Iran: pena di morte per i “crimini” legati a internet e ai blog?

→ D@di per Downloadblog.it

Non si placano le critiche nei confronti dell’Iran e della politica di repressione dei suoi governanti. Questa volta ci occupiamo di un problema che riguarda anche la rete: il parlamento iraniano ha infatti iniziato a esaminare una proposta di legge per estendere la pena di morte (!) ai crimini connessi a corruzione, prostituzione e apostasia su internet.

In pratica, con l’intento di “rinforzare le pene previste per i crimini contro la sicurezza morale della società” aprire un blog e scrivere (anche solo nei commenti) opinioni non in linea con quelle del governo può costare molto, molto caro. Addirittura la condanna a morte. Ed è la prima volta che accade una cosa del genere – credo – nel mondo.

Tra i reati puniti con la pena di morte, anche la creazione di siti riguardanti la prostituzione, il traffico e il sequestro di esseri umani per abuso sessuale. Ricordiamo che l’Iran fa parte di quei paesi in cui in molti, per criticare il regime, utilizzano internet e i blog, soprattutto la fascia più giovane della popolazione.

eBay dovrà pagare 20mila euro di risarcimento alla Hermes. Un pericoloso precedente, che pone la società d’aste a rischio chiusura!

Ancora problemi per eBay, che per l’ennesima volta si trova a dover pagare una multa per il comportamento scorretto dei propri utenti. Questa volta siamo in Francia: un tribunale d’oltralpe ha infatti obbligato il popolare servizio di aste online a pagare ben 20mila euro di multa alla Hermes, famosa società di prodotti di lusso.

Motivo? eBay avrebbe permesso la vendita, sul suo sito appunto, di tre borse contraffatte. Si tratta di una delle prime volte (e la primissima in Francia) in cui un giudice designa eBay come principale responsabile di una vendita fraudolenta tra due propri utenti. Numerose volte eBay è intervenuta per eliminare dal proprio sito prodotti contraffatti o di cui è vietata la vendita, ma si è sempre battuta per far prevalere il principio che devono essere le diverse aziende produttrici a indicare quali sono i prodotti contraffatti e quali gli originali.

eBay, si legge nella sentenza, è stata condannata per aver fatto da tramite a una “vendita di borse con la griffe Hermes su eBay.fr, avendo fallito a prevenire con le proprie forze la vendita di materiale d’imitazione e contraffatto di aziende francesi“. Nella propria difesa, tra l’altro, la società di aste ha spiegato che il suo programma “VeRO” (Verified Rights Owner) è stato progettato appositamente per rendere semplice la denuncia di abusi daparte delle aziende produttrici a eBay. Ma Hermes, a quanto si apprende, non se ne sarebbe avvalsa, passando direttamente alla denuncia.

La multa, dunque, è stata comminata sia a eBay sia alla donna che aveva messo in vendita la borsa (non sappiamo se qualcuno aveva fatto offerte per l’oggetto, ma comunque non è stato incriminato). Altre azioni legali, in questi mesi, stanno andando avanti nei confronti di eBay da parte di altre aziende francesi: Louis Vuitton, Dior Couture e l’Oreal per un totale di oltre 40 milioni di euro di richiesta danni. Vedremo come andrà a finire. Certo, accusare eBay di favorire la vendita di prodotti contraffatti mi sembra abbastanza esagerato: che ne pensate? A mio avviso, se queste aziende continuassero a vincere tutte le cause, allora eBay presto sarebbe costretta alla chiusura.

Uomo accusato di pedopornografia si difende attaccando Google: “Era troppo facile trovarla”

La notizia di cui parliamo oggi ha davvero dell’incredibile. Un uomo che ha scaricato più di 16mila immagini erotiche (alcune delle quali contenti anche foto di minori) sta cercando di difendersi dalle accuse della polizia, accusando a sua volta i motori di ricerca di rendere troppo semplice l’individuazione di foto pornografiche.

Accade in Inghilterra, dove l’uomo, 67 anni, è stato “pizzicato” in flagrante dagli investigatori mentre riordinava il suo archivio. L’uomo si è però difeso spiegando di essersi iscritto a un “sito di notizie”, che però dava anche immagini di minori (alle quali comunque non ha nascosto di essere interessato).

La difesa dell’uomo, però, ci ha messo “il carico da 11″, spiegando che è tutta colpa dei motori di ricerca se l’accusato è caduto in tentazione: le immagini erano troppo facilmente reperibili.

Il mese prossimo arriverà la sentenza definitiva, e c’è da credere che se il giudice gli darà ragione, la decisione alzerà un vero e proprio polverone.

Quanto valgono i dati rubati su internet? Ecco un incredibile tariffario!

Le informazioni personali di ognuno di noi, è ovvio, sono senza prezzo. Ma tutto ha un prezzo e tutto ha un mercato… anche i dati (magari rubati) del vostro conto in banca. L’ha scoperto la McAfee Avert Labs, che ha pubblicato una lista che i criminali utilizzano per acquistare e vendere numeri di carte di credito, password per il login ai conti e altri dati rubati sul Web.

Una scoperta fatta quasi per caso, quando i ricercatori sono incappati in un sito che proponeva, a un prezzo molto alto, “dati di alta qualità”. E andiamolo a vedere, allora, questo tariffario. Un conto in banca presso la Washington Mutual Bank, negli Stati Uniti, con un saldo in attivo di 14.400 dollari costa circa 600 euro, mentre un conto inglese alla Citibank con un saldo di diecimila pound costa 850 euro.

