D@di nel 2001

Per festeggiare il proprio decimo compleanno, Google dà in questi giorni la possibilità di effettuare una ricerca sul Web come se fossimo nel 2001. Incredibile vedere come nel 2001, inserendo il mio nome, uscisse un solo risultato (che si riferisce al primo sito che ho creato, sette anni fa)!


Provateci anche voi, cari lettori: che strano tornare indietro nel tempo… di internet!

Dall’università di Pisa uno studio innovativo per evitare gli ingorghi sulla rete

Quando progetti e studi italiani raggiungono l’eccellenza e suscitano clamore nel mondo scientifico internazionale è sempre un piacere parlarne. Accade all’università di Pisa, dove uno studio coordinato dal professor Stefano Giordano (docente di Telecomunicazioni del dipartimento di Ingegneria dell’informazione) è stato premiato nel corso dell’International Conference on Communications 2008 di Pechino. Lo studio è tutto incentrato ad avverare il sogno di ogni operatore di rete. Quale? La possibilità di “saltare gli ingorghi telematici della rete nel trasferimento dei dati, stimando i punti critici dei sistemi trasmissivi”.

Il lavoro dell’équipe toscana è stato scelto come “Best paper awards” insieme al altri dieci progetti tra oltre tremila lavori presentati nel corso del congresso delle telecomunicazioni organizzato dall’Institute of Electrical and Electronic Engineers. Focus del lavoro, dunque, la possibilità di riuscire a stimare i punti critici dei sistemi trasmissivi saltando le informazioni di network management degli apparati della rete stessa.

Lo studio, spiegano dall’ateneo toscano, è intitolato “PingPair: a lightweight tool for measurement noise free path capacity estimation“, ovvero “come fare la Tac alla rete e individuare i suoi punti malati studiandola, per così dire, dall’esterno e senza avere accesso alla stanza dei bottoni”. Si tratta di un importante progetto: conoscere i punti critici della rete, infatti, equivale a regolare il traffico in maniera ottimale, il che per gli operatori “può significare servizi migliori e in crescita, un numero maggiore di clienti, riduzione di costi legati alla gestione delle problematiche tecniche, fatturati in lievitazione”.

“Fissato un percorso di rete – ha spiegato il professor Giordano – è di grande interesse per gli operatori riuscire a stimare il punto più strozzato, senza naturalmente poter confidare su informazioni di network management degli apparati della rete stessa”. Complimenti dunque al team di lavoro dell’università di Pisa; come sempre vi terremo informati sugli sviluppi di questa interessantissima tecnologia.

Due università inglesi e una irlandese pubblicheranno gratuitamente le lezioni su iTunes

→ D@di per Downloadblog.it

Due università britanniche (lo University College London e l’Open University) e una irlandese (il Trinity College di Dublino) renderanno le loro lezioni scaricabili gratuitamente via podcast da iTunes, permettendo così agli studenti (ma non solo) di seguire gli studi comodamente da casa. Si tratta delle prime tre università europee che hanno deciso di sfruttare la piattaforma di Apple “iTunes U” per la distribuzione del materiale didattico (qui un video dimostrativo).

Prima di loro, molte università americane tra cui Yale, Stanford, il Mit, Harvard e Berkeley. La Ucl, in particolare, renderà inizialmente disponibili i materiali relativi ai corsi di neuroscienza.

Il Trinity College metterà invece online le lezioni del giornalista Seymour Hersh, dello scienziato Robert Winston, della scrittrice Anita Desai e del politico Alex Salmond. La Open University, infine, pubblicherà 300 file audio/video assortiti tra tutti i corsi dell’ateneo.

Non so come la pensiate, ma di certo mettere online le lezioni universitarie aiuterebbe non solo la condivisione della conoscenza (uno studente italiano, ad esempio, potrebbe approfondire una materia seguendo, oltre alle lezioni della propria università, anche quelle che si tengono in Inghilterra) ma anche la vita pratica di tutti i giorni degli studenti, che riuscirebbero a non saltare le lezioni quando sono malati o quando sono fuori città.

Per quanto riguarda, invece, gli atenei italiani, si attende la localizzazione di iTunes U in altre lingue diverse dall’inglese.

Radiopaq, il motore di ricerca per le web-radio

→ D@di per Downloadblog.it

È stata da poco lanciata la versione definitiva di Radiopaq, un motore di ricerca per le Web-radio che ha al proprio interno un database con centinaia di emittenti registrate nonché una bella biblioteca di audiolibri.

