Il Coro Musicanova questa sera su Rai Auditorium

Questa sera a partire dalle 22.30 Rai Auditorium, il canale radiofonico della Rai dedicato alla musica classica (ex-filodiffusione) trasmetterà alcuni brani eseguiti dal Coro Musicanova. Qui tutte le informazioni per le modalità di ascolto (dalla radio al satellite, da internet al digitale terrestre).

(dal sito della Rai)

Questa rubrica periodica, per lo più di natura antologica, è uno di quegli spazi di cui generalmente nelle nostre annotazioni non ci occupiamo; essa è comunque molto amata da quegli ascoltatori appassionati alla voce umana e al canto corale.

Vogliamo oggi quindi fare un’eccezione alle nostre consuetudini, presentando una puntata che potrebbe avere come sottotitolo: “Musica sacra italiana dei nostri giorni”; la contemporaneità guarda con un amore ed un interesse davvero grandi verso i repertori destinati al coro, sia nella sua formazione a cappella che con l’ausilio di strumenti, in organici ampi o ridotti.

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Radiopaq, il motore di ricerca per le web-radio

→ D@di per Downloadblog.it

È stata da poco lanciata la versione definitiva di Radiopaq, un motore di ricerca per le Web-radio che ha al proprio interno un database con centinaia di emittenti registrate nonché una bella biblioteca di audiolibri.

L’utilizzo del servizio è davvero semplice e immediato: basta scegliere la propria radio (in base al nome, alla nazionalità o al tipo di musica trasmessa) e premere Play; il resto è automatico.

Per quanto riguarda l’Italia ci sono decine e decine di stazioni registrate, dalle più famose a quelle locali. Interessante, dicevamo, anche la possibilità di poter ascoltare e scaricare podcast, ma la maggior parte di questi sono in inglese.

Oltre a questo, immaginiamo, ci sono molti altri servizi che permettono di cercare tra le Web-radio (anche se questo ci sembra uno dei più completi): se ne conoscete altri interessanti segnalateceli, come sempre, nei commenti.

Rai: “Paghi il canone della Tv anche chi ha solo il computer”. Ed è polemica

Quando si tratta di pagare l’abbonamento alla televisione – siamo onesti – non bastano le pubblicità della “Rai, di tutto di più” per convincerci. In molti vedono nell’abbonamento alla Rai un inganno, per programmi sempre meno di qualità (rispetto ad alcune private o alle satellitari) e pubblicità sempre più padrone dei palinsesti. Ma ovviamente si tratta di una legge, che va rispettata. L’articolo pubblicato ieri da Repubblica rischia, però, di alzare ancora di più un polverone proprio sulla televisione di stato e il suo ufficio abbonamenti.

Sembra, infatti, che anche chi ha solo il computer (e magari non ha il televisore) debba pagare l’abbonamento, perché potrebbe vedere la televisione o ascoltare la radio tramite schede di ricezione o internet. E ovviamente già si preparano ricorsi a raffica, che già stanno arrivando agli uffici amministrativi competenti, grazie anche all’intervento delle associazioni dei consumatori. Ma cosa dice la legge in merito?

La questione, si legge nell’articolo di Federica Cravero, è regolamentata da un Regio decreto del ‘38, secondo cui deve pagare il canone “chiunque detenga un apparecchio adatto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni“. Questo significa che anche un computer con una scheda di ricezione Tv o un videofonino possono essere adattati a ricevere la televisione. E infatti, quando la Rai invia le lettere che chiedono il pagamento del canone, ricorda sempre che sono considerati apparecchi in grado di ricevere la televisione anche “personal computer, decoder digitali e altri apparati multimediali”. Definizione, dunque, altrettanto vaga.

E come la mettiamo con chi, invece, guarda i programmi della Rai proprio sul sito della Rai? E per chi guarda spezzoni su YouTube o scarica pezzi di trasmissioni da software peer-to-peer? E chi ascolta – per fare un esempio – il programma di Fiorello su Radio2 grazie allo streaming Web? Insomma, la tecnologia avanza e le regole – vecchie di settant’anni – vengono interpretate in modo sempre più strampalato. Tra l’altro, spiega l’ufficio stampa Rai, non bisogna prendersela con la televisione pubblica: “È la legge a stabilire chi deve pagare il canone. Il canone televisivo è una tassa che viene pagata allo Stato in base alla legge e che lo Stato poi riversa alla Rai grazie al contratto di servizio”. Staremo a vedere. Nell’incertezza, voi come vi comportate?

