Quando si dice “che culo”

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

La vera fortuna? Essere fulminati, non farsi niente e poi vincere la lotteria! La vera intelligenza? Andare alla polizia e chiedere: “Mi togliete le manette?”. Girate il mondo con le notizie più “Follini”

QUANDO SI DICE CHE CULO
Chiedo subito perdono, perché nel titolo c’è una parolaccia. Una volgarità, certo, che poteva essere evitata scrivendo “fortuna”, ad esempio, invece che “culo”. Ma culo – converrete con me – in questo caso è proprio la parola esatta. Mi riferisco alla storia di BreAnna Hensel, una sedicenne del Michigan scampata per miracolo a un fulmine e che, il giorno dopo, ha anche vinto la lotteria. Un pomeriggio della scorsa settimana la ragazza era a casa in attesa che il brutto nubifragio che si stava abbattendo sulla sua città finisse. A un certo punto, dalla cucina, un forte rumore. Probabilmente – ha pensato la ragazza – la vecchia finestra di legno doveva essersi aperta a causa del vento. Così, per controllare, va in cucina, ma viene colpita all’istante da un fumine. “Mi sono sentita di colpo addormentata – ha spiegato BreAnna al giornale locale – poi sono caduta per terra e non ricordo più nulla”. La madre, sconvolta dall’accaduto, porta la figlia in ospedale, ma i medici la rassicurano subito: “È stata molto fortunata e non ha subito alcun tipo di danno”. Ma la vera fortuna doveva ancora arrivare. Sì, perché sentendosi così fortunate, mamma e figlia passando da un tabbaccaio hanno acquistato un biglietto del gratta e vinci… che ha fatto vincere loro all’istante una grossa cifra di denaro! Quando si dice “che culo”!

VOTANO PER IL SINDACO MORTO PIUTTOSTO CHE PER I NUOVI CANDIDATI
Che la nuova classe politica non sia più come quella di una volta è chiaro ed è uguale in tutti i paesi. Corruzione e abuso di potere sono ormai all’ordine del giorno sia a destra che a sinistra, e ormai i cittadini non riescono più a fidarsi di nessuno. Di una persona si fidavano i cittadini di un paesino in Romania a qualche chilometro da Bucarest: l’ex-sindaco Neculai Ivascu. Ivascu, infatti, aveva guidato la cittadina per oltre vent’anni, facendola fiorire dal punto di vista del turismo, della sicurezza e dei servizi. Purtroppo, però, a pochi giorni dalle nuove elezioni (che lo avrebbero sicuramente riconfermato sindaco) l’uomo ha avuto un problema al fegato ed è morto. Subito sostituito da un altro uomo del partito, le elezioni si sono svolte regolarmente. Solo che, al posto di una croce per l’esponente del partito dell’ex-sindaco o per quello dell’opposizione, gli scrutatori del servizio elettorale si sono trovati davanti a una marea di schede sulle quali i cittadini avevano apposto, a matita, il nome dell’ex-sindaco. Per la serie, meglio un sindaco morto che i nuovi candidati!

UOMO MULTATO PER GUIDA IN STATO D’EBREZZA. MA SI MUOVE IN CARROZZELLA
In Australia c’è una grande severità per quanto riguarda la guida in stato d’ebrezza, tanto che le strade sono piene di cartelli con su scritto “Don’t drink and drive” (non guidare dopo aver bevuto) e le multe sono salatissime. Ma che addirittura si multino non solo le auto… non era mai successo. È accaduto, invece, a Caims, una cittadina nella parte settentrionale dello stato del Queensland, dove un ragazzo disabile, che si muoveva per le strade del paese con una carrozzella elettrica, è stato fermato e multato dalla polizia con l’accusa di avere nel sangue una quantità di alcol di sei volte superiore alla norma. Incredibile, tra l’altro, pensare che la carrozzella non stava viaggiando molto veloce, ma a circa 15 chilometri all’ora. Immediata la reazione di sdegno da parte della gente, ma la polizia è rimasta fermamente sulle proprie posizioni: “Il ragazzo sbandava da una parte all’altra del marciapiede, e, cadendo in strada, avrebbe potuto fare male a se stesso e mettere in serio pericolo la marcia degli altri automobilisti”.