L’utilizzo del servizio è davvero semplice e immediato: basta scegliere la propria radio (in base al nome, alla nazionalità o al tipo di musica trasmessa) e premere Play; il resto è automatico.

Per quanto riguarda l’Italia ci sono decine e decine di stazioni registrate, dalle più famose a quelle locali. Interessante, dicevamo, anche la possibilità di poter ascoltare e scaricare podcast, ma la maggior parte di questi sono in inglese.

Oltre a questo, immaginiamo, ci sono molti altri servizi che permettono di cercare tra le Web-radio (anche se questo ci sembra uno dei più completi): se ne conoscete altri interessanti segnalateceli, come sempre, nei commenti.

Usa, un cracker attacca Harvard

→ D@di per Downloadblog.it

L’università di Harvard, una delle più prestigiose del mondo, ha messo in guardia i propri studenti per una falla nei sistemi di sicurezza che avrebbe permesso a un cracker di accedere ai dati personali di oltre 10mila tra studenti, docenti e altro personale che lavora all’interno dell’ateneo.

Il “fattaccio” è accaduto il mese scorso, ma ne è stata data notizia soltanto oggi. Il cracker sarebbe riuscito a penetrare un server della Graduate School of Arts and Sciences, riuscendo a rubare, tra le altre cose, oltre 6.600 numeri di sicurezza sociale, il codice personale simile al notro codice fiscale rilasciato dal governo americano.

Da una prima analisi non erano emersi particolari problemi; solo in un secondo momento l’ateneo ha fatto retromarcia, ammettendo di aver perso un’enorme quantità di dati.

L’università ha promesso che metterà a disposizione gratuitamente delle vittime un sistema di gestione dei dati contro i furti d’identità e offrirà un monitoraggio gratuito delle loro finanze.

Acceso in Germania il computer (civile) più veloce del mondo

→ D@di per Downloadblog.it

Smanettoni e super-modificatori di Pc, questa notizia è per voi. Ieri presso il centro di ricerca avanzata di Juelich, nella regione tedesca Nordreno-Vestfalia, è stato attivato il computer civile più veloce del mondo.

Nome in codice Jugene, può fare 167.300 miliardi di operazioni al secondo (pari a 167,3 teraflop/s) pari, più o meno, alla capacità di calcolo di 20mila Pc tradizionali oggi in commercio.

A vedere le immagini sembra di essere tornati un po’ al passato, quando i computer erano grandi come stanze: pensate che Jugene è composto da 16 blocchi grandi come una cabina telefonica, contenenti 65mila microprocessori.

Il supercomputer è prodotto dalla Ibm e sarà il punto nodale del progetto Prace (Partnership for Advanced Computing in Europe), un consorzio tra centri nazionali per supercomputer di 14 stati europei, con l’intento di fornire alla ricerca avanzata capacità di calcolo superiori a quelle raggiungibili a livello nazionale. Al progetto partecipa anche l’Italia.

I giovani della “generazione Google”? Sono impazienti e intolleranti verso il Web

→ D@di per Geekissimo.com

I giovani della “generazione Google” sono impazienti e intolleranti verso internet. Parola dello University College di Londra, che ha svolto una ricerca sull’utilizzo della rete da parte dei ragazzi di oggi. Ventenni che sicuramente si trovano a proprio agio con il computer come nessuna delle precedenti generazioni, ma che forse proprio perché si trovano troppo a proprio agio, si trovano sempre più a commettere degli errori.

È quasi ovvio che i ventenni di oggi diano “del tu” al computer molto più che i ventenni di cinque o dieci anni fa. Poi, però, se leggiamo bene tra le righe della ricerca, capiamo che utilizzare di più il computer non significa essere più inclini all’uso del computer, anzi. “Gli studenti di oggi – si legge – passano molto più tempo al computer, ma mostrano anche un’incredibile impazienza verso la ricerca e la navigazione, e tolleranza zero nei riguardi di qualsiasi ritardo o problema che impedisca loro di soddisfare entro pochi secondi i propri bisogni di ricerca”.

