Hubble, lieto fine per la terza riparazione spaziale. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Hanno installato uno spettrografo dal valore di 88 milioni di dollari. Poi hanno riparato un apparecchio fotografico che aveva smesso di funzionare due anni fa. Non c’è sosta per i sette astronauti dello Shuttle Atlantis, che stanno lavorando alla riparazione del telescopio spaziale Hubble. Ieri nel corso della terza passeggiata spaziale di sei ore e mezza, due astronauti sono riusciti a migliorare la capacità di Hubble di esplorare il cosmo e studiare le modalità con cui si sono formati pianeti, stelle e galassie.

Lo shuttle vola a riparare Hubble. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Lo shuttle Atlantis alzerà la sua orbita fino a raggiungere quella del telescopio spaziale “Hubble” a 500 chilometri dalla superficie della Terra. Si tratterà di salire di poco più di un centinaio di chilometri e di inseguire il telescopio fino a raggiungerlo per poter procedere ai lavori di riparazione e manutenzione. Ma non sarà una escursione del tutto tranquilla perché negli ultimi mesi è aumentato il numero dei detriti dispersi intorno al nostro pianeta e una collisione con qualche rottame, potrebbe rivelarsi fatale per lo scudo termico della navetta.

C’è acqua su Marte. Il mio primo servizio a Sky Tg24

Ecco il mio primo servizio fatto stanotte e andato in onda diverse volte durante le edizioni del telegiornale di oggi!

La Nasa conferma che c’è acqua su Marte, e la comunità scientifica internazionale è in subbuglio.

Tra miracoli e preservativi

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Nelle basi antartiche si lavora molto, ma in inverno oltre al freddo anche il divertimento non manca. E in questo numero abbiamo anche due storie molto… bibliche

UN CARICO DAVVERO SPECIALE PER LA BASE SCIENTIFICA
Chi l’ha detto che nelle basi scientifiche che si trovano in Antartide non ci si diverte? Uno degli ultimi carichi arrivati alla base scientifica americana McMurdo in Antartide prima che l’inverno bloccasse le comunicazioni con l’esterno per sei mesi… conteneva una fornitura per un anno (e che fornitura!) di preservativi. In totale, si calcola che siano stati consegnati alla base circa 16.500 condom, che verranno poi distribuiti , durante i mesi freddi, gratuitamente nei bagni, sia maschili che femminili. “Nella base tutti ci conosciamo, soprattutto durante l’inverno quando non possiamo uscire mai – spiega il direttore – ecco perché questa distribuzione; non avere preservativi o aver bisogno di comprarli potrebbe diventare molto imbarazzante”. La base durante l’inverno ospita 125 tra operai e scienziati, mentre in estate la popolazione sale fino a superare le mille persone.

ELICOTTERO RIMANE SENZA BENZINA E RIESCE AD ATTERRARE IN UN CAMPO A FORMA DI CROCE
Rimaniamo un po’ in campo biblico, perché questa notizia ha davvero dell’incredibile. Viene dalla Nuova Zelanda, dove sembra che nelle settimane scorse sia accaduto un vero e proprio miracolo. Due piloti neozelandesi stavano pilotando un aereo ultraleggero quando si sono accorti che il carburante stava improvvisamente scarseggiando. Grant Stubbs e Owen Wilson, questo il nome dei due piloti della cittadina di Blenheim, nello stato del South Island, stavano volando sopra la valle di Pelorus Sound, quando improvvisamente la spia del carburante ha iniziato ad accendersi e il motore ha iniziato a fare strani rumori. “Io e il mio collega – ha spiegato Stubbs all’agenzia di stampa Ap – siamo entrambi cristiani praticanti, e così l’unica reazione è stata quella di iniziare a pregare e di chiedere l’aiuto di Dio per farci trovare un modo per atterrare”. C’è da dire, tra l’altro, che l’area è completamente montuosa e che all’orizzonte non apparivano campi nei quali tentare un atterraggio di emergenza. Dopo qualche minuto di preghiera, però, ecco che all’orizzonte appare un campo d’erba a forma di croce con accanto un enorme cartello: “Jesus is Lord – The Bible” (Gesù è il Signore – La Bibbia). “Quando l’abbiamo visto – continua – abbiamo iniziato a piangere e a ridere, e ovviamente siamo riusciti ad atterrare senza problemi”.

