Prostitute col cronometro

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

La prostituzione cambia. Così come cambiano anche i truffatori, sempre più attratti dalla sfera ecclestiastica. E come la mettiamo con chi suda troppo?

PROSTITUTA COL CRONOMETRO, CLIENTE LA PICCHIA
Certi momenti per un uomo sono molto delicati, e se si tratta di andare con una prostituta sicuramente il momento è ancora più delicato e probabilmente molto imbarazzante. Sarà per questo motivo che un cliente insoddisfatto si è molto arrabbiato con la squillo che aveva caricato in auto: lei, forse in attesa di altri clienti, era stata “troppo rapida”, concedendogli solamente sei minuti netti di “amore”. È accaduto a Firenze, dove un ragazzo aveva pattuito una prestazione con una prostituta straniera, ma pochissimo tempo dopo che i due si sono appartati la ragazza ha detto all’uomo che il suo tempo era scaduto. A quel punto il ragazzo, molto insoddisfatto (da tutti i punti di vista), si è ripreso il denaro e ha picchiato la donna. L’episodio è stato denunciato alla polizia.

LADRO RUBA IN CHIESA E RIMANE PARALIZZATO
Chi non crede in Dio, questa volta dovrà (almeno in parte) ricredersi, perché la storia che vi stiamo per raccontare – rigorosamente vera, come tutte le altre del resto – ha dell’incredibile. A Leopoli, ridente città dell’Ucraina al confine con la Polonia, un ladro, entrato in una chiesa per rubare alcune delle icone sacre tanto care alla religione ortodossa, è rimasto paralizzato. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Itar-Tass, l’uomo avrebbe iniziato a perdere sensibilità alle mani e alle gambe subito dopo aver provato a staccare dal muro la prima delle immagini sacre che voleva trafugare. L’uomo, un trentanovenne disoccupato, si è accasciato al suolo ed è stato trovato il giorno dopo dal prete e da alcuni fedeli, che hanno chiamato la polizia e un’ambulanza.

CACCIATO DALLA PALESTRA PERCHÉ SUDA TROPPO
Cosa si fa di solito in palestra? Si cerca di dimagrire e di dare un tono ai propri muscoli. E come si fa a dimagrire? Generalmente correndo o facendo cyclette, e ovviamente sudando. In Inghilterra devono pensarla diversamente da ogni altra parte del mondo, perché un ragazzo è stato cacciato dalla palestra che frequentava già da alcuni anni perché sudava troppo. Andy Heatman, oltre alla delusione di non poter andare più nella sua palestra preferita, ha anche dovuto subire l’umiliazione di leggere oltre quindici reclami scritti, inviati alla direzione della palestra, in cui si metteva in dubbio la sua igiene personale. L’uomo ha dichiarato di sentirsi arrabbiato ma anche molto imbarazzato: “Vado in palestra per due ore, quattro o cinque volte a settimana. Uso la cyclette, il tapis-roulant per correre e il vogatore, ed è ovvio che debba sudare. Ma fino ad ora nessuno si era mai lamentato per l’odore del mio corpo: mi faccio la doccia regolarmente ed uso deodorante e profumo”. L’uomo si è iscritto in un’altra palestra dove – lo hanno rassicurato – può sudare quanto gli pare.

VENDE FILM PORNO A UN RELIGIOSO E POI LO RICATTA
Diametralmente opposta alla precedente, anche questa notizia riguarda il campo ecclesiastico. Un religioso piacentino a seguito di una debolezza è finito nella trappola di un trentenne ricattatore marocchino. L’uomo di chiesa aveva comprato un video porno da un extracomunitario che però, a sua insaputa, lo ha seguito ed è riuscito a riprendelo mentre visionava il filmato compromettente. Qualche giorno dopo il religioso si è ritrovato davanti il venditore che, senza farsi troppi scrupoli, gli ha chiesto denaro in cambio del proprio silenzio e della promessa di non divulgare mai quel video; sembra che in qualche settimana l’extracomunitario abbia estorto alla sua vittima circa seimila euro. Il religioso, che all’inizio non aveva avvertito per ovvi motivi le forze dell’ordine, si è deciso a chiamare i Carabinieri quando ha visto il suo conto in banca prosciugato. Il marocchino ora si trova rinchiuso in carcere con l’accusa di estorsione in flagranza di reato.

Olanda, chiuso il sito sul quale sarebbe stato “proiettato” un film considerato anti-Islam

→ D@di per Geekissimo.com

Arriva dagli Stati Uniti e l’Olanda una notizia che sta facendo molto discutere e di cui mi piacerebbe conoscere il vostro parere. Il provider americano Network Solutions ha sospeso un sito, regolarmente registrato dal deputato olandese di estrema destra Geert Wilders, in cui il politico avrebbe voluto pubblicare e rendere disponibile per la visione in streaming o il download il suo film “Fitna” (”La discordia”, in arabo) giudicato anti-islamico.

