchiere d’acqua utilizzando YouTube, Facebook, Digg, Neatorama, eBay, Flickr, Amazon (e così via). Per non parlare dei siti porno o dei giochi online.

Secondo l’articolo, insomma, ogni volta che stiamo lavorando e che ci sentiamo stressati o oberati dal lavoro, ecco che con pochi click capitiamo quasi senza volerlo su siti assolutamente inutili che sono divertenti ma ci fanno perdere un mucchio di tempo. Secondo questa scuola di pensiero, “internet è uno strumento incredibile per quanto riguarda la produttività e offre l’accesso a una mole immensa di informazioni. Ma distrae troppo. E rende la concentrazione sul lavoro sempre più difficile da ottenere”.

La distrazione, si legge ancora, non è come un ostacolo che possiamo evitare quando siamo in macchina; ma è come un batterio resistente alle medicine: appare e riappare senza che possiamo fare niente. Il problema è che non solo questa “scuola di pensiero” si rivolge agli adulti, ma anche ai più piccoli. Secondo loro, infatti, tutti pensano a preparare i figli per il loro futuro donando loro computer o portandoli in scuole dove viene insegnata l’informatica.

Ma poi spesso i ragazzi si distraggono e iniziano a guardare siti che con la scuola c’entrano poco, oppure iniziano a giocare. Insomma, cosa bisognerebbe fare, allora? In nome di questa “distrazione” dovremmo vietare a bambini e ragazzi di utilizzare il computer? Questo – a mio giudizio – li porterebbe ad avere poi un enorme digital dvide sul mondo del lavoro. Che ne pensate? Notate anche in voi e nei vostri figli questa particolare distrazione?

Se i videogames “liberano il genio che è in noi”

Dopo avervi spaventato, qualche giorno fa, parlandovi della denuncia di Greenpeace sulle tante sostanze dannose per l’organismo presenti nelle consolle, oggi vogliamo invece parlare di videogiochi in termini positivi. Secondo uno studio di Shyam Sundar, direttore del laboratorio multimediale della Penn State University (Usa), i videogame stimolano la creatività e la capacità di risolvere quesiti e problemi. Secondo l’esperto, il loro segreto sta nel fatto che “sono capaci di risvegliare le emozioni giuste e danno quella carica di energia che serve a sprigionare la potenza creativa che è in noi”.

Prima e dopo le partite, inoltre, i ricercatori hanno misurato la creatività dei volontari ed anche la loro capacità di risolvere problemi con test predisposti ad hoc. I volontari, a loro volta, hanno ammesso di sentirsi più rilassati, e i test hanno documentato “obiettivamente” che la loro creatività ha preso vita dopo aver giocato. Nel mondo ci sarebbero ben 68 milioni di persone che almeno una volta l’anno fanno una partita a un videogame, e di questi quasi tre giocatori su dieci (più di 18 milioni) hanno tra i 30 e i 75 (!) anni. Il numero di giocatori over-30, dunque, è ormai pari quasi a quello del pubblico tradizionale.

Tra l’altro, quasi la metà dei giocatori (4 su 10) è donna, e il 55 per cento di essi ritiene che il videogame stimoli l’intelletto e la creatività molto più di film e televisione, mentre il 47 per cento ritiene che faccia pensare. A convincere gli esperti che i videogame non facciano poi così male ci sono sia i simulatori (il classico SimCity, solo per fare un esempio) ma anche i giochi che allenano la mente come Brain Training, sempre per fare un altro esempio. Tra l’altro sembra che proprio questo tipo di giochi, quelli contro l’invecchiamento del cervello, siano diventati il nuovo business della salute.

Insomma, i genitori – se si fideranno di questa ricerca – da ora in poi non dovranno più costringere i loro figli ad andare a letto presto: col fatto che i videogame stimolano a prendere decisioni e aiutano la propensione alla creatività, potranno lasciare i bimbi magari un’oretta in più davanti alla consolle o al computer. Chissà che non li aiutino per il futuro.