UNA VACANZA FORMATIVA? C’È IL PARCO DIVERTIMENTI BIBLICO
Chi di voi ha visto almeno una volta i Simpson, leggendo questa notizia non può non pensare ai vicini di casa della famiglia più strampalata d’America: i Flanders. Timorati di Dio, vivono per la Chiesa, le loro attività (anche ludiche) rientrano sempre nell’ambito della religione e costrigono i bambini a giocare ai giochi di società su Mosè. Bene, i Flanders sarebbero molto felici di sapere che fra qualche anno, in Germania, potranno pranzare all’interno della Torre di Babele, visitare un’Arca di Noè di dimensioni naturali o rivivere le battaglie tra il Bene e il Male. Dove? Al “Genesis Park”, ovviamente: il parco a tema interamente basato sulla Bibbia, che viene costruito in questi gioni in Germania con i soldi di un potente gruppo cristiano evangelico svizzero. Il parco, che sarà aperto nel 2012, raggrupperà oltre quaranta attrazioni sparse su un’area grande quanto settanta campi da calcio, e permetterà di esplorare tutti gli ambiti della storia del Cristianesimo. Centro del parco, dicevamo, un’Arca di Noè in dimensioni naturali, lunga 150 metri e inserita in un grande lago. Tra le altre attrazioni, le montagne russe (che faranno precipitare i propri passeggeri dal Paradiso all’Inferno) e una versione in miniatura degli anfiteatri romani e israeliani dell’era biblica. Il ristorante principale sarà sulla Torre di Babele, ma si può mangiare o bere un the anche in un grande tendone nel deserto (stile Vecchio Testamento) mentre per chi vuole fare acquisti è prevista una ricostruzione di Gerusalemme ai tempi di Gesù, che fungerà da centro commerciale (quest’ultima scelta appare forse un po’ blasfema). “Vorremmo trasmettere la storia e il messaggio della Bibbia – spiegano i finanziatori – attraverso un modo attivo ed eccitante, così che tante persone nella nostra società possano avere l’opportunità di sperimentare da vicino la più fantastica e meravigliosa storia d’amore di tutti i tempi, la storia d’amore tra il nostro Creatore e Gesù Cristo.

UOMO FINGE LA SUA MORTE PER SCAPPARE DAI CREDITORI
Cosa non si fa per scappare dai creditori! Un uomo di Singapore è stato condannato a tre anni di carcere per aver finto di essere morto in una sparatoria avvenuta durante la guerra civile del 1987 in Sri Lanka. Motivo? Oltre che per scappare dai creditori, anche per incassare il denaro dell’assicurazione, l’equivalente di circa 300mila euro. Gandaruban Subramaniam, questo il nome dell’uomo, si trasferì più di vent’anni fa da Singapore verso Londra, per scappare dai suoi creditori e dagli strozzini a causa del fallimento della sua attività di noleggiatore d’auto. Arrivato a Londra, cercò di fare di tutto per nascondersi, lavorando come spazzino. Il “furbetto”, però, ormai sessantenne, con la complicità di alcune persone riesce clontestualmente anche ad ottenere un falso certificato di morte nello Sri Lanka, permettendo così alla sua famiglia di ricevere il compenso dell’assicurazione. Dopo qualche anno, però, stufo di vivere a Londra da spazzino e sicuro che ormai tutti si sarebbero dimenticati della sua storia, torna a Singapore dove riesce addirittura a sposarsi. Ma le carte del matrimonio lo ingannano, e la giustizia ben presto si accorge di lui. Oltre a Subramaniam, sono stati arrestati anche il fratello e la moglie, accusati di complicità.

