Un cuore che gronda sangue

Si salvi chi può. In 17 anni di governo Silvio Berlusconi ha annunciato più volte il taglio delle tasse. Ma adesso, dopo anni di spese e immobilismo e dopo aver giurato che la crisi non avrebbe toccato il Belpaese, il Governo è stato costretto a un’ennesima manovra anti-crisi “lacrime&sangue” di ben 45,5 miliardi di euro. Mi ha particolarmente colpito l’editoriale di oggi di Massimo Gramellini sulla Stampa, un vero e proprio must.

Più tasse per tutti

Un esempio su tutti che denota l’enorme pantano e l’enorme difficoltà (soprattutto comunicativa) in cui si trova la Sinistra oggi? Il fatto di non essere mai riuscita a sfatare il mito che la destra abbassa le tasse mentre i democratici le alzano. In realtà, complice anche la ridicola lotta all’evasione, negli ultimi anni le tasse sono aumentate, e non di poco.

Eppure non dovrebbe essere così difficile comunicare le tante magagne e le tante bugie dei vari governi Berlusconi, soprattutto partendo da elementi così concreti e sotto gli occhi di tutti!

Continua a leggere Più tasse per tutti

No, non si parla di lui

Consiglio di leggere tutto d’un fiato, fino in fondo. Perché non è come sembra (è peggio).

“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.

Continua a leggere No, non si parla di lui

Perché oggi scenderò in piazza al “No Berlusconi Day”

Vi siete mai chiesti da dove provenga, in italiano, la parola “candidato”? Viene dal latino candidatus, che per gli antichi romani era colui che aspirava a una carica dello stato, e compariva vestito in pubblico con una toga candida, appunto, a simboleggiare onestà e purezza d’animo. Sono passati duemila anni e i tempi sono cambiati. Ma, purtroppo, nella stragrande maggioranza di paesi del mondo continua ad essere in vigore questa regola, spesso non scritta. Che chi ha processi pendenti non deve aspirare a cariche pubbliche, e chi è indagato o – peggio – è stato condannato, si deve dimettere da queste cariche.

In Italia, invece, non funziona così. Nella XV legislatura, solo per fare un esempio, figuravano – secondo l’inchiesta “Onorevoli Wanted” (2006) di Peter Gomez e Marco Travaglio – almeno 25 pregiudicati, 26 imputati, 19 indagati. E adesso, probabilmente, la situazione è anche peggiorata.

È per questa semplice ragione che oggi scenderò in piazza a Roma, speriamo con altre centinaia di migliaia di persone, per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In lui infatti s’incarna la principale anomalia italiana: un presidente del Consiglio, che rappresenta tutti noi nel nostro Paese e all’estero, indagato in diversi processi e citato addirittura da alcuni pentiti di mafia. Di certo le dimissioni non arriveranno. Ma intanto si scende in piazza, ancora una volta.

Continua a leggere Perché oggi scenderò in piazza al “No Berlusconi Day”

Che ce ne facciamo di film come questi…

 

..se poi in Italia continua a non cambiare niente, da tanti anni a questa parte?

 

Ci sono voluti trentanni di fanciulle scosciate e giovanotti palestrati, di casalinghe disperate e quiz milionari, di reality irreali, di gossip e volgarità eretti a sistema. Un lavoro lungo e paziente, che alla fine però ha fatto centro: la tv in Italia ha preso il posto della democrazia. E la tesi di Videocracy , il documentario che promette di rendere davvero spe­ciale l’evento programmato per il 3 settembre al Lido dalle due sezioni autonome della Mostra del Cinema, la Settimana Internazionale della Critica (SCI) e le Giornate degli Autori, che hanno scelto di concerto il film, rifiutato dalle sezioni ufficiali. Ottanta minuti di reportage spietato sull’Italia berlusconiana, le sue mutazioni antropologiche e culturali, firmati da Erik Gandini, regista quarantenne originario di Bergamo ma traslocato a 18 anni in Svezia.

«In una videocrazia la chiave del potere è l’immagine – sostiene il cineasta -. In Italia solo un uomo ha dominato le immagini per tre decenni. Prima magnate della tv, poi Presidente, Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto, caratterizzato da politica e intrattenimento televisivo, influenzando come nessun altro il contenuto della tv commerciale nel Paese. I suoi canali televisivi, noti per l’eccessiva esposizione di ragazze seminude, sono considerati da molti uno specchio dei suoi gusti e della sua personalità».