Il Web come sappiamo bene è una grandissima risorsa per cercare informazioni e documentarsi; sembra, invece, che soprattutto i ragazzi di oggi non si soffermino sugli articoli, ma li selezionino secondo chissà quale criterio (probabilmente quello della fretta) scegliendo solo quelli della prima pagina del motore di ricerca. Questo fenomeno l’ho notato anch’io nei confronti di tanti coetanei e ragazzi anche molto più giovani di me, che dicono di “non aver trovato niente” su internet solo perché si sono limitati a guardare la prima pagina dei risultati di Google o ad aver fatto una ricerca semplice su Wikipedia.

Mentre noto, al contrario, che molte persone in avanti con l’età che si accostano a internet, vedono il Web come un libro o come un giornale, e quindi tendono a leggere tutte le righe di tutto quello che gli capiti davanti. Ovviamente non è positivo né il primo comportamento né il secondo; ma chiaramente poi il tempo e la pratica sono gli unici maestri della navigazione e della ricerca in rete. Oggi (per altri motivi) ho visitato per lavoro una scuola elementare di Roma con una splendida aula d’informatica: la mia speranza è che insieme alle “periferiche di input e di output” i bambini e i ragazzi imparino anche come utilizzare e sfruttare al meglio la rete. Avete degli esempi da portarmi? Che ne pensate?

Cina, l’economia batte il sesso. Anche su internet

→ D@di per Downloadblog.it

Ci è capitato in numerose occasioni di parlare della Cina e del suo rapporto, a volte contraddittorio, con la Rete. Ebbene, oggi arriva un’altra notizia emblematica che ci fa riflettere su quanto questo Paese, in cui spesso sono negati i diritti umani e la libertà di opinione, stia però investendo sull’economia.

Secondo quanto riferito da Google China, quest’anno per la prima volta la parola “sesso” non è la più cercata su internet, sostituita da “stocks” (azioni) e dal nome di tre banche.

In particolare, “China Merchants Bank”, “Industrial and Commercial Bank of China” e “China Construction Bank” si sono piazzate, rispettivamente, al secondo, terzo e sesto posto. Al quarto posto, dicevamo, la parola “stocks”, mentre al primo posto si è piazzato “QQ”, marca di un’automobile e nome di un popolare software di instant-messaging in Cina.

Tra le altre ricerche popolari, “What is a blue chip” e “How to invest in the stock market” appaiono assieme a “What is love” e “How to kiss”.

Economia, dunque, più che amore e sentimenti. Ma c’è già chi commenta che la Cina ha lanciato una campagna agguerrita contro la pornografia online: ecco, forse, perché la parola “sex” quest’anno non ha ottenuto un buon punteggio.

Migliora la ricerca di Yahoo!

Yahoo! ha presentato ieri alcune novità nel suo servizio di ricerca sul Web. In particolare, durante l’immissione dei primi termini della ricerca ora il sistema darà all’utente degli “aiuti” basati sui termini più ricercati.

Ciò che abbiamo imparato durante tutti i nostri anni di lavoro, spiegano dal team di Yahoo!, è che gli utenti non hanno voglia di cercare, bensì vogliono che tutto sia risolto nel minor tempo possibile. Per questo oggi lanciamo un nuovo motore di ricerca in grado di rispondere a questa esigenza.

Migliorie, inoltre, anche per i risultati delle ricerche, che ora contengono anche le immagini (prese sia dai siti Web che da Flickr) e i video (come quelli di YouTube, per fare un esempio).

Microsoft rilancia Live Search

Se Windows Live Search, il “nuovo” motore di ricerca di Microsoft, stenta a prendere piede, la società di Bill Gates cerca il rilancio (e la possibilità – per adesso molto difficile – di togliere utenti a Google) con una versione migliorata del proprio servizio.

Secondo un comunicato, infatti, la tecnologia sviluppata da Microsoft sarebbe la migliore esistente in quanto a risultati rilevanti e pertinenti con i termini cercati. I risultati, inoltre, comprenderanno siti web, notizie, immagini e video in un’unica pagina (anche se non si tratta di una vera e propria novità, visto che stanno andando in quella direzione anche Ask, Google e Yahoo!).

“Siamo realistici – ha spiegato in un’intervista Allen Weiner, analista della Gartner – Microsoft non può svegliarsi di punto in bianco e pensare di poter sorpassare Google; quello che può fare è invece fidelizzare al meglio i propri utenti”. Staremo a vedere.