IL PAPPAGALLO CHE SA COME TORNARE A CASA
Altro che Lassie o Rin Tin Tin… gli animali più intelligenti sono senza dubbio i pappagalli! Perché? Ascoltate questa storia, giudicherete voi stessi. Un pappagallo di nome Yosuke qualche mese fa era volato fuori dalla sua gabbietta e si era perso nei meandri della città di Nagareyama, non lontano da Tokyo. Il pappagallo, grigio di tipo africano, era stato poi trovato da un bambino e portato a una stazione di polizia. All’inizio il pappagallo se ne stava sempre zitto e sconsolato; poi, con l’arrivo di un veterinario del Comune, si è fatto più audace e ha iniziato a dire le quattro parole, le uniche quattro parole, che conosceva. “Sono il signor Yosuke Nakamura”, continuava a dire il pennuto ai veterinari. “Il mio indirizzo è…”. Incredibile, i veterinari non riuscivano a crederci: in effetti la famiglia Nakamura a quell’indirizzo esisteva, eccome! Commossi e raggiunti dai veterinari e dal pappagallo, i signori Nakamura hanno poi spiegato che avevano insegnato al pappagallo a ripetere questa frase proprio in un’eventualità del genere. “Ci abbiamo messo due anni ad insegnargli a dire con chiarezza l’indirizzo di casa, ma almeno è servito a qualcosa!”, hanno dichiarato i felici padroni.

Sergey Brin (co-fondatore di Google) se ne va nello spazio

→ D@di per Downloadblog.it

Chi di noi non ha cinque milioni di dollari da spendere per prenotare un posto per un viaggio nello spazio? È quello che ha fatto Sergey Brin, co-fondatore di Google, che ha staccato un’assegno dell’equivalente di 3,2 milioni di euro alla Space Adventures, agenzia di viaggi specializzata in viaggi nello spazio. Ovviamente non si tratta del prezzo pieno, questo è solo un acconto. Secondo indiscrezioni, il prezzo totale per viaggio e permanenza di alcuni giorni presso la Stazione Spaziale Internazionale costerà intorno ai 35 milioni di dollari (22,6 milioni di euro).

Tra l’altro, in una conferenza stampa il Ceo di Space Adventures, Eric Anderson, ha annunciato la creazione di un circolo molto esclusivo: l’Orbital Mission Explorers Circle. Chissà se qualche altro “riccone” della Silicon Valley seguirà l’idea di Brin.

Il pagamento dei cinque milioni di dollari dà ai facoltosi viaggiatori la possibilità di prenotarsi il posto; ora Brin deve però trovare altri cinque miliardari con cui condividere il viaggio nella navicella Soyuz che permetterà di partire nella seconda metà del 2011.

Intervistato da un giornalista a San Francisco, il Ceo di Google Eric Schmidt ha semplicemente risposto: “Io non ci vado”, spiegando di non avere ambizioni “extraterrestri”.

Tra l’altro, molti analisti alla notizia della partenza nel 2011 di Brin hanno messo in luce alcune recenti ricerche secondo cui se l’azienda dovesse perdere (per un quasiasi motivo – Brin facesse tutti gli scongiuri del caso) uno dei suoi fondatori, potrebbe ritrovarsi presto “in condizioni economiche davvero disastrose”.

“Perché scrivo sul blog? Perché me l’ha detto il dottore”

A chi vi chiede il perché passiate tanto tempo davanti al computer a scrivere ed ad aggiornare il vostro blog, ora potete rispondere che ve l’ha detto il dottore. Scherzi a parte, da uno studio appena pubblicato su Scientific American emerge che la blogosfera si è andata sempre più riempiendo negli ultimi anni proprio a causa dei benefici terapeutici che lo scrivere riguardo a esperienze personali, pensieri e sentimenti porta. Insomma: scrivere di sé e dei propri problemi per degli sconosciuti produrrebbe molti benefici psicologici.

Secondo i ricercatori, scrivere su un blog migliora la memoria e il sonno, migliora l’attività delle cellule immunitarie e riduce il carico virale nei pazienti affetti da Hiv; addirittura, velocizza le guarigioni dopo le operazioni chirurgiche. Tra l’altro – e questa è una notizia davvero bella – sembra che i pazienti di oncologia (quindi affetti da cancro) che iniziano a scrivere poco prima di iniziare le cure, si sentono poi molto meglio, mentalmente e fisicamente, di coloro che non fanno blogging. Insomma, spiega Alice Flaherty, neuroscienziata dell’università di Harvard e del Massachusetts General Hospital, l’uomo è un animale sociale, e lamentarsi e parlare dei propri problemi diventa un po’ una specie di “placebo per diventare più soddisfatti”.