Mattioli, un’informazione severa e mai banale

Questa mattina ho partecipato ai funerali del prof. Mattioli, scomparso due giorni fa. Un docente che insieme ad alcuni colleghi abbiamo apprezzato molto perché ci ha fornito le prime basi del giornalismo radiofonico. Nozioni che poi mi sono state molto utili agli inizi inizi del mio lavoro giornalistico, prima alla Radio Vaticana e poi a Rds.

Ripropongo un lungo articolo uscito sull’Ansa questo pomeriggio e poi il ricordo, molto toccante e letto questa mattina a Messa, di una collega dell’università.

GIORNALISTI: MATTIOLI, INFORMAZIONE SEVERA E MAI BANALE/ANSA
A ROMA I FUNERALI DEL GIORNALISTA,PER 40 ANNI CORRISPONDENTE RAI

(ANSA) – ROMA, 22 FEB – La capacità di dare in poche battute non solo la notizia, ma anche il senso di un avvenimento: era questa, probabilmente – racconta chi lo conosceva bene – la caratteristica più spiccata di Francesco Mattioli, per oltre 40 anni giornalista Rai e corrispondente della tv pubblica da New York, Mosca e Bruxelles, morto a Roma due giorni fa all’età di settant’anni. I funerali sono stati celebrati questa mattina a Roma, nella chiesa di Santa Maria del Popolo.

Nato a Genova il 12 febbraio 1938, Mattioli era approdato molto giovane, alla fine degli Anni Sessanta, alla sede Rai di
New York, dove si era formato alla scuola di Ruggero Orlando, allora titolare dell’ufficio di corrispondenza. Aveva poi arricchito la sua esperienza nelle sedi Rai di Mosca e di Bruxelles, dove era stato per molti anni presidente dell’Associazione della stampa estera, grazie al riconoscimento e alla stima dei colleghi di tutte le nazionalità.

Al termine della cerimonia religiosa di oggi, colleghi ed amici hanno ricordato episodi e aneddoti di una vita professionale ricca ed intensa. Fabio Cannillo che fu con Mattioli a Mosca e Bruxelles ha raccontato di come Francesco, da poco giunto nella capitale sovietica, sia riuscito ad intervistare il massimo dissidente dell’Urss di Breznev, Andrey Sacharov, e a fare, avventurosamente, giungere il nastro di quello scoop mondiale in Italia.

Come tutti i corrispondenti esteri, era abituato a coprire tutti i settori, dall’economia al cinema, dalla politica al costume, ma la sua cifra era sempre la stessa: riuscire a dare in poche parole il senso degli avvenimenti, il cenno della storia nel fatto di cronaca, usando un linguaggio mai “basso”, talvolta anche ricercato, difficile. Le sue parole d’ordine erano “non banalizzare”, bensì fare informazione con una certa severità. Un atteggiamento che probabilmente derivava anche dalla sua formazione cattolica: anzi, prima ancora che cattolico, gli amici lo descrivono come un cristiano discreto, che mai esibiva la propria fede, e insieme critico, cresciuto negli anni del Concilio Vaticano II e aperto al confronto con tutte le culture, anche laiche.

Negli ultimi anni Mattioli era stato segretario generale di un’edizione del Prix Italia – il concorso internazionale radiotelevisivo e web organizzato dalla Rai – e poi, in pensione da Viale Mazzini, aveva assunto l’incarico di docente di giornalismo alla Lumsa, la Libera Università Maria SS. Assunta di Roma per la quale curava la redazione di Lumsa news, il notiziario dell’emittente radiofonica dell’ateneo. (ANSA).

Da Buon-vento.ilcannocchiale.it

Grazie Francesco

Si, lo sapevo che stavi male, e scusami se mi permetto di darti del tu… ma penso che questa volta non ti offenderai.. anzi penso non te la saresti presa comunque, perchè oltre ad essere un vero Professore, un ottimo Giornalista, sei stato anche un grande uomo… almeno per noi.. specie per me. Non scorderò mai la prima volta davanti ad un microfono, ad un vero microfono “radiofonico” e dall’altra parte c’eri tu. Senza mezzi termini mi urlasti: “ma che siamo a Radio Asilo”??? Io rossa in volto, per te e anche per altri motivi, mi son sentita morire di vergogna…ma è stato l’inizio di un percorso di crescita, i cui risultati li ho potuti apprezzare proprio negli ultimi mesi. Se sono migliorata lo devo a te che, con le tue ramanzine, mi hai aperto gli occhi su molte cose. Eri una persona aperta e solare, ma che nel momento della malattia ha cercato forse di tenere lontano quel certo dolore da cui forse ci volevi immuni. Tanta stanchezza e tanta forza si leggeva nei tuoi occhi chiari… ho un solo grande rammarico, quello di non averti salutato…
Non servono molte altre parole, forse sono anche troppe…non servono…solo un ultimo pensiero.
GRAZIE
Valentina

Tun3r, aggregatore di radio online

Adorate ascoltare le radio online? È nato un sito, Tun3r, che allora fa proprio al caso vostro. Si tratta di una specie di aggregatore grafico di stazioni radiofoniche su internet, che in perfetto stile Web 2.0 permette, attraverso un mosaico grafico, di scegliere tra centinaia di stazioni “popolari”.