Fino a ieri il sito riportava la copertina di un Corano su fondo nero con la scritta: “Tra poco: Fitna”. Il film olandese, così come – lo ricorderete sicuramente – le vignette su Maometto pubblicate su alcuni quotidiani danesi, aveva scatenato nelle ultime settimane aspre proteste in tutto il mondo da parte dei fondamentalisti islamici.

Attualmente, collegandosi al sito Fitnathemovie.com, appare un messaggio di Network Solutions che spiega che il sito è stato sospeso in attesa che il provider verifichi che il contenuto del film non violi le regole di utilizzazione del sito. Assunto che siamo tutti d’accordo che non è giusto screditare i fedeli delle altre religioni e le altre religioni stesse, qui però ci troviamo di fronte a due importanti fattori.

Il primo è che si tratta di cinema, quindi di una forma d’arte, e bisognerebbe allora interrogarsi sulla legittimità di censurare un film, soprattutto su internet, dove vige la massima libertà di espressione. La seconda è che il deputato ha comprato uno spazio Web e, in teoria, dovrebbe poter fare ciò che vuole. Ovviamente non stiamo difendendo il deputato, perché né il sottoscritto né la redazione di Geekissimo condividono le sue idee, né attaccando i fedeli musulmani. Ma mi piacerebbe, rimanendo neutrale, sapere cosa ne pensate.

Germania, ebrei denunciano Google e YouTube

→ D@di per Downloadblog.it

Il Consiglio centrale degli ebrei di Germania ha deciso di ricorrere in tribunale contro Google, “che – spiega il segretario generale dell’organizzazione, Stephan Kramer – attraverso la sua succursale YouTube è diventato complice di chi promuove odio razziale e discriminazione”.

La decisione è avvenuta dopo l’ennesima scoperta, da parte del gruppo che difende i diritti degli ebrei, di un video in cui veniva mostrata una foto data alle fiamme del defunto presidente del Consiglio centrale degli ebrei di Germania, Paul Spiegel, su uno sfondo di svastiche.

Secondo l’accusa, inoltre, gli ambienti di destra usano ampiamente YouTube, mentre non si capisce se i gestori abbiano deciso di fare qualcosa contro questo abuso. Google, da parte sua, si difende: Kay Oberbeck, portavoce di Big G ad Amburgo, ha respinto le accuse, assicurando: “Siamo consapevoli delle nostre responsabilità”.

Non è la prima volta che sentiamo notizie simili, di violazione dei diritti di gruppi politici o religiosi. I gestori di YouTube si difendono spiegando di fare il possibile per evitare che determinati video vadano online, ma in effetti un controllo massiccio su ogni video è praticamente impossibile.

Che ne pensate? Secondo voi Google dovrebbe aumentare il controllo sui videoclip mandati in rete, o poi, di conseguenza, ci troveremmo di fronte a una censura vera e propria?

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 5

Mercoledì 6 febbraio 2008

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(Tre milionari – di dollari – appartenenti all’Embassy of God)

A volte i milionari sono proprio strani. Non lo dico per invidia, ma proprio perché ho passato tre ore con quattro milionari (di dollari – hanno tenuto a precisare – non di Grivna – Grivna è la moneta locale), ed è stata un’esperienza davvero strana. Si tratta di alcuni miliardari ucraìni che frequentano l’Embassy of God qui in Kiev. Un appuntamento importante, perché abbiamo potuto investigare le interconnessioni che ci sono tra la chiesa del pastore Sunday e la vita economica dell’Ucraina.

E indovinate cosa mi è stato detto da questi fantomatici miliardari? Beh non ve lo posso dire, lo leggerete sul reportage vero e proprio! E poi c’è un altro fattore molto importante che riguarda la giornata di oggi: abbiamo intervistato una sociologa che aveva… l’iPhone! “Craccato”, ovviamente. Per le vie del centro, infatti, ci sono un sacco di negozi che vendono l’iPhone, incredibile! Peccato che non ho potuto fare una foto. Ma andiamo per ordine.

Stamattina abbiamo passato un’ora e mezza in una Chiesa per vedere come funziona una Messa nella religione ortodossa. È molto particolare, completamente cantata e la gente sta in piedi, mai seduta (infatti non ci sono panche). C’era anche un coro, ma – diciamolo – era abbastanza stonato. Dopo la Messa, che per un giorno feriale è durata ben 85 minuti, abbiamo trascorso un paio d’ore in un café con internet wi-fi… dove però siamo stati trattati particolarmente male (la cameriera probabilmente si sentiva parecchio frustrata). Quindi siamo andati all’Embassy of God dove abbiamo avuto questa lunga conversazione con questi famosi milionari. La cosa incredibile è che alla fine della lunga conversazione (pubblicherò parte all’interno del reportage) questi milionari (fomentatissimi per la religione, ovviamente) hanno voluto per forza pregare con noi.