Secondo questi studi, inoltre, il blogging potrebbe aiutare il rilascio di dopamina proprio come fanno altri stimolanti (vedi la musica, l’attività fisica o l’arte). Ovviamente ci sarebbe molto altro da scoprire, come ad esempio provare a capire cosa accade al cervello prima e dopo la scrittura, ma le informazioni in mano agli scienziati al momento sono molto poche, perché le regioni attive del cervello che si occupano di queste funzioni sono collocate molto internamente.

In attesa di nuovi risultati scientifici ancora più accurati c’è comunque da dire che persone che purtroppo hanno a che fare con il cancro e con la chemioterapia cercano (e trovano) molto sollievo nella blogosfera. Per questo, hanno spiegato dall’équipe medica, presto ai pazienti malati di cancro verranno offerte terapie che comprendono anche l’utilizzo della scrittura e dello strumento blog.

Come saranno fatti i computer del futuro? Probabilmente avranno microchip chimici, magnetici o ottici

→ D@di per Geekissimo.com

Come saranno i computer del futuro? Di quali materiali saranno costruiti? E quanto saranno veloci? Capita che ci poniamo spesso questa domanda, pensando agli anni a venire. Ebbene: alcune ricerche ultimamente pubblicate stanno dando luogo a un lungo dibattito nella comunità scientifica, perché pare davvero che nel giro di qualche decennio i microchip (che regolano la vita di tutti i nostri sistemi elettronici) potranno essere magnetici, chimici o ottici. Secondo la legge di Moore, il numero di transistor in un chip raddoppia ogni 18 mesi, e di pari passo vanno le prestazioni di un computer. Questa equazione, però, sta per raggiungere i suoi limiti perché la capienza massima dei chip sta per essere raggiunta.

E così, molto presto – addirittura nel giro di un paio di decine di anni – i nostri processori tradizionali fatti di silicio sono destinati completamente a sparire. A favore, ad esempio, dei microchip magnetici. Invece di utilizzare il movimento degli elettroni per elaborare le informazioni, il che dissipa tra l’altro molta energia, c’è chi sta pensando a sfruttare altre caratteristiche degli atomi. Un esempio concreto sono i cosiddetti “computer quantici”, in cui si utilizzano atomi “intrappolati” che variano il loro stato energetico, o quelli “a spin” che utilizzano una particolare proprietà magnetica delle particelle. Questo modo di elaborare le informazioni permetterebbe di effettuare molti più calcoli nella stessa unità di tempo.

Passiamo ora a vedere i microchip chimici, in grado sfruttare diverse caratteristiche di composti per trasmettere le informazioni. Sono allo studio, infatti, molecole che cambiano forma se sottoposte a stimoli particolari, oppure dei calcolatori cosiddetti “metabolici”, che utilizzano reazioni tipiche delle cellule viventi (incredibile!). I primi a entrare sul mercato saranno però i microchip ottici, già presenti in alcune applicazioni industriali.

Invece di muovere le informazioni all’interno di un chip con gli elettroni, gli scienziati hanno scoperto che è possibile utilizzare i fotoni, cioè “pacchetti di luce”, che hanno il vantaggio di essere più veloci e non dissipare calore. Nei modelli ora in costruzione sono ancora gli elettroni a fare i calcoli, mentre i fotoni trasmettono solo i risultati, ma c’è chi sta pensando a computer basati soltanto sulla luce. Unico problema di tutte queste tecnologie che ci fanno sognare? Sono molto, molto più costose di quella al silicio.

Due università inglesi e una irlandese pubblicheranno gratuitamente le lezioni su iTunes

→ D@di per Downloadblog.it

Due università britanniche (lo University College London e l’Open University) e una irlandese (il Trinity College di Dublino) renderanno le loro lezioni scaricabili gratuitamente via podcast da iTunes, permettendo così agli studenti (ma non solo) di seguire gli studi comodamente da casa. Si tratta delle prime tre università europee che hanno deciso di sfruttare la piattaforma di Apple “iTunes U” per la distribuzione del materiale didattico (qui un video dimostrativo).

Prima di loro, molte università americane tra cui Yale, Stanford, il Mit, Harvard e Berkeley. La Ucl, in particolare, renderà inizialmente disponibili i materiali relativi ai corsi di neuroscienza.