Il sito permette anche di consultare le playlist e di filtrare le stazioni in base al genere musicale, all’artista in quel momento in onda o alla lingua.

Internet radio, domani è il giorno del silenzio

Migliaia di webcasters e internet radio statunitensi si spegneranno per una giornata di silenzio domani, martedì 26 giugno. L’iniziativa nasce per sensibilizzare case discografiche, opinione pubblica e membri del Congresso Usa e impedire la “morte certa” di centinaia di stazioni radiofoniche sul web.

Causa della “morte”, l’aumento del costo dei diritti dei brani musicali a partire dal 15 luglio. Fino ad ora le internet radio pagavano in base a quante canzoni trasmettevano; adesso, invece, saranno costrette a pagare in base al numero di ascoltatori. Inevitabile che le più piccole saranno costrette alla chiusura, mentre molte altre dovranno limitare il numero di utenti o chiedere il pagamento di un canone.

Numerose le iniziative di protesta, guidate dall’associazione Save Net Radio: alcune emittenti verranno spente totalmente; altre, invece, trasmetteranno suoni della natura (come ad esempio il rumore delle onde del mare) intervallati dalle spiegazioni della protesta.

Tra i canali radiofonici che hanno già dato il proprio consenso figurano grossi nomi come Yahoo!, Live365, Mtv Online, AccuRadio, Pandora e tantissimi altri (abbiamo citato solo i più famosi); tra i grandi, solo Last.fm (come anticipato in TechCrunch) non dovrebbe aderire.

Palestinesi e israeliani in una radio senza confini


Al via un programma radiofonico fatto da ragazzi per il dialogo tra israeliani e palestinesi. La direttrice: “I giovani superano ogni differenza”

“La nostra radio per la pace”
Insieme arabi e israeliani

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Un programma radiofonico per avvicinare israeliani e palestinesi. Realizzato e condotto, insieme, da ragazzi israeliani e palestinesi. È il progetto che sta nascendo in un kibbutz della Galilea, Sasa D.N. Merom Hagalil, dove da diversi anni opera la fondazione Beresheet LaShalom, gestita da Yehuda e Edna Angelica Calò Livné, sposati e con quattro figli.

Una storia straordinaria, iniziata cinque mesi fa, quando ad Angelica, che già ha avuto diverse esperienze di “lotta per l’integrazione” (da quattro anni tramite la propria fondazione gestisce una compagnia teatrale multiculturale) è stata fatta la proposta di creare un programma realizzato da giovani per giovani sulla stazione radio “All for peace”, che trasmette in tutto Israele da Ramallah e Gerusalemme. Il progetto prevede, per adesso, un’ora a settimana di conduzione sui temi dell’integrazione e dell’educazione alla differenza.

“All’inizio ci è stato chiesto di produrre una puntata pilota – racconta Angelica, ancora molto emozionata – ma portare i ragazzi fino a Gerusalemme sarebbe stato difficile per noi che viviamo in alta Galilea, al confine col Libano. E così abbiamo chiesto a un’altra emittente della zona, ‘Radio Galil Eliyon’, di poter fare una trasmissione di prova. Anche in questo caso c’è stato grande entusiasmo attorno all’iniziativa, tanto che hanno pensato di mettersi in contatto con ‘All For Peace’ per poter trasmettere, anche loro, il programma. In questo modo si è creato, facilmente e quasi senza volerlo, un ponte tra nord e sud Israele, tra Israele e Palestina”.

Per la puntata pilota, racconta ancora Angelica, sono stati scelti tre ragazzi arabi e tre israeliani. Nella scaletta sono state inserite interviste ai coetanei delle diverse etnie e religioni che vivono nel Paese. Come ad esempio quella a due ragazzi arabi cristiani del villaggio Fassuta, che scrivono e interpretano musica rap per la pace, insieme a due ragazze ebree di Maalot. Poi sono stati intervistati alcuni ragazzi israeliani e palestinesi di ritorno da una “delegazione per la pace” che ha fatto il giro dell’Italia, e, ancora, c’è stato un colloquio con l’ex segretario di Joseph Ratzinger.

