Viaggio dalla morte all’Italia. Un bellissimo articolo di Ezio Mauro

Su Repubblica di oggi il direttore Ezio Mauro ha pubblicato un reportage molto toccante sulla storia dei 78 immigrati partiti dalla Libia e morti, quasi tutti, durante la traversata in mare. Un reportage che fa riflettere su quanto queste tragedie siano vicine a noi, all’Italia dei lustrini, del Grande Fratello e delle love-story di chi ci governa.

PALERMO – Italia? È una stanza bianca e blu, la numero 1703, pneumologia 1, primo piano dell’ospedale “Cervello”. Un tavolino con quattro sedie, due donne coi capelli bianchi negli altri due letti, dalla finestra aperta le case chiare del quartiere Cruillas, le montagne di Altofonte Monreale, il caldo d’agosto a Palermo. Sui due muri, in alto, la televisione e il crocifisso, una di fronte all’altro.

È quel che vede Titti Tazrar da ieri mattina, quando apre gli occhi. Quando li chiude tutto balla ancora, ogni cosa gira intorno, il letto è una barca che si inclina e poi si piega sulle onde. Titti cerca la corda per reggersi, d’istinto, come ha fatto per 21 giorni e 21 notti, con la mano che da nera sembra diventata bianca per la desquamazione, una mano forata dalle flebo per ridare un po’ di vita a quel corpo divorato dalla mancanza d’acqua. La gente che ha saputo apre la porta e la guarda: è l’unica donna sopravvissuta – con altri quattro giovani uomini – sul gommone nero che è partito dalla Libia con un carico di 78 disperati eritrei ed etiopi, ha vagato in mare senza benzina per 21 giorni, ha scaricato nel Mediterraneo 73 cadaveri e ha sbarcato infine a Lampedusa cinque fantasmi stremati da un mese di morte, di sete, di fame e di terrore.

Quei cinque sono anche gli ultimi, modernissimi criminali italiani, prodotto inconsapevole della crudeltà ideologica che ha travolto la civiltà dei nostri padri e delle nostre madri, e oggi ci governa e si fa legge. I magistrati li hanno dovuti iscrivere, appena salvati, al registro degli indagati per il nuovo reato d’immigrazione clandestina, i sondaggi plaudono. Anche se poi la vergogna – una vergogna della democrazia – darà un calcio alla legge, e per Titti e gli altri arriverà l’asilo politico. Scampati alla morte e alla disumanità, potranno scoprire quell’Italia che cercavano, e incominciare a vivere.

Continua a leggere Viaggio dalla morte all’Italia. Un bellissimo articolo di Ezio Mauro

Un reportage invenduto, un Paese di merda


I lettori più attenti e gli amici più fidati ricorderanno sicuramente del mio viaggio in Ucraina nel febbraio scorso. Un viaggio molto bello, di cui ho anche tenuto un diario proprio su questo sito, fatto insieme al collega fotografo Jan Zappner e finanziato in parte dell’Unione Europea per un progetto di giornalismo internazionale di Cafe Babel. Un progetto chiamato “Babel Reporter” per “incentivare la conoscenza” di giovani giornalisti e fotografi di diversi Paesi europei che vogliano effettuare reportage nelle aree che si affacciano all’Europa. Scopo del viaggio, quello di scrivere un reportage da vendere, poi, nel proprio Paese.

Non ho la presunzione di essere Montanelli, ma in effetti il reportage credo sia molto interessante, un argomento di cui non si parlato mai in Italia in un’area, quella dell’Europa dell’Est, di cui si sta parlando tantissimo in questo periodo. Ebbene: l’ho proposto praticamente a tutte le riviste italiane (dopo una lunga e accurata analisi di tutte le riviste presenti nel nostro Paese), e davvero pochissime mi hanno risposto (perché – ovviamente – sono giovane e non ho nessuno alle spalle che spinge le cose che faccio).

Tra queste: l’Espresso (“possiamo dedicarti solo una pagina”), Tempi (“interessatissimi”, poi spariti all’improvviso) e soprattutto Internazionale. Ho avuto modo di fare lunghe chiacchierate col direttore Giovanni De Mauro che, interessatissimo, mi ha chiesto di adattarlo alla loro rivista. Ho riadattato il testo e atteso invano tutta l’estate per una risposta. Ma alla fine, su mia sollecitazione, mi è stato detto che “il reportage è interessantissimo, ma purtroppo la redazione ancora non sa come comportarsi con i contributi provenienti dall’Italia” (il loro è un giornale che pubblica i reportage più importanti da tutto il mondo).