Il Trinity College metterà invece online le lezioni del giornalista Seymour Hersh, dello scienziato Robert Winston, della scrittrice Anita Desai e del politico Alex Salmond. La Open University, infine, pubblicherà 300 file audio/video assortiti tra tutti i corsi dell’ateneo.

Non so come la pensiate, ma di certo mettere online le lezioni universitarie aiuterebbe non solo la condivisione della conoscenza (uno studente italiano, ad esempio, potrebbe approfondire una materia seguendo, oltre alle lezioni della propria università, anche quelle che si tengono in Inghilterra) ma anche la vita pratica di tutti i giorni degli studenti, che riuscirebbero a non saltare le lezioni quando sono malati o quando sono fuori città.

Per quanto riguarda, invece, gli atenei italiani, si attende la localizzazione di iTunes U in altre lingue diverse dall’inglese.

20 cm di cultura

Boom di visitatori in Islanda, dove è stato aperto un museo interamente dedicato all’organo genitale maschile. Presenti oltre 260 peni di 90 specie diverse. Il reportage del nostro inviato

HUSAVIK, Islanda – Se passate per l’Islanda, allora dovete proprio percorrere i 400 chilometri che distanziano la capitale Reykjavik dalla cittadina di Husavik e visitare il famoso Museo Fallologico islandese. Il “museo del pene”, per gli amici. Si tratta di un museo unico al mondo, all’interno del quale è possibile ammirare da vicino oltre 260 organi genitali maschili di 90 specie, raccolti dal 1974 ad oggi.

Il più grande, quello di un capodoglio, pesa settanta chili ed è lungo più di un metro e 70 centimetri (il sogno di ogni uomo…); il più piccolo, al contrario, è quello di un cricetino, lungo appena due millimetri e visibile solamente attraverso una lente d’ingrandimento. Unica specie mancante, al momento: l’homo sapiens. Ma già quattro uomini, un tedesco, un americano, un islandese e un britannico hanno promesso che, una volta morti, doneranno il proprio “pisello” al museo. Dell’americano è addirittura già possibile ammirare le dimensioni, perché, completamente preso dall’iniziativa, oltre alla promessa della donazione una volta morto, l’uomo ha anche creato un calco (già esposto) che rappresenta fedelmente il proprio membro.

Aperto tra maggio e settembre, il museo è ospitato in un edificio marrone al centro della città. Tra l’altro è impossibile non notarlo, anche perché davanti alla struttura c’è un enorme “obelisco” (se così si può chiamare) a forma di fallo; inoltre, tutti i cartelli stradali che portano al museo sono disegnati, ovviamente, a forma di pene. E se pensate che nessuno visiterebbe mai un museo del genere, vi sbagliate: solo la scorsa stagione ci sono stati oltre seimila visitatori, il 60 per cento dei quali – udite udite – era rappresentato da donne.

I membri in mostra, la maggior parte dei quali sono stati donati da pescatori, cacciatori e biologi, sono conservati o in contenitori di formalina, oppure sono stati imbalsamati e attaccati al muro, con un’atmosfera, racconta chi c’è stato, che oscilla tra il laboratorio scientifico e una stanza dei trofei. Solo un fallo è stato pagato: quello di un elefante (lungo circa un metro) che rappresenta – non ne avevamo dubbi – uno dei pezzi forti della collezione.

“Ho iniziato a raccogliere questi peni 24 anni fa – spiega il fondatore Sigurdur Hjartarson – quando lavoravo come amministratore in una scuola e mi venne regalato l’organo riproduttivo di un toro. All’inizio era solo un hobby, ma sapevo che prima o poi il mio sogno di aprire un museo vero e proprio si sarebbe avverato”.

La struttura ospita anche una piccola “collezione fokloristica” all’interno della quale è possibile ammirare alcune sculture e alcui oggetti “più scherzosi”, anche se, tiene a precisare Hjartarson, non ci sono oggetti volgari né giocattoli sexy. “La mia speranza – conclude il fondatore, che mostra un approccio delicato ma anche sicuro alla materia – è che le persone si accostino con humor ma anche con intelligenza alla collezione, e che lascino il museo un po’ più felici di quando ci sono entrati”.

Il Politecnico di Valencia batte il record mondiale di trasmissione dati su fibra ottica: rivoluzione in case e uffici?