“Per spiegare che l’integrazione tra israeliani e palestinesi è possibile – spiega Angelica – i ragazzi hanno anche sviluppato un dialogo con i loro coetanei, dopo aver letto una poesia di Jonathan Gefen. Nella poesia si legge di un omino verde che vive in un mondo verde, con la famiglia verde, la casa verde, l’automobile verde. A un certo punto l’omino esce e vede, per strada, un omino blu. Meital, 16 anni, il moderatore, ha sollevato le domande: si può vivere in un mondo solo verde? Ti è mai capitato di essere l’omino blu della storia? Il tutto condito con musiche e canzoni in arabo, ebraico, inglese e italiano scelte dai ragazzi”.

Coloro che si avvicenderanno in redazione saranno chiamati a impegnarsi in un percorso completo, dalla ricerca alla produzione, dalla regia al montaggio dell’audio. Non dimenticando che si cimenteranno anche in un’esperienza organizzativa, politica, sociale, di leadership, di rispetto e di affetto. Gli argomenti trattati durante le trasmissioni saranno i più vari, e saranno sempre i ragazzi a sceglierli, in modo che siano attuali, originali e soprattutto adatti ai propri coetanei all’ascolto.

“All’inizio è stato difficile trovare i giovani – ammette Angelica – perché quando io attaccavo le locandine c’erano tante persone scettiche. Poi, piano piano, qualcuno è arrivato, spinto dalla curiosità. E così tanti ragazzi hanno iniziato a conoscersi e attraverso l’esperienza comune sono diventati unitissimi. Hanno portato amici, parenti: ora siamo tanti, tutti insieme, ebrei, cristiani, musulmani. Per adesso speriamo in un aiuto economico, so che siamo sulla strada giusta, una strada educativa. E so che attraverso questa strada possiamo aprire un cancello e fare in modo che dalle due parti si possa entrare, si possa parlare delle diversità e della multiculturalità”.

“Oggi nel nostro Paese – continua ancora Angelica – tutto dipende dall’educazione, tramite l’insegnamento possiamo davvero cambiare le cose. Se si riuscisse a fare altri progetti in cui israeliani e palestinesi stanno assieme sarebbe meraviglioso. La cosa stupenda è che quando i ragazzi delle diverse etnie s’incontrano, vedono subito che tra loro non c’è alcuna differenza. In tanti, da una parte e dall’altra, fomentano all’odio, ma quando ci si conosce, in situazioni positive e in un’atmosfera positiva, tutto cambia. Spesso ai ragazzi viene chiesto: ‘Ma qual è il vostro segreto per l’integrazione? Come fate a stare così bene?’ e la risposta è la più immediata, ma anche la più semplice: ‘Guardateci bene: sapete dirci chi di noi è ebreo e chi è arabo? Siamo tutti uguali!'”

Angelica, che è stata anche candidata, lo scorso anno, al premio Nobel per la pace, è regista e insegnante di teatro. “Due anni fa abbiamo creato una compagnia teatrale chiamata ‘Teatron Keshet’, ‘Teatro dell’Arcobaleno’, e con i tanti ragazzi che si sono avvicendati abbiamo portato in giro per il mondo uno spettacolo che mette in scena la pace e il dialogo tra i popoli”.

Ancora una volta i giovani si sono rivelati portatori di idee semplici ma rivoluzionarie. Come questa, un’iniziativa nata in un piccolo villaggio israeliano che, attraverso tante fortunate coincidenze, sta prendendo forma. E chissà che da un programma di un’ora non si possa passare, entro qualche mese, a un palinsesto più articolato ed educare sempre più giovani alla pace affinché, come si dice dalle loro parti, “Dio non scagli il cielo sulla terra”.

(27 gennaio 2006)

(Nella foto: Da sinistra: Yehuda, Geris, Meital, Nida e Namir durante una registrazione del programma)

Prodi da Fiorello: "Roma Capoccia…"


Il leader dell’Unione, ospite telefonico di Viva Radio 2, declama
una strofa della canzone di Venditti. E alla Melandri: “Damose da fa”

Prodi, pace fatta con la Capitale
da Fiorello recita “Roma capoccia”

A metà dicembre le sue affermazioni (“Roma è bella, mi piace, ma
non ci abiterei”), avevano sollevato un polverone tra le forze politiche

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Tra Romano Prodi e Roma è pace fatta. Il leader dell’Unione oggi pomeriggio, ospite telefonico di Fiorello a “Viva Radio 2”, ha declamato una parte della canzone “Roma Capoccia” per esibirsi in una “prova di romanità melodica”.