Restano un reportage invenduto in un Paese che non crede più nei giovani, una grande delusione e la sicurezza che, andando avanti così, le cose non cambieranno.

Viaggio in Ucraina, le mie foto

Ho inserito nella mia galleria fotografica su Picasa alcune delle foto che ho scattato durante il mio viaggio in Ucraina. Foto che ho scattato, ovviamente, non ai fini del reportage, ma solo per documentazione personale.

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 6

Giovedì 7 febbraio 2008

Ucraina6

(Io e il traduttore-accompagnatore Oleksiy su un lago ghiacciato)

Siamo arrivati ahimé all’ultimo giorno. Dico ahimé perché questi giorni mi sono divertito un mondo, mi sono rilassato (anche se ho lavorato tantissimo, in continuazione direi) e ho staccato dalla vita romana e dalla routine.

Ma lo sapete che il municipio di Kiev è un posto davvero lussuosissimo? Sono stato stamattina per un’intervista alla vicesindaco (il sindaco sfortunatamente è in ospedale in questi giorni) perché sia lui (il sindaco) che lei (la vicesindaco) fanno parte dell’Embassy of God. Insomma questa vicesindaco donna ha un ufficio spettacolare, che quasi stona non dico con la povertà, ma comunque con l’austerità della società ucraina. Da notare, ovviamente, la bellezza disarmante delle due segretarie della vicesindaco, che – forse convinte dalla nostra bellezza – ci hanno promesso un’intervista telefonica col sindaco.

Dopo l’intervista insieme a Jan e Oleksiy ci siamo detti soddisfatti e abbiamo deciso di concludere il nostro reportage riposadoci, passando da un café all’altro e ridendo e scherzando come non avevamo potuto troppo fare durante questa settimana. Durante la serata in realtà avevamo programmato una “grande festa”, ma alla fine alcuni amici dei francesi ci hanno dato buca, Oleksiy doveva portare alcuni amici/amiche e non è più venuto… e così ci siamo ritrovati insieme ai nostri colleghi francesi (Prune e Cyril) prima in una brasserie belga (ah, il Belgio…), e poi dopo una lunga camminata per le gelide vie di Kiev abbiamo deciso di trascorrere un po’ di tempo a casa a parlare del più e del meno e del mio tesserino da giornalista (sono rimasti sbalorditi quando gli ho raccontato le difficoltà dell’esame di stato).

Last but not least, tra un bicchiere di whiskey e un altro ho finalmente assaggiato il famoso pesce che si vende in bustine in ogni angolo della strada. Non chiedetemi cos’è perché non saprei dirlo, si tratta di un pesce fatto seccare e messo sotto sale che si mangia a morsi. L’odore, una volta aperta la confezione, non è esattamente quello che ci si aspetta, anzi sembra abbastanza schifoso. Ma mi ero ripromesso di mangiare sempre cose “tipiche”, e così mi sono fatto coraggio e l’ho assaggiato. E devo dire che alla fine (molto alla fine) è stato anche buono.

Il viaggio sta volgendo al termine, ed è quasi ora di trarne le conclusioni. Quello che penso questa sera è che è stato un viaggio davvero interessante, che mi ha dato un sacco di esperienza in termini sia di giornalismo (all’estero spesso tutto funziona molto diversamente che da noi) che di lingua inglese, che proprio di vita. Un viaggio che mi ha fatto appassionare ai Paesi dell’Est europeo, che non avrei mai e poi mai visitato se non avessi avuto quest’occasione. Domani si parte e Kontractova e Maidàn (due piazze importanti qui a Kiev) saranno a breve solo un lontano ricordo… un ricordo che però rimarrà nel mio cuore come una grandissima e specialissima esperienza.

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 5

Mercoledì 6 febbraio 2008

Ucraina5

(Tre milionari – di dollari – appartenenti all’Embassy of God)

A volte i milionari sono proprio strani. Non lo dico per invidia, ma proprio perché ho passato tre ore con quattro milionari (di dollari – hanno tenuto a precisare – non di Grivna – Grivna è la moneta locale), ed è stata un’esperienza davvero strana. Si tratta di alcuni miliardari ucraìni che frequentano l’Embassy of God qui in Kiev. Un appuntamento importante, perché abbiamo potuto investigare le interconnessioni che ci sono tra la chiesa del pastore Sunday e la vita economica dell’Ucraina.