Gli utenti del Web e l’egoismo

→ D@di per Geekissimo.com

Sembra che gli utenti del Web (noi, quindi!) siano diventati molto, molto egoisti. Lo rivela il report annuale sulle abitudini in rete e l’usabilità stilato dal “guru” Jakob Nielsen, secondo cui sul Web si diventa molto poco pazienti. Invece di “perdere tempo” su siti poco interessanti, gli utenti starebbero diventando sempre più impazienti e vorrebbero arrivare subito “al sodo” (cioè a quello che cercano), completare quello che devono fare e andarsene.

Se facciamo un paragone con il 1999, attualmente il 75 per cento delle persone ammette di andare online ed essere soddisfatto per aver completato quello che doveva fare; nove anni fa, invece, solo il 60 per cento era soddisfatto. Secondo Nielsen ci sono due ragioni. “I design dei siti Web sono migliorati, e gli utenti si sono abituati meglio agli ambienti interattivi”. Inoltre (ma questo – ammettiamolo – è un bene) i navigatori iniziano ad essere anche molto sospettosi di offerte e promozioni.

“Non credo – ha spiegato il ‘guru’ – che i gestori dei siti saranno molto contenti di questo risultato, molti di loro continuano a pensare che il proprio sito è interessante e speciale e che gli utenti sono molto felici di quello che gli si butta addosso”. Facendo capire, dunque, che la prima cosa da fare, quando si sviluppa un sito, è non indispettire gli utenti facendo sì che arrivino subito a quello che cercano. Inoltre, gli utenti sarebbero anche stufi degli extra aggiunti a margine delle pagine Web (applicazioni, banner, widget), considerati “abbastanza inutili”.

L’altra novità è il ruolo sempre crescente che le persone affidano ai motori di ricerca. Fino a qualche anno fa, spiega Nielsen, la gente utilizzava molto le home-page dei siti sui quali volevano effettuare un servizio; adesso, invece, si affidano molto più ai motori di ricerca perché vogliono raggiungere subito e senza passare per pagine inutili i servizi che cercano. Ecco perché “in pratica i motori di ricerca comandano il Web”. Che ne pensate? Se vi auto-analizzate, vi trovate d’accordo con quello che dice Nielsen? Io personalmente, da “appassionato”, credo di avere ancora un bel po’ di pazienza sul Web…

Internet “agevola” il suicidio?

→ D@di per Geekissimo.com

E fu così che internet, accusata da tanti di essere un luogo di perdizione pieno di pedofili e stupratori, ora è anche colpevole di favorire, agevolare e dare consigli sul suicidio. Secondo una ricerca del British Medical Journal, infatti, esaminando i siti che trattano l’argomento, la maggior parte di questi darebbero consigli proprio sull’argomento.

Per compilare la ricerca, i ricercatori hanno analizzato moltissime pagine all’interno delle quali comparivano i termini “suicidio”, “metodi di suicidio”, “metodi di suicidio sicuri”, “modi di commettere il suicidio”, “come suicidarsi”, “come uccidersi”, “metodi semplici di uccisioni”, “suicidio senza sofferenza”, e così via. Poi hanno classificato le pagine in due categorie: quelle che promuovono il suicidio e quelle che invece cercano di evitarlo. Una ricerca svolta proprio perché il modo con cui questo terribile tema è trattato in televisione o sui media influenza moltissimo il comportamento delle persone.

Il risultato incredibile è che di 240 siti analizzati, 90 erano totalmente dedicati al suicidio, mentre 45 lo incoraggiavano; 62, invece, erano dedicati al supporto o alla prevenzione, mentre 59 cercavano di scoraggiare questa pratica. Il dato preoccupante è che in tutti i motori di ricerca utilizzati, i primi tre risultati erano sempre a favore del suicidio, con Wikipedia che addirittura dà informazioni sui metodi, la velocità e la sofferenza associata ai diversi metodi.

Anche qui, ovviamente, ci troviamo di fronte a qualcosa di difficilmente controllabile. È giusto secondo voi, tenendo conto della libertà di opinione e di pensiero, cancellare o censurare le pagine che spiegano come suicidarsi? E chi dovrebbe avere l’autorità per farlo? Speriamo solo che questa ricerca non alimenti (soprattutto in alcuni tipi di programmi televisivi) la brutta tendenza di parlare male di internet senza conoscerlo veramente.