Yahoo! suggerisce i termini da ricercare

Cerchi un termine su internet ma proprio non ti ricordi come si scrive esattamente? Yahoo! ci viene in aiuto con una funzione inserita fresca fresca nel suo motore di ricerca: “suggest search”. Il funzionamento è semplice e immediato: una volta scritte le prime due o tre lettere della parola, automaticamente il motore di ricerca offrirà alcune possibilità, che si andranno “raffinando” ogni volta che inseriremo lettere nuove (nella foto, l’esempio con Arnold Schwarzenegger.

La funzione è stata studiata soprattutto per non perdere tempo mentre si cerca sul web: in questo modo la ricerca sarà più veloce e l’utente potrà dedicarsi meglio ai documenti che stava cercando. Al momento il servizio è disponibile solamente nella versione “base”, quella in inglese, di Yahoo!Search.

Suggest search era stato già testato, da Yahoo!, nella sua Firefox Toolbar. Un servizio analogo, inoltre, viene offerto anche da Big G: Google Suggest.

Ecco come mettere d'accordo Google e Yahoo!

Mettere d’accordo due aziende così importanti e influenti su internet è davvero cosa difficile. Ci ha pensato, invece, il team di sviluppatori di SearchBoth.com (che suona un po’ tipo “Cerca da tutte e due le parti”), un motore di ricerca un po’ particolare che mette a confronto, dividendo lo schermo, le ricerche di Google e Yahoo!

Una volta inserito un termine da ricercare, il sistema consulta in tempo reale i database dei due motori di ricerca, offrendo poi, con un colpo d’occhio niente male, i due siti in parallelo. Muovendosi col mouse nel campo di ricerca, si può ingrandire prima una, poi l’altra parte, in un perfetto gioco di par condicio. Sono disponibili anche versioni “localizzate” per Inghilterra, Canada e Australia.

Il clima in testa alle paure degli italiani. Preoccupa più di terrorismo e droga

Presentato il rapporto di Legambiente sulla percezione dei problemi climatici
Tutti pronti a risparmiare, ma solo se non s’intaccano le comodità quotidiane

Il clima in testa alle paure degli italiani
Preoccupa più di terrorismo e droga

di DANIELE SEMERARO

ROMA – I problemi ambientali? Preoccupano più di terrorismo e droga. Finalmente, soprattutto nell’ultimo anno, si registra una forte attenzione dell’opinione pubblica nei confronti dei cambiamenti climatici causati dal surriscaldamento del Pianeta e della situazione, grave, in cui esso si trova. Una situazione che, se non si mettono in atto politiche atte a contrastare l’inquinamento e l’emissione di sostanze nocive nell’ambiente, potrebbe in un futuro non troppo lontano diventare irreparabile. Il clima sta cambiando, la natura a volte si comporta in modo inaspettato e così, anche grazie all’interesse dei media, la percezione che i cittadini hanno del problema è diventata molto alta.

Dopo la disoccupazione, al secondo posto tra le paure degli italiani (prima ancora di terrorismo e droga) compare l’inquinamento, seguito a non molta distanza dall’effetto serra. Problemi temuti da quasi il sessanta per cento della popolazione (che, però, come vedremo, spesso si tira indietro quando il risparmio energetico intacca le comodità personali).

A rivelarlo è la ricerca “Effetto ambiente: come cambia il nostro stile di vita?” condotta da Lorien Consulting in collaborazione con la rivista “Nuova ecologia”, il quotidiano di Legambiente, e presentata questa mattina a Roma all’interno del forum “Qualenergia?”, una giornata di dibattito per dare una risposta agli interrogativi legati ai problemi energetici. Un rapporto che punta l’attenzione sulla percezione che i cittadini hanno riguardo agli equilibri climatico-ambientali, l’utilizzo di risorse naturali critiche (come ad esempio l’acqua) e l’impegno di privati e istituzioni per preservare macroequilibri ad oggi in serio rischio.

“È coscienza diffusa – spiegano i ricercatori – che la risoluzione delle problematiche ambientali chiami in causa un insieme di attori, come privati cittadini, istituzioni, agenzie di formazione, che sono corresponsabili nel cercare di evitare ulteriori amplificazioni del problema. Questo si accompagna, tuttavia, a un giudizio di bocciatura trasversale per l’operato insufficiente di tali soggetti”. La valutazione, in particolare, è critica soprattutto “verso l’inattività di enti locali e governo centrale, sia globalmente che nel dettaglio dei singoli interventi”.