E così, incredibilmente, mi sono trovato al centro di una preghiera della religione evangelica. Una preghiera in effetti molto suggestiva, con un pastore che dice alcune parole e tutti gli altri, in circolo, che le ripetono ad occhi chiusi. Potete immaginare questo pastore che diceva le preghiere, gli altri quattro milionari che le ripetevano in ucraino, il mio traduttore Oleksiy che le traduceva in inglese e io che cercavo di ripeterle, sempre in inglese. E Jan, il fotografo, in silenzio (non si è lasciato convincere a partecipare alla preghiera – e anche io volevo rifiutarmi, ma sarebbe sembrata una scortesia)… una situazione parecchio fantozziana a dir la verità! Subito dopo la preghiera – sempre per il bene del reportage – ho dovuto anche subire (o ricevere, dipende dai punti di vista) una speciale benedizione da parte del pastore. Cosa non si fa per campare!

Il pomeriggio, dopo la visita alla sociologa con l’iPhone (ma io ascoltavo l’intervista o guardavo l’iPhone?), siamo stati un altro paio d’ore a parlare con una giovane (e bionda) ricercatrice di Kiev che lavora per l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e che ci ha dato diversi pareri sulla religione in Ucraina. La serata, poi, è terminata con una buonissima cena in un ristorante del centro di Kiev, dove le cameriere (con gli occhi rigorosamente celesti da far paura) erano vestite con i vestiti cosacchi di tanti anni fa. Domani è l’ultimo giorno pieno, e cercheremo di sfruttarlo al meglio. Come? Svegliandoci un pochino più tardi: siamo stremati!

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 2

Domenica 3 febbraio 2008
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(La benedizione del pastore Sunday Adelaya)

“Unite le mani, alzatele in cielo e urlate una preghiera al Nostro Signore!”. La giornata si può riassumere più o meno così. Otto ore, forse di più, all’interno di un enorme centro sportivo per assistere alla cerimonia del Pastore Sunday e della sua “Embassy Of God”.

Ma andiamo per ordine, cari lettori, e vi spiego tutto. Ore 8, suona la sveglia. Un po’ presto direi… ma siamo qui per lavorare, e quindi bisogna sopportare anche le alzatacce. Io e il mio fidato compagno di viaggio Jan usciamo di casa con un bel gelo polare (temperatura abbastanza al di sotto dello zero) e ci dirigiamo verso un caffè. Cappuccino e cornetto, of course. Il cappuccino è davvero buono, non posso non ammetterlo (ci stanno copiando la tradizione!), ma la sorpresa è il cornetto: un blocco durissimo fatto di strutto, burro, olio… disgustoso! È rimasto ovviamente tutto nel piatto. Così, dopo una specie di “panino dolce” acquistato in una squallidissima bottega (ma il panino era davvero buono) ci siamo diretti al Manezh Sports Center, un enorme centro sportivo di epoca sovietica ormai in disuso in un sobborgo di Kiev, dove si alternano grattacieli diroccati a casupole basse.

Entriamo, e il servizio d’ordine ovviamente dopo un attimo di esitazione ci accoglie con tutti gli onori, dandoci un pass e la possibilità di “curiosare” dove vogliamo per l’intera giornata. Ma che cos’è l’Embassy of God? Si tratta dell’argomento principale del mio viaggio, e ovviamente ora ne posso parlare.

La cosiddetta Ambasciata di Dio è una grossa chiesa evangelica carismatica nata in Ucraina alcuni anni fa ad opera del pastore Sunday Adelaya (attenzione alla pronuncia: Sandéi Adelàgia). Una Chiesa stile quelle americane che fa paura alla chiesa ufficiale ortodossa di Kiev: ha – secondo le statistiche da lei stessa diffuse, ma vanno prese con le pinze ovviamente – più di due milioni di fedeli, tra cui centomila ufficiali (schedati) nella sola Ucraina. Si dice che questa Chiesa abbia un potere talmente grande da essere stata uno dei fattori principali della famosa Rivoluzione arancione, nonché della vittoria di Yulia Timoshenko. Si dice – ancora – che Viktor Yushenko, l’attuale presidente del Consiglio ucraino, avrebbe pubblicamente ringraziato Adelaya per la sua vittoria.

Si tratta, insomma, di una specie di “setta” in cui preghiera e divertimento, meditazione e gioia si alternano ogni minuto, e in cui la politica e l’economia hanno un importantissimo fattore: è bene che il fedele sia impegnato nella politica, e se il fedele si comporta rettamente, i soldi che guadagna dalla propria attività gli verranno dati in gran quantità proprio dal Signore. Una visione abbastanza diversa da quella nostra e molto vicino a quella calvinista.