I ricercatori del Grupo de Comunicaciones Ópticas y Cuántica dell’istituto iTeam del Politecnico di Valencia, in Spagna, hanno segnato un nuovo record mondiale di velocità di trasmissione dati in fibra ottica, arrivando a un terabit al secondo in un tratto di un chilometro di fibra. Secondo i ricercatori si tratta di un’importantissima scoperta, che andrà a rivoluzione le connessioni domestiche a internet e ad altri servizi multimediali.

Fino ad ora la massima velocità in fibra era arrivata a 220 gigabit al secondo (risultato raggiunto all’università di Stanford). Per arrivare al nuovo record, i ricercatori spagnoli hanno invece utilizzato una nuova tecnica (chiamata “dell’allineamento selettivo”) combinata a dei laser.

Per capire l’importanza della scoperta, basta considerare che utilizzando un chilometro di fibra è possibile, ad esempio, fornire servizi a mille utenti assicurando a ognuno un gigabyte al secondo di trasmissione.

Powerset: Wikipedia con un linguaggio naturale

→ D@di per Geekissimo.com

Powerset ha presentato ieri un nuovo motore di ricerca per Wikipedia in grado di capire il linguaggio naturale dell’uomo, al posto delle chiavi di ricerca. Il concetto che sta alla base di Powerset è quello di spezzettare la frase ed estrapolarne i concetti, dando così la possibiltà all’utente di cercare anche concetti vaghi di cui non saprebbe selezionare le parole chiave da inserire in un “normale” capo di ricerca. Powerset, in pratica, cerca al di là delle parole per capire le relazioni concettuali che si avvicinano di più a ciò che l’utente sta cercando.

Per ora Powerset (al quale ha lavorato un team di 50 impiegati tra linguisti e scienziati) è stato appena lanciato, anche se sta cercando di contattare i siti più grandi per cercare di vendere la propria tecnologia; al momento farà soldi vendendo spazi pubblicitari. Certo, pensano già molti analisti, se Microsoft acquistasse Powerset per estenderlo alle ricerche in tutto il Web, si potrebbero stendere le basi per la costruzione di un vero e proprio “Google Killer” (ma al momento – immaginiamo – è ancora molto presto). Ma come funziona esattamente? Facciamo qualche prova pratica.

Abbiamo fatto qualche prova. Ad esempio abbiamo provato a chiedere a Powerset quante volte si è sposata Elizabeth Taylor, quanti anni ha Barack Obama, qual è il prefisso internazionale dell’Italia e devo dire che Powerset non ci ha mai deluso.

Tra l’altro, il motore di ricerca non si “limita” a riportarci alla pagina esatta di Wikipedia, ma include l’intero articolo all’interno della sua grafica, dandoci la possibilità di ottenere un riassunto nella parte destra dello schermo. Se avete voglia di fare delle prove fateci sapere che risultati avete ottenuto!

Nel 2020 i data-center inquineranno più delle compagnie aeree

→ D@di per Downloadblog.it

Se la situazione attuale non cambierà, i data center con ogni probabilità nel 2020 sorpasseranno l’industria aeronautica in una non bella classifica: quella dei principali produttori di gas serra. Lo rivela uno studio di McKinsey & Co ripreso anche dal New York Times.

Lo studio si sofferma maggiormente sulle opportunità di risparmio dei costi e di energia che oggi vengono completamente sprecate nei data center aziendali e governativi. Per esempio, i server sono utilizzati in media solalmente al 6 per cento della loro capacità e al 56 per cento della loro performance massima.

Se allo stesso modo – sottolineano i ricercatori – si comportassero ad esempio gli alberghi, questi chiuderebbero per bancarotta pochissimo tempo dopo la loro apertura. Addirittura, la moda di sfruttare poco i data center sarebbe una moda molto moderna.

In passato, all’epoca dei mainframe, i data center erano in fatti più efficienti, anche se meno flessibili; ora che i server, invece, utilizzano le tecnologie standardizzate dell’industria dei personal computer, è tutto più flessibile ma anche fuori controllo.

Come risolvere, allora, il problema? Secondo gli studiosi le aziende dovrebbero porsi l’obiettivo di raddoppiare in tempi brevi (entro il 2012) l’efficienza dei propri data center, dall’utilzzo di software per la virtualizzazione a un controllo integrato delle unità di raffreddamento.