E indovinate cosa mi è stato detto da questi fantomatici miliardari? Beh non ve lo posso dire, lo leggerete sul reportage vero e proprio! E poi c’è un altro fattore molto importante che riguarda la giornata di oggi: abbiamo intervistato una sociologa che aveva… l’iPhone! “Craccato”, ovviamente. Per le vie del centro, infatti, ci sono un sacco di negozi che vendono l’iPhone, incredibile! Peccato che non ho potuto fare una foto. Ma andiamo per ordine.

Stamattina abbiamo passato un’ora e mezza in una Chiesa per vedere come funziona una Messa nella religione ortodossa. È molto particolare, completamente cantata e la gente sta in piedi, mai seduta (infatti non ci sono panche). C’era anche un coro, ma – diciamolo – era abbastanza stonato. Dopo la Messa, che per un giorno feriale è durata ben 85 minuti, abbiamo trascorso un paio d’ore in un café con internet wi-fi… dove però siamo stati trattati particolarmente male (la cameriera probabilmente si sentiva parecchio frustrata). Quindi siamo andati all’Embassy of God dove abbiamo avuto questa lunga conversazione con questi famosi milionari. La cosa incredibile è che alla fine della lunga conversazione (pubblicherò parte all’interno del reportage) questi milionari (fomentatissimi per la religione, ovviamente) hanno voluto per forza pregare con noi.

E così, incredibilmente, mi sono trovato al centro di una preghiera della religione evangelica. Una preghiera in effetti molto suggestiva, con un pastore che dice alcune parole e tutti gli altri, in circolo, che le ripetono ad occhi chiusi. Potete immaginare questo pastore che diceva le preghiere, gli altri quattro milionari che le ripetevano in ucraino, il mio traduttore Oleksiy che le traduceva in inglese e io che cercavo di ripeterle, sempre in inglese. E Jan, il fotografo, in silenzio (non si è lasciato convincere a partecipare alla preghiera – e anche io volevo rifiutarmi, ma sarebbe sembrata una scortesia)… una situazione parecchio fantozziana a dir la verità! Subito dopo la preghiera – sempre per il bene del reportage – ho dovuto anche subire (o ricevere, dipende dai punti di vista) una speciale benedizione da parte del pastore. Cosa non si fa per campare!

Il pomeriggio, dopo la visita alla sociologa con l’iPhone (ma io ascoltavo l’intervista o guardavo l’iPhone?), siamo stati un altro paio d’ore a parlare con una giovane (e bionda) ricercatrice di Kiev che lavora per l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e che ci ha dato diversi pareri sulla religione in Ucraina. La serata, poi, è terminata con una buonissima cena in un ristorante del centro di Kiev, dove le cameriere (con gli occhi rigorosamente celesti da far paura) erano vestite con i vestiti cosacchi di tanti anni fa. Domani è l’ultimo giorno pieno, e cercheremo di sfruttarlo al meglio. Come? Svegliandoci un pochino più tardi: siamo stremati!

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 4

Martedì 5 febbraio 2008

Ucraina4

(L’archimandrita Yevstraty Zorya, portavoce della Chiesa ortodossa – patriarcato di Kiev)

Probabilmente inizi a capire l’importanza del tuo lavoro e la vastità del reportage che stai svolgendo solamente quando ti accorgi di avere ore e ore di interviste da sbobinare. È successo oggi, giornata a dire la verità un po’ fiacca ma comunque produttiva.

Questa mattina di buon ora siamo stati nel patriarcato ortodosso di Kiev dove abbiamo trascorso circa due ore con il portavoce, un sacerdote giovane e molto simpatico, che ha risposto alle nostre domande sulla società e sulla religione in Ucraina, e ovviamente anche alle nostre curiosità sulla Chiesa del pastore Sunday. Una giornata, quella di oggi, completamente dedicata alla chiesa ortodossa: abbiamo infatti visitato diversi luoghi sacri e sono rimasto davvero colpito dall’opulenza, dall’oro, dalla ricchezza ostentate in continuazione. Una di queste chiese, la più centrale, durante la nostra permanenza è stata sempre affollata di persone che venivano a pregare davanti alle icone e ad accendere piccole candele per ricordare i propri cari. Una pratica molto diversa dalla nostra: anche se sembra che la Chiesa ortodossa stia perdendo fedeli a causa del suo non modernizzarsi, in mezzora decine e decine di persone sono entrate in Chiesa semplicemente per accendere una candela e dire una breve preghiera.