Continua a leggere Che ce ne facciamo di film come questi…

Quello che l’Italia non vuole vedere

L’articolo pubblicato oggi da “Repubblica” e firmato da Alexander Stille (giornalista e scrittore statunitense, editorialista del New Yorker e del New York Times) spiega molto bene cosa sta succedendo in Italia alla società, alla classe politica e soprattutto al giornalismo. Un giornalismo ormai piegato e servo del potere, che tende a non raccontare qual è la realtà.

Il silenzio di Berlusconi davanti alle dieci domande di Repubblica – così termina l’articolo, se non avrete tempo di leggerlo tutto lo anticipo qui – è dunque possibile solo perché il Cavaliere non ha risposto a tante altre domande e perché il sistema dei media non le ha neppure mai poste.

 

Perché c’è un’attenzione e una copertura così forte da parte della stampa estera sulla vicenda delle dieci domande di “Repubblica” a cui il presidente Silvio Berlusconi non ha ancora dato risposta? Eppure in molti ambienti italiani, non soltanto quelli del Popolo della Libertà, si dice che si tratta di mero pettegolezzo, di vicende puramente private e quindi senza significato politico. La differenza tra il comportamento della stampa italiana e quella americana nello scandalo Clinton è come la differenza che c´è tra il giorno e la notte.

A mio avviso, il caso Clinton non è stato un momento di gloria per la stampa americana. Ma dietro c’era un principio molto chiaro e molto sano: che il potere dev’essere trasparente, deve rendere conto di se stesso davanti al pubblico, deve rispettare le istituzioni di controllo, come il Congresso e la magistratura. Per di più, c’era il principio fondamentale secondo cui il comportamento di un capo di Stato non è puramente personale: se ha rapporti sentimentali con persone che lavorano dentro il governo, o che aspirano a farlo, diventa un caso squisitamente politico. Ha detto più o meno così, il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco: «La stoffa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono indifferenti. Non possono esserlo. Per questo noi continuiamo a coltivare la richiesta di un presidente che con sobrietà sappia essere specchio, il meno deforme, dell’anima del Paese».

C´è poi una questione di fondo che vale a ogni latitudine: un politico dovrebbe dire la verità. Nel caso italiano Berlusconi ha offerto tante verità diverse che non possono essere tutte attendibili, ovviamente, e dunque vere tutte. Quindi viene naturale chiedersi: che cosa si vuole coprire offrendo tante versioni di comodo, pur tra loro contraddittorie? Uno dei ruoli principali della stampa è la funzione di controllo del potere politico. Thomas Jefferson, il terzo presidente degli Usa, pur essendo stato attaccato duramente dai giornali per fatti personali (il suo chiacchierato rapporto con una sua schiava, rivelatosi recentemente vero grazie agli esami del Dna), ha scritto: «Se dovessi scegliere tra un governo senza giornali o giornali senza un governo, non esiterai un attimo a fare la seconda scelta».

Continua a leggere Quello che l’Italia non vuole vedere

Clima, scontro Italia-Unione Europea. Ma in cosa consiste il pacchetto? Il mio servizio per Sky Tg24

In corso a Bruxelles il vertice dei ministri dell’Ambiente Ue per discutere dei costi del pacchetto “20-20-20”. Ma in cosa consiste il pacchetto del “20-20-20”? Questa notte ho preparato una scheda che sta andando in onda oggi su Sky Tg24. La trovate dopo un minuto rispetto all’inizio di questo video.

Con “Il cancro e il premier” è online il nuovo numero dello Stivale Bucato!

Come di consueto segnalo l’uscita del nuovo numero dello Stivale Bucato, il primo quindicinale satirico gratuito del Web italiano. Il numero di questa settimana è particolarmente significativo, perché apre con una forte provocazione, dettata ovviamente da quello che sta succedendo negli ultimi giorni nella politica italiana. Che tu sia di destra, di sinistra o di centro, di certo converrai con noi che un premier che parla della magistratura in termini di “metastasi” e “cancro” non faccia fare bella figura al Paese.

Così come non fa bella figura un premier, sempre lui, che tra i primissimi provvedimenti del suo nuovo mandato cerca di inserire (e, molto probabilmente, ci riuscirà) una legge sull’immunità per le più alte cariche istituzionali (il cosiddetto&pluripremiato “Lodo Schifani bis”). Per questo motivo, per invitare tutti a riflettere su una situazione abbastanza paradossale, abbiamo composto, con l’aiuto del cantautore Silvardo Berlunnato, una canzone dal titolo “Il cancro e il premier”. Canzone che, dopo qualche ora dalla pubblicazione online su YouTube, è già uno dei video più visti in rete.