Tutto è iniziato quando Fiorello ha chiesto il permesso al Professore di poterlo chiamare semplicemente Romano: “Ma certo – ha risposto lui – mi chiamo Romano e sono nato il giorno di San Romano”. A quel punto inevitabile il rimando dello showman siciliano alla polemica che ha investito il leader dell’Unione nel suo rapporto con la Capitale. “La conosce una canzone tipicamente romana?” gli ha chiesto, e Prodi, prontamente, risponde: “Io ritengo che la canzone più romana di Roma sia ‘Roma Capoccia’ di Venditti, no?”.

A quel punto Fiorello ha ricordato al Professore che Berlusconi, partecipando allo stesso programma, aveva cantato. Dopo essersi schermito (“Se canto io è la volta buona che perdiamo le elezioni”), il Professore si è però convinto e ha declamato la canzone di Venditti, da lui stesso definita come “romana, romana, romana”. “Ve la declamo, ma non tutta – ha detto -, solo quella parte che fa ‘vedo la maestà del Colosseo, vedo la santità del cupolone, e so’ più vivo e so’ più bono'”.

“E poi ricordo – ha detto ancora Prodi – quella frase che è un proclama politico: ‘Roma Capoccia del monno infame’, che vuol dire che intorno è tutto cattivo ma c’è questa Roma bella, grande, buona con tutte le cupole, una cosa grandiosa!”.

Dopo l’esibizione, in chiusura di programma, Fiorello ha chiesto a Prodi ancora una battuta. E il Professore, pur mostrando una qualche incertezza, conclude, salutando Giovanna Melandri, ospite negli studi di Via Asiago: “Damose da fa!”.

All’inizio di trasmissione (Fiorello aveva chiamato Prodi al telefono, senza preavviso) il leader dell’Unione aveva detto: “La mia promessa in caso di vittoria alle elezioni è durare cinque anni e ricominciare a fare di questo Paese una roba più allegra, un Paese in cui la gente possa vivere in pace, serena e tranquilla”.

La polemica. A metà dicembre il leader dell’Unione con le parole “Roma è bella, mi piace, ma non ci abiterei” aveva scatenato attorno a sé un polverone di polemiche (arrivate, soprattutto, dagli avversari politici, ma anche dal compagno di schieramento Walter Veltroni). “È un vantaggio sul lungo periodo – aveva detto – se un politico vuole durare è bene che ne stia lontano”.

Una settimana fa, poi, ospite di Linus a Radio Deejay, il Professore aveva spiegato meglio la sua frase: “Ad abitarci davvero no, perché non si fa altro che consumarsi a parlare di politica. Non si può vivere come degli ossessi per la politica. A Bologna ci sto bene, a Roma invece non ci vivrei, anche se i romani sono simpatici”.

(24 gennaio 2006)

(Nella foto: Romano Prodi)

E gli studenti riscoprono la radio. Dall'Fm al Web, i network di ateneo


Ascoltate da migliaia di ragazzi: un boom in tanti atenei. E ieri il via all’ultima nata da un accordo tra “La Sapienza” e la Rai. Il caso storico di Siena

E gli studenti riscoprono la radio
dall’Fm al Web, i network d’ateneo

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Ne nasce una quasi ogni mese e sono ascoltate, ogni giorno, da migliaia di ragazzi in tutta Italia. Sono le radio di ateneo, realizzate spesso all’interno dei corsi di laurea in comunicazione. Negli ultimi anni, dopo un periodo di stallo, la radio ha ricominciato a far parte della vita di tutti i giorni dei giovani. E allora, si sono chiesti in tanti, perché non creare delle radio fatte dagli studenti per gli studenti? Le difficoltà nell’avere a disposizione un’intera frequenza Fm 24 ore su 24 sono ormai state superate, nella maggior parte dei casi, tramite accordi con radio locali per avere qualche ora di trasmissione o con le web radio: queste ultime sono le più gettonate, perché con un computer e un investimento minimo è possibile creare una vera e propria emittente.

Il panorama italiano delle radio d’ateneo è talmente vasto che a maggio a “Radioincontri”, il festival della radio di Riva del Garda, si è tenuto addirittura un congresso dal titolo “Università on air”. Andiamo ora a vedere quali sono le principali e più attive radio universitarie italiane. A cominciare dal nastro tagliato ieri a Roma, alla presenza di rettore e presidente della Rai.

