Santoro via dalla Rai: un danno per tutti, in primis per l’azienda

Santoro potrà piacere o non piacere, potrà essere considerato un cialtrone o un professionista, può essere simpatico o antipatico. Ma la sua “cacciata” dalla Rai è soprattutto un autogol per l’azienda, in termini di qualità, di ascolti e quindi di raccolta pubblicitaria.

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Il grande Elio al Dopofestival

Sicuramente la novità più bella di questo Festival di Sanremo che ci siamo lasciati alle spalle è il Dopofestival con Elio e le Storie Tese, che hanno riscritto e ricantato, con la loro simpatica verve, alcuni dei brani presentati dagli artisti al Festival, inserendo contaminazioni da altre canzoni, cambiando le parole e rendendo i brani molto più belli.

Ve ne propongo alcuni, ad iniziare dalla mia preferita.

CAMMINA CAMMINA, AMEDEO MINGHI (LA MIA PREFERITA!!!) ↓


“O Minghi tu t’ispiri ai pittori fiamminghi e a quelli vichinghi. O Minghi, non frequenti le sale dei binghi, sei fuori dai ranghi…”

ANNA TATANGELO, IL MIO AMICO ↓

PAOLO MENEGUZZI, GRANDE ↓

MICHELE ZARRILLO, L’ULTIMO FILM INSIEME ↓

TRICARICO, VITA TRANQUILLA ↓

TOTO CUTUGNO, UN CORPO CHIUSO IN GABBIA ↓

FINLEY, RICORDI ↓

SONOHRA, L’AMORE ↓

EUGENIO BENNATO, GRANDE SUD ↓

Rai: “Paghi il canone della Tv anche chi ha solo il computer”. Ed è polemica

Quando si tratta di pagare l’abbonamento alla televisione – siamo onesti – non bastano le pubblicità della “Rai, di tutto di più” per convincerci. In molti vedono nell’abbonamento alla Rai un inganno, per programmi sempre meno di qualità (rispetto ad alcune private o alle satellitari) e pubblicità sempre più padrone dei palinsesti. Ma ovviamente si tratta di una legge, che va rispettata. L’articolo pubblicato ieri da Repubblica rischia, però, di alzare ancora di più un polverone proprio sulla televisione di stato e il suo ufficio abbonamenti.

Sembra, infatti, che anche chi ha solo il computer (e magari non ha il televisore) debba pagare l’abbonamento, perché potrebbe vedere la televisione o ascoltare la radio tramite schede di ricezione o internet. E ovviamente già si preparano ricorsi a raffica, che già stanno arrivando agli uffici amministrativi competenti, grazie anche all’intervento delle associazioni dei consumatori. Ma cosa dice la legge in merito?

La questione, si legge nell’articolo di Federica Cravero, è regolamentata da un Regio decreto del ‘38, secondo cui deve pagare il canone “chiunque detenga un apparecchio adatto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni“. Questo significa che anche un computer con una scheda di ricezione Tv o un videofonino possono essere adattati a ricevere la televisione. E infatti, quando la Rai invia le lettere che chiedono il pagamento del canone, ricorda sempre che sono considerati apparecchi in grado di ricevere la televisione anche “personal computer, decoder digitali e altri apparati multimediali”. Definizione, dunque, altrettanto vaga.

E come la mettiamo con chi, invece, guarda i programmi della Rai proprio sul sito della Rai? E per chi guarda spezzoni su YouTube o scarica pezzi di trasmissioni da software peer-to-peer? E chi ascolta – per fare un esempio – il programma di Fiorello su Radio2 grazie allo streaming Web? Insomma, la tecnologia avanza e le regole – vecchie di settant’anni – vengono interpretate in modo sempre più strampalato. Tra l’altro, spiega l’ufficio stampa Rai, non bisogna prendersela con la televisione pubblica: “È la legge a stabilire chi deve pagare il canone. Il canone televisivo è una tassa che viene pagata allo Stato in base alla legge e che lo Stato poi riversa alla Rai grazie al contratto di servizio”. Staremo a vedere. Nell’incertezza, voi come vi comportate?

Mattioli, un’informazione severa e mai banale

Questa mattina ho partecipato ai funerali del prof. Mattioli, scomparso due giorni fa. Un docente che insieme ad alcuni colleghi abbiamo apprezzato molto perché ci ha fornito le prime basi del giornalismo radiofonico. Nozioni che poi mi sono state molto utili agli inizi inizi del mio lavoro giornalistico, prima alla Radio Vaticana e poi a Rds.