Andiamo avanti con gli esempi: l’acquisto più costoso è quello per i codici di accesso a un conto presso la banca francese Bnp Paribas: oltre 30mila euro di liquidità per “soli” 2.200 euro; nel database erano inoltre presenti banche spagnole e brasiliane (nessuna italiana – meno male). Ovviamente come in tutti gli acquisti esiste anche una garanzia: se l’acquirente non è in grado di entrare nel conto in banca con i codici forniti, entro 24 ore ouò richiedere i dati d’accesso (sempre rubati, ovviamente) a un altro conto.

Solo pochi giorni fa era stato scoperto un enorme server che conteneva più di 1,4 Gigabyte di dati e più di cinquemila “log files” rubati: tra questi, e-mail private e di lavoro, dati sui conti bancari e sull’assistenza medica di individui, istituzioni finanziarie e importanti società.

Come “adescare” i pedofili? Con falsi link

→ D@di per Geekissimo.com

Qual è il metodo più semplice per acciuffare i pedofili, se non quello di “fregarli” con la loro stessa arma? È quello che sta facendo, con molto successo, in questi ultimi mesi l’Fbi, che sta utilizzando una serie di falsi link inseriti nei siti che ritiene più a rischio. In pratica, chi clicca sul link invece che andare a vedere filmati porno, viene diretto a un sito gestito dall’agenzia americana per la sicurezza, che così entra in possesso dei dati del presunto criminale.

Uno studente universitario, ad esempio, una notte dello scorso anno aveva cliccato su più di uno di questi link, e già la mattina dopo si è trovato a casa gli agenti federali. Ora rischia quattro anni di prigione, ma il metodo – seppur ottimo per acciuffiare i criminali – rischia un po’ di generalizzare: in questo modo anche chi fa click per sbaglio su un link rischia di passare delle brutte giornate.

Per il momento il metodo dell’Fbi è stato considerato legittimo da diverse sentenze di tribunali federali. Tra l’altro, il link è davvero realistico e vengono descritte nel dettaglio (utilizzando lo stesso linguaggio dei pedofili) le scene contenute nel presunto video a cui rimandano. Il collegamento rimanda a un computer dell’agenzia a San Jose, in California, che identifica l’Ip della persona che si sta collegando. Dopodiché per l’Fbi è un attimo risalire al luogo fisico in cui risiede il computer incriminato.

Ho alcuni dubbi su questo metodo, che davvero rischia di mandare in carcere persone innocenti. E che fare, ad esempio, nel caso una persona utilizzi la rete wi-fi di un’altra? Che ne pensate? Può essere un buon metodo, oppure andrebbero studiate alternative migliori?

Impedire a chi ha usato la rete per compiere reati di accedervi per sempre: giusto o esagerato?

Oggi affrontiamo un’altra problematica legata alla Rete e ai reati che si perpetuano proprio attraverso rete. E la domanda che vi pongo è questa: impedire l’uso della Rete a chi ha usato internet per compiere reati è un atto necessario, o è solo un’eccessiva violazione della libertà personale? Negli ultimi anni il problema è stato affrontato in diverse sedi: mentre da molti è questo tipo di punizione è vista come un’azione necessaria, da altri invece è vista come un’azione eccessiva (e anche difficile da attuare), considerato che internet è entrato sempre di più nelle nostre vite.

Impedire l’uso del Www vorrebbe dire, ad esempio, impedire le telefonate via VoIP, impedire la prenotazione online di aerei, treni o alberghi, impedire la possibilità di ricaricare il telefonino, e così via. Ultimamente numerosi tribunali hanno etichettato come “eccessive” le punizioni del genere, ma pochi giorni fa un tribunale del New Jersey ha istituito una nuova legge che prevede che coloro che utilizzano internet per compiere reati debbano essere banditi dalla Rete.

La legge, in particolare, verrà applicata a chi usa il Web per catturare le proprie vittime, e sembra che porterà con sé solo una piccola eccezione, nei confronti di chi con internet ci lavora. Purtroppo quest’apertura non è bastata per fermare le polemiche: anche se al criminale vengono lasciate aperte solo la posta elettronica aziendale, le Web-apps e altre poche cose del genere, questo – dicono in molti – significa che la persona in questione non potrà accedere a tutta l’industria dell’intrattenimento, impedendogli ad esempio di scaricare legalmente film e musica.

Non pensate che chi scrive sia a favore dei cosiddetti “sex offenders”, anzi. Chi compie un reato deve pagare la sua pena, e spero davvero che le polizie di tutto il mondo continuino a combattere questo brutto tipo di reati, che tra l’altro sembrano essere in aumento, a causa ad esempio di tutti coloro che sui social network come MySpace si fingono ragazzini per adescare minorenni. Credo, però, che al livello in cui siamo arrivati ora, con internet che è diventato uno strumento che coinvolge tutta la nostra vita, forse chi fa le leggi (e anche i tribunali che le applicano) dovrebbero considerare anche questo fattore. Come al solito mi piacerebbe sentire la vostra opinione. Pensate che queste punizioni siano forse troppo eccessive e anacronistiche, o al contrario è meglio prevenire che curare?