Una Chiesa in cui il pastore è una figura molto carismatica ed è accusato da molti di effettuare lavaggi del cervello e di dare illusioni. Bellissime le scene in cui il pastore si avvicina a persone in difficoltà che gli chiedono aiuto (prettamente alla fine di ogni cerimonia) e, con le mani poggiate sulla testa di ognuno di loro, infonde sicurezza e benedizioni. Ovviamente una Chiesa molto attenta anche al lato economico, con continue richieste, durante le celebrazioni, di donazioni e acquisto di merchandising. “Il Signore non dice solo di donare – ripete senza stancarsi e a gran voce Sunday durante la celebrazione – ma di donare con forza, con difficoltà, con sofferenza”.

Ho avuto la possibilità di assistere a ben due cerimonie praticamente identiche, in cui sul palco si sono alternate le urla del pastore (insieme alle presentazioni dei suoi libri e alla richiesta di fondi), musica rock, esempi di “peccatori” guariti all’istante con il solo tocco da parte del pastore, lacrime e gioia, urla e meditazione.

Un’esperienza davvero incredibile, dunque, e dalle mille sfaccettature. Di cui però non posso anticipare altro, perché sarà il tema principale – è IL TEMA – del mio reportage. Insieme ai miei fidati amici abbiamo avuto l’occasione di intervistare il Pastore in persona per un lungo periodo di tempo, di scattare oltre 800 foto e di parlare con un sacco di gente.

Al ritorno, seratina tranquilla in un ristorante del centro dal nome abbastanza singolare, almeno per me: Ristorante carciofo. E io odio i carciofi. Ma ho mangiato tutt’altro: una buonissima zuppa e uno spezzatino di carne. Peccato che nello spezzatino la metà della carne fosse fegato. E io odio il fegato (mannaggia a me e a quando non ho voluto controllare sul dizionario cosa fosse il “liver”, in inglese).

Infine, un bel viaggio sugli autobus locali, troppo intriganti! Si tratta di vecchi minibus “sgarrupatissimi” con circa 15-20 posti a sedere, in cui si paga l’equivalente di 15 centesimi di Euro… semplicemente lanciandoli sul sedile accanto a quello del guidatore (sedile pieno di monetine, troppo fico). Jan, come dicevo abbastanza esperto di Est europeo, mi ha spiegato che si tratta di minibus privati che compiono la stessa tratta (ad esempio, la linea 18 è quella che prendevamo per andare a casa) dei bus pubblici. Costano un pochino di più dei bus pubblici (il cui biglietto per noi è l’equivalente di 8 centesimi di euro) ma passano in continuazione. Un bell’esempio di concorrenza, e soprattutto di efficienza: chi vuole risparmiare può aspettare l’autobus pubblico, chi va di fretta con una spesa leggermente maggiore potrà prendere i minibus privati.

Ekklesia 360

Ho letto su Designerblog.it, il nostro blog dedicato alle nuove tendenze in tema di grafica, architettura e design, che si moltiplicano sempre di più sia i siti Web di chiese e parrocchie “molto stilosi”, pieni di grafica e Css. Non è tutto, perché a moltiplicarsi sono anche i Cms dedicati al mondo ecclesiale.

“Ekklesia 360 – The total Church Web solution” è sicuramente uno dei migliori. Si tratta di un content management system di ultima generazione studiato appositamente per una parrocchia e permette di creare grafiche accattivanti, gestire i fedeli, inserire informazioni utili e così via.

Tra le funzioni principali, la possibilità di inserire (come in un blog) i sermoni o le omelie e diffonderli tramite newsletter, podcast o Rss, gestire l’iscrizione delle persone ai vari corsi organizzati, attirare più visitatori, aggiungere eventi e addirittura permettere di fare carità (o di acquistare i beni prodotti dalla Parrocchia per beneficienza) tramite carta di credito.

Unico dato che va in controtendenza? Il software è a pagamento.

Indonesia, è boom per il Corano digitale

Oggi arriva un’altra notizia nell’ambito “religione e tecnologia”. Questa volta, però, la religione è quella musulmana. Dall’Indonesia (dove risiede la più popolosa comunità al mondo di musulmani), infatti, arriva la notizia di un boom, soprattutto nel periodo del Ramadan: quello del Corano digitale.

Il prodotto in questione è una specie di lettore mp3 con il quale è possibile ascoltare i versetti – in originale o con la traduzione – e seguirli attraverso un apposito display.

Un apparecchio che risulta particolarmente utile, spiegano gli ideatori, che ne stanno vendendo oltre cinquanta al giorno, per approfondire la conoscenza della propria religione.

Ricordate GodTube? Sta crescendo in maniera "miracolosa"

Ricorderete tutti GodTube, la risposta cattolica al più famoso YouTube lanciata qualche mese fa tra sorrisi e incredulità. Ebbene, la community sta crescendo a un ritmo inimmaginabile, addirittura del 973 per cento ogni mese stando alle stime di Comscore.