“AGENTI, CORTESEMENTE MI TOGLIERESTE LE MANETTE?”
Avere due idee “geniali” in uno stesso giorno non è da tutti. Negli Stati Uniti un uomo ha rapinato un supermercato, ma è stato fermato da un agente di un istituto di vigilanza privato ed è stato ammanettato. Fin qui tutto normale. il problema è che questo agente forse non era molto pratico di situazioni del genere, e così, mentre chiamava la polizia, ha ammanettato (male) il ladruncolo a un palo del parcheggio del supermercato. Il ragazzo, però, in pochi secondi è riuscito a staccarsi dal palo e ha iniziato a correre facendo sparire in breve tempo le sue tracce. Le manette, però, gli erano rimaste attaccate alle mani, e di certo non gli rendevano facile la fuga. Così, il ragazzo ha deciso di rivolgersi alla più vicina stazione di polizia per chiedere agli agenti di turno un piccolo favore: togliergli le manette. “Il ragazzo – ha spiegato un agente – ci ha raccontato che le manette gli erano state messe da un amico per gioco, e che sempre per gioco questo amico aveva gettato le chiavi in un tombino”. Peccato che la segnalazione del fuggitivo era arrivata per radio già da qualche ora: gli agenti non hanno potuto fare altro che arrestarlo, non dopo essersi fatti una sana e lunga risata. Quando si dice l’intelligenza.

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 6

Giovedì 7 febbraio 2008

Ucraina6

(Io e il traduttore-accompagnatore Oleksiy su un lago ghiacciato)

Siamo arrivati ahimé all’ultimo giorno. Dico ahimé perché questi giorni mi sono divertito un mondo, mi sono rilassato (anche se ho lavorato tantissimo, in continuazione direi) e ho staccato dalla vita romana e dalla routine.

Ma lo sapete che il municipio di Kiev è un posto davvero lussuosissimo? Sono stato stamattina per un’intervista alla vicesindaco (il sindaco sfortunatamente è in ospedale in questi giorni) perché sia lui (il sindaco) che lei (la vicesindaco) fanno parte dell’Embassy of God. Insomma questa vicesindaco donna ha un ufficio spettacolare, che quasi stona non dico con la povertà, ma comunque con l’austerità della società ucraina. Da notare, ovviamente, la bellezza disarmante delle due segretarie della vicesindaco, che – forse convinte dalla nostra bellezza – ci hanno promesso un’intervista telefonica col sindaco.

Dopo l’intervista insieme a Jan e Oleksiy ci siamo detti soddisfatti e abbiamo deciso di concludere il nostro reportage riposadoci, passando da un café all’altro e ridendo e scherzando come non avevamo potuto troppo fare durante questa settimana. Durante la serata in realtà avevamo programmato una “grande festa”, ma alla fine alcuni amici dei francesi ci hanno dato buca, Oleksiy doveva portare alcuni amici/amiche e non è più venuto… e così ci siamo ritrovati insieme ai nostri colleghi francesi (Prune e Cyril) prima in una brasserie belga (ah, il Belgio…), e poi dopo una lunga camminata per le gelide vie di Kiev abbiamo deciso di trascorrere un po’ di tempo a casa a parlare del più e del meno e del mio tesserino da giornalista (sono rimasti sbalorditi quando gli ho raccontato le difficoltà dell’esame di stato).

Last but not least, tra un bicchiere di whiskey e un altro ho finalmente assaggiato il famoso pesce che si vende in bustine in ogni angolo della strada. Non chiedetemi cos’è perché non saprei dirlo, si tratta di un pesce fatto seccare e messo sotto sale che si mangia a morsi. L’odore, una volta aperta la confezione, non è esattamente quello che ci si aspetta, anzi sembra abbastanza schifoso. Ma mi ero ripromesso di mangiare sempre cose “tipiche”, e così mi sono fatto coraggio e l’ho assaggiato. E devo dire che alla fine (molto alla fine) è stato anche buono.

Il viaggio sta volgendo al termine, ed è quasi ora di trarne le conclusioni. Quello che penso questa sera è che è stato un viaggio davvero interessante, che mi ha dato un sacco di esperienza in termini sia di giornalismo (all’estero spesso tutto funziona molto diversamente che da noi) che di lingua inglese, che proprio di vita. Un viaggio che mi ha fatto appassionare ai Paesi dell’Est europeo, che non avrei mai e poi mai visitato se non avessi avuto quest’occasione. Domani si parte e Kontractova e Maidàn (due piazze importanti qui a Kiev) saranno a breve solo un lontano ricordo… un ricordo che però rimarrà nel mio cuore come una grandissima e specialissima esperienza.