Il dato principale della ricerca è che tre cittadini su quattro ritengono “fondamentale” il rispetto delle norme ai fini della tutela climatico-ambientale. Tra questi, la metà crede che il livello di rispetto sia rimasto inalterato rispetto al passato; l’altro cinquanta per cento, invece, è diviso in parti uguali tra chi denuncia un minor rispetto della normativa e chi, invece, considera tale livello aumentato. La metà degli italiani ritiene di possedere un livello di conoscenza elevato della problematica ambientale (solo un venti per cento ammette una conoscenza limitata del problema) e sono quasi tutti d’accordo che la responsabilità della situazione attuale è da attribuire a fattori umani, tra cui principalmente traffico, impianti industriali, riscaldamento domestico.

Secondo lo studio, gli italiani sarebbero “molto disposti” a mettere in pratica alcune regole elementari per il risparmio energetico, a cominciare dalla raccolta differenziata dei rifiuti, da un comportamento responsabile nei consumi domestici e dall’installazione di lampadine a basso consumo. Alta, inoltre, la disponibilità all’adozione di pratiche quotidiane volte a ridurre gli sprechi d’acqua (la cui scarsità è un problema percepito dalla quasi totalità del Belpaese).

La propensione a risparmiare, però, inizia a calare quando si deve mettere mano al portamonete o si devono limitare le proprie comodità giornaliere: scende, ad esempio, se si inizia a parlare di spostamenti con i mezzi pubblici, di utilizzo di capi d’abbigliamento realizzati con fibre naturali e di abbassare la temperatura del riscaldamento nelle abitazioni. Crollo di consensi, poi, nei confronti della limitazione dell’uso dell’auto privata, la tassazione dei parcheggi auto in proporzione alle emissioni inquinanti e, soprattutto, verso il pagamento di un ticket per circolare nei centri cittadini.

In un momento di crisi della politica, anche la soddisfazione nei confronti dell’operato dei governi in tema di ecologia non è molto alta, e si attesta intorno al cinquanta per cento (rappresentando, in piccolo, la spaccatura politica italiana). Pareri positivi si riscontrano soprattutto per l’uso di fonti rinnovabili e verso gli incentivi e le detrazioni per l’acquisto di elettrodomestici più efficienti, auto Euro 4 o Euro 5 e carburanti “verdi”. Più scetticismo, lo dicevamo, per un’elevata tassazione dei veicoli che inquinano di più (come i Suv) e dei voli aerei.

Un motore di ricerca per amanti dei cavalli

Se amate il mondo dei cavalli e parlate un minimo d’inglese questo motore di ricerca fa per voi. Si chiama Equilink ed è specializzato interamente in “informazioni ippiche”.

Il sito offre tre metodi di ricerca: parola chiave, categoria o disciplina. Tra le categorie figurano prodotti, servizi, affitto di strutture, sostentamento degli animali, e, addirittura, le scommesse. Tra le discipline, invece, corsa, western, salto, Polo, ostacoli, passeggiate, eventi, ecc…

Oltre ad essere utile per gli amanti dei cavalli, il sito fa anche beneficienza: il dieci per cento dei guadagni di Equilink, infatti, vengono donati alle associazioni che si occupano di salvataggio degli animali, ricerche mediche e studi. “Perché – si legge – ci sono migliaia di persone nel mondo che si dedicano ogni giorno alla salvaguardia dei nostri amici cavalli”.

Ricerca su Google in tutte le lingue

Google ha lanciato ieri una nuova funzionalità per Google Translate, che permette, selezionata la propria lingua, di ricercare un termine in un’altra lingua e ottenere poi la traduzione. La versione beta si trova a quest’indirizzo: http://translate.google.com/translate_s.

“Il servizio – spiega il vice president of engineering, Udi Manber – renderà il Web ancora più universale. I risultati – ammette – non saranno perfetti, ma di certo ti aiuteranno a capire di che si parla”. Tra le lingue incluse, oltre all’inglese e all’italiano, arabo, francese, tedesco, giapponese, coreano, portoghese, russo, spagnolo e cinese tradizionale e semplificato.

Unica pecca, almeno per ora: se il nostro linguaggio di partenza è l’italiano, si potranno cercare risultati solo in inglese.