Gli oltre tre milioni di visitatori unici hanno mandato online più di 800mila ore di video, tutti ovviamente che hanno come argomento la religione cattolica.

“Gesù 2.0 è il futuro” ha dichiarato il Ceo dell’azienda, Chris Wyatt.

Termini di Wikipedia modificati da Cia e Vaticano?

Ultimamente in rete sono comparsi numerosi articoli (tra cui uno dell’agenzia di stampa France-Presse e uno su Repubblica.it) sulle presunte modifiche effettuate su alcuni lemmi di Wikipedia da parte di Cia e Vaticano.

L’argomento dell’autorevolezza di un’enciclopedia scritta e modificata dagli utenti è sempre all’ordine del giorno, e alla fine del post vi proporremo anche un sondaggio. Intanto, la notizia è che a detta di un ragazzo che ha creato un software in grado di ricongiungere gli IP delle macchine che hanno effettuato una modifica alla società a cui le macchine appartengono (ribattezzato “Wikiscanner”), alcuni lemmi sarebbero stati modificati niente meno che dalla Cia e dal Vaticano.

L’intelligence americana avrebbe aggiunto, nel lemma “Ahmadinejad”, l’esclamazione “Wahhhhh!” prima di un passaggio della campagna elettorale del leader iraniano. Da un computer della Città del Vaticano, invece, qualcuno avrebbe fatto sparire dalla pagina di Gerry Adams, guida del partito cattolico nord-irlandese del Sinn Fein, alcuni riferimenti imbarazzanti, come l’implicazione per un duplice omicidio (il portavoce della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, ha in ogni caso smentito le voci, “prive di ogni serietà”).

Questi non sono gli unici due casi di manipolazione, anzi: si vocifera che Microsoft e Apple si facciano dispetti modificando le pagine relative ai propri prodotti; ma a manipolare le voci sarebbero anche gruppi religiosi, multinazionali, governi, ricercatori.

Il nuovo sito della Città del Vaticano

Se n’è parlato già qualche giorno fa, ma ho voluto aspettare il lancio vero e proprio prima di recensirvi il nuovo sito della Città del Vaticano, www.vaticanstate.va, il portale in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo che si affianca a Vatican.va, già esistente da diversi anni. A differenza di quest’ultimo, che tratta i temi dell’ordinamento religioso, il nuovo sito della Città del Vaticano tratta invece tutti gli argomenti “extra”, come la struttura, gli uffici e i servizi.

Tra le sezioni più interessanti un occhio di riguardo va sicuramente a quella delle Webcam, che offrono in tempo reale uno sguardo su alcuni punti chiave dello Stato, come i giardini, il Governatorato, la cupola, piazza San Pietro, la tomba di Giovanni Paolo II e così via.

Scopo principale del sito è, lo dicevamo, quello di dare informazioni sui numerosi servizi come i musei, la specola, la filmoteca, l’ufficio filatelico e numismatico, i telefoni e la farmacia, l’ordinamento dello Stato, la legistlazione e la normativa.

A completare il tutto anche uno Shop, che sarà attivo a partire dal 2008, dove sarà possibile acquistare emissioni filateliche, numismatiche, carte telefoniche ed oggettistica dei Musei Vaticani.

Il Dalai Lama tra gli studenti romani. "Nella vostra anima la via per la pace"

Tra gli interventi più apprezzati, la non violenza e il rapporto tra scienza e fede
La massima autorità buddista ha ricevuto a Roma la laurea honoris causa in Biologia

Gli studenti incontrano il Dalai Lama
“Pace e compassione, la chiave della vita”

di DANIELE SEMERARO

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ROMA – “La tradizione antica che collabora con la scienza moderna: ecco la mia visione dell’insegnamento e della ricerca”. È un Dalai Lama sorridente, ma anche disorientato e forse infastidito da un eccessivo clamore, quello che si è presentato all’università di Roma Tre per ricevere la laurea honoris causa in Biologia. Gremita l’aula magna. Oltre mille giovani hanno partecipato alla cerimonia (tra loro, ma in minoranza, anche monaci tibetani e fedeli buddisti), e centinaia di studenti, docenti e ricercatori rimasti fuori si sono dovuti accontentare dei maxischermi allestiti in alcune aule della facoltà di Lettere.

Accolto con grida e tifo da stadio e decine di fotografi e operatori che non gli lasciavano nemmeno lo spazio per raggiungere la propria postazione da “candidato”, Tenzin Gyatzo, il quattordicesimo Dalai Lama, ha voluto dedicare gran parte della propria lezione magistrale agli studenti e ai giovani, ascoltando a lungo le loro domande.