La dipendenza da internet è un disordine mentale?

Sta facendo discutere, e molto, un editoriale pubblicato all’interno dell’American Journal of Psychiatry secondo cui la dipendenza da internet sarebbe un disordine impulsivo-compulsivo che dovrebbe essere inserito nella lista psichiatrica dei disordini mentali.

Ancora non è chiaro cosa definisca esattamente la dipendenza da internet: se, cioè, la voglia irrefrenabile di trovare una connessione internet dovunque ci si trovi oppure controllare la posta ogni mezz’ora oppure – ancora – restare collegati ai vari sistemi di messaggistica istantanea tutto il giorno.

Secondo l’autore, il dottor Block, la dipendenza da internet porterebbe con sé una voglia irrefrenabile di collegarsi; inoltre, si soffre molto l’astinenza e non si ha alcuna tolleranza se, ad esempio, qualcosa va storto durante il collegamento. Inoltre, i patiti della rete possono perdere completamente la cognizione del tempo dimenticandosi di mangiare o dormire. Addirittura, coloro che si trovano in livelli avanzati di “malattia” possono aver bisogno di psicofarmaci o di trascorrere qualche giorno in una clinica psichiatrica per disintossicarsi.

A me – sinceramente – sembra forse un pochino esagerato… e allora che dire di chi ha la “malattia” del calcio o, che ne so, del collezionismo, solo per fare un paio di esempi? Alla fine tanti di noi che lavorano con il Web e si divertono attraverso il Web controllano la mail in continuazione e hanno sempre voglia di essere connessi a internet… ma non per questo siamo dei “pazzi”!! Che ne pensate?

Il blog aiuta la vita sociale. Almeno in Australia

→ D@di per Downloadblog.it

La pratica del blogging aiuta a sentirsi meno isolati, più collegati ad una comunità e più soddisfatti delle proprie amicizia, sia online che di faccia a faccia.

È quanto rivela una ricerca della Swinburne University of Technology di Melbourne, che ha osservato che dopo due mesi di blogging regolarmente aggiornato le persone sentono di avere un migliore supporto sociale e una migliore rete di amicizie rispetto a chi non ha un blog.

La ricerca, pubblicata dai ricercatori James Baker e Susan Moore sulla rivista CyberPsychology and Behaviour, è stata svolta attraverso l’invio di inviti di partecipazione disseminati su MySpace. E così è stato scoperto che molti ragazzi che intendevano aprire un blog avevano anche dichiarato di sentirsi soli e di aver bisogno di un posto dove esprimere le proprie emozioni. Non è tutto, dopo alcuni mesi di blogging gli stessi ragazzi hanno ammesso di sentirsi meno ansiosi, depressi e stressati.

Perché Linux non ha avuto – fino ad ora – la stessa fortuna di Windows? Perché è gratuito

“La maledizione di essere gratuito”. Potrebbe riassumersi in questa breve frase il pensiero di Vlad Dolezal, studente di psicologia, secondo cui Linux è un eterno terzo (di gran lunga lontano dal secondo, Mac Os X, che è a sua volta di gran lunga lontano dal primo, Windows) nella lotta tra sistemi operativi. La maggior parte delle persone, spiega Dolezal, additano ai sistemi pre-installati sui computer la ragione principale. Da studente di psicologia, però, cerco di guardare oltre e vedo qualcosa che gli altri non vedono: la gratuità del sistema operativo del pinguino, infatti, porta le persone a pensare che il prodotto non abbia un grande e reale valore.

La natura umana, infatti, è solitamente molto sospettosa nei riguardi di ciò che arriva gratuitamente o con troppa facilità. Immaginiamo di avere un amico con un nuovo computer in cui deve decidere quale sistema operativo installare. Noi gli consiglieremo Linux, mentre un terzo amico gli consiglierà Windows. Linux è gratuito, bene. Windows costa centinaia di euro però può averlo in un Cd pirata, e quindi diventa gratuito.