La seconda parte della giornata, invece, è trascorsa tra un caffè (ma perché a Roma non esistono questi locali dove trascorrere le ore della giornata, in compagnia, leggendo un buon libro o magari semplicemente navigando in internet gratuitamente mentre si sorseggia un thé o un cappuccino?) e il lavoro: insieme a Jan, infatti, abbiamo deciso di non “sprecare” l’intero pomeriggio e di impiegarlo per iniziare a sbobinare qualche intervista. Il problema, infatti, è che avevamo diverse interviste fissate per oggi che sono puntualmente saltate.

Questa Europa dell’Est mi sta affascinando sempre di più: sono una bella popolazione, all’inizio fredda ma poi decisamente accogliente, con una cultura a volte vicina, a volte molto diversa dalla nostra, con persone che con tanta fatica si stanno dando da fare per promuovere l’immagine dei rispettivi Paesi. I racconti della Bielorussia, della Russia o dell’Armenia che i miei colleghi qui continuano a fare questi giorni mi fanno venire in mente che mi piacerebbe davvero approfondire – per turismo o per lavoro – la conoscenza di questa terra che fino ad ora non mi aveva per niente affascinato.

La serata, infine, è trascorsa in due pub irlandesi: nel primo, con ottima musica, ho preso una Guinness e una bistecca con patate, nel secondo invece ho preso un wiskey e soprattutto delle onion rings. Che ho dedicato… uno dei nostri lettori sicuramente sa a chi.

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 3

Lunedì 4 febbraio 2008
Ucraina3

(La squadra di Babel Reporter: da sinistra, il mio fotografo Jan, me stesso, la traduttrice del gruppo francese Natalia, la giornalista francese Prune e il fotografo francese Cyril)

È davvero impressionante vedere una città relativamente povera e con tanti problemi avere un sistema di metropolitane così avanzato. Le gallerie sono costruite a una profondità incredibile, le scale mobili (che corrono velocissime, probabilmente al doppio della velocità di quelle di Roma) sono talmente lunghe che non se ne vede la fine per minuti e minuti. E una volta arrivati in galleria si scopre che la frequenza è di un minuto tra un treno e l’altro.

E, aggiungo, è anche impressionante vedere quanta gente usa la metropolitana al solo costo – pensate – dell’equivalente di 7 centesimi di Euro a corsa. Ma andiamo al racconto vero e proprio della giornata. La mattina è iniziata abbastanza “male”, con un vero rincoglionimento dovuto probabilmente alla stanchezza. Così, dopo un doppio cappuccino (che equivale al nostro normale cappuccino) il fido accompagnatore Oleksiy ci ha presentati al direttore del Centro internazionale di Kiev per gli Studi sulla politica, Volodymyr Nikitin. Argomento dell’intervista, ovviamente, l’“Embassy of God” e i suoi riflessi sulla società ucraina. Un’intervista molto lunga e molto interessante, accompagnata da un ottimo thé.

Successivamente avremmo dovuto fare altre interviste, ma sfortunatamente sono saltate. Nell’Europa dell’Est non è difficile che gli appuntamenti saltino, anzi è quasi normale che vengano rimandati di ora in ora. E questa è stata un po’ una costante nel nostro viaggio.

Così abbiamo passato il resto del pomeriggio all’università di Kiev, dove ho potuto utilizzare internet e dove il nostro accompagnatore ha fissato degli appuntamenti per la giornata di domani. È incredibile quanto sia difficile trovare una connessione internet wi-fi gratuita in centro: molti bar espongono la targhetta “qui wi-fi”, ma spesso e volentieri la connessione non è gratuita, ma costa l’equivalente di 13 centesimi di Euro per ora. Non è molto, e se si acconsente ad acquistare un’ora di navigazione… ci viene risposto che non hanno la relativa tessera con username&password da vendere. E allora a che serve?