Si trattava, in effetti, di un’occasione unica nel suo genere: era la prima volta che il Dalai Lama riceveva l’alto riconoscimento in una disciplina scientifica. “All’origine del conferimento della laurea honoris causa in Biologia – ha spiegato il rettore dell’ateneo, Guido Fabiani – c’è l’interesse che lei ha dimostrato per la scienza e le sue applicazioni e, in particolare, il riconoscimento per l’impegno che l’ha distinta a livello internazionale nel contribuire a tenere vivo il dialogo tra scienza e spiritualità, tra scienza e religione. Se quest’uomo non fosse diventato monaco – ha spiegato il rettore – sarebbe diventato un ottimo ingegnere”.

Tra le domande degli studenti, molte proprio sull’interesse che il Dalai Lama ha dimostrato nel dialogo tra spiritualità orientale e scienza occidentale: “Se – ha spiegato il religioso – nello studiare qualcosa troviamo che c’è ragione o prova di esso, dobbiamo accettare la validità, anche se è in contraddizione con le spiegazioni naturali delle scritture. La didattica moderna – continua, rivolgendosi agli studenti delle facoltà scientifiche – si concentra molto sulla conoscenza, sul cervello, ma trascura l’aspetto etico-morale. Per questo mi sento di lanciare un appello: pensiamo di più, insieme alla parte scientifica, a promuovere l’etica e il cuore. Solo attraverso questa via si può vedere più chiaramente la realtà. Per questo – aggiunge – serve una mente più compassionevole, più calma e con più empatia, elementi fondamentali per una vita felice”.

Temi di stretta attualità, che suscitano spesso lunghi applausi, come quando ad esempio si parla dell’etica laica: “Dobbiamo rispettare tutte le religioni e dobbiamo rispettare anche coloro che non credono. Tra religione e materialismo dovremmo sempre scegliere una terza via: una vita etica, morale, di consapevolezza. E proprio voi giovani potete contribuire a questo”.

Amerigo, studente di Ecologia, chiede al Dalai Lama: “Siamo indotti a pensare che con la morte tutto sarà finito. È vero questo? Ha il buddismo un antidoto a questa nostra convinzione? E questa esperienza è accessibile a noi giovani occidentali?”. La prima risposta, su due piedi, è: “Non lo so”. Scherza il Dalai Lama: la domanda, in effetti, era posta in modo molto complesso, mentre lui ha sempre cercato di utilizzare concetti e parole semplici. Poi si torna sui toni seri e inizia una piccola lezione sull’identità del sé: “Il concetto buddista è che corpo e anima sono collegati. Il corpo cambia durante la vita, ma tra l’io, il corpo e la mente c’è un collegamento molto stretto. La morte – aggiunge – fa parte della nostra vita. Così come tutte le tradizioni che contemplano la vita dopo la vita, il buddismo pensa che ci sia una rinascita. La morte è soltanto un cambiamento del corpo, ma non del sé”. E a chi gli domandava quale fosse la strada per raggiungere la felicità e la pace interiore, la risposta è quella più semplice: “La fede in Dio, chiunque esso sia. La religione allevia la sofferenza e dà speranza”.

“Il buddismo – chiede Elena, studentessa di Cinema – ci insegna che tutti i problemi provengono dalla mente. Nonostante questo, siamo circondati da situazioni esterne come la guerra, la povertà e le discriminazioni sociali, che causano sofferenza. Come possiamo conciliare queste due idee?”. “È vero – risponde il Dalai Lama – tutta la sofferenza proviene dalla mente. Pensiamo ad esempio al terrorismo: questo proviene dall’odio, e il problema si trova nella nostra mente. L’inquinamento, ancora, proviene dal riscaldamento dell’atmosfera, che proviene dall’avidità, anch’essa nella nostra mente. Alla base di tutto questo – continua – vi è l’ignoranza: sviluppiamo il cervello! L’ignoranza si ridurrà e queste sofferenze non si verificheranno più. E poi aggiungo: per odio e avidità l’antidoto è la tolleranza. Cerchiamo di essere più compassionevoli, contribuiremo a ridurre i problemi”.

“Giovani, non aspettatevi troppo”, risponde poi sorridente a Viola, studentessa di lettere, che gli ha posto una domanda sulla possibilità dei giovani occidentali di comprendere profondamente il sé, così come i tibetani: “Non tutti i problemi del male possono essere risolti con la tradizione tibetana. Per questo – continua – ai giovani italiani dico: dovete trovare la risposta ai vostri problemi secondo la vostra tradizione. Cercare altrove non serve”. E poi, scherzando: “Se i problemi sono vostri, ve li dovete risolvere da soli”.

Il momento più commovente della cerimonia è sicuramente l’ultima domanda, quella posta da Diki, una studentessa tibetana che da sei anni vive in Italia. Dopo essersi laureata all’università di Trento con una tesi sui tibetani in esilio, si sta specializzando a Roma sui diritti delle minoranze. Commossa e con la voce che trema, chiede: “La politica del Dalai Lama è quella della non violenza. Pensando al Tibet e alla Cina, che cosa può fare il Dalai Lama per aiutare un popolo oppresso che sta soffrendo?”. Scrosciano gli applausi, tanti in sala espongono bandiere e striscioni inneggianti al Tibet libero dall’oppressione cinese che dura da più di 47 anni e a causa della quale hanno perso la vita oltre un milione di tibetani.