Ripropongo un lungo articolo uscito sull’Ansa questo pomeriggio e poi il ricordo, molto toccante e letto questa mattina a Messa, di una collega dell’università.

GIORNALISTI: MATTIOLI, INFORMAZIONE SEVERA E MAI BANALE/ANSA
A ROMA I FUNERALI DEL GIORNALISTA,PER 40 ANNI CORRISPONDENTE RAI

(ANSA) – ROMA, 22 FEB – La capacità di dare in poche battute non solo la notizia, ma anche il senso di un avvenimento: era questa, probabilmente – racconta chi lo conosceva bene – la caratteristica più spiccata di Francesco Mattioli, per oltre 40 anni giornalista Rai e corrispondente della tv pubblica da New York, Mosca e Bruxelles, morto a Roma due giorni fa all’età di settant’anni. I funerali sono stati celebrati questa mattina a Roma, nella chiesa di Santa Maria del Popolo.

Nato a Genova il 12 febbraio 1938, Mattioli era approdato molto giovane, alla fine degli Anni Sessanta, alla sede Rai di
New York, dove si era formato alla scuola di Ruggero Orlando, allora titolare dell’ufficio di corrispondenza. Aveva poi arricchito la sua esperienza nelle sedi Rai di Mosca e di Bruxelles, dove era stato per molti anni presidente dell’Associazione della stampa estera, grazie al riconoscimento e alla stima dei colleghi di tutte le nazionalità.

Al termine della cerimonia religiosa di oggi, colleghi ed amici hanno ricordato episodi e aneddoti di una vita professionale ricca ed intensa. Fabio Cannillo che fu con Mattioli a Mosca e Bruxelles ha raccontato di come Francesco, da poco giunto nella capitale sovietica, sia riuscito ad intervistare il massimo dissidente dell’Urss di Breznev, Andrey Sacharov, e a fare, avventurosamente, giungere il nastro di quello scoop mondiale in Italia.

Come tutti i corrispondenti esteri, era abituato a coprire tutti i settori, dall’economia al cinema, dalla politica al costume, ma la sua cifra era sempre la stessa: riuscire a dare in poche parole il senso degli avvenimenti, il cenno della storia nel fatto di cronaca, usando un linguaggio mai “basso”, talvolta anche ricercato, difficile. Le sue parole d’ordine erano “non banalizzare”, bensì fare informazione con una certa severità. Un atteggiamento che probabilmente derivava anche dalla sua formazione cattolica: anzi, prima ancora che cattolico, gli amici lo descrivono come un cristiano discreto, che mai esibiva la propria fede, e insieme critico, cresciuto negli anni del Concilio Vaticano II e aperto al confronto con tutte le culture, anche laiche.

Negli ultimi anni Mattioli era stato segretario generale di un’edizione del Prix Italia – il concorso internazionale radiotelevisivo e web organizzato dalla Rai – e poi, in pensione da Viale Mazzini, aveva assunto l’incarico di docente di giornalismo alla Lumsa, la Libera Università Maria SS. Assunta di Roma per la quale curava la redazione di Lumsa news, il notiziario dell’emittente radiofonica dell’ateneo. (ANSA).

Da Buon-vento.ilcannocchiale.it

Grazie Francesco

Si, lo sapevo che stavi male, e scusami se mi permetto di darti del tu… ma penso che questa volta non ti offenderai.. anzi penso non te la saresti presa comunque, perchè oltre ad essere un vero Professore, un ottimo Giornalista, sei stato anche un grande uomo… almeno per noi.. specie per me. Non scorderò mai la prima volta davanti ad un microfono, ad un vero microfono “radiofonico” e dall’altra parte c’eri tu. Senza mezzi termini mi urlasti: “ma che siamo a Radio Asilo”??? Io rossa in volto, per te e anche per altri motivi, mi son sentita morire di vergogna…ma è stato l’inizio di un percorso di crescita, i cui risultati li ho potuti apprezzare proprio negli ultimi mesi. Se sono migliorata lo devo a te che, con le tue ramanzine, mi hai aperto gli occhi su molte cose. Eri una persona aperta e solare, ma che nel momento della malattia ha cercato forse di tenere lontano quel certo dolore da cui forse ci volevi immuni. Tanta stanchezza e tanta forza si leggeva nei tuoi occhi chiari… ho un solo grande rammarico, quello di non averti salutato…
Non servono molte altre parole, forse sono anche troppe…non servono…solo un ultimo pensiero.
GRAZIE
Valentina