La serata è invece trascorsa splendidamente con gli altri due compagni di viaggio (Cyril e Prune, la prima francese doc, il secondo di nazionalità franco-ucraina) insieme alla loro simpatica traduttrice Natalia in un ristorante molto elegante della città. Ci siamo divertiti moltissimo parlando di tutte le differenze che ci sono tra le nostre culture: francese, inglese, italiano, ucraino… davvero troppo interessante: dal matrimonio Sarkozy-Carla Bruni ai bamboccioni, dall’università alle situazione economica, dai modi di dire alle parolacce e alle volgarità.

In più, ho notato a livello internazionale una vera ammirazione per la nostra cultura, il nostro modo di fare, la nostra classe e ovviamente la nostra cucina… gli stranieri, insomma, sono molto interessati al nostro modo di vivere. Peccato poi che quando si passi all’argomento politica (nazionale e internazionale) l’Italia sia sempre il fanalino di coda dell’Europa, completamente fuori dai grandi giochi internazionali. E io lì a spiegare i nostri problemi, la legge elettorale, Prodi e Berlusconi, Mastella e così via.

Il gruppo francese, l’altro gruppo del progetto Cafebabel, si occuperà di immigrazione femminile e letteratura. Sono due ragazzi molto simpatici e entrambi con tanta voglia di fare. Peccato che ci vedremo solamente la sera a cena e qualche volta la mattina a colazione.

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 2

Domenica 3 febbraio 2008
Ucraina2

(La benedizione del pastore Sunday Adelaya)

“Unite le mani, alzatele in cielo e urlate una preghiera al Nostro Signore!”. La giornata si può riassumere più o meno così. Otto ore, forse di più, all’interno di un enorme centro sportivo per assistere alla cerimonia del Pastore Sunday e della sua “Embassy Of God”.

Ma andiamo per ordine, cari lettori, e vi spiego tutto. Ore 8, suona la sveglia. Un po’ presto direi… ma siamo qui per lavorare, e quindi bisogna sopportare anche le alzatacce. Io e il mio fidato compagno di viaggio Jan usciamo di casa con un bel gelo polare (temperatura abbastanza al di sotto dello zero) e ci dirigiamo verso un caffè. Cappuccino e cornetto, of course. Il cappuccino è davvero buono, non posso non ammetterlo (ci stanno copiando la tradizione!), ma la sorpresa è il cornetto: un blocco durissimo fatto di strutto, burro, olio… disgustoso! È rimasto ovviamente tutto nel piatto. Così, dopo una specie di “panino dolce” acquistato in una squallidissima bottega (ma il panino era davvero buono) ci siamo diretti al Manezh Sports Center, un enorme centro sportivo di epoca sovietica ormai in disuso in un sobborgo di Kiev, dove si alternano grattacieli diroccati a casupole basse.

Entriamo, e il servizio d’ordine ovviamente dopo un attimo di esitazione ci accoglie con tutti gli onori, dandoci un pass e la possibilità di “curiosare” dove vogliamo per l’intera giornata. Ma che cos’è l’Embassy of God? Si tratta dell’argomento principale del mio viaggio, e ovviamente ora ne posso parlare.

La cosiddetta Ambasciata di Dio è una grossa chiesa evangelica carismatica nata in Ucraina alcuni anni fa ad opera del pastore Sunday Adelaya (attenzione alla pronuncia: Sandéi Adelàgia). Una Chiesa stile quelle americane che fa paura alla chiesa ufficiale ortodossa di Kiev: ha – secondo le statistiche da lei stessa diffuse, ma vanno prese con le pinze ovviamente – più di due milioni di fedeli, tra cui centomila ufficiali (schedati) nella sola Ucraina. Si dice che questa Chiesa abbia un potere talmente grande da essere stata uno dei fattori principali della famosa Rivoluzione arancione, nonché della vittoria di Yulia Timoshenko. Si dice – ancora – che Viktor Yushenko, l’attuale presidente del Consiglio ucraino, avrebbe pubblicamente ringraziato Adelaya per la sua vittoria.

Si tratta, insomma, di una specie di “setta” in cui preghiera e divertimento, meditazione e gioia si alternano ogni minuto, e in cui la politica e l’economia hanno un importantissimo fattore: è bene che il fedele sia impegnato nella politica, e se il fedele si comporta rettamente, i soldi che guadagna dalla propria attività gli verranno dati in gran quantità proprio dal Signore. Una visione abbastanza diversa da quella nostra e molto vicino a quella calvinista.