Il Dalai Lama, capo del governo tibetano in esilio e premio nobel per la Pace nel 1989, risponde con molta franchezza: “Apprezzo molto la preoccupazione per il destino dei tibetani. La nostra lotta è basata su una rigorosa non violenza e sul pensiero compassionevole, per questo tendiamo a minimizzare i sentimenti negativi nei confronti dei cinesi. Un mio vecchio amico che ha trascorso 18 anni nei gulag cinesi è venuto da me e mi ha detto di aver visto poche occasioni di pericolo. Tra queste, gli ho chiesto, quali? E lui: ‘Il rischio di perdere la compassione verso i cinesi’. Vedete – aggiunge – il fondamento del nostro pensiero è di considerarli fratelli, anche se continuano a fare male al nostro popolo, questo è il puro significato della non violenza. Noi i problemi con la Cina vogliamo risolverli, ma per fare questo la Cina ci deve dare autonomia, dobbiamo poter preservare la nostra cultura e la nostra lingua. Se la Cina – conclude – vuole essere una superpotenza rispettata a livello mondiale, b
asta con le mistificazioni della realtà, gli attacchi alla libertà personale e alla libertà di stampa: la Cina dev’essere ragionevole. E non riusciamo a capire perché, a queste nostre domande, la Cina non risponde in maniera favorevole”.

(14 ottobre 2006)

Vietate le preghiere nelle classi. L'Udc attacca: "È terrorismo"

da REPUBBLICA BARI – pagg. I e IV

Il direttore Preneste Anzolin: nessuno ha protestato, questa è solo propaganda politica
Si trattava ormai di una consuetudine obsoleta e ai docenti ho chiesto solo di applicare la legge

di DANIELE SEMERARO

CROCIFISSO nelle aule scolastiche, è ancora polemica. Questa volta accade a Palagiano, in provincia di Taranto, dove il consigliere regionale dell´Udc Antonio Scalera ha denunciato il direttore della scuola materna e elementare “Giovanni XXIII” perché colpevole di aver tolto il simbolo cristiano dalle aule e aver cancellato la preghiera del mattino. Per Scalera si tratta di una «sopraffazione terroristica», lesiva dei diritti della maggioranza e del valore culturale e di vita della cristianità. Nella denuncia si legge anche che per protesta alcune famiglie avrebbero impedito ai figli di frequentare le lezioni.

«Macché polemiche», risponde infastidito il dirigente scolastico Preneste Anzolin. «Quella di Scalera è solo un´operazione per mettersi in mostra in vista delle prossime scadenze elettorali. La questione invece non sussiste, perché nella nostra scuola si applicano le leggi della Repubblica italiana. I crocifissi ci sono e sono rimasti nelle aule. L´unica cosa che è stata abolita – aggiunge – è la preghiera all´inizio delle lezioni, che qualche maestra ancora faceva».

«La mia opinione – prosegue il dirigente scolastico – è che in questo tipo di questioni bisogna sempre intervenire in punta di piedi, ma la pratica della preghiera prima di iniziare le lezioni è ormai obsoleta, si trattava di vera e propria stranezza. Per questo ho semplicemente cercato di far capire ai docenti che bisogna applicare la normativa: a prescindere dalla filosofia di vita di ognuno, nel lavoro bisogna attenersi alla legge».

«I crocifissi sono rimasti al loro posto e la preghiera è stata abolita: il direttore ha fatto bene, ha agito in base alla normativa». Così Nicola Colaianni, già magistrato della Corte di Cassazione e ordinario di diritto ecclesiastico all´università di Bari, commenta la vicenda. «Per quanto riguarda la preghiera del mattino – spiega – questa era prevista dalla Legge del 1955 sulla scuola elementare. Nel 1984, però, il ministero dell´Istruzione e la Conferenza episcopale hanno rivisto alcune norme del Concordato e hanno stabilito che le pratiche religiose non devono essere discriminanti. Per questo la preghiera prima delle lezioni non è più prevista».

Situazione diversa, invece, sul ruolo del crocifisso: «Un vecchio regolamento dell´epoca fascista sugli arredi scolastici – aggiunge Colaianni – prevede che questo venga esposto. Nel febbraio scorso, poi, il Consiglio di Stato aveva stabilito che il simbolo cristiano non deve essere rimosso dalle aule perché portatore di valori come tolleranza e rispetto reciproco, presenti anche nella nostra Costituzione. Una decisione che però è stata molto criticata in dottrina. A luglio, infine, la Cassazione ha stabilito che è competenza del Tar e del Consiglio di Stato fare piena luce sulla questione. Saranno i giudici amministrativi, dunque, a mettere la parola fine ai tanti processi in corso di genitori che vorrebbero il simbolo religioso fuori da scuole e licei. Per adesso, però, togliere il crocifisso è ancora contro la legge».