Radio Sapienza (Roma). Radio Sapienza nasce da un accordo tra la Rai e la facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma. Le trasmissioni, che inizialmente partiranno sul web, andranno in onda anche su un canale Fm. Le attrezzature saranno fornite da Radio Rai, che offrirà non solo il know-how tecnologico, ma anche l’accesso all’archivio storico “Radioscrigno”. Gli studenti di Scienze della Comunicazione, invece, saranno i protagonisti, e cureranno palinsesti e programmi dalla redazione alla messa in onda. “L’accordo stipulato tra La Sapienza e la Rai è un accordo tra grandi realtà di massa”, ha detto ieri durante la presentazione dell’iniziativa il direttore di produzione di Radio Rai Francesco De Domenico. “Siamo due realtà totalmente affini, servizio pubblico e servizio di formazione”, gli fa eco il preside di Scienze della Comunicazione Mario Morcellini, che sottolinea come creare un network culturale reciproco sia un patrimonio importante soprattutto per i giovani. Pur essendo l’ultima arrivata nel panorama delle radio universitarie, l’iniziativa della Sapienza è unica nel suo genere proprio perché si avvale dell’esperienza della Rai.

Facoltà di Frequenza (Siena). La prima e più importante radio italiana interamente gestita dagli studenti è “Facoltà di Frequenza” dell’Università di Siena. L’emittente – organizzata come un vero e proprio network – è unica in Italia perché va in onda tutti i giorni, oltre che su Internet, anche su una frequenza Fm (99.40 Mhz, nell’area di Siena e provincia). Il progetto, sperimentato fin dal 1998, è partito nel 2000 da un’idea di un docente, Maurizio Boldrini, che ha creato un laboratorio di comunicazione fatto dalla comunità universitaria per la comunità stessa, con informazione, approfondimenti culturali, notiziari di servizio per la comunità e intrattenimento. Il tutto realizzato totalmente dagli studenti. “Noi siamo parte di un’entità universitaria – spiega Mattia Nocchi, 26 anni e una laurea in Scienze della Comunicazione, che da semplice studente è diventato il direttore dei programmi della radio – e i contenuti e le trasmissioni hanno una duplice funzione: quella di parlare alla comunità studentesca, di informarla, e quella di far partecipare la comunità alla radio.
In questi 5 anni oltre 400 studenti si sono avvicendati al mixer e al microfono – spiega – e i nostri programmi piacciono anche perché puntano sempre a un pprofondimento culturale, elemento spesso mancante nelle altre emittenti”. La radio vanta ben otto notiziari di servizio e locali al giorno con finestre informative sull’attualità dall’Italia e dal mondo. Punto forte sono anche le tramissioni musicali, nelle quali gli studenti possono dar vita alle loro propensioni: la musica che viene trasmessa è infatti alternativa rispetto alle altre emittenti, e c’è un rapporto costante con la scena della musica indipendente italiana, degli artisti emergenti. “Abbiamo diversi tipi di programmi – spiega ancora Mattia – come ad esempio ‘L’operaio’, un programma che parlava di opera lirica da un punto di vista fresco e ironico, oppure un programma sulle musiche sudamericane”. L’elemento più interessante di questa radio è anche il fatto che non vi siano professori o “tecnici” che aiutano i ragazzi, ma tutto viene spiegato e tramandato tra gli studenti da un anno all’altro.

Radio Frequenza (Teramo). Un’altra radio d’ateneo particolarmente attiva nel panorama italiano è “Radio Frequenza”, l’emittente dell’Università di Teramo. La radio è in onda tutti i giorni dalle 8 alle 10 e dalle 18 alle 20 sul sito dell’ateneo, e sulle frequenze abbruzzesi (102.00 Mhz) di una radio locale, e vanta una grande offerta con venti rubriche settimanali, due notiziari quotidiani e trentacinque studenti impegnati nella conduzione e venti nella redazione. Anche in questo caso i ragazzi seguono tutto il percorso del confezionamento di ogni singolo programma. Tra gli appuntamenti più seguiti “Pausa caffè”, programma storico che svolge la funzione di approfondimento su argomenti sociali, “Discrepanze cinematografiche”, “La fasenda”, programma satirico, “F come fumetto”, “Ver, veterinari in prima linea”, ma anche programmi di musica, viaggi, sport, controinformazione, diritti dei consumatori. “L’idea dei fondatori della radio – spiega Alessandra Campanile, 27 anni, conduttrice fin dal primo anno di ‘Pausa caffè’ – è stata quella di creare uno studente che non si fermasse al libro, ma che mettesse in pratica quello che studiava. E così abbiamo svolto prima dei corsi teorici, tra cui anche quello secondo me molto importante di dizione, e poi siamo partiti. I programmi nascono giorno per giorno, e i responsabili cercano di offrire a tutti gli spazi che desiderano. Il mio sogno era quello di lavorare in radio, e devo dire che grazie a quest’iniziativa l’ho realizzato. Sono stata anche inviata al concerto del Primo Maggio a Roma, ho imparato anche cosa singnifichi lavorare ‘sul campo’ e interagire con i personaggi del mondo dello spettacolo”.