Siccome Windows costa centinaia di euro… il nostro amico probabilmente sarà più interessato al sistema operativo di Redmond. Ma Linux – molti di voi sicuramente diranno – ha potenzialità molto maggiori, è modificabile in ogni suo aspetto, non si blocca, non è affetto da virus e così via. Sì, ma l’utente “normale” e non “smanettone” vede solamente un prodotto di centinaia di euro contro uno gratuito. Cosa sceglierà, secondo voi? Quello che voglio dire, conclude Dolezal, è che la gente si comporta molto spesso in modo irrazionale. Per questo il mio consiglio è quello, la prossima volta, di presentare Linux come un sistema operativo molto costoso, per gente con la puzza sotto il naso e molto “fighetto”.

Solo in un secondo momento ne spiegheremo i veri vantaggi anche in termini di tecnologia. Una visione, dunque, abbastanza particolare della lotta tra sistemi operativi. Che ne pensate? Secondo voi è vero che la gente si comporta in modo così irrazionale? Anche se, al giorno d’oggi, la gente – credo – preferisce Windows per fantomatiche questioni di compatibilità (della serie “Ma se installo Linux, da casa riesco a leggere i documenti creati con Word al lavoro?”) io credo che questo ragazzo non abbia proprio tutti i torti….

Microsoft ti leggerà il cervello

Daniele per Geekissimo.com

“Gli esseri umani spesso non riescono a descrivere in modo approfondito quello che provano e le loro azioni-reazioni. Per questo leggere direttamente dal loro cervello sarebbe un’opzione migliore”. Ad affermarlo non è uno psichiatra né un medico. Ma Microsoft.

“È molto difficile capire – spiegano dall’azienda di Bill Gates – la maniera in cui le persone agiscono con i computer e i sistemi operativi perché sottoporli a continui test e a continue domande sull’utilizzo li distrae”. Ecco perché sarebbe preferibile leggere i dati direttamente dal cervello dell’utente analizzando un elettroencefalogramma.

Ma anche qui ci sono dei problemi, perché gli Eeg sono affetti da movimenti e azioni involontarie del cervello. Per questo Microsoft ha registrato come copyright un sistema che, analizzando un elettroencefalogramma, filtrerà i dati in modo da separare le informazioni utili cognitive da quelle inutili e non cognitive.

Attraverso questo programma, la multinazionale sarà capace in futuro di progettare sistemi operativi e disegnare interfacce utente molto più adeguate alle esigenze degli esseri umani, affinché l’utilizzo di un computer diventi davvero intuitivo e alla portata di tutti. Se siete interessati all’argomento (potrebbe essere un bellissimo tema per una tesi di laurea, ad esempio) vi rimando alla pagina del Us Patent&Trademark Office in cui troverete la versione integrale del documento depositato.

I nostri figli? "Vivono mangiando davanti alla tv"

Presentati a Roma i risultati di un’indagine Swg-Moige sulle abitudini dei ragazzi
Le aziende alimentari: disponibili a bloccare le merendine nelle scuole

E i genitori confessarono
“I figli passano il tempo mangiando”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “I ragazzi? Sono pigri e mangiano male”. Parola di genitore. È quanto emerge da una ricerca Swg per Moige (il Movimento italiano genitori) presentata oggi a Roma. Un’indagine che ha coinvolto oltre cinquemila tra mamme e papà di tutta Italia che hanno risposto a domande a tutto campo sulle abitudini alimentari e motorie dei propri figli. Una ricerca che rivela come i ragazzi siano pigri e mangino male, passino i pomeriggi “spizzicando” e si facciano tenere compagnia dal computer e dalla “tv-babysitter”. E a sorpresa l’Aidi, l’Associazione che raggruppa le industrie dolciarie italiane, annuncia: “Toglieremo i dolci dai distributori automatici presenti nelle scuole”.