Lo Stivale non si occupa solamente di temi politici: parliamo anche di sport, con un’ode a Marcello Lippi. Parliamo della regina Elisabetta II d’Inghilterra, che ha appena acquistato un McDonald’s. Parliamo di sesso, con le nuove proposte di Daniela Santanché in tema di case chiuse. E parliamo di tecnologia, con l’attesa spasmodica per l’arrivo del giocattolino dell’anno: l’iPhone.

Il tutto, come sempre, condito dalla giusta dose di satira e ironia, per cercare di ingoiare più facilmente l’amaro della nostra vita quotidiana: le storie pazze dal mondo del “Follini ma vero”, le nostre vignette, i nostri esperti di gossip e musica, i nostri economisti.

Il nuovo inimitabile numero dello Stivale Bucato è online. Cosa aspetti? Muovi il mouse!

www.stivalebucato.it

L’Italia si è rialzata (?)

Oggi sta spopolando su OkNotizie, il principale aggregatore di notizie della blogosfera italiana, la vignetta del nostro disegnatore Jeep che fa da apertura all’ultimo numero dello Stivale Bucato.

Tra l’altro stiamo facendo il record assoluto di visitatori. Grazie a tutti!

Il film della campagna elettorale 2008


(Servizio di Daniele Semeraro)

È il 16 gennaio 2008 (con grafica). Clemente Mastella si dimette da ministro dopo gli arresti domiciliari della moglie Sandra Lo nardo, coinvolta in un’inchiesta su un giro d’affari e favori, che vedeva indagato anche lo stesso Guardasigilli.

Il 22 gennaio il presidente del Consiglio Romano Prodi decide di parlamentarizzare la crisi, ricevendo sì la fiducia alla Camera, ma non quella di Palazzo Madama. Prodi così rassegna le dimissioni (25 gennaio) nelle mani di Napolitano. Il presidente della Repubblica cerca di evitare il ricorso alle urne e incarica il presidente del Senato Marini che cerca di formare un governo di responsabilità nazionale, ma non ce la fa.

La campagna elettorale si apre ufficialmente il 5 febbraio, quando termina la quindicesima legislatura e si decide per un election day (domenica 13 e lunedì 14 aprile) che accorpi elezioni politiche e amministrative.

Prodi out; il leader del Partito democratico Walter Veltroni annuncia di voler correre da solo, con l’apparentamento dell’Italia dei Valori e l’alleanza con i Radicali. Forza Italia, Alleanza Nazionale insieme alla Lega e al Movimento per le Autonomie vanno insieme per Berlusconi presidente sotto il simbolo del “Popolo delle Libertà”. Al centro si forma l’alleanza tra Udc e Rosa Bianca con Pierferdinando Casini candidato premier; a sinistra nasce la Sinistra Arcobaleno (una realtà che vede unite Rifondazione, Verdi, Sinistra democratica e Comunisti italiani) mentre dal lato opposto Storace con La Destra lancia Daniela Santanché. Tra gli altri candidati, Enrico Boselli per il Partito socialista e Flavia D’Angeli per la Sinistra critica.

I toni della campagna elettorale di Veltroni, iniziata il 10 febbraio e svoltasi prevalentemente nelle piazze italiane, sono sempre pacati e puntano all’abbassamento delle tasse e l’aumento dei salari, il compenso minimo legale anche per i lavoratori atipici e il sostegno alla famiglia e alla natalità. Veltroni si rivolge anche ai delusi dalla casta, puntando a tirare numero e stipendi dei parlamentari. Nel programma veltroniano anche la volontà di cancellare 5.000 leggi entro l’anno e di fornire gratuitamente un’assicurazione contro gli infortuni a tutte le casalinghe.

A voler ridurre le tasse anche il Pdl di Fini e Berlusconi, che rispondono con lo slogan “Rialzati Italia”. Tra le promesse principali, una drastica riduzione delle tasse, la scelta del nucleare, la detassazione degli straordinari e l’eliminazione dell’Ici sulla prima casa. Berlusconi, che promette anche l’adeguamento delle pensioni al costo della vita e incentivi per chi resta al lavoro, parla più volte – ed è una novità – di misure anche impopolari, ma necessarie per far “rialzare” il paese.

Una campagna elettorale che ha visto i toni alzarsi solamente nelle ultime due settimane, con Berlusconi che straccia il programma del Pd e dà del bugiardo a Veltroni (7 marzo), e quest’ultimo che giudica “indegne di un politico” le minacce di Bossi di imbracciare i fucili se le schede elettorali, considerate da molti come difficili da interpretare, non saranno ristampate.

Alla politica s’intreccia più volte anche il caso Alitalia. Il 20 marzo Berlusconi definisce “irricevibile” la proposta di acquisto della compagnia di bandiera da parte di Air France-Klm, lanciando, senza far nomi, un’eventuale cordata di imprenditori italiani. L’annuncio, però, non ha alcun seguito e accende solamente ulteriori polemiche.