RadioLumsa (Roma). L’esperienza del laboratorio di radiofonia ha portato alla creazione, già dallo scorso anno, di Radio Lumsa. Il progetto “è un’opera collettiva – spiega il responsabile del laboratorio e già inviato della Rai Francesco Mattioli – e risponde a un’esigenza fortissima della popolazione studentesca: quella di mettere in pratica le nozioni studiate all’interno delle singole lezioni. Non vogliamo darci delle arie, anzi invitiamo sempre i nostri ragazzi a leggere il giornale, ascoltare le altre radio, anche universitarie, a guardare la Tv. E così nascono gli argomenti”. Per adesso la radio va in onda sul sito dell’Università, ed è costituita da un notiziario informativo, nel quale, attraverso lo slogan “Gli studenti per gli studenti. E non solo”, si parla delle notizie “must”, che tutti devono sapere, che provengono dal mondo dell’attualità, della cultura, della cronaca. Poi ci sono gli approfondimenti, gli interviste, il filo diretto con il campus, attraverso il quale gli studenti possono telefonare e interagire con la radio, gli appuntamenti universitari da non dimenticare e, non poteva mancare, la musica. “Credo che sia molto importante – continua Mattioli – anche il rapporto con gli studenti Erasmus, di cui ci occupiamo spesso n
elle nostre trasmissioni. Ultimamente ci siamo collegati con la Spagna e abbiamo intervistato gli studenti del nostro stesso corso di laurea, e abbiamo confrontato i due sistemi universitari. E poi, giornalmente, ci occupiamo dei piccoli problemi degli studenti, dalle sedute di laurea troppo affollate al caro affitti e alla carenza di alloggi. Ci presentiamo come servizio pubblico universitario”. Appena entrerà in vigore il Dab, la radio digitale, la Lumsa richiederà una frequenza per ospitare la sua emittente.

Fuori Aula Network (Verona). Un’altra importante realtà radiofonica universitaria è “Fuori Aula Network” dell’ateneo veronese. Il palinsesto della radio, che trasmette sul web dal proprio sito, prevede una serie di trasmissioni in diretta dal lunedì al venerdì su tematiche diverse tra cui l’informazione, la tecnologia, il cinema, la letteratura, lo sport (ma non il calcio, tengono a precisare gli studenti!), l’arte, la storia della musica,senza dimenticare le band emergenti della musica italiana. “L’esperienza è nata nell’aprile del 2002 – spiega la coordinatrice Tiziana Cavallo -, e fino al 2004 abbiamo fatto esperienze radiofoniche appoggiandoci a una radio locale. Gli studenti, però, sentivano sempre più l’esigenza di autoprodursi e di non sottostare ai paletti degli editori, e così abbiamo creato una vera e propria web-radio, attiva tutti i giorni dalle 10 alle 24. Tra i programmi più seguiti c’è la rassegna stampa dei quotidiani online, un programma di fiabe, uno di scoperte e invenzioni e un programma di cucina”. I programmi vanno quasi sempre in diretta e, anche in questo caso, sono completamente prodotti dagli studenti.

F2 (Napoli). C’è da segnalare che da gennaio 2006 partirà un’altro network, quello dell’Università Federico II di Napoli. “La radio, che si chiamerà ‘F2’ – spiega la preside della facoltà di Sociologia Enrica Amaturo – sarà gestita interamente dagli studenti, che inizialmente seguiranno un corso di formazione per fonici, speaker, addetti alla produzione e alla postproduzione e programmatori musicali, poi passeranno alla pratica vera e propria, guidati da un giornalista professionista e da un team di docenti”. Anche in questo caso la radio andrà in onda sul sito dell’università e poi, una volta avviata, anche in Fm.

Esistono ovviamente anche altre categorie di radio universitarie, tra cui quelle gestite direttamente dai settori comunicazione degli atenei, e che fungono, nella maggior parte dei casi, da canali di servizio istituzionali rivolti all’autopromozione. È il caso, ad esempio, dell’Università di Torino, in cui si sono avviati dei progetti per spiegare all’esterno del mondo universitario tutte le attività dell’ateneo, per divulgare le ricerche scientifiche, le testimonianze degli studenti e dei docenti. Stessa iniziativa è stata avviata all’Università di Camerino, nella quale viene prodotto un appuntamento settimanale di 40 minuti (chiamato “Gr Unicam”) in cui vengono raccontate le attività degli studenti, le notizie sull’ateneo, le iniziative extracurriculari ricreative. La radio va in onda su Radio C1 del Network Inblu. A Pisa dall’aprile scorso è nato “Quarto d’ora accademico”, in cui il personale dell’università e gli studenti collaborano per realizzare un programma, della durata di 15 minuti, sull’attività dell’ateneo. Anche qui dall’anno prossimo sarà creata una vera e propria redazione in cui i ragazzi produrranno da soli un notiziario.