Cattive abitudini. Molti tra bambini e ragazzi dimenticano di fare la prima colazione, mangiano fuori pasto e sono sempre più sedentari. Sono queste le principali “cattive abitudini” che andrebbero estirpate dai ragazzi. Non è tutto. Dall’indagine emerge anche una “geografia degli stili di vita”: molte abitudini, infatti, variano da regione a regione. La totalità dei bambini calabresi, ad esempio, fa la prima colazione mentre nel Lazio solo la fa solo il 76 per cento. Ancora, le verdure sono preferite dai bambini di Toscana, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige, mentre sono maggiormente detestate nelle Marche, nel Molise e in Piemonte. “La ricerca – spiega Giuseppe Morino, pediatra nutrizionista del reparto di Dietologia clinica dell’Ospedale pediatrico “Bambin Gesù” di Roma – evidenzia abitudini alimentari caratterizzate da alimentazioni non eccessive in calorie, ma squilibrate in nutrienti e nella distribuzione dei pasti, in ragazzi in cui la sedentarietà rappresenta la caratteristica principale dello stile di vita”. L’unico dato forse confortante è il fatto che stia aumentando, anche se lentamente, il consumo di frutta e verdura.

Obesità e sedentarietà. Il problema dell’obesità e del cattivo rapporto con il cibo dei ragazzi è stato ultimamente molto dibattuto, tanto che sempre più scuole stanno installando al proprio interno distributori automatici di frutta al fianco (o al posto) di quelli di salatini e merendine. “Se i bimbi sono sempre più sedentari non è solo colpa loro – spiega Maria Rita Munizzi, presidente del Moige – perché devono fare i conti con la mancanza di spazi e di coetanei. Il tempo che dedicano alla tv sta diminuendo, ma l’attrattiva che un tempo era rappresentata da film e cartoon ora si è spostata sul web e sui videogiochi, non sul gioco di movimento”. I bambini, dunque, evitano sempre più spesso di fare sport (al quale, in media, dedicano un’ora a settimana) e la metà di loro non esce mai a giocare con i coetanei e ammette di trascorrere il pomeriggio in casa “seduto” a fare i compiti ma soprattutto a giocare al computer e ai videogiochi. Dalla ricerca emerge poi un dato positivo, il fatto che, pur essendo molto pigri, i bambini sono sempre più collaborativi: oltre 9 su 10 aiutano nelle faccende domestiche, e addirittura qualcuno cucina. Solo il sei per cento dei genitori ammette di non ricevere nessun aiuto.

“Alimentazione squilibrata e poco movimento – spiega ancora Morino – vanno a sommarsi, favorendo l’obesità. Il percorso d’intervento preventivo e o terapeutico ha ormai abbandonato l’impronta esclusivamente dietetica a favore di un intervento volto a motivare i soggetti ad acquisire un corretto e diverso stile alimentare e di vita. E per il buon esito il ruolo della famiglia è fondamentale”.

Stop ai dolci. L’annuncio, a sorpresa, dell’Aidi, l’Associazione che racchiude le industrie che producono merendine e dolciumi e che fa parte della Federalimentare, viene incontro alle richieste di numerosi tra medici e nutrizionisti: le aziende produttrici s’impegneranno a non rendere disponibili i prodotti dolciari nei distributori automatici installati nelle scuole elementari e medie inferiori. Si tratta certamente di una decisione molto importante e coraggiosa: “L’industria dolciaria – spiega Mario Piccialuti, direttore dell’Aidi – ha preso liberamente questa decisione perché è convinta che i genitori debbano poter controllare cosa mangiano i propri figli, compresa quindi la merenda consumata a scuola”.

“Giochi di sempre”. Per l’occasione il Moige ha presentato anche un progetto sperimentale, “Giochi di sempre”, che sarà svolto all’interno di venti scuole in tutta Italia per diffondere consigli di buona salute e alimentazione utilizzando la chiave dello spettacolo teatrale. “Il progetto, che si articola in due anni – spiega Susie Calvi, sceneggiatrice e attrice teatrale – prevede anche la realizzazione di una recita di fine anno così che i ragazzi possano apprendere corretti stili di vita e provino a metterli in scena per i propri genitori con l’aiuto degli insegnanti”.