E mentre dal Pdl proseguono gli appelli a non disperdere il voto, Veltroni annuncia di iniziare a credere in una vittoria, con un’imponente rimonta del Pd.

Mastella: “Con Berlusconi c’era un accordo scritto”

È passata quasi in sordina l’intervista rilasciata da Clemente Mastella, leader dell’Udeur, al free-press City? In pratica Mastella spiega che il passaggio al Pdl era immediato. E invece poi evidentemente qualcosa è andato storto.

“L’accordo con Berlusconi c’era ed era pure su carta. Per correttezza non ho detto niente, ma confermo che l’accordo scritto c’era. Poi è venuto meno. Qualcosa di misterioso è accaduto contro di me”

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 3

Lunedì 4 febbraio 2008
Ucraina3

(La squadra di Babel Reporter: da sinistra, il mio fotografo Jan, me stesso, la traduttrice del gruppo francese Natalia, la giornalista francese Prune e il fotografo francese Cyril)

È davvero impressionante vedere una città relativamente povera e con tanti problemi avere un sistema di metropolitane così avanzato. Le gallerie sono costruite a una profondità incredibile, le scale mobili (che corrono velocissime, probabilmente al doppio della velocità di quelle di Roma) sono talmente lunghe che non se ne vede la fine per minuti e minuti. E una volta arrivati in galleria si scopre che la frequenza è di un minuto tra un treno e l’altro.

E, aggiungo, è anche impressionante vedere quanta gente usa la metropolitana al solo costo – pensate – dell’equivalente di 7 centesimi di Euro a corsa. Ma andiamo al racconto vero e proprio della giornata. La mattina è iniziata abbastanza “male”, con un vero rincoglionimento dovuto probabilmente alla stanchezza. Così, dopo un doppio cappuccino (che equivale al nostro normale cappuccino) il fido accompagnatore Oleksiy ci ha presentati al direttore del Centro internazionale di Kiev per gli Studi sulla politica, Volodymyr Nikitin. Argomento dell’intervista, ovviamente, l’“Embassy of God” e i suoi riflessi sulla società ucraina. Un’intervista molto lunga e molto interessante, accompagnata da un ottimo thé.

Successivamente avremmo dovuto fare altre interviste, ma sfortunatamente sono saltate. Nell’Europa dell’Est non è difficile che gli appuntamenti saltino, anzi è quasi normale che vengano rimandati di ora in ora. E questa è stata un po’ una costante nel nostro viaggio.

Così abbiamo passato il resto del pomeriggio all’università di Kiev, dove ho potuto utilizzare internet e dove il nostro accompagnatore ha fissato degli appuntamenti per la giornata di domani. È incredibile quanto sia difficile trovare una connessione internet wi-fi gratuita in centro: molti bar espongono la targhetta “qui wi-fi”, ma spesso e volentieri la connessione non è gratuita, ma costa l’equivalente di 13 centesimi di Euro per ora. Non è molto, e se si acconsente ad acquistare un’ora di navigazione… ci viene risposto che non hanno la relativa tessera con username&password da vendere. E allora a che serve?

La serata è invece trascorsa splendidamente con gli altri due compagni di viaggio (Cyril e Prune, la prima francese doc, il secondo di nazionalità franco-ucraina) insieme alla loro simpatica traduttrice Natalia in un ristorante molto elegante della città. Ci siamo divertiti moltissimo parlando di tutte le differenze che ci sono tra le nostre culture: francese, inglese, italiano, ucraino… davvero troppo interessante: dal matrimonio Sarkozy-Carla Bruni ai bamboccioni, dall’università alle situazione economica, dai modi di dire alle parolacce e alle volgarità.

In più, ho notato a livello internazionale una vera ammirazione per la nostra cultura, il nostro modo di fare, la nostra classe e ovviamente la nostra cucina… gli stranieri, insomma, sono molto interessati al nostro modo di vivere. Peccato poi che quando si passi all’argomento politica (nazionale e internazionale) l’Italia sia sempre il fanalino di coda dell’Europa, completamente fuori dai grandi giochi internazionali. E io lì a spiegare i nostri problemi, la legge elettorale, Prodi e Berlusconi, Mastella e così via.

Il gruppo francese, l’altro gruppo del progetto Cafebabel, si occuperà di immigrazione femminile e letteratura. Sono due ragazzi molto simpatici e entrambi con tanta voglia di fare. Peccato che ci vedremo solamente la sera a cena e qualche volta la mattina a colazione.