Infine c’è da considerare come la proliferazione delle radio d’ateneo sia stata anche promossa da un’iniziativa della Rai chiamata UNIRai, un progetto di sperimentazione radiofonica, attivo anche in quest’anno accademico, che permette agli studenti universitari che frequentano corsi di laurea in comunicazione di poter realizzare programmi originali che verranno poi ritrasmessi all’interno di alcune trasmissioni di Radio2.

(6 dicembre 2005)

(Nella foto: “Radio Frequenza”, l’emittente dell’Università di Teramo)

La radio grande amore degli italiani. Ogni giorno all'ascolto in 37 milioni

Pubblico quest’interessantissimo articolo – non mio – sulla radio. Buona lettura.


I dati di una ricerca statistica commissionata da Audiradio
L’80% di noi la ascolta: “Fa compagnia, emoziona e non invade”

La radio grande amore degli italiani
Ogni giorno all’ascolto in 37 milioni

ROMA – “Amo la radio, perché arriva tra la gente…”. Lo cantava Eugenio Finardi negli anni Settanta. Erano i tempi delle radio libere, nate da un giorno all’altro per l’iniziativa di ragazzini avventurosi o di belle speranze. Ma oltre trent’anni dopo quell’amore non si è spento. Le radio sono cambiate, e all’entusiasmo vagamente naif sono seguiti business, marketing e professionismo. Ma l’amore è rimasto intatto. Gli italiani adorano la radio. E la prova sono i dati di una ricerca commissionata da Audiradio, l'”auditel” delle emittenti radiofoniche.

Più dell’80% di noi la ascolta. Tantissimi, il 72%, quando sono in casa o quando guidano (il 63%). Ma la radio fa compagnia, informa, rilassa anche mentre si lavora (il 23%), si fa jogging o altri tipi di sport (il 13%), si cammina (il 7%), si va in bici (il 5%). Tra tutto questi, c’è perfino lo “zoccolo duro”: sono il 16% del totale quelli che la ascoltano, ovunque, qualsiasi cosa stiano facendo. Quelli che vivono con al radio accesa.

La ricerca che fa il punto sul rapporto tra gli italiani e la radio sarà presentata da Felice Lioy, presidente di Audiradio, e dal sociologo Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerche. “E’ un mezzo sempre più presente nella vita degli italiani – ha detto Finzi – ascoltato da oltre 37 milioni di persone ogni giorno”.

Sulla base dei risultati dell’indagine, realizzata attraverso oltre 2000 interviste a persone dai 15 anni in su, Audiradio ha deciso di dar vita ad una vasta campagna istituzionale a favore della radiofonia che, pur costituendo un fenomeno molto diffuso, e’ ancora ben lungi dall’espletare tutte le sue potenzialità, come invece è avvenuto in molti Paesi europei ed extraeuropei.

Per i suoi ascoltatori – sono spunti della ricerca – la radio è anzitutto un’amica che tiene compagnia (l’85%) e regala emozioni (per il 75% gioia, il 57% ricordi, il 54% fantasia). Un mezzo che procura allegria (per il 78%), divertimento (72%), distrazioni (63%), calma (59%), anti-depressione (52%). Ed è il sottofondo preferito della vita quotidiana: il 77% degli ascoltatori la usa per tenersi informata e il 55% l’utilizza anche per pensare, comprendere, avere nuove idee.

In molti, poi, la preferiscono a tv e cinema: perchè c’è poca violenza (54%), poca volgarità (54%), poche notizie iper-ansiogene e – per definizione – nessuna immagine tragica (40%). Inoltre la radio è sinonimo di libertà per tre ascoltatori su quattro: permette di fare altre cose contemporaneamente (77%), è poco invadente o aggressiva (53%), è articolata nell’offerta di moltissime emittenti (62%). E ancora, la radio, suggerisce e lascia libera l’immaginazione (74%), oltre ad essere insostituibile – e senza concorrenti – per alcuni milioni di lavoratori artigiani, camionisti, taxisti, lavoratori notturni, persone con problemi di vista. Come cantava Finardi, trent’anni fa, la radio insomma “libera la mente”.

(16 novembre 2005)

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Commozione, speranza e tristezza tra i fedeli di tutto il mondo per il ricovero del Papa al “Gemelli”, malato tra i malati. Come ha spiegato il cappellano Don Decio Cipolloni, il Papa è diventato il simbolo della sofferenza umana.