Una Chiesa in cui il pastore è una figura molto carismatica ed è accusato da molti di effettuare lavaggi del cervello e di dare illusioni. Bellissime le scene in cui il pastore si avvicina a persone in difficoltà che gli chiedono aiuto (prettamente alla fine di ogni cerimonia) e, con le mani poggiate sulla testa di ognuno di loro, infonde sicurezza e benedizioni. Ovviamente una Chiesa molto attenta anche al lato economico, con continue richieste, durante le celebrazioni, di donazioni e acquisto di merchandising. “Il Signore non dice solo di donare – ripete senza stancarsi e a gran voce Sunday durante la celebrazione – ma di donare con forza, con difficoltà, con sofferenza”.

Ho avuto la possibilità di assistere a ben due cerimonie praticamente identiche, in cui sul palco si sono alternate le urla del pastore (insieme alle presentazioni dei suoi libri e alla richiesta di fondi), musica rock, esempi di “peccatori” guariti all’istante con il solo tocco da parte del pastore, lacrime e gioia, urla e meditazione.

Un’esperienza davvero incredibile, dunque, e dalle mille sfaccettature. Di cui però non posso anticipare altro, perché sarà il tema principale – è IL TEMA – del mio reportage. Insieme ai miei fidati amici abbiamo avuto l’occasione di intervistare il Pastore in persona per un lungo periodo di tempo, di scattare oltre 800 foto e di parlare con un sacco di gente.

Al ritorno, seratina tranquilla in un ristorante del centro dal nome abbastanza singolare, almeno per me: Ristorante carciofo. E io odio i carciofi. Ma ho mangiato tutt’altro: una buonissima zuppa e uno spezzatino di carne. Peccato che nello spezzatino la metà della carne fosse fegato. E io odio il fegato (mannaggia a me e a quando non ho voluto controllare sul dizionario cosa fosse il “liver”, in inglese).

Infine, un bel viaggio sugli autobus locali, troppo intriganti! Si tratta di vecchi minibus “sgarrupatissimi” con circa 15-20 posti a sedere, in cui si paga l’equivalente di 15 centesimi di Euro… semplicemente lanciandoli sul sedile accanto a quello del guidatore (sedile pieno di monetine, troppo fico). Jan, come dicevo abbastanza esperto di Est europeo, mi ha spiegato che si tratta di minibus privati che compiono la stessa tratta (ad esempio, la linea 18 è quella che prendevamo per andare a casa) dei bus pubblici. Costano un pochino di più dei bus pubblici (il cui biglietto per noi è l’equivalente di 8 centesimi di euro) ma passano in continuazione. Un bell’esempio di concorrenza, e soprattutto di efficienza: chi vuole risparmiare può aspettare l’autobus pubblico, chi va di fretta con una spesa leggermente maggiore potrà prendere i minibus privati.

Una settimana in Ucraina

Kiev

Il grande giorno è arrivato. Da domani, 2 febbraio, e fino a sabato 9 sarò in Ucraina per un reportage.

Parto grazie a un’iniziativa chiamata Babel Reporter promossa dal giornale francese Cafebabel per “incentivare la conoscenza” di giovani giornalisti e fotografi di diversi Paesi europei che vogliano effettuare reportage nelle aree che si affacciano all’Europa. Un’iniziativa che partirà in primavera e sarà aperta a tutti; per questa prima prova – e ne sono ovviamente molto onorato – hanno scelto un giovane giornalista del nord, uno del sud, uno dell’est e uno dell’ovest dell’Europa, e io molto modestamente sono quello del sud Europa.

Kiev_map

Andrò in Ucraina, dunque, con un fotografo tedesco, Jan Zappner, e abbiamo già in mente alcuni argomenti per il reportage (ovviamente top-secret). Una volta tornati io a Roma e lui a Berlino, proveremo a venderli a giornali o riviste.

Cafebabel finanzierà metà delle spese del viaggio. Per il resto, la speranza è quella di vendere bene il nostro materiale. Incrociamo le dita, alcune testate molto importanti sono già interessate. Le difficoltà ovviamente sono tante, prima tra tutte quella di lavorare completamente in inglese… ma sarà divertente e molto istruttivo.

Presto su queste pagine foto, video e il resoconto completo del viaggio. Buona settimana a tutti i lettori.

(mappe Google Maps; foto Stuck in Customs/Flickr)