Altrimenti nel 2020 se gli sprechi continueranno ad aumentare, i server andranno a inquinare di più (in termini di energia, trasporto, costruzione, pezzi di ricambio, etc) di quanto non faccia, annualmente, una compagnia aerea tradizionale.

Google Earth potrebbe presto scendere negli abissi degli oceani

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Vi piace viaggiare con Google Earth per luoghi sperduti? Vi piace esplorare il cielo e le costellazioni? Allora apprezzerete sicuramente la nuova funzione di Google Earth (ancora in fase di sviluppo) che molto probabilmente ci permetterà di visitare dal salotto di casa gli abissi e i fondali marini.

Secondo alcune indiscrezioni, infatti, sembra che l’azienda abbia messo insieme un gruppo di esperti oceanografici per creare una mappa oceanografica tridimensionale. Per adesso non si sa molto altro oltre al fatto che il nome in codice dell’operazione è “Google Ocean”.

La nuova funzione, immaginiamo, permetterà di visitare il mondo subacqueo, ottenere informazioni su flora e fauna e andare alla ricerca di luoghi particolarmente interessanti. Se andrà in porto, il progetto sarà di grande aiuto anche per gli studiosi.

Unico problema: mappare il mare non sarà semplicissimo come scattare una foto dal satellite verso la Terra, o da terra verso il cielo, per questo alcuni studiosi sono ancora scettici. Noi staremo a vedere.

Intanto attenzione a non confondere questo progetto con un altro Google Ocean, studio francese che utilizza Google Earth per la visualizzazione di dati provenienti dal mare).

Le carte private di Darwin diventano gratuite e digitali

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Quando è possibile ci piace parlare di iniziative volte a sfruttare il Web per la diffusione della cultura e per supportare lo studio di migliaia di persone in tutto il mondo.

Da qualche giorno le carte private di Darwin, una delle figure più importanti ed emblematiche della scienza moderna, sono disponibili online in modo gratuito.Il progetto, chiamato “Darwin Online Project” ha portato alla pubblicazione su internet di più di 90mila pagine tra fotografie, scritti privati, sketch, esperimenti, incluse le prime bozze della Teoria dell’Evoluzione.

In passato erano stati già pubblicate delle trascrizioni di questi documenti, ma ora è la prima volta che i manoscritti originali sono resi disponibili gratuitamente al pubblico, e consultare queste opere nella loro versione originale sicuramente per studenti e studiosi è un ottimo punto di partenza per approfondire lo studio e, soprattutto, per toccare con mano quello che si sta studiando.

Non è tutto, perché oltre agli scritti sull’origine della vita e la teoria dell’Evoluzione, è possibile anche esplorare parte della vita privata di Darwin: sono infatti disponibili online anche alcune lettere che l’uomo di scienza scrisse alla moglie Emma, da riflessioni sul destino a ricette di cucina.

Dalla Nasa un nuovo sito di divulgazione scientifica

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L’esplorazione dello spazio è – chi di noi non ne è mai rimasto affascinato – uno degli argomenti più interessanti per bambini, ragazzi e studenti. La Nasa, l’ente spaziale americano, ha appena lanciato un nuovo sito (”Nasa Science“) tutto incentrato sulla divulgazione scientifica, la ricerca e i risultati raggiunti.

Il sito offre, in un sistema simile a quello delle Faq, risposte scritte in modo semplice ma anche “pedagogica” sulle principali domande che potremmo porci nei confronti dell’universo e dello spazio. Tra le sezioni principali, la Terra, l’eliofisica, i pianeti, l’astrofisica e le missioni.

Ogni macroarea ha delle sezioni distinte riservate ai ricercatori, agli educatori e ai ragazzi. Molto interessante anche il database delle missioni, che permette di avere informazioni dettagliate su tutte le principali attività della Nasa.

Da vedere anche la sezione dedicata ai più piccoli, in cui giocare e esplorare il mondo e l’universo, e una rassegna stampa dedicata alle notizie dal mondo della scienza.

Il sito è stato costruito ed è gestito attraverso il Plone Open Source Content Management System, che offre facilità di navigazione, design intuitivo e ampie capacità di ricerca.