Ciao Corrado

Oggi è scomparso Corrado Sannucci, giornalista di Repubblica che da tempo combatteva con una brutta malattia. Voglio ringraziare Corrado per quello che mi ha insegnato quando, diversi anni fa, condividevamo la stessa stanza in redazione. Io apprendista giornalista, e lui che si divertiva a raccontarmi aneddoti e a prendermi in giro per la mia competenza tecnologica da lui ritenuta “eccessiva”.

Osservarlo lavorare è stato per me di grande insegnamento: da come telefonava ai contatti, come da una notizia che reputavo insignificante riusciva a tirar fuori un grande pezzo, come preparava i suoi viaggi all’estero. Ancora ricordo quando mi chiese d’insegnargli a utilizzare un piccolo lettore Mp3 e a come gli insegnai a importare i cd, lui così esperto del mondo e così “imbranato” con la tecnologia.

Ciao Corrado!

Di seguito, il ricordo di Fabrizio Bocca su Repubblica di oggi.

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Diario di viaggio in Ucraina: giorno 6

Giovedì 7 febbraio 2008

Ucraina6

(Io e il traduttore-accompagnatore Oleksiy su un lago ghiacciato)

Siamo arrivati ahimé all’ultimo giorno. Dico ahimé perché questi giorni mi sono divertito un mondo, mi sono rilassato (anche se ho lavorato tantissimo, in continuazione direi) e ho staccato dalla vita romana e dalla routine.

Ma lo sapete che il municipio di Kiev è un posto davvero lussuosissimo? Sono stato stamattina per un’intervista alla vicesindaco (il sindaco sfortunatamente è in ospedale in questi giorni) perché sia lui (il sindaco) che lei (la vicesindaco) fanno parte dell’Embassy of God. Insomma questa vicesindaco donna ha un ufficio spettacolare, che quasi stona non dico con la povertà, ma comunque con l’austerità della società ucraina. Da notare, ovviamente, la bellezza disarmante delle due segretarie della vicesindaco, che – forse convinte dalla nostra bellezza – ci hanno promesso un’intervista telefonica col sindaco.

Dopo l’intervista insieme a Jan e Oleksiy ci siamo detti soddisfatti e abbiamo deciso di concludere il nostro reportage riposadoci, passando da un café all’altro e ridendo e scherzando come non avevamo potuto troppo fare durante questa settimana. Durante la serata in realtà avevamo programmato una “grande festa”, ma alla fine alcuni amici dei francesi ci hanno dato buca, Oleksiy doveva portare alcuni amici/amiche e non è più venuto… e così ci siamo ritrovati insieme ai nostri colleghi francesi (Prune e Cyril) prima in una brasserie belga (ah, il Belgio…), e poi dopo una lunga camminata per le gelide vie di Kiev abbiamo deciso di trascorrere un po’ di tempo a casa a parlare del più e del meno e del mio tesserino da giornalista (sono rimasti sbalorditi quando gli ho raccontato le difficoltà dell’esame di stato).

Last but not least, tra un bicchiere di whiskey e un altro ho finalmente assaggiato il famoso pesce che si vende in bustine in ogni angolo della strada. Non chiedetemi cos’è perché non saprei dirlo, si tratta di un pesce fatto seccare e messo sotto sale che si mangia a morsi. L’odore, una volta aperta la confezione, non è esattamente quello che ci si aspetta, anzi sembra abbastanza schifoso. Ma mi ero ripromesso di mangiare sempre cose “tipiche”, e così mi sono fatto coraggio e l’ho assaggiato. E devo dire che alla fine (molto alla fine) è stato anche buono.

Il viaggio sta volgendo al termine, ed è quasi ora di trarne le conclusioni. Quello che penso questa sera è che è stato un viaggio davvero interessante, che mi ha dato un sacco di esperienza in termini sia di giornalismo (all’estero spesso tutto funziona molto diversamente che da noi) che di lingua inglese, che proprio di vita. Un viaggio che mi ha fatto appassionare ai Paesi dell’Est europeo, che non avrei mai e poi mai visitato se non avessi avuto quest’occasione. Domani si parte e Kontractova e Maidàn (due piazze importanti qui a Kiev) saranno a breve solo un lontano ricordo… un ricordo che però rimarrà nel mio cuore come una grandissima e specialissima esperienza.