Ore 21, metti una sera a messa

da REPUBBLICA BARI – pag. I

Successo di un parroco del Tarantino: “Prima sono tutti al mare”
“Avevo notato che in estate la borgata si spopolava, ora vengono pure da fuori”

di DANIELE SEMERARO

A Talsano, in provincia di Taranto, si va a messa in prima serata. Almeno nei mesi estivi. L´iniziativa, racconta il parroco della Chiesa di Maria Ss. del Rosario, don Michele Colucci, è partita in via sperimentale: «Avevo notato che in estate la borgata si spopolava e che, tornando dal mare, non c´era una messa che potesse soddisfare le esigenze di una fascia non trascurabile di giovani e di famiglie. Così ho pensato di istituire una messa serale». La celebrazione si svolge alle ore 21 nella vicina chiesa del Carmine e gli orari delle altre messe rimangono invariati, alle ore 9.30 e alle 19.30.

Racconta don Colucci che la partecipazione è stata subito buona, con alcuni fedeli che sono arrivati anche da Taranto. L´interesse attorno alla singolare iniziativa è stato così grande che appena si è sparsa la voce il telefono della parrocchia è iniziato a squillare in continuazione: in molti volevano assicurarsi della sua veridicità. «È stato solo un piccolo tentativo – conclude il sacerdote – e per giunta limitato ai mesi di giugno, luglio, agosto e settembre. La risposta però è stata incoraggiante, anche in riferimento alle confessioni».

Don Colucci non è nuovo a iniziative del genere: da maggio sulla Chiesa campeggia un grande striscione, che raccoglie l´attenzione dei passanti ricordando che «senza la domenica il cristiano non può vivere e che senza la messa non è più domenica».

Islam, perquisizioni in tutta Italia


Operazione decisa dalla Procura della Repubblica di Bologna
Tra le accuse associazione sovversiva, banda armata e terrorismo

Islam, perquisizioni in tutta Italia
Arrestati tre integralisti islamici

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Apparterrebbero ad una cellula islamica del terrorismo i tre extracomunitari, un marocchino e due tunisini, arrestati dai carabinieri del Ros a Bologna. Il gruppo islamico era collegato ad altre cellule attive in regioni del Nord, con ramificazioni anche all’estero.

Gli indagati, che già erano stati espulsi con precedenti provvedimenti, dovranno rispondere anche dell’accusa di aver partecipato ad un’associazione volta, tra l’altro, al favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza in Italia di immigrati clandestini, al compimento di delitti contro il patrimonio e al compimento di delitti relativi alla falsificazione dei documenti di identità.

Eseguite altre diciotto prequisizioni nei confronti di altrettante persone indagate per associazione con finalità di terrorismo internazionale. L’operazione ha coinvolto i principali centri di aggregazione islamici. Il sospetto coltivato dalla Procura di Bologna, è che la presunta cellula terroristica avrebbe fornito supporto logistico ad altri militanti integralisti.

Tredici perquisizioni, per lo più nei confronti di cittadini tunisini, sono state compiute a Bologna e in paesi della provincia, tra cui Imola, Budrio, Marzabotto e Casaletto di Reno. Le altre erano dirette alle abitazioni di due detenuti di origine nordafricana ospitati nel carcere di Palmi, in Calabria; ad una persona irreperibile e ad un latitante.

Le perquisizioni hanno permesso di raccogliere elementi probatori e documenti che dovranno essere valutati ed esaminati. Il procuratore capo Enrico Di Nicola ha precisato che l’operazione è stata decisa “dopo indagini e investigazioni dei carabinieri del Ros di Bologna in collegamento con il Ros di Roma e con l’apporto di altre città”.

I blitz sono coordinati dai pm Paolo Giovagnoli e Luca Tampieri dalla procura di Bologna, che indaga per associazione sovversiva, banda armata, terrorismo internazionale e falsificazione di documenti. Stando a quanto riportano alcune agenzie di stampa l’operazione farebbe riferimento agli attentati sventati dai carabinieri alla metropolitana di Milano e alla chiesa di San Petronio a Bologna.

La notizia dei possibili attentati era stata diffusa pochi giorni prima delle elezioni del 9 e 10 aprile dal ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu.

L’inchiesta sarebbe partita due anni fa da un rapporto del Ros che riguardava presunte attività illecite legate all’estremismo islamico in quattro città italiane. Alcune delle persone indagate nell’inchiesta avrebbero collegamenti con altre coinvolte nell’indagine su un’altra celulla di supporto logistico che nel 2003 portò a 17 condanne e 21 assoluzioni davanti al tribunale di Bologna.

(4 maggio 2006)

(Nella foto: La basilica di San Petronio, a Bologna)