Ecco l'album dei nostri amarcord

da REPUBBLICA BARI – pag. XI

Le immagini indelebili della memoria: viaggio sulla scia di Repubblica.it
I ricordi del cuore dei pugliesi, dai grembiuli neri alla pianola

di DANIELE SEMERARO

Il primo giorno di scuola, le gite per andare a pesca col papà, le fiabe davanti al camino, i primi innamoramenti. Chissà quanti episodi ci vengono in mente se torniamo indietro nel tempo. Alcune settimane fa Repubblica.it ha lanciato un´iniziativa che ha riscosso un enorme successo: sulla scia di un progetto della tv britannica Bbc ha chiesto ai propri lettori di raccontare, in poche righe, il primo ricordo (l´episodio, il momento, la persona), quello che rimane nel cuore e non va più via. In pochi giorni sono arrivati migliaia di messaggi. Piccole autobiografie storie belle e meno belle, momenti piacevoli e drammatici.

Parafrasando questa iniziativa abbiamo girato la domanda ai pugliesi famosi. Per Edoardo Winspeare il primo flash della propria infanzia risale a quando, a casa sua, «ammazzavano il porco». «Lo uccidevano a coltellate – racconta il regista – e per noi era un evento. Ricordo che era un momento affascinante e brutale: ci volevano diverse persone, poi alla fine c´era sangue dappertutto. Ma ho anche forte un altro ricordo – continua – quando Armstrong è arrivato sulla luna: ho ancora in mente la voce di mio padre che mi diceva che stavo assistendo a un momento importante, e io guardavo la luna».

«Ahimè il mio primo ricordo è legato a Mussolini – racconta Renzo Arbore – Eravamo a Riccione e io ero sollecitato da mio padre che mi diceva in continuazione di guardare il Duce. Malgrado avessi solo 5 anni, l´immagine di quest´uomo vestito di bianco mi è rimasta nella mente. Evidentemente il chiacchiericcio che se ne faceva in tutti gli ambienti mi ha portato a ricordare questa cosa, chissà perché. Gli episodi legati alla guerra – continua – sono indimenticabili: quando fu bombardato il circolo dove mi trovavo, a Chieti, per me fu davvero drammatico, un ricordo indelebile».

Giovanni Albanese, scultore e regista, ricorda invece la prima volta che è andato a teatro: «Mi trovavo a Foggia, mi sembra si trattasse del teatro Giordano. Ero ragazzino, e per la prima volta mi trovai ad assistere a uno spettacolo. Ho ancora nella mente quanto mi colpirono gli attori. Si trattava di uomini, figure mitiche sotto i riflettori, che acquistavano una tridimensionalità magica, qualsiasi cosa dicessero o facessero».

Ricordi di affetto, invece, per il jazzista Pino Minafra: «Se guardo al passato mi viene in mente solamente mia madre. Credo che chi ti metta al mondo ti segni per tutta la vita. Mia madre purtroppo è morta in un modo drammatico e io di lei continuo sempre a tenere un´immagine come di un angelo. Anche una frase di mio padre – continua – mi è rimasta sempre nella mente. Un giorno tornavamo dalla campagna, e mi disse che stavo diventando uomo: per me fu un complimento grandissimo».

Giuliano Sangiorgi, classe ´79, cantante dei Negramaro, ammette invece di avere «vari ricordi», che spaziano «dalla prima pianola Bontempi alle corse in bicicletta con relativa e sicura sbucciatura di ginocchia». Ma soprattutto, il ricordo più intenso, spiega, sono «le nottate trascorse con i miei due fratelli, con cui condividevo la camera: parlavamo, giocavamo, stavamo sempre insieme».

Per Raffaele Nigro, scrittore e giornalista Rai, il primo ricordo va ai tempi della scuola: «Nella mia mente rimangono soprattutto i grembiuli neri con i quali andavamo in classe. E poi come dimenticare i pomeriggi in cui s´incontravano i compagni di gioco? Allora le strade non erano ancora asfaltate, era tutto sterrato, e si giocava come si poteva. Inoltre – continua – dall´autunno a primavera inoltrata il nostro passatempo preferito era ascoltare fiabe e racconti davanti ai camini, specialmente quelli di briganti: di solito erano raccontati dagli anziani».

Michele Piccirillo, considerato uno dei migliori pugili italiani, ricorda con piacere invece la prima importante vittoria della sua vita: «Avevo solo 7 anni e vinsi i campionati italiani a Jesolo. È un momento che mi è rimasto particolarmente impresso, perché mi ero allenato tanto e partecipavano molti bambini più grandi di me. Fu davvero una bella soddisfazione». Momenti non solo “sportivi” per Francesco Attolico, giocatore di pallanuoto che vinse, tra gli altri premi, l´oro alle olimpiadi di Barcellona nel 1992 e che ricorda il primo bacio a una ragazza. Aveva tredici anni e si trovava a una festa scolastica: «È stato – ammette – un momento davvero tenero».